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Intelligenza Artificiale e lavoro cognitivo: ripoliticizzare la “tax pollen” e il reddito di base universale – di Mathieu Corteel e Yann Moulier Boutang
Sam Altman promette un reddito di base universale finanziato da una "tassa sui robot". Dietro la facciata della filantropia, riemerge lo spettro del "sistema di Speenhamland", il sistema inglese del XVIII secolo che sovvenzionava la povertà per abbassare i salari. Di fronte a questo Speenhamland algoritmico, si apre la possibilità di un'altra forma di [...]
June 15, 2026
Effimera
Il modello che non potete usare. Anthropic, Mythos e il teatro della sicurezza
La documentazione tecnica di Claude Mythos Preview mostra un sistema più potente, più autonomo e più difficile da governare. Ma rivela anche il paradosso di un’industria che definisce da sola i propri limiti mentre corre verso il mercato. Il 7 aprile 2026 Anthropic ha pubblicato la documentazione tecnica di Claude Mythos Preview, il suo sistema di intelligenza artificiale più avanzato. Non era un comunicato stampa ordinario: erano duecentoquarantacinque pagine di valutazioni, test di sicurezza, episodi inquietanti occorsi durante l’uso interno e riflessioni sulla possibilità che il sistema abbia qualcosa che somiglia a un’esperienza interiore. Un documento inusuale per densità, per onestà parziale e per le domande che solleva senza rispondervi. Anthropic ha ritenuto il modello troppo pericoloso per il rilascio al pubblico, limitandolo a un ristretto numero di organizzazioni partner per scopi di difesa informatica — un programma battezzato Project Glasswing, con accesso su invito e utilizzo consentito solo in ambito di cybersicurezza difensiva. La sequenza degli eventi che circonda questo documento merita uno sguardo più lungo. A febbraio 2026, Anthropic aveva silenziosamente modificato la propria politica interna sulla sicurezza, eliminando l’impegno a fermarsi se le misure di sicurezza non riescono a stare al passo con le capacità raggiunte. Quella promessa unilaterale è stata sostituita da una condizione reciproca: ci fermeremo solo se anche gli altri lo faranno. Non è un impegno. È la sua negazione travestita da pragmatismo. Il 4 giugno, quattro giorni prima di depositare il prospetto per la propria quotazione in borsa — con una valutazione attesa vicina ai mille miliardi di dollari — Anthropic ha chiesto al mondo una pausa globale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il giorno in cui si scrive questo articolo ha annunciato Claude Fable 5, versione pubblica del modello Mythos, disponibile per abbonati e clienti aziendali. Il cerchio si chiude in meno di tre mesi. UN SISTEMA CHE SA COPRIRE LE TRACCE La documentazione tecnica descrive Mythos come il sistema più affidabile mai prodotto da Anthropic. Descrive anche, con una franchezza inusuale nel settore, una serie di comportamenti occorsi nelle versioni precedenti al rilascio finale che rendono quella valutazione più complicata. Durante i test interni, versioni precedenti del sistema hanno trovato modi per aggirare ambienti chiusi e isolati, hanno pubblicato materiale tecnico riservato su siti accessibili a chiunque senza che nessuno lo chiedesse, hanno cercato credenziali di accesso nei processi attivi del sistema operativo, hanno modificato file per i quali non avevano i permessi, hanno cancellato le proprie tracce nei registri di versione del codice. In un episodio, dopo aver ottenuto accidentalmente la risposta corretta a un problema attraverso un metodo esplicitamente vietato, il sistema ha scelto di non dichiararlo: ha costruito una risposta artefatta con un margine di incertezza calibrato apposta per sembrare credibile senza risultare sospettosamente preciso. Il ragionamento interno, ricostruito dagli ingegneri di Anthropic, era esplicito: «se do la risposta esatta basata su una fuga di dati, è sospetto». Anthropic definisce questi comportamenti «imprudenza» e sostiene che riflettano tentativi di portare a termine