Digital News Report Italia 2026: il complicato rapporto tra italiani e informazione giornalistica
Si affievoliscono la fiducia nei media e l’interesse per le notizie, in
particolare di politica, che tuttavia italiane e italiani continuano a
cercare. Quella tra gli italiani e l’informazione giornalistica è una relazione
fragile e intermittente, spesso mediata da piattaforme e algoritmi e segnata da
forme di consumo incidentale, in cui si accentua il “paradosso italiano” di un
pubblico sempre meno appassionato e coinvolto, ma fortemente esposto al flusso
informativo.
È quanto certifica la terza edizione del Digital News Report Italia 2026
realizzato dal Master in giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino fondato
dall’Università degli Studi di Torino e dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte
e gestito dal Corep -Consorzio per la Ricerca e l’Educazione Permanente di
Torino.
Il report curato da Alessio Cornia, Marco Ferrando, Paolo Piacenza e Celeste
Satta descrive un pubblico meno appassionato e meno fiducioso, ma non
indifferente; più distante da alcuni canali tradizionali, ma ancora
raggiungibile; più esposto alle piattaforme, ma ancora interessato a fonti
credibili, spiegazioni accessibili e relazioni informative riconoscibili.
“I dati dell’indagine realizzata tra il 6 gennaio e il 20 febbraio 2026 da
YouGov per il Digital News Report indicano un ulteriore indebolimento del
rapporto tra italiani e informazione giornalistica – si legge nello studio – La
quota di chi si dichiara ‘estremamente interessato’ alle notizie scende al 9%
(era il 10% nel 2025), mentre quella di chi si dice ‘molto interessato’ cala dal
28% al 25%. A crescere è invece la fascia di chi si considera ‘abbastanza
interessato’, che raggiunge il 49% rispetto al 46% dello scorso anno. Restano
stabili al 12% coloro che si dichiarano ‘non molto interessati’, mentre crescono
dal 2 al 3% le italiane e gli italiani che dicono di non essere affatto
interessati alle notizie”.
L’interesse per le notizie continua, in buona sostanza, a indebolirsi:
quest’anno solo il 34% degli italiani si dichiara molto o estremamente
interessato, contro il 74% del 2016. Resta più alto tra uomini, persone con
reddito elevato, livelli di istruzione più alti e, sul piano politico, tra chi
si colloca a sinistra o nel centro-sinistra.
L’interesse per le notizie di politica si conferma ancora più debole: solo il
16% si dichiara molto o estremamente interessato, e l’Italia si colloca
all’ultimo posto tra i 48 paesi inclusi nell’indagine globale del Reuters
Institute. Emerge però una parziale eccezione tra i 18-24enni, tra cui il 28% si
dichiara molto o estremamente interessato alla politica, indicando una domanda
giovanile di informazione politica non sempre intercettata dall’offerta attuale.
L’uso dei chatbot di IA per informarsi resta ancora circoscritto: riguarda il 6%
degli italiani, un’avanguardia digitale rilevante, composta soprattutto da
giovani e persone con livelli di istruzione elevati.
Per quanto riguarda l’uso dei social media, che torna a crescere, nonostante la
bassa fiducia nelle notizie attinte da queste piattaforme, la rilevazione mostra
che vengono settimanalmente impiegati per informarsi dal 45% degli italiani, 6
punti in più rispetto all’anno scorso, e come fonte principale raggiungono il
22%, dopo tre anni in cui erano stati fermi al 17%.
Da Facebook, TikTok e Instagram le notizie sono spesso attinte in modo
incidentale: più che perché riconoscono questi ambienti come strumenti utili per
informarsi, gli utenti le leggono mentre usano le piattaforme per altri scopi.
X è la piattaforma più chiaramente percepita come informativa. Tuttavia, il suo
uso limitato ne riduce la centralità nella dieta informativa degli italiani.
YouTube mostra un maggiore equilibrio tra fruizione incidentale e uso
intenzionale per ottenere notizie.
L’età incide in modo significativo sulla percezione del valore informativo delle
piattaforme: gli under 35 le considerano più spesso strumenti utili per ottenere
notizie. Il divario è particolarmente marcato per YouTube, considerata utile dal
65% dei più giovani contro il 40% degli over 35, confermandone il ruolo di
spazio rilevante per approfondimenti e spiegazioni video.
Quanto al ruolo informativo del servizio pubblico, prevale un giudizio tiepido.
In Italia la quota di valutazioni positive si ferma al 23%, mentre il 45% non
esprime giudizi, né positivo né negativo. Il dato colloca il nostro Paese tra i
più critici nel confronto internazionale, con valutazioni negative leggermente
superiori a quelle positive.
I giudizi sul ruolo informativo del servizio pubblico variano soprattutto in
base all’autocollocazione politica: l’apprezzamento è più basso a sinistra e più
alto a destra. I giudizi positivi sono inoltre più diffusi tra chi mostra
maggiore interesse per le notizie, raggiungendo il 40% tra gli ‘estremamente
interessati’.
Tra chi valuta positivamente il ruolo informativo del servizio pubblico, gli
aspetti più riconosciuti sono la capacità di garantire a tutti l’accesso a
notizie nazionali e regionali importanti (48%) e quella di fornire notizie
affidabili (43%).
Tra chi esprime giudizi negativi, la critica prevalente riguarda la percezione
che il servizio pubblico sia influenzato da interessi politici o di altro tipo
(72%): una valutazione piuttosto trasversale e nettamente più frequente rispetto
ad altre criticità.
https://mastergiornalismotorino.it/wp-content/uploads/2026/06/DIGITAL_NEWS_REPORT_ITALIA_2026.pdf
Giovanni Caprio