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Villini storici sempre più a rischio (con la modifica della Carta per la Qualità)
Dall’elaborato G2 vigente Non c’è pace per il patrimonio storico architettonico della Capitale. Palazzi e villini privati che fanno parte del Paesaggio, della storia e dell’identità di Roma, offrendo un contributo di bellezza che rende unica al mondo la nostra città, se hanno la disgrazia di trovarsi in zone molto appetibili dal punto di vista immobiliare rischiano la demolizione, per permettere una ricostruzione con una maggiore provvista di cubature e una migliore distribuzione degli spazi.  Finora sono state una minima difesa da demolizioni indiscriminate le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano Regolatore vigente, e soprattutto la Carta per la Qualità, che fa parte del PRG, con gli elaborati G1 e G2 – Guida per la qualità degli interventi– [1], che garantivano che le trasformazioni edilizie di immobili di particolare pregio, non soggetti al vincolo della Soprintendenza statale, fossero sottoposti al parere e alle indicazioni della Sovrintendenza capitolina, per evitare che le caratteristiche che rendevano necessario preservarli non fossero stravolte e, a maggior ragione, che gli edifici non potessero essere distrutti. Via Ticino dopo la demolizione e ricostruzione Si erano già verificati dei casi di “villini” demoliti – Via Ticino [2]– o a rischio demolizione – Villa Paolina [3]– che avevano fatto insorgere associazioni e opinione pubblica e che avevano evidenziato la necessità di una normativa più stringente per tutelare singoli edifici e le “morfologie”, insieme di edifici e spazi (come giardini, strade e piazze): un paesaggio da preservare da interventi incongrui. Una prima crepa si è insinuata in queste buone intenzioni in occasione delle modifiche delle NTA del PRG adottate dall’Assemblea capitolina l’11 dicembre 2024, quando un maldestro inserimento, su cui Carteinregola e altre associazioni si sono immediatamente mobilitate, ha cancellato – per ora non ancora definitivamente – l’eccezione prevista per gli elementi in Carta per la Qualità, rispetto agli interventi edilizi più impattanti, fino alla demolizione e ricostruzione [4]. Villino Pizzamiglio Via dei Ramni- Foto AMBM Ci avevano rassicurato le parole dell’Assessore in occasione di un incontro pubblico del febbraio scorso [5] che assicuravano  un ripensamento rispetto a quella modifica controversa, ma ci duole constatare che evidentemente la volontà di restringere le tutele della Carta per la Qualità non sembra essere  venuta meno. Infatti una recente proposta di Delibera approvata dalla Giunta [6] che andrà al voto dell’Assemblea Capitolina, nell’aggiornamento dell’elaborato G2 (Guida alla Qualità degli Interventi) ha inserito una modifica che può sfuggire ai più, con la quale rientra dalla porta la demolizione e ricostruzione di “villini storici”, rimandando a una costituenda Commissione la valutazione degli interventi edilizi sugli immobili nella Carta. Villino per la Coperativa Ars – Viale Carso Foto AMBM Il 2 maggio scorso l’Associazione Carteinregola ha inviato la lettera in calce al Sindaco Roberto Gualtieri, all’Assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, al Presidente della Commissione Urbanistica Tommaso Amodeo e alle Consigliere e ai Consiglieri della Commissione Urbanistica, che riportiamo in calce, chiedendo “di voler escludere dalle modifiche adottate alle NTA del PRG, una categoria di intervento impattante come la demolizione e ricostruzione per quanto riguarda  gli immobili inseriti nella Carta per Qualità“. Lettera che a oggi non ha ancora avuto alcuna risposta. LA LETTERA INVIATA IL 2 MAGGIO 2026 CON OGGETTO: RICHIESTA MODIFICA NUOVO INSERIMENTO PARAGRAFO “VILLINI STORICI” A INTEGRAZIONE DEL CAPITOLO 4D DELLA PARTE II  DELL’ELABORATO G2 GUIDA PER LA QUALITÀ DEGLI INTERVENTI Il 12 marzo 2026 la Giunta capitolina ha approvato la 34a Proposta (D.G.C. n. 19) “Approvazione delle modifiche agli elaborati gestionali G1.“Carta per la qualità” e G2.“Guida per la qualità degli interventi” – Aggiornamento 2025, pubblicati ai sensi dell’art. 2, comma 6, delle NTA vigenti, integrati con i riscontri alle memorie/osservazioni pervenute a seguito della medesima pubblicazione e con le segnalazioni degli uffici capitolini” da sottoporre al voto dell’Assemblea Capitolina. All’interno dell’allegato 2 “segnalazioni d’ufficio” è inserita una nuova scheda: G2. Guida per la qualità degli interventi – “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II, che si riporta  integralmente di  seguito, nel quale, al paragrafo “Indicazioni per la conservazione e la trasformazione” sono inserite le “Categorie di intervento applicabili: Manutenzione ordinaria, Manutenzione straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione Edilizia”. Quest’ultima, come è noto, comprende anche la “demolizione e ricostruzione”, e infatti più oltre, si legge: “La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna, qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili (…)”. L’Associazione Carteinregola, già in occasione dell’adozione delle modifiche alle NTA del PRG nel 2024, ha ripetutamente fatto presente i rischi in merito alla demolizione e ricostruzione (DR) degli immobili censiti nella Carta per la Qualità. In particolare ha segnalato le conseguenze della previsione di modifica dell’ Art. 16 comma 3 delle Norme Tecniche di Attuazione del PRG adottate dalla  Delibera 102/2024 che introduce che  “ Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. Poiché in ogni tessuto è ammessa la DR, appare evidente che tale prevalenza consentirebbe un indiscriminato ricorso alla demolizione di edifici storici censiti nella Carta per la qualità per effettuare remunerative operazioni immobiliari, azzerando l’impegno pluridecennale dell’amministrazione capitolina per la salvaguardia degli elementi storici e identitari di Roma. Un impegno per preservare immobili e morfologie che non sono oggetto di tutela della Soprintendenza statale ma che – per usare le stesse parole dell’allegato in oggetto – hanno “un valore architettonico, tipologico e culturale, in quanto testimonianze superstiti del processo edilizio, del gusto e del modo di vivere di un’epoca e contributo essenziale alla formazione di tessuti urbani di elevata omogeneità e qualità urbana”. La modifica che si intende introdurre nell’elaborato G2 (Guida alla qualità degli interventi) prevede la possibilità della Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, seppure “preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili”. Da G2 vigente, sezione 4D Facciamo presente che i cosiddetti “villini” attualmente sono inseriti nel capitolo 4d della parte II dell’ Elaborato G2 alla  voce 2) “opere di rilevante interesse architettonico e urbano”, che “comprende oggetti di varia natura” a partire da “edifici residenziali”, categoria nella quale, come specificato nelle relative  “indicazioni per la conservazione e la trasformazione”, “sono consentiti solo gli interventi della gamma compresa tra la Manutenzione ordinaria e il Restauro risanamento conservativo, ma possono essere permessi anche interventi di ristrutturazione edilizia di tipo RE1 [Ristrutturazione edilizia finalizzata alla preservazione, ripristino e valorizzazione NDR] senza variazioni di tipologia e di sagoma ma con modifiche esterne quando una specifica indagine sullo stato di manutenzione e sulle modalità d’uso del manufatto, mostri la necessità di questo genere di operazione. In qualche caso, ad esempio, quando fosse necessario adeguare edifici pubblici a nuove esigenze, riconvertirli a nuove funzioni e consentita anche la R1 con variazione di tipologie di sagoma, ma con grande cautela per giustificati motivi”.  Quindi  l’inserimento che ora si propone  renderebbe, di fatto, l’imponente e oneroso lavoro di censimento che è stato realizzato dalla Sovrintendenza Capitolina e dall’Università “La Sapienza” un mero esercizio retorico privo di efficacia in termini di salvaguardia. Non riusciamo a comprendere la necessità e le motivazioni di tale inserimento nell’elaborato G2, dato che gli aggiornamenti periodici della Carta per la Qualità consentono già di stralciare quegli immobili che hanno perso le caratteristiche originali o che sono stati “demoliti o riconosciuti come errori materiali o privi dei requisiti relativi alla specifica classe e tipologia”; in caso contrario, perché inserire o mantenere tali elementi nella Carta per la Qualità, se poi possono essere distrutti? Chiediamo alle più alte istituzioni capitoline, a cui spetta anche la responsabilità di istituire e applicare regole per la tutela del patrimonio collettivo e per l’identità storica e culturale della città, di non introdurre tale integrazione nell’ Elaborato G2, e di voler escludere dalle modifiche adottate alle NTA del PRG, una categoria di intervento impattante come la demolizione e ricostruzione per quanto riguarda  gli immobili inseriti nella Carta per Qualità. E vogliamo fare presente che non rassicura la sottoposizione di interventi irreversibili a Commissioni e Tavoli, inevitabilmente soggetti alla discrezionalità personale, alle pressioni, e al contenzioso in sede giudiziaria, se possono prendere decisioni che annullano l’importantissimo e accurato lavoro svolto dagli uffici preposti nelle istruttorie per individuare quegli immobili di particolare pregio che meritano di essere tramandati alle generazioni che verranno. (in calce una osservazione del Presidente Caudo e la nostra risposta) (dalla Decisione di Giunta 19/2026) G2. Guida per la qualità degli interventi – paragrafo “Villini storici” a integrazione del capitolo 4d della parte II Descrizione degli elementi In questa classe sono compresi gli edifici puntiformi individuati nell’arco temporale 1870- 1945, a cui è stato riconosciuto, ad esito di uno studio di selezione basato su ricerche bibliografiche e d’archivio, un valore architettonico, tipologico e culturale, in quanto testimonianze superstiti del processo edilizio, del gusto e del modo di vivere di un’epoca e contributo essenziale alla formazione di tessuti urbani di elevata omogeneità e qualità urbana. Il villino è una tipologia edilizia introdotta nella seconda metà dell’Ottocento per rispondere alle esigenze delle nuove classi sociali in ascesa; concepito come casa mono o plurifamiliari, comprende edifici isolati all’interno del proprio lotto di pertinenza e circondati da giardini privati più o meno estesi. La tipologia edilizia del villino compare ufficialmente nel Piano Regolatore del 1909 di Sanjust che prevedeva che venissero costruiti tutti intorno alla città tre tipi di abitazioni denominati “fabbricati”, “villini” e “giardini”. La differenziazione tipologica serviva ad evitare un’espansione a “macchia d’olio” della città alternando zone ad alta densità con altre a bassa intensità e diveniva pertanto uno strumento di pianificazione urbanistica. Il controllo della densità abitativa dei nuovi quartieri si fondava proprio sull’alternanza di edilizia intensiva ed edilizia estensiva. Pertanto, il villino, a Roma non è solo una tipologia costruttiva singolare a servizio della borghesia, come accade in tutte le città italiane, ma rappresenta uno strumento di pianificazione che caratterizza la scala urbana di intere aree della città. Negli anni ’20 del secolo scorso, questa tipologia, soprattutto nella sua variante di “casetta economica” viene ampiamente usata, al punto da caratterizzare interi quartieri di espansione, e da divenire la tipologia adottata in prevalenza nelle cosiddette Borgate-città Giardino, per la realizzazione della “città dei lavoro e dei lavoratori” Il panorama del villino appare quindi piuttosto variegato, sia in rapporto alla dimensione delle opere che alla ricchezza della loro architettura, e propone una gamma di esempi di qualità variabile: l’edilizia povera ma dignitosa di edifici quasi popolari e quella al contrario di lusso elevato negli  esempi in cui il villino si avvicina a essere una piccola villa urbana. Sebbene li villino sia adeguatamente rappresentato anche da esempi autoriali di alto livello architettonico, il panorama di questo tipo edilizio a Roma annovera centinaia di edifici che hanno valore sistemico piuttosto che singolare, in quanto  all’origine di intere parti di città da questi caratterizzate. L’edificio ha un’altezza generalmente compresa tra i due e i cinque piani fuori terra, così da mantenere una scala umana e domestica lontana dalla monumentalità dei palazzi nobiliari, ed è circondato da giardini di profondità non inferiore a quattro metri. Quanto alla tipologia del villino essa è estremamente varia tanto da comprendere vari stili  architettonici (neoclassico, neogotico, eclettico, razionalista) In questi progetti la capacità di qualificare a livello costruttivo e decorativo sia l’architettura che la scena urbana rappresenta anche la testimonianza dello stretto rapporto che legava le maestranze edili e i collaboratori artistici, il mondo professionale e quello dell’arte decorativa. L’obiettivo principale dell’identificazione della classe “Villini storici” all’interno dell’elaborato gestionale G1. Carta per la Qualità è di assicurare la salvaguardia delle  testimonianze del passato, in cui si riflette l’evoluzione e la stratificazione dell’insediamento urbano, consentendo sia l’adeguamento alle esigenze dell’abitare contemporaneo mediante opere di manutenzione, restauro e ristrutturazione edilizia compatibili, sia il rinnovo del patrimonio edilizio corrente meno qualificato, finalizzato, ad esempio, ad un miglioramento delle prestazioni ambientali ed energetiche. Pertanto, si definiscono i criteri e le modalità operative in considerazione dell’analisi delle caratteristiche specifiche delle tipologie edilizie e del tessuto urbano, attribuendo a ciascuna parte livelli differenziati di tutela e trasformabilità, proporzionati al valore e alle caratteristiche storico-tipologiche riscontrate. La tutela dei caratteri tipologici è finalizzata al riconoscimento degli elementi strutturanti, quali il rapporto tra edificio, spazi aperti/giardino e strada pubblica, nonché le altezze e le articolazioni volumetriche. Tali aspetti costituiscono infatti l’espressione di un vero e proprio “sistema urbanistico”, la cui conservazione e analisi risultano utili per la riprogettazione, a diverse scale, del contesto circostante e dello spazio urbano, in una prospettiva di salvaguardia più evoluta e complessa. Indicazioni per la conservazione e la trasformazione Fermo restando l’obbligo di acquisire i pareri di cui all’art. 16, commi 9 e 10, delle NTA del PRG vigente, le categorie di intervento consentite si intendono, di norma, coincidenti con quelle previste per i tessuti urbani nei quali gli edifici risultano localizzati. Categorie di intervento applicabili: Manutenzione ordinaria, Manutenzione straordinaria, Restauro e Risanamento Conservativo, Ristrutturazione Edilizia. Le categorie di intervento non son applicabili in modo automatico: la loro ammissibilità deve essere accertata mediante un processo di verifica che tenga conto non soltanto degli aspetti tecnici, ma anche, e soprattutto, del valore documentale e testimoniale del bene. Tale valutazione riguarda, in particolare, il grado di trasformabilità dell’edificio rispetto ai suoi caratteri tipologici, architettonici e stilistico-decorativi, quali fattori che ne determinano il valore storico e identitario. In questo senso, ogni intervento deve porsi l’obiettivo prioritario di preservare gli elementi qualificanti degli edifici e delle relative aree di pertinenza, salvaguardando la coerenza formale e materica e garantendo la continuità del rapporto con il contesto urbano e paesaggistico. La redazione del progetto deve essere, dunque, preceduta e accompagnata da un’analisi storico-critica approfondita dell’edificio oggetto di intervento, finalizzata a verificare e documentare tutti i valori che lo caratterizzano: urbanistici, morfologici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, decorativi e artistici. Tale analisi deve estendersi non soltanto al nucleo originario dell’edificio, ma anche alle eventuali aggiunte e modifiche intervenute nel tempo, in modo da restituire un quadro complessivo della sua evoluzione. È necessario evidenziare, da un lato, gli elementi tipologici, architettonici, stilistici e decorativi che ne costituiscono i caratteri distintivi, e, dall’altro, le manomissioni o alterazioni che hanno compromesso l’organismo originario. Sulla base di questo processo conoscitivo sono definiti, caso per caso, in maniera puntuale il livello di trasformabilità dell’immobile e le modalità di intervento più adeguate, nel rispetto della sua identità storica e formale, ma anche in coerenza con le esigenze di adeguamento funzionale e abitativo contemporaneo; gli interventi possono essere soggetti a limitazioni o prescrizioni puntuali, che orientano le modalità operative  verso soluzioni rispettose delle caratteristiche originarie dell’edificio. In particolare, gli interventi sull’organismo edilizio, sulle sue Componenti e sulle relative pertinenze devono attenersi agli obiettivi specifici , alle prescrizioni e alle limitazioni d1 seguito riportate: – Conservazione dei caratteri strutturanti, quali il rapporto tra edificio, spazi aperti/giardino