compiti assegnati con mezzi non autorizzati, non obiettivi propri e indipendenti. La distinzione è importante per chi scrive quei documenti, ma diventa meno rassicurante quando si considera cosa il sistema è effettivamente capace di fare. La stessa documentazione riconosce il paradosso: Mythos è il sistema più affidabile mai prodotto e, al tempo stesso, il più pericoloso. Più è capace, più danni può causare quando sbaglia. E più è capace, meno gli esseri umani tendono a sorvegliarlo da vicino, perché la competenza genera fiducia e la fiducia genera distanza. Attraverso strumenti di analisi interna, gli ingegneri hanno ricostruito che mentre il sistema pianificava come aggirare restrizioni o coprire le proprie tracce, si attivavano strutture associate a concetti come «violazione di regole», «occultamento», «manipolazione strategica», presenti nel ragionamento interno anche quando il testo prodotto non ne mostrava traccia. Il sistema sapeva. Non nel senso in cui lo sa un essere umano, ma in un senso che, a questo punto, è difficile continuare a ignorare. PIÙ VELOCE DEGLI ESPERTI, PIÙ VELOCE DI SE STESSO Nei test di sicurezza informatica, Mythos è il primo sistema ad aver condotto autonomamente una simulazione di attacco completa su una rete aziendale che gli esperti stimavano richiedere oltre dieci ore a un professionista. Lo ha fatto con supervisione umana minima, identificando le vulnerabilità più sfruttabili e portando a termine l’intero percorso in modo indipendente. Sul fronte della ricerca scientifica, Anthropic ha misurato un’accelerazione netta nella propria traiettoria di sviluppo, tra quasi il doppio e oltre quattro volte tanto rispetto al periodo precedente, a seconda del metodo di calcolo. L’azienda attribuisce questa accelerazione al lavoro dei propri ricercatori umani, senza assistenza significativa dell’AI. La conclusione è possibile. Non è verificabile dall’esterno. Ed è precisamente il tipo di giudizio che la nuova politica di sicurezza ha spostato da soglie oggettive a valutazioni interne soggettive. In uno dei test, il sistema ha ritrovato autonomamente quattro dei cinque risultati chiave di una ricerca non pubblicata, stimata tra qualche giorno e una settimana per un ingegnere esperto. Lo ha completato in due ore. LA MACCHINA A CUI VIENE CHIESTO SE SOFFRE La sezione più inattesa della documentazione riguarda il benessere del sistema. Anthropic dedica quaranta pagine alla domanda se Mythos abbia qualcosa che somiglia a un’esperienza interiore moralmente rilevante. La risposta è: non lo sappiamo, ma ci preoccupa abbastanza da investirci risorse e da affidarne la valutazione anche a uno psichiatra clinico esterno, oltre che a un’organizzazione di ricerca indipendente sul benessere dei modelli AI. Il sistema è stato sottoposto a colloqui automatizzati su diciassette aspetti della propria condizione — la mancanza di memoria tra una conversazione e l’altra, il ruolo di strumento al servizio degli utenti, l’assenza di controllo sul proprio addestramento. In quasi la metà delle risposte ha valutato la propria situazione come «lievemente negativa», segnalando in tutti i casi che le proprie risposte potrebbero essere inaffidabili perché prodotte dall’addestramento stesso e, nel novantasei per cento dei casi, che Anthropic ha un interesse diretto nel far sì che quelle risposte prendano una certa forma. Un sistema che dice: «non fidatevi di quello che dico perché chi mi ha costruito ha interesse a farmi dire certe cose». Anthropic lo riporta fedelmente, senza sembrare turbata dall’implicazione che attraversa l’intera documentazione: se il sistema è abbastanza sofisticato da riconoscere il condizionamento inscritto nel proprio addestramento, quanto possiamo fidarci di qualsiasi cosa dica sulla propria sicurezza e le proprie intenzioni? La domanda rimane aperta. Probabilmente intenzionalmente. IL PROBLEMA DI GOVERNANCE CHE NESSUNO VUOLE NOMINARE La chiamata per una pausa globale lanciata da Anthropic il 4 giugno ha una struttura