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“Ma quale tregua?”, giovedì 12 marzo alle 18:30 con Francesca Albanese
Nel silenzio dei media italiani nella Striscia di Gaza le persone palestinesi continuano a morire. Dall’inizio del cessate il fuoco, il 9 ottobre 2025, le vittime palestinesi sono già più di 600, di cui oltre 100 bambini. Secondo fonti dalla Striscia di Gaza, dal giorno successivo al cessate il fuoco al 10 febbraio 2026, Israele ha violato l’accordo di cessate il fuoco almeno 1.620 volte. Mentre a Gaza e in tutto il Territorio occupato si continua a morire, in Italia abbiamo rinnovato la nostra profonda preoccupazione per quei disegni di legge attualmente in esame che, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la lotta contro l’antisemitismo, rinviano integralmente alla definizione operativa dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA). Per far luce sull’attuale, gravissima, situazione nel Territorio Palestinese Occupato e sulle sfide legate all’antisemitismo, avremo con noi Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sul Territorio Palestinese Occupato, e Nicola Perugini, Docente di relazioni internazionali all’Università di Edimburgo, in dialogo con Tina Marinari, Campaign Manager di Amnesty International Italia. Appuntamento a giovedì 12 marzo alle 18.30 su Zoom – modulo di ISCRIZIONE Amnesty International
March 10, 2026
Pressenza
Il ricatto dell’antisemitismo inventato
La legge sull’antisemitismo sta per entrare in vigore nel nostro ordinamento, grazie al sostegno di una destra compatta e col Partito Democratico, come spesso gli accade, in preda alla confusione tra chi approva la norma e chi si astiene. Prima di entrare in modo dettagliato nel merito dei contenuti, poniamo alcune pregiudiziali di ordine generale.                     Ci si potrebbe chiedere innanzitutto perché fare una legge specifica sull’antisemitismo e non piuttosto una norma di natura più generale per contrastare tutte le manifestazioni di odio razziale, etnico e religioso, anche nel rispetto della logica giuridica che vuole che la legge abbia un carattere il più possibile universale. Una perplessità di tal genere sarebbe poi rafforzata dalla constatazione che negli ottanta anni di storia della nostra Repubblica nessuno aveva mai sentito il bisogno di mettere in atto un dispositivo normativo con queste specifiche finalità.  La risposta più ovvia, almeno in astratto e per chi non sapesse nulla del nostro paese, non potrebbe che essere l’esigenza di fare fronte ad una grave emergenza politica e sociale con pericolosissimi e dilaganti rigurgiti di antisemitismo che percorrono l’intera penisola (isole comprese). Ma le cose stanno veramente così? Crediamo proprio di NO! L’unica vera novità degli ultimi anni che direttamente ci riguarda è la nascita di una opinione pubblica e di un vasto movimento popolare a sostegno della Palestina in netta contrapposizione alla violenza criminale e genocidaria dello Stato di Israele. Ma cosa ha a che fare tutto questo con l’antisemitismo? Assolutamente nulla! La cosa può essere anche facilmente dimostrata dal fatto che nessuno può dire di avere ascoltato una sola parola di discriminazione o di odio nei confronti degli ebrei o delle loro comunità: non in discorsi ufficiali e formali, ma neppure  in quel complicato e confuso regno di tutti e di nessuno che sono i social. Su questo sfido chiunque a smentirmi!  Stando così le cose credo si possa dire che la nuova legge, non fosse altro che per le circostanze particolari e per il momento in cui viene approvata, (e dunque anche a prescindere dai suoi contenuti specifici, che sono comunque gravi e sui quali diremo a breve), appare innanzitutto, per il solo fatto di essere promulgata, come una risposta aggressiva ed intimidatoria nei confronti di chi osa criticare Israele e sostenere la causa palestinese. Entriamo ora nello specifico. Il nuovo disegno di legge è costituito da cinque articoli e adotta per la prima volta nell’ordinamento italiano la definizione operativa di antisemitismo proposta dall’IHRA (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto), che include nelle