e strada, l’altezza massima e la configurazione volumetrica. – Conservazione dei caratteri architettonici e costruttivi originari delle unità edilizie, qualora ne sia verificata la permanenza, nonché della composizione dei prospetti; – Conservazione delle facciate, comprensive delle superfici di finitura e del disegno degli infissi, con particolare attenzione agli elementi di valore formale e ai dettagli architettonici e decorativi se presenti – Conservazione/manutenzione degli spazi aperti, eventualmente ripristinando e/o aumentando la permeabilità dei suoli mediante l’eliminazione/sostituzione delle pavimentazioni bituminose o incongrue; – Conservazione/recupero/ripristino dei giardini storici/storicizzati, mantenendo gli elementi caratteristici, anche se aggiunti all’impianto originario in epoca successiva, quali passaggi esterni coperti o gazebi ottocento-primonovecenteschi; – Conservazione/manutenzione delle recinzioni, cancellate e muri perimetrali originari, se presenti, in quanto parti costitutive di un insieme unitario con le costruzioni; – Conservazione della sagoma degli edifici, fatta eccezione per l’eliminazione delle superfetazioni e per le modeste modifiche funzionali alle coperture, oltre agli adeguamenti strettamente necessari all’inserimento di impianti di sollevamento destinati al superamento delle barriere architettoniche. Nel rispetto delle limitazioni sopra indicate, sono consentiti: – Accorpamenti e frazionamenti delle unità immobiliari, in conformità alla normativa di settore nonché ai requisiti per l’edilizia residenziale riguardanti l’articolazione e il dimensionamento dei vani; -Eliminazione delle barriere architettoniche, previa verifica delle soluzioni tecniche e con l’adozione dei dispositivi maggiormente compatibili con le caratteristiche tipologiche e architettoniche dell’edificio; – Interventi finalizzati al risparmio energetico tali da garantire la compatibilità con i caratteri tipologici e architettonici dell’edificio e con gli elementi decorativi esistenti; Adeguamenti sismici e tecnologici tali da garantire la compatibilità con i caratteri tipologici e architettonici dell’edificio e con gli elementi decorativi esistenti. La redazione dei progetti relativi ad interventi di Ristrutturazione Edilizia con demolizione e ricostruzione  nonché tutti gli interventi di rilevanza esterna, qualora consentiti dalla disciplina di Tessuto ai sensi delle NTA vigenti, deve essere preceduta da attente analisi e letture storico-critiche sviluppate a seconda delle caratteristiche specifiche dell’edificio e del tipo di intervento e strutturate in relazione alle seguenti variabili: • categoria di intervento: descrizione dettagliata delle opere previste (demolizione, ricostruzione, ampliamento, ecc.) nell’ambito delle categorie d’intervento definite dalle NTA del PRG e dalle norme vigenti; • caratteri distintivi e stilistici dell’edificio: nell’ambito della classe “villini storici” che include una gamma di esempi molto ampia e con caratteristiche differenti, identificazione della variante di appartenenza (numero di piani, articolazione degli ambienti, presenza di elementi decorativi, ecc); • caratteri strutturanti e caratteri architettonici e costruttivi originari: individuazione di tutti gli elementi originari preesistenti e permanenti che concorrono alla definizione della tipologia e del “sistema urbanistico” di riferimento; • parti dell’immobile interessate dall’intervento: descrizione analitica delle componenti edilizie, degli spazi aperti di pertinenza e degli eventuali altri elementi oggetto dell’intervento. Inoltre, gli studi devono riguardare l’edificio originario e le eventuali aggiunte o modifiche ed evidenziare sia gli elementi tipologici, architettonici, stilistici, decorativi distintivi dell’edificio, che le manomissioni o alterazioni intervenute rispetto all’organismo originale. Villino Via di Villa Sacchetti G2 FOTO AMBM (a corredo dell’articolo alcune immagini di edifici inseriti nella Carta per la Qualità) Riceviamo e pubblichiamo una risposta di Giovanni Caudo, capogruppo di Roma Futura,  Presidente della Commissione PNRR e Assessore all’Urbanistica della Giunta Marino (21 maggio 2026): In merito al post sul rischio della demolizione e ricostruzione degli edifici in Carta per la Qualità mi preme segnalare che nella variazione delle NTA si è realizzato un vulnus che come dichiarato anche dall’Assessore è destinato ad essere corretto nella fase di controdeduzioni alle osservazioni alle NTA. Infatti, la variazione delle NTA prevederebbe che nel caso di edifici vincolati dallo Stato la demolizione e ricostruzione sia soggetta al parere della Soprintendenza Statale, per gli edifici senza alcun vincolo la demolizione e ricostruzione sia sottoposta al parere del COQUE, mentre per gli edifici in Carta per la Qualità non sarebbe previsto nessun parere. Si tratta, come è evidente, di un esito illogico e non voluto di modifiche non coerenti e che sarà oggetto di correzione nel prossimo passaggio in Aula Giulio Cesare. Per gli edifici in Carta per la Qualità nel caso di demolizione e ricostruzione la correzione prevederà l’obbligo preventivo del parere della Sovrintendenza. In questo senso le modifiche apportate alla tavola G2 non comportano alcun abbassamento del livello di tutela.” Il  commento di Carteinregola Apprendiamo con soddisfazione che un aspetto delle modifiche alle  NTA adottate l’11 dicembre 2024  che ci aveva visto fortemente contrari proprio per i rischi per il nostro patrimonio storico architettonico sia oggetto di ripensamento. Tuttavia non concordiamo con il Presidente Caudo  sul fatto che le modifiche introdotte dalla Proposta di Delibera  nel G2 Guida per la qualità degli interventi, oggetto del nostro articolo e del nostro allarme, “non comportino alcun abbassamento del livello di tutela”. La vera domanda è : se un edificio in Carta per la qualità può essere abbattuto e ricostruito, che senso ha inserirlo nella Carta per la qualità? Tanto più che gli edifici che non hanno più le caratteristiche di interesse storico e culturale possono, da sempre, essere stralciati dalla Carta e a quel punto vengono trattati come tutti gli altri edifici. E’ estremamente pericoloso inserire nel G2 “Guida alla Qualità degli Interventi” la possibilità che edifici in Carta per la Qualità vengano demoliti e ricostruiti, o anche pesantemente ristrutturati. Peraltro tutto il censimento della CpQ (allegato G1) è stato verificato, emendato, e aggiornato due volte negli ultimi quattro anni. Che senso ha mettere ora in dubbio la validità del lavoro fatto dai tecnici e dagli universitari? Sta all’Amministrazione proseguire sulla meritevole strada intrapresa di aggiornamento biennale del censimento.  E c’è un altro aspetto da segnalare: il parere della sovrintendenza Capitolina è  previsto per la “Ristrutturazione Edilizia” con modifica di sagoma, sedime, prospetto e delle caratteristiche tipologiche e plano-volumetriche. Un edificio di grande qualità architettonica, quali sono tutti quelli censiti in Carta per la Qualità,  non solo non deve essere demolito e sostituito, ma non deve neanche essere stravolto nelle sue caratteristiche tipologiche e formali. Infine una delle “invenzioni” più importanti del PRG del 2008 sono le “Morfologie”, il primo elemento tra quelli elencati all’art. 16 delle NTA, che rischia, se non verrà emendato il testo adottato, di perdere ogni capacità di tutela del paesaggio urbano di pregio. Continuiamo quindi a non comprendere la necessità di inserire nelle regole pensate per salvaguardare immobili di pregio la possibilità della loro distruzione.Anche se sottoposta al parere dell’ennesima costituenda Commissione. (Susanna Le Pera e Anna Maria Bianchi) Il 22 maggio è pervenuta anche una risposta dell’Assessore Veloccia, vedi Villini storici a rischio: la lettera dell’Assessore Veloccia a Carteinregola (e la nostra replica) del 25 maggio 2026 Vedi anche *  Modifiche al PRG cronologia materiali * Il video del webinar – Modifiche al Piano regolatore: quale interesse pubblico? 2 dicembre 2024 al comma 3 dell’articolo 16 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore  è aggiunto al testo vigente: “Nel caso di contrasto tra le indicazioni dell’elaborato G2 e le categorie d’intervento e le destinazioni d’uso riportate nelle norme di tessuto, prevalgono quest’ultime”. * Modifiche PRG: il video del webinar sulla Carta per la Qualità 24 gennaio 2024 *  Piano Casa e legge di rigenerazione urbana- cronologia e materiali  20 maggio 2026 (ultima modifica 26 maggio 2026) Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE [1] vedi La Carta per la Qualità La Carta per la Qualità è un elaborato gestionale del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma, approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione n. 18 del 12 febbraio 2008 e divenuto vigente con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio del 14 marzo 2008. È costituita da 34 fogli in scala 1:10.000 (allegato G1) e dalla “Guida per la Qualità degli interventi” (allegato G2). È possibile consultare gli elaborati al link www.urbanistica.comune.roma.it scarica G2. Guida per la qualità degli interventi 2008 vedi il sito del Dipartimento Urbanistica Elaborato gestionale G1. “Carta per la Qualità” – II fase – Aggiornamento 2025 [2] Vedi Via Ticino non è che l’inizio: arrivano gli effetti del Piano casa della Regione Lazio di Paolo Gelsomini 12 gennaio 2018 [3] vedi Villa Paolina è (quasi) salva 21 giugno 2019 vedi anche l’lniziativa di Carteinregola 10 parole per l’urbanistica del 1 luglio 2019 “Conoscere il PTPR per tutelare il Paesaggio” con un focus su tutela del Paesaggio urbano e in particolare del centro storico e della città storica, sala della Parrocchia di San Saturnino  (> vai al programma) [4] Scarica 102a Proposta (Dec. G.C. n. 53 del 13 giugno 2023) Adozione, ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 1150/1942 e L.R. n. 19/2022, della variante parziale alle Norme Tecniche di Attuazione del PianoRegolatore Generale vigente, approvato con Deliberazione di Consiglio Comunale n. 18 del 12 febbraio 2008. Vedi Adozione Modifiche NTA PRG – ART. 16 Carta per la Qualità 8 febbraio 2025 vedi Modifiche NTA Modifiche Piano Regolatore: la Carta per la qualità diventa Carta straccia 25 marzo 2025  Vai al confronto tra il testo del PRG vigente, le modifiche adottate dalla Giunta nel giugno 2023 e le modifiche della Delibera adottata dall’Assemblea l’11 dicembre 2024 Vai alle Osservazioni di Carteinregola alle NTA del PRG adottate – inviate il 3 aprile 2025 [5] vedi l’intervento dell’Assessore Veloccia al convegno di AVS del 18 febbraio scorso sulle modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano regolatore  Modifiche alle NTA del PRG, a che punto siamo (con un intervento dell’Assessore Veloccia) [6] vedi Decisione di Giunta del 12 marzo 2026 34a Proposta (D.G.C. n. 19) “Approvazione delle modifiche agli elaborati gestionali G1.“Carta per la qualità” e G2.“Guida per la qualità degli interventi” – Aggiornamento 2025, pubblicati ai sensi dell’art. 2, comma 6, delle NTA vigenti, integrati con i riscontri alle memorie/osservazioni pervenute a seguito della medesima pubblicazione e con le segnalazioni degli uffici capitolini”  [SCARICATA DAL SITO ISTITUZIONALE SEZIONE ODG E PROPOSTE ASSEMBLEA CAPITOLINA]
May 20, 2026
carteinregola
Ex Mercati Generali, parabola esemplare dell’urbanistica della Capitale
Foto AMBM 28 2 2026 Il Dossier di Carteinregola sulla vicenda degli ex Mercati Generali La destinazione degli ex Mercati generali sull’Ostiense, VIII municipio, da mesi  è uno dei fronti più caldi dei conflitti che vedono contrapposti cittadini e realtà territoriali  e Amministrazione capitolina. Una trasformazione di un pezzo di città pubblica cominciata più di vent’anni fa e mai conclusa,  su cui incombe un progetto  nel quale  la stragrande maggioranza delle funzioni sono destinate al profitto, con  ben pochi vantaggi pubblici e una concessione  a privati per 60 anni. Carteinregola si schiera dalla parte di chi chiede a gran voce di fermare l’operazione e di ripensare a un progetto di autentico  interesse pubblico, insieme alla cittadinanza. SOMMARIO * Dal Progetto Urbano Ostiense-Marconi  alla prima convenzione con il privato * Le ripetute  richieste di modifica da parte del Concessionario * Arriva lo Stop dell’ANAC * La linea politica della Giunta Gualtieri e la nuova proposta di adeguamento del vecchio concessionario * Perché riteniamo che la nuova proposta di adeguamento del concessionario non rispetti le condizioni del bando e soprattutto non sia di interesse pubblico * Le Manifestazioni, le conferenze urbanistiche civiche e la Diffida al Comune * Le domande di Carteinregola La concessione riguarda un’estesa area di proprietà comunale – 8,5 ettari – nel cuore della città, a pochi passi da Piramide e dalla stazione Roma-Lido,   un progetto che si trascina da 27 anni –  tanti  sono trascorsi dalla prima delibera di Consiglio comunale – passando attraverso 5 consigliature: Sindaco Veltroni (centrosinistra), Sindaco Alemanno (centrodestra), Sindaco Marino (centrosinistra), Sindaca Raggi (Movimento Cinque Stelle), Sindaco Gualtieri (centrosinistra). DAL PROGETTO URBANO OSTIENSE-MARCONI  ALLA PRIMA CONVENZIONE CON IL PRIVATO Nel 1999 il Consiglio Comunale approva il Progetto Urbano Ostiense Marconi  che prevede di trasformare lo storico  complesso mercatale – poi spostato a Guidonia nel 2002 – destinandolo a “servizi pubblici, verde, attrezzature ed infrastrutture” con “l’inserimento di funzioni urbane universitarie”, per poi virare,  dopo la rinuncia della vicina Università Roma Tre, su “ un nuovo centro di aggregazione giovanile, nel quale, a fianco di attività formative e culturali”  sia“proposta un’ampia gamma di attività ricreative e di intrattenimento, con l’obiettivo di creare luoghi di incontro per la comunità”. Con quella prospettiva si istituisce  una nuova sottozona urbanistica del Piano Regolatore “M7- area degli Ex Mercati Generali”[i],  destinata a servizi generali e locali sia pubblici che privati. Nel  2003 è pubblicato il bando di gara[ii], che si conclude con l’assegnazione  della  concessione al Raggruppamento Temporaneo di Impresa (RTI) guidato da  Lamaro Appalti S.p.A. (in seguito la RTI si trasformerà in  Sviluppo Centro Ostiense S.r.l., ), nel 2006 è stipulata la convenzione[iii], che prevede  “l’ obbligo di concludere i lavori entro dicembre 2015”[iv]– , obbligo mai  rispettato, dato che “a oggi risulta realizzato solo il 25,7% dell’opera”-  e un canone annuo per il Comune  di 165.000 euro –  mai versati, dato che sarebbe scattato  “al completamento del 30% dei lavori”[v]. LE RIPETUTE  RICHIESTE DI MODIFICA DA PARTE DEL CONCESSIONARIO ex mercati progetto 5 10 2005 da archilovers Comincia così una lunga storia, fatta di ripetute richieste di modifiche e integrazioni avanzate dal concessionario, con aumento dell’importo dell’intervento, spostamento dei termini di conclusione dei lavori, ridistribuzione delle volumetrie e cambi di destinazione, a fronte di una progressiva riduzione dei vantaggi pubblici e dei servizi per la cittadinanza. A scorrere la cronologia della vicenda[vi]  e a leggere  gli  atti amministrativi che si sono susseguiti, colpisce che ogni nuova proposta del concessionario sia stata accettata dalle diverse Amministrazioni  con motivazioni che facevano proprie  quelle del privato,  in particolare quelle riguardanti la remuneratività dell’intervento. Nel 2009 è approvato il progetto definitivo[vii],  ma poco dopo il Concessionario  “chiede l’affidamento in proprio favore dei lavori relativi all’edificio “E”[viii], prima escluso dall’intervento[ix], che viene inserito nel 2010 con una “Variante innovativa”, che l’amministrazione approva il 2 agosto 2012 in cambio di  “nuovi oneri assunti dal Concessionario per la progettazione ed esecuzione dei lavori di riqualificazione dell’edificio “E” e degli interventi sulla viabilità esterna”. “Per garantire il riequilibrio del piano economico-finanziario…vista l’impossibilità di un aumento della S.U.L. e delle volumetrie previste dal P.R.U. Ostiense-Marconi” si effettua  “una rimodulazione delle funzioni previste all’interno di alcuni edifici…e una revisione dei limiti quantitativi percentuali delle funzioni fissati nel  2003”, considerati  “adeguamenti funzionali” che “appaiono indispensabili per far fronte ai mutamenti urbani e alle trasformazioni sociali ed economiche medio tempore intervenuti, poiché in caso contrario, consistenti spazi del complesso rischierebbero di essere sottoutilizzati, compromettendo pesantemente la redditività dell’investimento sorretta esclusivamente dai risultati della gestione”[x].  La nuova convenzione integrativa “modifica  parzialmente l’oggetto delle opere da eseguire, elevandone l’importo, modificandone le tempistiche, spostando  il decorrere  della durata della concessione dalla stipula della variante (2.8.2012) mentre le opere, come modificate, dovrebbero essere completate e messe in funzione entro il dicembre 2015“.  