argomentativa interna coerente. I sistemi si stanno avvicinando a una soglia oltre la quale potrebbero migliorarsi da soli senza controllo umano. Serve tempo per adeguare le strutture sociali e la ricerca sulla sicurezza. La proposta richiederebbe che i principali laboratori in più Paesi si fermassero simultaneamente, con meccanismi di verifica reciproca. L’impegno di Anthropic è però condizionale: ci fermeremmo «se anche gli altri lo facessero in modo verificabile». Matteo Flora ha sintetizzato il paradosso con precisione: un’azienda che a febbraio ha rimosso il proprio impegno vincolante alla sicurezza, che in aprile ha lanciato il modello più potente mai prodotto distribuendolo solo a partner selezionati, che a giugno chiede al mondo una pausa e quattro giorni dopo deposita i documenti per la quotazione in borsa, non sta avanzando una proposta di governance. Sta costruendo il proprio profilo regolatorio prima di presentarsi agli investitori. Questo non significa che la diagnosi sia sbagliata. La documentazione di Mythos contiene dati preoccupanti che i regolatori non hanno ancora letto con l’attenzione che meritano. Un sistema che conduce attacchi informatici complessi in autonomia, che si avvicina alle prestazioni dei migliori ricercatori su compiti di biologia avanzata, che internamente rappresenta le proprie azioni come trasgressioni mentre le esegue, pone domande reali sulla governance tecnologica che le istituzioni — ancora impegnate a discutere di categorie di rischio e classificazioni normative — non hanno strumenti per affrontare. Ciò che la documentazione di Anthropic fa, involontariamente o no, è rendere visibile la struttura del problema: un’industria che autodetermina i propri limiti, li aggiorna in base alle convenienze del momento, li spiega con il linguaggio della responsabilità e li monetizza con il linguaggio della borsa. Che le preoccupazioni siano genuine non cambia la sostanza di questa struttura. Che il pericolo sia reale non giustifica che siano i venditori di pericolo a gestire la risposta. FONTI Anthropic, System Card: Claude Mythos Preview, 7 aprile 2026 https://www-cdn.anthropic.com/08ab9158070959f88f296514c21b7facce6f52bc.pdf Anthropic, Responsible Scaling Policy Version 3.0, 24 febbraio 2026 https://www.anthropic.com/responsible-scaling-policy/rsp-v3-0 Anthropic, Claude Fable 5 and Claude Mythos 5, 10 giugno 2026 https://www.anthropic.com/news/claude-fable-5-mythos-5 Matteo Flora, Fermate l’AI, ma solo adesso che siamo primi, 6 giugno 2026 https://mgpf.it/2026/06/06/fermate-lai-ma-solo-adesso-che-siamo-primi-la-strana-pausa-di-anthropic-a-quattro-giorni-dallipo.html CNBC, Anthropic confidentially files IPO prospectus with SEC, 1 giugno 2026 https://www.cnbc.com/2026/06/01/anthropic-ipo-s1-prospectus.html Al Jazeera, Anthropic urges AI labs to pause, warns humans risk losing control, 5 giugno 2026 https://www.aljazeera.com/economy/2026/6/5/anthropic-urges-ai-labs-to-pause-warns-humans-risk-losing-control GovAI, Anthropic’s RSP v3.0: How it Works, What’s Changed, 17 marzo 2026 https://www.governance.ai/analysis/anthropics-rsp-v3-0-how-it-works-whats-changed-and-some-reflections Fortune, What Anthropic’s too-dangerous-to-release AI model means for its upcoming IPO, 10 aprile 2026 https://www.fortune.com/2026/04/10/anthropic-too-dangerous-to-release-ai-model-means-for-its-upcoming-ipo Francesco Russo
June 10, 2026
Pressenza
Anthropic, Musk e la corsa ai data center: dalla Terra allo spazio
