Le ragioni della sottrazione di minori: i volti e i nomi delle vittimeContinuiamo a fare luce sul fenomeno delle sottrazioni in Italia. Oggi vorrei
fare un quadro generale sulle cause di queste sottrazioni; parlerò di
motivazioni ricorrenti, di prassi e di scollamento frequente fra i Tribunali
ordinari e quelli dei minori. Ma parlerò soprattutto di nomi e di volti, volti
che soffrono, nomi che avranno nella loro storia familiare per sempre impresso
il segno di questo strappo.
Citerò esclusivamente famiglie che hanno fornito esplicita autorizzazione e/o
che hanno diffuso pubblicamente la loro storia affinché fosse portata alla
consapevolezza dell’opinione pubblica.
Ma andiamo al dunque: quali sono le ragioni di questi allontanamenti? Non mi
soffermo qui sulla percentuale di sottrazioni legittima, quella cioè dove lo
Stato allontana un minore dal proprio nucleo familiare perché qui subisce abusi
e incuria gravi (circa il 20%). Mi concentrerò su tutte le altre circostanze
(che stimerei intorno all’80%) in cui i professionisti che lavorano per le
istituzioni si preoccupano – alla carta – di segnare una linea educativa
migliore, di monitorare e garantire un percorso di “guarigione” da alcuni traumi
passati, di migliorare il percorso di istruzione e apprendimento, di gestire
alcune problematiche di salute e così via.
Dai miei tanti anni di studi e di ricerche come giurista, meditatrice familiare
e come consulente psicopedagogico su minori e famiglia, emergono delle
situazioni ricorrenti.
Famiglie con qualche fragilità: economica, culturale, sociale, linguistica,
sanitaria.
Penso a Miriam, diplomatico del Vaticano proveniente dal Sudan e mamma di tre
ragazzi, a cui circa un anno fa è stato portato via soltanto uno di loro,
Amaretu.
Lei lavora per il Vaticano, dove vive e usufruisce di una carta servizi, ha
delle disponibilità economiche che le consentono di seguire suo figlio, di
garantirgli una buona istruzione e di curarlo. Nello specifico, aveva percorsi
di cura avviati presso il Bambin Gesù e il Policlinico Gemelli. Tutti i suoi
figli sono iscritti a scuole parificate di prestigio.
È stata accusata di non seguire adeguatamente il figlio portatore di spettro
autistico, nonostante lei abbia le prove del percorso terapeutico in corso. La
causa dell’allontanamento si ravvisa in un’incomprensione linguistica provocata
dal tribunale stesso che non ha attivato le procedure per garantire una
traduzione professionale a Miriam che non parla italiano.
Io mi chiedo: si può sottrarre un figlio sulla base di un errore comprovato e/o
per una falla amministrativa? Può avere senso un provvedimento che sottrae un
figlio su tre, a riprova del fatto che le capacità genitoriali non sono messe in
discussione? Come possiamo noi cittadini non considerare pretestuosa questa
motivazione? Perché Amaretu non può tornare da sua madre e dai suoi fratelli?
Famiglie segnalate da varie figure (maestre, suore) per un disegno, un racconto,
una situazione ambigua mai chiarita e mai accertata
Si tratta di situazioni caratterizzate da un grave scollamento tra i due
tribunali, quello per i Minorenni e quello ordinario, con decisioni
contraddittorie.
Il caso più paradossale è quello del genitore prosciolto o assolto in sede
ordinaria, che si ritrova comunque privato della frequentazione dei figli perché
il Tribunale per i Minorenni mantiene i propri provvedimenti restrittivi
indipendentemente dall’esito dell’altro procedimento e il minore rimane
intrappolato in un limbo istituzionale che può durare anni.
Penso a Giada, il cui figlio di 8 anni, Diego, è stato prelevato dalla scuola e
portato in una comunità.
Il bambino la sera precedente aveva visto un film e aveva chiesto ai genitori di
realizzare la stessa scena che capita ad un personaggio e di essere per gioco
legato ad una sedia.
Il bambino racconta l’episodio alla maestra e parte dalla scuola la segnalazione
al Tribunale dei minorenni. Il Tribunale ordinario indaga e non trova alcun
elemento di abuso o violenza verso questi genitori. Due anni dopo dal racconto,
il Tribunale dei minori dispone la sottrazione del bambino con prelevamento
forzato a scuola, all’insaputa dei genitori che vengono avvisati
telefonicamente.
Viene loro detto che non possano sapere neppure dove sia stato collocato. Quel
mattino la mamma lo aveva accompagnato al pullmino come tutte le mattine, non
sapendo che il loro rapporto sarebbe stato di lì a poco interrotto brutalmente.
