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Associazioni ambientaliste e pacifiste al governo: “Tassare i profitti di industrie fossili e militari per finanziare sanità pubblica, welfare e transizione energetica”
“Tassare i profitti delle aziende dei combustibili fossili e dell’industria militare per finanziare la transizione energetica, il Servizio Sanitario Nazionale e contrastare la povertà.” È l’appello urgente che cinque tra le principali organizzazioni ambientaliste e pacifiste hanno rivolto oggi al governo e alle forze politiche italiane.  Greenpeace Italia, Legambiente, Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci e WWF Italia hanno inviato una lettera congiunta alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, per conoscenza, ai vice-premier, a sei ministri (Economia, Ambiente, Difesa, Imprese, Lavoro e Affari europei) e ai segretari di Pd, M5S, Azione, Europa Verde, Sinistra Italiana, Italia Viva e +Europa, per denunciare una situazione insostenibile: nonostante il Mediterraneo sia sempre più esposto alla crisi climatica e le guerre siano scatenate anche per il controllo delle fonti fossili, le grandi compagnie del petrolio e del gas – principali responsabili del riscaldamento globale – e i colossi delle armi continuano a macinare profitti da capogiro sfruttando l’instabilità globale. Secondo i dati citati dalle organizzazioni, nel primo trimestre del 2026 le maggiori aziende fossili europee hanno incamerato oltre 18 miliardi di dollari di utili rettificati (+80% sul trimestre precedente). Nel settore militare, nel primo trimestre 2026 la sola Leonardo ha registrato 184 milioni di euro di profitti (+60% rispetto allo stesso periodo del 2025).  Nella lettera si critica anche l’approccio emergenziale del governo: i recenti decreti energetici hanno effetti modestissimi e di natura regressiva, perché tagliano le accise senza affrontare strutturalmente la dipendenza dalle fonti fossili, né tassare i veri responsabili dei rincari. Di seguito le richieste delle 5 organizzazioni e qui la lettera completa. * Varare un pacchetto solido a breve termine per proteggere i consumatori dagli aumenti dei prezzi influenzati dalle aziende e dalla speculazione nei mercati dell’energia, del cibo e degli alloggi, che abbia al suo centro l’attenzione al costo della vita delle famiglie a basso reddito; ciò dovrebbe essere completato da interventi di politica climatica a lungo termine per proteggere le persone da futuri shock dei prezzi; * Introdurre una tassazione strutturale e permanente dei profitti delle compagnie di combustibili fossili e usare i ricavi per alleviare la povertà energetica, favorendo così lo spostamento dei finanziamenti privati verso le rinnovabili poiché i combustibili fossili rendono meno; * Introdurre una tassazione strutturale e permanente dei profitti dell’industria militare e impiegare i ricavi per finanziare il Sistema Sanitario Nazionale, garantendo così che parte delle ingenti risorse pubbliche impiegate nelle armi possano essere investite per migliorare la vita delle persone. Greenpeace stima che nel 2025 il settore abbia registrato extra profitti pari a circa un miliardo e mezzo di euro. * Evitare che questa tassazione alimenti ulteriormente gli ingenti sussidi ambientalmente dannosi, ma sia realmente adoperata per finanziare la transizione energetica, il welfare, la sanità pubblica e per contrastare la povertà energetica.     Rete Italiana Pace e Disarmo
May 21, 2026
Pressenza
Firenze, 16 maggio: fermare l’aeroporto
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE In un momento così delicato per il futuro della Piana e della nostra regione, crediamo sia necessario fare un passo in avanti, tutti insieme. • Per bloccare il progetto (insensato e insostenibile) del nuovo aeroporto di Firenze. • Per salvare il territorio della Piana Firenze-Prato-Pistoia e le aree rurali e verdi distrutte dal nuovo aeroporto, per una
28 aprile: amianto e vittime
