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The Good Lobby: il voto fuorisede è nella riforma elettorale
Pubblichiamo un articolo di The Good Lobby Italia che ha seguito il dibattito parlamentare sulla riforma elettorale ed è intervenuta in’audizione alla Commissione Affari Costituzionali per potare avanti una delle battaglia che combatte da tempo, quella del voto per i furoi sede. IL VOTO FUORISEDE È NELLA RIFORMA ELETTORALE COME CI SIAMO ARRIVATI, COSA ABBIAMO OTTENUTO E COSA MANCA di The Good Lobby Italia La campagna che da anni portiamo avanti insieme a Will Media e alla Rete Voto Fuorisede per ottenere finalmente in Italia il diritto di voto a distanza per tutti gli elettori fuorisede ha subìto negli ultimi mesi una forte accelerazione. Abbiamo infatti deciso di sfruttare l’opportunità della riforma elettorale proposta dalla maggioranza per introdurre in modo stabile nel nostro ordinamento il diritto di voto fuorisede.  Siamo stati auditi dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, portando le nostre proposte direttamente in Parlamento. Abbiamo promosso mobilitazioni riprese dai principali telegiornali e quotidiani nazionali. Abbiamo mantenuto un’interlocuzione costante con esponenti della maggioranza e delle opposizioni, chiedendo che la riforma elettorale non ignorasse ancora una volta milioni di cittadine e cittadini che vivono temporaneamente lontano dal loro Comune di residenza.  Il 15 luglio 2026 eravamo nei corridoi parlamentari per gli ultimi di una lunga serie di incontri che ci hanno visto in prima linea nella richiesta di inserire il voto fuorisede nella legge elettorale. Nel pomeriggio, l’emendamento sul voto fuorisede è stato approvato all’unanimità.  È un risultato per il quale abbiamo lavorato a lungo e che, oltre a segnare un punto di non ritorno visto che tutte le forze politiche hanno votato a favore, cristallizza un principio che portiamo avanti da anni: il voto fuorisede è un diritto, non una concessione.  L’emendamento istituisce presso l’ufficio elettorale di ogni Comune un elenco degli elettori fuorisede ammessi a votare nel luogo di temporaneo domicilio.  Ma chi potrà accedere concretamente a questa possibilità? Come bisognerà registrarsi? Dove si voterà e per quali consultazioni?  Analizziamo insieme il contenuto della norma, cercando di comprenderne meglio i punti di forza, i limiti e gli aspetti sui quali sarà ancora necessario intervenire. Teniamo infine ben presente che l’iter legislativo non si è ancora concluso e che, anche dopo il passaggio al Senato della legge elettorale, i ministeri competenti (in particolare il ministero dell’Interno) dovranno mettere in moto la macchina amministrativa per gestire i flussi dei votanti fuorisede. Anche su tutta questa fase dovremo vigliare e intervenire per fare in modo che il diritto sulla carta sia pienamente rispettato.  LEGENDA: SEMAFORO ROSSO: valutazione negativa / SEMAFORO VERDE: valutazione positiva /SEMAFORO GIALLO: da migliorare  1. DEFINIZIONE DEI FUORISEDE: CHI ACQUISISCE UN NUOVO DIRITTO? SEMAFORO GIALLO Nella norma si riconosce la possibilità di votare nel Comune di temporaneo domicilio alle persone che si trovano fuori dalla propria regione di residenza per motivi di studio, lavoro e cura. Per studentesse, studenti e lavoratori è richiesta una permanenza prevista di almeno nove mesi. Per le persone che ricevono assistenza sanitaria, terapie o trattamenti medici, la durata minima è invece di tre mesi. IL NOSTRO COMMENTO La nostra proposta era più ampia: avremmo preferito che la legge si rivolgesse, in generale, alle persone in mobilità, senza definire rigidamente le ragioni per cui una persona può trovarsi temporaneamente lontana dal luogo di residenza. La scelta di includere chi si sposta per studio, lavoro o cura rappresenta comunque un importante passo avanti. Si tratta delle tre principali condizioni che determinano la mobilità interna