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SERBIA: LA MORTE DI MLADIĆ RAFFORZA I NAZIONALISMI IN VISTA DELLE ELEZIONI PARLAMENTARI. L’ANALISI DI GIORGIO FRUSCIONE
Lo scorso giovedì è morto all’Aja all’età di 84 anni Ratko Mladić. L’ex generale delle truppe serbo bosniache era stato condannato in via definitiva nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia all’ergastolo. È stato giudicato colpevole di crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di guerra commessi nel conflitto in Bosnia Erzegovina degli anni 90. Ha fatto il giro del mondo l’annuncio del Ministro della giustizia serbo Nenad Vujic che ha dichiarato di voler organizzare per Mladić i funerali di Stato. Non è convinto che questi si terranno Giorgio Fruscione, ricercatore dell’ISPI, che ai nostri microfoni ha dichiarato che senza “azzardare scommesse, non sono convinto che alla fine si terranno i funerali con le massime onorificenze. Questo perché è stato annunciato dal Ministro della giustizia e non dal Presidente Aleksandar Vučić, che è l’unica persona che decide qualsiasi cosa in Serbia”. L’annuncio del Ministro della giustizia non è ancora realtà quindi, anche perché la salma di Mladić è ancora in Olanda, all’Aja, dove un’inchiesta è stata aperta, come previsto dal protocollo standard del Tribunale delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia. La procedura prevede l’accertamento delle circostanze del decesso e si basa sulle ultime ore di vita dell’ex generale nella struttura detentiva del Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali. Intanto però si sono scatenati gli ultra nazionalisti, tra gli hooligans della Stella Rossa Belgrado, ai gruppi e partiti della destra, che hanno già iniziato il proprio processo di martirizzazione di Mladić. Con Giorgio Fruscione abbiamo cercato di capire proprio come il governo sta strumentalizzando la morte di Mladić per sopire i malumori interni alla Serbia, in particolare quelli che si protraggono dal primo novembre 2024 e che chiedono tra l’altro le dimissioni di Aleksandar Vučić. Il Presidente della Repubblica, a livello interno, sta anche preparando le elezioni elezioni parlamentari, anticipate a ottobre prossimo.  Non di secondaria importanza sono anche le relazioni ambigue che il paese balcanico sta continuando ad avere con l’Unione Europea. Vučić “ha di fatto accantonato il processo di integrazione nell’Unione poiché probabilmente gli fa più gioco rimanere un paese candidato” continua Fruscione. Questo nonostante “le critiche da parte di Bruxelles negli ultimi due anni si siano fatte più decise, più veementi, più costanti”. L’intervista a Giorgio Fruscione, ricercatore dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Ascolta o scarica
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto
Fratellanza e Unità, non solo una ricorrenza
Celebrando la ricorrenza della Giornata dell’Amicizia delle Nazioni Unite (30 luglio) nei territori della Jugoslavia, per le attività del progetto H.E.R.M.E.S. (Heritage-based Education and Research Measures for Empowerment and Sharing) dedicato appunto a esplorare e condividere il potenziale di pace, amicizia tra i popoli e fratellanza dei luoghi della memoria e della cultura più significativi dello spazio storico jugoslavo, è impossibile, per chi scrive, non ripercorrere il lascito del tema della Fratellanza e Unità dei popoli come grande epopea jugoslava, ma anche, più complessivamente, come imperativo rivoluzionario, dalla Rivoluzione francese, che celebrava la Fratellanza, insieme con la Libertà e l’Uguaglianza, come una delle proprie insegne, sino alla Rivoluzione bolscevica e, in generale, tutte le rivoluzioni socialiste del XX secolo, che hanno propugnato l’ideale della comune lotta e della fattiva unità dei popoli per la giustizia sociale, contro l’oppressione, lo sfruttamento e il fascismo. Si tratta, peraltro, di un lascito più che concreto: non solo memoriale, come tema consegnato alla memoria storica dei popoli, ma anche monumentale, al punto che ancora si possono ammirare alcuni dei numerosi monumenti ciclicamente dedicati proprio alla Fratellanza e Unità che furono realizzati, soprattutto tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Ottanta, nei più diversi angoli della Jugoslavia.  