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Le ragioni della sottrazione di minori: i volti e i nomi delle vittime
Continuiamo a fare luce sul fenomeno delle sottrazioni in Italia. Oggi vorrei fare un quadro generale sulle cause di queste sottrazioni; parlerò di motivazioni ricorrenti, di prassi e di scollamento frequente fra i Tribunali ordinari e quelli dei minori. Ma parlerò soprattutto di nomi e di volti, volti che soffrono, nomi che avranno nella loro storia familiare per sempre impresso il segno di questo strappo. Citerò esclusivamente famiglie che hanno fornito esplicita autorizzazione e/o che hanno diffuso pubblicamente la loro storia affinché fosse portata alla consapevolezza dell’opinione pubblica. Ma andiamo al dunque: quali sono le ragioni di questi allontanamenti? Non mi soffermo qui sulla percentuale di sottrazioni legittima, quella cioè dove lo Stato allontana un minore dal proprio nucleo familiare perché qui subisce abusi e incuria gravi (circa il 20%). Mi concentrerò su tutte le altre circostanze (che stimerei intorno all’80%) in cui i professionisti che lavorano per le istituzioni si preoccupano – alla carta – di segnare una linea educativa migliore, di monitorare e garantire un percorso di “guarigione” da alcuni traumi passati, di migliorare il percorso di istruzione e apprendimento, di gestire alcune problematiche di salute e così via. Dai miei tanti anni di studi e di ricerche come giurista, meditatrice familiare e come consulente psicopedagogico su minori e famiglia, emergono delle situazioni ricorrenti.   Famiglie con qualche fragilità: economica, culturale, sociale, linguistica, sanitaria. Penso a Miriam, diplomatico del Vaticano proveniente dal Sudan e mamma di tre ragazzi, a cui circa un anno fa è stato portato via soltanto uno di loro, Amaretu. Lei lavora per il Vaticano, dove vive e usufruisce di una carta servizi, ha delle disponibilità economiche che le consentono di seguire suo figlio, di garantirgli una buona istruzione e di curarlo. Nello specifico, aveva percorsi di cura avviati presso il Bambin Gesù e il Policlinico Gemelli. Tutti i suoi figli sono iscritti a scuole parificate di prestigio. È stata accusata di non seguire adeguatamente il figlio portatore di spettro autistico, nonostante lei abbia le prove del percorso terapeutico in corso. La causa dell’allontanamento si ravvisa in un’incomprensione linguistica provocata dal tribunale stesso che non ha attivato le procedure per garantire una traduzione professionale a Miriam che non parla italiano. Io mi chiedo: si può sottrarre un figlio sulla base di un errore comprovato e/o per una falla amministrativa? Può avere senso un provvedimento che sottrae un figlio su tre, a riprova del fatto che le capacità genitoriali non sono messe in discussione? Come possiamo noi cittadini non considerare pretestuosa questa motivazione? Perché Amaretu non può tornare da sua madre e dai suoi fratelli?   Famiglie segnalate da varie figure (maestre, suore) per un disegno, un racconto, una situazione ambigua mai chiarita e mai accertata Si tratta di situazioni caratterizzate da un grave scollamento tra i due tribunali, quello per i Minorenni e quello ordinario, con decisioni contraddittorie. Il caso più paradossale è quello del genitore prosciolto o assolto in sede ordinaria, che si ritrova comunque privato della frequentazione dei figli perché il Tribunale per i Minorenni mantiene i propri provvedimenti restrittivi indipendentemente dall’esito dell’altro procedimento e il minore rimane intrappolato in un limbo istituzionale che può durare anni. Penso a Giada, il cui figlio di 8 anni, Diego, è stato prelevato dalla scuola e portato in una comunità. Il bambino la sera precedente aveva visto un film e aveva chiesto ai genitori di realizzare la stessa scena che capita ad un personaggio e di essere per gioco legato ad una sedia. Il bambino racconta l’episodio alla maestra e parte dalla scuola la segnalazione al Tribunale dei minorenni. Il Tribunale ordinario indaga e non trova alcun elemento di abuso o violenza verso questi genitori. Due anni dopo dal racconto, il Tribunale dei minori dispone la sottrazione del bambino con prelevamento forzato a scuola, all’insaputa dei genitori che vengono avvisati telefonicamente. Viene loro detto che non possano sapere neppure dove sia stato collocato. Quel mattino la mamma lo aveva accompagnato al pullmino come tutte le mattine, non sapendo che il loro rapporto sarebbe stato di lì a poco interrotto brutalmente.   