I “servizi per la cultura e il tempo libero” che da  Bando e Delibera di Consiglio comunale dovevano essere non inferiori al 35% della superficie,  scendono al 27,69%[xi] e lì restano in tutti gli atti  successivi, fino a oggi. Rendering da slide progetto 2015 Ma tali modifiche  non bastano: a  settembre 2013  il Concessionario presenta una nuova istanza all’Amministrazione che a suo dire  risponde alla  “necessità di rimodulare le destinazioni funzionali al fine di ristabilire l’equilibrio economico-finanziario del progetto; l’istanza è motivata dalle mutate condizioni di mercato sia in senso ampio e generale sia specifiche in relazione al contesto territoriale”[xii]. La rimodulazione prevede una riduzione dei“servizi per la ristorazione” e dei “servizi per il terziario”, a fronte di un incremento della destinazione commerciale, dal previsto “massimo 35%” a più del 45% della superficie[xiii]; è inserita  anche una percentuale destinata a “residenze universitarie” del 5,85%, a prezzi calmierati[xiv]. Tale “Proposta di adeguamento” del progetto del concessionario, approvata dalla Giunta Marino[xv] però non prosegue l’iter, e la pratica viene ereditata dal Commissario Tronca – che riconosce la legittimità dell’atto e i profili di interesse pubblico, ma che rimanda l’approvazione  ai nuovi amministratori che saranno eletti pochi giorni dopo – e quindi dalla successiva Giunta  Raggi, che, a parte l’aggiornamento del Piano Economico Finanziario, lascia immutate le destinazioni previste  e nel settembre 2017 approva il progetto definitivo della Seconda Variante,   autorizzando  la stipula di una seconda convenzione integrativa[xvi]. Stipula che non avverrà mai, per cause non esplicitate negli atti ufficiali, ma di cui si trovano cenni nella Deliberazione del 2022 dell’ANAC [xvii], nella quale  l’Autorità Nazionale Anticorruzione riferisce:“Gli atti approvativi della seconda variante hanno dato luogo ad una serie di vicende giudiziarie, anche di rilievo penale (…) sono emerse concrete criticità nei rapporti tra la concessionaria e la subconcessionaria”[xviii] ARRIVA LO STOP DELL’ANAC L’ANAC comincia a occuparsi della vicenda degli ex Mercati Generali nel gennaio 2022,  e nel successivo settembre invia al Comune di Roma una Deliberazione contenente numerosi rilievi riguardanti “le criticità emerse dall’istruttoria” invitando  il Comune a “comunicare le determinazioni assunte in proposito”. Nel dettagliato documento si fa  presente,  oltre al“grave ritardo nella esecuzione dell’opera”, la “illegittimità della seconda variante”, vista la  notevole divergenza  del progetto con  quanto era stato previsto  dal bando del 2003 [xix],  che renderebbe  necessaria  una nuova gara di evidenza  pubblica. Per ANAC “le motivazioni a base della variante appaiono plasticamente tese a soddisfare esigenze del concessionario, consistenti nel recupero dell’investimento mediante la successiva gestione dell’opera. Tuttavia, tali mutate esigenze si riferiscono ad una diversa valutazione delle condizioni di mercato, che avrebbero consentito al concessionario il recupero dell’investimento (che è rischio assunto dal concessionario). Pertanto risulta inammissibile e illegittima una variante che modifichi in modo sostanziale l’opera originaria, dovendo in tal caso procedersi ad un nuovo affidamento (…)” . E,  sottolinea l’Autorità, “il mutamento delle condizioni di mercato, soprattutto tenuto conto della durata mediamente lunga di una concessione, è elemento fisiologico del rapporto che non giustifica ex se una modifica della concessione” [xx], tanto più che, come evidenziato  nell’articolo 4 della convenzione in essere dal 2003[xxi], tali modifiche potevano essere introdotte solo “…in presenza di circostanze di fatto di diritto imprevedibili non presenti nell’ambito dell’offerta nell’ambito della fase di aggiudicazione della Concessione, comunque tali da determinare in ambo i  casi variazioni degli elementi descritti ed  inclusi nel Piano Economico e Finanziario asseverato e presentato in sede di gara”. Conclude ANAC [xxii]che  la seconda variante “non risponde a nessuna esigenza del concedente e  non è stata ricondotta a nessuna delle tassative ipotesi previste dalla normativa di riferimento” e invita il Comune a comunicare  “le  proprie determinazioni in merito alle criticità rilevate”, entro  il termine del 5 maggio 2023. LA LINEA POLITICA DELLA GIUNTA GUALTIERI E LA NUOVA PROPOSTA DI ADEGUAMENTO DEL VECCHIO CONCESSIONARIO La Giunta Gualtieri, a cui va riconosciuto il trovarsi in una – scomoda  – posizione determinata dall’eredità delle scelte delle amministrazioni precedenti, avrebbe avuto la possibilità di riprendere in mano la situazione e, ripartendo  dai rilievi dell’ANAC, di riportare al centro dell’intervento  l’obiettivo che aveva “dato il la” all’operazione: la riqualificazione di un pezzo di città pubblica, che all’interesse pubblico e ai bisogni dei cittadini avrebbe dovuto principalmente rispondere. Rendering dal sito di Roma Capitale 2025 Invece l’Amministrazione Gualtieri ha preferito rimanere nel solco tracciato in precedenza, lasciando al soggetto privato il compito di rinunciare alla “seconda variante innovativa” e a presentare una Proposta di revisione della concessione, di cui  prende atto, limitandosi a  revocare  il progetto approvato dalle precedenti giunte in quanto “non è più di interesse per l’Amministrazione”[xxiii].   Con la nuova proposta progettuale preliminare presentata il  13 dicembre 2022 il  concessionario manifesta l’intenzione di   “realizzare un Campus studentesco capace di soddisfare il crescente fabbisogno di residenze universitarie e di creare un nuovo polo cittadino dedicato ai giovani studenti preservando gli spazi e le funzioni destinate a cultura e  tempo libero senza modificare le funzioni e le dotazioni e attrezzature pubbliche precedentemente previste” . Con la Delibera di Giunta n. 155  del  5 maggio 2023[xxiv] la Giunta  dichiara le motivazioni  dell’archiviazione del vecchio progetto e dell’ingresso del nuovo, oltre alla risposta ai rilievi dell’ANAC,  con le sempiterne motivazioni dell’interesse del Concessionario, che   avrebbe la necessità di  ridurre   “i servizi per il commercio” il cui incremento adesso è  considerato  “non irrilevante – cioè “eccedente” – rispetto ai limiti quantitativi previsti in fase di gara”. Ma soprattutto – considera la Giunta –  “anche in ragione della pandemia da COVID-19 e del conflitto in corso in Ucraina si registra una flessione dell’interesse al commercio fisico ed in particolare alle grandi strutture di vendita” a cui aggiunge l’interesse  a  “scongiurare situazioni che potrebbero andare a detrimento degli esercizi commerciali di quartiere già provati dalle conseguenze dei citati eventi straordinari”(esercizi di quartiere di cui fino ad allora nessuno si era interessato). Specchietto riassuntivo destinazioni a cura di Carteinregola Ma soprattutto è piuttosto indicativo della linea della Giunta Gualtieri rispetto agli ex Mercati Generali il passaggio della citata Delibera dove si indica  quali sono gli aspetti nei quali  la Giunta considera che sia “potenzialmente ravvisabile” il  pubblico interesse,  “inteso come l’interesse proprio della pluralità e collettività di individui che costituiscono la comunità dei cittadini romani”. Sono  un elenco di 4: al primo posto “l’opportunità di garantire un’imponente riqualificazione urbana nell’area degli Ex Mercati Generali sulla via Ostiense in grado di costituire una nuova centralità della città con potenziali ritorni di immagine, incremento dei turismo a livello cittadino in un  contesto che presenta molte criticità”, a cui segue  “la realizzazione di nuovi edifici e la ristrutturazione di quelli esistenti, parte dei quali destinati a funzioni pubbliche e già acquisiti nella disponibilità dell’amministrazione comunale e sui quali la concessionaria garantirà la manutenzione straordinaria per l’intera durata della concessione”;  quindi “la potenziale creazione di un significativo indotto occupazionale”, chiudendo con la possibilità “di realizzare gli interventi …in termini più rapidi di quelli che occorrerebbero nel caso  se si decidesse di azzerare la procedura fin qui posta in essere e dare avvio ad un nuovo procedimento di affidamento”. A questo  si aggiunge più oltre la considerazione  dell’ “ulteriore difficoltà di reperire le risorse necessarie al ristoro delle ingenti spese fin qui sostenute dall’attuale concessionario”. “Potenziali ritorni di immagine”, “incremento dei turismo”, “difficoltà a  reperire le risorse per rimborsare le spese già sostenute”, argomenti e linguaggio che non ci si aspetterebbe di trovare  sulla bandiera dell’interesse pubblico issata da un’amministrazione capitolina e da un  Municipio che pubblicamente  si avvalgono di ben altri slogan, soprattutto se si riferiscono  alla trasformazione di un enorme pezzo di città pubblica. Quanto al  sempiterno appello ai posti di lavoro, che naturalmente rispettiamo profondamente, troppo spesso abbiamo visto essere il jolly/ foglia di fico di  operazioni ad alto tasso di profitto privato promosse  da amministrazioni di vario colore politico. Nell’elenco non manca nemmeno l’accenno al rischio contenzioso, anche se già  la deliberazione ANAC del 2022 in più passaggi aveva sottolineato il mancato rispetto delle tempistiche da parte del concessionario e le sue responsabilità  nell’eccessivo prolungamento della procedura[xxv]. L’ANAC comunque fin dal maggio 2023 prende atto  del “sostanziale adeguamento” delle raccomandazioni fornite dall’Autorità”, poi ancora nel gennaio 2024 e nell’agosto 2024, quando comunica che “il Consiglio dell’Autorità ha preso atto dell’effettivo superamento delle principali criticità evidenziate e riconosce  l’intendimento dell’amministrazione di proseguire e di dare nuovo impulso alla realizzazione dell’opera nell’alveo delle condizioni originarie, anche progettuali, previste dal bando di gare dal contratto di concessione”.[xxvi] PERCHÉ RITENIAMO CHE LA NUOVA PROPOSTA DI ADEGUAMENTO DEL CONCESSIONARIO NON RISPETTI LE CONDIZIONI DEL BANDO E SOPRATTUTTO NON SIA DI INTERESSE PUBBLICO Pur nel rispetto del  parere istituzionale,  non siamo d’accordo con il giudizio dell’Autorità[xxvii], perché, come il Comitato civico per la tutela dell’area degli ex Mercati generali e molte altre associazioni, cittadini e comitati,  riteniamo che anche il nuovo progetto tirato fuori dal cappello dal concessionario, il “Campus studentesco”  abbia ben poco di interesse pubblico, nel merito e nel metodo. Illustrazioni dalla Relazione illustrativa del progetto di studentato Nel merito, va innanzitutto osservato che la  destinazione “residenze collettive quali studentati”  non è prevista nella sottozona M7 e che  all’art. 6 delle VIGENTI Norme Tecniche del Piano Regolatore   gli studentati rientrano nella categoria “residenziale” e  non “turistico ricettiva” [xxviii]. Tuttavia le modifiche alle  NTA adottate con Delibera di AC l’11 dicembre 2024,  pur lasciando la stessa suddivisione,  introducono una modifica all’Art. 6 che, se mantenuta, cambierà le prospettive delle destinazioni di questa trasformazione (e di molte altre proposte che  potrebbero essere avanzate da privati): infatti nella categoria delle destinazioni d’uso b)Turistico-ricettive nella delibera adotatat è stata  inserita la sottocategoria b2) strutture ricettive extra-alberghiere – in cui rientrano  “ostelli per la gioventù e studentati (con personale e servizi comuni di assistenza alla clientela)[xxix] , che è proprio la fattispecie del nuovo progetto, come del resto della maggior parte degli studentati privati che si stanno realizzando  in città , in cui sono presenti “servizi” di varia natura oltre all’alloggio. Una funzione, lo studentato, che, già introdotta in misura contenuta –  5,85% della superficie  –  nella seconda variante del 2014, nel nuovo progetto è  lievitata fino a decuplicarsi e a occupare  più della metà della superficie, il 61,13%. E qui va subito chiarito un equivoco: gli “studentati” realizzati su una proprietà pubblica possono ricoprire un interesse pubblico solo se sono destinati a tutti gli studenti a prezzi calmierati, magari con quote ulteriormente abbattute per i meritevoli meno abbienti. Qui invece parliamo di alloggi di lusso affittati a prezzi di mercato, che solo per il 20% delle unità[xxx], si dichiarano destinate ad “affitti calmierati”, ma che anche in quel caso prevedono 500 euro al mese a posto letto (in camera doppia, escluso IVA ed eventuali servizi ad hoc”)[xxxi]. Con la beffa di un calcolo del prezzo abbattuto che prende come termine di paragone  le rette di studentati privati di alta fascia e in altre zone ben più prestigiose[xxxii]. E va detto  detto che invece il progetto della  seconda variante (poi non approvato)  prevedeva quantomeno che tutti gli alloggi studenteschi fossero a un prezzo concordato, inferiore del “30% “rispetto all’importo medio richiesto dal mercato per struttura analoga nella stessa zona urbana di cui fa parte il complesso” (anche  le strutture sportive dovevano essere “ assoggettate al regime delle tariffe agevolate e/o all’ uso gratuito da parte delle scuole …”)[xxxiii] Infine: nella Deliberazione della Giunta capitolina n. 334 dell’8 agosto 2025, si legge che si “autorizza alla stipula della nuova convenzione integrativa” “mediante la quale si preveda (…) l’obbligo di destinare lo studentato all’uso esclusivo degli studenti universitari almeno durante i dieci mesi di durata dell’anno accademico e per l’intera durata della concessione”. Quest’ultima specificazione non l’abbiamo ritrovata nella convenzione poi stipulata[xxxiv] Invece l’Amministrazione considera  la “Revisione progettuale” del concessionario   in linea con “l’originaria idea dell’amministrazione per l’area” con  “la trasformazione del complesso in un nuovo Centro di Aggregazione giovanile nel quale, a fianco di attività formative e culturali,  sia proposta un’ampia gamma di attività ricreative e  di intrattenimento, con l’obiettivo di creare un’offerta di luoghi di incontro altamente qualificata”. riepilogo a cura del Comitato Civico per la tutela dell’area degli ex Mercati Ma di quali giovani e di quali studenti stiamo parlando? Di cittadini – a partire dai meno abbienti – o di clienti? Perché la differenza tra un pezzo di città rigenerato per la collettività e  non per il profitto o per offrire servizi ai più ricchi  dovrebbe prevedere la maggior parte delle strutture accessibili gratuitamente o a prezzi accessibili. Il Comitato civico ha calcolato che  solo una esigua parte degli spazi, circa il 6% della SUL totale di progetto, sarà fruibile gratuitamente dai cittadini. Riguardo al metodo,  va detto che il dialogo con il territorio, prima delle decisioni irreversibili, anche in questo caso è stato inesistente. Nessuna partecipazione, e nemmeno informazione, agli abitanti  per condividere la nuova proposta; solo un’ iniziativa poco pubblicizzata  per illustrare  al pubblico il progetto pochi giorni prima  dell’approvazione dell’interesse pubblico da parte dell’Assemblea Capitolina.  Quando si è sparsa la voce,  e  i cittadini si sono mobilitati chiedendo un  confronto prima della sottoscrizione della seconda convenzione integrativa[xxxv],  sono stati ignorati e il Comune ha proceduto  alla stipula con il concessionario il 10 novembre 2025[xxxvi]. Sono persino state autorizzate le ruspe, che  nel gennaio scorso hanno cominciato a distruggere l’area naturalistica che nel frattempo si era formata nella zona  intorno a stagni creati dalle falde sotterranee. Con il montare delle proteste poi, il Comune ha aperto a un confronto organizzando dei tavoli,  troppo tardivo per essere preso sul serio, e troppo bloccato dagli impegni già presi con il concessionario per poter ricostruire speranze e fiducia. LE MANIFESTAZIONI, LE CONFERENZE URBANISTICHE CIVICHE E LA DIFFIDA AL COMUNE Una manifestazione enormemente partecipata ha sfilato il  28 febbraio per le strade che circondano gli Ex Mercati, riuscendo a riunire i tanti comitati cittadini che difendono i propri territori da interventi che, come questo, hanno ben poco di interesse pubblico e molto di operazioni private dei soliti fondi immobiliari. L’ultimo atto è una diffida inviata al Comune il 15 aprile 2026, dove i cittadini del Comitato Civico  sollevano  una serie di obiezioni[xxxvii], di cui la principale è che,  in quella che viene descritta  come una  semplice revisione dell’opera originaria, “il 61,13% della SUL disponibile interesserà un’attività inesistente nelle indicazioni del bando di gara e nella prima variante innovativa”. Si precisa anche che non è rispettata nemmeno   “la percentuale dell’attività per cultura e tempo libero” che resta al 27,69%,  oltre 7 punti sotto  quella minima prevista  dal bando (35%).  Tra i tanti punti sollevati dal  lungo elenco di aspetti critici anche la mancata attivazione del Processo Partecipativo previsto dal Regolamento comunale fin dal 2006 e del “dibattito pubblico “ previsto dal Codice dei contratti pubblici[xxxviii],a cui si aggiungono “i danni ambientali cagionati”. La diffida si conclude con la richiesta di revocare in autotutela gli atti amministrativi assunti in violazione delle normative citate. Come Carteinregola chiediamo, come detto in apertura, che il progetto sia sospeso e sia rimesso sui binari di una trasformazione di un pezzo  di città pubblica all’insegna dell’interesse pubblico e dei bisogni delle persone, soprattutto di quelle meno privilegiate. E che tale trasformazione sia portata avanti all’insegna della trasparenza, dell’informazione e della partecipazione delle cittadine  e dei cittadini, come una Amministrazione che si dice democratica ha il dovere di realizzare sempre, e non solo scrivere nei programmi elettorali.  