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CONAD: il bosco abbattuto e la tessera restituita
L’arroganza del 30 settembre, la beffa del 9 ottobre e la mobilitazione del 6 novembre. di Mario Sommella (*). Dal Bosco Ospizio di Reggio Emilia al boicottaggio nazionale del 6 novembre: colpire Conad là dove sente davvero, alla cassa 1. Quarantacinquemila metri quadri di vita spontanea C’era una volta, a un chilometro dal centro di Reggio Emilia, un ospizio comunale.
October 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Consumo di suolo a Rimini: una bella serata e un territorio che non può più permettersi distrazioni
Venerdì sera eravamo alla Sala polivalente delle Celle per “Dalla parte del suolo”, l’incontro organizzato da Legambiente Valmarecchia, Arti in Cantiere, Movimento Vivi Rimini, LIPU, DnA Rimini e WWF Rimini con Paolo Pileri del Politecnico di Milano. Sala piena, tanta gente che voleva capire cosa significhi davvero “consumo di suolo” e perché continuiamo a permettercelo. Una di quelle serate che fanno bene, perché il tema esce dagli addetti ai lavori e arriva a chi vive la città. E proprio i dati presentati quella sera raccontano perché Rimini non può guardare altrove. Nel solo 2021-2022 il nostro comune ha consumato 18,68 ettari di suolo, il salto più alto registrato da qualsiasi comune della provincia in questi anni di rilevazioni ISPRA. Poi il ritmo è rimasto comunque alto: 7,05 ettari nel 2022-2023, 6,77 nel 2023-2024. Mai un anno di pausa. E lungo la fascia costiera, quella dei primi 300 metri dal mare, il 63,4% del suolo di Rimini è già cementificato. Non sono numeri astratti, sono la stessa materia da cui nascono i malcontenti che vediamo crescere in città. Il Piano dell’Arenile, che introduce piscine e strutture private lungo la spiaggia, rischia di trasformare progressivamente l’accesso libero al mare in un privilegio concesso, non garantito. Il nuovo mercato ittico previsto a San Giuliano Mare ha fatto nascere il Comitato di via Sinistra del Porto, che lo definisce un’opera che deturpa il paesaggio e aumenta traffico e smog, oltre a portarsi dietro 9 milioni di euro pubblici su un’area già classificata a rischio idrogeologico. L’ampliamento della Fiera di Rimini e del Cupolone continua a mangiare altro suolo per una struttura che già oggi fatica a giustificare i numeri di utilizzo effettivo. E restano ancora aperte le promesse di riforestazione compensativa legate alla terza corsia dell’A14, annunciate nel 2021 e mai completate secondo gli impegni presi. Ogni progetto preso da solo sembra un caso a parte. Messi insieme, raccontano una città che continua a scegliere il cemento anche quando il suolo libero è ormai una risorsa scarsa, non infinita, e che genera comitati e opposizioni proprio perché chi vive il territorio se ne accorge prima delle istituzioni. Grazie a chi ha organizzato la serata e a chi c’era. Ora tocca portare questi numeri anche nel dibattito sul PUG, dove si decide davvero se Rimini smetterà di consumare suolo o continuerà a farlo un ettaro alla volta. Rimini EcoSocialista Redazione Romagna
September 21, 2026
Pressenza
Clima: se Overshoot vuol dire disastro programmato
di Mario Sommella (*)   Un grado e mezzo non è evaporato: è stato speso Il rapporto delle Nazioni Unite sull’overshoot certifica il superamento della soglia di Parigi. Quella soglia non si è consumata da sola: è stata bruciata da decenni di sussidi pubblici alle fonti fossili, di rendite protette e di rinvii spacciati per prudenza 1. Nairobi, 2 settembre Ci
September 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Sulle orme di Alexander Langer “Noi continuiamo in ciò che era giusto”
L’iniziativa dedicata al “padre dell’ecopacifismo globale e della conversione ecologica”, in programma a Firenze nella serata di venerdì 11 settembre, è organizzata dalla comunità resistente Tanucci Piazza Aperta in collaborazione con Legambiente, che ricordano una sua riflessione e spiegano: Abbiamo bisogno di occasioni ed opportunità gratuite nella nostra vita, nella vita delle città e delle campagne. Può bastare anche poco: spazi per sedersi senza dover consumare, accesso alla natura, al mare, al verde, senza dover pagare un biglietto, una fontana pubblica con l’acqua buona alla portata di tutti, biciclette del Comune che si possono prendere in prestito e restituire, un mercatino di scambio dell’usato… – Alexander Langer, 4 aprile 1991 “La figura del profeta verde il cui cammino è legato inscindibilmente con la città e i suoi spazi pubblici verrà richiamata attraverso letture e un dibattito con esperti che hanno in vario modo raccontato Langer, tra il suo impegno per la giustizia ecologica e le sue vie più spirituali, il rapporto con i movimenti verdi europei e italiani, il passato nel laboratorio di Lotta Continua e la sua presenza oggi, più importante che mai, nel dibattito sulla crisi climatica, nel legame inscindibile tra pacifismo concreto ed ecologia attiva”. Insieme ad Antonella Bonanno, che modera gli interventi, partecipano * Dimitri Frosali, attore e regista * Alessandro Raveggi, autore * Don Andrea Bigalli, parocco e teologo * Lorenzo Cecchi, Legambiente Firenze   Redazione Italia