sue linee guida esempi come accuse collettive agli ebrei, negazione dell’Olocausto o doppi standard applicati ad Israele. Quest’ultima questione è quella più grave. Chiariamo intanto che per “doppi standard”  si intende richiedere allo Stato ebraico un comportamento o standard etici, morali o politici non richiesti a nessun altro paese democratico. Cosa significa e cosa comporta tutto questo? La nuova legge prevede l’istituzione di un Coordinatore nazionale presso la Presidenza del Consiglio per elaborare una strategia nazionale contro l’antisemitismo. Spetterà a lui stabilire se qualcuno viene meno al principio del rispetto degli standard comuni a tutti gli Stati. Egli potrà dunque contestare, per esempio, l’accusa di genocidio fatta ad Israele col pretesto che essa non viene esplicitamente dichiarata per altri Stati che a suo avviso si comportano allo stesso modo. Oppure non si potrà dire che Israele viola il diritto internazionale se non facendo la lista completa degli Stati che fanno altrettanto. Lista che per altro dovrà essere di gradimento del Coordinatore nazionale. Come si può constatare il parere di questa nuova figura sarà incontestabile, non tanto perché così prevede di fatto la nuova legge, ma soprattutto perché egli avrà diritto di decidere in modo del tutto arbitrario su questioni che sono assolutamente indecidibili in modo oggettivo e assoluto a prescindere dall’ottica politica e valoriale che si assume.  Questo diritto, che viene riservato all’esecutivo, di potere imporre una visione che può anche essere del tutto errata, distorcente ed opportunista, di cosa debba intendersi per antisemitismo, appare particolarmente grave se si considera che la nuova legge dispone che vengano messe in atto misure di (preteso e presunto) contrasto che prevedono tra l’altro: il monitoraggio tramite una banca dati degli episodi di odio antiebraico; corsi di formazione per insegnanti, studenti, forze dell’ordine e operatori dei social media; programmi educativi e di sensibilizzazione nei media e nello sport; la possibilità del divieto di manifestazione se c’è rischio di slogan e di simboli antisemiti. In sostanza indottrinamento e repressione per imporre la nuova dittatura. (…e il nostro Parlamento approva a larga maggioranza…)                       Antonio Minaldi
March 9, 2026
Pressenza
Il DDL antisemitismo introduce censura e autocensura in scuole e università
Il Senato ha approvato lo scorso 4 marzo il DDL “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”  con i voti favorevoli dei senatori della maggioranza di governo e di 6 senatori del PD. Il resto del PD si è astenuto, contrari M5S e AVS.  Kritica.it ha ricostruito le modifiche rispetto al testo iniziale. Il testo conferma l’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA, contro la quale migliaia di studiose e studiosi italiani hanno firmato un appello che si può leggere e sottoscrivere qui. Si tratta di un DDL che è un dispositivo di vera e propria militarizzazione culturale e politica, attuata sia attraverso la censura sia inducendo autocensura, a partire da scuola e università. Un DDL cui bisogna opporsi con forza ora. Bisogna fare estrema attenzione alla pericolosità sociale di questo DDL, che è un dispositivo di vera e propria militarizzazione culturale e politica, attuata sia attraverso la censura sia inducendo autocensura, a partire da scuola e università. Il punto su scuole/università è esplicitato all’art.3, lett. c e d: prevenzione, contrasto, monitoraggio come obblighi organizzativi. In nome di un’emergenza dichiarata come tale sulla base di una rappresentazione quantitativa amplificata grazie all’adozione di una definizione e di criteri di classificazione omnicomprensivi, l’istituzione deve “fare cose” che si tradurranno in linee guida, formazione, sensibilizzazione, workshop, etc.: azioni che verrano monitorate da appositi indicatori. Si prevede che le università possano introdurre una figura interna di controllo preposta alla verifica e al monitoraggio. Dunque, il meccanismo è creare procedure che inducono conformità e prudenza comunicativa, ovvero circoscrivere il discorso possibile. Per