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6 e 9 agosto 2026: le campane della pace suonano per ‘svegliare’ tutti
Alle ricorrenze, quest’anno l’81° anniversario, le vittime delle bombe atomiche vengono commemorate con un minuto di silenzio scandito dal rintocco delle peace bells, che nelle due città giapponesi cominciano a suonare alla stessa ora in cui esplosero gli ordigni, alle 8:15 a Hiroshima e alle 11:02 a Nagasaki. Il rituale viene praticato anche a Longare, in provincia di Vicenza, davanti ai cancelli della ‘Pluto’, una ex-base American Force Italy Pluto ora sede di una Task-Force USA, dove i pacifisti si radunano continuativamente ogni 6 e 9 agosto e anche alla mattina di tutte le domeniche dal 1987. Il 6 agosto a Hiroshima la cittadinanza si raduna al Peace Memorial Park, dove la Peace Bell è stata inaugurata nella Giornata Mondiale della Pace, 20 settembre, del 1964 e suona dopo la commemorazione delle persone elencate nel Register of the Names of the Fallen Atomic Bomb Victims, il discorso del sindaco, e la Dedicazione dei fiori e prima della lettura della Dichiarazione di pace e dell’Impegno per la pace, accompagnate dal volo delle delle colombe e dalla recitazione della Canzone per la pace di Hiroshima (programma della cerimonia). Per l’occasione nel 2026 il Ministero della Salute del Lavoro e del Welfare giapponese ha informato che le persone in possesso di un Manuale di salute per sopravvissuti alla bomba atomica nel marzo scorso erano 91˙105, quindi 8˙025 in meno rispetto all’anno precedente, e che la loro età media è di 86,66 anni, e che nel 2026 al registro delle vittime delle bombe atomiche sono stati inclusi 4˙393 sopravvissuti, perciò il bilancio totale delle vittime oggi è di 353˙639 persone.  Il reportage del quotidiano nipponico JapanNews riporta che alla cerimonia celebrata il 6 agosto 2026 insieme ai rappresentanti degli hibakusha [sopravvissuti] e dei familiari delle vittime delle esplosioni hanno partecipato i referenti di 121 nazioni. In specifico che erano presenti le delegazioni “dell’Unione Europea in Giappone” e anche “di nazioni dotate di armi nucleari, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, e coinvolte in conflitti, come l’Ucraina e l’Iran”, ma invece non di Russia e Cina. Inoltre che il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui si è espressamente rivolto ai governanti e politici di tutto il mondo: «Minimizzare la disumanità delle armi nucleari e accettare l’uso della forza per perseguire la propria prosperità rischia di innescare cicli di violente rappresaglie che potrebbero sfociare in un’altra Hiroshima o Nagasaki. Vi prego di ascoltare attentamente i nostri hibakusha e il loro appello per la pace. Il Giappone, che aderisce ai Tre Principi Non Nucleari e, unica nazione ad aver subito bombardamenti atomici, è impegnato a perseguire gli sforzi per un mondo senza armi nucleari, è più che mai determinato a mantenere e rafforzare il quadro del TNP». Al TNP (Non-Proliferation Treaty / Trattato di non-proliferazione siglato nel 1970 e a cui aderisce anche l’Italia) è seguito il TPNW – Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, o Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, sancito con la delibera approvata il 7 luglio 2017 da 124 dei 193 stati-membri dell’ONU con 122 voti a favore, uno contrario e un’astensione ed entrato in vigore dal 22 gennaio 2021 e attualmente ratificato da 70 nazioni… ma non ancora l’Italia, dove l’attenzione di politici e governanti è stata sollecitata ad alcune manifestazioni svolte nelle date dell’81° anniversario del bombardamento di Hiroshima e Nagasaki.  La devastazione di Nagasaki, documentata dalle fotografie che l’aeronautica militare USA ha effettuato nel 1945 poco prima e subito dopo il bombardamento, il 9 agosto 1945 si è estesa in un’area di 6,7 km². Da quel giorno fino alla fine dell’anno nella città e nei suoi dintorni morirono 74˙000 persone, che verranno commemorate domani, 9 agosto 2026, con la cerimonia al Peace Memorial cittadino. Alle 11:04 nella città suoneranno contemporaneamente i rintocchi di due campane della pace: quella installata nel Parco della Pace nel 1977, che viene fatta suonare anche tutti i giorni, ogni mattina alla stessa ora in cui nel 1945 la città venne devastata, e quella della cattedrale di Urakami, dedicata all’Immacolata Concezione, quasi completamente distrutta dall’esplosione e restaurata nel 1959. Una delle campane dei suoi due campanili venne recuperata dalle macerie e nel 2025, 80° anniversario della tragedia, finalmente è stata ricollocata nella chiesa e fatta suonare per la prima volta alla commemorazione in cui, come riferito dal quotidiano inglese The Guardian, il sindaco della città, Shiro Suzuki, ha esortato a “porre fine immediatamente ai conflitti armati” dichiarando: «Sono passati 80 anni e chi avrebbe mai potuto immaginare che il mondo sarebbe diventato così? Una crisi che potrebbe minacciare la sopravvivenza dell’umanità, come una guerra nucleare, incombe su ognuno di noi che viviamo tutti sullo stesso pianeta». IL MONDO È IN GUERRA, LA TERRA È IN FIAMME…! BASTA !!  