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La Lettera/appello della società civile alle istituzioni affinchè non sia approvata la modifica costituzionale in materia di Roma Capitale
36 associazioni e comitati, insieme a più di 60 esponenti del mondo civico, accademico, culturale, hanno inviato un appello ai parlamentari e a tutte le istituzioni coinvolte*  per chiedere di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non dare seguito al Disegno di legge “Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale”, approvato in prima lettura alla Camera dei deputati il 29 aprile scorso[1]. Un Disegno di Legge   che intende conferire a Roma i poteri legislativi di una Regione per 11 materie, limitandone l’ambito al solo perimetro comunale, senza alcuna informazione e  confronto con la cittadinanza. Noi  firmatarie e firmatari della lettera, che nel gennaio scorso avevamo già inviato un appello[2]  al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri,  al Presidente della Regione Lazio Rocca,  ai Presidenti dei Municipi e a istituzioni e partiti,  manifestando una  forte contrarietà alla   modifica costituzionale,   ancora una volta chiediamo  a tutte le forze politiche e a tutti i livelli istituzionali di  fermare il processo in corso, e di  non dare alcun contributo “costruttivo”  per modificare la Costituzione Italiana. Siamo convinti che Roma abbia  il diritto ad avere riconosciute le peculiarità come Capitale e conseguentemente anche strumenti più adeguati per affrontare la complessità delle tante  problematiche la rendono unica nel panorama nazionale. Ma riteniamo che questo possa e debba avvenire  con una legge ordinaria, che assegni  più risorse finanziarie, strutture tecniche-amministrative più adeguate a livello di presenze e profili professionali, più autonomia amministrativa e una diversa organizzazione di Comune, Città metropolitana, Municipi, con una ridistribuzione delle competenze per gli ambiti di  area vasta e di prossimità. Una legge, quindi, a nostro avviso imprescindibile,  senza la quale l’attività dell’amministrazione comunale, oltre a risultare assai più onerosa, rischierebbe di risultare inadempiente rispetto alle maggiori competenze attribuite. Il Disegno di legge costituzionale Meloni – Casellati – Calderoli attribuisce al Comune di Roma poteri legislativi su alcune   materie attualmente concorrenti Stato/Regione che diventerebbero  concorrenti Stato/Roma Capitale:  governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali, e su alcune delle cosiddette “materie residuali”, allo stato attuale di esclusiva competenza legislativa della Regione, che diventerebbero  di esclusiva competenza di Roma Capitale: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; commercio; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale. Queste le principali criticità che vogliamo evidenziare: 1)     Il definitivo abbandono della prospettiva della Città metropolitana e di una governance di area vasta  – Dal 2014  attendiamo  la attuazione compiuta  della Città metropolitana di Roma, con  la pianificazione e la gestione di ambiti quali urbanistica,  trasporto pubblico locale, commercio, turismo, servizi e politiche sociali. Tutte materie che con il DDL costituzionale sarebbero  confinate nel perimetro comunale, con l’esclusione,  di fatto, di tutte quelle cittadine e  cittadini romani che vivono nei comuni contermini, in molti casi  espulsi dalla città per difficoltà abitative, ma che lavorano e ogni giorno si spostano nella Capitale  2)    l’accentramento di poteri legislativi nelle istituzioni comunali, l’Assemblea Capitolina e lo stesso  Sindaco,  accentramento che  senza  i contrappesi del confronto con l’amministrazione regionale,  rischia di attribuire uno smisurato potere decisionale su materie fondamentali per lo sviluppo della città – a partire dall’urbanistica – alle maggioranze politiche capitoline del momento. 3)    la mancanza di chiarezza  nei contenuti e nella tempistica rispetto a  un effettivo decentramento ai Municipi  E, soprattutto,  la totale mancanza di informazione e di dibattito pubblico su un provvedimento  che avrà ricadute concrete sulla vita della cittadinanza  e di cui la cittadinanza  non sa nulla,   concordato tra  vertici istituzionali senza alcun confronto democratico né coinvolgimento  dei Municipi, che pure avrebbero potuto e dovuto diventare le sedi della condivisione  e della partecipazione delle proposte. Un tema ridotto a slogan da campagna elettorale, ma che evidentemente non merita spiegazioni, neppure  alle elettrici e agli elettori che già si cominciano  a convocare negli incontri in vista delle prossime elezioni comunali e politiche. Infine  manifestiamo la nostra ferma contrarietà   all’inserimento del  comma, che prevede che  “La legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative”: inserimento che ci appare per certi versi inutile, dato che per attribuire specifiche funzioni amministrative non sono necessari  interventi  costituzionali, per altri versi preoccupante, nel caso che  preluda  al conferimento di poteri analoghi a quelli di Roma Capitale ad altre città italiane, oltretutto facendo venir meno tutta l’impalcatura retorica e normativa basata  sulla specificità  della Capitale. Considerando che la modifica costituzionale dovrà essere  adottata da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e approvata con una maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione, e che in caso contrario la legge potrà essere sottoposta a referendum popolare, chiediamo alle donne e agli uomini eletti in Parlamento dalle cittadine e dai  cittadini di impegnarsi  per approvare una legge ordinaria per la Capitale che conferisca gli strumenti finanziari e amministrativi di cui ha bisogno, e  di non rendersi complici di questo ennesimo stravolgimento della Costituzione, che ancora una volta va nella direzione  della  dissoluzione di quell’equilibrio di poteri che solo può garantire le nostre fondamenta democratiche, la tutela del patrimonio collettivo e l’uguaglianza dei diritti di tutte e di tutti. Associazione Carteinregola ARCI Roma Associazione Artù Associazione A Sud Associazione Aspettare Stanca Associazione Bianchi Bandinelli Associazione Da Sud Associazione di Quartiere Fontana Candida Associazione  IL MIO AMICO ALBERO ODV Associazione Insieme per la Curtis Draconis Associazione Mare libero litorale romano Associazione Per Roma Associazione Progetto Celio Associazione Roma Ricerca Roma Associazione Simbolo Associazione Tavoli del Porto Associazione Villa Certosa OdV Casa dei Diritti Sociali CRED (Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia) CILD (Centro di iniziativa per la Legalità Democratica) Cittadinanzattiva Lazio Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti Comitato Parchi Colombo OdV Comitato per la difesa della pineta di Villa Massimo Comitato per il Progetto Urbano San Lorenzo e la Salvaguardia del Territorio Comitato Stadio Flaminio Comitato Villa Blanc Corviale Domani Diario Romano Forum Disuguaglianze Diversità Italia Nostra Roma Rete Tutela Roma Sud e Castelli Romani Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio Urban Experience Aps VAS (Verdi Ambiente e Società) onlus WWF Roma e Area Metropolitana Ilaria Agostini, ricercatrice di urbanistica Università di Bologna Alessandro Albanesi, Presidente AGS Ella Baffoni, giornalista Paolo Berdini, urbanista Piero Bevilacqua, storico Paola Bonora, già docente ordinaria di Geografia Università di Bologna Rita Campioni, già insegnante Lucio Carbonara, urbanista Giulio Cederna, ricercatore Filippo Celata, docente  di Geografia economica, Università di Roma La Sapienza Carlo Cellamare, docente di  Urbanistica, Università di Roma La Sapienza Danilo Chirico, giornalista e scrittore Lucio Contardi, urbanista Silvano Curcio, Docente di Management dei patrimoni immobiliari e urbani, Università di Roma La Sapienza Ernesto D’Albergo Professore di Sociologia politica, Università di Roma, Sapienza Vezio De Lucia, urbanista Stefano Deliperi,  presidente Gruppo d’Intervento Giuridico Giuseppe De Marzo, economista, attivista, giornalista e scrittore Mirella Di Giovine, architetto, Università di Roma La Sapienza Marco Esposito, giornalista Anna Falcone, giurista e attivista Roberto Federici , già insegnante Sarah Gainsforth, giornalista Pietro Garau, urbanista Elena Granaglia emerita  Professoressa di Scienza delle Finanze al Dipartimento di Giurisprudenza di Roma3 Maria Pia Guermandi, coordinatrice Emergenza cultura Clara Habte, giornalista Visenta Iannicelli, già dirigente di Roma Capitale Carlo Infante, docente di Performing Media per l’innovazione territoriale – Università Mercatorum Maria Ioannilli, già docente di Tecnica Urbanistica, Università di Roma Tor Vergata Franco La Torre Susanna Le Pera, già responsabile del Servizio Carta per la Qualità di Roma Capitale Maria Cristina Lattanzi, consigliere Italia Nostra Roma Giuseppe Libutti, Avvocato Paola Loche, Naturalista Paolo Maddalena, vice Presidente emerito della Corte Costituzionale Fabio Marcelli, giurista internazionale Guido Maria Marinelli, già docente, attivista ambientale Clarice Marsano, architetto, già Ministero Beni Culturali Marina Montacutelli, storica Tomaso Montanari, storico dell’arte Marco Miccoli, vicepresidente nazionale Anppia Loretta Mussi, medico Rosanna Oliva De Conciliis, attivista per i diritti civili e. per la  parità Giorgio Osti portavoce del Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano di Roma Capitale Pancho Pardi, già Professore di Urbanistica Università di Firenze, ex Senatore Rita Paris, già Direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica Massimo Pasquini, già segretario nazionale Unione Inquilini Thaya Passarelli, Rosario Pavia, urbanista Barbara Pizzo,  professoressa Associata di Urbanistica  Università di Roma La Sapienza Enrico Puccini, Osservatorio Casa Roma Christian Raimo, insegnante scrittore Daniela Rizzo, archeologa, già Ministero Beni Culturali Paolo Salonia, già Dirigente di Ricerca CNR, Consigliere ICOMOS Italia e Vicepresidente Italia Nostra Roma. Enzo Scandurra, urbanista Maria Spina, architetto Pietro Spirito, economista dei trasporti Giancarlo Storto, urbanista Riccardo Troisi, Ricercatore Università di Tor Vergata, economista, ReOrient, Centro studi Fairwatch,Ries, Next, tra i fondatori di comune-info.net Walter Tucci, giurista e costituzionalista Massimo Villone, Professore emerito di diritto costituzionale all’Università Federico II di Napoli Vincenzo Vita, giornalista e saggista Roma, 21 maggio 2026 (*). La lettera è stata consegnata il 21 maggio malla Segreteria del Sindaco Gualtieri, alla Presidente dell’Assemblea Capitolina Celli e ai capigruppo capitolini, e inviata via email a senatori, presidenti dei gruppi della Camera, al presidente della Regione Lazio Rocca, al presidente Aurigemma e ai consiglieri regionali, ai consiglieri capitolini, ai Presidenti di Municipio e ai Presidenti dei consigli municipali. Vai a Roma Capitale,  Roma Città Metropolitana, Decentramento Municipi cronologia e materiali vai al DDL costituzionale approvato dalla Camera il 29 -4 -2026 -------------------------------------------------------------------------------- [1] Il Disegno di legge ha ottenuto i voti favorevoli della maggioranza e di Azione,  i voti contrari di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle e l’astensione dei parlamentari del Partito Democratico e di Italia Viva. [2] vedi L’Appello: Poteri di Roma Capitale, l’altra riforma costituzionale che avanza senza nessun coinvolgimento dei cittadini del  20 gennaio 2026 https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/ FacebookEmailCondividi NAVIGAZIONE ARTICOLI
Roma. Il 14 in Campidoglio per la delibera per la rottura dei rapporti con Israele
Giovedi si riunisce il consiglio comunale: la delibera per lo stop ai rapporti con Israele deve entrare in aula! Dopo aver inondato la Cordonata Capitolina con i colori della Palestina e aver consegnato oltre il triplo delle firme necessarie — un record per una delibera di iniziativa popolare a Roma […] L'articolo Roma. Il 14 in Campidoglio per la delibera per la rottura dei rapporti con Israele su Contropiano.