September 8, 2026
Pressenza
Continua l’aggressione criminale alle coste e al mare. I dati di Mare Monstrum 2026
Sono quattro i principali fattori di pressione sull’ecosistema marino e costiero: l’inquinamento, il cemento illegale, la pesca di frodo e le violazioni del Codice di navigazione. A dircelo è Mare Monstrum 2026 di Legambiente, che nel 2025 ha accertato 20.490 reati, con una diminuzione del 20,4% rispetto all’anno precedente, ai quali si aggiungono però 36.322 illeciti amministrativi (-10,3%), per un totale complessivo di 56.812 violazioni ai danni delle coste e del mare. Un dato che restituisce comunque la misura di un fenomeno ancora ampio e diffuso in maniera capillare: circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora lungo le coste del nostro Paese. Vale sempre la pena ricordare che questi numeri sono il risultato dei 750.828 controlli effettuati nel 2025 (-19,8% rispetto al 2024), una flessione che contribuisce a spiegare, almeno in parte, la riduzione complessiva degli illeciti accertati. Sono 21.726 le persone denunciate (-19,2%) e 93 quelle arrestate (-31,1%), mentre i sequestri effettuati sono stati 3.267 (-19,9%). Sul fronte amministrativo si registrano 37.680 sanzioni irrogate (-6,6%), per un valore complessivo pari a oltre 191 milioni di euro, in forte contrazione rispetto al 2024 (-58,1%), a conferma di un ridimensionamento complessivo delle attività sanzionatorie rilevate. Al primo posto della classifica nazionale per numero di reati si conferma la Campania (4.002), seguita da Puglia (2.599), Sicilia (2.448) e Calabria (1.929). Complessivamente, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa si concentra il 53,6% dei reati nazionali, un dato che evidenzia la persistenza di una forte pressione delle illegalità ambientali in questi territori. Analizzando le principali filiere dell’illegalità, il maggior numero di reati riguarda il ciclo illegale dei rifiuti e l’inquinamento marino, con 7.317 reati (pari al 35,7% del totale), seguito dal ciclo illegale del cemento con 6.189 reati (30,2%), dalla pesca illegale con 4.338 reati (21,2%) e dalle violazioni del Codice di navigazione e della nautica da diporto, anche in aree protette, con 2.646 reati (12,9%). Un quadro che, pur nella flessione complessiva rispetto all’anno precedente, conferma la strutturazione e la diffusione dei principali fenomeni illegali lungo le coste italiane. > “La morsa delle illegalità lungo le coste italiane, sottolinea Legambiente, > richiede interventi urgenti. Nel nostro rapporto, oltre ai focus in cui > denunciamo le aggressioni criminali alle coste, abbiamo elaborato anche le 10 > proposte che abbiamo avanzato al Parlamento e al Governo per tutelare in > maniera più efficace lo straordinario patrimonio ambientale marino del > Belpaese. Queste le 10 proposte avanzate da Legambiente: 1. Ripristinare l’efficacia dell’art.10-bis della legge 120/2020, affidando ai Prefetti l’abbattimento degli abusi edilizi non demoliti dai Comuni; 2. Prevedere il finanziamento con 100 milioni di euro l’anno del Fondo di rotazione istituito presso la Cassa depositi e prestiti a favore dei Comuni che demoliscono abusi edilizi e destinare 50 milioni l’anno a procure Generali e Prefetture per l’esecuzione delle sentenze di condanna; 3. Rafforzare il contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo per ripristinare la legalità, tutelare l’ambiente e garantirne la fruizione pubblica; 4. Prevedere sanzioni penali per dirigenti comunali che non applicano le norme contro l’abusivismo edilizio e per i funzionari delle aziende erogatrici che stipulano contratti illegittimi con proprietari di immobili abusivi; 5. Rilanciare, a livello locale e nazionale, la costruzione e l’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione, integrando la gestione del ciclo idrico con quella dei rifiuti; 6. Aumentare la circolarità delle acque reflue e dei fanghi di depurazione, puntando su riuso (non è stato ancora emanato il DPR su questo tema), recupero di materia ed energia, e aggiornando la normativa con regole chiare “end of waste”; 7. La piena attuazione alla Direttiva UE 2019/883 sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti delle navi e introdurre divieti stringenti per lo scarico in mare, come zone speciali di divieto anche oltre le 12 miglia dalla costa. 8. Promuovere politiche attive e misure per la prevenzione nella produzione e per la lotta all’abbandono e la dispersione dei rifiuti; 9. Potenziare i controlli delle Agenzie regionali e provinciali protezione ambientale attraverso il Sistema Nazionale SNPA, rendendo operativa la legge 132/2016 con l’approvazione dei decreti attuativi mancanti; 10. L’adozione, da parte del Governo e del Parlamento, di adeguati interventi normativi con sanzioni efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata. Qui il Rapporto: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/09/MareMonstrum2026-02-2.pdf. Giovanni Caprio