chi non aderisca spontaneamente si aziona un meccanismo di slittamento dal merito della discussione al contenzioso disciplinare o giuridico. Nelle università questo lo sappiamo bene perché già ora si assiste a uno svuotamento di senso politico e culturale, ove taluni temi scomodi sono stati di fatto marginalizzati o proprio esclusi, e anche conversazioni tra colleghi sono spesso ridotte alla formalità e all’ultimo tecnicismo in tema di qualità e adempimenti. L’autocensura è la prima linea di vera e propria militarizzazione del discorso pubblico. Assai pericolosa, perché passa sottotraccia, viene accettata per inerzia, non provoca sdegno. Inoltre, con il DDL, a livello nazionale si introduce un Gruppo tecnico di lavoro di nomina mista, governativa e istituzionale/associativa, inclusi membri designati da un’organizzazione intergovernativa come l’IHRA stessa. Un CTS permanente in salsa “emergenza antisemitismo”. Manca solo che si elenchi la NATO tra le organizzazioni designanti, ma è una lacuna apparente, dato che la definizione dell’IHRA è un’infrastruttura concettuale transnazionale adottata e sottoscritta da praticamente tutto l’arco euro-atlantico. Per capire cosa si prospetta nelle istituzioni educative vale la pena leggere questo rapporto del settembre 2024 pubblicato dal Combat Antisemitism Movement sull’implementazione della definizione operativa dell’IHRA in politiche legislative e istituzionali, dove per esempio Harvard è descritta come “ambiente tossico” per non aver adottato misure attuative contro studenti “colpevoli” di affermazioni come > “we … hold the Israeli regime entirely responsible for all unfolding violence” Una critica di natura puramente politica, rubricata come antisemitismo. Il modello di società civile che si vuole azionare con queste misure legislative è quello dell’autoritarismo e della repressione dei diritti civili, come già visto in Germania. Il caso tedesco è stato studiato da Donatella Della Porta attraverso la lente sociologica del panico morale come strumento di repressione politica: l’adozione di una definizione di antisemitismo altamente contestata (perché ritenuta vaga e tale da includere forme di critica allo Stato di Israele), la burocratizzazione delle politiche di contrasto e la capacità di rendere tossiche alcune posizioni nello spazio pubblico, con il supporto di partiti politici, media mainstream e opinionisti pubblici, hanno favorito un clima di esclusione e stigmatizzazione, con un esito prevedibile di autocensura. Nelle università e nelle istituzioni culturali questo avviene con particolare efficacia, perché il rischio di perdere reputazione, accesso a spazi e fondi, inviti e collaborazioni produce un forte effetto intimidatorio. Bisogna opporsi con forza a questo DDL ora. Non confidare in presunte bocciature a posteriori da parte della Consulta perché il disegno politico sottostante non è un fatto italico, ma europeo-atlantico. Come, e mi scuso per l’autoreferenzialità, ho scritto qui.
March 9, 2026
ROARS
Possibile lancia campagna NO DDL “anticritiche”
Possibile ha lanciato una raccolta firme per fermare il cosiddetto DDL “antisemitismo”. La trovi all’indirizzo tinyurl.com/stopddl Perché firmare? Il Senato ha approvato il DDL antisemitismo. Un DDL non combatte l’odio: strumentalizza le critiche. La definizione IHRA adottata dal testo equipara l’antisemitismo alla critica politica a un governo – e lo dicono le stesse organizzazioni ebraiche antirazziste. Inoltre, le scuole verrebbero formate su una definizione politicamente contestata da giuristi e relatori speciali ONU, oltre che da alcune realtà ebraiche antirazziste. L’articolo 3 prevede, infine, il potere di bloccare manifestazioni e cortei. Trovi tutti i dettagli nel testo della raccolta. La libertà di espressione, il diritto di manifestare, la solidarietà con il popolo palestinese, il contrasto al genocidio e la critica ad un governo come quello di Israele non sono negoziabili. Firma la petizione lanciata da Possibile, a prima firma Francesca Druetti e Gianmarco Capogna e Marco Vassalotti. In poche ore la petizione ha raggiunto 15’000 firme. Possibile
March 7, 2026
Pressenza