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La Wild Coast non è una terra di conquista
CON UNA SENTENZA STORICA, LA CORTE COSTITUZIONALE SUDAFRICANA HA ANNULLATO IL DIRITTO DI SHELL A ESPLORARE LA WILD COAST ALLA RICERCA DI PETROLIO E GAS “ZeroHour-4-5-1090294” di Mark Dixon, CC BY 2.0 -------------------------------------------------------------------------------- A metà agosto 2026, la Corte Costituzionale del Sudafrica ha emesso una sentenza storica in materia di cambiamento climatico e giustizia ambientale. Nell’ottobre del 2021, Shell ha annunciato l’avvio di indagini sismiche, utilizzando potenti onde sonore, al largo della Wild Coast Sudafricana per determinare l’eventuale presenza di riserve di petrolio e gas commercialmente sfruttabili. La Wild Coast è una costa aspra, caratterizzata da strade sterrate e villaggi tradizionali, ma anche da un ambiente naturale particolarmente ricco e prezioso del Eastern Cape del Sudafrica. Simile al caso dei Sámi, le politiche ambientali del governo Norvegese possono avere conseguenze negative sulle comunità indigene: le vibrazioni delle pale eoliche disturbano le renne, fondamentali per la loro cultura ed economia. Allo stesso modo, le indagini sismiche per l’esplorazione petrolifera producono rumori che possono danneggiare gli ecosistemi marini, suscitando preoccupazione tra le comunità locali. Le popolazioni indigene Khoi e San del Sudafrica hanno un profondo legame spirituale, culturale e cosmologico con i fiumi, gli oceani e i paesaggi costieri, dai quali furono allontanate dalla colonizzazione e dall’apartheid, attraverso rimozioni di massa verso le aree interne. Numerose sono le rivendicazioni dei territori ancestrali “la cui tutela è inseparabile dalla tutela dei diritti alla dignità, alla cultura e al sostentamento” (paragrafo 4). Tra queste la comunità che si è fortemente opposte al progetto di Amazon per la costruzione del suo quartier generale africano a Cape Town nella regione adiacente, alla Wild Coast, Western Cape nel 2024. Il loro caso si è però tristemente concluso differentemente da quest´ultimo. Termina così una controversia iniziata nel 2021. Sei comunità, ONG e organizzazioni ambientaliste si erano rivolte a due corti, sostenendo di non essere state consultate sui piani di Shell. Il caso è infine arrivato alla Corte Costituzionale, l’organo giudiziario di ultima istanza in Sudafrica, che ha definito che il diritto di esplorazione doveva essere annullato a causa di gravi vizi nella concessione governativa. Tra questi, l’inadeguata consultazione delle comunità e la mancata considerazione di importanti preoccupazioni ambientali e climatiche. Secondo Angela Van der Berg, direttrice del Global Environmental Law Centre della Western Cape University, si tratta di una pietra miliare nella giustizia climatica. La controversia, infatti, non riguardava soltanto i possibili danni all’ecosistema marino ma solleva una questione giuridica fondamentale ossia, se l’impatto climatico delle nuove attività di esplorazione petrolifera e di gas fosse stato adeguatamente valutato. La sentenza, basandosi su tre cardini (le persone, l´ambiente e lo sviluppo socio economico) diviene un importante precedente per i futuri casi in materia di clima in Sudafrica, rinforzando inoltre, il carattere universale del diritto internazionale in materia di clima “Il cambiamento climatico, per sua natura, trascende i confini” (paragrafo 21). Enfatizza che il cambiamento climatico, incentrato sulla responsabilità legale, sui diritti umani e sulla giustizia, è passato da assunto diplomatico a responsabilità giuridica (paragrafo 24) e afferma il diritto a “una reale consulta” di coloro che ne subiscono maggiormente le conseguenze (paragrafo 36) riconoscendo l´obbligatorietà costituzionale di protezione delle pratiche culturali, garanzia della diversità all’interno del Paese e legandola alla dignità umana (paragrafo 25). In un’intervista, Delme Cupido, direttore del Southern African Hub presso Natural Justice e uno degli avvocati coinvolti nel caso, spiega che il ricorso alla Corte era stato necessario perché la