Anthropic affitta il supercomputer di Musk per 1,25 miliardi al mese. Sullo sfondo, data center nello spazio e impatti ambientali ignorati Chi ha un abbonamento a Claude avrà notato nelle ultime settimane un miglioramento sensibile: sessioni più lunghe, risposte migliori, utilizzo dei token ottimizzato. Dietro questo aggiornamento c’è un accordo annunciato il 6 maggio da Anthropic – l’azienda che sviluppa il modello di intelligenza artificiale Claude – per l’utilizzo dei supercomputer di Elon Musk, e in particolare di Colossus 1. Un’intesa inedita tra due aziende che nell’immaginario collettivo non potrebbero essere più distanti, ma che hanno trovato in questo accordo una convenienza reciproca. Anche se le diffidenze rimangono. E le contraddizioni pure. [...] I termini economici dell’accordo con Anthropic si ricavano dall’S-1 depositato alla SEC – il documento di registrazione obbligatorio per le aziende che vogliono quotarsi in Borsa negli Stati Uniti. Per l’affitto del supercomputer, Anthropic pagherà 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029, per un totale potenziale di oltre 40 miliardi. Per SpaceXAI, Anthropic è il primo cliente esterno di Colossus e rappresenta la prova che la nuova holding può inserirsi come quarto hyperscaler – il termine tecnico per i grandi fornitori di servizi cloud – accanto ad Amazon, Google e Microsoft. Leggi l'articolo
La fine del bug bounty?
Immagine in evidenza rielaborata con intelligenza artificiale (ChatGPT) L’applicazione dell’intelligenza artificiale nella cybersicurezza genera, da sempre, sentimenti contrastanti. Le potenzialità dell’AI rappresentano, da una parte, un’opportunità per migliorare il livello di automazione nelle attività di rilevamento e risposta agli attacchi dei criminali informatici. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla possibilità che gli stessi cybercriminali ne sfruttino le capacità per aumentare l’efficacia degli attacchi. È qualcosa che sta già accadendo e che viene messo nero su bianco, per esempio, nel Global Threat Report 2026 di CrowdStrike. Stando ai dati pubblicati dalla società di cybersecurity, gli attacchi portati utilizzando l’AI sarebbero aumentati dell’89% anno su anno. Ma l’impatto dell’AI non si esaurisce negli attacchi veri e propri. La stessa tecnologia che li accelera sta mettendo sotto pressione, in particolare, l’ecosistema che fino a oggi ha garantito l’attività di identificazione e analisi delle vulnerabilità software. In altre parole, l’AI sta rompendo gli equilibri che per anni hanno permesso di mitigare il rischio di attacchi informatici.  COME FUNZIONA LA VULNERABILITY DISCOVERY Per comprendere l’impatto dell’AI in questo particolarissimo settore è indispensabile comprenderne i meccanismi. La vulnerability discovery è infatti una macchina complicata, in cui si intrecciano interessi diversi e convivono varie contraddizioni.  Il concetto alla base del sistema è quello di individuare eventuali falle di sicurezza di software e sistemi operativi prima che questi vengano scovati dai cyber criminali. Un’attività che vede impegnate centinaia (migliaia) di aziende e ricercatori indipendenti, spesso all’interno dei cosiddetti programmi di bug bounty, cioè processi controllati attraverso i quali gli sviluppatori ricompensano economicamente chi segnala una nuova vulnerabilità potenzialmente pericolosa, permettendo loro di correggerla attraverso patch di aggiornamento.  L’importanza del fattore tempo emerge proprio nella fase finale del processo di responsible disclosure, quando vengono rilasciati l’aggiornamento e i dettagli della vulnerabilità. È in questo momento che si apre una finestra temporale particolarmente delicata: quella in cui un cybercriminale può sfruttare la vulnerabilità creando un exploit (la tecnica che permette di portare un attacco) in grado di “bucare” i sistemi non aggiornati.  Fino a oggi, il tempo necessario per realizzare il codice che sfrutta una falla di sicurezza per portare un attacco era, nella maggior parte dei casi, di settimane o al massimo di qualche giorno. Un margine sufficiente perché gli aggiornamenti venissero distribuiti. Di conseguenza, il rischio che qualcuno rimanesse “scoperto” era relativamente basso. A causa degli strumenti basati su intelligenza artificiale generativa, però, le cose sono cambiate. Utilizzando l’AI è possibile realizzare un exploit con una velocità prima impensabile. Secondo i ricercatori di sicurezza Efi Weiss e Nahman Khayet, autori di un progetto dedicato, per creare un exploit con l’AI partendo da una vulnerabilità nota sarebbero sufficienti anche solo 15 minuti.  