CESSATE IL FUOCO !!! Ad alcune settimanali presenze e pratiche di silenzio per la pace ‘a calendario’ dal 3 al 9 agosto i partecipanti hanno commemorato le vittime delle bombe atomiche e delle guerre attualmente in corso focalizzando la propria e altrui attenzione alle ripercussioni dei conflitti armati nell’aggravamento del degrado ambientale e del surriscaldamento climatico. Le iniziative sono state svolte lunedì a SESTRI LEVANTE, mercoledì alla 1262ª Ora in silenzio per la pace di GENOVA, giovedì al 223° silenzio per la pace di MILANO, venerdì a VARESE e sabato a LIVORNO e SARTIRANA LOMELLINA e VOGHERA e alla 232ª presenza di pace a TORINO, inoltre il 6 agosto a LONGARE (VI), dove un presidio è in programma anche domenica 9 agosto, con raduno dalle 8:30 e commemorazione delle vittime di Nagasaki dalle 11 alle 11:15. Maddalena Brunasti
August 8, 2026
Pressenza
Il popolo dei presidi di pace e per la Palestina
“I miei genitori sono scappati dal Vietnam e sono venuti qui (in Veneto) negli anni Settanta. La guerra nel Vietnam non è finita perché qualcuno ha vinto o qualcuno ha perso ma è finita per le proteste contro la guerra e l’enorme pressione che hanno fatto sul governo americano”. A parlare è un giovane vietnamita che insieme a me sostiene lo striscione “contro la guerra” nel presidio settimanale “Cessate il fuoco” che dal febbraio del 2024 si tiene in questa cittadina nella provincia di Vicenza. Sì è vero, vi fu un grande movimento globale contro la guerra in Vietnam che prese l’avvio nel 1965 e proseguì per dieci anni fino alla caduta di Saigon il 30 aprile 1975. A detta di molti, il movimento contro la guerra ha contribuito ad accelerare il processo di uscita dalla guerra degli Stati Uniti. Le proteste hanno avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica soprattutto negli Stati Uniti e hanno contribuito a ridurre il sostegno politico e popolare all’intervento. I momenti chiave sono stati: la storica marcia al Pentagono nell’ottobre 1967 con 100.000 persone e il grande sciopero studentesco nazionale nel maggio 1970. Ma le proteste non si limitarono al territorio nordamericano. In Francia nella primavera del 1968 le proteste studentesche erano anche contro il coinvolgimento USA. In Giappone a Tokyo circa 20.000 studenti hanno bloccato la stazione di Shinjuku e in Australia Canberra ci sono state manifestazioni per opporsi alla leva obbligatoria. Anche in Italia, un momento emblematico fu all’università di Bologna il 21 maggio 1967. L’internazionalismo solidale Il mio vicino di presidio, italiano di discendenza vietnamita, oggi è qui assieme alla moglie e alle due figlie piccoline, mi ha ricordato come, accanto alle proteste, anche l’internazionalismo sia sempre stato un aspetto fondamentale delle lotte. E’ un filo conduttore nella storia dei movimenti. Già durante la guerra civile spagnola negli anni Trenta, volontari da tutto il mondo, le cosiddette Brigate Internazionali, si unirono per combattere contro i fascismo. È una tradizione di solidarietà globale che si rinnova anche in tempi diversi e battaglie differenti. Pensiamo ai curdi con il loro progetto nel Rojava, hanno fatto proprio un approccio internazionalista richiamando persone da tutto il mondo. È un filo che unisce lotte per l’autodeterminazione e giustizia in diverse epoche e luoghi. Fondamentale è stato il sostegno dei movimenti internazionali contro l’apartheid in Sudafrica che hanno organizzato le grandi campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica affinché facessero pressioni presso i loro governi e il governo sudafricano. A partire dagli anni Novanta, un po’ ovunque, movimenti di solidarietà internazionale  si interfacciano con i movimenti di liberazione in America Latina come in Nicaragua, nel Chiapas ecc. Come dimenticare il contributo di Cuba? Ha avuto un ruolo molto importante nell’internazionalismo del secondo Novecento. Dopo la rivoluzione del ‘59 il governo cubano sostenne movimenti di liberazione specialmente in Africa e in America Latina. C’erano le missioni mediche e di alfabetizzazione in tanti paesi del sud del mondo, viste come “internazionalismo solidale”. Molte persone ricordano quei programmi come aiuti concreti e per diverse comunità sono stati fondamentali soprattutto dove mancava l’accesso a cure di base. Ma non si può parlare di internazionalismo senza citare Alexander Langer una delle figure più originali dell’internazionalismo europeo. Veniva dall’Alto Adige terra di confine, di convivenza tra lingue diverse e da lì ha sviluppato un’idea di internazionalismo molto concreta: costruire ponti piuttosto che proclamare slogan. Negli anni delle guerre dell’ex