September 7, 2026
Pressenza
DESENZANO (BS): IL 12 SETTEMBRE MOBILITAZIONE CONTRO L’INCUBATOIO AVICOLO VICINO AL SITO UNESCO DEL LAVAGNONE
Nel basso Garda crescono le voci contrarie al progetto di un incubatoio avicolo che dovrebbe sorgere nella zona del Lavagnone, comune di Desenzano del Garda. Un edificio da 6200 metri quadrati, su due piani, alto nove metri, che dovrebbe incubare 150 mila uova alla settimana e produrre in media 21 mila pulcini al giorno. L’edificazione dovrebbe avvenire a pochi metri dal sito palafitticolo preistorico del Lavagnone, patrimonio Unesco dal 2011. Una petizione online lanciata da Anna Campigotto, cittadina desenzanese e sostenuta da Tavolo Ambiente Garda, Collettivo Gardesano Autonomo, Comitato parco colline moreniche del Garda e Legambiente, si avvicina alle mille firme. È stata fissata una giornata di mobilitazione per sabato 12 settembre a Desenzano. Tra le ragioni dei promotori, oltre alla criticità rappresentata dalla vicinanza al sito Unesco, le preoccupazioni legate al fragile equilibrio idrogeologico della zona. Inoltre l’impatto dell’incubatoio includerebbe “l’aumento del traffico, l’ennesimo consumo di suolo, le possibili emissioni e odori, la gestione dei reflui e rischio di contaminazione del suolo, l’impatto paesaggistico, il consumo di acqua”. Ci racconta i dettagli del progetto e ci riporta le richieste mosse alle Istituzioni, Anna Campigotto. Ascolta o scarica
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Carovana 2026 di Legambiente: i ghiacciai sono sempre più in sofferenza
Anche sulle Alpi francesi la crisi climatica corre veloce. Nevica sempre di meno e i ghiacciai sono in forte sofferenza. A fare il punto della situazione è la Carovana dei ghiacciai 2026, la campagna internazionale di Legambiente che osserva i ghiacciai alpini all’estero e in Italia, in collaborazione con CIPRA Italia (https://www.cipra.org/it/italia) e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana (https://glaciologia.it/), che ha aperto questa edizione facendo tappa proprio in Francia, ove dal 2000 i grandi giganti bianchi francesi hanno perso circa il 35% di tutto il volume. Un’agonia che non risparmia neanche quelli posti oltre i 3000 metri di quota, come il ghiacciaio della Grande Motte, nel comprensorio di Tignes e nel cuore del Parco nazionale della Vanoise, che ha perso tutta la sua copertura nevosa necessaria per alimentarlo. Il ghiacciaio della Grande Motte è l’osservato speciale da Carovana dei ghiacciai 2026 nella tappa francese, questo ghiacciaio – secondo i dati dell’INRAE-Groupe de Glaciologie – dal 1982 ad oggi si è ridotto del 70% di volume e del 30% di area. Si presenta a tratti annerito, in diversi punti sono presenti diversi crepacci, e la sua fusione alimenta il lago glaciale chiamato “Lac de Rosolin” che si è creato poco più sotto alla base del ghiacciaio. Un lago sotto costante osservazione dal 2019 e su cui si è anche intervenuti per abbassarne il livello. Nel 2023 aveva 150mila metri cubi di acqua, oggi ridotti a cinquantamila per contenere il rischio di svuotamento improvviso verso la stazione di Tignes. Il caso del Lac de Rosolin è, quindi, un esempio concreto di cosa significa governare un territorio che cambia. Il Comune di Tignes, insieme ai servizi dello Stato, all’ONF-RTM (il servizio francese di Restauration des Terrains en Montagne gestito dall’Ufficio Nazionale delle Foreste – ONF, che si occupa di prevenire i rischi naturali in montagna come valanghe, frane e alluvioni) e agli enti scientifici, sta monitorando il lago e intervenendo per ridurne il volume e contenere il rischio di uno svuotamento improvviso verso valle. A Tignes, sottolinea Carovana dei ghiacciai, fino a qualche anno fa si sciava tutto l’anno, ora ci trova a fare i conti con la fusione accelerata del ghiacciaio, l’aumento delle temperature, e la gestione del rischio e di una nuova risorsa, il lago glaciale. Un tema quest’ultimo su cui in Francia si sta lavorando molto con una serie di progetti scientifici. Per questo dalla prima tappa francese, Carovana dei ghiacciai di Legambiente rilancia la necessità e l’urgenza di una gestione e