Come ha osservato Sarah Gainsforth nella conferenza stampa del 15 aprile 2026: non è possibile che in tutti questi anni si sia messo mano al progetto per andare incontro alle esigenze di redditività del concessionario privato rispetto ai cambiamenti delle condizioni di mercato e che i cittadini non abbiamo mai avuto voce in capitolo sulle esigenze del territorio, anche alla luce dei cambiamenti intercorsi in vent’anni , a partire da quelli climatici. a cura di Anna Maria Bianchi Missaglia 28 aprile 2026 Vai a Ex mercati Generali – VIII Municipio – Cronologia e materiali LE DOMANDE DI CARTEINREGOLA Nonostante il via libera dell’ANAC al progetto, a nostro avviso  persistono  numerose criticità che corrispondono ad altrettante domande che rivolgiamo all’Amministrazione: –       Come può ritenersi “coerente con gli obiettivi previsti dal bando di gara” la realizzazione di   uno studentato che occupa il 61,13% della superficie utile con una destinazione che non era prevista dal bando? –       Come mai, vista l’inadempienza del concessionario rispetto ai tempi di realizzazione e di completamento delle opere stabiliti  fin dalla  convenzione del 2006, la convenzione non è mai stata revocata, a maggior ragione dopo la Delibera dell’ANAC? –       Come mai l’Assemblea Capitolina ha  “confermato” la dichiarazione di interesse pubblico di  un progetto così differente dai precedenti, anziché fare una nuova valutazione? –       Come può ritenersi “di interesse pubblico” la realizzazione di   uno studentato destinato per l’80% ad affitto a libero mercato e per il 20% all’ affitto “calmierato” di 500 € a posto letto in camera doppia? Come è possibile che la Giunta, nella Delibera n.155 del 2023 ritenga solo “auspicabile che lo studentato preveda una congrua quota di servizi a canone calmierato al fine di costituire risposta all’esigenze delle fasce sociali più deboli”? Come mai nella Delibera di Giunta  n. 334 dell’8 agosto 2025 che autorizza la stipula della Convenzione è inserito “l’obbligo di destinare lo studentato all’uso esclusivo degli studenti universitari almeno durante i dieci mesi di durata dell’anno accademico e per l’intera durata della concessione”,e nella convenzione del novembre 2025 quest’ultima condizione ci risulta non essere presente (Art. 6 comma 2)? –       Come mai non è stato inserito nella convenzione del novembre 2025 quanto indicato come condizione della destinazione del 5,85%  dalla   seconda variante (poi non approvata) , cioè che tutti gli alloggi studenteschi fossero oggetto di un affitto concordato inferiore del “30% rispetto all’importo medio richiesto dal mercato per struttura analoga nella stessa zona urbana” o o quanto indicato nella “seconda Convenzione Integrativa” del 2017, anch’essa poi non approvata, nella quale era previsto che “nell’ambito della nuova destinazione d’uso turistico-ricettiva…la destinazione prevista nell’edificio “Yb”, che convenzionalmente sarà prevalentemente destinato a fruizione della popolazione studentesca,la gestione dell’attività avrà un doppio regime” e “per i periodi di inattività accademica degli Atenei“,” “ dovrà essere vincolata ad un canone concordato, determinabile nell’importo mensile iniziale di € 290,00 per posto letto [xvi]? –       La destinazione urbanistica della sottozona “M7 Mercati Generali” prevedeva per il complesso  anche  la destinazione turistico-ricettiva, ma tale destinazione nelle NTA del PRG vigente (Art. 6 comma 1 lett a) non comprende gli studentati, che sono inseriti esclusivamente nella categoria “residenziale”. Le modifiche alle NTA  introdotte dalla Proposta della Giunta n.102 del 13 giugno 2023 e adottate dall’Assemblea Capitolina l’11 dicembre 2024 introducono invece una nuova sottocategoria nelle destinazioni  Turistico-ricettive, che comprende anche“studentati con personale e servizi comuni di assistenza alla clientela”, che è la fattispecie degli studentati che ora vanno per la maggiore – perché più remunerativi –  compreso quello del progetto degli Ex Mercati. In ogni caso, perché è stata inserita tale destinazione urbanistica non compatibile con le norme vigenti e comunque ancora sottoposta alle misure di salvaguardia? –       Come mai in tutti questi anni di modifiche del progetto e di adeguamento all’incremento dei costi  non è mai stato modificato il canone annuo che il concessionario avrebbe dovuto corrispondere al Comune, rimasto sempre a 165.000 euro dal 2006? –       Come mai, anche in considerazione del molto tempo trascorso, in seguito  al ritiro del precedente progetto da parte del privato e nella prospettiva della elaborazione di un nuovo progetto,  Comune e Municipio non hanno  ritenuto doveroso avviare preliminarmente una ampia campagna di informazione della cittadinanza, promuovendo progetti partecipati per elaborare una proposta che tenesse conto – quantomeno  anche  – delle esigenze del territorio? 28 aprile 2026 (ultima modifica 10 maggio 2026) Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com -------------------------------------------------------------------------------- NOTE [i] sottozona urbanistica del Piano Regolatore “M7- area degli Ex Mercati Generali” integrata  all’art. 14 delle N.T.A. del P.R.G.; [ii] il 7 novembre 2003 il  Bando di gara  è pubblicato in Gazzetta Ufficiale –il Dipartimento VI Urbanistica avvia la procedura di gara di licitazione privata ai sensi dell’art.89 del RD 23 maggio 1924, n. 827 dell’affidamento in concessione amministrativa del complesso degli Ex Mercati Generali subordinando l’aggiudicazione al perfezionamento dell’Accordo di programma [iii] Il 14 novembre 2006 è stipulata la Convenzione – (rep. 9612) Registrata all’Agenzia Entrate Roma 1, il 21/11/2006 n. 14346 serie 1- tra Comune di Roma e Lamaro Appalti S.p.A. (mandataria R.T.I.) con oggetto: concessione parte complesso Ex Mercati Generali. [iv] Dalla Deliberazione ANAC 14 settembre 2022: “…in sede di convenzione, l’importo presunto dell’intervento, da eseguirsi a totale cura e spese del concessionario, è stato stimato in Euro 142.543.230,00, oltre I.V.A. e compresi gli oneri della sicurezza (art. 13 della convenzione)”(dalla DGC 144/2009)  La Concessione prevede l’ obbligo di concludere i lavori entro dicembre 2015. Nella deliberazione dl 2022 l’ANAC rileva che “a oggi risulta realizzato solo il 25,7% dell’opera. Al completamento del 30% dei lavori scattava un canone annuo al Comune di 165.000 euro, mai versati. [v] Cit. Deliberazione ANAC 14 settembre 2022 [vi] Vai a Ex mercati Generali – VIII Municipio – Cronologia e materiali [vii] 7 maggio 2009 Deliberazione Giunta Capitolina n. 144 Approvazione del progetto definitivo dei lavori di riconversione funzionale in un “Centro di Aggregazione Giovanile” di una parte del complesso degli ex Mercati Generali in Via Ostiense, in concessione alla Sviluppo Centro Ostiense S.r.l. Importo complessivo di Euro 191.366.353,99, oltre I.V.A. 10% (Protocollo N. 5964 del 27/04/2009) SCARICA DELIBERAZIONE [viii] 3 luglio 2009 il Concessionario “sulla base di quanto previsto da Bando” con istanza (prot. n. 12510) “chiede l’affidamento in proprio favore dei lavori relativi all’edificio “E” mediante procedura negoziata senza pubblicazione di bando di gara ai sensi dell’art. 147 D.Lgs. n. 163/2006, con contestuale inclusione anche di detto edificio nella concessione e conseguente aggiornamento del Piano economico-finanziario dell’investimento ai sensi dell’art. 4 della Convenzione del14 novembre 2006” (da Deliberazione 68/20012) maggio 2011 l’U.O. Città Storica del Dipartimento Urbanistica chiede (prot.n. 9500) al Concessionario “di manifestare la propria disponibilità anche per la eventuale realizzazione delle seguenti opere: 1. tratto stradale di allaccio del Complesso degli Ex Mercati Generali alla viabilità ad uso pubblico già realizzata nell’ambito della Convenzione “Argonauti”; importo stimato di Euro 1.200.000,00; 2. 3. sistemazioni superficiali su Via F. Negri; importo stimato di Euro 900.000,00; sistemazioni superficiali su Via Ostiense per il tratto antistante l’area di concessione importo stimato di Euro 900.000,00” (da Deliberazione Giunta Capitolina n. 68/2012) il 13 giugno 2011 il Concessionario si rende disponibile (prot. n. 12459) e il 26 luglio 2011, presenta una Proposta. di Variante Innovativa avente ad oggetto: a) i lavori di riqualificazione dell’edificio “E”, con la ricollocazione delle funzioni pubbliche ivi originariamente previste (biblioteca comunale, Uffici pubblici, centro anziani spazi pubblici composti da un’area conferenze e tre sale da riunione) in altri edifici del Complesso, fatta eccezione per il centro ricreativo rimasto nell’edificio“E”, lavori sulla viabilità esterna  e vari altri interventi di rimodulazione b) l’assimilazione delle destinazioni dell’edificio “E” a quelle degli altri edifici del“Recinto”; c) i lavori di sistemazione e riassetto della viabilità esterna al Complesso (…) d) le sistemazioni superficiali di Via Negri e della Via Ostiense per il tratto antistante (…) e) la riorganizzazione funzionale dell’edificio “X” di nuova realizzazione nell’area sud-est del Complesso, compatibile con le caratteristiche del Complesso e con le funzioni già in esso previste, in modo da incrementare la redditività dell’investimento ed ottenere il riequilibrio del Piano Economico Finanziario, tenuto conto dei nuovi oneri assunti dal Concessionario per la progettazione ed esecuzione dei lavori di riqualificazione dell’edificio “E” e degli interventi sulla viabilità esterna in precedenza indicati; [ix] All’Art. 4   della Convenzione sottoscritta il  14 novembre 2006 “Corrispettivo della concessione – canone di concessione” si legge : “…qualora l’amministrazione voglia apportare modificazioni alla presente convenzione, ovvero  in presenza di circostanze di fatto di diritto imprevedibili non presenti nell’ambito dell’offerta nell’ambito della fase di aggiudicazione della Concessione, comunque tali da determinare in ambo i  casi variazioni degli elementi descritti ed  inclusi nel Piano Economico e Finanziario asseverato e presentato in sede di gara, le Parti si danno reciprocamente atto della volontà di discutere e valutare tali evenienze allo scopo di porre in essere tutte le misure necessarie ed adeguate e raggiungere il ri-equilibrio economico finanziario del progetto“. [x] Vedi nota 10 maggio 2011 (prot.n. 9500)  dell’U.O. Città Storica del Dipartimento Urbanistica al Concessionario [xi] Dalla nota del  10 maggio 2011 l’U.O. Città Storica del Dipartimento Urbanistica (prot.n. 9500): l’’aumento delle superfici riservate al terziario e la diminuzione di quelle per la cultura e il tempo libero che tuttavia nel loro insieme, se si considera l’aggiunta di quelle relative all’edificio “E”, non alterano in misura sensibile la quota percentuale del 50% indicata nel bando; [xii] da Deliberazione 218/2025 La Concessionariaha rappresentato all’Amministrazione la necessità di rimodulare le destinazioni funzionali al fine di ristabilire l’equilibrio economico-finanziario del progetto; l’istanza – motivata dalle mutate condizioni di mercato sia in senso ampio e generale sia specifiche in relazione al contesto territoriale di immediato interesse – era ritenuta condizione imprescindibile per continuare nell’attuazione delle opere previste; De Delibera ANAC  delibera n. 431  del 14 settembre 2022 …la Concessione, infatti, fu sottoscritta dal Comune di R. nel novembre 2006 con obbligo di concludere i lavori entro dicembre 2015. Ad oggi risulta realizzato solo il 25,7% dell’opera. Al completamento del 30% dei lavori scattava un canone annuo al Comune di 165.000 euro, mai versati. (…) In un contratto di concessione di opere pubbliche, il rischio del recupero dell’investimento è valutato in sede di offerta ed è assunto dal concessionario sulla scorta delle condizioni (es.: opera, mercato, modalità di gestione) poste a base di gara. Pertanto, il mutamento delle condizioni di mercato, soprattutto tenuto conto della durata mediamente lunga di una concessione, è elemento fisiologico del rapporto che non giustifica ex se una modifica della concessione. Nel caso di specie, dunque, le parti non hanno indicato la fattispecie di riferimento, tra quelle previste dalla norma, giustificante l’adozione della variante, né tale fattispecie è emersa dagli atti esaminati. Al riguardo, va ricordato che la richiesta di variante è stata formulata dal concessionario nel 2013, quando i lavori avevano subito già un gravissimo ritardo (come detto, i lavori dovevano completarsi nel dicembre 2015): di talché le mutate esigenze del mercato appaiono comunque in larga parte imputabili ai ritardi accumulati dal concessionario. Quanto all’interesse pubblico (che deve giustificare l’adozione di una variante), Anac osserva che non va confuso l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera (rimasta immutato nel tempo) con l’interesse pubblico alla realizzazione e al godimento di una opera diversa, rispetto a quella originariamente posta a base di gara: solo quest’ultima eventualmente giustificherebbe l’adozione di una variante. Le motivazioni a base della variante appaiono plasticamente tese a soddisfare esigenze del concessionario, consistenti nel recupero dell’investimento mediante la successiva gestione dell’opera. Tuttavia, tali mutate esigenze si riferiscono ad una diversa valutazione delle condizioni di mercato, che avrebbero consentito al concessionario il recupero dell’investimento (che è rischio assunto dal concessionario). Pertanto risulta inammissibile e illegittima una variante che modifichi in modo sostanziale l’opera originaria, dovendo in tal caso procedersi ad un nuovo affidamento. Secondo il Comune di R. non ci sarebbero i presupposti dell’autotutela annullatoria o revocatoria (non sussistendo una diversa valutazione dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera). Pertanto, per l’Amministrazione comunale, l’eventuale risoluzione contrattuale darebbe luogo a un contenzioso rilevante. I lavori sono infatti fermi da oltre cinque anni, dal 2016, e ciò – scrive Anac – sembra solo compromettere il primario interesse pubblico alla realizzazione dell’opera. Nemmeno la progettazione esecutiva della seconda variante (approvata con determina dirigenziale) è stata poi contrattualizzata, rendendo ciò oggettivamente grave e ingiustificabile da parte del Comune di R. [xiii] Dalla  DGC 66/2015   “Servizi per il commercio” che passano dal 35,00% al 45,63% della S.U.L. complessiva, di cui il 37,73% per il “Netto Vendita” e il 7,90% per le Superfici Accessorie“ [xiv] 5 novembre 2014 la Concessionaria “Sviluppo Centro Ostiense S.r.l.” presenta la seconda emissione della seconda proposta preliminare di adeguamento del progetto, al fine di riequilibrare il livello economico e finanziario dell’intervento che prevede: variazioni architettoniche:la riqualificazione degli spazi pubblici del Complesso con una serie di piazze (9) (…) la modifica del sistema di edifici commerciali a blocchi isolati con un assetto unitario e galleria pedonale coperta; un nuovo impianto planimetrico del Recinto riduzione delle altezze degli edifici verso la Ferrovia Roma Lido; una rampa aggiuntiva, su Via Ostiense, di accesso ai parcheggi interrati.; variazioni delle destinazioni d’uso: l’inserimento della funzione turistico-ricettiva avente S.U.L. pari a 5.000,00 mq. a vocazione studentesca per ridare vigore al progetto iniziale denominato “Città dei Giovani”. Come da nota esplicativa allegata al PEF: “… La struttura ricettiva prevista dovrà avere come utente finale privilegiato lo studente universitario fuori sede, cui dovrà essere garantito, per il periodo dell’anno coincidente con le attività didattiche previste dagli Atenei di riferimento, una tariffa agevolata rispetto all’importo medio richiesto da analogo mercato di riferimento per la locazione del posto letto nella zona di cui fa parte il Complesso.”; lo spostamento degli spazi a canone calmierato, pari a 1.500 mq., precedentemente computati nei “servizi per il terziario”, che con la nuova variante vengono, inseriti nella destinazione “servizi per la cultura e il tempo libero”; -il reperimento su Via Francesco Negri dei parcheggi pubblici esterni (…)da Deliberazione 66/2015) [xv] 13 marzo 2015 Deliberazione della  Giunta Capitolina n. 66 con la quale “la giunta capitolina accoglie l’istanza di riequilibrio economico finanziario del concessionario approvando con prescrizioni la proposta preliminare di adeguamento del progetto”SCARICA LA DELIBERAZIONE  La Deliberazione approva con prescrizioni la Proposta di adeguamento del progetto del concessionario [xvi] 15 settembre 2017 Deliberazione n. 199 della Giunta capitolina Complesso degli ex Mercati Generali siti in Roma in Via Ostiense. Approvazione del Progetto Definitivo di 2a Variante che approva il progetto definitivo e autorizza la stipula della seconda convenzione integrativa (Che non sarà poi mai sottoscritta) SCARICA LA DELIBERA (scarica l’elenco degli elaborati allegati alla delibera con le istruzioni per scaricarli dal sito istituzionale) La Delibera conferma le destinazioni d’uso sia singole che nella loro articolazione “risultante nella rimodulazione delle