Jugoslavia si impegnò tantissimo per fermare le violenze organizzando convogli umanitari, promuovendo incontri tra comunità e spinse perché l’Europa si assumesse una responsabilità morale e politica per la pace. Non vedeva la pace come qualcosa di astratto per lui, pace, giustizia sociale ed ecologia erano tasselli della stessa visione. Donne in Nero Molti presidi hanno preso l’avvio dai gruppi ancora esistenti sul nostro territorio delle “Donne in nero” che fin dagli anni Novanta protestano contro la guerra e il militarismo in modo pacifico e silenzioso. Questo movimento è nato nel 1988 a Gerusalemme durante la prima entifada con donne israeliane, a cui poi si sono aggiunte le palestinesi, che ogni settimana si riunivano in silenzio vestite di nero per denunciare l’occupazione e la violenza. Da allora il modello si diffonde, nella vicina Jugoslavia, sono note le Donne in nero di Belgrado che durante le guerre dell’ex Jugoslavia si opposero pubblicamente al nazionalismo e alle violenze suscitando grande scalpore e opposizione-ma non è una novità che i pacifisti vengono presi di mira, durante e prima, le guerre. Ho incontrato diverse donne in Veneto che mi hanno raccontato le loro esperienze, sia in Palestina che a Belgrado, quando si sono unite alle donne di quei posti. In quegli stessi anni iniziavano i gruppi organizzati dall’allora europarlamentare Luisa Morgantini nei territori occupati e a Gaza. Il suo percorso incarna proprio quella idea di internazionalismo delle lotte, le reti di solidarietà oltre i confini. Morgantini è stata tra quelle che hanno cercato di unire pacifismo, presenza nei luoghi dei conflitti, collaborazione con associazioni italiane e internazionali, e un lavoro di collegamento con i movimenti palestinesi e israeliani. Da questo punto di vista è molto vicina ad Alexander Langer, come lei eurodeputato, nel tentativo di costruire delle alternative facendo da cerniera tra protesta e proposta. A Palermo l’esperienza delle Donne in Nero dà vita alla protesta silenziosa nelle piazze dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio a cui si unisce la popolazione scossa ma decisa a reagire. In varie città italiane nascono piccoli gruppi autonomi che organizzano presidi silenziosi nelle piazze, producono campagne, seminari e collaborano con le reti pacifiste e femministe. E’ questa rete lo zoccolo duro dei tanti presidi per la pace che dopo l’invasione della Russia in Ucraina e ancor più dopo il 7 ottobre 2023 si sono attivati in tante piazze italiane, grandi o piccole che siano. Questo è vero anche per la rete nazionale “10 100 1000 piazze di donne per la pace” che è nata nella primavera del 2025, su iniziativa del presidio per la pace delle donne di Palermo, di Caltanissetta e del Pinerolo (TO). La rete è costituita da più di un’ottantina di gruppi e associazioni dalla Sicilia, alla Sardegna al Trentino. Donna Reporter
August 4, 2026
Pressenza
“Il mondo è in guerra, la Terra è in fiamme! Basta!! Cessate il fuoco!!!”
In concomitanza con l’81° anniversario del bombardamento a Hiroshima e Nagasaki, alcuni gruppi che ogni mese e settimana nelle propria città praticano la presenza nonviolenta e il silenzio per la pace commemorano le vittime delle bombe atomiche e delle guerre attualmente in corso svolgono le iniziative focalizzando l’attenzione alle ripercussioni dei conflitti armati nell’aggravamento del degrado ambientale e del surriscaldamento climatico. “Il 6 agosto 1945 l’Enola Gay sganciò Little Boy su Hiroshima, esplosa a 600 metri dal suolo radendo al suolo il 70% degli edifici e causando 140˙000 morti entro fine anno. Tre giorni dopo, il 9 agosto, Fat Man colpì Nagasaki, distruggendo 6,7 km², con 74˙000 morti entro il 1945. Nei cinque anni successivi aumentò la leucemia tra i sopravvissuti, seguita da tumori e malformazioni nei figli delle donne esposte – ricordava SENZATOMICA un anno fa – Nei manuali scolastici Hiroshima e Nagasaki sono spesso raccontate come l’atto finale della Seconda guerra mondiale. In realtà, quelle due esplosioni segnarono un inizio…”. Oltre alle oltre 214˙000 vittime delle esplosioni e alle innumerevoli persone affette dalle malattie letali e invalidanti causate dalle radiazioni, le bombe atomiche hanno provocato devastazioni ambientali che a distanza di decenni abbiamo riscontrato e misurato… Adesso, invece, non sappiamo ancora quali e quanto estesi e perduranti saranno gli effetti collaterali delle guerre attualmente combattute. Sicuramente i conflitti armati del presente hanno conseguenze molto nocive, tra cui di incrementare inquinamento e surriscaldamento. E se, ovviamente, non sono l’unica causa degli incendi e dell’ondata di calore estremo che patiamo proprio in questi giorni, comunque le micidiali ripercussioni delle guerre combattute in Ucraina e Medio Oriente sono particolarmente efferate nei paesi europei e mediterranei, dove l’aumento