pianificazione territoriale che tenga conto della crisi climatica, ma anche di una governance europea per i giganti bianchi, più politiche di mitigazione e di adattamento, e il riconoscimento dei ghiacciai come beni comuni, in quanto inseriti all’interno di sistemi ecologici, idrologici e territoriali strettamente interdipendenti. Temi al centro sia del “Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse” (https://www.legambiente.it/attivita-scientifiche/manifesto-per-una-governance-dei-ghiacciai/)  – sia della prima piattaforma  politica culturale “Governare le Alpi che cambiano” nata in Italia per i ghiacciai, entrambe promosse da Legambiente, CAI, CIPRA e Fondazione Glaciologica Italiana (https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2026/08/Manifesto-europeo-2026_documento.pdf).  “Le Alpi a causa della crisi climatica, ha sottolineato Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA ITALIA, stanno cambiando, diventando sempre più fragili e instabili. Di conseguenza aumentano i rischi in quota ma anche a valle, cambia il turismo e in quota nascono anche nuovi ecosistemi che prendono vita dal ghiacciaio che arretra e fonde. Alla luce di ciò è urgente passare da una pianificazione della stabilità a quella del cambiamento, un messaggio che rilanciamo in questa prima tappa di Carovana dei ghiacciai in Francia e che è anche al centro della nostra piattaforma politica culturale “Governare le Alpi”, la prima in Italia nel suo genere e che abbiamo presentato ad inizio agosto. Allo stesso tempo è fondamentale che le Alpi e i ghiacciai diventino beni comuni per le comunità e per il nostro futuro. La Francia sta già dando un buon esempio in fatto di tutela e di gestione del rischio, come abbiamo visto per il lago glaciale, l’Italia faccia altrettanto”. E Marco Giardino, vicepresidente della Fondazione Glaciologia Italiana e docente di Geografia fisica e Geomorfologia dell’Università di Torino ha aggiunto: “In questa prima tappa di Carovana dei ghiacciai abbiamo osservato il Lac de Rosolin, un lago glaciale che si è creato alla base del ghiacciaio della Grande Motte per effetto del riscaldamento climatico. Per contenere il rischio di improvviso svuotamento del bacino lacustre e di conseguenti piene, in questi anni sono stati effettuati diversi studi mirati ad abbassare il livello del lago attraverso condotti sopra e dentro il ghiacciaio, sfruttando pure la natura carsica del substrato roccioso. Un patrimonio di conoscenze che si rivelano utilissime per gestire la transizione ecologica in un territorio di grande interesse naturalistico, turistico e sportivo”.  Dopo la prima tappa in Francia, la Carovana dei ghiacciai 2026 arriverà in Italia in Valle D’Aosta sul versante italiano del Monte Bianco, dove farà tappa fino al 24 agosto per osservare il ghiacciaio del Miage e quello di Planpincieux. Poi proseguirà il suo viaggio lungo l’arco alpino arrivando in Lombardia (dal 24 al 26 agosto) sul ghiacciaio dei Forni, in Friuli-Venezia Giulia (dal 26 al 29 agosto) sul ghiacciaio del Montasio, e infine in Piemonte (dal 31 agosto al 3 settembre) sul ghiacciaio di Coolidge – Monviso. Qui per approfondire: https://www.legambiente.it/campagne-e-progetti/carovana-dei-ghiacciai/.  Giovanni Caprio
August 23, 2026
Pressenza
Comuni sempre più in difficoltà nella tutela degli animali e nella loro gestione
In Italia nel 2025 oltre due cani su dieci (circa 3mila), di quelli che sono entrati nei canili rifugio di 221 comuni mappati da Legambiente, non sono stati né adottati, né restituiti ai proprietari, né adottati dalla comunità come cani di quartiere. Parliamo di incroci di diverse razze che rischiano di vivere per lungo tempo e/o a vita in queste strutture. Legambiente, partendo dal dato ricevuto direttamente dai Comuni, stima che, a livello nazionale, possano essere oltre 14mila i cani che, nel 2025 e ad ora, rischiano questa sorte. Tra le cause principali e più frequenti che fanno riempire i canili rifugio, più dell’abbandono estivo, ci sono le cucciolate casalinghe incontrollate, le conseguenze del crescente mercato online, la mancata iscrizione all’anagrafe (con cani che restano invisibili al sistema finché non finiscono vaganti in un canile) insieme ad una diffusa mancata formazione di base da parte di chi vuole avere un animale. Tutto ciò costa molto caro non solo agli animali ma anche alla collettività. Mantenere un cane in canile rifugio per un anno costa intorno ai 1.900 euro (tra 1.300 e 2.550 secondo la retta applicata), e per un animale divenuto inadottabile quella cifra si ripete ogni anno. Insegnare, invece, al proprietario a prendersi cura del proprio cane costa, una sola volta, tra 100 e 250 euro: da otto a diciannove volte di meno. Un’azione preventiva che riduce