Corte Suprema d’Appello aveva lasciato aperta la possibilità per Shell di riprendere il procedimento e svolgerlo nuovamente in conformità con gli obblighi relativi alla partecipazione pubblica. L´aspetto particolarmente rilevante è che Corte ha stabilito che “il diritto alla partecipazione pubblica non è solo una questione meccanica ma una questione di procedura. Fa parte integrante dell’affermazione e del riconoscimento della dignità di quelle comunità. La sentenza afferma chiaramente che non è possibile ora, in una fase successiva, tornare indietro e rimediare, perché il danno, per così dire, alla dignità di quelle comunità è già stato arrecato […] stabilendo un precedente molto chiaro in termini di definizione degli obblighi dei decisori e dei gestori dei combustibili fossili, proprio a causa della preoccupazione per il modo in cui queste consultazioni vengono spesso trattate in maniera superficiale”. Foto tratta dal Fliker di William Murphy Il ministero delle Risorse Minerarie ed Energetiche viene ritenuto responsabile di negligenza come conseguenza della mancata osservanza del NEMA[LB1]  Legge nazionale sulla gestione ambientale, che sancisce il pubblico interesse e limita l´esplorazione delle risorse ambientali in caso di discriminazione delle persone colpite (paragrafo 42). Il diritto all’ambiente si coniuga con la visione costituzionale dell´”integrazione tra tutela ambientale e sviluppo socio-economico” (paragrafo18) silenziando una delle giustificazioni più comune agli attacchi ambientali: gli effetti positivi in termini di creazione di impiego. Questo richiamo assume un significato ancora più importante se si considera il ruolo che l’espropriazione ha avuto durante il regime dell’apartheid. Il Group Areas Act destinò infatti le aree inquinate adiacenti alla raffineria Shell alle comunità coloured, indiane e nere per creare un bacino di manodopera a basso costo per le fabbriche vicine. Continua Cupido “si tratta quindi anche di giustizia intergenerazionale, riconoscendo che i guadagni economici a breve termine non possono prevalere sul diritto ano sviluppo sostenibile, che è un nostro dovere verso le generazioni future”. Evidenzia come il cambiamento climatico non colpisce tutti allo stesso modo e che, spesso, chi causa i danni ambientali non è chi ne subisce le conseguenze, perpetuando così le violazioni della giustizia climatica e il razzismo ecologico. L´operato della Shell, come qualsiasi impresa estrattiva nel continente Africano, ne sono una prova evidente. Shell depaupera il Sudafrica dal 1902. Open Secrets, ricorda che quando la Lega Araba impose al Sudafrica un embargo petrolifero nel 1973, Shell continuò a fare affari con il regime dell´apartheid. Tra gli anni ’80 e il 1992, partecipò a operazioni clandestine per aggirare le sanzioni internazionali fino a che, nel 1987, anche l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aderì all´embargo e furono avviate campagne internazionali contro Shell da parte di diversi movimenti anti-apartheid.  Sin dal 1964 Shell e BP erano proprietarie insieme della South African Petroleum Refineries (Sapref) responsabile nel 1998 del rilascio di cinque tonnellate di fluoruro di idrogeno nell’atmosfera, e nel 2001 della fuoriuscita di 1.000 litri di benzina nella baia di Durban. Nel 2022 la raffineria subí um danno che causò la fuoriuscita di petrolio sulla spiaggia e Sapref dichiarò che sarebbero serviti cinque anni e ingenti risorse economiche per la bonifica. Il problema non è stato ancora risolto e sulla costa di Durban si continuano a registrare indici di leucemia, linfomi, e tumori nettamente superiore alla media nazionale. Nel 2024, Shell si é ritirata dal settore della raffinazione in Sudafrica e ha venduto per 1 rand al Central Energy Fund, un ente statale, sollevando forti polemiche su chi dovrà sostenere i costi della bonifica ambientale. -------------------------------------------------------------------------------- [LB1]National Environmental Management Act -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La Wild Coast non è una terra di conquista proviene da Comune-info.