Quello della Fratellanza e Unità, dell’amicizia e della solidarietà tra i lavoratori, che liberando sé stessi liberano l’umanità intera, e tra i popoli di tutto il mondo, che, come il proletariato, non hanno da perdere se non le proprie catene, e un mondo intero da guadagnare, è un tema storico e politico a tutto tondo, un tema di pace positiva, dove i diritti umani e la giustizia sociale sono decisivi nella costruzione della pace. Nella vicenda, più specifica, della Jugoslavia, è interessante osservare che questo vastissimo tema politico, la Fratellanza e Unità, sia stato prima un tema-guida della lotta di liberazione antifascista e poi una delle matrici fondative della nuova Jugoslavia socialista e federativa. Subito dopo la brutale invasione della Jugoslavia, le potenze dell’Asse inaugurarono, insieme con l’occupazione e lo sterminio, una politica sistematica e spaventosa di divide et impera, spingendo i popoli jugoslavi gli uni contro gli altri, alimentando incomprensioni, separazioni e odi etnici. La resistenza, e in primo luogo il Partito Comunista, sin dal principio inaugurarono la lotta di liberazione all’insegna della lotta comune dei popoli jugoslavi contro l’invasione e l’occupazione, consapevoli che non sarebbe stata possibile alcuna liberazione e alcuna rivoluzione se non per tutti i popoli jugoslavi. In una delle sue prime risoluzioni, possiamo leggere, ad esempio, che «Il Partito Comunista di Croazia si trova di fronte a un compito grande e degno: organizzare e guidare la lotta più determinata contro l’incitamento all’odio nazionale tra serbi, croati e sloveni, lavorare instancabilmente per la fratellanza e l’armonia dei popoli croato e serbo, unire questi popoli nella lotta contro gli occupanti e gli usurpatori… contro l’incitamento all’odio nazionale e per la fratellanza dei popoli di Jugoslavia». Tito parlava, ad esempio nel discorso di Ljubina, non lontano da Sarajevo, Bosnia, il 17 giugno 1942, di fronte alla IV Brigata Proletaria, del movimento di resistenza e di liberazione, e quindi, della futura Jugoslavia come «seminatori di fratellanza tra le nazioni». In questo, grandissimo fu l’esempio dato anche attraverso il Non allineamento di cui la Jugoslavia di Tito, con l’India di Nehru e l’Egitto di Nasser, fu principale protagonista, e il movimento istituito proprio a Belgrado nel 1961.  In un contesto come quello jugoslavo (sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti, come recitava una celebre espressione del tempo), fratellanza e unità significava anche garantire la coesistenza e la convivenza tra popoli diversi, e, al tempo stesso, il futuro della federazione e dello stato. Con la fondazione della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, il tema veniva a descrivere la convivenza tra tutti i popoli e le nazionalità della Jugoslavia, ma anche l’uguaglianza di tutti i cittadini nel quadro del socialismo jugoslavo. Da qui il celebre motto di Tito: “Custodire la fratellanza e l’unità dei nostri popoli come la pupilla dei nostri occhi”. E di qui anche la celebrazione monumentale che al tema fu assegnata con la costruzione di decine di sculture monumentali dedicate proprio alla Fratellanza e Unità. Diverse sono andate distrutte durante le guerre e le secessioni etnonazionaliste degli anni Novanta. Altre sono sopravvissute e restano come grandi capolavori di scultura modernista. Il Monumento alla Rivoluzione (Fratellanza e Unità) di Vlasotince, nel sud della Serbia, capolavoro del 1975 del grande scultore e architetto Bogdan Bogdanović, è una costruzione straordinaria, in forme libere, con bassorilievi scolpiti nella pietra che rappresentano simboli di libertà e di vita: come altri complessi monumentali dello stesso tipo, l’opera è costituita da un anfiteatro circolare, un viale di blocchi di pietra decorati con bassorilievi e un monolite alto 12 metri caratterizzato da una parte superiore semicircolare che simboleggia non solo l’edificazione della Jugoslavia ma anche l’unità dei suoi popoli.  