Tag - sanità pubblica

Movimenti: alla ricerca di linee comuni
di Gianni Gatti (*) Semplice solidarietà o ribellione, costruita aggregando? In un clima sociale di frammentazione e poco ascolto reciproco fra gruppi che ancora non si sono pensionati dalla militanza politica non istituzionale, è difficile stabilire regole o almeno dare indirizzi di linee a movimenti, ma provo a redigere pubblicamente alcune riflessioni Oggi ci sono tre livelli di azioni e
Il mondo che Meloni inventò
di Mario Sommella (*).   La fabbrica della realtà: istruzioni per abitare il Paese più bello del mondo (quello immaginario)   Cari concittadini, una buona notizia: viviamo nel migliore dei Paesi possibili. Lo sappiamo per certo perché ce l’ha appena comunicato la premier dal banco del governo, con la compostezza di chi legge un bollettino meteorologico nel quale c’è sempre il
Milano, 10.000 persone manifestano per il diritto alla salute
Una grande manifestazione oggi a Milano ha riaffermato il diritto alla salute, chiedendo alla Regione Lombardia un piano straordinario per abbattere le lunghissime liste d’attesa, un reale sostegno al personale sanitario, l’effettiva attivazione di un Centro Unico di Prenotazione, la trasparenza nella gestione e la fine delle nomine politiche e della “superintramoenia”. Vittorio Agnoletto di Medicina Democratica ha sintetizzato così le ragioni del corteo: “Oggi siamo qui per cercare di fermare il progetto della Regione Lombardia di privatizzare totalmente il servizio sanitario nazionale e di consegnarlo ai privati. Chiediamo il ritiro della delibera del 15 settembre, attraverso la quale la Regione ha organizzato canali privilegiati di accesso al servizio sanitario per chi ha assicurazioni, mutui e fondi finanziari, mentre il cittadino normale, che va solo con il servizio sanitario, rischia di dover aspettare un anno o due anni per essere visitato. Il diritto alla salute non può dipendere dalle dimensioni del portafoglio.” Il Comitato Promotore della manifestazione comprendeva La Lombardia SiCura – Partito Democratico – Movimento 5 Stelle – AVS – Patto Civico – Italia Viva – Rifondazione Comunista – Partito Comunista Italiano – Avanti Partito Socialista Italiano. Numerose e rappresentative le adesioni:  Osservatorio Salute – CGIL Funzione Pubblica – SPI CGIL – CGIL Lombardia – ARCI Lombardia – Medicina Democratica – ACLI Lombardia – ACLI Milano –Movimento Consumatori – Federconsumatori – Forum per il diritto alla salute – Milano in Salute – Cooperativa Sandro Pertini Vanzago – Centro per la salute Giulio A. Maccacaro Castellanza – Costituzione Beni Comuni – ATTAC Italia – Comitato Cittadini per il diritto alla salute art. 32 – Coordinamento Lombardo Dico32 – SIAL Cobas – Comitato di difesa dell’Ospedale di Merate – Comitato Assistenza Domiciliare Pubblica Lecco – Centro Culturale Emilio Caldara Milano – Associazione Smarketing – Progetto ART32 – Unione Regionale per la Salute Mentale URASAM – Associazione Marco Cavallo – Forum Salute Mentale – Movimento Milano Civica – USB Lombardia – ISDE Lombardia – Alleanza Civica del Nord – Movimento Socialista Liberale – DIEM Milano – Comitato contro ogni Autonomia Differenziata Lombardia – Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Milano – Coordinamento Lombardo Sportelli Salute – Auser Lombardia – Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9 – PRI Milano   Redazione Milano
April 11, 2026
Pressenza
Effetti del blocco USA sulla sanità cubana
