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Milano. Stop al gemellaggio con Tel Aviv. Rompere i rapporti con Israele, parte la raccolta di firme
Questa mattina, si è tenuta una conferenza stampa sotto il Comune di Milano, in cui è stata lanciato la campagna di raccolta firme per una delibera di iniziativa popolare volta a interrompere tutti gli accordi diplomatici ed economici tra le società partecipate milanesi e l’entità sionista di Israele. “Nei prossimi giorni saremo presenti nei […] L'articolo Milano. Stop al gemellaggio con Tel Aviv. Rompere i rapporti con Israele, parte la raccolta di firme su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
LIBANO: L’ACCORDO DI TREGUA NON FERMA ISRAELE, BOMBE SU TUTTO IL PAESE. ALMENO 112 UCCISI E OLTRE 837 I FERITI
Nel giorno in cui la popolazione sperava che la tregua potesse toccare anche il Libano, l’esercito di occupazione israeliano ha dichiarato di aver sganciato circa 160 bombe su 100 obiettivi in soli 10 minuti. L’episodio avvenuto verso le 12.00 italiane avrebbe causato almeno 112 morti e più di 700 i feriti, come ha denunciato il ministro della salute libanese. I medici degli ospedali fanno sapere di essere sopraffatti dalla quantità di feriti, mentre fonti mediatiche israeliane avvertono che potranno esserci attacchi per ore e senza alcun preavviso. Finora, i raid aerei israeliani hanno colpito 55 aree e sarebbero molte le persone intrappolate sotto le macerie. Gli attacchi, che stanno proseguendo, sul Libano mettono a dura prova l’accordo di tregua: il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è nuovamente interrotto proprio a causa dell’aggressione continua israeliana. “Israele continua a espandere la sua aggressione prendendo di mira aree residenziali densamente popolate e togliendo la vita a civili disarmati in varie parti del Libano, inclusa, in particolare, la capitale Beirut”, ha detto il premier libanese Nawaf Salam, in una drammatica dichiarazione ripresa con evidenza dalla Bbc britannica. In mezzo a questi bombardamenti una colonna italiana dell’Unifil che portava elementi presso la capitale libanese per il rimpatrio è stata bloccata dall’Idf. “I colpi di avvertimento israeliani hanno danneggiato un nostro veicolo, per fortuna nessun ferito ma la colonna è dovuta rientrare”; lo ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani durante il Question Time alla Camera. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Mauro Pompili, giornalista che da anni vive nella capitale libanese. Ascolta o scarica.
April 8, 2026
Radio Onda d`Urto
“FERMIAMO GLI INGRANAGGI DELLA GUERRA”: PROTESTE IN ISRAELE CONTRO IL CONFLITTO PERMANENTE. INTERVISTA A IDDO ELAM, REFUSENIK E DI YOUTH COMMUNIST LEAGUE
Sabato 28 marzo 2026 manifestazioni in una trentina di località in Israele contro il governo di estrema destra Netanyahu – coloni e contro la guerra permanente tra Palestina, Libano e ora anche in Iran. Fin dai primi di marzo, pochi giorni dopo l’ultima aggressione militare israelo-Usa – con lo scoppio di una nuova, ancora più pericolosa fase della guerra globale imperialista – le realtà della sinistra radicale israeliana sono scese in piazza a Tel Aviv e non solo. Da poche decine di persone iniziali, le manifestazioni sono cresciute con il passare delle settimane, fino a portare – sabato 28 marzo – oltre un migliaio di manifestanti nella centrale piazza Habima di Tel Aviv, sfidando i divieti di polizia e governo al grido di “Diciamo no alla guerra eterna del governo kahanista” e “Fermiamo gli ingranaggi della guerra”. Analoghe manifestazioni si sono tenute in altre località, con la partecipazione maggiore ad Haifa e Gerusalemme. La polizia ha ben presto caricato i presenti, in particolare proprio a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme, ferendo diversi manifestanti e fermandone 22. Aggrediti, tra gli altri, anche