22 MARZO GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, LEGAMBIENTE LOMBARDIA INSISTE SUI DEPURATORI PER ARGINARE LA CRISI IDRICA
Servono miliardi di investimenti in tutta Italia, 300 milioni nella sola
provincia di Brescia, per migliorare le criticità che riguardano il trattamento
delle acque reflue. Lo afferma Legambiente in vista della Giornata Mondiale
dell’acqua che si celebra il 22 marzo. Tra emergenza climatica, stress idrico e
habitat acquatici compromessi, Legambiente mette l’accento sull’importanza dei
depuratori per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque
reflue.
La giornata Mondiale dell’Acqua 2026 è stata istituita dalle Nazioni Unite per
ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una
sua gestione equa e sostenibile.
In merito alla situazione in Lombardia, Legambiente scrive che “solo il 38% dei
fiumi e il 51% dei laghi della regione raggiunge lo stato ecologico buono
richiesto dalla Direttiva Acque Unione Europea”.
Il punto per quanto riguarda l’Italia, la Lombardia e la provincia di Brescia,
con Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente per la Lombardia. Ascolta o
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COMUNICATO LEGAMBIENTE LOMBARDIA
La depurazione è il sistema immunitario dell’acqua: invisibile, complesso,
spesso dato per scontato, ma indispensabile per la salute delle comunità e degli
ecosistemi. Come ci racconta, a livello generale, *l’Atlante dell’acqua 2026 di
Legambiente, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua
(domenica 22 marzo 2026)*, entro il 2030 lo stress idrico e la scarsità d’acqua
interesseranno probabilmente metà dei bacini fluviali europei, rendendo
indispensabile avere cura dell’acqua che abbiamo e di quella che restituiamo
all’ambiente ogni giorno. *Senza depuratori efficienti, ogni goccia utilizzata
nelle città, nelle industrie e nelle campagne tornerebbe all’ambiente carica di
sostanze organiche, eccesso di nutrienti, microinquinanti e agenti patogeni*. Ma
la crisi climatica, la crescita urbana e l’emergere di nuove sostanze
contaminanti stanno mettendo sotto pressione un sistema che, in molti paesi —
Italia compresa — mostra limiti strutturali e ritardi storici.
*Il tema della depurazione*
Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per il
mancato rispetto della *Direttiva Acque Reflue Urbane (91/271/CEE)*. Oggi il
Paese conta ancora all’attivo tre procedure di infrazione per la depurazione
inadeguata e oltre ottocento agglomerati privi di sistemi fognari e depuratori
conformi, pari al 28% di quelli a cui si applica la Direttiva del 1991 (oltre i
2.000 /abitanti equivalenti/).
Anche Regione Lombardia è stata coinvolta, a partire dal 2009, in tre procedure
di infrazione per la violazione della Direttiva 91/271/CEE concernente il
trattamento delle acque reflue urbane. *Al 2025 sono ancora attive due
procedure*: la prima, avviata nel 2014 (PI 2014/2059), che include formalmente
*58 agglomerati*. Lo Stato italiano ha già sostenuto il raggiungimento della
conformità per *38 agglomerati* ed il permanere in *situazione di non conformità
per 20 agglomerati*, *tutti nell’ATO di Brescia* (Ambito Territoriale Ottimale,
l’ente pubblico che organizza e controlla il Servizio Idrico Integrato: acqua
potabile, fognatura e depurazione) e per i quali, nell’aggiornamento 2025, è
previsto un costo totale stimato delle opere di circa € 215 Mln. La seconda
procedura di infrazione è la 2017/2181 che coinvolge formalmente *47
agglomerati*. Anche per questa procedura lo Stato italiano ha potuto sostenere,
nell’aggiornamento 2026, il raggiungimento della conformità per 29 agglomerati
ed il permanere in situazione di non conformità per 18 agglomerati, *in gran
parte a Brescia*, con una necessità di interventi per un costo stimato di circa
€ 96 Mln.
Le conseguenze di assenza o scarsa depurazione hanno un impatto pesante
sull’ambiente: scarichi non trattati o trattati male alimentano *fenomeni di
eutrofizzazione, aumentano contaminazioni microbiologiche che incidono sulla
salute pubblica e sulla balneazione e compromettono la qualità ecologica dei
corpi idrici*. Gli scarichi di acque reflue urbane concorrono in modo
significativo alla scarsa qualità dell’acqua. Secondo l’ultima classificazione
di stato disponibile basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di
Arpa Lombardia *solo il 38% dei fiumi, e il 51% dei laghi raggiunge lo Stato
Ecologico “buono”* richiesto dalla Direttiva Acque. Anche città grandi e aree
densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti
privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o
alle fluttuazioni estive.
Secondo i dati di *Arpa Lombardia*, nel 2024 gli *impianti controllati nella
nostra regione* con potenzialità autorizzata ≥2.000 AE (minore o uguale ai
duemila Abitanti Equivalenti, soglia prevista dal D.Lgs. 152/2006, che definisce
come gli agglomerati urbani debbano essere dotati di appropriati sistemi di
trattamento delle acque reflue e sottoposti a controlli periodici), sono stati
*quattrocentodieci*.
*Di questi impianti, 10 (ovvero il 2,4% del totale) sono stati dichiarati “Non
Conformi”* perché non hanno rispettato i limiti previsti o perché è stata
riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo.
*Complessivamente, il periodo 2015-24 si distingue positivamente dal biennio
2013-14, dove le percentuali di impianti “Non conformi” costituivano
rispettivamente il 21% e 18% degli impianti controllati*.
Per quanto riguarda invece i parametri di tabella 2 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.
(*Fosforo totale e Azoto totale – P tot e N tot*), nel 2024 dei 410 impianti
controllati, 227 sono quelli risultati soggetti anche al rispetto dei limiti per
i parametri P e/o N totali; *7 di questi impianti (ovvero il 3% tra quelli
soggetti) sono risultati non conformi *per la media annuale di P totale e/o N
totale prescritta in autorizzazione o si è riscontrata un’inadeguatezza nel
numero o nella modalità di controllo.
Nell’anno 2024 sono stati giudicati non valutabili 15 impianti, a causa di
interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli impianti di depurazione.