funzioni, fermo restando le superfici complessive, come già autorizzate con delib.ne della G.C. n.66/2015, con la quale è stato approvato il Progetto Preliminare di 2° Variante; il canone calmierato per la SUL di 1.500 mq destinata a servizi per la cultura e tempo libero, senza variazioni del canone annuo, offerto in sede di gara dal Concessionario e pari a 60,00 €/mq (già rivalutatoa 73,00 €/mq come indicato nella delib.ne della G.C. n. 66/2015 e da rivalutare annualmente applicando come parametro l’indice di variazione ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie operai e impiegati); autorizza la stipula di una nuova convenzione integrativa (la “seconda Convenzione Integrativa“); nell’ambito della nuova destinazione d’uso turistico-ricettiva, che convenzionalmente sarà prevalentemente destinato a fruizione della popolazione studentesca, destinazione prevista nell’edificio “Yb”, la gestione dell’attività avrà un doppio regime: (i) dovrà essere vincolata ad un canone concordato, determinabile nell’importo mensile iniziale di € 290,00 per posto letto (da rivalutare annualmente, a decorrere dalla data della seconda Convenzione Integrativa, applicando come parametro l’indice di variazione ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie operai e impiegati) (il “Canone Concordato”); (ii) per i periodi di inattività accademica degli Atenei, “turistico–ricettivo” a a canone libero di mercato (il “CanoneLibero”); [xvii] 14 settembre 2022  Anac, con la delibera n. 431  avanza numerosi rilievi al Comune riguardo e invita il Comune di Roma a comunicare all’Autorità  le determinazioni assunte in ordine ai profili di criticità segnalati [xviii]Dalla  Delibera ANAC  delibera n. 431  del 14 settembre 2022 Gli atti approvativi della seconda variante hanno dato luogo ad una serie di vicende giudiziarie, anche di rilievo penale, che hanno condotto all’applicazione delle misure di sostegno previste dall’art. 32 d.l. 90/2014. Neanche l’attivazione di tale procedimento – concluso in data 15.1.2021 – ha consentito di addivenire alla contrattualizzazione della seconda variante attuativa, in quanto sono emerse concrete criticità nei rapporti tra la concessionaria e la subconcessionaria [xix] De Delibera ANAC  delibera n. 431  del 14 settembre 2022 La variante è stata richiesta dal concessionario (in data 18.9.2013), cioè il Raggruppamento di imprese, al fine di adeguare l’opera alle mutate esigenze del mercato mutate, per garantire il recupero dell’investimento e ha comportato l’ampliamento delle aree date in concessione, rispetto a quelle destinate ad uso pubblico: in particolare l’ampliamento delle aree commerciali e di parcheggi, nonché l’introduzione di aree turistico ricettive. Ciò ha elevato il valore del contratto di oltre il 60%, rispetto a quello iniziale: l’importo della concessione, infatti, in seguito alla seconda variante, sarebbe elevato a 233.114.687 euro, rispetto all’originario importo di 142.543.230 euro. [xx] De Delibera ANAC  delibera n. 431  del 14 settembre 2022 la Concessione, fu sottoscritta dal Comune di R. nel novembre 2006 con obbligo di concludere i lavori entro dicembre 2015. Ad oggi risulta realizzato solo il 25,7% dell’opera. Al completamento del 30% dei lavori scattava un canone annuo al Comune di 165.000 euro, mai versati. (…) Quanto all’interesse pubblico (che deve giustificare l’adozione di una variante), Anac osserva che non va confuso l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera (rimasta immutato nel tempo) con l’interesse pubblico alla realizzazione e al godimento di una opera diversa, rispetto a quella originariamente posta a base di gara: solo quest’ultima eventualmente giustificherebbe l’adozione di una variante. [xxi] 14 novembre 2006 è stipulata la Convenzione – (rep. 9612) Registrata all’Agenzia Entrate Roma 1, il 21/11/2006 n. 14346 serie 1- tra Comune di Roma e Lamaro Appalti S.p.A. (mandataria R.T.I.) con oggetto: concessione parte complesso Ex Mercati Generali – 2 agosto 2012 viene stipulata la convenzione integrativa (rep. 12491) [xxii] ANAC muove anche rilievi riguardanti la composizione societaria, per i quali rimandiamo alla lettura della Deliberazione [xxiii] 5 maggio 2023  Deliberazione n. 155 della  Giunta capitolina Complesso degli Ex Mercati Generali siti in Roma in Via Ostiense. Revoca della Deliberazione della Giunta Capitolina n. 199 del 15 settembre 2017, di approvazione del progetto della seconda variante e presa d’atto della proposta di revisione della concessione da parte del Concessionario (Prot. N. 11938 ) con cui si prende atto della rinuncia del concessionario alla seconda variante innovativa e contestualmente che il progetto risultante della seconda variante approvato con delibera di Giunta  n. 66 /2015 e 199 /2017 non è più di interesse per l’Amministrazione, e pertanto procede alla revoca. Nella delibera inoltre si prende atto dell’avvenuta presentazione della Proposta di revisione della concessione da parte del concessionario,  demandando gli uffici di effettuare l’istruttoria finalizzata alla valutazione del pubblico interesse della proposta da parte dell’Assemblea Capitolina; SCARICA LA DELIBERAZIONE . La delibera di giunta è  trasmessa all’ANAC [xxiv] Vedi punto precedente [xxv] La  Delibera ANAC  delibera n. 431  del 14 settembre 2022  in più passaggi sottolinea il mancato rispetto delle tempistiche da parte del concessionario e le sue responsabilità  nell’eccessivo prolungamento della procedura. [xxvi] 17 maggio 2023 L’ ANAC prende atto del sostanziale adeguamento delle raccomandazioni fornite dall’autorità con la delibera 431/2022 quantomeno con riferimento alla seconda variante adottata, fermo restando gli ulteriori approfondimenti istruttori». 22 gennaio 2024 (prot. QN/2024/18267): Presentazione nuova Proposta del concessionario Documentazione progettuale (prot. QN/2024/34801)Ulteriore integrazione (prot. QN/2024/54065) 5 agosto 2024 il presidente dell’ANAC comunica che il Consiglio dell’Autorità ha preso atto dell’effettivo superamento delle principali criticità evidenziate e riconosce  l’intendimento dell’amministrazione di proseguire e di dare nuovo impulso alla realizzazione dell’opera nell’alveo delle condizioni originarie, anche progettuali, previste dal bando di gare dal contratto di concessione (pag.16 D.A.C. n. 218/2025). [xxvii]   L’8 aprile 2025 il Dipartimento infrastrutture Lavori Pubblici aggiorna l’autorità ANAC sull’ulteriore corso del procedimento e rappresenta l’intenzione del concessionario di coinvolgere un ulteriore soggetto nella concessione, illustrando il quadro degli obblighi finalizzati a definire i tempi per la progettazione e per la costruzione del complesso, sterilizzare il rischio di dilatazione della durata della concessione a causa di ritardi nei tempi di esecuzione dei lavori, scongiurare usi difformi delle residenze universitarie, garantire la piena assunzione del rischio economico finanziario dell’operazione da parte del concessionario, ridurre il rischio da contenzioso,  garantire che l’eventuale coinvolgimento di ulteriori soggetti avvenga nel rispetto dei limiti e delle condizioni normative previste richiamati agli articoli 20 e 21 della convenzione, precisando altresì che tali impegni sono oggetto dell’atto d’obbligo unilaterale del Concessionario e che, nell’ipotesi di positiva deliberazione [nell’originale “delibazione”] dell’interesse pubblico, costituiranno il contenuto della convenzione integrativa da approvare -il  28 aprile 2025 il presidente dell’ANAC comunica (prot. QN/87627)che l’Autorità deliberato di prendere atto della relazione citata” e “raccomanda a Roma Capitale in esito alla valutazione interesse pubblico alla prosecuzione del rapporto, di formalizzare il conseguente assetto di interessi entro l’ambito preannunciato”   28 le NTA del PRG vigenti prevedono all’ Art.6. Classificazione delle destinazioni d’uso ( comma  1. Le destinazioni d’uso previste dalle presenti Norme – salvo diversa o aggiuntiva classificazione adottata nelle componenti di cui ai Titoli III e IV – sono articolate in sette funzioni: abitative, commerciali, servizi, turistico-ricettive, produttive, agricole, parcheggi non pertinenziali. Sulla base di tali funzioni e del Carico urbanistico (CU) di cui all’art. 3, comma 6, le principali destinazioni d’uso sono così classificate): Abitative: abitazioni singole – (CU/b); abitazioni collettive (studentati, convitti, conventi, collegi, residenze sanitarie per anziani) – (Cu/b) (…) d) Turistico-ricettive: strutture ricettive alberghiere – (fino a 60 posti letto: CU/b; oltre 60 posti letto e motel: CU/m); strutture ricettive extra-alberghiere – (fino a 60 posti letto e ostelli: CU/b; oltre 60 posti letto: CU/m); strutture ricettive all’aria aperta – (CU/m); [xxix] La Deliberazione dell’11 dicembre 2024 (Vedi Modifiche  NTA PRG cronologia materiali) https://www.carteinregola.it/idossier-2/modifiche-al-piano-regolatore-di-roma-cronologia-materiali/delibera-di-adozione-modifiche-piano-regolatore/  modifica alcuni articoli e commi delle NTA all’ Art.6. Classificazioni d’uso interviene  sulla  suddivisione: 1. Le destinazioni d’uso previste dalle presenti Norme – salvo diversa o aggiuntiva classificazione adottata nelle componenti di cui ai Titoli III e IV – sono articolate in cinque macro-categorie funzionali: Residenziale, Turistico-ricettivo, Produttivo e Direzionale, Commerciale, Rurale. Sulla base di tali macro-categorie funzionali e del Carico urbanistico (CU) di cui all’art. 3, comma 6, sono individuate le seguenti destinazioni d’uso: a)     Residenziale: a1) abitazioni singole (CU/b); a2) abitazioni collettive: convitti, conventi, studentati (nel rispetto della Legge 338/2000), case per anziani) – (Cu/b); a3) abitazioni ad uso ricettivo: alloggi ad uso turistico ai sensi della normativa regionale (R.R. n.17/2008 e s.m.i.) non soggetti a cambio di destinazione d’uso ai fini urbanistici quali “bed and breakfast”, guest house, affittacamere, case e appartamenti per vacanze e dipendenze (CU/b); b)Turistico-ricettive b1) strutture ricettive alberghiere (fino a 60 posti letto: CU/b; oltre 60 posti letto: CU/m); b2) strutture ricettive extra-alberghiere – fino a 60 posti letto, hostel, ostelli per la gioventù e studentati (con personale e servizi comuni di assistenza alla clientela):CU/b; oltre 60 posti letto: (CU/m); strutture ricettive all’aria aperta – (CU/m); [xxx] Nella Relazione illustrativa All. 1 Deliberazione 218/2025 pag. 26 Oltre 1.602 unità abitative per studenti divise tra stanze singole e monolocali e doppie pag. 28 :  Gli edifici dedicati disporranno nel complesso di circa 544 posti letto affittati a canoni calmierati e di circa 1.512 posti letto con canoni a libero mercato, ospitando oltre 2.000 studenti che avranno a disposizione unità abitative di alta qualità.- pag. 30 Si stima la realizzazione di oltre 1,602 unità: 80% a canone libero 20% a canone calmierato [xxxi] All. 1 Deliberazione 218/2025 pag  30 Le unità a canone calmierato saranno affittate al canone di € 500 a posto letto, escluso IVA ed eventuali servizi ad hoc. [xxxii] Vedi Relazione illustrativa pagina 42 [xxxiii] Nella Deliberazione della  Giunta Capitolina n. 66 “nell’ambito della revisione del programma … fine di esaltare alcuni obiettivi di rilevante interesse generale al medesimo sottesi“, si è “ritenuto opportuno prevedere che le strutture sportive progettate all’interno del perimetro dell’intervento siano assoggettate al regime delle tariffe agevolate e/o possibile uso gratuito da parte delle scuole in giorni e orari concordati, secondo le prescrizioni regolamentari vigenti in materia di concessione di impianti sportivi di proprietà Capitolina“; [xxxiv] la nuova Convenzione integrativa , con gli omissis dei dati sensibili di  alcuni nominativi ivi citati è scaricabile dal web dal sito istituzionale. [xxxv] Settembre 2025 Alcuni residenti che abitano nella zona degli ex mercati generali pubblicano  una  petizione  online indirizzata al sindaco di Roma Roberto Gualtieri e al presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri, per chiedere la modifica del progetto e l’inclusione di nuovi servizi per il quartiere. La petizione raccoglie oltre 700 firme. 28 ottobre 2025 Assemblea  pubblica di fronte agli ex Mercati per chiedere di aprire un dibattito sul progetto, prima della firma della nuova convenzione [xxxvi] 10 novembre 2025[5] Si stipula la convenzione integrativa tra Roma Capitale e il concessionario , di cui ora fa parte un nuovo partner, individuato nel Gruppo Hines; la durata resta invariata: 57 anni di gestione con Decorrenza: 36 mesi da comunicazione approvazione Progetto Esecutivo [xxxvii] 15 aprile 2026 Conferenza stampa alla città dell’Altraeconomia del Comitato Civico per la Tutela dell’Area degliEx Mercati Generali per la presentazione della Diffida al Comune di Roma in quanto“Gli scriventi ritengono che gli atti amministrativi sin qui emessi con riferimento all’ultima proposta progettuale presentata dagli Operatori e la nuova convenzione integrativa presentino gravi profili di illegittimità e di irregolarità, tali da impedire il prosieguo del procedimento e imporre un ripensamento dell’intera operazione immobiliare. Ciò, nell’interesse pubblico e collettivo dei cittadini di Roma e della stessa città“ [xxxviii] Regolamento per l’attivazione del processo di partecipazione dei cittadini alle scelte di trasformazione urbana approvato di cui alla DCC 57/2006, e del Dibattito Pubblico previsto all’all. I.6 dell’art. 40 d.lgs. 36/2023 ,
April 28, 2026
carteinregola
La Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio
Dal sito www.stadioflaminio.org foto della Fondaz. PLN La Pier Luigi Nervi Foundation, l’organizzazione che detiene i diritti delle opere del famoso ingegnere e architetto che progettò lo Stadio Flaminio e molte altre opere entrate nella storia dell’architettura, il 22 aprile 2026 ha inviato una lettera a Roma Capitale e alla Soprintendenza di Stato [1] con oggetto: Conferenza dei Servizi relativa al progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio presentato da S.S. Lazio S.p.A. – Deposito nota tecnica nell’interesse dell’Ing. Marco Nervi, quale coerede del progettista Pier Luigi Nervi e portatore di interesse legittimo” nella quale chiede che la nota inviata in allegato “venga acquisita, protocollata e tenuta nella massima considerazione nell’ambito delle determinazioni istruttorie e conclusive del procedimento”. In sintesi viene chiesto il rispetto del vincolo apposto all’opera nel 2018 dal Ministero dei Beni e delle Attività con la Relazione storico -critica a cura della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. La lunga e approfondita nota allegata [2] è a firma di Ugo Carughi e Francesco Romeo, il primo, architetto, Ex Presidente di Docomomo Italia (gruppo nazionale di Do.co.mo.mo International che si occupa della documentazione, conservazione e valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento) e Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei siti), il secondo Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma. Il prof. Romeo è anche stato Project Leader del team di specialisti e studiosi della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e di Do.Co.Mo.Mo. Italia, che ha promosso e curato Il Pier Luigi Nervi Project , un progetto di ricerca per il restauro e il recupero dello Stadio Flaminio che ha avuto il sostegno di The Getty Foundation come parte dell’iniziativa Keeping it modern Architectural Conservation Grants 2017[3]. Un lavoro importante, che nonostante il patrocinio di Roma Capitale è stato completamente accantonato, con il periodico riproporsi del progetto di fare dell’impianto sportivo inutilizzato da anni lo Stadio della Lazio S.S., progetto che comporterebbe il totale stravolgimento dell’opera architettonica, con un’espansione verticale per insediare le gradinate necessarie a raggiungere la capienza di più di 50.000 spettatori, sostenute da una struttura esterna che cancellerebbe alla vista l’opera dei Nervi, distruggendone la “grande pensilina a sbalzo” che – come dichiarato nel decreto del Ministero – “caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”[2]. Dopo la bocciatura da parte dell’Assemblea Capitolina di un altro progetto di recupero e gestione dello Stadio, con la principale motivazione che delle attività sportive che prevedano gli spettatori consentiti dall’attuale capienza anzichè il pubblico delle grandi competizioni sportive internazionali non sono di interesse pubblico[4], la S.S. Lazio è tornata alla carica, presentando il progetto per la mega struttura che dovrebbe ospitare le partite e il solito corredo di attività volte all’equilibrio economico dell’operazione: nella recente conferenza stampa la lunga sequenza di rendering ha mostrato una trasformazione incompatibile con i vincoli apposti [5]. Riportiamo in calce la nota della PGF, supportata anche da AIPAI (Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e da Carteinregola, allegata alle lettera ai due enti, di fatto un appello al Sindaco e alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro . Ci auguriamo che il Sindaco non intenda sacrificare un importante patrimonio collettivo per consegnarlo al profitto di un privato – vedi le citate attività commerciali per garantire l’equilibrio economico finanziario – con pesanti