i deputati di sinistra Ofer Cassif e Ayman Odeh. Secondo le forze dell’ordine, i partecipanti avrebbero violato la legge “contraddicendo i regolamenti del Comando del Fronte Interno che vietano gli assembramenti pubblici all’aperto di oltre 50 persone”. I manifestanti hanno risposto con slogan come “la polizia è criminale”, “contro la guerra e l’occupazione senza fine” e “fermiamo gli ingranaggi della guerra”. In piazza a Tel Aviv – e pure lui aggredito dalla polizia – c’era anche Iddo Elam, 19enne compagno della Youth Communist League, ala giovanile del Maki, il Partito Comunista d’Israele, a sua volta parte della coalizione di sinistra Hadash, che raduna forze politiche di sinistra israeliane e di quei palestinesi rimasti nei territori del 1948. Iddo fa anche parte di Mesarvot, associazione che si occupa di fornire assistenza psicologica, economica e legale ai refusenik come lui. Dal 2024, Iddo rifiuta infatti di arruolarsi nell’esercito israeliano per ragioni politiche, finendo così in carcere. “Ho deciso – spiega Iddo, intervistato da Radio Onda d’Urto lunedì 30 marzo 2026 – che avrei rifiutato di arruolarmi da quando avevo 14 anni, prima quindi del 7 ottobre 2023. Mi sono sempre battuto contro l’apparato coloniale e bellicista; qui l’esercito è il braccio armato dell’occupazione e dell’apartheid contro i palestinesi”. Rispetto all’ultima tornata di manifestazioni, Iddo Elam spiega: “La prima protesta si è svolta il 3 marzo, con la partecipazione di sole 20 persone in piazza Habima a Tel Aviv. Era stata organizzata da Youth Communist League, The Radical Bloc, Hadash, Mesarvot e The Anti-Occupation Bloc. Nelle settimane successive, questi gruppi sono rimasti i principali organizzatori, ma si è unita anche la coalizione “The Peace Partnership”. Il 28 marzo si sono aggiunti gruppi più liberal, come “Standing Together”, che inizialmente non avevano partecipato”. Sulla situazione sociale interna, Iddo Elam aggiunge: “la maggioranza, la stragrande maggioranza, oltre l’85% degli israeliani, sosteneva la guerra contro l’Iran al suo inizio. Ora c’è ancora una chiara maggioranza di sostegno, ma sempre più persone si sono stancate. Viviamo in una situazione in cui ogni giorno qui suonano le sirene, ogni giorno ci sono attacchi missilistici dal Libano, dallo Yemen e ovviamente dall’Iran. E’ piuttosto estenuante, perché succede nel cuore della notte e succede ogni giorno. Tutte le persone uccise in Iran, inoltre, sono state rimpiazzate e non è successo niente. Quindi ora si vedono più persone moderate, più persone di quella che noi chiamiamo la sinistra sionista o il centrosinistra, in piazza; sabato abbiamo visto tante persone di tutte le età, provenienti da tutto il Paese, protestare perché ne hanno semplicemente abbastanza”. Sul fronte politico Iddo Elam, a Radio Onda d’Urto, aggiunge: “io e altri compagni ci siamo rifiutati di arruolarci, finendo in prigione, ma va detto che noi possiamo rifiutare perché abbiamo dei privilegi, sappiamo che la nostra famiglia ci sosterrà, che non verremo cacciati di casa per questo. Ma molti, moltissimi lavoratori in Israele sono cresciuti con la militarizzazione, con l’indottrinamento di scuole e famiglie, e non riescono a capire che quello che sta succedendo è sbagliato, non riescono a capire che possono scegliere diversamente. Il nostro lavoro politico è quello di raggiungere queste persone e dire loro che proprio il meccanismo della guerra a far sì che i prezzi siano più alti che mai e non avranno mai una casa qui, perché i prezzi delle case sono andati letteralmente alle stelle. E’ per questo che stiamo dando miliardi di dollari ai coloni violenti in Cisgiordania, dando miliardi di dollari a queste guerre in Medio Oriente, in Iran, a Gaza, in Libano? Tutto questo deve finire affinché tutti noi si possa avere una vita migliore. Deve finire non solo perché stiamo danneggiando il popolo iraniano. Deve finire anche per aiutare noi stessi. E’ piuttosto difficile parlare di questo con gli israeliani. Ma alla fine, dobbiamo provarci. Dobbiamo provarci perché si vede che le persone desiderano una vita migliore. In fin dei conti, le persone non sono cresciute per essere malvagie o per essere soldati imperialisti”. L’intervista di Radio Onda d’Urto, tradotta in italiano a Iddo Elam, refusenik israeliano e compagno della Youth Communist League. Ascolta o scarica L’intervista in originale (lingua inglese). Ascolta o scarica    