“Il blocco esiste, è reale e il suo effetto è permanente sulla sanità pubblica cubana”, ha affermato alcuni giorni fa il Viceministro della salute, il dottor Julio Guerra Izquierdo, spiegando nel programma televisivo Mesa Redonda come l’impatto diretto e crudele della politica del governo degli Stati Uniti colpisca la sanità pubblica. Tra i settori maggiormente colpiti dal blocco economico, commerciale e finanziario imposto dalle varie amministrazioni statunitensi all’isola caraibica dal lontano 1962 c’è anche quello della sanità, Una sanità garantita in modo gratuito a tutti i cubani, che si trova però a combattere con gli effetti procurati quotidianamente dalle sanzioni statunitensi. Tra gli effetti immediati sulla sanità spicca la cancellazione di contratti commerciali per l’acquisizione di tecnologie e prodotti medici, oltre al rifiuto da parte delle compagnie di navigazione di trasportare a Cuba vari carichi, tra cui farmaci. Inoltre Cuba non può acquistare attrezzature mediche, in molti casi essenziali per le cure dei pazienti, che contengano più del 10% di componenti prodotti negli Stati Uniti, il che ne limita di fatto l’acquisizione. Nel suo intervento alla trasmissione Mesa Redonda, Julio Guerra ha quantificato in 4,183 miliardi di dollari i danni prodotti al settore della salute dal blocco statunitense; nel solo 2025 il costo è stato stimato in 288 milioni di dollari. 25 giorni di blocco equivalgono al finanziamento richiesto per coprire il quadro base dei farmaci per un anno a Cuba (339 milioni di dollari). 9 giorni di blocco equivalgono al budget necessario per importare tutto il materiale di consumo del sistema sanitario nazionale in un anno: siringhe, garze, aghi, suture, cateteri, ecc. (129 milioni di dollari) 21 ore di blocco equivalgono al costo di acquisizione dell’insulina necessaria per un anno per i pazienti diabetici. (12 milioni di dollari) L’ordine esecutivo di Donald Trump nel quale impedisce all’isola di acquistare combustibile impatta ovviamente anche sul settore sanitario. La mancanza di energia elettrica limita molte cure, impedisce il normale svolgimento degli interventi chirurgici nelle sale operatorie, che devono essere rimandati con ovvie ricadute sulla salute dei pazienti, mette a rischio il normale processo di dialisi, limita l’esecuzione di normali esami diagnostici e molto altro. Il vice ministro comunque ha assicurato che nessun paziente è morto per cause imputabili alla mancanza di energia elettrica. Per far fronte a tale mancanza sono state stabilite priorità in ogni livello di assistenza, con particolare attenzione al programma materno-infantile, al controllo epidemiologico, alle emergenze, al trattamento di pazienti oncologici e con problemi renali e altro. Parallelamente viene incrementato il programma di installazione di pannelli solari per la produzione di energia elettrica; sono stati installati pannelli in 282 poliambulatori, 78 case di riposo, 97 strutture materne, 74 case per anziani e 15 ospedali. La direttrice dell’ospedale Calixto García, dottoressa in Scienze Iliovanys Betancourt Plaza, ricorda come le misure di soffocamento economico della Casa Bianca abbiano un effetto diretto sulla vita quotidiana di un complesso ospedaliero come quello che lei dirige. L’ospedale dispone di 21 padiglioni, che richiedono una garanzia energetica costante. La dottoressa ha menzionato i casi di persone che hanno subito un trauma e devono essere trasportate in ospedale. Occorre arrivare sulla scena in tempo per salvare il paziente, avere a disposizione un’ambulanza e, una volta giunti in ospedale, procedere all’intervento chirurgico. Per tutto questo occorrono carburante ed energia elettrica. Ha aggiunto che assistere più vittime in un’emergenza richiede risorse e tecnologie, che oggi mancano, in un settore in cui è necessario prendere decisioni rapide e difficili. Gli interventi chirurgici sono quelli più colpiti dalle carenze energetiche, soprattutto quando dipendono da gruppi multidisciplinari. Ha precisato che, quando in un’operazione intervengono diversi specialisti, sono necessarie alte tecnologie e molti input. Sostenere tutto questo è diventato una sfida tremenda. Nel settore della cardiologia l’acquisizione di pacemaker per l’impianto nei pazienti è molto difficile a causa del blocco e le degenze dei malati diventano più lunghe. Nei i momenti di maggiore tensione, come quando il servizio elettrico nazionale subisce una caduta, negli