e, nel complesso, permetteranno di raggiungere la quasi totalità degli elettori fuorisede. Una categoria esclusa dalla formulazione che riteniamo debba essere immediatamente inserita è quella dei caregiver: deve poter votare a distanza non solo chi si cura, dunque, ma anche familiari e persone care che sono al loro fianco. La valutazione è dunque parzialmente positiva, perché non tutte le persone appartenenti a queste categorie saranno tutelate allo stesso modo. Come vedremo nei paragrafi successivi, l’effettiva possibilità di votare dipenderà soprattutto dalla durata della permanenza (quei nove o tre mesi citati nel testo), con conseguenze particolarmente pesanti per alcune categorie di lavoratori. 2. MODALITÀ E TEMPISTICHE DI REGISTRAZIONE: QUANDO PRESENTARE LA DOMANDA?  SEMAFORO VERDE Studentesse, studenti, lavoratori e lavoratrici potranno chiedere entro il 31 dicembre di essere inseriti nell’elenco degli elettori fuorisede per le consultazioni che si svolgeranno nell’anno successivo. La norma introduce però anche una finestra mobile. Chi acquisisce la condizione di fuorisede dopo il 31 dicembre potrà presentare la domanda entro trenta giorni dal momento in cui soddisfa i requisiti e, in ogni caso, non oltre il 45° giorno precedente la consultazione. La domanda potrà essere presentata personalmente oppure attraverso strumenti telematici al Comune di temporaneo domicilio. Dovrà essere accompagnata da un documento di riconoscimento e dalla documentazione che dimostra la condizione di fuorisede (es. contratto di lavoro, autocertificazione di iscrizione all’università etc.). Potrà inoltre essere revocata entro gli stessi termini previsti per la sua presentazione. Entro dieci giorni dal voto, il Comune di domicilio dovrà rilasciare, anche telematicamente, un’attestazione con l’indicazione della sezione elettorale presso cui recarsi. IL NOSTRO COMMENTO La nostra valutazione è positiva, soprattutto grazie all’introduzione della finestra mobile fino a 45 giorni prima delle elezioni. Una riformulazione proposta e ottenuta da noi nei giorni precedenti all’introduzione dell’emendamento. Una scadenza fissata esclusivamente al 31 dicembre avrebbe rischiato di escludere tutte le persone trasferitesi nel corso dei mesi successivi. A seguito della riformulazione, il sistema di registrazione come fuorisede risulta più flessibile e inclusivo. È positiva anche la possibilità di presentare la domanda attraverso strumenti telematici e di ricevere digitalmente l’attestazione di ammissione al voto. In futuro, una volta rodata la macchina amministrativa, auspichiamo una procedura ancora più agevole e digitalizzata. Un’opportunità importante potrà arrivare anche dalla tessera elettorale digitale, introdotta dal decreto PNRR del 2026. 3. REQUISITI DI AMMISSIBILITÀ: COSA RICHIEDE LA NORMA? SEMAFORO GIALLO Per essere ammessi al voto fuorisede, studentesse, studenti e lavoratori devono essere temporaneamente domiciliati in una regione diversa da quella del Comune di iscrizione elettorale e prevedere una permanenza di almeno nove mesi. Per le persone che si trovano fuori regione per documentati motivi di cura, il periodo minimo è invece di tre mesi, purché la data della consultazione ricada nel periodo durante il quale ricevono assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico. È importante sottolineare che la legge richiede di essere fuorisede per almeno nove mesi (o per tre mesi), e non di esserlo già da nove mesi (o da tre mesi) al momento della domanda. IL NOSTRO COMMENTO Questo è il punto più problematico dell’emendamento. Il requisito dei nove mesi rischia di escludere numerose persone che vivono una condizione di mobilità reale e prolungata, ma inferiore alla soglia prevista. Pensiamo, per esempio, ai lavoratori stagionali, alle persone impiegate nei settori della cultura e dello sport, a chi svolge un tirocinio o a chi ha un contratto di lavoro precario