August 28, 2026
Comune-info
Nuovo assalto fossile in Sardegna
Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato per l’iniziativa del 10 giugno ad Oristano. NUOVO ASSALTO FOSSILE Espropri, occupazioni e servitù: la speculazione energetica che si muove silenziosa sull’isola. Sono numerosissime le procedure per l’imposizione di occupazioni temporanee, servitù ed espropri avviate nei giorni scorsi per permettere la realizzazione di un lungo gasdotto che dovrà attraversare il Centro-Sud dell’isola. La comunicazione di queste procedure è avvenuta esclusivamente tramite la stampa locale e i portali della Regione, rendendo quindi necessario contattare urgentemente i proprietari dei terreni interessati e chiunque — pur essendo legittimamente interessato a conoscerla — possa essere rimasto all’oscuro della comunicazione, permettendo l’invio delle dovute osservazioni. La scadenza per la presentazione è il 14 giugno. Esistono diverse criticità e vogliamo analizzarle insieme: – Come è possibile che sia stato autorizzato un progetto di gasdotto privo di un punto di fornitura del gas stesso? – Come si può dare una valutazione del rigassificatore di Oristano slegandolo dall’impatto del gasdotto già autorizzato? – Come si può permettere che l’analisi costi-benefici sia svolta dall’azienda committente, cioè Snam, in palese conflitto di interesse? – Chi ha interesse, dopo decenni di carbone, a rendere la Sardegna dipendente da un’altra fonte energetica inquinante, climalterante, costosa e inaffidabile? Di questo parleremo con: – Paola Matova (Recommon) – Edoardo Lai (M.A.O., No Gasdotto Sardegna) – Domenico Scanu (ISDE – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente) Oristano, Mutua – Via Solferino 58 Mercoledì 10 giugno ore 18.30 Per leggere il comunicato integrale https://no-gasdotto.bearblog.dev. Per informazioni e adesioni scrivere a: nogasdottosardegna@proton.me Redazione Sardigna
June 5, 2026
Pressenza
Furundulla 316 – AD-After Donald…
…metteteci una croce sopra (o sotto) di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ADda veni’… *vedi nota finale Orbèn?   Circoli: viziosi, esclusivi o aperti a tutti? *NOTA MOIOSA Capita, soprattutto su fatti particolari e clamorosi, che vignettisti (e non solo) diversi
La Toscana, il rigassificatore di Piombino e i patti non rispettati
Ormai lo sanno tutti, il rigassificatore è stato imposto nel porto di Piombino con autorizzazione firmata da Eugenio Giani in qualità di commissario straordinario del governo Meloni. L’autorizzazione scadrà a luglio 2026 e Giani da tempo assicura di essere contrario … Leggi tutto L'articolo La Toscana, il rigassificatore di Piombino e i patti non rispettati sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Piombino, un rigassificatore in città
Piombino è una cittadina di 32000 abitanti in provincia di Livorno, ricca di storia e di coste bellissime, affacciata sull’arcipelago toscano e in pieno santuario dei cetacei. Nel 2014 chiuse l’altoforno, Piombino smise di colare acciaio e cercò alternative economiche … Leggi tutto L'articolo Piombino, un rigassificatore in città sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
La finanza, l’energia, la crisi ecologica
Il ruolo dei fondi di investimento (o fondi di fondi di investimento, per la maggioranza USA) dietro operazioni speculative come le cosiddette rigenerazioni urbane o il business degli affitti brevi o dietro un caso come quello GKN è già stato … Leggi tutto L'articolo La finanza, l’energia, la crisi ecologica sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.