May 10, 2026
Contropiano
La Fondazione Nervi al Ministero: rispettare il vincolo sullo Stadio Flaminio
Dal sito www.stadioflaminio.org foto della Fondaz. PLN La Pier Luigi Nervi Foundation, l’organizzazione che detiene i diritti delle opere del famoso ingegnere e architetto che progettò lo Stadio Flaminio e molte altre opere entrate nella storia dell’architettura, il 22 aprile 2026 ha inviato una lettera a Roma Capitale e alla Soprintendenza di Stato [1] con oggetto: Conferenza dei Servizi relativa al progetto di riqualificazione dello Stadio Flaminio presentato da S.S. Lazio S.p.A. – Deposito nota tecnica nell’interesse dell’Ing. Marco Nervi, quale coerede del progettista Pier Luigi Nervi e portatore di interesse legittimo” nella quale chiede che la nota inviata in allegato “venga acquisita, protocollata e tenuta nella massima considerazione nell’ambito delle determinazioni istruttorie e conclusive del procedimento”. In sintesi viene chiesto il rispetto del vincolo apposto all’opera nel 2018 dal Ministero dei Beni e delle Attività con la Relazione storico -critica a cura della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. La lunga e approfondita nota allegata [2] è a firma di Ugo Carughi e Francesco Romeo, il primo, architetto, Ex Presidente di Docomomo Italia (gruppo nazionale di Do.co.mo.mo International che si occupa della documentazione, conservazione e valorizzazione degli edifici e dei complessi urbani del Novecento) e Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia (Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei siti), il secondo Professore Ordinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma. Il prof. Romeo è anche stato Project Leader del team di specialisti e studiosi della Sapienza Università di Roma, della Pier Luigi Nervi Project Association e di Do.Co.Mo.Mo. Italia, che ha promosso e curato Il Pier Luigi Nervi Project , un progetto di ricerca per il restauro e il recupero dello Stadio Flaminio che ha avuto il sostegno di The Getty Foundation come parte dell’iniziativa Keeping it modern Architectural Conservation Grants 2017[3]. Un lavoro importante, che nonostante il patrocinio di Roma Capitale è stato completamente accantonato, con il periodico riproporsi del progetto di fare dell’impianto sportivo inutilizzato da anni lo Stadio della Lazio S.S., progetto che comporterebbe il totale stravolgimento dell’opera architettonica, con un’espansione verticale per insediare le gradinate necessarie a raggiungere la capienza di più di 50.000 spettatori, sostenute da una struttura esterna che cancellerebbe alla vista l’opera dei Nervi, distruggendone la “grande pensilina a sbalzo” che – come dichiarato nel decreto del Ministero – “caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”[2]. Dopo la bocciatura da parte dell’Assemblea Capitolina di un altro progetto di recupero e gestione dello Stadio, con la principale motivazione che delle attività sportive che prevedano gli spettatori consentiti dall’attuale capienza anzichè il pubblico delle grandi competizioni sportive internazionali non sono di interesse pubblico[4], la S.S. Lazio è tornata alla carica, presentando il progetto per la mega struttura che dovrebbe ospitare le partite e il solito corredo di attività volte all’equilibrio economico dell’operazione: nella recente conferenza stampa la lunga sequenza di rendering ha mostrato una trasformazione incompatibile con i vincoli apposti [5]. Riportiamo in calce la nota della PGF, supportata anche da AIPAI (Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) e da Carteinregola, allegata alle lettera ai due enti, di fatto un appello al Sindaco e alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro . Ci auguriamo che il Sindaco non intenda sacrificare un importante patrimonio collettivo per consegnarlo al profitto di un privato – vedi le citate attività commerciali per garantire l’equilibrio economico finanziario – con pesanti ricadute su un territorio già provato da numerosi poli di attrazione – vedi Stadio Olimpico a pochi metri – che rendono già ora invivibili i quartieri limitrofi durante gli eventi sportivi e di varia natura. Ma soprattutto ci auguriamo che la Soprintendente Porro sia ferma nel mantenere quel vincolo posto dallo stesso Ministero della Cultura per tutelare una straordinaria opera architettonica. (AMBM) PIER LUIGI NERVI FOUNDATION: NOTE SUL PROGETTO S.S. LAZIO S.P.A PER LO STADIO FLAMINIO CONSIDERAZIONI PRELIMINARI Il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, presentato dalla S.S. Lazio S.p.A il 6 e 9 febbraio 2026, nell’ambito  della  documentazione relativa alla Proposta   di riqualificazione, ammodernamento e ampliamento dello Stadio Flaminio in Roma ai sensi dell’art. 4 del D. Leg.vo n. 38 del 2021, mette in campo una molteplicità di temi, dagli strumenti urbanistici alle condizioni geologiche dell’area; dai percorsi e dalla mobilità pedonale e su gomma ai parcheggi; dai caratteri idraulici del terreno agli aspetti impiantistici. I due temi più delicati, ai quali tutti gli altri sono direttamente o indirettamente collegati, sono rappresentati dalle modalità di recupero dello stadio Flaminio e dalla loro compatibilità con l’interesse culturale dichiarato su quest’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. Ebbene, nell’elaborato 01 Relazione Generale Ambito Urbano del suddetto progetto, questi ultimi due aspetti, che per loro natura e preminenza dovrebbero essere esaminati assieme, sono trattati in modo nettamente separato e manifestamente contraddittorio. Il primo è collocato all’inizio, nel capitolo titolato: 0. LO STADIO FLAMINIO: LA STRUTTURA ESISTENTE IN RAPPORTO ALL’IPOTESI DI PROGETTO. Nei paragrafi 0.1, 0.2, 0.3, 0.4, 0.5, 0.6 sono dapprima esaminate in termini generici le problematiche delle strutture in cemento armato in rapporto alla durabilità e alla sicurezza. Successivamente, si richiamano le vicende che hanno interessato lo stadio Flaminio a partire dall’inaugurazione, nel 1959, cui seguirono, dagli anni ’80 in poi, periodici lavori prevalentemente di ripresa strutturale e circoscritte modifiche funzionali, fino al 2012, quando la capienza ammissibile era progressivamente diminuita dai 50.000 spettatori iniziali nel 1960 a soli 4.000 (verbale di agibilità del 2012), anche a seguito dei progressivi aggiornamenti delle normative in materia di impianti sportivi e delle conseguenti limitazioni funzionali. Successivamente, il lungo periodo di abbandono, con conseguenti vandalismi e danneggiamenti. In tale parte della relazione sono anche dichiarati gli obiettivi del progetto: ripristino della capienza originaria dello stadio (e sua) rifunzionalizzazione … nell’obiettivo di restituirlo alla sua specifica funzionalità originaria di stadio per competizioni di massimo livello. Prima ancora di ragionare delle possibili proposte architettoniche, non può non osservarsi che gli obiettivi dichiarati, nel puntare all’incremento della funzione di stadio per competizioni calcistiche di massimo livello (Serie A e competizioni europee) e al ripristino della capienza originaria, comportano necessariamente la realizzazione di nuove strutture volumetricamente rilevanti: quasi uno stadio aggiuntivo a quello esistente. Come citato nella relazione stessa (Elaborato n.001, p. 7), l’originaria capienza di circa 50.000 spettatori (1959) era stata raggiunta grazie a 34.744 posti in piedi nei settori di curva e 15.256 posti a sedere sulle tribune est e ovest. Ma nel 1986 i posti in piedi furono eliminati, come precisa la Relazione Tecnica Generale del progetto (p.24). Pertanto, prevedendo esclusivamente posti a sedere, il volume degli spalti dovrà notevolmente aumentare. Non si tratterebbe, dunque, soltanto di ricostruzione di parti ammalorate e in degrado, che è anche contemplata nel programma d’intervento in tutti i casi in cui le condizioni di ammaloramento dell’impianto lo richiedano; si tratterebbe di un nuovo stadio, che utilizza la stessa sede d’impianto di quello esistente. Dunque, anche sul piano della sola funzione, l’obiettivo appare impossibile da conseguire senza proporre nuove strutture che, come può facilmente verificarsi guardando il progetto, modificherebbero in modo pesantissimo e irreversibile lo stato dei luoghi e l’organismo esistente, a cominciare dalla sua stessa immagine. Considerando, invece, che lo stadio originario era dotato di spazi e strutture per altri sport oltre al calcio (cinque palestre e una piscina con relativi servizi), per restituirlo davvero alle sue funzionalità originarie, occorrerebbe concepire lo stadio Flaminio come un impianto sportivo polifunzionale per i settori giovanili e per il pubblico più ampio, incrementandone la polifunzionalità ed escludendo incontri di calcio di massimo livello. E ciò – diremmo soprattutto – per la sussistenza del vincolo ministeriale, considerandone le motivazioni espresse nella relazione allegata al provvedimento, che più oltre saranno richiamate. In proposito, non è un caso che il tema del vincolo sullo stadio sia collocato nell’ultimo paragrafo dell’ultimo capitolo: 4. RAPPORTO DELL’AREA DI PROGETTO CON I BENI CULTURALI IMMOBILI E VINCOLI. 4.2 Stadio Flaminio: vincolo di tutela; nettamente disgiunto da tutti gli altri aspetti del progetto. Riguardo alla Dichiarazione di interesse storico-artistico, la relazione di progetto dichiara che tale questione pone una specifica problematica che richiede di essere affrontata e risolta nelle sedi opportune. E, ancora, che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti alle sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali. Ma si prevede la rimozione della pensilina che, evidentemente, non si ritiene una essenziale e tipica caratteristica architettonica e strutturale. È appena il caso di rilevare come sia del tutto ingiustificato separare il progetto dalla contestuale considerazione del vincolo apposto sullo stadio e, soprattutto, delle motivazioni del provvedimento ministeriale, quasi relegando la questione a un adempimento burocratico. IL PROGETTO IN RAPPORTO ALLA DICHIARAZIONE DI INTERESSE CULTURALE Un primo aspetto sottolineato dalla relazione di vincolo del MiC è la “qualità della nuova sistemazione urbanistica e (delle) singole architetture, (che) diverrà un esempio a livello nazionale ed internazionale”. Viene ancora sottolineato che “il nuovo stadio, insieme al vicino Palazzetto dello Sport, … diviene l’edificio maggiormente rappresentativo, anche a livello urbano, del complesso delle nuove Olimpiadi”. Nella relazione del Ministero, dunque, le opere realizzate per le Olimpiadi del 1960 vanno in primis considerate quali insieme di capolavori architettonici innovativi, in stretta relazione con la disposizione urbanistica dell’area, oltre che con il momento storico che impose Roma all’attenzione internazionale. In un’unica area una serie di architetture d’autore, accomunate da un comune, innovativo livello tecnologico e da alti valori espressivi, sono il frutto di una stagione produttiva irripetibile. Di fronte a un siffatto insieme, una operazione snaturante condotta anche soltanto su una di esse, tra l’altro una delle più rappresentative come lo stadio Flaminio, determinerebbe un vulnus su tutto l’insieme. Tra le prescrizioni del bando di concorso del 1956 per la progettazione del nuovo stadio, la relazione di vincolo ricorda come “il nuovo Stadio dovesse essere contenuto entro il perimetro del preesistente”; e che “il nuovo progetto non doveva superare in altezza i 18 – 20 ml. per limitare l’invasività delle tribune rispetto al contesto naturale circostante”. È indubbio che tali indicazioni, valide nel 1956 come oggi, siano state fondamentali per definire il morbido e sfilante profilo dello stadio, adagiato all’interno di un pregevole contesto territoriale. Le prescrizioni del bando sono state interpretate da Nervi in modo magistrale, tanto che le dimensioni e la sagoma dello stadio ne costituiscono, al contempo, un fondamentale fattore di qualità architettonica e di collocazione paesaggistica. Ma è la stessa relazione del progetto in commento che sottolinea come la presenza del vincolo paesaggistico secondo la Tavola A del PTPR impone un approccio progettuale responsabile e integrato, che tenga conto non solo delle esigenze funzionali e