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: “LA NOTTE APPENA TRASCORSA È STATA ESTREMAMENTE PESANTE ANCHE A BEIRUT” LA CORRISPONDENZA CON IL GIORNALISTA MAURO POMPILI
Non si fermano gli attacchi israeliani in Libano: almeno 12 morti e 41 feriti questa mattina nei bombardamenti dell’IDF su quartieri densamente popolati nel centro della capitale libanese, dove Tel Aviv sostiene di aver ucciso anche Ismail Khatib, ministro dell’intelligence iraniano, e diversi esponenti dei media ritenuti vicini a Hezbollah. “Questa notte è stata estremamente pesante anche a Beirut” “oltre ai tradizionali bombardamenti nel sud, sono stati colpiti anche due quartieri centrali”. Più a sud invece 2 morti, tra cui l’ennesimo soccorritore, nel raid su un’auto nel centro di Sidone. Sempre a sud duri scontri via terra a Khiam, con gli israeliani che provano ad avanzare, mentre annunciano la volontà di fare saltare tutti i ponti sul fiume Litani. In questo contesto il presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun ha presieduto stamane a Baabda, a est di Beirut, una riunione di sicurezza dedicata all’esame della “situazione nel paese alla luce del persistere delle aggressioni israeliane e delle loro conseguenze”.  Il presidente ha anche chiesto a governatori, prefetti e municipalità di coordinarsi con le istituzioni di sicurezza per rafforzare la gestione dell’emergenza, in particolare garantendo nuovi centri di accoglienza per gli sfollati e monitorando prezzi e speculazioni sul mercato. Le autorità libanesi hanno annunciato oggi che oltre un milione di persone si sono registrate come sfollate, infatti le persone che si sono registrati su un sito web affiliato al ministero degli Affari Sociali ha raggiunto quota 1.049.328, di cui 132.742 ospitati in oltre 600 rifugi collettivi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il collegamento da Beirut con il giornalista Mauro Pompili. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
17ESIMO GIORNO DI GUERRA IN IRAN: TRUMP ANNUNCIA IL PIANO PER LO STRETTO DI HORMUZ. ISRAELE AVVIA L’INVASIONE DI TERRA IN LIBANO
A più di due settimane dall’inizio dell’aggressione militare israelo-statunitense all’Iran, il presidente statunitense Donald Trump insiste perché gli alleati della Nato contribuiscano a garantire l’apertura dello stretto di Hormuz: “Se non ci supportano, per loro ci sarà un futuro molto negativo”, ha avvertito, lanciando un chiaro monito ai partner dell’Alleanza. “Non è responsabilità Nato quello stretto” è la risposta dell’UE arrivata tramite il ministro degli Esteri tedesco e l’alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas. Kallas ha inoltre spiegato di aver parlato nel fine settimana con il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres per valutare la possibilità di un’iniziativa internazionale simile a quella creata nel Mar Nero per consentire l’esportazione del grano ucraino durante la guerra. “La situazione è difficile non solo per le forniture di petrolio – ha sottolineato – ma anche per i fertilizzanti. Se quest’anno ci sarà una carenza di fertilizzanti, l’anno prossimo potrebbe verificarsi anche una carenza di cibo”. Nel frattempo l’Unione europea sta valutando un possibile rafforzamento della missione navale EUNAVFOR Aspides, pur mantenendo grande cautela