Un articolo di Vito Totire. Con una poesia di Yuleisy Cruz Lezcano dedicata a Antonio Caliendo, morto nentre lavorava in un’officina ad Acerra. Giornata mondiale in ricordo delle vittime dell’amianto OTTANTA MILIONI DI EURO ALLA FINCANTIERI PER RECUPERARE LE “PERDITE” LEGATE AI RISARCIMENTI CHE FINCANTIERERI HA DOVUTO, PER SENTENZE DEI TRIBUNALI, ALLE VITTIME ! QUALCUNO HA PERCEPITO SEGNALI DI OPPOSIZIONE
Santa Marta, Colombia: per il multilateralismo climatico è…
… è l’ultima possibilità? di Mario Agostinelli e Domenico Vito. A seguire un link utile. Nel silenzio climatico generato dal frastuono dei conflitti e dal caos geopolitico globale, sotto l’indifferenza di un mondo ormai assuefatto ad un manipolo di despoti, ma nell’attenzione di molti della società civile si terrà nella città colombiana di Santa Marta, dal 24 al 29 aprile
La nuova Politica energetica di Cassa Depositi e Prestiti rischia di aumentare la dipendenza energetica dalle fonti fossili
Action Aid Italia, Focsiv, Legambiente, Movimento Laudato Si’ e ReCommon – con il sostegno internazionale di CAN Europe, Counter Balance e Oil Change International – esprimono rammarico per la nuova Politica del settore energia di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che introduce modifiche limitate rispetto alla precedente versione e non risponde all’urgenza di un riallineamento degli investimenti coerentemente agli obiettivi climatici. Nonostante la diminuzione dei progetti finanziati da Cassa Depositi e Prestiti relativi al settore dell’energia derivante dai combustibili fossili, la Politica non introduce un consolidamento chiaro e strutturato verso gli obiettivi climatici. Tale aspettativa era rafforzata dal fatto che la sua revisione fosse stata preceduta da una consultazione pubblica, volta a valutare anche il contributo della società civile. In particolare, le organizzazioni osservano come la Politica faccia ancora riferimento al gas come “un contributo importante alla transizione energetica”, necessario “a preservare la sicurezza energetica”. Numerosi studi mostrano come l’attuale infrastruttura di gas esistente in Italia sia in grado di soddisfare la domanda interna. Inoltre, in uno scenario coerente con gli obiettivi climatici, l’infrastruttura di gas odierna ha margini di riserva ampiamente soddisfacenti e tali da garantire un sistema energetico sicuro dal punto di vista dei volumi, senza la necessità di investire in un’espansione ulteriore della produzione. In questo quadro, ulteriori investimenti nel gas rischiano di tradursi in capacità inutilizzata e, quindi, in stranded asset. Per Cassa Depositi e Prestiti ciò significherebbe esporsi al rischio di allocare capitale in infrastrutture destinate a perdere valore prima del termine della loro vita economica, con possibili ricadute sulla solidità degli investimenti e sull’utilizzo efficiente del risparmio pubblico. La politica attua, inoltre, una distinzione formale tra gas convenzionale e non-convenzionale, concedendo quindi potenziale supporto incondizionato a infrastrutture legate al gas fossile convenzionale.  Per quanto concerne invece il gas non-convenzionale, l’istituzione finanziaria applica il termine in maniera limitata, tralasciando le operazioni in acque ultra-profonde, nel Bacino della foresta amazzonica e nella Regione artica. Di conseguenza, anche progetti caratterizzati da elevati rischi ambientali e climatici potrebbero restare finanziabili. CDP considera positivamente i biocarburanti prodotti “da biomasse residuali o di scarto e da materie prime sostenibili, ovvero non-competitive con la filiera alimentare e compatibili con l’uso sostenibile del suolo”, senza tuttavia esplicitare quale sia la metodologia adottata nel valutare la sussistenza di questi criteri. In ultimo, nonostante CDP sia chiamata costantemente a gestire fondi di terze parti – ad esempio, il Fondo Italiano per il Clima – i riferimenti a questo aspetto contenuti nella Politica sono marginali e, di conseguenza, non normati, con il rischio che l’istituzione permetta il finanziamento con fondi di terze parti di operazioni che, al contrario, non potrebbe finanziare con i fondi propri. Il timore delle organizzazioni è che, in assenza di una stringente Politica del settore energia, i volumi finanziati da CDP per infrastrutture fossili possano nuovamente aumentare, come avvenuto nel caso dell’altra istituzione finanziaria pubblica italiana, SACE. Re: Common