delle temperature di atmosfera e mari è più intenso e rapido che in altre zone del pianeta. “Negli ultimi trent’anni la temperatura media globale è aumentata di circa 0,26 °C per decennio. In Europa, nello stesso periodo, il ritmo è più che doppio: circa 0,53 °C per decennio dalla metà degli anni Novanta – spiega un esperto, Davide Faranda – Rispetto all’epoca preindustriale il pianeta si è scaldato di circa 1,3 °C, ma l’Europa è già oltre i 2,4 °C. Mentre il mondo discute di come restare ‘ben al di sotto dei 2 gradi’ fissati dall’Accordo di Parigi, il nostro continente quella soglia l’ha già oltrepassata [Perché l’Europa si scalda più in fretta del resto del mondo? – A FUOCO, 22 luglio 2026]”. Per tutelare la salute dei propri connazionali, che esortano a condurre uno stile di vita salutare ed ecologico, a proteggere i patrimoni ambientali e a essere responsabili, e per salvaguardare i territori che amministrano, di cui si proclamano ‘guardiani’ e difensori, i governanti europei dovrebbero favorire la cessazione delle guerre in Europa e Medio Oriente. Invece, paradossalmente, anziché in welfare investono in warfare, o riarmo, e così fomentano i conflitti armati che fanno strage di innocenti – in Ucraina una carneficina incessante dal 2022, nella Striscia di Gaza il genocidio cominciato nel 2023, in Cisgiordania, Libano e Iran i massacri iniziati quest’anno – e che, distruggendo città, ospedali, impianti energetici e infrastrutture civili e devastando foreste e terreni agricoli, oltre che nei paesi in cui vengono combattuti provocano danni ambientali anche nelle nazioni europee. Queste idee e istanze vengono espresse durante alcune settimanali presenze e ore e mezz’ore di silenzio per la pace ‘a calendario’ dal 3 al 9 agosto: * lunedì a SESTRI LEVANTE, davanti alla Basilica dalle 19 alle 20; * mercoledì a GENOVA, in piazza De Ferrari dalle 18 alle 19; * giovedì a MILANO, in via Mercanti, dalle 18:30 alle 19; * venerdì a VARESE – piazza Monte Grappa dalle 18 alle 19; * sabato – dalle 9 alle 10 a LIVORNO (piazza Grande), dalle 11 alle 12 a TORINO (piazza Carignano) e TREZZO SULL’ADDA (piazza Gorizia), nella mattinata a SARTIRANA LOMELLINA, SONDRIO e VOGHERA e nel pomeriggio a CORMANO (via Edison). E, come dal 1987 ogni domenica mattina e ogni 6 e 9 agosto, anche quest’anno a Longare (VI) i gruppi locali si radunano in presidio davanti ai cancelli della ex-base AFI Pluto, ora sede di una Task-Force USA: * giovedì 6 agosto dalle 8 fino alle 11:30, commemorando le vittime della bomba atomica lanciata su Hiroshima con il silenzio dalle 8:15 alle 8:30; * domenica 9 agosto dalle 8:30, commemorando le vittime di Nagasaki con il silenzio dalle 11 alle 11:15.   Maddalena Brunasti
August 3, 2026
Pressenza
Verità e giustizia per Fakir: presidi a Novara, Alessandria e Casale Monferrato
Oggi, giovedì 23, e domani, venerdì 24, le iniziative indette da S.I. Cobas mobilitano le cittadinanze a manifestare davanti alle prefetture dei capoluoghi di provincia. E come ieri, mercoledì, a Genova, domani, venerdì, a Casale Monferrato il settimanale raduno di silenzio per la pace e la giustizia sociale coinvolge i partecipanti a esprimere la protesta contro la violenza delle forze dell’ordine. Nella convocazione del presidio davanti alla Prefettura di Alessandria (piazza della Libertà) in svolgimento venerdì 24 luglio alle 18, S.I. Cobas Alessandria – Tortona spiega che l’iniziativa è indetta per protestare “per la morte di Farik a Bologna, ucciso dalla polizia e da chi doveva intervenire e non l’ha fatto”. “Mentre da un lato si tenta di giustificare la furia omicida da farwest del gioielliere cuneese che sta dove deve stare, ossia in galera, dall’altro si tenta di minimizzare, di far finta di indagare, di dire che non è chiara la dinamica che ha portato alla morte di Fakir – dichiara S.I. Cobas Alessandria – Ma cosa non e’ chiaro? L’abbiamo visto tutti il video dell’orrore, mentre veniva soffocato. Peggio che nell’America DELL’ICE dove esiste lo scudo penale per i poliziotti. Come in Italia e questa deve diventare la nostra prima battaglia di contrasto. Senza un forte movimento d’opposizione, il modello diventa l’America di Trump, la Turchia di Erdogan, il modello diventa quello stato d’Israele che scatena guerre genocidarie in tutto il Medio Oriente. Ecco dove vanno l’Occidente e l’Italia con i suoi uomini di governo che giustificano ogni nefandezza. Ecco perché venerdì 24 è importante esserci, esserci in tanti per dire che non ci stiamo, per dire ancora una volta che siamo contro ogni guerra, in casa e fuori casa”. Contemporaneamente al presidio davanti alla Prefettura, nella provincia alessandrina a Casale Monferrato in piazza Mazzini dalle 18:30 alle 19 si svolge la settimanale Mezz’ora di Silenzio per la Pace e Giustizia Sociale praticata continuativamente ogni venerdì dal primo del 2025 e per l’occasione dai partecipanti svolta focalizzando la propria e altrui attenzione alle questioni evidenziate dal gruppo praticante la settimanale Ora di silenzio per la pace a Genova dal settembre 2001 e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: “A 25 anni di distanza in due città, Genova e Bologna, sono morti due innocenti, Carlo Giuliani e Abderrahim Fakir, entrambi vittime della stessa violenza: quella con cui le forze dell’ordine intervengono in piazze e strade di molte nazioni del mondo. Come a Minneapolis nel 2020 e, ancora, 2025 e 2026… BASTA!