ricadute su un territorio già provato da numerosi poli di attrazione – vedi Stadio Olimpico a pochi metri – che rendono già ora invivibili i quartieri limitrofi durante gli eventi sportivi e di varia natura. Ma soprattutto ci auguriamo che la Soprintendente Porro sia ferma nel mantenere quel vincolo posto dallo stesso Ministero della Cultura per tutelare una straordinaria opera architettonica. (AMBM) PIER LUIGI NERVI FOUNDATION: NOTE SUL PROGETTO S.S. LAZIO S.P.A PER LO STADIO FLAMINIO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, presentato dalla S.S. Lazio S.p.A il 6 e 9 febbraio 2026, nell’ambito  della  documentazione relativa alla Proposta   di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio in Roma ai sensi dell’art. 4 del D. Leg.vo n. 38 del 2021, mette in campo una molteplicità di temi, dagli strumenti urbanistici alle condizioni geologiche dell’area; dai percorsi e dalla mobilità pedonale e su gomma ai parcheggi; dai caratteri idraulici del terreno agli aspetti impiantistici. I due temi più delicati, ai quali tutti gli altri sono direttamente o indirettamente collegati, sono rappresentati dalle modalità di recupero dello stadio Flaminio e dalla loro compatibilità con l’interesse culturale dichiarato su quest’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. Ebbene, nell’elaborato 01 Relazione Generale Ambito Urbano del suddetto progetto, questi ultimi due aspetti, che per loro natura e preminenza dovrebbero essere esaminati assieme, sono trattati in modo nettamente separato e manifestamente contraddittorio. Il primo è collocato all’inizio, nel capitolo titolato: 0. LO STADIO FLAMINIO: LA STRUTTURA ESISTENTE IN RAPPORTO ALL’IPOTESI DI PROGETTO. Nei paragrafi 0.1, 0.2, 0.3, 0.4, 0.5, 0.6 sono dapprima esaminate in termini generici le problematiche delle strutture in cemento armato in rapporto alla durabilità e alla sicurezza. Successivamente, si richiamano le vicende che hanno interessato lo stadio Flaminio a partire dall’inaugurazione, nel 1959, cui seguirono, dagli anni ’80 in poi, periodici lavori prevalentemente di ripresa strutturale e circoscritte modifiche funzionali, fino al 2012, quando la capienza ammissibile era progressivamente diminuita dai 50.000 spettatori iniziali nel 1960 a soli 4.000 (verbale di agibilità del 2012), anche a seguito dei progressivi aggiornamenti delle normative in materia di impianti sportivi e delle conseguenti limitazioni funzionali. Successivamente, il lungo periodo di abbandono, con conseguenti vandalismi e danneggiamenti. In tale parte della relazione sono anche dichiarati gli obiettivi del progetto: ripristino della capienza originaria dello stadio (e sua) rifunzionalizzazione … nell’obiettivo di restituirlo alla sua specifica funzionalità originaria di stadio per competizioni di massimo livello. Prima ancora di ragionare delle possibili proposte architettoniche, non può non osservarsi che gli obiettivi dichiarati, nel puntare all’incremento della funzione di stadio per competizioni calcistiche di massimo livello (Serie A e competizioni europee) e al ripristino della capienza originaria, comportano necessariamente la realizzazione di nuove strutture volumetricamente rilevanti: quasi uno stadio aggiuntivo a quello esistente. Come citato nella relazione stessa (Elaborato n.001, p. 7), l’originaria capienza di circa 50.000 spettatori (1959) era stata raggiunta grazie a 34.744 posti in piedi nei settori di curva e 15.256 posti a sedere sulle tribune est e ovest. Ma nel 1986 i posti in piedi furono eliminati, come precisa la Relazione Tecnica Generale del progetto (p.24). Pertanto, prevedendo esclusivamente posti a sedere, il volume degli spalti dovrà notevolmente aumentare. Non si tratterebbe, dunque, soltanto di ricostruzione di parti ammalorate e in degrado, che è anche contemplata nel programma d’intervento in tutti i casi in cui le condizioni di ammaloramento dell’impianto lo richiedano; si tratterebbe di un nuovo stadio, che utilizza la stessa sede d’impianto di quello esistente. Dunque, anche sul piano della sola funzione, l’obiettivo appare impossibile da conseguire senza proporre nuove strutture che, come può facilmente verificarsi guardando il progetto, modificherebbero in modo pesantissimo e irreversibile lo stato dei luoghi e l’organismo esistente, a cominciare dalla sua stessa immagine. Considerando, invece, che lo stadio originario era dotato di spazi e strutture per altri sport oltre al calcio (cinque palestre e una piscina con relativi servizi), per restituirlo davvero alle sue funzionalità originarie, occorrerebbe concepire lo stadio Flaminio come un impianto sportivo polifunzionale per i settori giovanili e per il pubblico più ampio, incrementandone la polifunzionalità ed escludendo incontri di calcio di massimo livello. E ciò – diremmo soprattutto – per la sussistenza del vincolo ministeriale, considerandone le motivazioni espresse nella relazione allegata al provvedimento, che più oltre saranno richiamate. In proposito, non è un caso che il tema del vincolo sullo stadio sia collocato nell’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo: 4. RAPPORTO DELL’AREA DI PROGETTO CON I BENI CULTURALI IMMOBILI E VINCOLI. 4.2 Stadio Flaminio: vincolo di tutela; nettamente disgiunto da tutti gli altri aspetti del progetto. Riguardo alla Dichiarazione di interesse storico-artistico, la relazione di progetto dichiara che tale questione pone una specifica problematica che richiede di essere affrontata e risolta nelle sedi opportune. E, ancora, che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti alle sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali. Ma si prevede la rimozione della pensilina che, evidentemente, non si ritiene una essenziale e tipica caratteristica architettonica e strutturale. È appena il caso di rilevare come sia del tutto ingiustificato separare il progetto dalla contestuale considerazione del vincolo apposto sullo stadio e, soprattutto, delle motivazioni del provvedimento ministeriale, quasi relegando la questione a un adempimento burocratico. IL PROGETTO IN RAPPORTO ALLA DICHIARAZIONE DI INTERESSE CULTURALE Un primo aspetto sottolineato dalla relazione di vincolo del MiC è la “qualità della nuova sistemazione urbanistica e (delle) singole architetture, (che) diverrà un esempio a livello nazionale ed internazionale”. Viene ancora sottolineato che “il nuovo stadio, insieme al vicino Palazzetto dello Sport, … diviene l’edificio maggiormente rappresentativo, anche a livello urbano, del complesso delle nuove Olimpiadi”. Nella relazione del Ministero, dunque, le opere realizzate per le Olimpiadi del 1960 vanno in primis considerate quali insieme di capolavori architettonici innovativi, in stretta relazione con la disposizione urbanistica dell’area, oltre che con il momento storico che impose Roma all’attenzione internazionale. In un’unica area una serie di architetture d’autore, accomunate da un comune, innovativo livello tecnologico e da alti valori espressivi, sono il frutto di una stagione produttiva irripetibile. Di fronte a un siffatto insieme, una operazione snaturante condotta anche soltanto su una di esse, tra l’altro una delle più rappresentative come lo stadio Flaminio, determinerebbe un vulnus su tutto l’insieme. Tra le prescrizioni del bando di concorso del 1956 per la progettazione del nuovo stadio, la relazione di vincolo ricorda come “il nuovo Stadio dovesse essere contenuto entro il perimetro del preesistente”; e che “il nuovo progetto non doveva superare in altezza i 18 – 20 ml. per limitare l’invasività delle tribune rispetto al contesto naturale circostante”. È indubbio che tali indicazioni, valide nel 1956 come oggi, siano state fondamentali per definire il morbido e sfilante profilo dello stadio, adagiato all’interno di un pregevole contesto territoriale. Le prescrizioni del bando sono state interpretate da Nervi in modo magistrale, tanto che le dimensioni e la sagoma dello stadio ne costituiscono, al contempo, un fondamentale fattore di qualità architettonica e di collocazione paesaggistica. Ma è la stessa relazione del progetto in commento che sottolinea come la presenza del vincolo paesaggistico secondo la Tavola A del PTPR impone un approccio progettuale responsabile e integrato, che tenga conto non solo delle esigenze funzionali e strutturali dell’impianto sportivo, ma anche della sua relazione con il contesto urbano e ambientale, promuovendo una rigenerazione sostenibile e rispettosa del patrimonio identitario di Roma. Dunque, immaginare un nuovo stadio al di sopra di quello esistente, che si elevi per circa il doppio dell’altezza delle gradonate delle tribune del Flaminio, e di quattro volte di quella delle curve, con l’aggiunta di una copertura continua che raggiunge la quota massima di 40,6 metri, appare un assurdo da qualsiasi punto di vista e in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo. Peraltro, tale quota superiore viene giustificata per non superare le quote delle torri faro di + 44,94 m, evitando eccessivo impatto visivo e volumetrico sul quartiere Flaminio (elaborato  10  Relazione paesaggistica, capitolo 10). Criterio del tutto improprio, accompagnato da un commento che sa di beffa, dato che è di tutta evidenza che l’impatto di elementi verticali puntuali non può certo essere paragonato a quello di un gigantesco volume pieno. Nel citato paragrafo 4 della relazione di progetto si sottolinea che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti le (sic) sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali di riferimento, con l’unica eccezione dell’alienazione della pensilina di copertura. Ma poi, nel paragrafo della stessa relazione titolato 4.2a Copertura della tribuna d’onore (pag.21), si afferma che La tribuna coperta, sorretta da una struttura in cemento armato a sbalzo, rappresenta uno degli elementi più iconici dell’opera, per la sua audacia tecnica e la raffinatezza costruttiva. E il testo continua con una dettagliata descrizione. Forse la pensilina è ‘raccontata’ perché il progetto, in contrasto con le sue stesse valutazioni, prevede  di eliminarla e la descrizione  scritta ne rimarrebbe l’ultima testimonianza? Infatti, la stessa relazione di progetto, al paragrafo 7.4a (pag. 37), informa che tra le prime operazioni previste in fase di cantiere vi è la demolizione della pensilina in cemento armato a sbalzo posta sulla tribuna ovest … nonostante il suo valore storico, la pensilina presenta gravi criticità strutturali e risulta non compatibile con il nuovo assetto progettuale. Intanto, sarebbe più corretto dire: “il nuovo assetto progettuale risulta non compatibile con la pensilina”. Quanto alle “criticità strutturali”, non sarebbe certo impossibile porvi rimedio tenendo anche conto delle metodologie di consolidamento e restauro. Ma, in proposito, non può tacersi che in tutta la relazione il termine “restauro” compare due sole volte. La prima, con riferimento non allo stadio Flaminio, ma al Palazzetto dello Sport (pag. 14). La seconda, con diretto riferimento al Flaminio, pone l’accento sulla più ampia operazione di ‘riqualificazione’, termine più vago e meno impegnativo nei riguardi dei valori storici e architettonici dell’opera. Il progetto è considerato un ‘gesto urbano’ (pag. 34). Il che conferma, se non altro, la dimensione dell’operazione, anche se consistesse, come dovrebbe, nel solo restauro e ragionevole aggiornamento dello stadio, conservandone non soltanto la pura consistenza materiale, ma anche l’immagine urbana. D’altra parte, la demolizione della pensilina è in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo della Soprintendenza ad essa riferite. La “grande pensilina a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”. E ancora: “Di particolare interesse è la soluzione dell’ampia pensilina aggettante che copre le gradonate della tribuna d’onore del settore occidentale; è un capolavoro geometrico-costruttivo, sostiene la critica. La sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante superficie rigata”. Così la considera il Ministero. Ma c’è di più. Il Flaminio viene considerato dal Ministero anche come parte di un altro insieme, costituito dagli stadi Berta, a Firenze (1929-1932), dal progetto dello stadio a Swindon, in Inghilterra (1963-1966), e dallo stadio comunale di Novara (1964), tutti accomunati dalla terminologia coniata da Le Corbusier: l’estetica dell’ingegnere. La relazione di vincolo del Ministero pone con attenzione il confronto tra le strutture che reggono le pensiline di questi stadi, a cominciare da quello fiorentino: “l’armonico profilo curvilineo dei costoloni maschera gli sforzi di trazione e di compressione che ne hanno determinato la forma … anche nello stadio Flaminio è ottenuto lo stesso risultato statico rinforzando la parte iniziale dello sbalzo. In esso, tuttavia, è stata usata una tecnologia più sofisticata … Se si confrontano le sezioni del progetto per lo stadio a Swindon e per quello di Novara, molto simili a quella del Flaminio, si comprendono con immediatezza le analogie strutturali e formali, che fanno di queste opere i brani di un unico, straordinario racconto”. Nessun dubbio, quindi, per il Ministero, sull’importanza di tale elemento, anche in relazione ad altre opere dello stesso autore. Infine, la relazione di vincolo sullo stadio Flaminio prescrive di “rispettarne la struttura, l’impianto originario, nonché le finiture … fattori … fortemente identitari e non modificabili in una strategia di valorizzazione dell’impianto”. Ebbene, non riteniamo che questo “rispetto” possa tradursi nel conservare lo stadio di Pier Luigi e Antonio Nervi per poi seppellirlo sotto una struttura abnorme, che ne cancellerebbe la nuda essenzialità e lo collocherebbe fuori scala, alterandone il rapporto con il contesto urbano. L’esterno dello stadio letteralmente scomparirebbe, preceduto da una selva ridondante di giganteschi e fantasiosi telai in acciaio, lontanissimi dalla razionale sobrietà materica e morfologica del Flaminio. In definitiva, non possono non rilevarsi le contraddizioni contenute nella stessa relazione di progetto tra i generici intenti e le ridondanti espressioni di riconoscimento dell’opera dei Nervi: è possibile intervenire su impianti esistenti, anche vincolati, con progetti coerenti e di qualità, a condizione che vi sia una visione strategica condivisa tra pubblico e privato (pag. 29); gli stadi storici vincolati possono essere modernizzati senza rinunciare all’identità originaria (pag. 30); La proposta di riqualificazione dello stadio Flaminio si fonda su un equilibrio delicato tra conservazione e innovazione. L’obiettivo è duplice: da un lato, proteggere e valorizzare gli elementi identitari dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi (pag. 33): ma Pier Luigi non lo aveva progettato con il figlio Antonio? Per gli attuali progettisti la cosa non ha importanza. Gli elementi che definiscono il valore architettonico e strutturale dell’edificio sono molteplici … tra questi spiccano la pensilina della tribuna Ovest (pag. 33): come mai, allora, vogliono rimuoverla? E si potrebbe continuare. In conclusione, si ribadisce che il progetto è in totale contrasto con le motivazioni che hanno indotto il competente  Ministero   a  decretare  l’interesse   culturale  dello    stadio. Occluderne l’immagine e parcellizzarne la complessiva percezione è contrario, infatti, a qualsiasi intento di tutela e modificherebbe la natura ‘pubblicistica’ dell’opera, che non sarà più percepita nelle condizioni che rappresentano le modalità percettive di un’opera pubblica contemplate dalla letteratura economica. Una selva di telai metallici gesticolanti, di scale aeree, di passerelle, ben lontana dalla essenziale successione dei sostegni di Pier Luigi e Antonio Nervi, sostengono le gradinate aggiuntive del nuovo progetto, enfatizzandone il ‘fuori scala’ rispetto allo stadio esistente. Anteponendovisi, ne frantumano l’immagine unitaria, cancellandone ogni suggestione proveniente dal felice connubio tra architettura e paesaggio, di cui l’opera dei Nervi era stata un’interprete d’eccezione. Richiamiamo, in proposito, quanto fin dal 1936 scriveva Walter Benjamin sull’architettura: “Delle costruzioni si fruisce in duplice modo: attraverso l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e in modo ottico … Non c’è nulla, dal lato tattico che faccia da contropartita di ciò che, dal lato ottico, è costituito dalla contemplazione” (W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936). Le motivazioni e le prescrizioni contenute nella dichiarazione di interesse culturale dello stadio Flaminio di Roma sono interamente recepite dal Piano di Conservazione elaborato nell’ambito del programma Keeping It Modern, finanziato dalla Getty Foundation e acquisito in atti dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma con prot. 346-A del 04.01.2021. A riprova di ciò, in una nota del 29.01.2021 con prot. 4827-P, il Soprintendente Speciale ha concordato nel ritenere “il Piano di conservazione elaborato quale strumento indispensabile in vista degli auspicabili interventi di restauro”. Ugo Carughi Ex Presidente Docomomo Italia Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia Francesco Romeo ProfessoreOrdinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma ROMA, 22 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com 24 aprile 2026 Vedi anche Stadio Flaminio – II Municipio – cronologia materiali 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza 26 giugno 2025 Piediperterra al Flaminio un’esplorazione urbana alla scoperta delle trasformazioni del quartiere VEDI IL VIDEO DELL’INTERVENTO di Maurizio Giodice sullo Stadio Flaminio 27 aprile 2025 Il video di Carteinregola: Stadio Flaminio: No a partire e grandi eventi in mezzo alle case – SI’ alla conservazione dell’opera architettonica e alla sostenibilità per gli abitanti 18 aprile 2025 Le associazioni diramano un comunicato: Stadio Flaminio: NO a partite e  grandi eventi in mezzo alle case SI’  alla conservazione dell’opera di Nervi e alla sostenibilità per gli abitanti (leggi) webinar QUALE FUTURO PER LO STADIO FLAMINIO?  