Israele e America Latina: le relazioni pericolose
riprendiamo dal sito Il blog di Marco Consolo/altervista.org
La strategia militare ed il controllo degli algoritmi
Da tempo è in corso un’operazione internazionale di controllo e ridefinizione
geopolitica promossa da Stati Uniti e Israele su diversi paesi dell’America
Latina e dei Caraibi. Una strategia politica, economica, militare e digitale di
natura sistematica, che continua a svilupparsi e si intensifica progressivamente
nella regione.
In questa riconfigurazione geopolitica del continente, la “sicurezza” è uno dei
principali strumenti degli Stati Uniti e di Israele per il controllo
dell’energia, della biodiversità, dell’acqua, dei minerali critici, dei corridoi
logistici e delle catene di approvvigionamento globali. Questo obiettivo ha
accelerato l’esternalizzazione delle funzioni statali alle imprese di
sorveglianza private, sicurezza ed intelligence. Attraverso la “modernizzazione
tecnologica” si consolida il dominio, mentre la guerra, lo spionaggio e il
controllo sociale diventano mercanzia da offrire.
Da tempo, la presenza israeliana non si limita più alla vendita di armi. Negli
ultimi anni si è ampliata all’uso del Big Data per manipolazioni elettorali o
colpi di Stato digitali, allo sviluppo e alla commercializzazione di software
spia, sistemi ed operazioni di intelligence, strumenti di sorveglianza digitale
di massa e piattaforme di analisi algoritmica utilizzate sia dai governi, che da
attori privati.
Le intercettazioni audio rilasciate dalla piattaforma Hondurasgate.ch [i]e
pubblicate da Canal Red Latin America hanno evidenziato il ruolo crescente delle
aziende israeliane specializzate nell’intelligence privata, nella sicurezza
informatica e nella sorveglianza tecnologica. Un elemento relativamente recente
nell’offensiva imperialista contro i governi progressisti e di sinistra
dell’America Latina e dei Caraibi. Un’offensiva che si è intensificata, e che
non si limita più all’aspetto militare, ma è caratterizzata dalla “Guerra di
Quarta Generazione” (G4G) [ii]. Una guerra ibrida che oltre ai tradizionali
ricatti economici, le operazioni finanziarie ed il più recente uso del lawfare
(guerra giudiziaria), entra a gamba tesa nei processi politici ed elettorali
della regione con “golpe blandi”, grazie all’uso spregiudicato del Big Data, con
massicce operazioni mediatiche e culturali.
In questa guerra, Israele è in prima fila nei servizi di intelligence statali e
privati al servizio degli Stati Uniti, svolgendo operazioni di manipolazione
digitale, campagne di disinformazione coordinate, spionaggio informatico e
alterazione dei risultati elettorali.
I colpi di Stato digitali
Il fronte della guerra digitale è particolarmente decisivo, sia per quanto
riguarda la manipolazione delle coscienze, sia per la falsificazione dei dati
elettorali e porta allo scoperto il nuovo paradigma della guerra ibrida di
interferenza politica.
Ma andiamo con ordine.
Nel primo caso, uno degli strumenti principali della G4G è la dissociazione
cognitiva per annullare la nozione di identità a sostegno della sovranità
nazionale e popolare. Già nel 2015, in Argentina, c’era stato il precedente
di Steve Bannon e la sua Cambridge Analytica contrattato dalla destra locale per
la vittoriosa campagna elettorale di Mauricio Macri.
Come scrive Jorge Elbaum, “Tre strumenti concentrano oggi il potere di
interferenza elettorale: i deepfake, la microsegmentazione e i pregiudizi
algoritmici standardizzati. I primi consentono di creare immagini, video o audio
verosimili, sebbene generati artificialmente. La microsegmentazione identifica
le predisposizioni, le paure e le debolezze di specifici gruppi di elettori per
indirizzare loro messaggi su misura: ad esempio, convincere i proprietari di
animali domestici che i progressisti intendono imporre tasse su cani e gatti. I
pregiudizi algoritmici, a loro volta, consentono alle grandi multinazionali di
orientare raccomandazioni e contenuti in base ai propri interessi economici e
neocoloniali” [iii].
La controffensiva imperiale
C’è una chiara sequenza degli ultimi passi della strategia imperiale per
annullare totalmente o parzialmente la sovranità altrui e sottomettere nemici,
concorrenti, oppositori, ma anche alleati, trasformati in obiettivi per la loro
sottomissione e tutela.
A marzo c’era stato il lancio dello “Scudo delle Americhe” [iv] fortemente
voluto dal falco Marco Rubio, Segretario di Stato e proconsole di Trump per la
regione.
Dal 7 al 10 luglio, si era tenuta a Cusco (Perù), la XVII riunione dei Ministri
della Difesa di tutto l’emisfero occidentale, convocata come sempre dal
Dipartimento di Stato e dal Comando Sud degli Stati Uniti, e non dai governi
latinoamericani. La Dichiarazione di Cusco riporta i principali accordi su
“lotta contro la droga, la migrazione e la criminalità” [v].