ospedali hanno ideato protocolli e strategie per affrontare questa emergenza dando priorità alle aree vitali. Durante i blackout energetici, alcuni gruppi elettrogeni non funzionano a causa del loro invecchiamento e della mancanza di pezzi di ricambio che non si possono acquistare per via del blocco. Il dottor Eugenio Selman Housein Sosa, direttore del centro cardiologico dell’Ospedale Pediatrico William Soler dell’Avana, ha sottolineato come le misure coercitive del blocco colpiscano direttamente i bambini, trasformando in nemici non i membri del governo, come affermano alla Casa Bianca, ma gli stessi malati, senza risparmiare i più piccoli. Nel settore cardiologico le migliori attrezzature per le cure sono statunitensi, ma a causa del blocco non possono essere acquistate da Cuba. “E’ una politica per colpire gli ospedali e farla pagare ai pazienti; poi questi ipocriti vanno in giro  a dire che la colpa è del governo cubano, accusandolo di essere uno Stato fallito,” ha affermato il medico. Yamilé García Villar, direttrice dell’Istituto di Nefrologia, ha assicurato che in tutto il Paese esiste una rete di 57 unità per la dialisi, dotate di tecnologia all’avanguardia, ma quando si verificano dei guasti diventa difficile reperire i pezzi di ricambio. “Dall’epidemia di coronavirus l’attività dei trapianti è diventata più difficile; insieme al ferreo blocco, questo ci ha impedito di raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati; a volte le terapie si allungano nel tempo, ma non ci siamo fermati”, ha affermato. “Le sanzioni mettono in pericolo la vita di 3.000 cubani che hanno bisogno della dialisi.”     Andrea Puccio
April 7, 2026
Pressenza
L’incompiuto diritto alla salute nelle periferie di Roma
La salute non può dipendere dal quartiere in cui si vive, dalla stabilità abitativa o dalle condizioni economiche e rendere effettivo il diritto alla cura significa difendere e rafforzare un sistema sanitario capace di raggiungere le persone prima che siano loro a rinunciare alle cure. Eppure, ci sono luoghi in cui è sempre più difficile curarsi. In alcune periferie urbane di Roma, per esempio, il diritto alla salute rimane spesso incompiuto: sebbene circa il 70% delle persone assistite dichiari di avere un medico di base assegnato, solo il 48% riferisce di utilizzarlo regolarmente. Analogamente, a fronte del 77% dell’utenza in possesso di una tessera sanitaria, appena il 17% ne dispone in corso di validità. La mancanza di residenza anagrafica rappresenta uno degli ostacoli principali. Questa fragilità amministrativa, strettamente connessa alla condizione abitativa, produce discontinuità nei percorsi di cura e alimenta insicurezza e sfiducia. Le patologie più frequentemente osservate durante le visite mediche riguardano l’apparato cardiocircolatorio, seguite da disturbi cutanei, respiratori e metabolici. Si tratta prevalentemente di condizioni croniche, spesso già note ai pazienti, ma gestite in modo discontinuo o inadeguato, a conferma delle difficoltà di accesso e continuità delle cure. È quanto emerge dal rapporto PERIFERIE – Salute e marginalità nei quartieri di Roma: Bastogi e Idroscalo di Ostia messo a punto da Medici per i Diritti Umani (MEDU) in collaborazione con la Fondazione Charlemagne, nell’ambito del programma “Periferiacapitale”. Un rapporto che documenta le condizioni di accesso alla salute nelle periferie romane attraverso l’esperienza sul campo della clinica mobile di MEDU “Un camper per i diritti”, attiva dal 2025 a Bastogi e all’Idroscalo di Ostia. Bastogi, nel Municipio XIII, è un quartiere caratterizzato da un complesso di edilizia residenziale pubblica che ospita circa 3.000 persone. Presenta forte isolamento urbano, occupazione abitativa, degrado strutturale, carenze manutentive e significativa segregazione spaziale e sociale. Idroscalo di Ostia, nel Municipio X, è un quartiere informale alla foce del Tevere con circa 500 abitazioni autocostruite e 2.000 residenti. L’area