moltissimo le rinunce alle prime difficoltà di gestione e aumenta di molto il benessere degli animali. A scattare questa fotografia è il XV rapporto nazionale Animali in Città di Legambiente dal titolo “Il Costo dell’inazione. Prendersi cura prima: animali, persone e comunità nelle politiche di prevenzione”, che traccia un quadro sul randagismo e i canili in Italia – analizzando i dati 2025 di 221 comuni, su un totale di 447, e di 43 Aziende Sanitarie che hanno risposto al questionario -, e accendendo allo stesso tempo i riflettori sull’Indice di Convivenza Urbana, calcolato per la prima volta da Legambiente novità di quest’anno e su sei proposte operative che l’associazione ambientalista indirizza al Parlamento anche per colmare carenze e lacune. In Italia, denuncia Legambiente, manca una formazione di base da parte di chi decide di prendere un animale e il Paese paga l’assenza di una efficace strategia di prevenzione che unita alla fragilità finanziaria fa radicare da un lato il randagismo e dall’”altro” alimenta i canili rifugio. Nel 2025, stando ai dati del report di Legambiente, la spesa pubblica di settore è scesa a 193,6 milioni di euro, il 22% in meno rispetto all’anno precedente, e vale appena il 3,65% di un mercato degli animali da compagnia da 5,3 miliardi, di cui 4,2 miliardi per i soli alimenti, in crescita a un tasso medio annuo del 6,9%. Preoccupano anche i dati della Corte dei conti che a fine 2024 ha certificato 1.001 Comuni in crisi finanziaria. Un campanello d’allarme importante che ha ricadute anche sulla tutela degli animali e la loro gestione. Dove l’ente locale non riesce a garantire i servizi ordinari vengono a mancare le sterilizzazioni, i controlli e la gestione dei canili, e in quel vuoto il randagismo si radica con più facilità. Non è un caso che le regioni con la più alta concentrazione di Comuni in crisi finanziaria certificata dalla Corte dei conti, ovvero Sicilia, Calabria e Campania, sono le stesse in cui il randagismo raggiunge i livelli più elevati. Per questo, Legambiente ha “indirizzato” sei proposte operative al Parlamento, chiedendo in primis l’adozione di un fondo nazionale vincolato per i servizi veterinari essenziali (sterilizzazioni, anagrafe, gestione del randagismo) e corsi di formazione gratuiti e obbligatori per chi decide di prendere un animale con sé. Tra gli interventi, l’associazione ambientalista chiede che l’IVA venga abbassata al 10% (anziché al 22%), prevedendo detrazione adeguata sulle cure veterinarie; l’integrazione tra SINAC, Servizio sanitario e Servizi sociali. Infine, a livello europeo Legambiente chiede all’Italia di recepire al più presto il primo Regolamento europeo dedicato al benessere e alla tracciabilità di cani e gatti, approvato lo scorso 22 maggio, e che prevede per la prima volta regole comuni sull’identificazione obbligatoria tramite microchip, sulla registrazione in banche dati nazionali interoperabili, sull’allevamento, sulla vendita e sull’importazione, e si applicherà in modo progressivo a partire dal 2028, con pe­riodi transitori più lunghi per alcuni obblighi. PREMIO NAZIONALE ANIMALI IN CITTÀ Anche quest’anno Legambiente ha premiato quelle realtà in prima fila nella gestione degli animali. Si confermano al primo posto San Giovanni in Persiceto (BO), unico insieme a Modena a raggiungere il livello eccellente, seguite da Piacenza e Bolzano, nuove new entry, e tra le grandi città si conferma sempre Napoli. Tra le Aziende sanitarie si conferma al top della classifica ASL Napoli 1 Centro, davanti alle agenzie lombarde di Brescia, Bergamo e della Montagna e le aziende toscane. Novità di quest’anno il nuovo premio alla collaborazione istituzionale, legato all’indice ICU, va al territorio in cui Comune e Azienda sanitaria ottengono insieme i risultati migliori e si ritira congiuntamente: in questa edizione il riferimento più alto è Napoli con l’ASL Napoli 1 Centro. I premi al progresso, di pari rilievo, vanno a Grignasco (NO) tra i Comuni (+3 livelli di performance in un anno) e all’ATS Val Padana, competente per Cremona e Mantova, tra le Aziende sanitarie (da sufficiente a ottima). Tre attestati valorizzano poi la partecipazione: 57 Comuni e 6 Aziende sanitarie al debutto, 220 Comuni e 13 Aziende come partner fedeli, 104 Comuni e 11 Aziende per la lunga fedeltà. La presentazione del report e la premiazione si sono tenute l’8 agosto scorso a Rispescia contestualmente allo svolgimento della conferenza “Cura Pubblica, Responsabilità Condivisa. Sinergie tra Istituzioni, Garanti, Associazioni e Comunità: verso la Rete Nazionale dei Garanti per i Diritti degli Animali” coordinata da Antonino Morabito, Responsabile nazionale CITES e Benessere animale di Legambiente a cui sono intervenuti: Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente; Angelo