Uomini che denunciano alle autorità o ai servizi sociali atteggiamenti ostruzionistici da parte della moglie/ex moglie. Penso a Gianluigi Matta di Torino, padre di una ormai ragazza, che ha subìto un lungo percorso di allontanamento dalla figura paterna. Sin dalla nascita della bambina, nel 2007, la madre nonché moglie di Gianluigi non gli consente di avere una relazione libera con la figlia, con cui coabitava. La moglie arriva formalmente ad accusarlo di abuso sessuale e violenze psicologiche e fisiche e a descriverlo come un padre inadeguato e pericoloso. Il padre viene così allontanato dalla figlia e costretto a incontrarla in uno spazio protetto per cinque anni. I servizi sociali hanno poi avviato l’iter volto alla sottrazione della bambina dal nucleo familiare per trasferirla in una casa famiglia. Il padre, terrorizzato da questa possibilità, propone e riesce a farla dare in affidamento alla zia paterna, ma ben presto anche lei matura condotte alienanti sia per via di un carattere a sua volta possessivo e manipolatorio, sia a seguito di possibili legami poco trasparenti con i servizi sociali di Chivasso. La zia della bambina, oggi ragazza, le ha impedito di avere un rapporto normale con suo padre e con i nonni, sia materni sia paterni. Nonostante il tribunale ordinario abbia assolto l’uomo da tutte le accuse, la Corte d’Appello di Torino abbia dato l’ok agli incontri padre-figlia e la Commissione Parlamentare di indagine sugli Affidi abbia denunciato le irregolarità dell’intera pratica, non è stato mai predisposto un percorso di riavvicinamento tra loro. La ragazza, ancora oggi ha difficoltà evidenti anche a pronunciare la parola “papà”. Chi la risarcirà dalla privazione di un padre vivo?   Conflittualità tra marito e moglie uniti o in via di separazione Il nostro Paese, anziché accogliere e promuovere percorsi di mediazione familiare a supporto delle coppie in difficoltà nella gestione della loro relazione o del drammatico percorso della separazione, preferisce inasprire il conflitto deviandolo verso separazioni conflittuali che durano anni, o in alcuni casi addirittura allontanando i minori dal loro nido. Penso a Valeria De Luca, signora di Rosciano (PE), a cui sono stati sottratti due figli, con modalità violente: si sono presentati in casa sua ben 17 carabinieri, alcuni in uniforme da lavoro. Qui, appurate le resistenze dei due minori a lasciare la casa, la madre è stata immobilizzata e sottoposta ad un trattamento violento e degradante, usato con i criminali per impedire loro la fuga o l’aggressione, con una pressione sulla vescica che l’ha costretta ad urinarsi addosso. I carabinieri l’hanno scortata persino in bagno, mentre cercava di provvedere al recupero di una forma dignitosa. L’operazione di sottrazione è stata gestita dalla Cooperativa Orizzonte e dai servizi sociali di Rosciano. Da allora, per lunghi 5 mesi, la madre non ha visto né sentito i figli, ed è riuscita finalmente a “rivederli” in un incontro in videochiamata, con un tempo a scadenza e in un luogo protetto. La convivenza tra i due genitori si è frattanto interrotta, ma i ragazzi continuano a vivere in un istituto: possiamo sapere perché?   Donne vittime di violenza in codice rosso Quante volte, donne che si rivolgono alle istituzioni per essere aiutate a gestire una situazione di violenza da parte del compagno, si ritrovano irretite nelle diaboliche maglie della sottrazione minorile? Troppe, decisamente troppe, per un Paese che si professa femminista e in prima linea per il supporto alle vittime di violenza domestica: pensiamo alle panchine rosse, alle serate tematiche e ai cartelloni pubblicitari. Eppure… la realtà appare ben diversa. Penso a Veronika che dopo aver denunciato alle autorità i maltrattamenti e le violenze da parte del marito su di sé e sulle figlie, Emily e Alissa, ha subìto anche l’allontanamento di queste ultime dalla loro casa, allo scopo dichiarato di aiutarle a superare tutti i traumi subiti. Uno scopo curativo e rieducativo, dunque, per il quale le istituzioni si arrogano il diritto di sradicare le persone dal loro nido, dal loro ambiente e dalla propria madre? Di cosa parliamo? Poi fra qualche anno qualcuno dovrà invece curarle anche da questo trauma, o quelli provocati dalle istituzioni non sono mai tali? Attualmente il marito ha una nuova relazione e un altro figlio e la madre si trova da sola. Non meno importante: al momento della sottrazione, le due bambine sono state portate via con la violenza, la più grande in manette, come un assassino colto nell’atto stesso di uccidere. Non è forse previsto per legge che quando i minori si rifiutano di allontanarsi, si debba tornare dal giudice a discutere la questione? Lasciatemi dire che ammanettare una ragazzina è un atto estremo di inciviltà e disumanità. Qualcuno può dirmi che sbaglio?   Famiglie che impartiscono, con metodi legittimi, un’educazione diversa da quella dominante. Pur non sostenendo alcun partito politico, ci tengo a precisare che questa circostanza nulla c’entra il decreto Caivano (d.l. 15 settembre 2023, n. 123, convertito in legge il 13 novembre 2023) che nasce da un caso di criminalità minorile — gli stupri di gruppo a Caivano, in provincia di Napoli — e che ha come obiettivo dichiarato il contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile. Qui parliamo di famiglie che seguono e curano i figli, adempiendo ai loro obblighi sostanziali, anche se lo fanno attraverso metodi diversi da quelli dominanti, mentre il decreto punisce genitori che non prevedono affatto percorsi di istruzione e cura, seppure alternativi. Come non parlare di loro, Nathan e Catherine e dei loro tre figli, Bluebell, Utopia Rose e Galorian, entrati ormai a ragione nel cuore di tanti di noi. A novembre scorso sono stati loro sottratti i tre figli a causa del loro di stile autonomo e realmente ecologico, e per la loro scelta di impartire un’istruzione parentale alla figlia di 8 anni, dacché i gemelli non avevano ancora iniziato il ciclo scolastico