GenderX: «non è un episodio isolato, è una violenza ripetuta con schemi ben precisi»
La sede di GenderX si trova tra i quartieri Pigneto e Tor Pignattara, a Roma,
una zona in grande trasformazione e fermento. Da un lato spinge la
gentrificazione, già largamente avviata al Pigneto, che si espande a macchia
d’olio nelle zone limitrofe, dall’altro lato la nuova e vecchia povertà urbana
si mescolano tra le vie di questi quartieri, diventati casa per tante comunità
migranti, che rischiano di essere spinte sempre più ai margini della città. Qui
corre la nuova linea della metro C, facendo diventare queste zone semi-centrali,
perché facilmente raggiungibili. La fermata più vicina alla sede di GenderX è
piazza Malatesta, una colata di cemento, una rotonda per le auto, capolinea
degli autobus, e un luogo di incontro per tante comitive di persone giovani
nelle panchine tra una fermata e l’altra. Qui dietro tre anni fa ha aperto la
nuova sede di questa associazione, a via Dulceri, oggi punto di riferimento e
supporto per tutta la comunità trans di Roma e provincia. Infatti GenderX «offre
un servizio peer-to-peer svolto da persone trans e organizza gruppi di
empowerment effettuati da persone transgender per adolescent* e adult*
finalizzati a creare momenti di aggregazione e informazione». Attivismo e
divulgazione per un mondo più inclusivo, come leggiamo nel sito.
Abbiamo sentito Gioele il Presidente dell’associazione per farci raccontare gli
attacchi subiti in queste settimane e mesi alla loro sede. Purtroppo, questi non
sono attacchi isolati, negli ultimi anni si sono moltiplicati episodi di
violenza razzista e omolesbobitransfoica in tutta questa zona della città: a
luglio del 2024 c’è stata un’aggressione razzista nel parco San Galli di Tor
Pignattara, a capodanno del 2025 una coppia gay è stata aggredita violentemente
a pochi passi da via Dulceri, perché si teneva mano nella mano, nell’estate del
2025 sono state diverse le aggressioni a negozianti e passanti da parte di
giovani e giovanissimi nella zona pedonale del Pigneto, e a febbraio è comparsa
una scritta razzista dietro il Parco San Galli, dopo la festa antirazzista
dellla scuola primaria. E questi sono solo gli episodi che hanno raggiunto la
stampa, potremmo poi aggiungere di altre scritte fasciste, adesivi per segnare
il territorio, cori, e tante altre micro-aggressioni quotidiane nei mezzi
pubblici e nelle strade. E proprio mentre pubblichiamo ci arriva la notizia di
una svastica disegnata nella notte sul muro della sede dell’associazione.
Ci vuoi raccontare che cosa è accaduto la settimana scorsa presso la vostra
sede?
Non era la prima volta che delle persone venivano a dare fastidio alla sede e
venerdì sera verso le sette o otto di sera, quando dietro la porta a vetri opaca
abbiamo visto delle sagome di un gruppo di persone, abbiamo pensato «ah ci
risiamo». Quindi io ho spalancato la porta, e appena la porta è stata aperta
queste persone sono scappate via. Erano almeno otto persone, si sono divisi in
due gruppi e sono corsi uno da una parte e uno dall’altra. A quel punto, siamo
stati un po’ fuori dalla porta per monitorare la situazione e abbiamo sentito
che si facevano dei segnali con dei fischi e li vedevamo correre da una parte
all’altra della strada.
Più tardi nella serata ho accompagnato due persone alla metro in macchina perché
non si sentivano sicure a tornare da sole, e ripercorrendo la strada ho visto
delle persone che si dirigevano verso la sede, mi sono fermato con la macchina e
sono riuscito a fare il video che poi abbiamo messo online, dove ci gridavano
delle frasi violentissime. Quando hanno visto che stavo registrando sono
scappati.
E questo non era il primo episodio…
No, dopo questo ultimo episodio, ci è chiaro che c’è uno schema preciso. Sono
almeno quattro o cinque mesi che abbiamo avuto problemi. La prima volta, sono
venuti due ragazzini a chiedere di una persona che gli aveva dato delle
informazioni, poi sono venuti in quattro dicendo che volevano delle informazioni
per il “cambiamento sessuale”. Ho capito subito che mi stavano prendendo in giro
così gli ho chiesto quale pronome utilizzassero e loro sono scoppiati a ridere e
sono scappati. Inizialmente abbiamo pensato fosse semplicemente uno scherzo
stupido. Ma poi le aggressioni sono continuate, per settimane abbiamo ricevuto
botte alla porta vetri e una volta l’hanno anche rotta. Fino alla scorsa
settimana quando si sono ripresentati in otto. Insomma c’è uno schema ripetuto,
vengono sempre alla stessa ora, utilizzano segni di riconoscimento come i fischi
e azioni ripetute, come le botte alle porte.
Che cosa avete fatto in seguito a questa ultima aggressione?
Abbiamo fatto il comunicato e il post pubblico con i video per denunciare la
situazione. E poi siamo stati al commissariato e abbiamo trovato il solito
poliziotto che ha sminuito la situazione. «Eh, ma sono ragazzi… che cosa volete
che facciamo? Mica vi possiamo piantonare la sede. Magari vi conviene mettere le
telecamere». Quindi non abbiamo ricevuto alcun supporto, la situazione è stata
sminuita. Non c’è alcuna volontà di supporto. Eppure questa non è una questione
che riguarda soltanto le persone trans, è una una violenza che può essere
scagliata contro tutto le comunità più fragili di questo quartiere. Sono persone
giovani, che si mettono insieme, che non si rendono conto, che non vengono messe
di fronte alle loro responsabilità e poi fanno cose gravi e aggressive, magari
contro chi in quel momento non è in grado di difendersi: persone più piccole,
animali, persone sole. Come abbiamo scritto anche nel comunicato pubblico sono
le persone che a scuola bullizzano le persone trans, che gli rendono impossibile
continuare il percorso scolastico, che le inducono all’isolamento, o al
suicidio. E non è un episodio isolato, è una violenza ripetuta con schemi ben
precisi.
Per questo sabato 11 aprile avete convocato una piazza…
Esatto, l’11 aprile alle ore 18.00 saremo a piazza Malatesta, proprio perché
vogliamo dare una risposta al quartiere, questa è anche la nostra piazza, il
nostro territorio, speriamo nella partecipazione di tutti i gruppi, collettivi e
associazioni antifasciste, antirazziste, pro-pal, insieme alla comunità LGBTQIA*
di questo quadrante della città e di tutta Roma. Perché dobbiamo essere chiari:
questi sono attacchi fascisti, chi si comporta in questo modo agisce e ripete
schemi fascisti. Dobbiamo far vedere che ci siamo, la piazza è aperta, il
microfono pure, perché oggi è stata attaccata la comunità trans, ma questa è una
questiona che riguarda tutt*.
La copertina è tratta dalla pagina Facebook di GenderX
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