sull’ipotesi di un dispiegamento diretto nello Stretto di Hormuz. “Non abbiamo un problema di sicurezza degli approvvigionamenti, ma di prezzi”, ha spiegato il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen arrivando al Consiglio Ue Energia. “Dobbiamo essere pronti ad attuare misure a breve termine per aiutare gli Stati membri”. Trump, parlando ancora della sicurezza dello stretto, ha chiamato in causa anche la Cina. “Dovrebbe aiutare: il 90% del suo petrolio passa da lì”, ha dichiarato. Da Pechino è arrivata una replica immediata: gli Stati Uniti “devono correggere subito i loro comportamenti scorretti sul commercio”. Sul fronte diplomatico il presidente americano ha affermato che sono in corso contatti con l’Iran, ma ha espresso scetticismo sulla possibilità di un’intesa mentre l’Iran ha escluso negoziati e ha invitato gli alleati degli Stati Uniti a “non fare nulla che possa provocare un allargamento del conflitto”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Farian Sabahi, docente di Storia contemporanea all’Università dell’Insubria e Visiting Research Fellow alla London School of Economics and Political Science. Ascolta o scarica. Intanto il conflitto sul campo continua ad intensificarsi. Israele ritiene che saranno necessarie “almeno altre tre settimane” di operazioni militari, sostenendo che restano “migliaia di obiettivi da colpire”. Nella notte l’esercito israeliano ha lanciato una nuova offensiva su larga scala contro Teheran, accompagnata da operazioni di terra nel sud del Libano. Proprio nel sud del Libano, un raid aereo israeliano ha provocato quattro morti, tra cui due bambini. Gli aggiornamenti con Agnese Stracquadanio, reporter freelance in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica.  
March 16, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: DA GAZA ALLA CISGIORDANIA OCCUPATA, PROSEGUE L’AGGRESSIONE ISRAELIANA
Ancora palestinesi uccisi per mano israeliana nella Striscia di Gaza. Cinque nelle ultime ore: l’Idf ha riferito di aver ammazzato quattro uomini armati, usciti da un tunnel con l’intento di attaccare i soldati israeliani a Rafah. La versione fornita da Tel Aviv, tuttavia, non ha trovato conferme indipendenti. Un altro palestinese è stato ucciso ieri sera dal fuoco dell’esercito israeliano nel quartiere di Zeitoun, a sud-est di Gaza City. L’artiglieria ha inoltre colpito le aree occidentali di Beit Lahia, nel nord della Striscia, mentre unità navali israeliane hanno aperto il fuoco dal mare al largo di Khan Younis, nel sud. Con quest’ultima uccisione, il numero dei palestinesi morti dall’11 ottobre (data del cessate il fuoco mai rispettato da Tel Aviv) sale a 581. I feriti sono 1.544, mentre 717 corpi sono stati recuperati sotto le macerie. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica. Intanto, mentre le forze di occupazione israeliane portano avanti un violento raid di due giorni nella città di Al-Mughayir, a nord di Ramallah, in tutta la Cisgiordania occupata si registra una nuova escalation repressiva. Oltre 20 palestinesi sono stati arrestati, tra cui due bambini e due donne. Detenzioni sono segnalate non solo nell’area di Ramallah, ma anche a Nablus, Hebron e Jenin. Su Radio Onda d’Urto, Fabian Odeh, nostro collaboratore, ha intervistato Bashar Al Qaryouti, attivista palestinese del villaggio di Qaryout, a sud di Nablus: un’area circondata da insediamenti israeliani illegali e da tempo colpita da una sistematica politica di confisca delle terre. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale, scontri si sono verificati a Sydney, in Australia, tra la polizia e i manifestanti in occasione della visita del presidente israeliano Isaac Herzog. Le forze dell’ordine hanno caricato i dimostranti nel tentativo di impedire loro di aggirare i blocchi. Secondo quanto denunciato dall’agenzia AFP, alcuni giornalisti sono rimasti feriti.