Come ha detto il segretario di Stato aggiunto, Albridge Colby, dal primo
incontro nel 1995 molte cose sono cambiate. “Siamo arrivati ad assumere il ruolo
di garanti della Dottrina Monroe. … che consiste nel proteggere la nostra
sicurezza e i nostri interessi potenziando e abilitando le
nazioni latinoamericane”.
Come sostiene l’analista peruviano Ricardo Soberón “Oggi siamo di fronte alla
“Guerra alla droga 2.0” che non fa che ripetere gli errori della precedente (più
bastone e meno carota, fumigazione con glifosato, interdizione ed
estradizione)” [vi]. Una guerra sbagliata e che non ha portato a nessun
risultato.
Continua Soberón, “Il vertice è stato segnato dalla linea dettata da Marco
Rubio, a partire dalla sua nuova Dottrina per la Sicurezza Nazionale (2025) e
dalla Dottrina della Difesa Nazionale (2026). Colby ha sostenuto un realismo
flessibile che dà priorità agli interessi nazionali degli Stati Uniti. Nella
fattispecie, la lotta contro la “criminalità organizzata transnazionale” sarà
fatta in America Latina, non certo nel territorio statunitense. Non a caso, il
concetto di criminalità organizzata transnazionale, secondo Marco Rubio e lo
stesso Donald Trump è associato direttamente ai governi progressisti o di
sinistra, non in linea con la politica imperiale statunitense. Negli ultimi mesi
sono fioccati gli attacchi contro Nicolàs Maduro, Evo Morales, Rafael Correa,
Gustavo Petro e persino la Presidente del Messico, Claudia Schembaun” [vii].
Oggi, sulla falsa riga degli attacchi forsennati della Casabianca contro
qualsiasi organizzazione progressista negli USA (antifa, organizzazioni dei
migranti, chiese progressiste, femministe, etc.) ricompare nel sud del
continente l’ambiguo concetto di “terrorismo narco”. Una definizione che mette
insieme soggetti sociali molto diversi compresi quelli che svolgono una
legittima protesta (sindacati, movimenti ambientalisti, organizzazioni di
coltivatori di coca, popolazioni originarie, etc.).
Come si ricorderà, negli anni ’70, fu proprio nella famigerata Scuola delle
Americhe delle FF.AA. degli Stati Uniti che fu coniata ed inculcata la Dottrina
della Sicurezza Nazionale ai militari latinoamericani. Una dottrina che creò il
fantasma e la figura del “nemico interno”, allora attribuito a “comunisti e
rivoluzionari” ed ora, alla “criminalità organizzata transnazionale”.
Il 10 luglio si è svolta una riunione a Miami (con più di 60 governi). Una
chiamata alle armi degli alleati, come rappresentazione plastica del dominio
imperiale.
L’obiettivo è appunto quello di costruire “nemici interni” che giustifichino
interventi contro i governi progressisti e consolidare un’architettura di
dominio permanente sull’America Latina, instaurando un’associazione automatica
tra i governi di sinistra e la criminalità. Un corollario della “Dottrina
Donroe” enunciata da Donald Trump alla fine del 2025.
Da ultimo in ordine di tempo, l’11 agosto a Panama è seguito l’annuncio della
creazione di una “forza operativa contro la criminalità organizzata” sotto
l’ombrello dello “Scudo delle Americhe”, con l’adesione di 18 paesi che ne fanno
parte [viii].
Il “braccio operativo del Comando Sud” sarà guidato dal generale di divisione
dei Marines degli Stati Uniti, Kevin Jarard. Ufficialmente si dovrà occupare
dello scambio di informazioni di intelligence, di rafforzare l’addestramento
congiunto e l’interoperabilità delle forze militari partecipanti e, al contempo,
sostenere le operazioni di intercettazione marittima.
Come prima misura, il Segretario della Guerra USA, Pete Hegseth, ha annunciato
operazioni militari congiunte con le FFAA colombiane contro “i narcos”, che il
neopresidente colombiano aveva autorizzato in spregio alla costituzione
colombiana (Art. 173) che assegna al Senato l’autorizzazione esclusiva.
Ma sarebbe un errore pensare che gli Stati Uniti agiscano da soli. Al contrario,
Israele ha un ruolo chiave in questa contro-offensiva.
La “coalizione Epstein”, l’”Hondurasgate” e l’ingerenza annunciata
Facciamo un passo indietro. È utile ricordare che il 29 dicembre 2025, il
Presidente Trump si è riunito con il primo ministro israeliano Netanyahu a Palm
Beach, in Florida. Il vertice della “coalizione Epstein” è stato il quinto dello
scorso anno negli Stati Uniti.
Pochi mesi dopo, grazie alle intercettazioni di conversazioni tra esponenti
della destra honduregna, è scoppiato il cosiddetto Hondurasgate, uno dei più
grandi scandali documentati di interferenza politica statunitense e israeliana
in America Latina del XXI secolo.