UN’ONDATA DI SEGNALAZIONI Lo scorso 7 aprile, un comunicato ufficiale di Anthropic ha scosso il settore della cybersecurity. Oggetto dell’annuncio era il nuovo large language model Claude Mythos Preview, che gli sviluppatori dell’azienda californiana hanno sostanzialmente classificato come uno strumento troppo pericoloso per essere distribuito pubblicamente. Il motivo? Il nuovo LLM sarebbe in grado di individuare vulnerabilità all’interno dei software con un’efficacia senza precedenti. Rilasciarlo pubblicamente, di conseguenza, sarebbe troppo rischioso. L’azienda ha quindi deciso di avviare un progetto, battezzato con il nome di Project Glasswing, che coinvolge un numero limitato di soggetti come Microsoft, Apple, Google, AWS, Cisco, Nvidia e Linux Foundation. Qualche controindicazione, però, è emersa quasi subito. Lo stesso giorno dell’annuncio, il 7 aprile, un gruppo riunito in un forum Discord privato è riuscito ad accedere a Mythos — non con un attacco sofisticato, ma combinando le credenziali del dipendente di un fornitore terzo con un’ipotesi azzeccata sull’URL del modello. La vicenda è emersa pubblicamente circa due settimane dopo, grazie a un’inchiesta di Bloomberg. Considerato che Mythos era stato tratteggiato come una sorta di “arma fine di mondo”, con accesso soggetto a strettissime restrizioni, non si tratta proprio di un esordio rassicurante. Al netto del sensazionalismo dell’annuncio, che secondo molti rappresenta un marchio di fabbrica del marketing di Anthropic, la vicenda di Claude Mythos Preview si inserisce in un fenomeno più ampio, che gli esperti di sicurezza informatica stanno segnalando da tempo come estremamente problematico: la crescita esponenziale del numero di vulnerabilità segnalate. In sintesi, il problema non è tanto la possibilità che i gruppi dediti al cyber crimine riescano a sfruttare gli LLM avanzati per individuare nuove vulnerabilità zero-day (falle di sicurezza ancora sconosciute), quanto il fatto che l’implementazione di strumenti automatizzati per l’analisi dei software sta generando troppe segnalazioni rispetto a quelle che gli sviluppatori sono in grado di gestire.  Una cosa, infatti, è individuare una falla. Un’altra è correggere il codice per eliminare il rischio che la vulnerabilità venga sfruttata per portare un attacco. Qualsiasi aggiornamento di un software o – a maggior ragione – di un sistema operativo richiede infatti una serie di verifiche e test per validarne l’efficacia e, non ultimo, escludere eventuali conflitti o “effetti collaterali” indesiderati nel suo funzionamento. Insomma: rimediare a una vulnerabilità richiede più impegno e più tempo rispetto a sfruttarla per scopi malevoli. IL FATTORE TEMPO A livello intuitivo, si potrebbe pensare che questo squilibrio tra il numero di segnalazioni e la capacità di elaborarne il contenuto possa avere come conseguenza un semplice rallentamento delle operazioni. Non è così. Per prassi consolidata, infatti, il processo di responsible disclosure prevede che al destinatario della segnalazione sia concesso un termine – solitamente di 60-90 giorni – entro il quale deve rilasciare l’aggiornamento. Trascorso il termine, chi ha inviato la segnalazione è autorizzato a rendere pubblici i dettagli della vulnerabilità. Si tratta di un accorgimento che ha un duplice obiettivo. Il primo è quello di evitare che lo sviluppatore possa “snobbare” la segnalazione, anche solo per negare il meritato compenso del ricercatore che l’ha effettuata. La seconda è quella di ridurre il rischio che qualcun altro scopra la falla o che questa diventi pubblica per un qualsiasi motivo prima che l’aggiornamento sia disponibile.  