February 9, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: TRUMP ANNUNCIA I MEMBRI DEL CONSIGLIO DELLA PACE. “GAZA COME ESPERIMENTO GLOBALE, AI PALESTINESI NEGATA L’AUTODETERMINAZIONE”
Mentre a Gaza non si ferma l’aggressione israeliana, l’amministrazione Trump annuncia i membri del cosiddetto “Consiglio della Pace”, una élite straniera di affaristi che nega l’autodeterminazione palestinese. Il Consiglio si articola in due livelli: uno riservato a leader mondiali disposti a versare un contributo di un miliardo di dollari per l’adesione permanente, e uno operativo, il comitato esecutivo, già dominato da figure vicine agli interessi israeliani come Marco Rubio; l’inviato di Trump Steve Witkoff; Jared Kushner, genero e consigliere fidato del presidente Usa; e figure di spicco della finanza internazionale e amici del tycoon come Marc Rowan, Ajay Banga e Robert Gabriel. In questo quadro, la governance palestinese viene ridotta a un comitato tecnico con competenze puramente amministrative, privo di reale autonomia politica e sottoposto al veto costante degli organismi superiori. “Ai palestinesi – sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri e corrispondente da Gerusalemme per il Manifesto – viene negato il diritto di governarsi davvero”. Tra i numerosi paesi coinvolti figurano Italia, India, Brasile, Turchia, Canada, Albania, Argentina, Cipro, Egitto, Giordania, Ungheria, Romania, Paraguay e Pakistan. Sul fronte della ricostruzione, l’annunciato finanziamento miliardario viene presentato come un aiuto per una Gaza devastata da due anni di genocidio, ma le ambiguità restano profonde. Accanto ai discorsi ufficiali sulla rinascita della Striscia, riemerge l’idea, mai realmente abbandonata, di una “emigrazione volontaria” dei palestinesi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’analisi di Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
January 19, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: “LA CITTÀ PUBBLICA CONTRO LA CITTÀ COMPLICE”, CAMPAGNA CONTRO LE COMPLICITÀ DEL COMUNE CON ISRAELE
Oggi, lunedì 17 novembre 2025, in un presidio con conferenza stampa che si è svolto all’esterno di Palazzo Marino (in Piazza della Scala, ribattezzata “Piazza Gaza”) durante il Consiglio comunale della giunta Sala, è stata presentata la campagna “La città pubblica contro la città complice”. La campagna, animata da diverse realtà di base del capoluogo lombardo (tra queste il centro sociale Cantiere, Global Movement to Gaza Lombardia, Usb, Osa, Cambiare rotta e altre), intende mettere pressione sul Comune di Milano per spingerlo a interrompere le proprie complicità con l’entità sionista israeliana, l’occupazione coloniale della Palestina e il genocidio a Gaza. “La vergognosa decisione del Consiglio comunale di Milano di mantenere il gemellaggio con Tel Aviv – spiegano, infatti, i promotori della campagna – è sostenuta da una fitta rete di relazioni e accordi che legano la nostra città agli interessi intrecciati di sionisti, speculatori e grandi gruppi finanziari“. Il primo atto della campagna, dunque, è stata la redazione del dossier “Not in MI name”, nel quale vengono messi nero su bianco accordi tra le aziende multiservizi, partecipate o di proprietà del Comune di Milano, aziende ed enti governativi israeliani. Su Radio Onda d’Urto abbiamo presentato la campagna con Elena, del centro sociale Cantiere. Ascolta o scarica.