April 8, 2026
Pressenza
Legambiente: Rapporto “Stop SAD” 2026
Nel 2024 il Governo Meloni ha speso 48,3 miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi (SAD) destinati a 76 voci tra attività, opere e progetti connessi, direttamente e indirettamente, alle fossili e alle attività inquinanti. Una crescita rispetto all’anno precedente che, escludendo i sussidi straordinari legati all’emergenza bollette, stimava 45,3 miliardi di euro. In 15 anni – dal 2011 (anno di inizio del monitoraggio dell’associazione) ad oggi – la spesa complessiva per questi sussidi ha raggiunto almeno 436 miliardi di euro. Sono i numeri del rapporto di Legambiente “Stop Sussidi ambientalmente dannosi 2026”. Cifre importanti ma solo in parte raccolte nel Catalogo dei Sussidi Ambientalmente Dannosi e Favorevoli del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, impedendone una reale quantificazione, rimodulazione ed eliminazione. Sono 4 in particolare le criticità nel Catalogo che Legambiente denuncia: 18 voci di sussidi non quantificate (come IVA agevolata, sostegni settoriali, fondi di garanzia e bonus), 14 voci di sussidi assenti (tra cui l’inadeguatezza di royalties e canoni per le trivellazioni, prestiti e garanzie pubbliche di CDP, contributi all’autotrasporto e fondi nazionali per l’allevamento), per un totale di 11,9 miliardi di euro non contabilizzati. Ben 11 voci di spesa che non trovano corrispondenza tra il Catalogo e i documenti della Ragioneria dello Stato relativi al 2024, per una differenza, ingiustificata, di 377,2 milioni di euro. In aggiunta 18 voci di Sussidi Ambientalmente Incerti (SAI) per 26,4 miliardi di euro che sostengono allo stesso tempo attività dannose per l’ambiente e componenti innovative richiederebbero uno studio preliminare e un piano di trasformazione in “favorevoli”, ma restando “incerti” vengono esclusi da qualsiasi rimodulazione e il loro impatto negativo non è contabilizzato. Un caso emblematico di mancata trasparenza nel Catalogo del MASE riguarda le esenzioni delle royalties sulle estrazioni di gas: riportate per la prima volta, compaiono sempre con lo stesso valore di 5 milioni di euro dal 2020 al 2024, indipendentemente dalla quantità di gas estratto e dall’Indice QE. A fronte di questi numeri, ci sono 23,1 miliardi di euro di SAD che potrebbero essere eliminati e 25,2 miliardi rimodulati entro il 2030 con un’azione decisa del Governo, liberando risorse da investire nella transizione energetica e in settori strategici legati al welfare, alla qualità della vita, alla sanità e all’innovazione. Da qui la richiesta che Legambiente avanza all’esecutivo per politiche strutturali in grado di accelerare rinnovabili ed efficienza energetica elencando 7  priorità d’azione: 1. un Piano per eliminare e rimodulare i sussidi ambientalmente dannosi (SAD) entro il 2030; 2. intervenire sulle criticità del Catalogo in termini di quantificazione, incongruenza e mancanza di voci, per una contabilizzazione completa e omogenea, propedeutica per l’attuazione del Piano di eliminazione e rimodulazione; 3. riformare gli oneri di sistema in bolletta, eliminando sussidi diretti e trasferendoli alla fiscalità generale, per ridurre i costi energetici di famiglie e imprese; 4. garantire la quota italiana di sostegno ai Paesi poveri secondo la Roadmap Baku-Belem; 5. riformare accise e tasse sui fossili secondo il principio “chi inquina paga”, convertendo esenzioni in incentivi verdi; 6. rendere gli incentivi edilizi sostenibili e a zero emissioni, con sussidi per abitazioni efficienti; 7. rimodulare il sostegno alle fossili secondo il principio Do No Significant Harm, finanziando solo misure compatibili con la tassonomia UE. Tra