“. A Novara l’iniziativa svolta oggi, giovedì 23 luglio, coinvolge S.I. Cobas provinciale insieme alle rappresentanze di USB, al Collettivo Libertario Franco Cagliero e al Coordinamento Novara per la Palestina. Redazione Piemonte Orientale
July 23, 2026
Pressenza
Sabato 25 luglio il docufilm “Articolo 11. L’Italia ripudia la guerra” a Sestri Levante
Nel percorso di incontri e proiezioni del documentario “Articolo 11. L’Italia ripudia la guerra”, l’inchiesta dedicata alla logistica che alimenta i conflitti armati e alle responsabilità che si celano dietro il commercio globale di armamenti, un appuntamento con gli autori, i giornalisti genovesi Simona Tarzia e Fabio Palli, e insieme ad Arianna Briganti, economista dello sviluppo ed esperta di diritti umani che gestisce progetti strategici per la crescita responsabile, la sostenibilità sociale e l’innovazione, è in programma sabato 25 luglio 2026, alle ore 21.00, presso il Cinema all’aperto Conchiglia di Sestri Levante. Promosso anche dalle parrocchie del Vicariato di Sestri Levante e Casarza Ligure, l’evento è organizzato dal gruppo praticante l’iniziativa popolare “Mettiamo insieme un’ora per la pace”, svolta nella cittadina ligure ogni lunedì sera, dalle 19 alle 20. Insieme, i coordinatori spiegano: “L’obiettivo è di offrire un momento di riflessione e confronto sui temi della pace, della nonviolenza e della responsabilità civile. Attraverso testimonianze, immagini esclusive e un’approfondita attività di ricerca, Articolo 11 racconta il ruolo dei porti, delle rotte commerciali e della filiera logistica che rende possibile il commercio di armamenti, dando voce a lavoratori, giornalisti e attivisti che hanno scelto di opporsi a questo sistema. La proiezione sarà un’occasione per condividere una riflessione collettiva sul significato dell’articolo 11 della Costituzione italiana e sul valore dell’impegno personale nella costruzione della pace”. Maddalena Brunasti
July 16, 2026
Pressenza
Italian Raid Commando… no, grazie! La protesta del 24 maggio a Monza
Nel territorio esteso nelle province Monza e Brianza e Lecco da anni viene disputata una gara sportiva in cui competono squadre di militari in servizio attivo e riservisti. Il programma dell’edizione 2026 non è ancora stato annunciato, ma le aggregazioni pacifiste locali sono pronte da mesi e già mobilitate con un’alternativa. All’iniziativa indetta per domenica 24 maggio parteciperanno cittadini, associazioni, sindacati, partiti e alcuni amministratori del territorio, che alle 15 si raduneranno a Monza, in piazza Walter Bonatti, e poi sfileranno in corteo, nella Marcia Contro La Guerra, ciascuno con una bandiera della pace o uno straccio bianco, tutti insieme all’insegna dello striscione con scritto “contro la guerra: disarmare, boicottare, obiettare”. Le motivazioni sono spiegate nel comunicato diffuso dal gruppo Monza per la pace formato da persone aggregate individualmente che dal febbraio 2024 ogni terza domenica del mese manifestano all’Arengario cittadino esponendo cartelli con scritto NO ALLA GUERRA e CESSATE IL FUOCO e distribuendo volantini: > L’Italian Raid Commando torna nel territorio di Monza e Brianza e del Lecchese > per una gara “sportiva” che da anni si svolge con squadre di militari in > servizio attivo e riservisti. > > Come società civile abbiamo deciso di essere anche noi presenti nelle strade > per dire che la guerra non la vogliamo neanche per gioco. > > Vogliamo costruire insieme un’alternativa, fermandoci in punti significatvi > della città parleremo di disarmo, di diritto alla salute, di militarizzazione > della cultura e delle scuole. > > Ci mobilitiamo per mettere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica la > devastazione umana e ambientale prodotta dalle guerre, con l’incremento > costante delle vittime tra la popolazione civile, i processi di impoverimento > in corso, le derive autoritarie e distruttive della democrazia, innescati > anche nei paesi non direttamente colpiti dai conflitti, come l’Italia; e per > sottolineare le gravi responsabilità e complicità del nostro paese. > > Come cittadinanza possiamo dare un contributo concreto alla pace, partecipando > attivamente a campagne per il disarmo, l’obiezione di coscienza e il > boicottaggio. Facendo pesare il nostro ruolo di consumatori con investimenti > finanziari e consumi