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VERONA SALUTA E RICORDA MOUSSA DIARRA: CORRISPONDENZE DALL’INIZIATIVA DI DOMENICA 17 MAGGIO
Verona saluta e ricorda Moussa Diarra, 26enne cittadino maliano, ucciso il 20 ottobre 2024 dagli spari di un’agente della Polfer, davanti alla stazione di Verona Porta Nuova. Domenica 17 maggio la Comunità Maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra hanno organizzato, dalle ore 10 alle ore 14, un momento di ricordo, prima del ritorno della salma in Mali, a 19 mesi dall’omicidio. Moussa partirà giovedì 21 maggio, in aereo, verso Bamako, capitale del Mali, per poi proseguire via terra fino a Djidian, villaggio natale della famiglia di Moussa. Accompagneranno il feretro il fratello Djemagan e il rappresentante della Comunità Maliana di Verona, Ousmane Ibrahim Diallo. A Djidian li aspettano la madre, il fratello e le sorelle di Moussa Diarra. La battaglia legale in Italia invece continuerà ancora per molto tempo. Sono tante infatti le contraddizioni sollevate dalla Gip Livia Magri, che ha rigettato la richiesta di archiviazione. Il Comitato si impegna a “proseguire insieme al team legale il percorso di verità e giustizia che possa restituire almeno una parte di quella dignità che a Moussa è stata negata anche in vita”. Dal momento di ricordo di Verona, domenica 17 maggio, la corrispondenza con Giacomo, della redazione di Radio Onda d’Urto, con l’intervento dell’avvocato, Fabio Anselmo, e della senatrice di Alleanza Verdi Sinistra, Ilaria Cucchi. Ascolta o scarica  
May 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Verità e giustizia per Moussa Diarra
A più di un anno dall’omicidio razzista di Moussa Diarra da parte di un agente della Polfer, ben poco è cambiato: sin dall’inizio è stata chiara la volontà della procura di Verona di derubricare l’assassinio di Moussa a un caso di legittima difesa, nonostante le evidenze del contrario. Il 20 ottobre 2024 Moussa si trovava in stato evidentemente confusionale nei pressi della stazione di Verona, dove è stato freddato da un colpo al petto da parte di un agente della Polfer. Il 5 novembre 2025 la procura dirama un comunicato dove afferma di aver concluso le indagini preliminari e di aver richiesto l’archiviazione per il poliziotto che si è macchiato dell’omicidio di Moussa. La motivazione sarebbe quella per cui Moussa teneva in mano un coltello da cucina che “non è meno letale di una pistola” secondo Raffaele Tito procuratore di Verona e dunque il poliziotto “avrebbe messo in atto una difesa sicuramente proporzionata”. Da subito il Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra si è mobilitato per evitare che Moussa diventi l’ennesima vittima del razzismo istituzionale che finisce nell’oblio. Moussa era un ragazzo maliano di 26 anni che per raggiungere l’Italia aveva compiuto quel terrificante viaggio attraverso il Sahara, la Libia e il Mediterraneo. Come la maggioranza delle persone immigrate Moussa avete conosciuto quella vita sventurata fatta di umiliazioni, sfruttamento lavorativo e alloggi precari e invivibili. Negli ultimi mesi prima del suo omicidio aveva attraversato una condizione di fragilità psichica data dal fatto che non era potuto ritornare nel suo paese per il funerale del padre a causa del mancato rinnovo del permesso umanitario: Moussa si era sottoposto a tutta la trafila necessaria al rinnovo, ma fino a quel momento aveva ottenuto solo una ricevuta temporanea che non permette né l’espatrio, né l’accesso a un lavoro dignitoso, a cure mediche, a una casa. In questa puntata di Black In ripercorriamo la storia di Moussa Diarra insieme a Vincenzo del Comitato verità e giustizia per Moussa e a Ousmane della Comunità maliana di Verona. Qui alcuni link ad articoli che forniscono un po’ di contesto: > OPPOSIZIONE ALLA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE https://www.ilpost.it/2024/10/24/verona-moussa-diarra-polizia/?utm_source=ilpost&utm_medium=leggi_anche&utm_campaign=leggi_anche > La Procura di Verona ha chiesto l’archiviazione per la morte di Moussa Diarra
February 8, 2026
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