è esposta a rischio di inondazioni, priva di infrastrutture adeguate e isolata, con un accesso ai servizi particolarmente difficoltoso. Questi quartieri rappresentano esempi significativi di come marginalità sociale, precarietà abitativa e isolamento possano accentuare criticità già presenti nel sistema sanitario, producendo effetti concreti sulla salute e sul benessere delle persone. Il rapporto offre un’analisi approfondita dall’interno delle problematiche socio-sanitarie di questi due quartieri. Il rapporto evidenzia come le barriere all’accesso alla salute siano molteplici e interconnesse: difficoltà fisiche e logistiche, ostacoli economici, complessità burocratiche e sfiducia nelle istituzioni. A queste si aggiunge una diffusa carenza di alfabetizzazione sanitaria, che rende difficile orientarsi tra i servizi e accedere in modo appropriato alle cure. In questi contesti si osserva anche un fenomeno particolarmente critico: una quota significativa della popolazione rinuncia alle cure ancora prima di tentare l’accesso ai servizi, alimentando una forma di esclusione “a monte” che rende il divario sanitario ancora più profondo e invisibile. “Quello che emerge nelle periferie – evidenzia MEDU – non è un’eccezione, ma un segnale che riguarda il sistema nel suo complesso: le barriere nell’accesso alla salute non sono solo un problema dei quartieri marginali, ma trovano in questi contesti una forma più visibile e acuta, rendendo evidente un più ampio processo di erosione dell’accesso al Servizio Sanitario Nazionale che coinvolge l’insieme dei cittadini. Quando l’accesso alle cure dipende dalle condizioni di vita, il diritto alla salute rischia di perdere la sua universalità”. Il rapporto evidenzia inoltre il ruolo strategico della medicina di prossimità nel ridurre le disuguaglianze e alla luce dei risultati emersi MEDU “chiede innanzitutto al Governo di rimettere al centro dell’agenda la sanità pubblica, rafforzando il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale per arginare l’aumento delle spese out-ofpocket e garantire l’effettività dell’universalismo delle cure, nonché di sciogliere i nodi normativi che subordinano l’accesso alla salute alla residenza anagrafica. Occorre consolidare i servizi socio-sanitari territoriali per contrastare le marginalità urbane, integrando strutturalmente la salute mentale e i determinanti sociali nelle politiche nazionali e affrontando l’emergenza abitativa come determinante primario di salute, oltre la risposta meramente ambulatoriale. A Comune e Municipi di Roma di garantire informazione capillare su prevenzione e diritti, semplificare l’accesso alla residenza (anche fittizia) e migliorare i trasporti pubblici. Rimane fondamentale sostenere Tavoli permanenti con il Terzo Settore, la raccolta dati territoriale e la promozione di approcci interculturali, multidisciplinari e di medicina di prossimità. Alle Aziende Sanitarie Locali di investire nell’educazione sanitaria, intercettare gli “invisibili” con outreach domiciliare, integrare strutturalmente la salute mentale in tutti gli interventi sanitari territoriali, attivare screening multilivello e accompagnamento attivo – dal taxi sanitario gratuito al supporto specialistico – colmando il divario tra accesso formale e accesso reale”. Giovanni Caprio
March 31, 2026
Pressenza
La cooperazione sanitaria cubana continua anche sotto attacco
I medici cubani hanno trasformato i sistemi sanitari pubblici dall’Algeria al Brasile. L’internazionalismo della medicina cubana è diventato un pilastro dei dibattiti globali sulla salute, in particolare nel Sud del mondo. Per oltre sessant’anni, l’isola ha inviato centinaia di migliaia di professionisti sanitari in quasi tutte le regioni del mondo. […] L'articolo La cooperazione sanitaria cubana continua anche sotto attacco su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Sanità pubblica lombarda a rischio: stop a nuove convenzioni privatistiche nel pubblico!