etici. > > Inoltre, riteniamo fondamentale esercitare pressione sui decisori politici > affinché applichino, anche a livello locale, il principio costituzionale > sancito dall’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra…”. > > Sfileremo con il nostro corteo che ripudia guerra, militarizzazione e riarmo, > nel rispetto dell’ambiente, della città, e delle persone, secondo una > responsabilità condivisa tra tutte le realtà aderenti, forti dei valori della > pace di cui siamo portatrici e portatori. Le informazioni sulla manifestazione sono divulgate nella pagina IG di Monza per la pace. Le adesioni all’iniziativa, al momento più di un centinaio, sono in continuo aggiornamento. L’elenco è consultabile mediante il qr code del volantino, qui sotto riportato. Redazione Italia
May 20, 2026
Pressenza
La solidarietà in tanti minuti, ma grandi, momenti di ‘silenzio per la pace’
In tantissime città e località di tutta Italia variegate minute, cioè piccole, iniziative che coinvolgono molteplici gruppi di persone aggregate dall’impegno di testimoniare, con la propria taciturna ma eloquente costante presenza, il loro dissenso al bellicismo e alle politiche militariste oggi e nei prossimi giorni verranno svolte esprimendo un’unanime coro di protesta contro l’attacco delle imbarcazioni e il sequestro degli equipaggi della Global Sumud Flotilla. Oggi a Genova la 1251esima ORA IN SILENZIO PER LA PACE, come di consueto praticata ogni giovedì nel pomeriggio, dalle 18 alle 19, in un luogo emblematico – sulla gradinata di Palazzo Ducale, che è uno dei principali edifici storici del capoluogo ligure, in passato sede del dogato dell’antica Repubblica, ora un museo e la sede della cittadina Fondazione per la Cultura, sulla cui facciata è affisso lo striscione con scritto R1PUD1A – verrà svolta all’insegna del messaggio così enunciato: > 35 italiani rapiti. Il governo italiano ha il dovere di difenderli > > Si tratta di attivisti della Sumud Flotilla, che hanno deciso di cercare di > forzare l’assedio israeliano a Gaza insieme ad attivisti di decine di altre > nazionalità. > > Erano intenzionati a raggiungere Gaza per consegnare aiuti alla popolazione > stremata da due anni e mezzo di bombardamenti e di assedio, sono stati > intercettati e sequestrati dalla marina militare israeliana. > > Erano in acque internazionali. Si trovavano vicino a Cipro, in piena > Europa. Ancora lontanissimi da Gaza. E, anche se si fossero avvicinati, le > acque di Gaza non sono territorio israeliano. > > Le barche che battevano bandiera italiana quindi erano a tutti gli effetti > territorio italiano. Il nostro paese, che continua ad aumentare le spese > militari e continua a blaterare di “orgoglio nazionale” non ha neppure deciso > di convocare l’ambasciatore israeliano a Roma per esigere l’immediato rilascio > degli attivisti e la garanzia della loro incolumità. > > Trasportavano aiuti umanitari. > > Per due anni e mezzo Israele ha chiuso i confini di Gaza, impedendo l’ingresso > degli aiuti o lasciandone entrare una quantità minima, del tutto > sproporzionata rispetto alle esigenze della popolazione. I palestinesi di Gaza > vivono in alloggi di fortuna, sono privi di medicine e di acqua potabile. Il > numero dei topi sta aumentando in maniera preoccupante. Migliaia di cadaveri > sono ancora sotto le macerie. > > Non esistono altri modi di consegnare aiuti umanitari. I confini di terra e i > porti sono chiusi > A differenza della Russia, Israele non è stata colpita da sanzioni > internazionali. Il commercio, anche di armi, tra italia e Israele è > attivissimo. Eppure è un paese che si sta macchiando di genocidio. > > A Genova, come in tutto il mondo, migliaia di persone manifestano la propria > solidarietà agli a alle attiviste della flotilla. Anche noi esprimiamo la > nostra solidarietà, e la nostra convinzione che il loro coraggio sarà > ricordato quando la storia chiederà a tutti i paesi del mondo, Italia > compresa, che cosa hanno fatto per impedire il genocidio di Gaza. > > E attendiamo la scarcerazione di Mohamed Hanoun, il cui arresto è stato > annullato dalla Cassazione, ma che si trova tuttora in carcere in attesa della > rivalutazione del tribunale del riesame. Il cartello esposto venerdì prossimo, 22 maggio, a Casale Monferrato. Oltre che oggi a Genova, consueti presidi e sit-in mensili, settimanali e quotidiani sono in programma, ad esempio, giovedì a Bari, Grosseto, Lucca, Milano e Verona, venerdì a Bra e Casale Monferrato, sabato a Ivrea, Sartirana Lomellina, Sondrio e Torino, domenica a Palermo e Sassari, lunedì a Sestri Levante,… tutti i giorni a Cagliari, Milano e Vercelli. Quelli in svolgimento in una 70ina di piazze sparse in tutta la penisola sono indicati nella mappa online e pubblicata nella colonna a destra della home-page e di ogni pagina della sezione italiana di Pressenza. Maddalena Brunasti
May 20, 2026
Pressenza