della durata di alcuni mesi. Si tratta di persone che possono trovarsi a centinaia di chilometri dal proprio Comune di residenza nel giorno delle elezioni, senza avere concretamente la possibilità di rientrare per votare. Eppure, se la loro permanenza prevista è di otto, sei o quattro mesi, continueranno a non poter votare nel Comune di domicilio. Il requisito rischia quindi di limitare fortemente l’impatto reale della norma proprio su alcune delle categorie più mobili e precarie del mercato del lavoro. È invece positiva la riformulazione che abbiamo chiesto e ottenuto per le persone fuorisede per motivi di cura. La riduzione da nove a tre mesi riconosce la particolare condizione di chi deve sottoporsi a terapie o trattamenti sanitari lontano dalla propria regione e rimuove un ostacolo che sarebbe stato ingiustificato. Nonostante questi miglioramenti, il semaforo resta giallo. Crediamo si possa intervenire già attraverso il prossimo decreto elezioni, aprendo una finestra specifica almeno per i lavoratori fuorisede per un periodo compreso tra tre e nove mesi, attualmente esclusi dalla disciplina. Se non si vuole inserire questa disposizione in legge elettorale perché un periodo di tre mesi è troppo breve per registrarsi a votare in un Comune per l’intero anno successivo, è quantomeno necessario che si possa rimandare formalmente al decreto elezioni, affinché una nuova finestra venga aperta non appena sia fissata la data delle elezioni. Una legge nata per avvicinare il voto alle persone non può lasciare indietro proprio chi vive le forme più instabili e discontinue di mobilità lavorativa. 4. TERRITORIALITÀ DEL VOTO: PER CHI VOTERÀ IL FUORISEDE? SEMAFORO GIALLO Gli elettori fuorisede voteranno per le liste e i candidati della circoscrizione e del collegio in cui si trova il Comune di temporaneo domicilio, e non per quelli del Comune di residenza. I Comuni distribuiranno gli elettori fuorisede nelle sezioni ordinarie secondo un criterio di prossimità territoriale. Di norma, il numero dei fuorisede assegnati a ciascuna sezione non potrà superare il 10% degli elettori già iscritti in quella sezione. IL NOSTRO COMMENTO La scelta del collegio di domicilio si inserisce nell’impianto complessivo immaginato dalla maggioranza e dal Governo.  L’elettore comunica di essere temporaneamente domiciliato in un luogo diverso da quello di residenza, senza essere obbligato a trasferire la residenza e senza perdere il legame con il proprio Comune di origine. Per le consultazioni che si svolgeranno durante quel periodo, sceglie volontariamente di esercitare il voto nel territorio in cui vive effettivamente.  Sono state avanzate critiche sulla coerenza di questo sistema con la territorialità della rappresentanza e con il principio di uguaglianza del voto. Si tratta di questioni giuridiche rilevanti, che dovranno essere approfondite e valutate attentamente dagli esperti di diritto costituzionale.  Ci sono però due importanti elementi positivi. Il primo è che il voto dei fuorisede non modificherà la distribuzione territoriale dei seggi parlamentari, che continuerà a essere determinata sulla base della popolazione residente. Il secondo è il limite previsto per l’assegnazione degli elettori fuorisede alle singole sezioni: di norma, non potranno superare il 10% degli elettori già iscritti, riducendo così il rischio che incidano in maniera eccessiva sull’equilibrio di uno specifico seggio.  Per noi, la soluzione ideale sarebbe stata consentire ai fuorisede di votare per le liste e i candidati del proprio collegio di residenza. Il voto nel luogo di domicilio può certamente rafforzare il legame con il territorio in cui una persona vive temporaneamente ma, allo stesso tempo, rischia di indebolire ulteriormente le regioni da cui proviene una parte consistente dei fuorisede: territori già privati di molti abitanti, che potrebbero ora perdere anche il peso elettorale di una quota rilevante della popolazione più giovane. Per questo avevamo proposto un sistema di voto presidiato anticipato e continueremo a lavorare affinché, in futuro, sia possibile votare dal luogo di domicilio per il collegio di residenza, attraverso un meccanismo sicuro che consenta di ricondurre le schede e i voti ai Comuni di origine.  