Uomini che denunciano alle autorità o ai servizi sociali atteggiamenti
ostruzionistici da parte della moglie/ex moglie.
Penso a Gianluigi Matta di Torino, padre di una ormai ragazza, che ha subìto un
lungo percorso di allontanamento dalla figura paterna.
Sin dalla nascita della bambina, nel 2007, la madre nonché moglie di Gianluigi
non gli consente di avere una relazione libera con la figlia, con cui coabitava.
La moglie arriva formalmente ad accusarlo di abuso sessuale e violenze
psicologiche e fisiche e a descriverlo come un padre inadeguato e pericoloso. Il
padre viene così allontanato dalla figlia e costretto a incontrarla in uno
spazio protetto per cinque anni.
I servizi sociali hanno poi avviato l’iter volto alla sottrazione della bambina
dal nucleo familiare per trasferirla in una casa famiglia. Il padre,
terrorizzato da questa possibilità, propone e riesce a farla dare in affidamento
alla zia paterna, ma ben presto anche lei matura condotte alienanti sia per via
di un carattere a sua volta possessivo e manipolatorio, sia a seguito di
possibili legami poco trasparenti con i servizi sociali di Chivasso. La zia
della bambina, oggi ragazza, le ha impedito di avere un rapporto normale con suo
padre e con i nonni, sia materni sia paterni.
Nonostante il tribunale ordinario abbia assolto l’uomo da tutte le accuse, la
Corte d’Appello di Torino abbia dato l’ok agli incontri padre-figlia e la
Commissione Parlamentare di indagine sugli Affidi abbia denunciato le
irregolarità dell’intera pratica, non è stato mai predisposto un percorso di
riavvicinamento tra loro. La ragazza, ancora oggi ha difficoltà evidenti anche a
pronunciare la parola “papà”. Chi la risarcirà dalla privazione di un padre
vivo?
Conflittualità tra marito e moglie uniti o in via di separazione
Il nostro Paese, anziché accogliere e promuovere percorsi di mediazione
familiare a supporto delle coppie in difficoltà nella gestione della loro
relazione o del drammatico percorso della separazione, preferisce inasprire il
conflitto deviandolo verso separazioni conflittuali che durano anni, o in alcuni
casi addirittura allontanando i minori dal loro nido.
Penso a Valeria De Luca, signora di Rosciano (PE), a cui sono stati sottratti
due figli, con modalità violente: si sono presentati in casa sua ben 17
carabinieri, alcuni in uniforme da lavoro. Qui, appurate le resistenze dei due
minori a lasciare la casa, la madre è stata immobilizzata e sottoposta ad un
trattamento violento e degradante, usato con i criminali per impedire loro la
fuga o l’aggressione, con una pressione sulla vescica che l’ha costretta ad
urinarsi addosso. I carabinieri l’hanno scortata persino in bagno, mentre
cercava di provvedere al recupero di una forma dignitosa.
L’operazione di sottrazione è stata gestita dalla Cooperativa Orizzonte e dai
servizi sociali di Rosciano. Da allora, per lunghi 5 mesi, la madre non ha visto
né sentito i figli, ed è riuscita finalmente a “rivederli” in un incontro in
videochiamata, con un tempo a scadenza e in un luogo protetto.
La convivenza tra i due genitori si è frattanto interrotta, ma i ragazzi
continuano a vivere in un istituto: possiamo sapere perché?
Donne vittime di violenza in codice rosso
Quante volte, donne che si rivolgono alle istituzioni per essere aiutate a
gestire una situazione di violenza da parte del compagno, si ritrovano irretite
nelle diaboliche maglie della sottrazione minorile? Troppe, decisamente troppe,
per un Paese che si professa femminista e in prima linea per il supporto alle
vittime di violenza domestica: pensiamo alle panchine rosse, alle serate
tematiche e ai cartelloni pubblicitari.
Eppure… la realtà appare ben diversa. Penso a Veronika che dopo aver denunciato
alle autorità i maltrattamenti e le violenze da parte del marito su di sé e
sulle figlie, Emily e Alissa, ha subìto anche l’allontanamento di queste ultime
dalla loro casa, allo scopo dichiarato di aiutarle a superare tutti i traumi
subiti. Uno scopo curativo e rieducativo, dunque, per il quale le istituzioni si
arrogano il diritto di sradicare le persone dal loro nido, dal loro ambiente e
dalla propria madre? Di cosa parliamo?
Poi fra qualche anno qualcuno dovrà invece curarle anche da questo trauma, o
quelli provocati dalle istituzioni non sono mai tali?
Attualmente il marito ha una nuova relazione e un altro figlio e la madre si
trova da sola.