strutturali dell’impianto sportivo, ma anche della sua relazione con il contesto urbano e ambientale, promuovendo una rigenerazione sostenibile e rispettosa del patrimonio identitario di Roma. Dunque, immaginare un nuovo stadio al di sopra di quello esistente, che si elevi per circa il doppio dell’altezza delle gradonate delle tribune del Flaminio, e di quattro volte di quella delle curve, con l’aggiunta di una copertura continua che raggiunge la quota massima di 40,6 metri, appare un assurdo da qualsiasi punto di vista e in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo. Peraltro, tale quota superiore viene giustificata per non superare le quote delle torri faro di + 44,94 m, evitando eccessivo impatto visivo e volumetrico sul quartiere Flaminio (elaborato  10  Relazione paesaggistica, capitolo 10). Criterio del tutto improprio, accompagnato da un commento che sa di beffa, dato che è di tutta evidenza che l’impatto di elementi verticali puntuali non può certo essere paragonato a quello di un gigantesco volume pieno. Nel citato paragrafo 4 della relazione di progetto si sottolinea che il manufatto stadio è stato complessivamente conservato e preservato da trasformazioni inerenti le (sic) sue essenziali e tipiche caratteristiche architettoniche e strutturali di riferimento, con l’unica eccezione dell’alienazione della pensilina di copertura. Ma poi, nel paragrafo della stessa relazione titolato 4.2a Copertura della tribuna d’onore (pag.21), si afferma che La tribuna coperta, sorretta da una struttura in cemento armato a sbalzo, rappresenta uno degli elementi più iconici dell’opera, per la sua audacia tecnica e la raffinatezza costruttiva. E il testo continua con una dettagliata descrizione. Forse la pensilina è ‘raccontata’ perché il progetto, in contrasto con le sue stesse valutazioni, prevede  di eliminarla e la descrizione  scritta ne rimarrebbe l’ultima testimonianza? Infatti, la stessa relazione di progetto, al paragrafo 7.4a (pag. 37), informa che tra le prime operazioni previste in fase di cantiere vi è la demolizione della pensilina in cemento armato a sbalzo posta sulla tribuna ovest … nonostante il suo valore storico, la pensilina presenta gravi criticità strutturali e risulta non compatibile con il nuovo assetto progettuale. Intanto, sarebbe più corretto dire: “il nuovo assetto progettuale risulta non compatibile con la pensilina”. Quanto alle “criticità strutturali”, non sarebbe certo impossibile porvi rimedio tenendo anche conto delle metodologie di consolidamento e restauro. Ma, in proposito, non può tacersi che in tutta la relazione il termine “restauro” compare due sole volte. La prima, con riferimento non allo stadio Flaminio, ma al Palazzetto dello Sport (pag. 14). La seconda, con diretto riferimento al Flaminio, pone l’accento sulla più ampia operazione di ‘riqualificazione’, termine più vago e meno impegnativo nei riguardi dei valori storici e architettonici dell’opera. Il progetto è considerato un ‘gesto urbano’ (pag. 34). Il che conferma, se non altro, la dimensione dell’operazione, anche se consistesse, come dovrebbe, nel solo restauro e ragionevole aggiornamento dello stadio, conservandone non soltanto la pura consistenza materiale, ma anche l’immagine urbana. D’altra parte, la demolizione della pensilina è in pieno contrasto con le motivazioni del vincolo della Soprintendenza ad essa riferite. La “grande pensilina a sbalzo caratterizza anche dal punto di vista formale e architettonico l’intera struttura”. E ancora: “Di particolare interesse è la soluzione dell’ampia pensilina aggettante che copre le gradonate della tribuna d’onore del settore occidentale; è un capolavoro geometrico-costruttivo, sostiene la critica. La sagoma dello sbalzo si snellisce con continuità dall’incastro all’estremità libera e di grande effetto scenografico è l’elegante superficie rigata”. Così la considera il Ministero. Ma c’è di più. Il Flaminio viene considerato dal Ministero anche come parte di un altro insieme, costituito dagli stadi Berta, a Firenze (1929-1932), dal progetto dello stadio a Swindon, in Inghilterra (1963-1966), e dallo stadio comunale di Novara (1964), tutti accomunati dalla terminologia coniata da Le Corbusier: l’estetica dell’ingegnere. La relazione di vincolo del Ministero pone con attenzione il confronto tra le strutture che reggono le pensiline di questi stadi, a cominciare da quello fiorentino: “l’armonico profilo curvilineo dei costoloni maschera gli sforzi di trazione e di compressione che ne hanno determinato la forma … anche nello stadio Flaminio è ottenuto lo stesso risultato statico rinforzando la parte iniziale dello sbalzo. In esso, tuttavia, è stata usata una tecnologia più sofisticata … Se si confrontano le sezioni del progetto per lo stadio a Swindon e per quello di Novara, molto simili a quella del Flaminio, si comprendono con immediatezza le analogie strutturali e formali, che fanno di queste opere i brani di un unico, straordinario racconto”. Nessun dubbio, quindi, per il Ministero, sull’importanza di tale elemento, anche in relazione ad altre opere dello stesso autore. Infine, la relazione di vincolo sullo stadio Flaminio prescrive di “rispettarne la struttura, l’impianto originario, nonché le finiture … fattori … fortemente identitari e non modificabili in una strategia di valorizzazione dell’impianto”. Ebbene, non riteniamo che questo “rispetto” possa tradursi nel conservare lo stadio di Pier Luigi e Antonio Nervi per poi seppellirlo sotto una struttura abnorme, che ne cancellerebbe la nuda essenzialità e lo collocherebbe fuori scala, alterandone il rapporto con il contesto urbano. L’esterno dello stadio letteralmente scomparirebbe, preceduto da una selva ridondante di giganteschi e fantasiosi telai in acciaio, lontanissimi dalla razionale sobrietà materica e morfologica del Flaminio. In definitiva, non possono non rilevarsi le contraddizioni contenute nella stessa relazione di progetto tra i generici intenti e le ridondanti espressioni di riconoscimento dell’opera dei Nervi: è possibile intervenire su impianti esistenti, anche vincolati, con progetti coerenti e di qualità, a condizione che vi sia una visione strategica condivisa tra pubblico e privato (pag. 29); gli stadi storici vincolati possono essere modernizzati senza rinunciare all’identità originaria (pag. 30); La proposta di riqualificazione dello stadio Flaminio si fonda su un equilibrio delicato tra conservazione e innovazione. L’obiettivo è duplice: da un lato, proteggere e valorizzare gli elementi identitari dell’impianto progettato da Pier Luigi Nervi (pag. 33): ma Pier Luigi non lo aveva progettato con il figlio Antonio? Per gli attuali progettisti la cosa non ha importanza. Gli elementi che definiscono il valore architettonico e strutturale dell’edificio sono molteplici … tra questi spiccano la pensilina della tribuna Ovest (pag. 33): come mai, allora, vogliono rimuoverla? E si potrebbe continuare. In conclusione, si ribadisce che il progetto è in totale contrasto con le motivazioni che hanno indotto il competente  Ministero   a  decretare  l’interesse   culturale  dello    stadio. Occluderne l’immagine e parcellizzarne la complessiva percezione è contrario, infatti, a qualsiasi intento di tutela e modificherebbe la natura ‘pubblicistica’ dell’opera, che non sarà più percepita nelle condizioni che rappresentano le modalità percettive di un’opera pubblica contemplate dalla letteratura economica. Una selva di telai metallici gesticolanti, di scale aeree, di passerelle, ben lontana dalla essenziale successione dei sostegni di Pier Luigi e Antonio Nervi, sostengono le gradinate aggiuntive del nuovo progetto, enfatizzandone il ‘fuori scala’ rispetto allo stadio esistente. Anteponendovisi, ne frantumano l’immagine unitaria, cancellandone ogni suggestione proveniente dal felice connubio tra architettura e paesaggio, di cui l’opera dei Nervi era stata un’interprete d’eccezione. Richiamiamo, in proposito, quanto fin dal 1936 scriveva Walter Benjamin sull’architettura: “Delle costruzioni si fruisce in duplice modo: attraverso l’uso e attraverso la percezione. O, in termini più precisi: in modo tattico e in modo ottico … Non c’è nulla, dal lato tattico che faccia da contropartita di ciò che, dal lato ottico, è costituito dalla contemplazione” (W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936). Le motivazioni e le prescrizioni contenute nella dichiarazione di interesse culturale dello stadio Flaminio di Roma sono interamente recepite dal Piano di Conservazione elaborato nell’ambito del programma Keeping It Modern, finanziato dalla Getty Foundation e acquisito in atti dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma con prot. 346-A del 04.01.2021. A riprova di ciò, in una nota del 29.01.2021 con prot. 4827-P, il Soprintendente Speciale ha concordato nel ritenere “il Piano di conservazione elaborato quale strumento indispensabile in vista degli auspicabili interventi di restauro”. Ugo Carughi Ex Presidente Docomomo Italia Membro del Consiglio di Direzione e Coordinamento Tecnico dei Comitati Scientifici ICOMOS Italia Francesco Romeo ProfessoreOrdinario di Scienza delle Costruzioni Sapienza Università di Roma ROMA, 22 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com 24 aprile 2026 Vedi anche Stadio Flaminio – II Municipio – cronologia materiali 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza 26 giugno 2025 Piediperterra al Flaminio un’esplorazione urbana alla scoperta delle trasformazioni del quartiere VEDI IL VIDEO DELL’INTERVENTO di Maurizio Giodice sullo Stadio Flaminio 27 aprile 2025 Il video di Carteinregola: Stadio Flaminio: No a partire e grandi eventi in mezzo alle case – SI’ alla conservazione dell’opera architettonica e alla sostenibilità per gli abitanti 18 aprile 2025 Le associazioni diramano un comunicato: Stadio Flaminio: NO a partite e  grandi eventi in mezzo alle case SI’  alla conservazione dell’opera di Nervi e alla sostenibilità per gli abitanti (leggi) webinar QUALE FUTURO PER LO STADIO FLAMINIO?  Ripartire dalla conservazione per il rilancio  mercoledì 6 dicembre sulle pagine FB e Youtube di Carteinregola con Fondazione Pier Luigi Nervi Project, DOCOMOMO Italia, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, VAS Verdi Ambiente e Società, Cittadinanzattiva Lazio (> vai alla registrazione ) NOTE [1] La lettera è stata inviata: alla Direzione del Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, alla Direzione del Dipartimento Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda U.O. Gestione e Sviluppo Impiantistica Sportiva e alla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma; per conoscenza al Sindaco Roberto Gualtieri, agli Assessori Veloccia, Onorato, Smeriglio, alla Soprintendente Speciale Dott.ssa Daniela Porro , oltre alla S.S. Lazio S.p.a. [2] SCARICA il Decreto di interesse culturale dell’opera di P.L. Nervi dal MiC (art. 10 lett. d del D.Lgs. 42/04), con provvedimento del 27.09.2018 n. 74. [3]Vai al sito Stadio Flaminio della Getty Foundation: Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare  con la storia dello Stadio e il progetto L’iniziativa, promossa in accordo con il Comune di Roma, il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della SAPIENZA Università di Roma, la Pier Luigi Nervi Project Association e Do.Co.Mo.Mo. Italia alla Getty Foundation – una delle istituzioni internazionali più prestigiose che sostengono la ricerca sull’arte, l’architettura e la conservazione – ha ottenuto il sostegno alla elaborazione di un piano di conservazione dello stadio Flaminio nel quadro dell’iniziativa di sovvenzione internazionale Keeping it Modern. Il programma di ricerca, dal titolo Lo Stadio Flaminio di Pier Luigi e Antonio Nervi a Roma: un piano di conservazione interdisciplinare, è stato approvato con delibera del 1 giugno 2017 ed è stato sviluppato da un team di specialisti nei vari settori disciplinari coinvolti nella ricerca, sotto la supervisione di un comitato scientifico internazionale. [4] 29 aprile 2025 l’Assemblea capitolina approva la Delibera di Giunta del 3 aprile “Studio di Fattibilita’ relativo ai lavori di ”Restauro e Ristrutturazione dello Stadio e del Parco Polisportivo Flaminio mediante recupero con restauro, ristrutturazione e valorizzazione dello Stadio Flaminio di Roma con annessa proposta di partenariato ai sensi del medesimo art.1, comma 304, lettera ”a” della L. 147/2013 come modificata dall’art. 62 della L. 96/2017”, presentato dalla Costruzioni Civili e Commerciali S.p.A., in qualita’ di mandataria del R.T.I. costituita con la Rubner Holzbau S.r.l. e la S.S.D. Roma Nuoto a.r.l. (Protocollo N. 10151 del 02/04/2025)” SCARICA LA DELIBERA [5] 18 febbraio 2026 Presentazione del progetto dello Stadio della Lazio al Flaminio (> vai alll’articolo con il video della conferenza