Il semaforo è quindi giallo. La soluzione rende il voto concretamente esercitabile e appare coerente con la scelta volontaria del domicilio elettorale, ma presenta profili giuridici e rappresentativi che meritano ulteriori approfondimenti.  5. ELEZIONI AMMESSE: IN CHE OCCASIONE SI POTRÀ VOTARE FUORISEDE? SEMAFORO VERDE Il voto fuorisede sarà consentito per: le elezioni della Camera dei deputati; del Senato della Repubblica; dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia; i referendum abrogativi previsti dall’articolo 75 della Costituzione; i referendum costituzionali previsti dall’articolo 138 della Costituzione.  IL NOSTRO COMMENTO Dopo le sperimentazioni realizzate negli ultimi anni, il voto fuorisede entra finalmente in una disciplina strutturale e non più limitata a singole consultazioni o adottata attraverso provvedimenti emergenziali.  L’inclusione delle elezioni politiche, delle elezioni europee e dei referendum nazionali permette di tutelare il diritto di voto nelle principali consultazioni che coinvolgono l’intero corpo elettorale. Rimangono escluse le elezioni regionali, comunali e gli eventuali referendum locali. Approfondiremo la possibilità di introdurre normative ad hoc anche per questo tipo di consultazioni, che necessitano di ragionamenti ulteriori sulle modalità di voto possibili. In questo caso sarà importante coinvolgere anche le Regioni che potrebbero introdurre misure specifiche.   CONCLUSIONI FINALI: IL SEMAFORO È GIALLO L’approvazione unanime dell’emendamento rappresenta un passaggio storico da un punto di vista parlamentare e politico. Per anni, alle persone fuorisede è stato chiesto di affrontare lunghi viaggi, sostenere costi elevati e organizzare il proprio lavoro o il proprio percorso di studi per poter esercitare un diritto fondamentale. In molti casi, l’alternativa concreta era semplicemente rinunciare a votare. Il testo approvato non è perfetto, ma oggi possiamo riconoscere un cambiamento fondamentale: il voto fuorisede entra nella legge elettorale e diventa parte stabile del nostro ordinamento. È il risultato della mobilitazione di migliaia di persone, del lavoro della società civile e di un dialogo istituzionale portato avanti in modo trasversale con tutte le forze politiche. Un modello di partecipazione dal basso capace di raggiungere risultati concreti. Noi continueremo a fare la nostra parte, per perfezionare questa norma in ogni suo passaggio e renderla sempre più inclusiva ed efficace. Per osservazioni e precisazioni sull’articolo di The Good Lobby Italia scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com 4 settembre 2026 VAI A Riforma della legge elettorale 2026 – cronologia e materiali
September 4, 2026
carteinregola
Il Comunicato congiunto dei 4 comitati del NO per il voto fuori sede e per risorse alla giustizia
Pubblichiamo l’appello sottoscritto dai Presidenti del Comitato della Società civile per il No, Comitato Giusto Dire No, Comitato Avvocati per il No, Comitato 15 per il No. Carteinregola ha aderito al Comitato Società Civile per il NO, ma da tempo segue la battaglia per il voto ai fuori sede portata avanti in particolare da Good Lobby Italia, che ancora pochi giorni prima del referendum ha indetto due manifestazioni a Roma e Milano L’affluenza riscontrata in occasione del referendum costituzionale, tutt’altro che scontata considerata la costante disaffezione al voto, costituisce un risultato assolutamente positivo. Ancor più lo è perché esprime una grande attenzione dei cittadini, soprattutto dei più giovani, per la nostra Costituzione. L’esito referendario