Non meno importante: al momento della sottrazione, le due bambine sono state
portate via con la violenza, la più grande in manette, come un assassino colto
nell’atto stesso di uccidere.
Non è forse previsto per legge che quando i minori si rifiutano di allontanarsi,
si debba tornare dal giudice a discutere la questione? Lasciatemi dire che
ammanettare una ragazzina è un atto estremo di inciviltà e disumanità. Qualcuno
può dirmi che sbaglio?
Famiglie che impartiscono, con metodi legittimi, un’educazione diversa da quella
dominante.
Pur non sostenendo alcun partito politico, ci tengo a precisare che questa
circostanza nulla c’entra il decreto Caivano (d.l. 15 settembre 2023, n. 123,
convertito in legge il 13 novembre 2023) che nasce da un caso di criminalità
minorile — gli stupri di gruppo a Caivano, in provincia di Napoli — e che ha
come obiettivo dichiarato il contrasto al disagio giovanile, alla povertà
educativa e alla criminalità minorile.
Qui parliamo di famiglie che seguono e curano i figli, adempiendo ai loro
obblighi sostanziali, anche se lo fanno attraverso metodi diversi da quelli
dominanti, mentre il decreto punisce genitori che non prevedono affatto percorsi
di istruzione e cura, seppure alternativi.
Come non parlare di loro, Nathan e Catherine e dei loro tre figli, Bluebell,
Utopia Rose e Galorian, entrati ormai a ragione nel cuore di tanti di noi. A
novembre scorso sono stati loro sottratti i tre figli a causa del loro di stile
autonomo e realmente ecologico, e per la loro scelta di impartire un’istruzione
parentale alla figlia di 8 anni, dacché i gemelli non avevano ancora iniziato il
ciclo scolastico obbligatorio.
Ricordiamo che l’istruzione parentale è legittima in Italia, nonostante loro ne
svolgessero una forma particolare e minoritaria: l’unschooling, un approccio
educativo autodiretto e naturale. Questi bambini leggevano ogni sera,
conoscevano due lingue, seppure l’italiano in modo meno spontaneo dell’inglese
che è la lingua madre dei genitori, conoscevano le materie prime, i processi di
lavorazione dei materiali e della terra, i cicli della natura, l’allevamento
degli animali, e avevano così acquisito molteplici abilità utili
all’indipendenza futura. Venivano educati al rispetto, alla cura dei propri
spazi, alla condivisione, alla gioia e a dire sempre il vero.
Ma soprattutto avevano una casa, l’amore e una famiglia unita, sicura,
protettiva. Oggi i bambini mostrano gli effetti del trauma da sradicamento dalla
loro casa e dai loro animali, dalla convivenza con il loro padre, e oggi
dall’allontanamento forzato dalla madre, che si trovava nei primi mesi costretta
a stare nella casa famiglia di Vasto per stare accanto ai figli, seppure tenuta
ad abitare in un piano diverso della casa.
Come ampiamente prevedibile la donna è stata, infine, allontanata, e le
motivazioni dell’ordinanza sono a mio avviso ridicole: si enunciano normali
reazioni di una donna solida, forte e protettiva con i figli, nonché di una
madre che versa in una situazione psicologica estrema. Ma soprattutto si
enumerano tutte le conseguenze dello sradicamento stesso: la donna prima era
serena e i bambini non erano aggressivi.
Lo sono diventati a seguito dell’azione dello Stato e ora queste stesse
conseguenze diventano a loro volta la causa della rottura del loro rapporto
primario con la madre? Ma che Paese è mai questo?
Rientra in questo ambito anche il caso di Harald Leo Valentin e di sua moglie
Nadia (Nadzeya Paulovic), una coppia residente a Caprese Michelangelo (Arezzo),
i cui due figli di 4 e 8 anni, Liam e Nathan, sono stati sottratti dai servizi
sociali di San Sepolcro e da circa 10 agenti armati e in tenuta antisommossa, il
16 ottobre 2025.
L’impianto di videosorveglianza mostra il bambino più piccolo, Liam, gridare
“No! Via via!! Aiuto!!” ed essere trascinato in pigiama e senza ciabatte. La
mamma riferisce che l’assistente sociale, in casa, le avrebbe detto di tacere
altrimenti non avrebbe più rivisto i figli.
Oggi la suddetta è stata incaricata del ruolo di giudice onorario. Le cause
della sottrazione risiedono nell’assenza di scolarizzazione convenzionale
(homeschooling non adeguato), nel mancato rispetto delle vaccinazioni
obbligatorie che nel nostro Paese espongono i genitori al massimo a multe o
difficoltà nella frequenza scolastica tradizionale ma in alcun caso possono
portare alla sottrazione di minori, e la presunta appartenenza a quella che
dalle istituzioni viene definita una setta (“Noi è, io sono”) che conta migliaia
di iscritti e che si fonda sui principi dell’autodeterminazione e
dall’indipendenza dalle autorità statale.