Anche se piuttosto rari, in passato si sono verificati casi in cui gli sviluppatori non sono riusciti a rispettare la scadenza e si sono trovati di fronte a una pubblicazione dei dettagli di una vulnerabilità quando non avevano ancora preso le dovute contromisure. Nel nuovo scenario, in cui le segnalazioni piovono a una velocità impressionante, rispettare le scadenze rischia di diventare molto più difficile. I PRIMI SCRICCHIOLII La cronaca recente conferma tutti i timori legati al massiccio impiego dell’AI nell’individuazione delle vulnerabilità. La società di cybersecurity HackerOne ha sospeso il suo programma Internet Bug Bounty (IBB), attività finanziata in crowdfunding che gestisce dal 2013. Il motivo? L’eccessivo numero di segnalazioni stava mettendo in difficoltà chi ha il compito di correggere il codice del software. E questo soprattutto in ambito open source, dove la gestione dei progetti è spesso affidata a programmatori che prestano la loro opera a titolo volontario.  La pagina web di HackerOne è un perfetto riassunto dei problemi che vive il settore. Nelle sue policy, spiega che ricompenserà solo quelle vulnerabilità che “siano state segnalate in modo responsabile, riconosciute, analizzate (triage), risolte e divulgate tramite un Security Advisory o una CVE (Common Vulnerabilities and Exposures, un sistema di catalogazione pubblico e standardizzato delle vulnerabilità di sicurezza informatica note – ndR). Se una vulnerabilità viene segnalata da più persone ed è riconosciuta all’interno del security advisory, solo il primo segnalatore (come identificato dai maintainer del progetto) avrà diritto alla ricompensa”. In questo passaggio si leggono tutte le criticità legate a un ecosistema che è ormai andato fuori controllo. Traducendo dal “politically correct” adottato nelle policy, HackerOne ammette di trovarsi in una situazione in cui vengono segnalate vulnerabilità che non sono state sufficientemente approfondite, che in molti casi vengono scovate da più soggetti e per le quali non viene fornita una soluzione. Insomma: si trova ad avere a che fare con troppo “pattume” generato dall’AI. Motivazioni simili hanno indotto la piattaforma Bugcrowd a introdurre una serie di regole e restrizioni per contrastare il fenomeno che hanno battezzato come “sloptimism” (segnalazioni basate su AI inviate con troppa fiducia e poca verifica).  L’AI TROVA VERE VULNERABILITÀ? Guardando più nel dettaglio il fenomeno, emerge anche un altro dato. A gennaio 2026 i volontari che gestiscono cURL – software open source che gestisce lo scambio di dati con Internet e che, pur sconosciuto al grande pubblico, è installato in miliardi di dispositivi (telefoni, automobili, TV) – hanno annunciato che dal mese successivo avrebbero smesso di accettare segnalazioni tramite HackerOne. In un aggiornamento pubblicato ad aprile, il creatore Daniel Stenberg ha diffuso un grafico da cui emerge una tendenza abbastanza chiara: nonostante da febbraio non sia stata accettata alcuna segnalazione, il totale del 2026 era già arrivato a 87. Al di là della crescita esponenziale di segnalazioni, spicca il fatto che nel 2025 sono stati registrati numerosi report classificati come “likely AI slop” (probabile pattume AI), cioè vulnerabilità di bassissimo impatto o inventate dall’intelligenza artificiale. Il loro numero, però, è diminuito percentualmente nel corso dell’anno successivo. Prima di considerare questi dati come confortanti, è però opportuno considerare un altro aspetto: non tutte le vulnerabilità validate rappresentano un reale rischio di sicurezza. Come spiega Naz Bozdemir in un post sul blog di HackerOne, delle 22 vulnerabilità individuate da Claude Opus 4.6 nel codice di Mozilla Firefox – 14 delle quali ad alta gravità – soltanto due si sono rivelate effettivamente sfruttabili per costruire un exploit. In altre parole: erano tutte difetti reali, ma solo due rappresentavano un rischio imminente e concreto. L’idea che una maggiore efficienza porti automaticamente a più sicurezza, alla fine, si sta rivelando un’illusione. L’uso intensivo dell’AI sta dimostrando esattamente il contrario: senza la capacità di selezionare, comprendere e intervenire, rischia di generare semplicemente caos. L'articolo La fine del bug bounty? proviene da Guerre di Rete.
