Il DDL antisemitismo introduce censura e autocensura in scuole e universitàIl Senato ha approvato lo scorso 4 marzo il DDL “Disposizioni per il contrasto
all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di
antisemitismo” con i voti favorevoli dei senatori della maggioranza di governo
e di 6 senatori del PD. Il resto del PD si è astenuto, contrari M5S e AVS.
Kritica.it ha ricostruito le modifiche rispetto al testo iniziale. Il testo
conferma l’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA, contro la
quale migliaia di studiose e studiosi italiani hanno firmato un appello che si
può leggere e sottoscrivere qui. Si tratta di un DDL che è un dispositivo di
vera e propria militarizzazione culturale e politica, attuata sia attraverso la
censura sia inducendo autocensura, a partire da scuola e università. Un DDL cui
bisogna opporsi con forza ora.
Bisogna fare estrema attenzione alla pericolosità sociale di questo DDL, che è
un dispositivo di vera e propria militarizzazione culturale e politica, attuata
sia attraverso la censura sia inducendo autocensura, a partire da scuola e
università.
Il punto su scuole/università è esplicitato all’art.3, lett. c e d: prevenzione,
contrasto, monitoraggio come obblighi organizzativi. In nome di
un’emergenza dichiarata come tale sulla base di una rappresentazione
quantitativa amplificata grazie all’adozione di una definizione e di criteri di
classificazione omnicomprensivi, l’istituzione deve “fare cose” che si
tradurranno in linee guida, formazione, sensibilizzazione, workshop, etc.:
azioni che verrano monitorate da appositi indicatori. Si prevede che le
università possano introdurre una figura interna di controllo preposta alla
verifica e al monitoraggio.
Dunque, il meccanismo è creare procedure che inducono conformità e prudenza
comunicativa, ovvero circoscrivere il discorso possibile. Per chi non aderisca
spontaneamente si aziona un meccanismo di slittamento dal merito della
discussione al contenzioso disciplinare o giuridico. Nelle università questo lo
sappiamo bene perché già ora si assiste a uno svuotamento di senso politico e
culturale, ove taluni temi scomodi sono stati di fatto marginalizzati o proprio
esclusi, e anche conversazioni tra colleghi sono spesso ridotte alla formalità e
all’ultimo tecnicismo in tema di qualità e adempimenti.
L’autocensura è la prima linea di vera e propria militarizzazione del discorso
pubblico. Assai pericolosa, perché passa sottotraccia, viene accettata per
inerzia, non provoca sdegno.
Inoltre, con il DDL, a livello nazionale si introduce un Gruppo tecnico di
lavoro di nomina mista, governativa e istituzionale/associativa, inclusi membri
designati da un’organizzazione intergovernativa come l’IHRA stessa.
Un CTS permanente in salsa “emergenza antisemitismo”. Manca solo che si elenchi
la NATO tra le organizzazioni designanti, ma è una lacuna apparente, dato che la
definizione dell’IHRA è un’infrastruttura concettuale transnazionale adottata e
sottoscritta da praticamente tutto l’arco euro-atlantico.
Per capire cosa si prospetta nelle istituzioni educative vale la pena leggere
questo rapporto del settembre 2024 pubblicato dal Combat Antisemitism Movement
sull’implementazione della definizione operativa dell’IHRA in politiche
legislative e istituzionali, dove per esempio Harvard è descritta come “ambiente
tossico” per non aver adottato misure attuative contro studenti “colpevoli” di
affermazioni come
> “we … hold the Israeli regime entirely responsible for all unfolding violence”
Una critica di natura puramente politica, rubricata come antisemitismo. Il
modello di società civile che si vuole azionare con queste misure legislative è
quello dell’autoritarismo e della repressione dei diritti civili, come già visto
in Germania. Il caso tedesco è stato studiato da Donatella Della Porta
attraverso la lente sociologica del panico morale come strumento di repressione
politica: l’adozione di una definizione di antisemitismo altamente contestata
(perché ritenuta vaga e tale da includere forme di critica allo Stato di
Israele), la burocratizzazione delle politiche di contrasto e la capacità di
rendere tossiche alcune posizioni nello spazio pubblico, con il supporto di
partiti politici, media mainstream e opinionisti pubblici, hanno favorito un
clima di esclusione e stigmatizzazione, con un esito prevedibile di autocensura.
Nelle università e nelle istituzioni culturali questo avviene con particolare
efficacia, perché il rischio di perdere reputazione, accesso a spazi e fondi,
inviti e collaborazioni produce un forte effetto intimidatorio.
Bisogna opporsi con forza a questo DDL ora. Non confidare in presunte bocciature
a posteriori da parte della Consulta perché il disegno politico sottostante non
è un fatto italico, ma europeo-atlantico. Come, e mi scuso per
l’autoreferenzialità, ho scritto qui.