April 24, 2026
carteinregola
Roma. Consegnate in Campidoglio le firme per lo stop ai rapporti con Israele
In Campidoglio si è svolto oggi un presidio e una conferenza stampa per la consegna delle firme della Delibera di iniziativa popolare che chiede l’interruzione dei rapporti tra Roma Capitale con Israele. Una lunghissima bandiera palestinese è stata srotolata sulla scalinata che porta alla sede del Comune mentre sulla piazza […] L'articolo Roma. Consegnate in Campidoglio le firme per lo stop ai rapporti con Israele su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo
Foto repertorio potature (foto PL) di Paola Loche Roma è, sulla carta, una delle città più verdi d’Europa. Eppure, passeggiando tra i viali monumentali e i parchi storici, la sensazione è che questo immenso patrimonio sia gestito più come un’emergenza continua che come una risorsa da tutelare. Nonostante l’approvazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio (avvenuta nel 2021 dopo anni di attesa), la sua applicazione pratica appare ancora oggi una chimera, lasciando spazio a zone d’ombra e interventi che fanno discutere cittadini e associazioni. Il Regolamento del Verde era stato concepito come il pilastro normativo, imprescindibile per la tutela degli alberi capitolini: norme chiare su come, quando e perché intervenire. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia diversa. Molte delle prescrizioni contenute nel testo vengono regolarmente disattese. Il problema non è solo la carenza di fondi, ma una macchina burocratica che fatica a trasformare le linee guida in azioni concrete sul campo. Il risultato? Un’anarchia manutentiva con logiche proprie, spesso distanti dagli standard scientifici richiesti. Uno dei punti più dolenti riguarda la mancanza di trasparenza sugli abbattimenti. Spesso i cittadini si svegliano con il rumore delle motoseghe sotto casa, scoprendo che alberi storici sono stati rasi al suolo senza che ci fosse stata una comunicazione preventiva o la pubblicazione delle perizie tecniche. Eppure il Regolamento prevederebbe la pubblicazione degli atti e la segnalazione degli interventi critici, ma reperire i documenti che giustificano l’instabilità di un albero (le cosiddette prove di trazione o analisi VTA) è spesso un’impresa titanica. Inoltre per ogni albero abbattuto, ne andrebbe piantato uno nuovo. Ma dove sono i nuovi alberi? Spesso le “tazze” (gli spazi nel marciapiede) rimangono vuote per tanto tempo, diventando ricettacoli di rifiuti invece di ospitare nuova vita, oppure vengono messi a dimora alberi, introducendo specie che nulla hanno a che fare con la fisionomia urbana originaria e che finiscono per alterare irrimediabilmente il paesaggio consolidato nel tempo. C’è poi la questione del timing. La biologia degli alberi non segue i tempi della politica o dei bandi di gara, ma a Roma sembra che questo concetto fatichi a passare. Non è raro vedere squadre di operai al lavoro su alberi  in piena primavera o estate inoltrata. Le potature effettuate fuori tempo massimo, ovvero durante il periodo di nidificazione degli uccelli o nel pieno della ripresa vegetativa, sono doppiamente dannose: * Per la fauna: Mettono a rischio la biodiversità urbana, distruggendo i nidi protetti dalle normative europee. * Per la pianta: Uno stress eccessivo durante la ripresa vegetativa espone l’albero a parassiti e malattie, indebolendolo proprio quando avrebbe bisogno di tutte le sue energie Il Verde a Roma non può essere gestito solo attraverso la logica dell’abbattimento cautelativo o della potatura “drastica” fatta in emergenza e senza logica apparente. Serve un cambio di rotta che rimetta al centro la manutenzione ordinaria e il rispetto rigoroso delle regole che la città stessa si è data. Senza trasparenza e senza il rispetto dei cicli biologici, il rischio è che la “Grande Bellezza” dei viali alberati romani diventi presto solo un ricordo fotografico. > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 7 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 17, 2026
carteinregola
15.000 euro di sanzioni  a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti)
Ci si può trovare, per aver copiato  sul proprio sito un breve testo che invita la politica a occuparsi, per il Giubileo della Chiesa Cattolica, di chi non ha casa, a dover pagare multe  per più di 15.000 euro? Pubblichiamo la ricostruzione della vicenda accaduta a Carteinregola con tutti i documenti e gli atti , a partire da una sentenza della Cassazione del 2012 che riguarda affissioni abusive, citata incongruamente dalla Polizia di Roma Capitale nel procedimento che ci riguarda. Una sentenza di condanna di un partito politico, proprietario dei manifesti e naturale beneficiario della propaganda diffusa fuori dagli spazi autorizzati. Mentre la nostra associazione, completamente estranea alla ideazione, alla proprietà e all’affissione di manifesti del tutto anonimi, di cui ignorava persino l’esistenza, non avrebbe potuto ottenere alcun vantaggio dalle affissioni abusive. Ma la vicenda in realtà non riguarda solo Carteinregola, dato che potrebbero trovarsi nella stessa situazione tante altre realtà civiche impegnate nei territori, che come noi potrebbero essere accusate di affissione abusiva a loro insaputa. > «Con l’inizio del Giubileo, le grandi contraddizioni di Roma diventano ancora > più evidenti, soprattutto per quanto riguarda il problema delle case. Si > nasconde tutto ciò che non si vuole far vedere a turisti e pellegrini. Ma il > Giubileo è solo l’ultimo capitolo di un processo che da sempre sfrutta la > ricchezza immobiliare e turistica di Roma, spesso a nostro danno. > Siamo tuttə sulla stessa strada perché sempre più persone non hanno una casa: > senzatetto, famiglie, migranti, lavoratorə con bassi salari, studentə e altrə > ancora. > La casa in questo quartiere è diventata un lusso. > Pensiamo che il problema di chi vive per strada non possa essere affrontato > solo come un’emergenza, come con lo sgombero di Castro Pretorio o con la > tensostruttura a Porta San Lorenzo. Poche decine di posti letto infatti non > risolvono i bisogni delle centinaia di persone che si trovano tra la Stazione > Termini e il nostro quartiere. > E poi? Che ne sarà di queste persone e della tensostruttura quando il Giubileo > sarà finito? > La Politica deve prendersi la responsabilità di pianificare risorse e > strategie concrete per rispondere a tutte le richieste di aiuto che rimangono > ignorate. Non possiamo accettare il continuo rimpallo di responsabilità tra > Municipio, Comune e Governo, che non ascoltano chi lotta per il diritto alla > casa e ai servizi. > Un altro problema è il mercato degli affitti, lasciato senza regole e dominato > da multinazionali e piattaforme che fanno salire i prezzi e riducono le case > disponibili. > Noi, abitanti di San Lorenzo, non accettiamo che il nostro quartiere e la > nostra città diventino terreno di conquista per fondi immobiliari e > piattaforme. > Vogliamo servizi per tuttə, compresi quelli che oggi sono lasciatə ai margini > della società» Questo il testo del comunicato, a  firma «Rete di quartiere San Lorenzo»,   pubblicato dal profilo Facebook di ANPI San Lorenzo il 29 dicembre 2024 corredato da varie grafiche colorate.  Tale testo è stato pubblicato dall’Associazione Carteinregola sul suo sito il 2 gennaio 2025,  con il titolo  SIAMO TUTTƎ SULLA STESSA STRADA, senza riprodurre le grafiche, ma aggiungendo una premessa per motivare  la pubblicazione sul sito di un contenuto non prodotto direttamente da Carteinregola: > Pubblichiamo un comunicato della Rete di quartiere San Lorenzo, di cui fanno > parte nostri soci e comitati della nostra rete, che si batte per una città a > misura di persone, di tutte le persone, chiedendo soluzioni strutturali per > quella che continua a chiamarsi impropriamente “emergenza abitativa” , ma che > è una condizione sempre più radicata e generalizzata che riguarda migliaia di > abitanti della Capitale. Alcuni soci di Carteinregola fanno parte sia della rete di Quartiere San Lorenzo (che non fa parte della Rete di Carteinregola) sia di ANPI San Lorenzo In calce all’articolo, come in calce a ognuno delle migliaia di articoli e pagine pubblicate sul nostro sito, per poter ricevere segnalazioni di inesattezze o errori era stata inserita la frase :  «per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com» Il 12 febbraio 2025, un mese e mezzo dopo la pubblicazione sul sito, due appartenenti al corpo di Polizia di Roma Capitale hanno accertato l’affissione abusiva di 17 manifesti, su cui erano stampate le citate grafiche, affissione rilevata per tutti alla stessa ora, le 11:30,  in due luoghi del Quartiere San Lorenzo di Roma: Piazza dell’Immacolata/Via degli Aurunci (14 manifesti) e Via dei Sabelli (3 manifesti) Come abbiamo appreso dopo il ricevimento dei verbali, i manifesti non recavano alcuna indicazione della tipografia presso cui erano stati stampati, né nomi, loghi o simboli che permettessero di individuarne gli autori, e non recavano neanche il testo del comunicato da noi pubblicato, con cui avevano in comune solo il titolo ( il verbale tipo dei 17 recapitati all’associazione) Il 26 maggio 2025 Anna Maria Bianchi, Presidente dell’Associazione Carteinregola di Roma, ha ricevuto 17 verbali di violazione del Codice della Strada, ciascuno con una sanzione di 316,40 € (se corrisposta entro 5 giorni) o di 445€ (se corrisposta entro 60 giorni) che si riferivano all’affissione abusiva di “manifesti pubblicitari fuori dagli appositi supporti”. Il 28 maggio 2025 la Presidente e il segretario dell’associazione hanno avuto un colloquio con i verbalizzanti presso il Gruppo Sapienza della Polizia di Roma Capitale, nel corso del quale  hanno appreso le circostanze delle sanzioni, che erano state comminate a Carteinregola in quanto era stato trovato sul sito dell’associazione il comunicato con lo stesso titolo dei manifesti affissi abusivamente. Presidente e Segretario hanno  subito spiegato la totale estraneità di Carteinregola alle affissioni di manifesti che non erano  stati ideati, né erano  di proprietà, né tantomeno erano stati affissi dall’associazione. Nel colloquio, i verbalizzanti hanno  mostrato lo screeenshot del sito di Carteinregola con l’articolo del comunicato e le foto dei manifesti affissi a San Lorenzo, da cui risultava  evidente che si trattava  di grafiche non presenti sul sito di Carteinregola, e che con il comunicato pubblicato aveva  in comune con i manifesti  SOLO IL TITOLO, visto che le grafiche/manifesti recavano ciascuno un testo diverso,  ricostruzioni di  storie immaginarie di persone in emergenza abitativa sopra: in BN le immagini delle affissioni abusive scattate dalla Polizia di Roma Capitale, a colori le grafiche presenti su diversi profili FB NON presenti nè sul sito nè sui profili social (FB e altri) di Carteinregola -------------------------------------------------------------------------------- Il  colloquio si era concluso apparentemente con un chiarimento dell’equivoco e l’invito da parte dei verbalizzanti a promuovere ricorso presso il Prefetto. Ricorso che è stato inviato il 4 giugno 2025. Il 21 ottobre 2025 sono giunte alla Presidente dell’Associazione le 17 sanzioni, maggiorate, raggiungendo la cifra di  888, 50 euro ciascuna, per un totale di circa 15.000 euro. (l’ingiunzione del Prefetto identica per ognuna delle 17 sanzioni) La Prefettura aveva infatti  bocciato il ricorso sulla base delle controdeduzioni della Polizia di Roma Capitale,  che a fine luglio/inizio agosto 2025 aveva  argomentato, con lo stesso testo per ciascuna sanzione,  la «conferma di quanto a suo tempo redatto». -------------------------------------------------------------------------------- LE