“Non applicate la delibera regionale sulla super-intramoenia: a rischio il diritto all’accesso universalistico alla salute”! 27 organizzazioni chiedono con una lettera aperta l’esercizio della “obiezione di diritto” ai Direttori generali delle ASST e IRCCS lombardi sulla delibera regionale sulla sanità, XII/4986, 15 settembre 2025 “Non applicate la delibera regionale sulla sanità, la n° XII/4986, 15 settembre 2025, che di fatto istituisce la super-intramoenia, con una ulteriore scalata a forme privatistiche di sanità, che si abbatterebbe sulle fasce più fragili della popolazione”: con questo invito 27 organizzazioni si rivolgono a tutti i Direttori generali delle ASST e IRCCS della Regione Lombardia,  con una lettera aperta inviata via pec. “Quello che chiediamo è una sorta di disobbedienza civile, un’obiezione di diritto” hanno scritto i 27 firmatari “perché con la delibera in questione si mette ulteriormente a rischio l’accesso universalistico alla sanità da parte delle persone. Un rischio grave connesso alla cosiddetta sperimentazione di convenzioni tra la sanità pubblica e le diverse forme di sanità integrativa, mutue, assicurazioni, fondi, aggiungendo ulteriori prestazioni a pagamento in ‘libera professione’ da parte degli operatori sanitari pubblici, da cui sarebbero esclusi i meno abbienti e tutti quelli che non possono permettersi assicurazioni sanitarie e quant’altro”. Le 27 organizzazioni sottolineano che non si tratta di una semplice estensione dei rimborsi per chi ha sottoscritto polizze o gode di qualche “welfare aziendale”, ma di un meccanismo “salta la fila” anche nel pubblico, peggiorando ancora di più le diseguaglianze di accesso alle prestazioni sanitarie e contribuendo in maniera drammatica all’allungamento delle liste d’attesa. “Ma c’è un punto chiave e per il quale ci appelliamo ai Direttori con l’invito all’obiezione di diritto: l’introduzione di un’ulteriore libera professione (ALPI), aggiuntiva a quella esistente, rischia di far superare i limiti del 50% di orario complessivamente dedicato alla intramoenia rispetto alla attività sanitaria istituzionale” hanno specificato i firmatari, “aggravando il carico di lavoro per gli operatori sanitari. Inoltre, considerato che si applica anche ai ricoveri e non solo alle prestazioni ambulatoriali e diagnostiche, la super-intramoenia confermerà e aggraverà il ruolo sostitutivo, anziché integrativo, di fondi sanitari, mutue, assicurazioni, welfare aziendale, allargandosi sull’attività istituzionale, ovvero il soddisfacimento dei Livelli Essenziali di Assistenza”. L’invito ai Direttori è di valutare in modo approfondito la situazione aziendale per non aggravare gli squilibri tra le diverse attività, istituzionali e libere professionali e il mancato rispetto dei LEA per tutti/e. Di seguito l’elenco delle associazioni firmatarie della lettera ai Direttori Generali ASST e IRCCS:  Coordinamento Lombardo Sportelli Salute, Medicina Democratica, Arci, Partito della Rifondazione Comunista, Avanti PSI Milano, Partito Comunista Italiano, Associazione Naga Milano, Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9, Cooperativa Labriola Milano, Centro Culturale Emilio Caldara, Attac Italia, Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata, Movimento Consumatori, CARC, Associazione Gaia Milano, Associazione Milano in Salute, Coordinamento Comitati Salute Rhodense, Forum per il diritto alla salute, Coordinamento contro la guerra e il riarmo Milano Sud, CASP Bergamo, Movimento Milano Civica, Associazione la Nostra Voce Conta; Casa del Volontariato di Legnano, Simone Zambelli Assessore alla Salute Municipio 8, Anita Pirovano Presidente Municipio 9 Milano, Associazione Aiutiamoli Legnano, Associazione Pari&Dispari Legnano. Magistratura Democratica