Gentili, segreteria nazionale Legambiente; Erika Vanelli, assessore all’ambiente, delegata al benessere animale Comune di Grosseto; Marco Melosi, presidente Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani; Edgar Meyer, presidente Gaia e Ambiente; Michele Pezone, responsabile diritti animali Lega Nazionale Difesa del Cane; Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza; Francesca Sorcinelli, presidente dell’associazione LINK-Italia e i Garanti dei diritti animali di Regioni e Comuni. “Il XIV Rapporto di Animali in città – ha dichiarato Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente – conferma che solo grazie a solide alleanze tra amministrazioni pubbliche e soggetti privati è possibile garantire il benessere delle famiglie con animali d’affezione. Per questo chiediamo di promuovere ed agevolare la firma di 1.000 accordi o patti di comunità in tutto il Paese. È urgente rilanciare la sanità veterinaria pubblica di prossimità, obiettivo per cui chiediamo al Governo di realizzare un piano nazionale a supporto delle Regioni che consenta l’assunzione stabile di 6.000 veterinari e alle Regioni il raggiungimento complessivo di 1.000 strutture veterinarie pubbliche (850 tra canili sanitari e gattili sanitari e circa 150 ospedali veterinari pubblici), distribuite equamente sul territorio in rapporto alla popolazione servita. Inoltre, alle Amministrazioni comunali l’appello è di potenziare le aree verdi con libero accesso dedicate alle famiglie con cani, di valorizzare l’applicazione di regolamenti e ordinanze e rafforzare il senso civico grazie al supporto di 10.000 guardie ambientali e zoofile delle associazioni di volontariato, per migliorare concretamente la qualità della vita di cittadini e animali”. “Con il premio nazionale ‘Animali in Città’ che Legambiente promuove ogni anno – ha affermato Antonino Morabito, curatore del rapporto e responsabile nazionale Cites e Benessere animale di Legambiente – vogliamo valorizzare l’impegno di Amministrazioni, ASL, associazioni e istituzioni che si distinguono per l’attenzione verso gli animali e mostrare i tanti casi positivi che dimostrano, concretamente, che anche in questo settore un’Italia al servizio dei cittadini e dei loro amici a quattro zampe esiste e lavora alacremente. Crediamo che questi esempi virtuosi possano rappresentare un modello e uno stimolo per rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato, migliorando i servizi dedicati ai cittadini e ai loro animali da compagnia, a beneficio dell’intera collettività. Con lo stesso scopo, un’iniziativa e un impegno a cui teniamo particolarmente è la nascita della Rete nazionale dei Garanti per i Diritti degli Animali, figure nominate da Regioni e Comuni che svolgono un ruolo delicato quanto fondamentale. La messa in rete di queste esperienze è oggi un aiuto concreto all’avanzamento del Paese. Per questo motivo, da Rispescia, Legambiente lancia il prossimo appuntamento della Rete nazionale dei Garanti per i diritti degli animali che si terrà in autunno a Roma”.   Giovanni Caprio
August 18, 2026
Pressenza
“Non arrecare danno significativo. Non indebolire garanzie ambientali nel bilancio europeo”
Tredici organizzazioni della società civile italiana hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio, al Ministro degli Esteri, al Ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti e al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. MIRA Network, WWF Italia, Fondazione Ecosistemi, Greenpeace Italia, Legambiente, The Good Lobby Italia, ènostra, Kyoto Club, Laudato Sì Movement, CONCORD Italia, InformaGiovani / IGNet, Transport & Environment Italia e Coordinamento FREE si sono rivolti a Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Tommaso Foti e Gilberto Pichetto Fratin chiedendo di sostenere il mantenimento del principio “non arrecare danno significativo (DNSH)” all’ambiente come clausola orizzontale del bilancio europeo 2028-2034, o Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Il comunicato divulgato oggi, 30 luglio, dalle 13 associazioni spiega: > L’appello arriva dopo le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Meloni, > che durante le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo di > giugno scorso ha criticato il principio DNSH nell’ambito del negoziato sul QFP > 2028-2034, adducendo come principali argomentazioni il rischio di esclusione > automatica di intere categorie di investimenti e un possibile freno alla > competitività industriale italiana ed europea, in particolare nel confronto > con Stati Uniti e Cina. > > Il principio DNSH è stato introdotto nel 2020 con il Regolamento europeo sulla > tassonomia delle attività sostenibili, e reso vincolante nel 2021 per > l’accesso ai fondi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza (PNRR). > Nell’attuale ciclo di programmazione 2021-2027 viene applicato al PNRR, al > Fondo sociale per il clima, ai fondi della politica di coesione, a InvestEU e > ai fondi per la cooperazione con i Paesi terzi (NDICI ed EFSD+),  con linee > guida distinte tra loro. La Commissione europea l’ha proposto come principio > orizzontale del prossimo bilancio: si applicherebbe cioè a tutti i fondi > europei del QFP 2028-2034. È proprio questa estensione a essere nel mirino > delle critiche del governo italiano. > > Il 15 luglio 2026 la Commissione ha pubblicato un concept paper che anticipa > l’approccio che verrà adottato nelle linee guida di applicazione del principio > per il prossimo QFP 2028-2034: un unico set di criteri per l’intero bilancio, > applicato non a tutte le attività finanziabili ma soltanto a un elenco > esaustivo e predefinito di attività ritenute potenzialmente dannose. Le linee > guida definitive sono attese entro il 1° gennaio 2027. > > È doveroso sottolineare che il DNSH, insieme al target orizzontale del 35% di > spesa complessiva per il clima e l’ambiente, resta l’unica salvaguardia > ambientale trasversale a tutti i fondi del bilancio europeo: la sua eventuale > rimozione priverebbe il prossimo QFP dell’unico strumento capace di impedire > che risorse pubbliche comuni finanzino attività dannose per l’ambiente. > > Inoltre, indebolire il principio non è la strada per rafforzare la > competitività italiana ed europea. Il DNSH rappresenta un criterio minimo che > garantisce che i fondi pubblici comuni finanzino investimenti coerenti con gli > obiettivi climatici dell’Unione. Decarbonizzazione e competitività, ricordano > le organizzazioni citando anche il rapporto Draghi, non sono in > contrapposizione: finanziare con risorse comuni infrastrutture ad alta > intensità di carbonio espone imprese e territori italiani al rischio di costi > di adeguamento e di infrastrutture obsolete, proprio mentre i principali > concorrenti globali accelerano sulla transizione dei propri sistemi > produttivi. > > A tal proposito, segnaliamo però anche un punto di attenzione sulla proposta > della Commissione: la limitazione del test DNSH a un elenco predefinito di > attività non è di per sé una garanzia. Il nuovo impianto si regge interamente > sulla qualità di quell’elenco: se un’attività potenzialmente dannosa non vi > compare, sarà considerata automaticamente conforme, senza alcuna verifica. > > Per queste ragioni, chiediamo al Governo di: > > * assumere in sede di Consiglio una posizione a favore del mantenimento del > DNSH come clausola orizzontale del QFP 2028-2034; > * non avanzare richieste di ulteriori esenzioni rispetto alla lista di > attività definita dalla Commissione, né di estensione della clausola di > “interesse pubblico prevalente”; > * trasmettere alla Commissione, prima della chiusura della consultazione, un > contributo tecnico elaborato con Regioni e autorità di gestione. “Insieme ad altre 12 organizzazioni della società civile italiana, chiediamo al Governo di mettersi dalla parte di chi vuole rafforzare il principio DNSH, non indebolirlo – precisa Francesca Canali, policy and project manager di MIRA Network – Questo principio non blocca la spesa, ma anzi la indirizza: al massimo esclude gli investimenti che non sono realmente sostenibili e che tra vent’anni dovremmo riconvertire a nostre spese. Indebolirlo non porta un euro in più all’Italia, peggiora solo il modo in cui spendiamo i fondi europei”. Il testo integrale della lettera è disponibile online: https://www.informa-giovani.net/wp-content/uploads/2026/07/dnsh.pdf  Redazione Italia
July 30, 2026
Pressenza
Italia, una nazione nuovamente forestale: un terzo del territorio coperto da boschi, come nel Medioevo
Con il 98,4% di superficie coperta da boschi Marcetelli è il comune con la più alta percentuale di foreste e con 26.804,26 ettari Gubbio (PG) detiene il primato per estensione assoluta di superficie forestale. Sono alcuni dei risultati che emergono dal rapporto “Foreste in Comune”, la prima “indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei comuni italiani” che analizza e condivide dati inediti come l’Indice di Boscosità, ovvero il rapporto tra superficie forestale e superficie totale del comune, e la superficie forestale totale di ciascun territorio comunale, integrandoli con altri elementi strategici per le politiche della montagna: dall’andamento demografico degli ultimi vent’anni al consumo di suolo, fino ai fenomeni di spopolamento o ripopolamento. La sua realizzazione è stata promossa da PEFC Italia, l’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC, Programme for Endorsement of Forest Certification