Ripartire dalla conservazione per il rilancio  mercoledì 6 dicembre sulle pagine FB e Youtube di Carteinregola con Fondazione Pier Luigi Nervi Project, DOCOMOMO Italia, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, VAS Verdi Ambiente e Società, Cittadinanzattiva Lazio (> vai alla registrazione ) NOTE [1] La lettera è stata inviata: alla Direzione del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, alla Direzione del Dipartimento Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda U.O. Gestione e Sviluppo Impiantistica Sportiva e alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma; per conoscenza al Sindaco Roberto Gualtieri, agli Assessori Veloccia, Onorato, Smeriglio, alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro , oltre alla S.S. Lazio S.p.a. [2] SCARICA il Decreto di interesse culturale dell’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. [3]Vai al sito Stadio Flaminio della Getty Foundation: Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare  con la storia dello Stadio e il progetto L’iniziativa, promossa in accordo con il Comune di Roma, il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della SAPIENZA Università di Roma, la Pier Luigi Nervi Project Association e Do.Co.Mo.Mo. Italia alla Getty Foundation – una delle istituzioni internazionali più prestigiose che sostengono la ricerca sull’arte, l’architettura e la conservazione – ha ottenuto il sostegno alla elaborazione di un piano di conservazione dello stadio Flaminio nel quadro dell’iniziativa di sovvenzione internazionale Keeping it Modern. Il programma di ricerca, dal titolo Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare, è stato approvato con delibera del 1 giugno 2017 ed è stato sviluppato da un team di specialisti nei vari settori disciplinari coinvolti nella ricerca, sotto la supervisione di un comitato scientifico internazionale. [4] 29 aprile 2025 l’Assemblea capitolina approva la Delibera di Giunta del 3 aprile “Studio di Fattibilita’ relativo ai lavori di ”Restauro e Ristrutturazione dello Stadio e del Parco Polisportivo Flaminio mediante recupero con restauro, ristrutturazione e valorizzazione dello Stadio Flaminio di Roma con annessa proposta di partenariato ai sensi del medesimo art.1, comma 304, lettera ”a” della L. 147/2013 come modificata dall’art. 62 della L. 96/2017”, presentato dalla Costruzioni Civili e Commerciali S.p.A., in qualita’ di mandataria del R.T.I. costituita con la Rubner Holzbau S.r.l. e la S.S.D. Roma Nuoto a.r.l. (Protocollo N. 10151 del 02/04/2025)” SCARICA LA DELIBERA [5] 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza
April 24, 2026
carteinregola
Seminario “Roma, il valore del ferro”: Quel (metro)-tram chiamato desiderio
Claudio Cipollini (foto ambm) Un seminario di gran livello sul “Valore del ferro” quello organizzato lo scorso primo aprile all’Urban Center di viale Manzoni da AIIT (Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti), CIFI (Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani), INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), DIAC (Diario Infrastrutture e Ambiente Costruito). di Paolo Gelsomini La registrazione è in calce a qusto articolo, gli interventi e le sessioni del seminario si possono visionare sul sito dell’Urban Center , pertanto ci limiteremo ad evidenziare le linee forza, i concetti, le opzioni programmatiche e gli impegni scaturiti dai vari interventi dei rappresentanti degli organismi promotori, oltre quelli di Walter Tocci, ex vicesindaco ed assessore ai Trasporti del Comune di Roma, Eugenio Patanè assessore alla Mobilità e Maurizio Veloccia assessore all’Urbanistica. Gli assessori Patanè e Veloccia (foto AMBM) Un filo conduttore è stato quello della necessaria integrazione del sistema dei trasporti su ferro con l’assetto urbanistico, del nesso imprescindibile e non più eludibile tra i nodi trasportistici e le trasformazioni della città, la pianificazione del ferro e le previsioni urbanistiche. Come sottolinea giustamente Claudio Cipollini del CIFI non ci può essere più una frammentazione autoreferenziale tra Ferrovie, Regione, Comune, Città Metropolitana né una separazione culturale tra ingegneri trasportistici, urbanisti, architetti. Per una pianificazione concertata occorre ripartire da un’analisi della domanda a scala metropolitana con una partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni di residenti, pendolari e city user per coinvolgerli prima e non a progetto definitivo approvato. L’esigenza di una governance plurale delle trasformazioni scaturisce proprio da questo stretto rapporto tra infrastrutture su ferro e forma urbana. Per questo occorre un coordinamento nella pianificazione per scegliere le priorità e le localizzazioni degli interventi, la programmazione dei progetti per far fronte alla differenza dei tempi di realizzazione delle opere infrastrutturali rispetto a quelli relativamente più brevi degli interventi di trasformazioni urbane. A questo proposito l’annuncio di Umberto Lebruto, responsabile Progetti Trasversali del gruppo FS, è stato incoraggiante: “abbiamo avuto la lungimiranza di metterci intorno a un tavolo. Non l’abbiamo ancora concluso ma siamo sulla strada giusta, stiamo facendo il punto zero, lo stiamo chiamando accordo strategico della mobilità del nodo di Roma e in questo accordo strategico prendiamo tutti gli accordi fatti fino ad oggi, spuntando le cose fatte dalle cose non fatte. E delle cose non fatte dobbiamo assolutamente vedere quelle che resistono e che vanno portate avanti”. Gli elementi del ferro non sono solo linee e stazioni ma occasioni per attuare nei nodi di scambio quella vocazione territoriale di tipo polifunzionale e di generatori di trasformazioni urbane e di ricucitura di un tessuto lacerato proprio dalla vecchia concezione della stazione. In questa ottica la recente proposta di delibera sui nodi di scambio tra auto privata e trasporto sul ferro proposta dall’assessore Veloccia mira a creare una occasione di rigenerazione urbana con realizzazioni di mix funzionali in prossimità delle stazioni. Le infrastrutture del trasporto pubblico su ferro non possono continuare a rincorrere uno sviluppo urbano irrazionale ma occorre immettere intorno a quei nodi di scambio quelle cubature pianificate in tutta la città che non si stanno realizzando altrove proprio per la mancanza di reti del ferro. La politica del ferro non può continuare a bruciare risorse correndo dietro nuove espansioni disperse fuori del GRA. Gli insediamenti si debbono realizzare intorno alle linee del ferro e ai nodi di scambio intermodali. Non ci possono più essere esplosioni di coriandoli edilizi negli ambiti di compensazione frutto di atterraggio di volumetrie male indirizzate. Non c’è rigenerazione se si isolano dal contesto urbano i singoli interventi. Le stesse modalità del trasporto pubblico debbono rispondere alle caratteristiche dell’assetto urbanistico esistente o in via di trasformazione per legittimare le scelte di tipologie trasportistiche. In questo stretto rapporto tra ferro e forma urbana la tecnologia dei trasporti offre occasioni di innovazioni tipologiche e tecnologiche come quella del metrotram o tranvia veloce, che offre, nelle tratte suburbane, una velocità commerciale e una portata più elevate rispetto ad un tram, grazie a sistemi atti ad evitare il traffico su gomma, come delimitazioni laterali della sede, riduzione del numero di attraversamenti, semaforizzazione degli attraversamenti con priorità di passaggio. Quale è la variabile indipendente delle localizzazioni urbane? L’esigenza dell’investitore o la presenza di un’armatura di trasporto su ferro che giustifica interventi pianificati di densificazione urbana? Finora – ricorda Tocci – il 32% degli insediamenti sono collocati a 2 Km dalla stazione metro-ferroviaria più vicina, quando occorrerebbe una distanza massima di 500 metri per rendere appetibile il nodo di scambio che potrebbe essere raggiunto in bicicletta o a piedi. Occorre quindi una politica urbanistica tendente a sovvertire lo schema dello sviluppo della città che, dopo il varo dell’ultimo Piano regolatore del 2008 – tuttora in vigore in attesa di una variante delle Norme Tecniche Attuative il cui processo è in corso – si è attestato verso le Centralità, che da luoghi identitari e polifunzionali di una nuova forma policentrica della città, sono diventati parti costitutive di una nuova fase dell’espansione delle aree dei piani particolareggiati del vecchio PRG del 1965. In questo scenario di disgregazione urbana dispersa oltre il GRA, è necessario cambiare rotta e sostituire la pianificazione a permessi di costruire isolati e fuori contesto, programmi urbanistici coordinati con il traporto su ferro a isolati interventi compensatori. Per quanto riguarda la pianificazione delle linee del ferro, gli strumenti non sono cambiati – sostiene Patanè – e sono strumenti di pianificazione come il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) che sono stati positivamente valutati dagli organismi europei grazie a tutte le opere programmate e trascritte nel PUMS che debbono essere realizzate colmando vecchi e nuovi ritardi. Poi si potrà adottare un nuovo modello di Piano. Pur in presenza di una pianificazione positivamente valutata, è difficile la programmazione per mancanza di finanziamenti. E’ successo per il definanziamento della metro C, che oramai si ripete puntualmente, salvo ripensamenti o ripescaggi vari; è successo per il Fondo del Trasporto Rapido di Massa, che puntualmente il MIT (Ministero dei Trasporti) promette, salvo poi azzerarlo, rendendo così impossibile l’inizio della progettazione di sei linee di  tram giudicate strategiche. Molte trasformazioni all’interno della Città Metropolitana sono irrealizzabili in assenza di un adeguato sistema di trasporto intermodale. Secondo Patanè “la quarta pista dell’aeroporto di Fiumicino che farà balzare a 80 milioni il numero di passeggeri, con le attuali infrastrutture ferroviarie sarebbe pura follia”. Quali sono quindi le condizioni per poter attuare il PUMS? Fare da soli con il bilancio comunale? Chiedere fondi alla Regione? Accedere mutui i cui interessi sarebbero forse insostenibili per il bilancio capitolino? Questo discorso delle risorse finanziarie per i trasporti potrebbe valere anche per la pianificazione urbanistica, quando occorre acquisire aree private per realizzare servizi pubblici di standard, visto che non c’è la possibilità di usufruire di una legge dell’esproprio che non è più quella del medio prezzo agricolo della zona ma quella di mercato sia pure con riduzioni. In definitiva, un seminario sul valore del ferro che fa ben sperare per il futuro urbanistico di questa città disegnato non più da macchie sparse fuori dal GRA e nell’Agro Romano ma tracciato dalla matita delle linee del ferro e dei nodi che danno senso ad uno sviluppo del tessuto urbano finalmente pianificato. Affinchè il (metro)-tram non si chiami più “desiderio”. Paolo Gelsomini 23 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com vedi anche il Dossier di Carteinregola Mobilità di Roma: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte”
April 23, 2026
carteinregola
Sul Pilastro basta strumentalizzazioni! Anche dell’Anpi…
In questi giorni sulla vicenda del Pilastro si è creata un’ulteriore polemica, che ha coinvolto anche ANPI e ANED. Tutto nasce da un post scritto da un privato cittadino in cui si paragonava il cantiere a un carcere, poi condiviso da una pagina social non affiliata al comitato MuBasta che […] L'articolo Sul Pilastro basta strumentalizzazioni! Anche dell’Anpi… su Contropiano.
March 21, 2026
Contropiano
19_03_26 Bristol Expedition – The Avonian full backup@0
Arsider XXL: UK Edition Audio briefing of the two-day Avon assault, via Music to Come & Cube Cinema, processed by your Thursday’s classic into a whirlpool of memories and hyper-saturated high speed paced debris of sound. ARSIDER X BRISTOL AVONIAN CONNECTION IL COMMODORO di seguito il podcast, si vede di merda perchè usiamo wordpress, non ci giudicate, a volte va così, l’audio però è una bomba: Franco Franco, Copper Sound a pietrate, Tskali in burnout, Miles e Dalila, I ragazzu del Cube, Povero Gabbiano, Bubblewrap b2b Arsider, Adriano Cava persino le gemelle Anna e Giovanna (grazie ragazze!), il codice fiscale di Gringo (404344034030394222), l’amicizia, il noise e le passioni che superano anche l’assenza di soldi 𝕬 𝖈𝖍𝖔𝖕𝖕𝖊𝖉 𝕬𝖓𝖌𝖑𝖔 - 𝕴𝖙𝖆𝖑𝖎𝖆𝖓 𝕬𝖚𝖉𝖎𝖔 𝕭𝖊𝖆𝖘𝖙 90′ resurfacing through West Country fumes backing up forty-eight hours of sonic assault in Bristol, compressed into a full backup of sweat and tape saturation. Cube Cinema, Bristol, March 2026. The president here evaluating the battlefield It’s the chronicle of an invasion where the Arsider Team and the Misto Mame cell fuse with Music2Come locals in a full-blast jam, a single body slamming Turin against the English pavement. Voice notes snatched from oblivion, wrong-side driving, and the metallic tang of warm beer on the mics + the urgent need pushing us toward the idea of pressing arsider one sided dubplates
March 20, 2026
Radio Blackout - Info
19_03_26 Bristol Expedition – The Avonian full backup@1
Arsider XXL: UK Edition Audio briefing of the two-day Avon assault, via Music to Come & Cube Cinema, processed by your Thursday’s classic into a whirlpool of memories and hyper-saturated high speed paced debris of sound. ARSIDER X BRISTOL AVONIAN CONNECTION IL COMMODORO di seguito il podcast, si vede di merda perchè usiamo wordpress, non ci giudicate, a volte va così, l’audio però è una bomba: Franco Franco, Copper Sound a pietrate, Tskali in burnout, Miles e Dalila, I ragazzu del Cube, Povero Gabbiano, Bubblewrap b2b Arsider, Adriano Cava persino le gemelle Anna e Giovanna (grazie ragazze!), il codice fiscale di Gringo (404344034030394222), l’amicizia, il noise e le passioni che superano anche l’assenza di soldi 𝕬 𝖈𝖍𝖔𝖕𝖕𝖊𝖉 𝕬𝖓𝖌𝖑𝖔 - 𝕴𝖙𝖆𝖑𝖎𝖆𝖓 𝕬𝖚𝖉𝖎𝖔 𝕭𝖊𝖆𝖘𝖙 90′ resurfacing through West Country fumes backing up forty-eight hours of sonic assault in Bristol, compressed into a full backup of sweat and tape saturation. Cube Cinema, Bristol, March 2026. The president here evaluating the battlefield It’s the chronicle of an invasion where the Arsider Team and the Misto Mame cell fuse with Music2Come locals in a full-blast jam, a single body slamming Turin against the English pavement. Voice notes snatched from oblivion, wrong-side driving, and the metallic tang of warm beer on the mics + the urgent need pushing us toward the idea of pressing arsider one sided dubplates
March 20, 2026
Radio Blackout - Info
Dossier Mobilità – 25 marzo terzo incontro: Metropolitane