March 9, 2026
Pressenza
La Sardegna reclama salute pubblica
La situazione della sanità pubblica è diventata sempre più lacunosa e precaria un po’ in tutta Italia ma, come di costume, diventa addirittura allarmante e al limite del collasso, in alcune regioni, prima fra le quali la Sardegna. Pronti soccorsi in cui si può far la fila per 24 o 36 ore, prima di essere visitati, chiusura di reparti negli ospedali, liste d’attesa bibliche per alcuni esami diagnostici e per le visite specialistiche, medici di base e guardie mediche a dir poco insufficienti. Sempre più persone si trovano costrette, davanti alle emergenze per la propria salute, a rivolgersi al sistema privato, pagando di tasca propria per prestazioni che dovrebbero essere erogate dal servizio pubblico. Magari fino a raschiare il portafoglio e così, chi non ce la fa, rinuncia addirittura a curarsi. E’ in questo contesto disumanizzante, che il Coordinamento dei comitati sardi per la sanità pubblica ha chiamato la popolazione a Cagliari, per una manifestazione di protesta, davanti ad una situazione diventata insostenibile. Occorrerebbero molti più medici negli ospedali, spesso anche più infermieri e più operatori sanitari, ma anche una più capillare presenza dei presidi sanitari in tutti i territori, soprattutto quelli più isolati. Ma questo richiederebbe uno sforzo economico notevole, che il governo preferisce dedicare al settore degli armamenti. Vale a dire che si preferisce investire sulla morte, non sulla vita. In piazza c’erano circa un migliaio di manifestanti, provenienti da diverse zone dell’isola, dove a macchia di leopardo si sono costituiti comitati locali per la difesa della sanità pubblica. Il corteo è arrivato in via Roma, sotto il palazzo del Consiglio regionale, dove una delegazione è stata ricevuta dai rappresentanti delle istituzioni, per presentare le richieste dei comitati popolari. Nel frattempo gli interventi dei portavoce dei vari territori, hanno dipinto un quadro da vera apocalisse della sanità pubblica in Sardegna. In particolare l’associazione Passeggini vuoti ha voluto mettere in luce il collegamento tra la diminuzione delle nascite, assai incisiva in molti paesi dell’interno, a rischio di spopolamento, e la mancanza di cure pediatriche vicine. Erano ben visibili sulla piazza una quindicina di passeggini vuoti, dove il bambino era sostituito da un cartello, come “senza cure l’infanzia non nasce”, o “dove sono i pediatri?”. Da segnalare anche l’intervento del portavoce dell’associazione di base dei consumatori (ABACO) che ha messo in relazione il collasso della sanità pubblica con l’economia di guerra che privilegia gli investimenti nel settore della Difesa, ovvero nelle armi. In questo modo vengono trascurati tutti i servizi pubblici, la salute, la scuola, l’aiuto ai disabili, agli anziani, la solidarietà sociale, per assecondare i profitti dei guerrafondai. La sensazione è che questa sia solo una tappa, in una lotta per la difesa della sanità pubblica e per una società che sia propensa alla cura, dell’ambiente come della persona, piuttosto che a produrre strumenti di morte, che incrementano nuove ferite e nuovi dolori. Carlo Bellisai
March 8, 2026
Pressenza
La sanità pubblica fa un “balzo in avanti”. In Cina…
Il Plenum cinese di questi giorni ha elaborato il 15° Piano Quinquennale, in cui tra le altre cose viene affrontato il problema della sanità. E non proprio secondo i canoni italiani. La sanità è infatti  posta in posizione strategica con lo slogan “Costruzione di una Cina sana” e l’obiettivo di […] L'articolo La sanità pubblica fa un “balzo in avanti”. In Cina… su Contropiano.
March 8, 2026
Contropiano