MOTIVAZIONI DELLE CONTRODEDUZIONI DELLA POLIZIA LOCALE APPAIONO INCONGRUE PER VARI MOTIVI. Sotto: le controdeduzioni inviate al Prefetto dalla Polizia di Roma Capitale (identiche per i 17 ricorsi contro le 17 sanzioni) Nelle controdeduzioni infatti si sostiene che  anche se la Presidente di Carteinregola non è la materiale esecutrice delle affissioni abusive, è chiamata a risponderne,  citando – a sproposito – una sentenza della Cassazione del 2012 (che si riporta integralmente in calce*): “È tenuto al pagamento della sanzione in solido con l’autore materiale della violazione, anche il partito politico proprietario dei manifesti e beneficiario della relativa propaganda,tenuto conto che la legge individua nella proprietà del mezzo usato per la commissione della infrazione, e  nel rapporto oggettivo e funzionale della condotta tenuta con l’interesse, ovvero gli scopi di una persona giuridica o di un ente di fatto, i titoli stessi della solidarietà del proprietario con l’autore della violazione, indipendentemente dalla identificazione della persona fisica che ha commesso materialmente la violazione“. Carteinregola non è il proprietario dei manifesti, e nemmeno un partito politico che fa propaganda, e non avrebbe potuto ottenere alcun vantaggio dall’affissione dei manifesti,  che non recavano alcun simbolo o logo dell’associazione e che recavano testi che non avevano nulla a che fare con l’associazione e la sua attività. Appare altrettanto incongrua  la motivazione  che si riferisce a presunte responsabilità della Presidente dell’Associazione riguardo l’operato dei propri soci: in primis, laddove si riporta che la Corte aveva confermato un decisione del giudice di pace , con la quale si era ritenuto che «il partito politico che aveva proposto opposizione… fosse il proprietario dei manifesti affissi, stabilendo che esso era tenuto al pagamento della sanzione per non aver fornito la prova di una condotta positiva  dei suoi dirigenti o responsabili, volta ad impedire l’abusiva affissione di detti manifesti».  Appare evidente che i dirigenti o responsabili di un partito possano essere chiamati a rispondere delle affissioni di manifesti stampati dal proprio partito, in quanto in condizione di dare precise indicazioni agli incaricati delle affissioni o ai propri militanti, mentre la presidente di un’associazione non possa  rispondere della stampa e dell’affissione abusiva di manifesti  che non sono stati né ideati, né realizzati, né diffusi, né stampati,  né firmati, né acquistati dalla Associazione di cui è responsabile. Ma nelle controdeduzioni della Polizia locale ci sono anche altre  motivazioni a nostro avviso incongrue: Si  parla  di «organizzazione che promuoveva la manifestazione», ma non è stata indetta alcuna manifestazione, e come abbiamo visto, neanche sui manifesti era pubblicizzato alcun evento o manifestazione, ma si invocava solo maggiore attenzione per le persone in emergenza abitativa. Si  parla di «comunicato emesso su Facebook» da Carteinregola , ma, come abbiamo visto, Carteinregola non ha emesso alcun comunicato, ma solo ripodotto il comunicato della Rete di quartiere San Lorenzo pubblicato da ANPI San Lorenzo, né ha pubblicato il comunicato su Facebook, ma solo sul proprio sito e ha pubblicato solo un testo, senza le grafiche poi riprodotte sui manifesti Si ammette che l’associazione sia «estranea alla stampa e all’affissione dei  manifesti» ma  si ribadisce la promozione di un fantomatico  «evento»,  che in quanto «promosso dai soci» comporterebbe che  il Presidente dell’associazione  sia   “responsabile di tutto quello che accade nell’associazione a livello civile penale ed economico ed è obbligato in solido con l’autore della violazione”. Ma Carteinregola ha attribuito a propri soci solo il comunicato copiato da Facebook,  non certo la stampa e l’affissione dei manifesti, con cui non esiste alcun collegamento, visto che i manifesti non sono firmati e  che chiunque avrebbe potuto scaricare le grafiche dai social (presenti da giorni prima della pubblicazione del comunicato sul nostro sito), stamparle e affiggerle abusivamente. In ogni caso è evidente che l’associazione non può rispondere di azioni e violazioni ad opera di altri soggetti promosse a sua insaputa, a maggior ragione se non riguardano, come in questo caso,  attività dell’associazione Carteinregola ha quindi avanzato ricorso presso il giudice di pace il 19  novembre 2025, con un consistente esborso, già solo   per le spese legali, per un’associazione che ha  come unico introito la quota di iscrizione dei propri  120 soci di  20€ l’anno.  L’udienza è stata fissata il 15 marzo 2027 In ogni caso, riteniamo che non possano essere considerati responsabili delle affissioni abusive né ANPI San Lorenzo, né gli autori del comunicato o chiunque abbia  rilanciato il comunicato e le grafiche sulle proprie pagine Facebook. L’affissione cartacea è cosa ben diversa dalla pubblicazione virtuale sui social e, come detto, chiunque poteva stampare le grafiche e affiggerle a insaputa degli autori del comunicato, trattandosi di manifesti anonimi. Inoltre, essendo appunto manifesti anonimi e non trattandosi della pubblicità di alcuna iniziativa, come Carteinregola,  nemmeno ANPI San Lorenzo né altri potevano ricavare alcun vantaggio dalle affissioni. A meno che si voglia indicare come “beneficiari delle affissioni” e quindi corresponsabili degli abusi coloro che il testo del comunicato e delle grafiche intendevano tutelare : «senzatetto, famiglie, migranti, lavoratorə con bassi salari, studentə e altrə ancora». Per questi motivi il 5 febbraio 2026 Carteinregola ha scritto  una lettera al Sindaco  Gualtieri (in calce**), alla Presidente e ai Consiglieri dell’Assemblea Capitolina, ai Presidenti dei Municipi e per conoscenza al Comandante  del Corpo di Polizia Municipale. Nella lettera manifestavamo la preoccupazione, oltre che per il nostro caso specifico,  per le conseguenze che tale precedente potrebbe avere per tante altre realtà di cittadini attivi. La motivazione delle sanzioni della Polizia locale, e le sentenze richiamate in modo abnorme, potrebbero infatti offrire a chiunque la possibilità di colpire l’ impegno dei cittadini in  difesa dell’interesse pubblico – impegno  che spesso si trova in conflitto  con interessi privati anche molto specifici. Con il preciso obiettivo di danneggiare le realtà scomode,  basterebbe  scaricare dai siti  o dai social delle associazioni le locandine che pubblicizzano eventi promossi dalle associazioni e affiggerle abusivamente  per causare danni economici assai consistenti a realtà civiche come la nostra. Nella lettera abbiamo fatto un esempio concreto e recente di tale rischio: «Il 10 gennaio scorso abbiamo ascoltato con interesse l’intervento  del Sindaco  Gualtieri all’assemblea per il lancio della campagna VOTA NO del Comitato Società civile per il No nel Referendum costituzionale, a cui aderisce anche l’associazione Carteinregola. Dai siti dei comitati aderenti sono scaricabili dèpliants e volantini, che Carteinregola non intende  diffondere al di fuori del proprio sito e dei propri canali social  (quindi esclusivamente on line); ma  se sciaguratamente qualcuno, tra le migliaia di cittadini che fanno parte delle  tante realtà che aderiscono al Comitato,  prendesse  l’iniziativa di stampare e affiggere dei manifestini fuori dagli spazi autorizzati, Carteinregola potrà ricevere addebiti anche per questo, insieme a tutti gli altri soggetti che hanno aderito al Comitato? L’ipotesi non è peregrina, visto che ci sono state comminate sanzioni addirittura per affissioni di manifesti  che non erano in alcun modo riferibili alla nostra associazione». (foto AMBM) La nostra lettera si concludeva con la richiesta  al Sindaco, alla Giunta e  all’Assemblea Capitolina, nonché ai Presidenti, alle Giunte e ai Consigli di Municipio per quanto di loro competenza, di attivarsi affinchè quanto accaduto alla nostra Associazione diventasse  oggetto di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale, per garantire che il confronto democratico con la società civile possa svolgersi serenamente, senza Spade di Damocle di ingiuste e pesanti sanzioni,  nei confronti di realtà che si basano sul lavoro volontario dei propri soci e che hanno come unica forma di finanziamento una esigua  quota annuale versata dai propri iscritti. A oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta dal Sindaco, né dalla maggioranza dei destinatari della nostra lettera (***). In tempi di «decreti sicurezza» che comprimono la libertà di espressione e di manifestazione, sembra incredibile che proprio nella Capitale, guidata da un Sindaco che appartiene a una forza politica che osteggia le misure governative, si possa consumare una simile vicenda. Noi continueremo a impegnarci per portarla a conoscenza dell’opinione pubblica, perchè siamo convinti che non riguardi solo la nostra associazione, ma tante altre realtà che esercitano il proprio diritto di critica nel rispetto delle regole. Associazione Carteinregola Post scriptum: Teniamo a sottolineare che riteniamo particolarmente offensivo che la nostra associazione venga accusata di affissioni abusive, visto che il rispetto delle  Regole è sempre stato al centro della nostra identità, addirittura nel nome, e anche relativamente  alle affissioni abusive:  ad esempio quando  abbiamo promosso  (fin dal 2016) la  “Carta della candidata e del candidato trasparente” dove all’articolo 3 è inserito: “La candidata o il candidato si impegna a rispettare le normative vigenti per ogni iniziativa inerente la campagna elettorale, dalla richiesta dei permessi per l’occupazione di suolo pubblico, alle affissioni negli spazi consentiti” (Art.3)  e quando abbiamo sottoscritto  la campagna contro le affissioni abusive “Non votare chi sporca” vai alla pagina con la registrazione della Conferenza stampa dell’11 marzo 2026 26 marzo 2026 PER OSSERVAZIONI E PRECISAZIONI scrivere a: laboraatoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*)8. Sentenza Cassazione 1040/2012– motivi della decisione Svolgimento del processo – Motivi della decisione 1. Con sentenza n. 7905 del 2006 il Giudice di pace di Roma, decidendo sull’opposizione proposta dalla Federazione di Roma del Partito della Rifondazione Comunista avverso l’ordinanza-ingiunzione n. 27 del 2005 emessa dalla Prefettura di Roma in relazione all’accertamento di violazioni amministrative in materia di affissioni abusiva di manifesti, la rigettava. A sostegno della decisione il suddetto giudice rilevava che, quanto all’omessa audizione, la P.A. opposta aveva prodotto il relativo avviso di convocazione e che, con riferimento al merito, la modifica apportata alla Legge finanziaria del 2005, atteneva solo fi all’affissione abusiva di manifesti a contenuto politico avvenuta in periodo elettorale, considerando, in ogni caso, che la ricorrente non aveva dato prova dell’insussistenza della i sua responsabilità. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Federazione di Roma del Partito della Rifondazione Comunista basato su tre motivi, avverso il quale l’intimato Ufficio territoriale del Governo di Roma si è costituito con controricorso. Il collegio ha deliberato l’adozione della motivazione della sentenza in forma semplificata. 2. Con il primo motivo la ricorrente ha dedotto la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., con riferimento all’omessa pronuncia, da parte del giudice di merito, sulla doglianza relativa alla prospettata esclusione della responsabilità solidale di essa ricorrente, dovendo rispondere dell’illecito amministrativo il solo esecutore materiale dell’affissione abusiva. 2.1. Con il secondo motivo la ricorrente ha denunciato la supposta violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 6 sul presupposto che, nella specie, non sarebbe stata configurabile la responsabilità solidale di essa ricorrente non emergendo che l’attività illecita fosse stata posta in essere nel suo interesse. 2.2. Con il terzo motivo la ricorrente ha censurato la sentenza impugnata per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1, comma 481, della cd. Legge Finanziaria 2005 (che aveva introdotto il D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 23, comma 13 quinquies), nella parte in cui escludeva, in ogni caso, la responsabilità solidale dei committenti dell’affissione di manifesti relativi ad attività politiche da chiunque realizzate. 