Tema del tutto analogo e forme completamente diverse ha invece il Monumento alla Rivoluzione (Fratellanza e Unità) che ancora sorge a Prishtina, capoluogo del Kosovo, capolavoro di Miodrag Živković del 1961, a metà tra scultura e obelisco, alto 20 metri, diramato in tre punte perfettamente simmetriche che rappresentano l’unità dei popoli costituenti (in Kosovo, albanesi, serbi e montenegrini). A Lubiana, il complesso formato dal Monumento alla Rivoluzione e dalla scultura dedicata a Edvard Kardelj (1910-1979), grande architetto dell’autogestione socialista, è storicamente associato al tema della Fratellanza e Unità. Il Monumento alla Rivoluzione, capolavoro di Drago Tršar, del 1975, è un’opera straordinaria, una scultura astratta in bronzo alta 11 metri, con figure umane stilizzate che rappresentano il movimento di massa proprio della rivoluzione, ed è straordinaria anche per il ritmo compositivo, essendo formata da figure stilizzate e piani geometrici, verticali e triangoli. Nelle parole del suo creatore, l’opera è stata concepita per rappresentare «unione, lotta e vittoria della rivoluzione». Il messaggio che queste opere portano sino a noi è straordinario, attuale e potente.  Come indica la Risoluzione A/65/L.72 del 27 aprile 2011 che istituisce la Giornata dell’Amicizia, infatti, “l’amicizia tra popoli, paesi, culture e persone può ispirare gli sforzi di pace e rappresenta un’opportunità per costruire ponti tra le comunità, rispettando la diversità culturale; può contribuire agli sforzi della comunità internazionale, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite, per la promozione del dialogo tra le culture, la solidarietà, la comprensione reciproca”.   Riferimenti: Giornata internazionale dell’Amicizia e Risoluzione delle Nazioni Unite: https://www.un.org/en/observances/friendship-day  Il grande tema della Fratellanza e Unità: https://sh.wikipedia.org/wiki/Bratstvo_i_jedinstvo  Profilo del progetto H.E.R.M.E.S. per Corpi civili di pace:  https://corpicivilidipace.com     Immagine: , foto di G. Pisa.  Gianmarco Pisa
August 2, 2026
Pressenza
Strage di Lipa: donne, bambini, anziani
di Bruno Lai Crimini nazifascisti. 30 aprile 1944: Strage di Lipa. Lipa è un villaggio istriano. Dopo la fine della Prima guerra mondiale fa parte di una zona annessa all’Italia. Durante il ventennio criminale fascista gli viene assegnato il nome italiano di “Lippa di Elsane”, nell’ambito di un’italianizzazione dei toponimi istriani, intensificata dal fascismo negli anni ’20. Lipa o Lippa
24 Marzo 1999-2026. Nonostante il tempo… Noi non dimentichiamo
Quale è la realtà del Kosovo Metohija oggi…a quindici anni dall’inizio dei bombardamenti e dell’aggressione alla Repubblica Federale di Jugoslavia/ Serbia…motivata dalla necessità di fermare una “pulizia etnica”, un “genocidio” e ripristinare i “diritti umani” nella provincia. Perché queste furono le tre basi fondanti su cui la cosiddetta Comunità Internazionale: […] L'articolo 24 Marzo 1999-2026. Nonostante il tempo… Noi non dimentichiamo su Contropiano.
March 25, 2026
Contropiano
Kosovo. UCK sotto accusa per crimini di guerra
Per quasi tre anni, all’Aja, si è celebrato un processo che costringe l’Occidente a guardarsi allo specchio. Sul banco degli imputati non un ‘rassicurante’ oscuro signore della guerra africano o islamico, ma Hashim Thaçi, ex presidente del Kosovo, e tre ex vertici dell’Uck, “l’Esercito di liberazione del Kosovo”. Gli stessi […] L'articolo Kosovo. UCK sotto accusa per crimini di guerra su Contropiano.
February 23, 2026
Contropiano