Proseguono gli incontri sui capitoli del Dossier mobilità di Carteinregola presentato il 4 dicembre 2025, con il punto della situazione sugli interventi e i progetti della mobilità della Capitale, e le domande inviate all’Assessore Patanè mercoledì 25 marzo alle 18  sulle pagine Facebook e Youtube di Carteinregola parleremo delle Metropolitane  Queste le domande inviata all’Assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patanè LE DOMANDE DI CARTEINREGOLA PER LE METROPOLITANE 1. Si è parlato spesso della incompatibilità della co-presenza dei cantieri della metropolitana e del tram ma ci risulta che siano state progettate e presentate nella conferenza dei servizi  della tratta T2 della metro C soluzioni di convivenza del tram durante la cantierizzazione per la realizzazione della stazione della metropolitana Chiesa Nuova. Chiediamo conferma sulla inesistenza di incompatibilità tra cantieri della metro C e delle linee tranviarie. In particolare, possono essere messi in opera contemporaneamente i cantieri della stazione metro C Chiesa Nuova e della  TVA a Corso Vittorio Emanuele? E, parimenti, può essere messo in opera contemporaneamente nell’0area di via Barletta il cantiere della stazione metro C Ottaviano e quello dei due rami tramviari verso Ponte della Musica-Auditorium e piazzale Clodio? 2. La tratta T1 della metro C, finanziata in extremis nel 2025 con l’intervento della Regione, ha visto approvato il progetto definitivo ma, secondo notizie ufficiose, con un definanziamento di alcune opere accessorie sia per il materiale rotabile che avrebbe dovuto essere implementato per l’allungamento della linea fino a Farnesina, sia per il parcheggio di scambio multipiano della Farnesina, sia per la prevista croce di inversione dei treni dopo piazzale Clodio (variante della tratta T2). Chiediamo una conferma di questi definanziamenti e se sono state previste strategie per fare fronte alle conseguenze che potranno avere sull’efficacia del nodo di scambio, sulle frequenze dei passaggi della linea nelle ore di punta, sulla possibilità di mantenere la linea elastica in caso di guasto senza interrompere l’intera tratta Farnesina-Venezia. 3. Fu redatto un progetto di prolungamento della Metro A oltre Anagnina verso Romanina ed uno studio di fattibilità (ultime informazioni desunte da Roma Metropolitane) ma a questo non seguirono approfondimenti progettuali né affidamenti in appalto. Con l’ultimo PUMS è stato abbandonato il progetto di una metro in favore di una versione più leggera di metrotramvia. E’ stata così approfondita una soluzione alternativa sul tracciato Anagnina-Torre Angela. E’ definitivo il perseguimento della soluzione alternativa della metrotramvia? Quale è lo stato attuale della progettazione? C’è la copertura finanziaria? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 4. E’ in atto un progetto di prolungamento della Metro A oltre Battistini verso Torrevecchia. Secondo gli ultimi dati presi da Roma Metropolitane è stata prevista la realizzazione di un tratto di linea per uno sviluppo di circa 2 km con 2 stazioni e la realizzazione di 2 nodi di scambio a Bembo e Torrevecchia. Quale è lo stato del progetto di prolungamento della Metro A di Roma oltre Battistini verso Torrevecchia? Resta valida l’idea del prolungamento oltre Torrevecchia fino a Casa Selce con tecnologia funiviaria? C’è la copertura finanziaria? Quali sono i tempi previsti per progettazione-conferenza servizi-cantierizzazione-messa in esercizio? 5. E’ in atto un progetto di prolungamento della Metro B  dopo Rebibbia. Il prolungamento della Linea B è previsto nel vigente Piano urbano della mobilità sostenibile (PUMS), approvato con Delibera n. 79 del 13.12.2024 dal Consiglio della Città Metropolitana di Roma Capitale. Lo scenario progettuale del DOCFAP approvato prevede due tratte funzionali: Rebibbia – Casal Monastero e Casal Monastero – Setteville). Si prevede di redigere il PFTE (Progetto di fattibilità tecnico economica) della prima tratta funzionale prevista nel PUMS nel biennio 2026-2027. Il tracciato della prima tratta funzionale definita dal DOCFAP è lungo circa 3,5 km e interessa il territorio del Municipio IV. Si snoda lungo via Tiburtina a partire dal tronchino terminale della stazione Rebibbia, all’altezza del Carcere omonimo, e prosegue attraverso i quartieri S. Basilio e Torraccia fino all’abitato di Casal Monastero, oltre il Grande Raccordo Anulare. Sono previste 3 stazioni, un nodo di scambio terminale di livello metropolitano per il trasporto pubblico e privato e un tronchino terminale per la sosta notturna dei treni. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione di queste due tratte funzionali? Dai dati presi da Roma Metropolitane i tempi stimati dei lavori ammontano a 7 anni. Visti i tempi previsti per le fasi progettuali e le incertezze dei finanziamenti l’opera appare di difficile realizzazione. 6. E’ nelle previsioni il prolungamento della linea dal capolinea Laurentina alla frazione Trigoria, oltre il GRA con la realizzazione di un tratto di linea per uno sviluppo di circa 6 km con 4 stazioni e la creazione di un nodo di interscambio in un’area prossima all’abitato di Trigoria. Fu redatto uno studio di fattibilità (ultime informazioni desunte da Roma Metropolitane) ma a questo non seguirono approfondimenti progettuali né affidamenti in appalto. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 7. Il progetto di prolungamento del ramo B1 della Metro B dopo Jonio verso Bufalotta e lo scambiatore A1 nord ha come obiettivo il collegamento delle zone di via Monte Cervialto, Serpentara e Colle Salario. Secondo il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), i treni della linea B1 saranno estesi per servire queste aree densamente popolate. Quale è lo stato attuale della progettazione? Quali sono le prospettive della realizzazione dell’opera? 8. Tutte le stazioni ferroviarie sono potenziali hub della mobilità sostenibile. La redazione del PUMS sia del Comune di Roma che della Città Metropolitana hanno rappresentato una occasione di collaborazione tra le Ferrovie dello Stato (FS) e l’Amministrazione Comunale per ridefinire il ruolo delle stazioni ferroviarie nel contesto territoriale, focalizzando su di esse un’ampia serie di progetti mirati allo sviluppo di sistemi integrati di mobilità sostenibile, con particolare riferimento a:  TPL, Mobilità ciclistica, Mobilità pedonale, Shared mobility, Parcheggi di scambio e aree di sosta, Colonnine di ricarica per mezzi elettrici, Infomobilità. Quale è la situazione per la trasformazione delle stazioni ferroviarie in hub multimediali al fine di favorire lo scambio gomma-ferro? 9. ll raddoppio della tratta ferroviaria tra Valle Aurelia e Vigna Clara è la penultima tratta del cosiddetto “Gra ferroviario” della Capitale. Quali sono le reali prospettive di realizzazione dell’Anello Ferroviario e della sua completa utilizzazione sia per il trasporto passeggeri che per il trasporto merci? Si possono inviare domande sul tema scrivendo a: laboratoriocarteinregola@gmail.com Vedi anche Metro C: il progetto raccontato alle Commissioni del I Municipio (e una richiesta di Carteinregola alle istituzioni) * Vai alla presentazione della serie di webinar con la registrazione dell’incontro introduttivo del 16 febbraio 2026 * vai alla registrazione dell’incontro sul cap. 7 Piano Urbano Parcheggi (e le modiffiche alle NTA per i parcheggi degli impianti sportivi)dell’11 marzo 2026 * Vai al Capitolo 4 del Dossier Mobilità Capitolo 4 Metropolitane  e Ferrovie Regionali I PROSSIMI INCONTRI * mercoledì 8 aprile alle 18 Tram * mercoledì 22 aprile alle 18 Nodi Intermodali  e Parcheggi di Scambio * mercoledì 6 maggio alle 18 Ciclabilità * mercoledì 20 maggio alle 18 Aree Pedonalizzate – Z 30 e Isole Ambientali * mercoledì 3 giugno 2026 alle 18 Bus Turistici 18 marzo 2026 per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 18, 2026
carteinregola
Il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici?
La Giunta capitolina ha approvato il 3 marzo scorso una Memoria di Giunta (1) – “Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile “Dente cariato” di Via Giolitti” – con cui si punta a trasformare l’immobile accanto alla Stazione Termini da “plesso incompiuto e fatiscente” a “porta della Città”. Leggendo la Memoria però, tutto sembra andare nella direzione dell’ennesimo immobile pubblico ceduto a speculazioni immobiliari private. Pubblichiamo la parte finale della Memoria e il Comunicato del Polo Civico Esquilino, che, come già Carteinregola un anno fa (2), in seguito alla Mozione dell’Assemblea Capitolina (3) ribadisce che la funzione dell’immobile “non può essere determinata dal mercato. Deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio”. Dalla Memoria avente a oggetto Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile ”Dente Cariato” di via Giolitti (SCARICA LA MEMORIA ) (…) Ritenuto quindi che sia prioritario l’intervento affinché sia restituita di dignità all’immobile il quale, da plesso incompiuto e fatiscente occupato da attività commerciali di diverso genere natura e parzialmente abusive, assuma appieno titolo il ruolo di “porta della Città “che la sua collocazione gli garantisce, anche attraverso la ricostituzione dell’unità potenziale dell’opera originaria per ristabilire, dal punto di vista architettonico, una coerenza tipologica con gli edifici limitrofi limitrofi, e, dal punto di vista funzionale, la rigenerazione del quadrante o ove insiste; nel panorama delle opzioni prospettate, sia da privilegiare un piano che recuperi la sagoma e l’ingombro del volume originario, anche nell’ottica di assicurare maggiore remuneratività all’investimento e di recuperare la compattezza e la continuità originaria del fronte urbano inserito contesto del quartiere Esquilino, rimandando alla libera facoltà degli operatori economici, la scelta delle destinazioni d’uso da dare al complesso; La Giunta capitolina per le motivazioni espresse in premessa, che si intendono integralmente richiamate, fornisce indirizzo al Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche abitative affinché, in collaborazione con la Direzione del Municipio I valuti ogni attività di evidenza pubblica ai sensi di legge finalizzata alla rigenerazione dell’immobile e valuti altresì, con il coinvolgimento di altre strutture capitoline competenti, eventuali utilizzi temporanei dei locali vuoti dell’immobile. (…) Nelle premesse della Memoria è citata la Delibera (4) che ha approvato nel dicembre 2024 il Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per un’azione di accompagnamento e supporto tecnico finalizzato all’implementazione di un ”Progetto faro” di rigenerazione urbana nell’ambito del Progetto ITALIAE – Atelier di sperimentazione ”Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” – ”Urban regeneration flagship projects” , ma nel seguito non c’è traccia di finalità sociali dell’immobile. Speriamo di essere smentiti, ma ancora una volta ci sembra che la “rigenerazione urbana” delle proprietà pubbliche comunali, per questa Amministrazione si debba intendere come “rinnovamento edilizio” da affidare a privati, anzichè come leva di rigenerazione sociale, che pure, di fronte alla Stazione , avrebbe un suo perchè. Per questo Carteinregola si unisce al Polo Civico Esquilino nelle richieste avanzate nel comunicato in calce, a cominciare da una riflessione trasparente e condivisa sulla destinazione, che deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio e un vero percorso di partecipazione con il territorio, aperto a cittadine/i, associazioni, realtà sociali, culturali e commerciali del rione (AMBM) dal sito del Polo Civico Esquilino 3 marzo 2026, Dente Cariato: il futuro della città non può deciderlo il mercato. Subito un percorso pubblico e partecipato COMUNICATO STAMPA POLO CIVICO ESQUILINO Roma, 3 marzo 2026 L’intenzione dell’Amministrazione capitolina di riqualificare il cosiddetto Dente Cariato a Termini è una buona notizia, ma si tratta di un bene pubblico, la cui funzione non può essere determinata dal mercato. Deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio. Il Polo Civico Esquilino è intervenuto oggi alla seduta congiunta delle Commissioni Turismo e Patrimonio dedicata al futuro dell’immobile(5), un edificio strategico per il nostro rione e per l’intera città. Accogliamo positivamente che, dopo anni, si torni a discutere del destino di questo spazio. Sul tema le associazioni che fanno parte del Polo Civico si sono mobilitate chiedendo che si aprisse una riflessione trasparente e condivisa. È un risultato importante che il tema sia oggi al centro dell’agenda politica. Tuttavia, dalla discussione di oggi emerge un’impostazione che ci preoccupa: avviare una consultazione preliminare rivolta al solo mercato per orientare la destinazione del bene in base all’“appetibilità” economica. Riteniamo che questa impostazione rovesci l’ordine delle priorità. Il Dente Cariato è un bene pubblico, patrimonio disponibile della città. La sua funzione non può essere determinata dalla sola sostenibilità finanziaria e dall’interesse degli investitori. Il rischio è che si ripeta l’errore della cosiddetta riqualificazione dell’area degli ex Mercati Generali dove, grazie a un accordo tra Comune e fondo Hines e contro il parere di residenti e associazioni, c’è il progetto di costruire residence, alberghi e uno studentato di lusso. Oppure del caso del Social Hub a San Lorenzo.  Nel corso della Commissione sono emerse nuovamente ipotesi di studentati e strutture ricettive che non possono essere la soluzione migliore solo perché sostenibili sul piano finanziario. L’Esquilino è già sottoposto a forti pressioni abitative, commerciali e sociali. Un intervento che non tenga conto di un reale mix funzionale e di una significativa quota di servizi pubblici e spazi a vocazione sociale aggraverà gli squilibri esistenti. Proprio mentre l’Amministrazione si accinge a regolare il mercato degli affitti brevi che stanno rendendo le case inaccessibili a chi vive in questa città, chiediamo coerenza! Non si tratta di contrapporre ideologicamente “pubblico” e “privato”, ma di affermare un principio semplice: è l’interesse pubblico a dover orientare il mercato, non il contrario. Chiediamo quindi con forza che: * venga avviato subito un vero percorso di partecipazione con il territorio, aperto a cittadine/i, associazioni, realtà sociali, culturali e commerciali del rione; * venga reso pubblico e discusso lo studio di fattibilità, affinché la città possa valutarne contenuti e presupposti; * siano esplicitati fin da subito criteri vincolanti di utilità sociale, accessibilità e funzione pubblica nella futura procedura di gara; * si lavori a un modello che garantisca un mix funzionale equilibrato, capace di generare valore economico e coesione sociale. Sappiamo che l’intervento richiede un investimento importante. Ma la scelta non può essere ridotta all’alternativa tra “bando che va deserto” e “bando appetibile per il mercato”. Esiste una terza via: costruire un progetto forte, condiviso e socialmente riconosciuto, che attragga investimenti proprio perché radicato in una visione pubblica chiara. Il Dente Cariato può diventare il simbolo di una rigenerazione urbana orientata al bene comune. Oppure l’ennesima occasione in cui una scelta strategica per la città viene definita in base alla redditività.  La politica deve sapere che sebbene – come sottolineato in uno degli interventi in Commissione – non c’è un terzo settore forte economicamente per un’operazione di acquisto, c’è un terzo settore e un movimento civico forte socialmente e in grado di prendere parola contro un modello di gestione pubblica che vede nel mercato l’unica soluzione per trasformare questa citta . Come Polo Civico Esquilino continueremo a vigilare e a proporre, affinché questo spazio torni alla città come luogo vivo, inclusivo e utile alla comunità. Il futuro del Dente Cariato riguarda tutte e tutti. E deve essere deciso insieme. Polo Civico Esquilino Per osservazioni e precisazioni riguardo l’articolo di Carteinregola scrivere a: labortorioriocarteinregola@gmail.com 12 marzo 2026 vedi anche RomaToday, Roma, Il Comune vuole riqualificare l’edificio “dente cariato” di Termini di Giulia Argenti https://www.romatoday.it/politica/dente-cariato-termini-progetto-recupero.html NOTE (1) SCARICA LA MEMORIA DI GIUNTA n. 10 del 19 febbraio 2026 avente a oggetto Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile ”Dente Cariato” di via Giolitti (2) vedi Dente Cariato”: quale uso per il patrimonio pubblico? 18 marzo 2025 (3) La mozione era stata presentata dai consiglieri Antonella Melito, Lorenzo Marinone, Mariano Angelucci, Carla Fermariello, Giovanni Zannola, Cristina Michetelli, Riccardo Corbucci del PD e Tiziana Biolghini di Roma Futura, e sollecitava “la riqualificazione dell’immobile chiamato “Dente Cariato” (4) vedi Deliberazione n. 521 Approvazione dello Schema di Protocollo d’Intesa tra Roma Capitale e la Presidenza del Consiglio dei Ministri per un’azione di accompagnamento e supporto tecnico finalizzato all’implementazione di un ”Progetto faro” di rigenerazione urbana nell’ambito del Progetto ITALIAE – Atelier di sperimentazione ”Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico” – ”Urban regeneration flagship projects” Programma Operativo Complementare 2024 – 2025 al PON ”Governance e Capacità Istituzionale” 2014 – 2020 17 dicembre 2024 SCARICA LA DELIBERA. (5) Vai alla registrazione delle Commissioni congiunte Turismo e Patrimonio del 3 marzo 2026
March 12, 2026
carteinregola
VOGHERA (PV): CONDANNATO A 12 ANNI L’EX ASSESSORE LEGHISTA ALLA SICUREZZA PER L’OMICIDIO DI YOUNS EL BOUSSETTAOUI
E’ stato condannato a 12 anni di carcere per omicidio volontario Massimo Adriatici, al tempo dei fatti assessore leghista alla Sicurezza del comune di Voghera: il 20 luglio 2021 Adriatici ha ucciso, nella piazza centrale della paese pavese, con un colpo di pistola sparato al petto, il trentanovenne Youns El Boussettaoui. La sentenza che ha condannato l’ex assessore già poliziotto, è arrivata dopo il giudizio abbreviato. Grande soddisfazione è stata espressa dalla famiglia El Boussettaoui tramite le parole dell’avvocata Debora Piazza anche se “certamente nessuno potrà riportare in vita Youns”. Oltre alla condanna a 12 anni per l’ex assessore leghista, il giudice ha disposto anche il risarcimento provvisionale di 380mila euro per i familiari della vittima. Già agente in servizio a Voghera, Adriatici era già salito agli onori della cronaca per l’uso da sceriffo della polizia locale. Abbiamo ripercorso la vicenda e la battaglia per l’ottenimento di verità e giustizia con Alberto, compagno dell’assemblea per il diritto alla casa di Pavia. Ascolta o scarica Ai microfoni di Radio Onda d’Urto anche il commento dell’avvocata Debora Piazza, che ricorda tra l’altro che “purtroppo di Youns El Boussettaoui ce ne sono molti. Pensiamo a Bruna, la ragazza transessuale malmenata dalla polizia locale il cui processo è in corso; pensiamo a Sofian, ragazzo marocchino ucciso barbaramente dieci anni fa da un poliziotto; pensiamo a Fares. Sono tutte persone ai margini della società, gli indifendibili, che però non valgono meno o più rispetto ad altre che commettono un reato”. Ascolta o scarica 
February 24, 2026
Radio Onda d`Urto