3. Il primo e terzo motivo, che possono essere esaminati congiuntamente perchè strettamente connessi, sono infondati e devono, pertanto, essere rigettati. In primo luogo il collegio rileva l’insussistenza della supposta violazione dell’art. 112 c.p.c.. Infatti, il giudice di pace di Roma, nella motivazione della sentenza impugnata, ha preso in piena considerazione il motivo dedotto con l’originario ricorso attinente alla supposta operatività dell’esclusione della responsabilità dell’eventuale soggetto committente, ai sensi del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 23 (e, in particolare, del comma 13 quinquies, come inserito dalla L. 30 dicembre 2004, n. 311), respingendolo sul presupposto che la modifica di detta norma, alla quale aveva posto riferimento la ricorrente, riguardava l’affissione abusiva di manifesti a contenuto politico avvenuta solo in periodo elettorale (circostanza, questa, che – come verificato dallo stesso giudice di pace – non ricorreva nella fattispecie). Quanto alla dedotta violazione di legge se ne ravvisa ugualmente l’infondatezza, poichè – al di là della verosimile correttezza dell’interpretazione data dal giudice di pace di Roma circa l’ambito oggettivo e temporale del disposto di cui all’art. 23 C.d.S., comma 13 quinquies (nel quale si poneva riferimento all’attività dei soggetti elencati nel D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 20) con riguardo all’applicabilità della causa esoneratrice della responsabilità del committente – deve sottolinearsi, in modo risolutivo, che l’ordinanza- ingiunzione impugnata (come evincibile dallo stesso ricorso) ineriva un verbale di accertamento del (OMISSIS) e, quindi, la constatazione della violazione del citato art. 23 C.d.S. nel testo ancora non integrato dal successivo inserimento del richiamato comma 13 quinquies, intervenuto solo per effetto dell’entrata in vigore della L. 30 dicembre 2004, n. 311 (cd. Legge finanziaria 2005), poi, peraltro, abrogato dalla L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 176. Pertanto, al momento dell’effettuato accertamento della violazione in questione, la disposizione derogativa di cui all’art. 23 C.d.S., comma 13 quinquies non era ancora entrata in vigore e, perciò, era, in ogni caso, inapplicabile nel caso in esame in virtù dell’operatività del principio generale stabilito dalla L. n. 689 del 1981, art. 1. 4. Anche il secondo motivo è destituito di fondamento e deve, perciò, essere respinto. Essendo rimasta esclusa l’applicabilità della predetta disposizione speciale, la responsabilità del committente rimaneva, quindi, disciplinata dalla L. n. 689 del 1981, art. 6 al quale ha posto comunque riferimento il giudice di pace nella sentenza impugnata, evidenziando che l’opponente non aveva, in ogni caso, idoneamente comprovato la sussistenza dei presupposti per pervenire all’esclusione della sua responsabilità quale committente. A tal proposito deve, infatti, trovare conferma l’orientamento della giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. n. 15000 del 2006) secondo il quale, in tema di violazione dell’ari. 23 del codice della strada, che sanziona l’affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari lungo le strade, è tenuto al pagamento della sanzione, in solido con l’autore materiale della violazione, anche il partito politico proprietario dei manifesti e beneficiario della relativa propaganda, tenuto conto che la L. n. 689 del 1981, art. 6, commi 1 e 3 individua nella proprietà del mezzo usato per la commissione della infrazione, e nel rapporto oggettivo e funzionale della condotta tenuta con l’interesse ovvero gli scopi di una persona giuridica o di un ente di fatto, i titoli stessi della solidarietà del proprietario o di detti enti con l’autore della violazione, indipendentemente dalla identificazione della persona fisica che ha commesso materialmente la violazione (nella fattispecie esaminata la S.C. aveva confermato proprio una decisione del giudice di pace con la quale si era ritenuto in via presuntiva che il partito politico che aveva proposto opposizione avverso numerosi verbali di contestazione di violazioni dell’art. 23 C.d.S. per affissione non autorizzata di manifesti pubblicitari in suo favore fosse il proprietario dei manifesti affissi, stabilendo che esso era tenuto al pagamento della sanzione per non aver fornito la prova di una condotta positiva) dei suoi dirigenti o responsabili, volta ad impedire l’abusiva affissione di detti manifesti). Alla stregua di questo indirizzo giurisprudenziale (su cui v., anche, Cass. n. 3630 del 2004 e Cass. n. 27796 del 2005), al quale si aderisce, anche la seconda doglianza non è meritevole di accoglimento. 5. In definitiva, in virtù delle ragioni complessivamente esposte, il ricorso deve essere integralmente rigettato con conseguente condanna della parte ricorrente al pagamento dei compensi del giudizio, liquidati come in dispositivo, oltre che delle spese vive prenotate e prenotande a debito. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento dei compensi del presente giudizio, liquidati in complessivi Euro 600,00, oltre spese prenotate e prenotande a debito. Testo non ufficiale. La sola stampa del bollettino ufficiale ha carattere legale. 9. Sentenza Cassazione 15000/2006 del 20 6 2006 (**) La lettera al Sindaco Gualtieri del 5 febbraio 2026 Alla CA di Roberto Gualtieri Sindaco di Roma Capitale – Svetlana Celli Presidente  Assemblea Capitolina – Consigliere e Consiglieri Assemblea Capitolina – Presidenti, Giunte, Consigli  dei Municipi – E pc Mario De Sclavis Comandante Corpo di Polizia Locale Roma Capitale OGGETTO: 15.000 euro di sanzioni comminate a Carteinregola per affissione abusiva di manifesti a cui è completamente estranea, richiesta di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale,per evitare che la nostra e altre realtà civiche possano subire analoghe sanzioni ingiustificate, con conseguenze sull’impegno dei cittadini attivie sulla vita democratica della città Roma, 5 febbraio 2026 L’Associazione Carteinregola comunica di essere  vittima di  una grande  ingiustizia, nella persona della sua Presidente, chiamata a pagare più di 15.000 euro di sanzioni comminate dalla Polizia di Roma Capitale per fatti a cui l’associazione non solo è completamente estranea,  ma di cui non era nemmeno a conoscenza. La vicenda scaturisce da 17 verbali per affissione abusiva di  17 “manifesti pubblicitari fuori dagli appositi supporti” emessi  il 12 febbraio 2025dalla Polizia di Roma Capitale in seguito all’accertamento dell’affissione abusiva in due località del quartiere San Lorenzo. Manifesti, che  non presentavano alcuna firma, ed erano quindi stati stampati e affissi da ignoti, e che non recavano alcun riferimento a Carteinregola e alle sue attività, e che, come spiegato nel colloquioavuto presso il Comando della Polizia Locale competente dopo il ricevimento delle sanzioni, non solo non erano  stati affissi,  ma non erano  stati né ideati, né realizzati, né stampati e   nemmeno  riprodotti sul sito di Carteinregola, e quindi la loro diffusione non poteva portare alcun vantaggio né diretto né indiretto all’associazione. Trattandosi di una situazione davvero  paradossale, eravamo convinti che si fosse chiarito  l’equivoco nel citato colloquioe che la vicenda si sarebbe rapidamente risolta con il  ricorso al prefetto. Invece nell’autunno scorso abbiamo ricevuto  17 ordinanze/ingiunzioni al pagamento che hanno raggiunto la considerevole cifra di 15.000 €, poiché la  Polizia di Roma Capitale ha confermato le sanzioni, con motivazioni che riteniamo totalmente incongrue,  e abbiamo quindi dovuto   avanzare opposizione davanti al giudice di pace. Paradossale anche trovarsi in tali circostanze per  la nostra associazione, che ha fatto del rispetto delle regole la sua bandiera già nella scelta del proprio nome, ma non solo:  fin dal 2016 abbiamo ideato e promosso ad ogni elezione la  “Carta della candidata e del candidato trasparente” dove all’articolo 3 è inserito: “La candidata o il candidato si impegna a rispettare le normative vigenti per ogni iniziativa inerente la campagna elettorale, dalla richiesta dei permessi per l’occupazione di suolo pubblico, alle affissioni negli spazi consentiti” (Art.3)  e sottoscrivendo in più riprese la campagna contro le affissioni abusive “Non votare chi sporca”[1].   Ma c’è un altro aspetto che ci preoccupa, che va oltre il caso specifico e che può investire anche tante altre realtà di cittadini attivi. La motivazione delle sanzioni della Polizia locale, con il riferimento a sentenze richiamate in modo abnorme per il nostro caso, potrebbe però portare  a conseguenze imprevedibili, in quanto  chiunque intendesse colpire l’ impegno in  difesa dell’interesse pubblico – impegno  che spesso si trova in contrasto con interessi privati anche molto specifici – potrebbe  scaricare dai siti  o dai social delle associazioni locandine che pubblicizzano vari eventi e affiggerle abusivamente  con il preciso obiettivo di danneggiare le realtà scomode. Non solo. Il 10 gennaio scorso abbiamo ascoltato con interesse l’intervento  del Sindaco  Gualtieri all’assemblea per il lancio della campagna VOTA NO per difendere GIUSTIZIA, COSTITUZIONE E DEMOCRAZIA del Comitato Società civile per il No nel Referendum costituzionale, a cui aderisce anche l’associazione Carteinregola. Dal sito del Comitato https://www.referendumgiustizia2026.it/ sono ora scaricabili dèpliants e volantini, che Carteinregola non intende  diffondere al di fuori del proprio sito e dei propri canali social  (quindi esclusivamente on line); ma  se sciaguratamente qualcuno, tra le migliaia di cittadini che fanno parte delle  tante realtà che aderiscono al Comitato,  prendesse  l’iniziativa di stampare e affiggere dei manifestini fuori dagli spazi autorizzati, Carteinregola potrà ricevere addebiti anche per questo, insieme a tutti gli altri soggetti che hanno aderito al Comitato? L’ipotesi non è peregrina, visto che ci sono state comminate sanzioni addirittura per affissioni di manifesti  che non erano in alcun modo riferibili alla nostra associazione. Per questo, pur confidando nella possibilità di avere giustizia,   ottenendo  una sentenza  che riconosca la totale estraneità dell’Associazione Carteinregola rispetto ai fatti che ci sono stati contestati, chiediamo al Sindaco, alla Giunta e  all’Assemblea Capitolina, nonché ai Presidenti, alle Giunte e ai Consigli di Municipio per quanto di loro competenza, di attivarsi affinchè quanto accaduto alla nostra Associazione diventi oggetto di un dibattito pubblico allargato e di un confronto con la Polizia di Roma Capitale, per garantire che il confronto democratico con la società civile possa svolgersi serenamente, senza Spade di Damocle di ingiuste e pesanti sanzioni,  nei confronti di realtà che si basano sul lavoro volontario dei propri soci e che hanno come unica forma di finanziamento una esigua  quota annuale versata dai propri iscritti. In calce i dettagli della vicenda, siamo a disposizione per fornire tutti i  documenti e le informazioni relative a quanto riportato [1] vedi https://www.carteinregola.it/perunapoliticatrasparentedemocratica/carta-della-candidata-e-del-candidato-trasparente/ > Non votare chi sporca la città con manifesti abusivi (***) Abbiamo ricevuto messaggi di interessamento e solidarietà da  alcuni consiglieri capitolini: Ferdinando Bonessio, Europa Verde, Tommaso Amodeo, Lista Civica Gualtieri, Giovanni Caudo, Roma Futura, Linda Meleo M5S, dalla Presidente del II Municipio Francesca Del Bello, da Barbara Auleta, capogruppo AVS II Municipio, da Maristella Urru di Aurelio in Comune del XIII Municipio, da Nathalie Naim, Lista civica Gualtieri I Municipio. Lorenzo Minio Paluello di Roma Futura ha promosso una mozione, approvata in Commissione Bilancio del I Municipio, che tuttavia non è stata poi approvata dal Consiglio per  la non partecipazione al voto della maggioranza dei consiglieri presenti. Hanno inviato  la propria solidarietà anche  il segretario del PD Roma Enzo Foschi  e tante realtà civiche, che si stanno man mano aggiungendo.