gli interventi prioritari secondo l’associazione ambientalista figura l’eliminazione dei sussidi alle trivellazioni: nel 2024, l’inadeguatezza dei canoni e delle tasse nel settore oil & gas, aggravata da esenzioni e tetti massimi sulle royalties, ha comportato 547,4 milioni di euro di mancati introiti per lo Stato rispetto ad altri Paesi. E ancora l’eliminazione dei Prestiti e garanzie pubblici (in particolare Garanzie deliberate nel settore del gas da SACE e Finanziamenti di CDP nel settore del gas). Una rimodulazione dei contributi agli impianti alle centrali alle fonti fossili – passati da 1,02 miliardi di euro del 2023 ai 1,18 miliardi del 2024 – che, pur avendo un ruolo sociale in aree come le isole minori e i territori svantaggiati, necessitano di politiche strutturate per il passaggio a fonti rinnovabili, riducendo i costi energetici. “L’Italia – ha sottolineato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – resta ostaggio del gas fossile, mentre rinnovabili, accumuli, reti ed efficienza, fondamentali per l’indipendenza energetica, continuano a essere messe in panchina. Una strategia che non rispetta gli impegni internazionali né il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima e ignora le lezioni dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, che spingono sempre più in alto i costi dei combustibili e delle bollette pagate da famiglie e imprese. Un quadro che potrebbe complicarsi stando ai recenti provvedimenti del Governo come il DL bollette, i finanziamenti alle campagne sul nucleare o il mantenimento in riserva delle centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia. Chiediamo all’esecutivo un cambio di rotta, a partire da un Piano per l’eliminazione e rimodulazione dei SAD entro il 2030 e la risoluzione delle lacune del Catalogo, l’unico strumento che dovrebbe aggiornare annualmente queste cifre ma che mostra una contabilizzazione incompleta e disomogenea”. https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/03/SSAD26-report_01-1.pdf Giovanni Caprio
April 7, 2026
Pressenza
22 MARZO GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, LEGAMBIENTE LOMBARDIA INSISTE SUI DEPURATORI PER ARGINARE LA CRISI IDRICA
Servono miliardi di investimenti in tutta Italia, 300 milioni nella sola provincia di Brescia, per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. Lo afferma Legambiente in vista della Giornata Mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo. Tra emergenza climatica, stress idrico e habitat acquatici compromessi, Legambiente mette l’accento sull’importanza dei depuratori per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. La giornata Mondiale dell’Acqua 2026 è stata istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile. In merito alla situazione in Lombardia, Legambiente scrive che “solo il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi della regione raggiunge lo stato ecologico buono richiesto dalla Direttiva Acque Unione Europea”. Il punto per quanto riguarda l’Italia, la Lombardia e la provincia di Brescia, con Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente per la Lombardia. Ascolta o scarica -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO LEGAMBIENTE LOMBARDIA La depurazione è il sistema immunitario dell’acqua: invisibile, complesso, spesso dato per scontato, ma indispensabile per la salute delle comunità e degli ecosistemi. Come ci racconta, a livello generale, *l’Atlante dell’acqua 2026 di Legambiente, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (domenica 22 marzo 2026)*, entro il 2030 lo stress idrico e la scarsità d’acqua interesseranno probabilmente metà dei bacini fluviali europei, rendendo indispensabile avere cura dell’acqua che abbiamo e di quella che restituiamo all’ambiente ogni giorno. *Senza depuratori efficienti, ogni goccia utilizzata nelle città, nelle industrie e nelle campagne tornerebbe all’ambiente carica di sostanze organiche, eccesso di nutrienti, microinquinanti e agenti patogeni*. Ma la crisi climatica, la crescita