obbligatorio. Ricordiamo che l’istruzione parentale è legittima in Italia, nonostante loro ne svolgessero una forma particolare e minoritaria: l’unschooling, un approccio educativo autodiretto e naturale. Questi bambini leggevano ogni sera, conoscevano due lingue, seppure l’italiano in modo meno spontaneo dell’inglese che è la lingua madre dei genitori, conoscevano le materie prime, i processi di lavorazione dei materiali e della terra, i cicli della natura, l’allevamento degli animali, e avevano così acquisito molteplici abilità utili all’indipendenza futura. Venivano educati al rispetto, alla cura dei propri spazi, alla condivisione, alla gioia e a dire sempre il vero. Ma soprattutto avevano una casa, l’amore e una famiglia unita, sicura, protettiva. Oggi i bambini mostrano gli effetti del trauma da sradicamento dalla loro casa e dai loro animali, dalla convivenza con il loro padre, e oggi dall’allontanamento forzato dalla madre, che si trovava nei primi mesi costretta a stare nella casa famiglia di Vasto per stare accanto ai figli, seppure tenuta ad abitare in un piano diverso della casa. Come ampiamente prevedibile la donna è stata, infine, allontanata, e le motivazioni dell’ordinanza sono a mio avviso ridicole: si enunciano normali reazioni di una donna solida, forte e protettiva con i figli, nonché di una madre che versa in una situazione psicologica estrema. Ma soprattutto si enumerano tutte le conseguenze dello sradicamento stesso: la donna prima era serena e i bambini non erano aggressivi. Lo sono diventati a seguito dell’azione dello Stato e ora queste stesse conseguenze diventano a loro volta la causa della rottura del loro rapporto primario con la madre? Ma che Paese è mai questo? Rientra in questo ambito anche il caso di Harald Leo Valentin e di sua moglie Nadia (Nadzeya Paulovic), una coppia residente a Caprese Michelangelo (Arezzo), i cui due figli di 4 e 8 anni, Liam e Nathan, sono stati sottratti dai servizi sociali di San Sepolcro e da circa 10 agenti armati e in tenuta antisommossa, il 16 ottobre 2025. L’impianto di videosorveglianza mostra il bambino più piccolo, Liam, gridare “No! Via via!! Aiuto!!” ed essere trascinato in pigiama e senza ciabatte. La mamma riferisce che l’assistente sociale, in casa, le avrebbe detto di tacere altrimenti non avrebbe più rivisto i figli. Oggi la suddetta è stata incaricata del ruolo di giudice onorario. Le cause della sottrazione risiedono nell’assenza di scolarizzazione convenzionale (homeschooling non adeguato), nel mancato rispetto delle vaccinazioni obbligatorie che nel nostro Paese espongono i genitori al massimo a multe o difficoltà nella frequenza scolastica tradizionale ma in alcun caso possono portare alla sottrazione di minori, e la presunta appartenenza a quella che dalle istituzioni viene definita una setta (“Noi è, io sono”) che conta migliaia di iscritti e che si fonda sui principi dell’autodeterminazione e dall’indipendenza dalle autorità statale. Pur non facendone parte, da giurista mi chiedo alcune cose: 1) Come differenziare l’aderenza a questa associazione e alle sue regole da chi professa alcune altre credenze religiose e non? 2) Esse sono un problema in sé o solamente quando gli adepti si allontanano dalle istituzioni e dalla relativa, sempre più asfissiante propaganda e corruzione? Ossia, se abbiamo una famiglia ben inserita nel sistema con credenze minoritarie solide andiamo comunque a mettere in crisi le loro capacità genitoriali? 3) L’inadeguatezza genitoriale non deve manifestarsi in fatti concreti o va presunta? Ad esempio, per considerare non rispettato l’obbligo di cura non dovremmo avere prove di bambini malati e/o trasandati o è sufficiente non avere l’abbonamento fisso al pediatra di Stato? 4) In che modo lo sradicamento coatto e la deprivazione familiare andrà a favore dello sviluppo armonico di questi bambini? Secondo quali teorie psicopedagogiche questo sarebbe meno grave della crescita con i loro genitori, pur con le loro imperfezioni come quelle di tutti noi? 5) I bambini – che erano sani – erano in pericolo di vita al punto da non poter neppure riferire ai genitori dove siano stati collocati oppure siamo solo dinanzi ad un brutale atto intimidatorio? Eppure parliamo di genitori che persino dinanzi al rapimento istituzionalizzato dei figli, e dunque ad una situazione psicologica estrema, non hanno reagito, né continuano a reagire con la violenza. Qualcuno può darci delle risposte su dove siano questi bambini e come stiano, o costringere chi di dovere a darcele?   