March 26, 2026
carteinregola
“Dente Cariato”, la prova del nove dell’Amministrazione Gualtieri
L’articolo pubblicato sul sito del Polo Civico Esquilino L’ASSEMBLEA DEL POLO CIVICO ESQUILINO E LE RISPOSTE DELL’ASSESSORE AL PATRIMONIO ZEVI Si è riunita a Piazza Vittorio il 19 marzo 2026 l’assemblea indetta dal Polo Civico Esquilino[1] sul futuro del Dente Cariato, con vari interventi, tra i quali quello di Carteinregola, a cui ha risposto l’Assessore Zevi. In gioco c’è l’esito di un intervento fortemente simbolico, in bilico tra proposte degli operatori privati e quindi guidate dal mercato e dal profitto, e proposte nate da un percorso partecipato con le realtà territoriali e con il Municipio, che mettono al centro i bisogni sociali, culturali e civici del territorio. L’esito, ha ribadito Zevi nell’Assemblea, è ancora tutto da definire, annunciando la disponibilità dell’Amministrazione ad avviare un confronto con le associazioni per individuare “un bel progetto civico e sociale, ma anche sostenibile“. Quale sarà il percorso, se ci sanno passi indietro rispetto alle scelte finora fatte e quali saranno le destinazioni che saranno messe a base del progetto, lo vedremo nei prossimi mesi. Il tema dell’assemblea era la destinazione dell’immobile  di circa 2mila metri quadrati di proprietà del Comune che si trova in Via Giolitti accanto alla Stazione Termini, costruito a fine ottocento e demolito in parte negli anni ’30, il cui  piano terreno è rimasto in piedi. Roma Capitale il 3 marzo 2026, facendo seguito a una Memoria della Giunta Gualtieri del 19 febbraio 2026 [2] ha lanciato un Avviso di Consultazione preliminare di mercato ai sensi dell’articolo 77 del codice degli appalti [3], consultazione rivolta a operatori economici privati “volta alla conclusione di una concessione/locazione di valorizzazione … relativamente al completamento e alla gestione dell’immobile denominato “Dente Cariato“. L’avviso riguarda una prima fase, con scadenza 15 maggio 2026, per raccogliere le proposte dei privati, a cui farà seguito la gara vera e propria sul progetto che il Comune individuerà come miglior proposta. L’avviso, a cui si rimanda per maggiori dettagli[4], indica che le proposte possono prevedere la ricostruzione totale o parziale dell’immobile preesistente (fino a 6 piani fuori terra) con destinazione residenziale – prevista dal Piano Regolatore Generale – che comprende anche studentati, o, con una variante urbanistica, altre destinazioni, tra le quali quella turistico ricettiva, o un mix di entrambe. La concessione/locazione di valorizzazione” [5] prevede una “durata massima del contratto fino a 50 anni soggetti a ribasso” [6]. Questa impostazione della destinazione dell’immobile attraverso criteri di mercato, ha incontrato la contrarietà sia del Polo Civico Esquilino, sia dello stesso I Municipio. Il Polo Civico, ribadendo che, trattandosi di un bene pubblico, la rigenerazione “deve rispondere prima di tutto ai bisogni sociali, culturali e civici del territorio” ha indetto una assemblea pubblica chiedendo che si aprisse “una riflessione trasparente e condivisa“ con il coinvolgimento dei cittadini e delle realtà del territorio e che si lavorasse “a un modello che garantisca un mix funzionale equilibrato, capace di generare valore economico e coesione sociale” [7]. Il Consiglio del I Municipio ha approvato una risoluzione che, preso atto che il costo dell’intervento (dei 6 piani) è quantificato dagli uffici comunali in 30 milioni di euro, chiede che “sia riconsiderata la scelta di affidare ai privati la realizzazione e gestione dell’immobile, considerando l’opzione di un intervento diretto di Roma Capitale…, così da garantire il pieno perseguimento delle finalità pubbliche e sociali” [8]. E veniamo all’assemblea del 19 marzo e alle risposte dell’Assessore Zevi. Rispondendo agli interventi, l’Assessore ha più volte sottolineato che il citato avviso non è vincolante per il Comune, che riguarda solo una prima fase di raccolta di proposte e che la gara per la concessione/valorizzazione è ancora tutta da definire. Ha però ribadito che l’Amministrazione capitolina non intende farsi carico dei 30 milioni per ristrutturare l’immobile – nell’ipotesi della ricostruzione dei 6 piani – avendo impegnato centinaia di milioni per comprare case popolari o per rigenerare edifici pubblici per trasformarli in case per gli  sfrattati; ma ha anche ricordato che si possono formulare ipotesi più ridotte dal punto di vista edilizio (meno piani) e quindi con costi inferiori (e che non è detto quindi che non si possano trovare finanziamenti pubblici o di altro soggetto non teso al profitto). In conclusione l’Assessore, a cui va riconosciuta la disponibilità a partecipare all’incontro e soprattutto a rimettere in discussione quanto fatto finora, aprendo un tavolo col Polo Civico e i cittadini, ha continuato a ribadire la necessità della sostenibilità economica delle proposte: “Come ha detto anche il Sindaco Gualtieri … noi non abbiamo paura di mediare, di tornare indietro, di fare delle correzioni se serve, però dobbiamo tenere conto del rischio principale che noi abbiamo oggi, che è quello che quell’immobile rimanga esattamente com’è. Adesso dobbiamo trovare l’alternativa tra non fare nulla e fare la cosa migliore che riusciamo a progettare insieme nelle condizioni date, con un pizzico di concretezza che noi amministratori dobbiamo portare alla discussione, e con tutta la fantasia che invece sono sicuro che voi saprete portare“. Senza nulla togliere alla indispensabile concretezza – se non si riduce solo alle mere esigenze del profitto – ci auguriamo che prevalgano le ragioni dei bisogni sociali, e anche della fantasia, visto che c’è la possibilità di ridurre le cubature e quindi gli investimenti, rendendoli più accessibili alle casse pubbliche. Noi riteniamo che questa trasformazione, più di altre, essendo un’occasione irripetibile per la città, sia davvero la prova del nove della qualità democratica di un’Amministrazione che nelle Linee programmatiche 2021-2026 ha messo nero su bianco: “Il primo passo sarà il superamento dell’impostazione verticale delle politiche edilizie, nel segno di una nuova visione di edilizia sociale orizzontale che rimetta al centro l’individuo e i suoi bisogni. È così che cambieremo il paradigma delle politiche dell’abitare, fino ad oggi tendente a concentrare le persone interessate da una condizione di disagio socioeconomico in quartieri periferici e poco serviti“. A maggio vedremo se prevarrà la “città delle persone” o “la città della rendita”, titolo del convegno per i dieci anni di Carteinregola del novembre 2022[9], una dicotomia che a Roma è sempre attuale. (in calce il comunicato del Polo Civico Esquilino) Anna Maria Bianchi Missaglia Post scriptum: a margine osserviamo la rivendicazione, da parte dell’Assessore, di aver resistito alla vendita dell’immobile proposta dai privati, adottando invece la formula di una “concessione/locazione di valorizzazione” che può raggiungere la durata di 50 anni. Va per la maggiore, anche in questa Amministrazione, considerare un’alternativa positiva alla vendita il fatto che il patrimonio pubblico sia solo “affidato” ai privati per qualche decina d’anni.  Ma il patrimonio pubblico deve essere usato per l’interesse pubblico di oggi : le persone hanno bisogno ora,  dei servizi, delle case, delle infrastrutture. Cosa sappiamo di quello che accadrà tra cinquant’anni? Senza escludere la possibilità concretissima che qualche altra amministrazione subentrante decida di cambiare le carte in tavola e prolungare ad libitum la concessione, o di passare direttamente alla vendita… Rendering dallo Studio di fattibilità Vai a “Dente Cariato” I Municipio – cronologia e materiali dal sito Polo Civico Esquilino 20 marzo 2026 : DENTE CARIATO – Assemblea pubblica Polo Civico Esquilino Dalla società civile proposte e richiesta di co-progettazione. La politica apre al confronto. Il Polo promuove un Coordinamento di tutte le realtà per una proposta che ascolti il territorio. Zevi: confronto aperto, è un’opportunità, tiriamo fuori un bel progetto civico e sociale, ma anche sostenibile Ampia partecipazione e qualità del dibattito hanno caratterizzato l’assemblea pubblica promossa dal Polo Civico Esquilino sul futuro del “Dente Cariato” a Termini, tenutasi ieri ai giardini di Piazza Vittorio. Un momento di confronto articolato, che ha messo al centro idee e soprattutto una forte richiesta di coinvolgimento attivo del territorio nelle scelte su un bene pubblico strategico per il quartiere e la città. Dalla società civile, molti spunti concreti: dalla proposta di una Casa delle Culture a una biblioteca di quartiere, da spazi per lo sport a forme di residenzialità accessibile, a modelli di commercio di qualità. Trasversale a tutti gli interventi, la richiesta di partecipazione, co-progettazione, trasparenza. La Fondazione Charlemagne ha presentato il modello del Community Land Trust, già sperimentato a Torino, come strumento capace di coniugare housing accessibile, spazi sociali e gestione condivisa: “Più che di rigenerazione urbana, dovremmo parlare di restituzione di un bene pubblico alla cittadinanza, costruendo una visione innovativa che metta insieme più soggetti”. Il Polo Civico Esquilino ha proposto di costruire un coordinamento stabile tra realtà territoriali, commercianti, sindacati, università e fondazioni, con l’obiettivo di raccogliere e sistematizzare le idee per arrivare a un confronto strutturato con le istituzioni: “L’ascolto fa bene alla città. I Poli civici esistono per questo: costruire uno spazio dove i bisogni del territorio diventino proposta”. L’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi ha confermato l’apertura al confronto, sottolineando il valore simbolico e strategico dell’area: “Questa è solo la prima tappa di un dialogo che dobbiamo implementare al meglio. Siamo nel mezzo del percorso: è un invito a confrontarci al tavolo che il presidente Trombetti ha dichiarato di voler aprire. Non abbiamo paura di mediare, tornare indietro, correggere: questa è un’opportunità su cui trovare insieme un punto di equilibrio tra ciò che è ideale e ciò che è possibile”. Zevi ha chiarito che il percorso si articolerà in due fasi: * una prima fase non vincolante, aperta alla raccolta di idee e proposte (con scadenza il 15 maggio); * una seconda fase, più strutturata, che porterà alla definizione di un progetto concreto. Ha evidenziato i vincoli economici e amministrativi: “Le risorse pubbliche sono limitate e oggi sono concentrate sull’emergenza abitativa. Dobbiamo costruire forme di collaborazione virtuosa tra pubblico e privato: dire cosa fare è importante, ma bisogna anche dire chi paga”. Tra gli elementi indicati dall’assessore: priorità alla residenzialità (anche studentesca), esclusione della funzione alberghiera, attenzione alla qualità architettonica e alla sostenibilità economica. “Il Dente Cariato è una porta della città per chi arriva a Termini. L’esternalità positiva di uno spazio abitato e vissuto è evidente: sicurezza, decoro e qualità urbana migliorano. Ma dobbiamo evitare il rischio che non arrivi alcuna proposta: trovare le risorse non è banale”. Dal Municipio I la disponibilità a rimettere in discussione il percorso. Per l’assessore Labbucci, il tema centrale deve essere la residenzialità; per il presidente della Commissione Ambiente Niccolò Camponi è fondamentale costruire una visione integrata tra patrimonio pubblico e servizi territoriali, coinvolgendo pienamente il Municipio. Secondo Giorgio Benigni, presidente della Commissione Politiche Sociali, il Comune dispone di margini di manovra nel rapporto con il privato in base a una visione più ampia: “Il tema è la residenzialità, ma dentro un’idea di città. Serve un masterplan dell’Esquilino”. Dopo l’atto dello scorso anno promosso da Camponi, è stata presentata una nuova risoluzione di maggioranza in Municipio per promuovere un reale percorso partecipativo. Presente anche Giacomo Bartoleschi (Network Giovani M5S Roma) che propone di intercettare risorse PNRR attraverso il bando attivo di Cassa Depositi e Prestiti per studentati accessibili. L’assemblea ha segnato un passaggio importante: per la partecipazione, la qualità delle proposte e la maturità del confronto, che ha mostrato come il territorio sia pronto a contribuire in modo attivo alla costruzione di un progetto condiviso. Il prossimo passo sarà un incontro operativo promosso dal Polo Civico Esquilino per trasformare le idee in una proposta strutturata da portare al tavolo istituzionale. Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com. 23 marzo 2026 Vai a “Dente Cariato” I Municipio – cronologia e materiali Il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici? 12 marzo 2028 NOTE [1] vedi Il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici? 12 marzo 2028 con il comunicato di invito all’assemblea del Polo Civico Esquilino [2] 19 febbraio  2026 La Giunta capitolina approva una Memoria di Giunta Indirizzi per la valorizzazione dell’immobile “Dente cariato” di Via Giolitti” – con cui si punta a trasformare l’immobile accanto alla Stazione Termini da “plesso incompiuto e fatiscente” a “porta della Città”. (SCARICA LA MEMORIA ) [3]Avviso di Consultazione preliminare di mercato ex art. 77 e ss. del D. Lgs. 36/2023 per lo sviluppo delle procedure di gara per la selezione di un operatore economico, volte alla conclusione di una concessione/locazione di valorizzazione ex art. 3-bis D.L. n. 351/2001, convertito, con modificazioni, in L. n. 410/2001 ed art. 13 del Regolamento per la Valorizzazione del Patrimonio Disponibile approvato dall’Assemblea Capitolina, con Deliberazione n. 128 del 28 marzo 2025, relativamente al completamento e alla gestione dell’immobile denominato “Dente Cariato” sito in Roma, nell’area compresa tra Via Giolitti, 59-81 – Via Manin, 2-4 – Via Gioberti, 5-11 – Piazza dei Cinquecento, 35 – di proprietà di Roma Capitale [4] Vedi la sintesi nella scheda di “Dente Cariato” I Municipio – cronologia e materiali – vedi l’avviso integrale: Avviso di Consultazione preliminare di mercato L’Avviso pubblico propone l’”Alternativa A”, con le destinazioni previste dallo Studio di Fattibilità*, specificando che costituisce una “traccia utile ma non un vincolo stringente di natura tecnica e tipologica dell’intervento proposto“, e che “è possibile proporre la modifica della linea progettuale del detto Studio di Fattibilità, sia attraverso una diversa distribuzione degli spazi sia attraverso la rimodulazione, eliminazione o sostituzione di alcune delle destinazioni d’uso proposte” come del resto ribadito in più passaggi delle citate Commissioni congiunte**. In sintesi la Alternativa A (tratta dallo Stduio di fattibilità) prevede: Attività commerciali e servizi alla cittadinanza (Spazi per coworking, sale riunioni e uffici anche temporanei, pubblici esercizi, piccole strutture divendita, artigianato di servizio da ubicare al piano terra e mezzanino) + Studentato universitario – Residenze temporanee per lavoratori e “working poor”– ubicati ai livelli superiori+– Servizi comuni: palestra, lavanderia, spazi didattici e culturali. La Alternativa B prevede una Destinazione alberghiera con utilizzo integrale del potenziale edificatorio, e l’Alternativa C: un Mix funzionale tra la A e la B con formula aparthotel per la parte turistico – ricettiva” . (*) vedi Allegato B) Studio di fattibilità tecnico-economico (**) vedi Dente Cariato: le Commissioni del 3/3/2026 con trascrizione intervento dell’Assessore Zevi [5] una concessione/locazione di valorizzazione ex art. 3-bis D.L. n. 351/2001, convertito, con modificazioni, in L. n. 410/2001 s.m.i (LEGGE 23 novembre 2001, n. 410 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, recante disposizioni urgenti in materia di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico e di sviluppo dei fondi comuni di investimento immobiliare.(GU n.274 del 24-11-2001) https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001-11-23;410) [6]“Durata massima del contratto fino a 50 anni soggetti a ribasso in fase di procedura di selezione dell’operatore privato in coerenza con il mantenimento di un equilibrio – economico finanziario, il recupero dell’investimento e la corretta remunerazione del capitale investito così come previsto dall’art. 178 comma 2 del Codice“ [7] vedi il comunicato del Polo civico in Il “Dente cariato”: quale è linea della Giunta Gualtieri sulla destinazione di immobili pubblici? 12 marzo 2028 [8]16 marzo 2026 “RISOLUZIONE Rigenerazione dell’immobile denominato “Dente Cariato” in via Giolitti – priorità dell’interesse pubblico nella valorizzazione del patrimonio comunale e attivazione di forme di partecipazione democratica” nella quale si sottolinea che “ la  consultazione (lanciata dal Comune) è rivolta esclusivamente a operatori economici privati e non prevede alcuna forma strutturata di coinvolgimento della cittadinanza, delle associazioni di quartiere, delle università e degli enti del terzo settore nella definizione degli obiettivi e delle funzioni da attribuire all’immobile” facendo presente che “ il Municipio I da anni registra un calo importante della residenzialità, ha la più alta densità di residenti universitari fuori sede e una grave carenza di alloggi a canone calmierato, problematiche strutturali che si riverberano direttamente sul tessuto sociale dell’Esquilino”. La risoluzione, preso atto che il costo dell’intervento è quantificato dagli uffici comunali in 30 milioni di euro, chiede (alla Presidente di attivarsi presso Sindaco e Assessore capitolino di attivarsi affinchè ) “sia riconsiderata la scelta di affidare ai privati la realizzazione e gestione dell’immobile, considerando l’opzione di un intervento diretto di Roma Capitale, anche in accordo con altri soggetti pubblici quali le Università e le proprie società partecipate, così da garantire il pieno perseguimento delle finalità pubbliche e sociali; e altresì la Presidente a promuovere un percorso strutturato di coinvolgimento della cittadinanza, delle associazioni e realtà di quartiere, delle università ed enti del terzo settore presenti nel territorio, con l’obiettivo di definire collettivamente le funzioni prioritarie da garantire nell’immobile”. [9] vedi La città delle persone o la città della rendita? – il Convegno dei 10 anni di Carteinregola con le nostre richieste alla politica 15 novembre 2022
March 23, 2026
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COMUNICATO 2 marzo 2026 – Roma Capitale
Il governo Meloni, un governo di destra, ha deciso, con l’appoggio del PD, la presentazione alle Camere di un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri legislativi al Comune di Roma, elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea capitolina potestà legislativa concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa’.  Da tempo – grazie anche alla vigilanza che l’associazione Carte in Regola ha esercitato su questo ennesimo affronto alla Carta – sottolineiamo come Roma capitale sarà il primo ente istituzionale a fruire dell’autonomia differenziata. Il ddl di revisione dell’art. 114 Cost. ha, dunque, a nostro avviso, anche una finalità tutta politica: aprire il varco all’autonomia differenziata su scala nazionale. Alla fine di luglio, il via libera del Consiglio dei Ministri al ddl, suggerì al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di parlare di una “riforma storica” e di appellarsi ad un “atteggiamento bipartisan”. Detto fatto; come le ciliegie, una tira l’altra. E quindi – mentre il centro destra ratifica le preintese con Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia su 4 materie “non Lep”; mentre il testo del cosiddetto ddl Calderoli sulla determinazione dei Lep AS1623 continua il suo iter al Senato – il fuoco presunto “amico” sferra un ulteriore attacco. Dopo una serie di incontri tra Giorgia Meloni, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e Roberto Gualtieri è stato raggiunto l’accordo per emendare il testo su “Roma capitale”. Nella serata del 27 febbraio è stata definitivamente approvata la formulazione al ddl di riforma costituzionale (l’ennesima!) dell’art. 114, inserendo il seguente emendamento: “la legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Per ricapitolare, il centro destra – anche in violazione, come abbiamo più volte ripetuto, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – porta avanti l’autonomia differenziata; non basta: il centro destra, con il consenso del PD, differenzia a sua volta Roma città metropolitana; non basta ancora: le grandi città metropolitane (i capoluoghi di quelle regioni che hanno maggiormente spinto per l’autonomia differenziata e che ambiscono a rimanere attaccate alla “locomotiva europea”, ma non solo), pretendono di rimanere al passo con la Capitale (che un po’ ladrona pur sempre è…) e quindi non rinunciano (sempre con l’assenso del PD) a esigere a loro volta poteri amministrativi differenziati rispetto al resto del territorio, contrattando con lo Stato poteri amministrativi di competenza statale. Un mosaico indecente, una frammentazione addirittura a tre livelli differenti (ma chi sa ancora dove saranno in grado di arrivare), che sottolinea un unico esplicito punto di convergenza e di interesse, comune, ahimè, ai partiti della maggioranza ma, a quanto pare, non solo a loro: gestire potere. Zaia sogna Venezia Città-Stato, Sala vuole che Milano sia sempre più città globale e tutte le città metropolitane mirano a divenire metropoli inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno ricchezza e potere, esasperando ancor più squilibri territoriali e disuguaglianze sociali. Questa frenesia appropriativa viaggia a marce forzate e rapidissime, secondo il progetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: concludere l’ennesima procedura di revisione costituzionale entro la fine del mandato governativo, confidando nell’approvazione per via parlamentare. La decentralizzazione del potere va incontro alle esigenze dei cacicchi locali, i sedicenti “governatori” (sia regionali, che comunali) che – in ossequio a tali esigenze, stanno letteralmente distruggendo le istituzioni della Repubblica – e, con esse, l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Chiediamo quindi alla segretaria del maggior partito dell’opposizione: dobbiamo fidarci delle parole o dobbiamo guardare ai fatti? Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢
L’Appello: 𝐏𝐨𝐭𝐞𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞, 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐯𝐨𝐥𝐠𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐏𝐄𝐑 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎𝐒𝐂𝐑𝐈𝐕𝐄𝐑𝐄: scrivere a: info@carteinregola.it con 𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎: 𝐀𝐏𝐏𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐃𝐈𝐁𝐀𝐓𝐓𝐈𝐓𝐎 𝐑𝐈𝐅𝐎𝐑𝐌𝐀 𝐑𝐎𝐌𝐀 𝐂𝐀𝐏𝐈𝐓𝐀𝐋𝐄 specificando l’eventuale qualifica da indicare insieme al nome del sottoscrittore/trice. Trenta associazioni e comitati e decine di esponenti del mondo civico, accademico, culturale, di Roma e non solo, chiedono al Sindaco di Roma Capitale e della Città Metropolitana Gualtieri, al Presidente della Regione Lazio Rocca, ai Presidenti dei Municipi e a tutte le istituzioni e le forze politiche, di impegnarsi 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐚 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐞 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐫𝐨𝐟𝐢, riportando il progetto della governance all’ambito metropolitano. https://www.carteinregola.it/lappello-poteri-di-roma-capitale-laltra-riforma-costituzionale-che-avanza-senza-nessun-coinvolgimento-dei-cittadini/