urbana e l’emergere di nuove sostanze contaminanti stanno mettendo sotto pressione un sistema che, in molti paesi — Italia compresa — mostra limiti strutturali e ritardi storici. *Il tema della depurazione* Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per il mancato rispetto della *Direttiva Acque Reflue Urbane (91/271/CEE)*. Oggi il Paese conta ancora all’attivo tre procedure di infrazione per la depurazione inadeguata e oltre ottocento agglomerati privi di sistemi fognari e depuratori conformi, pari al 28% di quelli a cui si applica la Direttiva del 1991 (oltre i 2.000 /abitanti equivalenti/). Anche Regione Lombardia è stata coinvolta, a partire dal 2009, in tre procedure di infrazione per la violazione della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. *Al 2025 sono ancora attive due procedure*: la prima, avviata nel 2014 (PI 2014/2059), che include formalmente *58 agglomerati*. Lo Stato italiano ha già sostenuto il raggiungimento della conformità per *38 agglomerati* ed il permanere in *situazione di non conformità per 20 agglomerati*, *tutti nell’ATO di Brescia* (Ambito Territoriale Ottimale, l’ente pubblico che organizza e controlla il Servizio Idrico Integrato: acqua potabile, fognatura e depurazione) e per i quali, nell’aggiornamento 2025, è previsto un costo totale stimato delle opere di circa € 215 Mln. La seconda procedura di infrazione è la 2017/2181 che coinvolge formalmente *47 agglomerati*. Anche per questa procedura lo Stato italiano ha potuto sostenere, nell’aggiornamento 2026, il raggiungimento della conformità per 29 agglomerati ed il permanere in situazione di non conformità per 18 agglomerati, *in gran parte a Brescia*, con una necessità di interventi per un costo stimato di circa € 96 Mln. Le conseguenze di assenza o scarsa depurazione hanno un impatto pesante sull’ambiente: scarichi non trattati o trattati male alimentano *fenomeni di eutrofizzazione, aumentano contaminazioni microbiologiche che incidono sulla salute pubblica e sulla balneazione e compromettono la qualità ecologica dei corpi idrici*. Gli scarichi di acque reflue urbane concorrono in modo significativo alla scarsa qualità dell’acqua. Secondo l’ultima classificazione di stato disponibile basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di Arpa Lombardia *solo il 38% dei fiumi, e il 51% dei laghi raggiunge lo Stato Ecologico “buono”* richiesto dalla Direttiva Acque. Anche città grandi e aree densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o alle fluttuazioni estive. Secondo i dati di *Arpa Lombardia*, nel 2024 gli *impianti controllati nella nostra regione* con potenzialità autorizzata ≥2.000 AE (minore o uguale ai duemila Abitanti Equivalenti, soglia prevista dal D.Lgs. 152/2006, che definisce come gli agglomerati urbani debbano essere dotati di appropriati sistemi di trattamento delle acque reflue e sottoposti a controlli periodici), sono stati *quattrocentodieci*. *Di questi impianti, 10 (ovvero il 2,4% del totale) sono stati dichiarati “Non Conformi”* perché non hanno rispettato i limiti previsti o perché è stata riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. *Complessivamente, il periodo 2015-24 si distingue positivamente dal biennio 2013-14, dove le percentuali di impianti “Non conformi” costituivano rispettivamente il 21% e 18% degli impianti controllati*. Per quanto riguarda invece i parametri di tabella 2 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. (*Fosforo totale e Azoto totale – P tot e N tot*), nel 2024 dei 410 impianti controllati, 227 sono quelli risultati soggetti anche al rispetto dei limiti per i parametri P e/o N totali; *7 di questi impianti (ovvero il 3% tra quelli soggetti) sono risultati non conformi *per la media annuale di P totale e/o N totale prescritta in autorizzazione o si è riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. Nell’anno 2024 sono stati giudicati non valutabili 15 impianti, a causa di interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli impianti di depurazione.