Il suo primo bersaglio è stato “l’anello debole” dell’Honduras, prima con la
manipolazione di importanti segmenti elettorali, poi direttamente con la
falsificazione dei risultati elettorali. Il tutto per spianare la strada alla
vittoria delle destre, al servizio degli interessi statunitensi ed israeliani.
Come si ricorderà, pochi giorni prima delle elezioni in Honduras, Donald Trump
aveva gentilmente graziato l’ex presidente honduregno Juan Orlando
Hernández dalla condanna a 45 anni di carcere per narcotraffico, per aver
introdotto 450 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Nelle intercettazioni
Hernández rivelava le pressioni a suo favore della lobby sionista degli Stati
Uniti, nonché l’intervento dello stesso Netanyahu per ottenere la sua
scarcerazione, a cambio del suo ruolo di operatore al servizio degli Stati Uniti
e di Israele. Come parte dell’accordo per ottenere la grazia, oltre alla
costruzione di nuove basi militari statunitensi nella regione, si dà anche il
via libera all’arrivo di aziende specializzate in intelligenza artificiale e
“tecnologie di sorveglianza” legate ai servizi segreti israeliani.
In una di queste conversazioni, Hernández chiede fondi per dar vita a un’«unità
di giornalismo digitale» con sede negli Stati Uniti, con la diffusione di
notizie false contro i governi di sinistra in America Latina (in particolare
Colombia, Messico e Brasile) e contro gli ex presidenti honduregni Manuel Zelaya
e Xiomara Castro. Hernández sostiene anche che il Presidente argentino Javier
Milei avrebbe già contribuito con 350.000 dollari. Quella struttura
“giornalistica” dedicata alla guerra cognitiva amplificata dall’infrastruttura
dell’IA, dalle “reti sociali” e dalla propaganda mediatica tradizionale, dalle
parole è passata velocemente ai fatti per la “vittoria” delle destre più
reazionarie, grazie alla manipolazione delle coscienze e alla frode elettorale.
In meno di tre mesi, Honduras, Colombia e Messico hanno affrontato campagne di
attacco sui media tradizionali, operazioni di disinformazione, hackeraggio sulle
“reti sociali” e attacchi informatici che hanno preso di mira anche i sistemi di
conteggio e trasmissione dei dati elettorali.
Le azioni descritte negli audio coincidono con le denunce pubbliche poi fatte
dal presidente colombiano Gustavo Petro, dalla presidente messicana Claudia
Sheinbaum e dall’ex Presidente honduregno Manuel Zelaya. Tutti e tre hanno
denunciato vari episodi di interferenza, campagne di disinformazione e attacchi
all’infrastruttura digitale e politica dei rispettivi Paesi.
Nel caso dell’Honduras, prima ci sono stati gli sfacciati brogli elettorali
(anche digitali) nelle scorse elezioni presidenziali del novembre 2025 [ix].
In seguito, lo scorso 17 luglio, l’ex presidente Manuel “Mel” Zelaya ha
denunciato attraverso il suo account X che era stato violato il cellulare della
ex-Presidente Xiomara Castro, permettendo l’accesso non autorizzato alle sue
“reti sociali”. Tutti i messaggi precedenti sono stati cancellati dall’account e
sono stati diffusi tre messaggi, successivamente cancellati.
Il primo era un video del premier israeliano Netanyahu con il messaggio:
“Netanyahu è un ragazzo adorabile”. Il secondo ha suggerito un presunto
tradimento di Xiomara Castro contro suo marito, Mel Zelaya, durante il colpo di
Stato del 2009. La terza operazione ha cercato di collegare la famiglia Zelaya
con il narco-traffico con la pubblicazione di un video del 2017, accompagnato da
un audio manipolato. Esattamente una delle strategie descritte nell’
Hondurasgate, con la diffusione di presunti “file” contro la famiglia Zelaya per
deteriorare la loro credibilità politica ed eroderne l’immagine pubblica.
fonti:
[i] https://hondurasgate.ch/
[ii] Già nel 1989, l’ultraconservatore William S. Lind (e settori del Pentagono)
inizia a dar forma alla dottrina della G4G, perfezionata negli anni seguenti.
[iii] https://www.pagina12.com.ar/2026/07/04/operaciones-regionales-de-injerencia-electoral/
[iv] https://marcoconsolo.altervista.org/note-sullamerica-latina/
[v]https://www.gob.pe/institucion/mindef/noticias/1417452-ministros-de-defensa-y-representantes-de-33-paises-suscriben-declaracion-de-cusco-para-fortalecer-la-cooperacion-hemisferica
[vi] https://nuevordeninternacional.com/reunion-de-ministros-de-defensa-en-el-cusco-nos-necesitan-a-nosotros-o-nuestros-recursos/
[vii] Ibidem
[viii] https://www.latercera.com/mundo/noticia/con-chile-entre-sus-miembros-eeuu-crea-fuerza-operativa-con-18-paises-de-america-para-combatir-el-crimen-organizado/
[ix] https://marcoconsolo.altervista.org/honduras-un-golpe-sotto-lalbero-di-natale
Redazione Italia