“E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra”
Venerdì 8 maggio a Genova le scuole verranno chiuse perché la città accoglie la 97ª Adunata Nazionale degli Alpini… “Parata militare di alpini? In tempo di guerra? Con tutte le scuole e le attività educative chiuse? NO, GRAZIE!!!” proclamano i praticanti la settimanale ora in silenzio per la pace. Il 6 maggio i pacifisti genovesi esprimeranno la protesta alla consueta manifestazione, questo mercoledì la 1249ª Ora in silenzio contro la guerra, in svolgimento dalle 18 alle 19 davanti a Palazzo Ducale e nella mattinata di venerdì 8 maggio insieme ad ARCI Genova organizzeranno l’iniziativa ispirata all’insegnamento di Danilo Dolci, di cui spiegano le finalità dichiarando: > Siamo in guerra. > > E lo dimostrano le inaccettabili e sempre crescenti spese per le armi, le > proposte ricorrenti di ritorno alla leva, la presenza sempre più invasiva dei > militari all’interno delle scuole. > > E nel mondo oltre 50 guerre fanno stragi, soprattutto di civili,  mentre i > profitti dell’industria militare e i compensi dei loro manager balzano verso > l’alto. > > E sotto le macerie di Gaza giacciono 200 000 morti e il diritto > internazionale. > > In questo quadro, siamo fermamente contrari e contrarie che la città diventi > teatro di un’ennesima ed inutile parata militare, quella degli alpini,  con > tanto di “ammassamento” e di fanfare. Augurandoci di non dover assistere anche > a Genova, come è avvenuto altrove  in passato, ad episodi di molestia contro > le donne, retaggio del tipico  maschilismo militare. > > Dissentiamo dalla decisione di chiudere le scuole: una scelta che dimostra > ancora una volta come la scuola sia considerata a tutti i livelli la > “cenerentola” delle istituzioni. Ci è stato detto che altre città hanno chiuso > le scuole per la parata degli alpini. Ci chiediamo allora perché non vengano > chiuse le industrie armiere, o interrotti gli scali delle crociere. > > Per rendere visibile il nostro dissenso, invitiamo insegnanti ed alunni a > costruire in piazza De Ferrari venerdì mattina una sorta di scuola aperta: > insegnanti, volontari e volontarie parleranno di pace, di costituzione, di > arte. > > Con gessetti e lavagne sui gradini del ducale e di fronte a due scuole chiuse, > agli alpini ed ai passanti diremo: “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo > alla pace, non alla guerra”. A Genova venerdì 8 maggio saranno svolte attività: * alle 10 in piazza De Ferrari; * alle 11 in piazzetta Teresa Mattei (davanti alla scuola Garaventa/Don Gallo); * alle 12 in piazza Meridiana (davanti alla scuola Daneo). Per informazioni rivolgersi a: Norma Bertullacelli, tel 347-32040402 Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza
La manifestazione settimanale in solidarietà con gli equipaggi della GSF
Oggi – 1° maggio 2026 – la consueta “Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale” è stata svolta in solidarietà con gli equipaggi della Global Sumud Flotilla che nella notte tra il 29 e 30 marzo scorsi sono stati assaltati e sequestrati dalla marina israeliana. Da venerdì 24 aprile scorso durante la manifestazione viene diffuso il suono della sirena che, nelle città assediate, avverte la popolazione di un imminente attacco. Al sentirla, una donna ha spiegato di ricordare questo suono, che sentiva da piccola, e raccontato: L’iniziativa della “Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale”, una delle numerose attività indicate sulla mappa di presidi per la pace online nella colonna a destra delle pagine nella sezione italiana del sito di Pressenza, viene praticata a Casale Monferrato ogni venerdì continuativamente dal primo di gennaio 2024. MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE a Casale Monferrato, in piazza Mazzini (o ‘del cavallo’), ogni venerdì, dalle 18:30 alle 19 sito web – Facebook – mezzoraperlapace@gmail.com Reportage realizzato a cura di LISISTRATA NEL XXI SECOLO (Maddalena Brunasti) Redazione Piemonte Orientale
May 1, 2026
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L’eloquente significato della 1246ª ora in silenzio per la pace a Genova
Il gruppo che a Genova dal 1983 pratica un’ora di silenzio per la pace ogni mercoledì pomeriggio, il 15 aprile scorso dalle 18 alle 19 ha svolto l’iniziativa ricordando Paola De Ferrari, una fondatrice dell’Associazione per un Archivio dei Movimenti, mancata pochi giorni prima, l’8 aprile. All’iniziativa ha partecipato anche Mauro Armanino. Con i cartelli esposti nell’occasione gli attivisti genovesi hanno richiamato l’attenzione su alcune questioni, in particolare sulla legge che impone ai tribunali israeliani di condannare i palestinesi alla pena di morte, e con questo messaggio hanno precisato: > … e adesso libertà per Mohammad Hannoun e i suoi fratelli.  > Dal mercoledì successivo all’arresto del nostro compagno di strada Mohammad > Hannoun non c’è stata una sola ora in cui non abbiamo esposto il cartello che > ne rivendica la liberazione. > Siamo sempre stati convinti della sua innocenza e del fatto che le accuse > contro di lui fossero pretestuose. Chi di noi ha esperienza di intervento > civile e umanitario in luoghi di guerra sa perfettamente che non è possibile > operare senza avere contatti con le autorità del luogo. E se queste vengono > considerate nemiche o con classificazioni peggiori questo può creare problemi > con l’apparato giudiziario ed esporre a campagne diffamatorie su giornali, > televisioni e reti sociali, come quella che è stata orchestrata per mesi nei > confronti di Mohammad Hannoun. > Chi abbia operato nel settore nell’intervento civile e umanitario in Iraq ha > dovuto entrare in rapporto con il governo del partito Baath quando questo > veniva considerato dittatura nemica da parte del governo italiano e dai mezzi > di (dis)informazione. > Durante le guerre nei Balcani su 8 camion di aiuti che partivano dall’Italia > ne venivano lasciati consegnare al massimo un paio, in certe occasioni sono > stati presi tutti dalle formazioni in guerra che controllavano il territorio. > Se i beni di prima necessità non venivano scambiati con armi alimentavano la > speculazione venendo immessi sul “mercato nero”. Il dilemma era se accettare > quella “legge” così barbara o lasciare le popolazioni assediate a se stesse > nella totale miseria e soprattutto nella sensazione di isolamento che la rende > ancora più insopportabile. > E’ importante che la Suprema Corte di Cassazione abbia stabilito che dei > documenti di uno stato estero, presentati in forma non ufficiale, al di fuori > di ogni procedura che abbia un valore giuridico, non possano essere utilizzati > per togliere la libertà a una persona. Tuttavia i magistrati non hanno ancora > messo in discussione l’impostazione dell’accusa. > Questo processo è un modello di gestione dei conflitti, soprattutto fra > cittadini e istituzioni, e del dissenso nei confronti dei governi, che va > oltre la dimensione del piccolo stato ebraico. Un altro colpo inflitto al > diritto internazionale da parte dello stato di Israele che non ha mai definito > ufficialmente i propri confini ma che pretende di estenderli dal Nilo > all’Eufrate, dal Mare Mediterraneo al Mar Rosso… > > Apprendiamo la notizia della sospensione della procedura di rinnovo automatico > dell’accordo di cooperazione fra Italia e Israele. Ma abbiamo bisogno di > capire meglio se questo è un trucco per rinnovarlo di fatto rinviando la > discussione parlamentare fra 5 anni o per sospenderlo concretamente. In ogni > caso vigileremo sui fatti. Siamo troppo abituati ad annunci di sospensione di > forniture che di fatto non si sono mai interrotte, come hanno constatato le e > i lavoratori dei porti e del settore dei che abbiamo sempre sostenuto nelle > loro lotte. Ci aspettiamo adesso che anche l’Unione Europea decida di > sospendere realmente il suo accordo di cooperazione e per questo invitiamo a > sottoscrivere l’iniziativa delle e dei cittadini europei al sito > https://www.justiceforpalestine.eu/ > > Ricordiamo Paola De Ferrari, fondatrice e animatrice dell’Archivio dei > Movimenti, che ha sempre avuto attenzione nei nostri confronti e ha inserito > la nostra iniziativa nel libro No war. > > https://www.facebook.com/events/972775805086508   No War! Storie e documenti del movimento pacifista – Dalla prima marcia Perugia-Assisi al G8 di Genova, dalla protesta contro la Mostra navale bellica ai progetti di riconversione industriale al boicottaggio dei portuali genovesi contro le navi delle armi, dai missili di Comiso alle Donne in Nero, dall’obiezione di coscienza agli interventi umanitari nei territori in guerra. A partire dai documenti d’archivio, attraverso le analisi storiche e, soprattutto, le testimonianze degli attivisti, questo libro ripercorre oltre sessant’anni di lotte pacifiste e nonviolente. Ne emerge il ritratto di un movimento, complesso e variegato nelle sue diverse anime – cristiana, laica e radicale, femminista, comunista – che nonostante sempre nuove difficoltà non ha mai smarrito la strada del suo impegno. Saggi, testimonianze e contributi di Gianni Alioti, Franco Barchi, Norma Bertullacelli, Antonio Bruno, Andrea Chiappori (Comunità di Sant’Egidio), Peppino Coscione, Francesca Dagnino, Paola De Ferrari, Riccardo Degl’Innocenti, Bruno Gabrielli (Chiesa valdese), Greenpeace Genova, Monica Lanfranco, Pietro Lazagna, Fabrizio Lertora (Laborpace Caritas), Riccardo Marconcini, Cirilla-Augusta Mazza (Caschi Bianchi), Silvia Neonato, Vittorio Pallotti (Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale), Alfredo Remedi, Carla Sanguineti, Piero Tubino, Mao Valpiana. [Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale APS / 1 aprile 2021] Maddalena Brunasti
April 16, 2026
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