March 22, 2026
Radio Onda d`Urto
“NEVEDIVERSA 2026”: NUOVO RAPPORTO DI LEGAMBIENTE CON LE PROPOSTE PER UN USO DIVERSO DELLA MONTAGNA
Il rapporto “Neve Diversa 2026” di Legambiente fotografa una montagna italiana sempre più segnata dalla crisi climatica e dalla difficoltà del modello turistico basato sullo sci. Le nevicate infatti sono sempre più scarse e negli ultimi decenni il manto nevoso medio si è costantemente ridotto. Di conseguenza la pratica dello sci diventa sempre più dipendente dall’innevamento artificiale, facendo aumentare i costi energetici quindi ambientali e pesando sempre maggiormente anche sulle istituzioni che lo finanziano. Rilevante è anche il problema degli impianti dismessi: Legambiente ne ha recensiti 273, ai quali si aggiungono centinaia di strutture turistiche abbandonate o sottoutilizzate lungo l’arco alpino e negli Appennini. In questo contesto le politiche pubbliche continuano ad alimentare con importanti flussi di capitali il “sistema neve”, a discapito di investimenti per un turismo alternativo e sostenibile. Nonostante il settore dello sci rimanga economicamente rilevante per diverse regioni, è comunque in rallentamento: diminuiscono infatti gli sciatori giornalieri e i soggiorni turistici invernali. Nel rapporto sono anche riportati gli effetti nefasti dei grandi eventi realizzati in montagna, come le recenti Olimpiadi Milano-Cortina, durante i quali “il businnes ha preso il sopravvento sulle ambizioni civiche e simboliche”. rappresentate dallo sport. Mancanza di trasparenza su costi e progettazione, opere inutili per territori e residenti, consumo di suolo e mancanza di tutele paesaggistiche, sono alcuni dei passaggi contenuti nel rapporto e che trovano conferma nella recente notizia dei problemi tecnici alla pista da bob di Cortina d’Ampezzo. Si tratterebbe di danni strutturali che hanno portato all’annullamento dei campionati Italiani di bob, skeleton e slittino, originariamente programmati dal 10 al 12 marzo, allo Sliding Centre “Eugenio Monti”. I lavori erano stati completati nel 2025, ma gli ispettori hanno già segnalato vari problemi, tra componenti mancanti o danneggiate, strumentazione tecnologica difettosa, danni a tubazioni e sistemi di controllo. Su richiesta del comune di Cortina d’Ampezzo, tramite il sindaco, si attende il piano di intervento da 1 milione di euro per il ripristino dell’impianto dalla Fondazione Milano‑Cortina e dalla Simico (Società Infrastrutture Milano-Cortina). Alla luce di una lunga analisi sullo stato delle montagne e sull’impatto dell’attività antropica, Legambiente chiede un cambio di strategia: la montagna deve puntare su un turismo più diversificato e sostenibile, capace di valorizzare le attività outdoor, la natura e la cultura locale durante tutto l’anno. Le proposte dell’associazione sono contenute all’interno del “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” ne quale “Legambiente sintetizza dieci punti centrali: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono”. Ci presenta il contenuto del rapporto “Neve Diversa 2026”, Vanda Bonardo responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente Cipra Italia. Ascolta o scarica
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto
AMBIENTE: “IN LOMBARDIA PEGGIORA LA QUALITÀ DELL’ARIA”. LA DENUNCIA DI LEGAMBIENTE.
Il 2026 è iniziato da poco più di 20 giorni, ma in Lombardia la qualità dell’aria ha già dato segnali preoccupanti. I livelli di smog registrati si sono infatti rilevati ripetutamente al di sopra della soglia critica, addirittura per 13 giorni su 20 a Mantova, Milano e qui, a Brescia. “Sulla qualità dell’aria è stato un pessimo inizio d’anno, ovunque ripetuti superamenti dei limiti di legge, malissimo Monza, Mantova e Lodi – spiega a Radio Onda d’Urto Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia -. In riduzione le emissioni di inquinanti da traffico e riscaldamento ma gli allevamenti intensivi continuano a zavorrare lo smog nella Bassa padana. Servono politiche più incisive per la riduzione del traffico motorizzato e per la transazione alla propulsione elettrica, ma occorre affrontare anche una decisa riduzione dei capi allevati.” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia Ascolta o scarica
January 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Rapporto Legambiente: 15 miliardi al Ponte sullo Stretto, briciole ai pendolari
15 miliardi di euro per poco più di 3 km, contro 5,4 miliardi investiti nella realizzazione di 250 km di nuove linee tranviarie in 11 città italiane. Basta poco a riassumere le evidenze raccolte nella 20esima edizione del Rapporto Pendolaria di Legambiente: un pozzo senza fondo di soldi pubblici per […] L'articolo Rapporto Legambiente: 15 miliardi al Ponte sullo Stretto, briciole ai pendolari su Contropiano.
December 29, 2025
Contropiano