November 17, 2025
Radio Onda d`Urto
LA SITUAZIONE IN CISGIORDANIA E IL DISEGNO COLONIALE ISRAELIANO. INTERVISTA AL GIORNALISTA SAMIR AL QARYOUTI
Le mire coloniali israeliane su mezzo Medio Oriente si concretizzano sempre di più, senza nessun argine reale. In Cisgiordania occupata ancora attacchi impuniti dei coloni, che hanno assaltato 2 villaggi palestinesi prima di essere cacciati dagli stessi soldati occupanti. Nella giornata di ieri, infatti, i comandanti delle brigate dell’esercito israeliano che occupano la Cisgiordania avevano chiesto al capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir, di reintrodurre la detenzione amministrativa – cancellata dal ministro della Difesa Katz – contro i coloni israeliani, definiti “fuori controllo”. Zamir ha accolto le proteste dei suoi stessi sottoposti, dicendosi “determinato a porre fine a questo fenomeno; agiremo con severità finché giustizia non sarà fatta”, ma come ripete ai nostri microfoni il giornalista italo palestinese Samir Al Qayrouthi “fa tutto parte del piano: tante parole per distrarre e far distogliere l’attenzione, ma nessun cambiamento reale”. Un piano espansionistico e coloniale ben collaudato, che sembra ripetersi anche in Libano dove, a meno di due settimane dal primo anniversario del cessate il fuoco – mai violato da Hezbollah a differenza delle migliaia di attacchi di Tel Aviv – le truppe occupanti hanno cominciato a costruire un nuovo muro di separazione in territorio libanese, più precisamente tra la località libanese di Yarun e la dirimpettaia israeliana Yiron. Il tutto mentre continuano attacchi mirati di Tel Aviv anche in Siria e sembra si rialzi la tensione con l’Iran. In questo quadro tutt’altro che roseo – mentre a Gaza si continua a morire e gli aiuti umanitari entrano con il contagocce – quale futuro si aspettano i palestinesi e cosa invece auspicherebbero? In altre parole, qual è il discorso pubblico che gravita attorno al futuro della Palestina in Palestina? Abbiamo fatto il punto su tutto questo con Samir Al Qayrouthi, giornalista italo-palestinese e nostro collaboratore Ascolta o scarica
November 12, 2025
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: LA RICOSTRUZIONE DI GAZA TRA PIANI COLONIALI E CRISI UMANITARIA. IL PUNTO CON IL GIORNALISTA MICHELE GIORGIO
Le mire coloniali di Israele su Gaza si fanno sempre più evidenti. La ricostruzione della Striscia sembra destinata a limitarsi all’area delimitata dalla cosiddetta “linea gialla”, tracciata da Israele: un piano che, di fatto, prefigura una nuova occupazione illegale, estesa a circa metà del territorio. Nel quadro della fase due del cessate il fuoco, gli Stati Uniti starebbero progettando la costruzione di una grande base militare in Israele, nei pressi del confine con Gaza. La struttura verrebbe utilizzata dalle forze internazionali incaricate di garantire il rispetto del cessate il fuoco. Un cessate il fuoco mai realmente attuato neppure nella fase uno, ancora in corso: oltre 270 palestinesi sono stati uccisi in un solo mese di “tregua”. Israele continua a limitare l’ingresso degli aiuti umanitari; solo oggi è stato riaperto il valico di Zikim, nel nord della Striscia. Nel frattempo, la crisi umanitaria si aggrava, mentre bombardamenti e vittime civili restano quotidiani. E non è tutto. Nella Cisgiordania Occupata, i coloni israeliani hanno lanciato nuovi attacchi contro la popolazione palestinese: nella serata di ieri, decine di coloni hanno preso d’assalto due villaggi, incendiando veicoli e abitazioni prima di scontrarsi con i soldati israeliani. Proprio ieri, i comandanti delle brigate dell’esercito di occupazione israeliano hanno chiesto al capo di Stato Maggiore di reintrodurre la detenzione amministrativa, revocata in precedenza dal ministro della Difesa Katz, nei confronti dei coloni, segnalando così le profonde divisioni interne alla società israeliana. Al parlamento israeliano, intanto, la destra colonica ha fatto passare in prima lettura una proposta di legge che mira a introdurre la pena di morte, ma solo per i palestinesi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, gli aggiornamenti con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
November 12, 2025
Radio Onda d`Urto