va inteso come un chiaro invito ad attuarla e a non modificarla mai più a colpi di maggioranza. A prescindere dal risultato, questa campagna ha evidenziato aspetti di comune interesse dei quali il Parlamento dovrebbe tenere conto. Ci riferiamo, in particolare, all’esercizio effettivo del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede che è stato questa volta negato. Ci riferiamo inoltre alla comune consapevolezza della scarsità di risorse da destinare all’amministrazione giudiziaria, non solo finanziarie ma anche umane, che, se introdotte, potrebbero migliorare non poco l’efficienza della giustizia e la sua percezione da parte della collettività. Per questo rivolgiamo un invito al Parlamento, affinché presenti una proposta di legge che riconosca in maniera permanente agli elettori fuori sede la facoltà di esercitare il loro diritto di voto. Sollecitiamo inoltre lo stesso Parlamento e il Governo a prendere urgenti provvedimenti che rendano effettivo l’impiego di risorse umane e finanziarie nell’amministrazione giudiziaria. Giovanni Bachelet, presidente comitato società civile per il No Enrico Grosso, presidente onorario comitato Giusto Dire No Franco Moretti, presidente comitato Avvocati per il No Giuseppe Salmè, presidente comitato 15 per il No 29 marzo 2026 Per osservazionie. precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com
March 29, 2026
carteinregola
Alla Federico II il confronto sul referendum della giustizia richiama una folla di studenti
Nell’ateneo napoletano il dibattito tra le ragioni del Sì e del No con Giuseppe Conte e Gennaro Sangiuliano. Ma il dato più forte della giornata è stata la partecipazione dei giovani, oltre le previsioni. Le scale della Federico II si sono riempite presto, molto prima dell’orario previsto. Nell’atrio sostavano gruppi di ragazzi, nei corridoi cresceva l’attesa, davanti alla sala Pessina diventava sempre più difficile avvicinarsi. Prima ancora che il confronto sul referendum sulla giustizia cominciasse, la scena diceva già molto della giornata. L’iniziativa, promossa dagli studenti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha raccolto una partecipazione così ampia da rendere necessario allestire un’aula aggiuntiva e una diretta streaming. La scelta della sala Pessina rispondeva anche al valore rappresentativo del luogo all’interno dell’ateneo, ma l’affluenza ha superato le previsioni, mostrando fin da subito quanto forte fosse l’interesse attorno all’incontro. Proprio nell’aula aggiuntiva predisposta per i giovani rimasti fuori dalla sala principale, Giuseppe Conte e Gennaro Sangiuliano hanno fatto una prima sosta prima dell’avvio del dibattito, salutando gli studenti che non erano riusciti a entrare nella sala Pessina. È stato lì che il clima si è alleggerito per un momento in uno scambio legato al loro passato universitario comune: Sangiuliano ha ricordato di avere sostenuto un esame con Conte docente, e il leader del Movimento 5 Stelle gli ha risposto con una battuta sorridente, prima che il confronto entrasse nel vivo. Il dibattito ha riunito voci istituzionali, tecniche e politiche. A intervenire sono stati il rettore Matteo Lorito, la direttrice del Dipartimento Carla Masi Doria, la presidente dell’Associazione Studenti Giurisprudenza Diomira Molinini, il professor avvocato Vincenzo Maiello per il Sì, il consigliere Francesco Cananzi per il No, Gennaro Sangiuliano e Giuseppe Conte, con la moderazione dell’avvocato Aldo Saggese. L’atmosfera è rimasta intensa per tutta la durata dell’incontro. L’arrivo di Conte è stato accolto da applausi, cori e richieste di selfie, all’interno di un clima già molto partecipato. Tra le scale dell’ateneo si è sentito anche un “Bravo presidente”. Fra i segni più immediati della giornata c’era anche un cartellone dedicato al voto degli studenti fuori sede, unico visibile durante l’incontro. In un’università piena di giovani, quel richiamo aggiungeva un ulteriore livello di lettura al dibattito: mentre dentro si discutevano le ragioni del Sì e del No, tra gli studenti emergeva anche una richiesta concreta di partecipazione, quella di poter esercitare davvero il diritto di voto anche studiando lontano dalla propria residenza. Nel merito del referendum, Giuseppe Conte ha sostenuto con nettezza le ragioni del No. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, la riforma non risponde a un bisogno dei cittadini, ma rischia di incidere sull’equilibrio tra politica e magistratura. Conte ha insistito sul fatto che la legge debba restare uguale per tutti, politici compresi, e ha contestato in particolare l’impianto della riforma sulla separazione delle carriere, sostenendo che essa sia già in gran parte nei fatti, anche alla luce dei limiti già esistenti nel passaggio da una funzione all’altra. Da qui la sua contrarietà a una modifica costituzionale di questa portata, letta come un possibile primo passo verso un ridimensionamento dell’autonomia della magistratura. Di segno opposto la posizione espressa da Gennaro Sangiuliano, che ha illustrato le ragioni del Sì insistendo sulla necessità di leggere il referendum nel merito e non come uno scontro tra schieramenti. L’ex ministro ha richiamato il principio della terzietà del giudice e la necessità che la magistratura sia credibile nel suo operare. A suo giudizio, nella riforma non vi sarebbe alcun elemento che lasci immaginare una subordinazione del giudice alla politica. Sangiuliano ha inoltre indicato nel sorteggio uno strumento di garanzia democratica, utile a sottrarre il Consiglio superiore della magistratura al peso delle correnti e a correggere quelle distorsioni che, secondo la sua lettura, hanno finito negli anni per compromettere la fiducia nel sistema. Il confronto ha così messo di fronte due letture diverse della stessa riforma: da una parte la preoccupazione che essa possa alterare un equilibrio delicato tra i poteri dello Stato, dall’altra la convinzione che possa rafforzare la terzietà del giudice e correggere criticità interne alla magistratura. Per gli studenti presenti, e più in generale per chi è chiamato a votare, l’incontro ha rappresentato la possibilità di ascoltare dal vivo argomenti contrapposti su una materia tutt’altro che semplice. Ed è forse proprio qui che la forte partecipazione registrata alla Federico II acquista un significato ancora più ampio. Il dato assume un valore particolare se si considera il contesto: quello di un ateneo in cui si studia Giurisprudenza e dove molti studenti hanno già strumenti per avvicinarsi a questi temi. Eppure il bisogno di ascoltare, confrontarsi e capire è apparso ugualmente molto forte. È un segnale che aiuta a misurare la complessità del referendum, e a comprendere quanto la scelta possa risultare difficile per molti cittadini al di fuori degli ambiti più preparati. Accanto alle posizioni espresse sul Sì e sul No, è rimasto quindi evidente anche un altro elemento. Le parole del rettore Matteo Lorito, che ha ricordato come l’iniziativa fosse stata voluta dagli studenti e come la partecipazione avesse superato le attese, hanno dato voce a un fatto visibile per tutta la durata dell’incontro: la presenza dei giovani. Al di là delle opposte ragioni sostenute dai relatori, alla Federico II si è vista una partecipazione studentesca forte, concreta e attenta. Ed è forse questa l’immagine che più resta della giornata. Lucia Montanaro
March 19, 2026
Pressenza
Niente voto fuori sede al referendum sulla giustizia
Il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo non prevederà il voto fuori sede, cioè la possibilità, per chi risiede fuori dal proprio comune di residenza per motivi di lavoro, studio o salute, di votare in un differente seggio elettorale.… Leggi tutto L'articolo Niente voto fuori sede al referendum sulla giustizia sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.