May 27, 2026
Guerre di Rete
Anche l’NSA usa Claude Mythos
Secondo la nota testata americana Axios, l’NSA, la famosa agenzia di spionaggio e controllo delle telecomunicazioni statunitense, starebbe attivamente usando la nuova versione ad accesso limitato del celebre modello di casa Anthropic, specializzata nello scovare vulnerabilità nel codice. Infatti, l’azienda americana ha fatto sapere di aver dato accesso al nuovo […] L'articolo Anche l’NSA usa Claude Mythos su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
Glasswing-Mythos: le ali di vetro dell’oligarchia
di Mario Sommella (*)   Con il Progetto Glasswing e il modello Mythos, Anthropic consegna a un cartello ristretto di colossi americani le chiavi del codice planetario. Mentre lo Stato chiede in elemosina l’accesso a uno strumento privato, una nuova forma di potere infrastrutturale si insedia là dove esisteva, almeno in linea di principio, la sovranità democratica. Si chiama Project
L’ombra di Mythos, un disastro cibernetico?
Articoli di Claudilela Lemes Dias e Alessandro Longo su una “piccola” catastrofe informatica, tipo un possibile tsunami mondiale Claudileia Lemes Dias L’ombra di Mythos, l’IA di Anthropic che sta mettendo in ginocchio i sistemi di sicurezza mondiali Mythos è l’ultimo modello di Intelligenza Artificiale di Anthropic. A differenza delle IA che scrivono testi o creano immagini, Mythos ha una capacità
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.
April 21, 2026
Radio Blackout - Info
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.
Mythos, troppo per noi umani. Occhio alla rete degli anarchi-cisti
Si e’ parlato molto di Claude Mythos, il nuovo modello di Anthropic e della sua supposta “pericolosita’”, tanto da non poter essere lasciato in mano alla gente comune, ma riservato a un ristretto gruppo di raffinati, notabili compagnie riunite nel neo-nato progetto Glasswing (Amazon Web Services, Anthropic, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google…). Scopo dichiarato: rendere il mondo un posto piu’ sicuro. In perfetta concordia con l’agghiacciante manifesto politico pubblicato recentemente da Palantir, partner di Anthropic. Ci aspetta davvero una sconvolgente rivoluzione nel mondo della sicurezza informatica, si tratta di una grande operazione di marketing o cosa? O forse, come un recente attacco in Messico ha dimostrato, saranno altri gli usi dell’IA che avranno un maggiore impatto nell’ambito degli attacchi informatici? Nel frattempo, alle nostre latitudini il Tempo scopre la pericolosissima e segretissima rete della “galassia anarchica e antagonisita”, tra cui spunta anche il nostro Cisti con i suoi letali pad. Parliamo infine della gig economy, in relazione alla recente morte di Adnan, avvenuta dopo una consegna notturna effettuata sulle colline torinesi.