Vittime causali dove non è possibile tracciare una linea precisa Ci sono poi vittime casuali del sistema. Penso alla confessione della ex assistente sociale a Bibbiano, Cinzia Magnarelli, che ha dichiarato in sede processuale di aver falsificato le documentazioni, mentendo su case fatiscenti, disordinate e piene di muffa, e su atteggiamenti dei bambini sessualizzati, dichiarazioni false che hanno portato a sottrazioni illecite di minori. La professionista ha motivato tutto questo con la pressione subìta dai propri superiori, atmosfera molesta e violenta a cui riferisce di essere sottoposta da tempo e a cui, a suo dire, aveva cominciato a fare l’abitudine. Tutto questo non è residuale né mai potrebbe esserlo, ma è segno di fenomeni ben collaudati e ben estesi all’interno delle istituzioni. Tutte storie diverse ma con un filo conduttore in comune: tutto avviene molto spesso saltando in tronco una serie infinita di norme sia sostanziali sia procedurali e andando, senza prova alcuna, ma solo con in tasca alcuni giudizi e pregiudizi sulle personalità coinvolte, a distruggere per sempre la vita dei bambini che capitano in queste maglie. Mi rivolgo ai cittadini che leggono, che sono convinti che i bambini una volta condotti in questi luoghi entrino in un magico mondo fatato e che pensano che in Italia tutto avvenga solo in casi di particolare inettitudine genitoriale. Si può essere anche d’accordo con le sottrazioni, purché nel piatto si metta tutto e non ci si convinca di essere davanti a qualcosa di molto diverso da quello che è. Sicuramente ci sono poi alcuni casi in cui la sottrazione è lecita, ma questi casi sono, a loro volta, danneggiati essi stessi da tutto ciò che ne ha preso le forme, essendo però tutt’altro. Io capisco che sia una realtà piuttosto dura da accettare e credere possibile, e che tutto sommato sia molto più semplice pensare che capiti solo a chi lo ha meritato, ma il fatto che per noi sia una realtà più dolce da digerire non la renderà vera. Qui ci sono vittime dello Stato reali, da anni. Ma ad essere coinvolti non sono solo i nomi che vi ho detto né gli altri 30.000, no, sono i nomi dei nostri figli, perché tutti questi bambini sono nostri figli. Nel dramma, che porto con me da tanto tempo, devo pensare che il caso di Palmoli sia stato benefico perché sta portando all’attenzione di tanti ciò che accade in quelle lande e sta mettendo in contatto tante persone e realtà tra loro. Ne uscirà qualcosa di buono, lo sento. Questo è il momento della rivelazione.   “All’universo non piacciono i segreti. Cospira per rivelare le verità, per portarvi a conoscerle.” -Lisa Unger- Rosanna Pierleoni
March 27, 2026
Pressenza
Puntata del 24/02/2026@0
Il primo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia telefonica di Francesco del collettivo studentesco autonomo K1 del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, per raccontare la vicenda avvenuta ad una delle sue studentesse. Infatti, Haji, ragazza di 17 anni di origini marocchine milita nel collettivo studentesco di cui sopra ed ha partecipato più volte ad iniziative organizzate dal SUDD Cobas, come la protesta dei lavoratori della stireria L’alba davanti ai negozi del brand Patrizia Pepe. Ed è proprio per queste sue frequentazioni che la ragazza e i suoi genitori sono stati segnalati dalla scuola ai servizi sociali, che le hanno perquisito l’ abitazione in cui vive ed intimato di non partecipare più a manifestazioni e picchetti. Un’atto questo che denota il clima di repressione e razzismo sistemico in atto nel nostro Paese, infatti la principale differenza tra Haji e compagni e compagne di classe attivi/e politicamente esattamente come lei, sta proprio nelle sue origini non italiane. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento ha riguardato il CCNL Igiene ambientale, ne abbiamo parlato con Paolo SiCobas Genova. Di seguito alcuni estratti dal comunicato diffuso dal sindacato di base: “RIFLESSIONI SUL CCNL IGIENE AMBIENTALE 2025-2027 Nelle settimane scorse è stata firmata la bozza di contratto dell’igiene ambientale, sono poi seguite, in un clima di stanca e affrettata ritualità, le consultazioni nei posti di lavoro per ratificare l’intesa. Da parte di Cgil Cisl Uil e Fiadel si sbandiera il grande successo del “sí”, addirittura con percentuali bulgare: oltre il 92% di favorevoli. Fatto sta che in molte realtà (esempio in diversi cantieri di Ama Roma) non si è votato affatto, ed in altri (esempio Amiu Genova) la consultazione si è svolta con modalità imbarazzanti, quasi in semi clandestinità: modalità on line su piattaforma cedolini aziendali, con tempo limitato a mezza giornata, e come se non bastasse, moltissimi lavoratori non sono riusciti ad avere l’accesso. Risultato di Genova: votanti 890 su circa 2000 dipendenti. 470 favorevoli e 420 contrari. Ovviamente, come nei precedenti contratti, questi risultati non saranno mai contestabili poiché i controllori sono gli stessi promotori, alla faccia della tanto sbandierata democrazia nei posti di lavoro. Le segreterie vincono sempre, i lavoratori mai.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata ha riguardato l’uscita di un nuovo giornalino di fabbrica dei lavoratori della Pirelli a Milano: Numero 0, febbraio 2026 Stampato in proprio per uso interno Il Copertone Giornalino di informazione sindacale indipendente dei lavoratori Pirelli A cura del gruppo Allca-Cub Pirelli di Bollate ✩ Nasce il giornalino di fabbrica Cari Colleghi, con questo numero pilota de “Il Copertone” vogliamo dare vita a un giornalino a pubblicazione aperiodica di informazione sindacale (e non solo) indipendente, dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori della Pirelli di Bollate (dicitura comprensiva anche del personale esterno, ovviamente). Questo per noi è un modo per confermare e rafforzare la nostra tradizione ormai più che decennale di comunicare anche in forma scritta; e la forma scritta non è solo una scelta estetica: ha delle importanti implicazioni