A Roma il quartiere Bastogi alza la voce
“Bastogi è Roma, noi siamo Bastogi!” Lo slogan urlato dal corteo che si è
snodato per le vie del quartiere sabato 23 maggio fino a raggiungere
Montespaccato ha rivendicato la volontà di riappropriarsi del proprio abitare
con orgoglio e dignità.
Il nome Bastogi ha rappresentato per Roma una vergogna e, insieme a tanti altri
quartieri dimenticati della periferia, si porta addosso lo stigma del degrado,
del pericolo, dell’abbandono, tanto da essere preso come location
cinematografica in “Un gatto in tangenziale” per rappresentare il “brutto”.
Il complesso residenziale Bastogi si trova nella periferia nord-ovest di Roma,
vicino a Quartaccio, Torrevecchia, Primavalle. Costruito negli anni ’80 come
residence per i dipendenti Alitalia e mai utilizzato per questo scopo, è stato
acquistato nel 1989 dal Comune di Roma per ospitare temporaneamente le famiglie
in emergenza abitativa. La temporaneità da allora è diventata permanente.
Le sei palazzine nascono come strutture alberghiere con monolocali di
venticinque metri quadri e bilocali di 45 metri quadri, in un’area distante da
attività commerciali e servizi primari. Non sono mai state case per essere
abitate da famiglie.
Ospitano circa 2.000 residenti condannati a un forte isolamento, alle carenze
strutturali e ai problemi di degrado sociale ed economico. Da trent’anni le
persone aspettano la riconversione da CAAT (Centro di Assistenza Alloggiativa
Temporanea) a ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) del comprensorio, la
regolarizzazione di chi li risiede, i lavori di ristrutturazione,
l’illuminazione delle strade, la realizzazione delle infrastrutture necessarie a
rendere il quartiere un pezzo di città. Chiedono per fare tutto questo
l’istituzione di un tavolo permanente fra istituzioni, associazioni. Cittadini e
cittadine.
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Il quartiere è tenuto vivo dal lavoro degli e delle abitanti e dalle realtà
sociali impegnate nel territorio a superare la povertà educativa, il difficile
accesso alla cura, alla desertificazione dei rapporti sociali. Perché Bastogi è
Roma. La stessa città nella quale si aprono 14 nuovi alberghi extra lusso, come
annuncia orgoglioso il sindaco Gualtieri. La stessa città in cui si contano 25
nuovi studentati privati destinati a chi può spendere le cifre alte richieste
per il soggiorno. La stessa città sfavillante che attira turisti da tutto il
mondo, ma abbandona i suoi e le sue residenti a condizioni di vita
insostenibili.
La manifestazione ha visto le adesioni di molte associazioni: Amnesty
International, ANPI Roma, ARCI Roma, ASD Bastogi, Aurelio in Comune, Bastogi è
Roma, CGIL Roma Nord, Collettivo Autonomo Torricelli, Comitato civico per la
tutela degli Ex Mercati Generali, Emergency, Europa Verde, Fillea CGIL Roma e
Lazio, Forum Terzo Settore Lazio, Fridays for Future, L38Squat, Lazio e Libertà
APS, Libera, MEDU – Medici per i Diritti Umani, Montespaccato Cambia, Nonna
Roma, Polo Civico, Ritagli, Quarticciolo Ribelle, Radio Onda Rossa, Rete
#NoBavaglio, Rifondazione Comunista, Spin Time e Unione Inquilini. Tutte realtà
che lavorano alla condivisione e alla costruzione di welfare comune e
autogestito, in grado di raggiungere fasce di sofferenza che il welfare pubblico
non è in grado di assistere.
> Tutto questo è potuto avvenire perché esiste una grande ricchezza in quei
> quartieri che nessuno racconta, preferendo nascondere i problemi dietro il
> racconto della criminalità e del degrado. Perché la vertenza di Bastogi parla
> a tutta Roma: parla di casa, dignità, servizi, ascolto, diritto a vivere nei
> propri quartieri senza subire decisioni calate dall’alto.
Quando una comunità viene lasciata ai margini, la risposta non può essere il
silenzio.
Deve essere presenza, solidarietà, mobilitazione. E orgoglio, perché Bastogi è
Roma!
Tutte le foto sono di Rossella Marchini
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