Pur non facendone parte, da giurista mi chiedo alcune cose:
1) Come differenziare l’aderenza a questa associazione e alle sue regole da chi
professa alcune altre credenze religiose e non?
2) Esse sono un problema in sé o solamente quando gli adepti si allontanano
dalle istituzioni e dalla relativa, sempre più asfissiante propaganda e
corruzione? Ossia, se abbiamo una famiglia ben inserita nel sistema con credenze
minoritarie solide andiamo comunque a mettere in crisi le loro capacità
genitoriali?
3) L’inadeguatezza genitoriale non deve manifestarsi in fatti concreti o va
presunta? Ad esempio, per considerare non rispettato l’obbligo di cura non
dovremmo avere prove di bambini malati e/o trasandati o è sufficiente non avere
l’abbonamento fisso al pediatra di Stato?
4) In che modo lo sradicamento coatto e la deprivazione familiare andrà a favore
dello sviluppo armonico di questi bambini? Secondo quali teorie psicopedagogiche
questo sarebbe meno grave della crescita con i loro genitori, pur con le loro
imperfezioni come quelle di tutti noi?
5) I bambini – che erano sani – erano in pericolo di vita al punto da non poter
neppure riferire ai genitori dove siano stati collocati oppure siamo solo
dinanzi ad un brutale atto intimidatorio? Eppure parliamo di genitori che
persino dinanzi al rapimento istituzionalizzato dei figli, e dunque ad una
situazione psicologica estrema, non hanno reagito, né continuano a reagire con
la violenza.
Qualcuno può darci delle risposte su dove siano questi bambini e come stiano, o
costringere chi di dovere a darcele?
Vittime causali dove non è possibile tracciare una linea precisa
Ci sono poi vittime casuali del sistema. Penso alla confessione della ex
assistente sociale a Bibbiano, Cinzia Magnarelli, che ha dichiarato in sede
processuale di aver falsificato le documentazioni, mentendo su case fatiscenti,
disordinate e piene di muffa, e su atteggiamenti dei bambini sessualizzati,
dichiarazioni false che hanno portato a sottrazioni illecite di minori.
La professionista ha motivato tutto questo con la pressione subìta dai propri
superiori, atmosfera molesta e violenta a cui riferisce di essere sottoposta da
tempo e a cui, a suo dire, aveva cominciato a fare l’abitudine. Tutto questo non
è residuale né mai potrebbe esserlo, ma è segno di fenomeni ben collaudati e ben
estesi all’interno delle istituzioni.
Tutte storie diverse ma con un filo conduttore in comune: tutto avviene molto
spesso saltando in tronco una serie infinita di norme sia sostanziali sia
procedurali e andando, senza prova alcuna, ma solo con in tasca alcuni giudizi e
pregiudizi sulle personalità coinvolte, a distruggere per sempre la vita dei
bambini che capitano in queste maglie.
Mi rivolgo ai cittadini che leggono, che sono convinti che i bambini una volta
condotti in questi luoghi entrino in un magico mondo fatato e che pensano che in
Italia tutto avvenga solo in casi di particolare inettitudine genitoriale. Si
può essere anche d’accordo con le sottrazioni, purché nel piatto si metta tutto
e non ci si convinca di essere davanti a qualcosa di molto diverso da quello che
è.
Sicuramente ci sono poi alcuni casi in cui la sottrazione è lecita, ma questi
casi sono, a loro volta, danneggiati essi stessi da tutto ciò che ne ha preso le
forme, essendo però tutt’altro.
Io capisco che sia una realtà piuttosto dura da accettare e credere possibile, e
che tutto sommato sia molto più semplice pensare che capiti solo a chi lo ha
meritato, ma il fatto che per noi sia una realtà più dolce da digerire non la
renderà vera.
Qui ci sono vittime dello Stato reali, da anni. Ma ad essere coinvolti non sono
solo i nomi che vi ho detto né gli altri 30.000, no, sono i nomi dei nostri
figli, perché tutti questi bambini sono nostri figli.
Nel dramma, che porto con me da tanto tempo, devo pensare che il caso di Palmoli
sia stato benefico perché sta portando all’attenzione di tanti ciò che accade in
quelle lande e sta mettendo in contatto tante persone e realtà tra loro. Ne
uscirà qualcosa di buono, lo sento. Questo è il momento della rivelazione.
“All’universo non piacciono i segreti. Cospira per rivelare le verità, per
portarvi a conoscerle.”
-Lisa Unger-
Rosanna Pierleoni