schemes, cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale, con il supporto e la collaborazione di UNCEM, Legambiente e Consorzio Caire. A livello generale, il rapporto conferma come l’Italia sia diventata una ‘nazione forestale’, in cui i boschi hanno superato i 100.000 chilometri quadrati di estensione, occupando oltre un terzo del territorio nazionale e superando, dal 2020, la stessa Superficie Agricola Utilizzata, fatto che non accadeva dal Medioevo. Un cambiamento profondo, avvenuto nell’arco degli ultimi decenni soprattutto a seguito dell’abbandono di terreni agricoli e pascoli marginali e di colture tradizionali non più redditizie, che ha trasformato il paesaggio italiano e il ruolo che il bosco svolge nei territori. Foreste che devono essere pianificate, gestite e monitorate mediante le certificazioni, come quella di PEFC, in un processo in cui le comunità locali fanno la differenza. Oltre a Marcetelli, in provincia di Chieti, sul podio salgono Bormida (Savona) con il 97,07% di superficie coperta dal bosco, e Percile (Roma) con il 96,99%. Seguono Drenchia (Udine) con il 96,79% e Grimacco (Udine) con il 96,59%. Nella top ten figurano inoltre Cosio d’Arroscia (Im), Sambuca Pistoiese (Pt), Quarna Sopra (Vb), Vignola-Falesina (Tn) e Rocca Canterano (Rm), tutti comuni nei quali oltre il 95% del territorio è occupato da superfici forestali. Considerando invece l’estensione totale delle aree boschive e valutando la grandezza assoluta del patrimonio forestale di ogni singolo comune, oltre a Gubbio (Perugia) con 26.804 ettari di bosco, abbiamo San Giovanni in Fiore (Cosenza) con 21.938 ettari e Città di Castello (Perugia) con 21.838 ettari. Completano la top ten Massa Marittima (Gr), Firenzuola (Fi), Ventasso (Re), Arezzo, Bagno di Romagna (Fc), Spoleto (Pg) e Longobucco (Cs), tutti territori nei quali il bosco rappresenta una componente strutturale dell’identità locale. L’analisi mette in evidenza come il patrimonio forestale nazionale sia fortemente concentrato nelle aree montane. Nei 3.596 comuni montani italiani, che rappresentano il 47,8% della superficie territoriale nazionale e ospitano il 13,5% della popolazione, si concentra infatti il 75,7% dell’intera superficie forestale italiana. Un dato che evidenzia il ruolo centrale delle montagne nella tutela del capitale naturale del Paese e la responsabilità che grava sulle comunità che vivono questi territori. La ricerca mostra inoltre come il bosco non sia distribuito uniformemente sul territorio nazionale. Per circa metà dei quasi 7.900 comuni italiani la presenza forestale è marginale o quasi assente: l’indice di boscosità è inferiore al 20% e questi territori, dove vive oltre i due terzi della popolazione italiana, ospitano meno del 10% delle foreste nazionali. All’opposto, i 3.149 comuni italiani in cui il 40% del territorio è coperto da foreste custodiscono più dei tre quarti dell’intero patrimonio forestale nazionale. Ancora più significativa è la situazione dei 495 comuni “iper-boscosi”, dove il bosco occupa oltre l’80% della superficie comunale. In questi comuni, dove vive appena l’1% della popolazione italiana, si concentra il 13,94% della superficie forestale nazionale, una quota superiore a quella presente nell’intera metà del Paese dove il bosco è quasi assente. Ma il bosco non significa marginalità, anzi da qualche tempo cresce l’attrattività dei territori forestali. Infatti, tra il 2021 e il 2025, 932 comuni italiani hanno registrato un saldo migratorio positivo, superiore al 10 per mille, segnalando una rinnovata capacità di attrarre popolazione. “Questi comuni – sottolinea Marco Bussone, Presidente PEFC Italia, UNCEM e AIEL – rappresentano appena l’11,8% del totale nazionale e ospitano solo il 5% della popolazione italiana, ma custodiscono il 10,65% dell’intera superficie forestale del Paese. Oltre tre quarti di questa superficie ricade in comuni con un indice di boscosità superiore al 60%. Il fatto che oltre tre quarti delle foreste italiane siano concentrate nei Comuni montani racconta meglio di qualsiasi altra statistica il ruolo delle montagne nella tutela del capitale naturale nazionale. Le foreste producono servizi ecosistemici fondamentali per tutto il Paese e rendono evidente la necessità di rafforzare strumenti di governance territoriale e politiche che sostengano concretamente le comunità che custodiscono questi patrimoni. Nessuno aveva mai messo in fila tutti i numeri delle foreste italiane e nei Comuni italiani. PEFC rende questo percorso a disposizione di tutti, per un viaggio in Italia di grande impatto e fascino”. Rapporto “Foreste in Comune, indagine socio-economica sul patrimonio forestale dei comuni italiani” Giovanni Caprio
July 14, 2026
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