politiche. Per prima cosa determina un’assunzione di responsabilità nei confronti dei lettori: le parole vanno studiate bene, ponderate e, una volta scritte e pubblicate, non possono essere disconosciute. In secondo luogo ci aiutano a non dimenticare e non disperdere nel chiacchiericcio da pausa caffè questioni importanti legate ai nostri interessi. Quello che state leggendo non sarà solo un foglio “per” la comunità di lavoratori della Pirelli di Bollate: vogliamo una pubblicazione “dei” lavoratori stessi, aperta alle segnalazioni e ai contributi, superando così la comunicazione a senso unico dagli autori ai lettori. “Il Copertone” sarà strutturato in quattro pagine, daremo spazio a editoriali, articoli e varie rubriche, con particolare attenzione ai temi sindacali e legati alla sicurezza sul lavoro, senza tralasciare spazi ludici e legati allo svago. Non ci sarà una frequenza d’uscita fissa e prestabilita: usciremo quando ci sarà qualcosa da dire e avremo il tempo di redigere un numero. Potete sempre contattare i rappresentanti CUB in fabbrica o scrivere all’indirizzo mail riportato sotto. Siamo aperti alle critiche, al confronto e anche all’accoglimento di proposte di contributo al bollettino: buona educazione, rispetto e firma sono sempre graditi. Detto questo auguriamo a voi una buona lettura e a “Il Copertone” una lunga e proficua esistenza.“ Buon ascolto
Puntata del 24/02/2026@1
Il primo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia telefonica di Francesco del collettivo studentesco autonomo K1 del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, per raccontare la vicenda avvenuta ad una delle sue studentesse. Infatti, Haji, ragazza di 17 anni di origini marocchine milita nel collettivo studentesco di cui sopra ed ha partecipato più volte ad iniziative organizzate dal SUDD Cobas, come la protesta dei lavoratori della stireria L’alba davanti ai negozi del brand Patrizia Pepe. Ed è proprio per queste sue frequentazioni che la ragazza e i suoi genitori sono stati segnalati dalla scuola ai servizi sociali, che le hanno perquisito l’ abitazione in cui vive ed intimato di non partecipare più a manifestazioni e picchetti. Un’atto questo che denota il clima di repressione e razzismo sistemico in atto nel nostro Paese, infatti la principale differenza tra Haji e compagni e compagne di classe attivi/e politicamente esattamente come lei, sta proprio nelle sue origini non italiane. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento ha riguardato il CCNL Igiene ambientale, ne abbiamo parlato con Paolo SiCobas Genova. Di seguito alcuni estratti dal comunicato diffuso dal sindacato di base: “RIFLESSIONI SUL CCNL IGIENE AMBIENTALE 2025-2027 Nelle settimane scorse è stata firmata la bozza di contratto dell’igiene ambientale, sono poi seguite, in un clima di stanca e affrettata ritualità, le consultazioni nei posti di lavoro per ratificare l’intesa. Da parte di Cgil Cisl Uil e Fiadel si sbandiera il grande successo del “sí”, addirittura con percentuali bulgare: oltre il 92% di favorevoli. Fatto sta che in molte realtà (esempio in diversi cantieri di Ama Roma) non si è votato affatto, ed in altri (esempio Amiu Genova) la consultazione si è svolta con modalità imbarazzanti, quasi in semi clandestinità: modalità on line su piattaforma cedolini aziendali, con tempo limitato a mezza giornata, e come se non bastasse, moltissimi lavoratori non sono riusciti ad avere l’accesso. Risultato di Genova: votanti 890 su circa 2000 dipendenti. 470 favorevoli e 420 contrari. Ovviamente, come nei precedenti contratti, questi risultati non saranno mai contestabili poiché i controllori sono gli stessi promotori, alla faccia della tanto sbandierata democrazia nei posti di lavoro. Le segreterie vincono sempre, i lavoratori mai.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata ha riguardato l’uscita di un nuovo giornalino di fabbrica dei lavoratori della Pirelli a Milano: Numero 0, febbraio 2026 Stampato in proprio per uso interno Il Copertone Giornalino di informazione sindacale indipendente dei lavoratori Pirelli A cura del gruppo Allca-Cub Pirelli di Bollate ✩ Nasce il giornalino di fabbrica Cari Colleghi, con questo numero pilota de “Il Copertone” vogliamo dare vita a un giornalino a pubblicazione aperiodica di informazione sindacale (e non solo) indipendente, dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori della Pirelli di Bollate (dicitura comprensiva anche del personale esterno, ovviamente). Questo per noi è un modo per confermare e rafforzare la nostra tradizione ormai più che decennale di comunicare anche in forma scritta; e la forma scritta non è solo una scelta estetica: ha delle importanti implicazioni politiche. Per prima cosa determina un’assunzione di responsabilità nei confronti dei lettori: le parole vanno studiate bene, ponderate e, una volta scritte e pubblicate, non possono essere disconosciute. In secondo luogo ci aiutano a non dimenticare e non disperdere nel chiacchiericcio da pausa caffè questioni importanti legate ai nostri interessi. Quello che state leggendo non sarà solo un foglio “per” la comunità di lavoratori della Pirelli di Bollate: vogliamo una pubblicazione “dei” lavoratori stessi, aperta alle segnalazioni e ai contributi, superando così la comunicazione a senso unico dagli autori ai lettori. “Il Copertone” sarà strutturato in quattro pagine, daremo spazio a editoriali, articoli e varie rubriche, con particolare attenzione ai temi sindacali e legati alla sicurezza sul lavoro, senza tralasciare spazi ludici e legati allo svago. Non ci sarà una frequenza d’uscita fissa e prestabilita: usciremo quando ci sarà qualcosa da dire e avremo il tempo di redigere un numero. Potete sempre contattare i rappresentanti CUB in fabbrica o scrivere all’indirizzo mail riportato sotto. Siamo aperti alle critiche, al confronto e anche all’accoglimento di proposte di contributo al bollettino: buona educazione, rispetto e firma sono sempre graditi. Detto questo auguriamo a voi una buona lettura e a “Il Copertone” una lunga e proficua esistenza.“ Buon ascolto
Puntata del 24/02/2026@2
Il primo argomento della puntata lo abbiamo trattato in compagnia telefonica di Francesco del collettivo studentesco autonomo K1 del liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, per raccontare la vicenda avvenuta ad una delle sue studentesse. Infatti, Haji, ragazza di 17 anni di origini marocchine milita nel collettivo studentesco di cui sopra ed ha partecipato più volte ad iniziative organizzate dal SUDD Cobas, come la protesta dei lavoratori della stireria L’alba davanti ai negozi del brand Patrizia Pepe. Ed è proprio per queste sue frequentazioni che la ragazza e i suoi genitori sono stati segnalati dalla scuola ai servizi sociali, che le hanno perquisito l’ abitazione in cui vive ed intimato di non partecipare più a manifestazioni e picchetti. Un’atto questo che denota il clima di repressione e razzismo sistemico in atto nel nostro Paese, infatti la principale differenza tra Haji e compagni e compagne di classe attivi/e politicamente esattamente come lei, sta proprio nelle sue origini non italiane. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento ha riguardato il CCNL Igiene ambientale, ne abbiamo parlato con Paolo SiCobas Genova. Di seguito alcuni estratti dal comunicato diffuso dal sindacato di base: “RIFLESSIONI SUL CCNL IGIENE AMBIENTALE 2025-2027 Nelle settimane scorse è stata firmata la bozza di contratto dell’igiene ambientale, sono poi seguite, in un clima di stanca e affrettata ritualità, le consultazioni nei posti di lavoro per ratificare l’intesa. Da parte di Cgil Cisl Uil e Fiadel si sbandiera il grande successo del “sí”, addirittura con percentuali bulgare: oltre il 92% di favorevoli. Fatto sta che in molte realtà (esempio in diversi cantieri di Ama Roma) non si è votato affatto, ed in altri (esempio Amiu Genova) la consultazione si è svolta con modalità imbarazzanti, quasi in semi clandestinità: modalità on line su piattaforma cedolini aziendali, con tempo limitato a mezza giornata, e come se non bastasse, moltissimi lavoratori non sono riusciti ad avere l’accesso. Risultato di Genova: votanti 890 su circa 2000 dipendenti. 470 favorevoli e 420 contrari. Ovviamente, come nei precedenti contratti, questi risultati non saranno mai contestabili poiché i controllori sono gli stessi promotori, alla faccia della tanto sbandierata democrazia nei posti di lavoro. Le segreterie vincono sempre, i lavoratori mai.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della puntata ha riguardato l’uscita di un nuovo giornalino di fabbrica dei lavoratori della Pirelli a Milano: Numero 0, febbraio 2026 Stampato in proprio per uso interno Il Copertone Giornalino di informazione sindacale indipendente dei lavoratori Pirelli A cura del gruppo Allca-Cub Pirelli di Bollate ✩ Nasce il giornalino di fabbrica Cari Colleghi, con questo numero pilota de “Il Copertone” vogliamo dare vita a un giornalino a pubblicazione aperiodica di informazione sindacale (e non solo) indipendente, dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori della Pirelli di Bollate (dicitura comprensiva anche del personale esterno, ovviamente). Questo per noi è un modo per confermare e rafforzare la nostra tradizione ormai più che decennale di comunicare anche in forma scritta; e la forma scritta non è solo una scelta estetica: ha delle importanti implicazioni politiche. Per prima cosa determina un’assunzione di responsabilità nei confronti dei lettori: le parole vanno studiate bene, ponderate e, una volta scritte e pubblicate, non possono essere disconosciute. In secondo luogo ci aiutano a non dimenticare e non disperdere nel chiacchiericcio da pausa caffè questioni importanti legate ai nostri interessi. Quello che state leggendo non sarà solo un foglio “per” la comunità di lavoratori della Pirelli di Bollate: vogliamo una pubblicazione “dei” lavoratori stessi, aperta alle segnalazioni e ai contributi, superando così la comunicazione a senso unico dagli autori ai lettori. “Il Copertone” sarà strutturato in quattro pagine, daremo spazio a editoriali, articoli e varie rubriche, con particolare attenzione ai temi sindacali e legati alla sicurezza sul lavoro, senza tralasciare spazi ludici e legati allo svago. Non ci sarà una frequenza d’uscita fissa e prestabilita: usciremo quando ci sarà qualcosa da dire e avremo il tempo di redigere un numero. Potete sempre contattare i rappresentanti CUB in fabbrica o scrivere all’indirizzo mail riportato sotto. Siamo aperti alle critiche, al confronto e anche all’accoglimento di proposte di contributo al bollettino: buona educazione, rispetto e firma sono sempre graditi. Detto questo auguriamo a voi una buona lettura e a “Il Copertone” una lunga e proficua esistenza.“ Buon ascolto
UNICEF/Ucraina: il 70% dei bambini in Ucraina non ha accesso a beni e servizi di base
Secondo nuovi dati lanciati oggi dall’UNICEF, circa il 70% dei bambini in Ucraina – ovvero 3,5 milioni – non ha attualmente accesso a beni e servizi di base come adeguata nutrizione e rifugi. Questa percentuale di bambini in condizioni di “deprivazione materiale”* è aumentata rispetto al 18% circa del 2021, prima dell’escalation della guerra nel febbraio 2022. La deprivazione materiale è un chiaro indicatore di povertà che comprende, fra gli altri beni e servizi essenziali, la mancanza di accesso ad alimenti nutritivi, ad un abbigliamento adeguato, al riscaldamento domestico e a materiali scolastici. Depriva i bambini degli standard minimi di vita e influisce sul loro sviluppo a lungo termine, sull’istruzione, sulla salute e sulle opportunità future. “La guerra in Ucraina continua a devastare i bambini del paese. Investire su di loro e sui servizi da cui dipendono è il modo migliore per garantire il futuro dell’Ucraina”, ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF.  “La risposta umanitaria in corso è stata concepita per soddisfare i bisogni immediati e sostenere risultati duraturi. Tuttavia, ciò non deve andare a scapito degli investimenti per la ripresa a lungo termine dell’Ucraina, che andranno a beneficio dei bambini di oggi e delle generazioni a venire”. Circa 2.786 bambini sono stati uccisi o mutilati dal febbraio 2022. Un terzo dei bambini dell’Ucraina vive in case prive di impianti idrici e fognari e circa la metà dei bambini non ha accesso a uno spazio per giocare a casa o all’aperto. Gli attacchi continui e incessanti alle infrastrutture essenziali per l’acqua, i servizi igienici ed energetici, alle case dei bambini, alle scuole e alle strutture sanitarie, uniti alla crescente povertà, hanno causato un aumento delle privazioni materiali. L’Ucraina sta affrontando anche serie sfide demografiche con un declino del tasso di natalità del 35% e milioni di donne e bambini che hanno lasciato il paese. L’accesso continuativo a servizi sociali inclusivi e di qualità, all’istruzione e alle strutture sanitarie per tutti i bambini e le loro famiglie è essenziale, soprattutto per i bambini che vivono vicino le aree di combattimento, per i bambini con disabilità, per tutti coloro in istituti e in famiglie affidatarie e per i bambini sfollati dalle proprie case. “L’opportunità di proteggere e assistere i bambini e i giovani dell’Ucraina – dai primi anni all’adolescenza – è adesso. Il future del paese di pende da questo” ha proseguito Russell. “Dobbiamo mettere i bambini, la loro istruzione, sicurezza, salute e sviluppo al centro della ripresa dell’Ucraina. Ciò significa investire nello sviluppo della prima infanzia, in un’istruzione di qualità e nel fornire ai giovani le competenze necessarie per avere successo. I bambini ucraini devono essere protetti da ulteriori danni. Hanno bisogno di pace”. Link all’Advocacy Brief  Nurturing the Future: Investing in every child for Ukraine’s recovery:  https://www.unicef.org/ukraine/en/reports/nurturing-future-investing-every-child-ukraines-recovery UNICEF
July 10, 2025
Pressenza
I maltrattamenti di bambini e adolescenti sono aumentati in Italia del 58% in cinque anni
In Italia risultano in carico ai servizi sociali 374.310 minorenni, di cui 113.892 sono vittime di maltrattamento, ovvero il 30,4%. Si tratta, al 31 dicembre 2023, di un aumento del 58% rispetto alla precedente indagine del 2018, in cui i minorenni in carico ai servizi sociali vittime di maltrattamento rappresentavano il 19,3%. Sul totale della popolazione minorenne residente in Italia questo significa un passaggio da 9 a 13 minorenni maltrattati ogni mille. Un’impennata registrata nell’arco di soli cinque anni. È quanto emerge dalla III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, condotta da Terre des Hommes e Cismai per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che prende in considerazione 326 Comuni italiani, selezionati da ISTAT, a fronte dei 196 considerati nell’edizione precedente del 2021, comprese 12 città metropolitane, coprendo così un bacino di 2.733.645 minorenni. L’indagine analizza il fenomeno con dati al 31 dicembre 2023 e rappresenta l’unica fotografia post pandemia da Covid-19 del maltrattamento ai danni di infanzia e adolescenza. Al Sud l’aumento delle vittime di maltrattamento è del 100% con 10 minorenni su mille rispetto ai 5 del 2018. Significativo altresì è l’aumento del 45% del Centro-Nord. L’intercettazione delle situazioni a rischio avviene principalmente solo a partire dai 6 anni. Al 31 dicembre 2023, il 18% dei minorenni in carico per maltrattamento, ha tra 0 e 5 anni, il 32% tra 6 e 10 anni e il 50% tra 11 e 17 anni. Questo dato, già emerso nelle precedenti indagini, solleva interrogativi sulla capacità di intercettare il fenomeno precocemente e di attivare azioni efficaci di prevenzione primaria e secondaria da parte dei servizi su questa fascia d’età. La presa in carico, pertanto, avviene più frequentemente tra i 6 e i 17 anni, quando le situazioni di disagio risultano spesso già consolidate. Un elemento chiave che contribuisce a questa difficoltà è rappresentato dalla bassa frequenza di bambini e bambine nei servizi educativi per la prima infanzia. Attualmente, solo il 28% di bambini e bambine sotto i tre anni trova posto nei nidi o in altri servizi educativi analoghi, con forti disparità territoriali, soprattutto al Sud, dove in alcune regioni la copertura scende sotto il 15%. Il neglect/trascuratezza, nelle sue tre forme, rappresenta la tipologia di maltrattamento più frequente (37%), seguita dalla violenza assistita (34%). La violenza psicologica e il maltrattamento fisico invece incidono rispettivamente per il 12% e l’11%. Meno diffusi risultano la patologia delle cure (4%) e l’abuso sessuale (2%). Più nel dettaglio sui tipi di trascuratezza: il neglect educativo è la forma più ricorrente con il 17%, seguito dal neglect emozionale e dal neglect fisico, entrambi al 10%. Mentre per le patologie delle cure l’ipercura conta l’1% dei casi e la discuria il 3%. Da sottolineare come l’abuso sessuale, oltre a incontrare maggiori difficoltà nell’essere riconosciuto e intercettato, non necessariamente arriva all’attenzione dei servizi sociali poiché può procedere direttamente per le vie giudiziarie senza che venga attivato nessun percorso di sostegno e intervento. Un dato allarmante ci dice poi che nell’87% dei casi il maltrattante appartiene alla cerchia famigliare ristretta, senza differenze a livello territoriale, mentre nel 13% dei casi è esterno alla cerchia familiare. A segnalare il caso ai servizi sociali nel 52% dei casi è l’autorità giudiziaria. Si tratta di un dato emblematico di un sistema di protezione che si attiva tardi, spesso solo quando il danno è già conclamato e viene formalmente rilevato. Le istituzioni educative – in particolare la scuola – contribuiscono solo nel 14% dei casi. Ancora più marginale è il ruolo delle famiglie (12%) e, soprattutto, delle strutture sanitarie, come ospedali e ambulatori, che nel complesso segnalano solo il 4% dei casi. Infine, i medici di base e i pediatri, pur essendo figure potenzialmente strategiche nella prevenzione e nell’individuazione precoce del maltrattamento, risultano pressoché assenti, con una percentuale dell’1%. L’indagine per la prima volta prende in considerazione anche il contesto sportivo quale fonte di segnalazione, che però non raggiunge una stima statisticamente diversa da zero. L’indagine rileva che i minorenni di genere maschile in carico ai Servizi Sociali per maltrattamento risultano essere 57.963, rappresentando il 51% in carico per maltrattamento; mentre le femmine risultano essere 55.929, pari al 49%. La distribuzione è in linea con l’andamento demografico della popolazione minorile italiana.  Sul totale dei minorenni residenti in Italia, il maltrattamento colpisce indistintamente maschi e femmine con 13 vittime su mille in entrambe le popolazioni di riferimento.  Si notano inoltre differenze di genere nelle forme di violenza: i maschi sono più frequentemente vittime di neglect educativo, (54%), violenza assistita (52%) e patologia delle cure (54%), mentre le femmine sono più esposte ad abuso sessuale (77%) e violenza psicologica (53%). Per quanto riguarda la durata della presa in carico da parte dei servizi sociali, nella maggioranza dei casi (56%) essa è superiore ai due anni e dimostra la complessità delle situazioni trattate e la necessità di interventi continuativi. Tuttavia, si registrano forti differenze territoriali: al Sud e nelle Isole, i percorsi di presa in carico sono più brevi e in media durano meno di due anni. Questo potrebbe riflettere una minore disponibilità di risorse, una maggiore discontinuità nei servizi o un approccio meno strutturato all’accompagnamento delle situazioni. Per quanto attiene poi alla tipologia dei servizi attivati, si riscontra una certa disomogeneità: la categoria “altro servizio” rappresenta quasi un terzo degli interventi (29%) e potrebbe comprendere interventi diretti del servizio sociale professionale o interventi svolti in collaborazione con altri servizi sociosanitari. L’assistenza domiciliare (18%), l’inserimento in comunità (13%) e l’assistenza economica (13%) rappresentano le forme più strutturate di sostegno, ma anche in questo caso la distribuzione varia significativamente tra aree geografiche e tipologie comunali.  L’affidamento familiare, che rappresenta un modello preferibile e centrato sulla continuità affettiva e sociale, riguarda appena l’8% dei minorenni presi in carico, con incidenze più alte solo nel Nord-Ovest (10% dei casi). Inoltre, in una percentuale non trascurabile di casi (12%) non viene attivato alcun servizio specifico. Quest’ultimo dato non necessariamente va letto come assenza di interventi concreti offerti; in esso infatti potrebbero confluire quelle situazioni per le quali si è in fase di valutazione o in attesa di un provvedimento. Qui la terza Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia dell’AGA: https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2025-06/iii-indagine-maltrattamento.pdf.       Giovanni Caprio
June 15, 2025
Pressenza