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Le varie eredità di Michela Murgia
Da Zephorum alla proposta di Stefano Feltri e Christian Raimo per un dibattito sul lascito intellettuale della scrittrice e attivista sarda: come preservare la memoria Alessandro Giammei, uno dei figli d’anima di Michela Murgia, annuncia la nascita di Zephorum1, pagina web che raccoglie tutti i post e i video della scrittrice e attivista. Zephorum è una start up sarda nata
PRISONBREAK La guerra delle narrazioni: come Israele usa l’AI per fabbricare rivolte
Il 13 giugno 2025, nelle prime ore del mattino, Israele lancia la sua prima grande campagna di bombardamenti contro l’Iran. Colpisce siti militari, impianti nucleari, infrastrutture. In operazioni mirate elimina alti comandanti dell’apparato militare e della sicurezza iraniana, oltre a scienziati legati al programma nucleare. L’Iran risponde con missili balistici e droni. È l’inizio di quello che verrà chiamato la Guerra dei Dodici Giorni. E nel momento esatto in cui le prime bombe cadono, qualcosa di diverso accade online: una rete coordinata di account su X inizia a pubblicare in modo sincronizzato immagini e video di presunte rivolte in Iran, veicoli militari iraniani che esplodono, folla in piazza, instabilità. Contenuti preparati in anticipo, pubblicati mentre i missili erano ancora in volo. Non si tratta di propaganda spontanea. È un’operazione pianificata, documentata nei dettagli dal Citizen Lab dell’Università di Toronto nel rapporto “We Say You Want a Revolution: PRISONBREAK” (Report No. 189, ottobre 2025), elaborato insieme al ricercatore Darren Linvill della Clemson University. Una rete di oltre cinquanta profili inautentici su X, creata nel 2023 ma attivata massicciamente dal gennaio 2025, coordinata con precisione militare con le operazioni delle IDF. Il Citizen Lab, dopo aver sistematicamente escluso spiegazioni alternative, ha concluso che l’ipotesi più coerente con le evidenze disponibili è che un’agenzia non identificata del governo israeliano — o un subappaltatore che lavora sotto la sua stretta supervisione — stia conducendo direttamente l’operazione. COME FUNZIONA PRISONBREAK L’obiettivo dichiarato della campagna, ricostruito dall’analisi dei contenuti e delle traiettorie narrative della rete, è fomentare una rivolta contro il regime iraniano all’interno della popolazione iraniana. Non si tratta di influenzare l’opinione pubblica occidentale su Israele, né di contrastare narrativi ostili nei media internazionali. È qualcosa di più diretto: produrre una percezione di instabilità interna in Iran, sincronizzata con i momenti in cui le IDF colpiscono, per amplificare l’effetto demoralizzante degli attacchi e incoraggiare la popolazione a insorgere. Il Citizen Lab ha documentato come la rete abbia utilizzato sistematicamente immagini e video generati dall’AI, inclusi deepfake, mimando l’estetica di veri organi di informazione — tra cui BBC Persian. Uno dei contenuti più analizzati è un deepfake relativo al carcere di Evin — la prigione politica più famosa dell’Iran — pubblicato alle 11:52 ora di Teheran, pochi minuti dopo l’inizio del bombardamento israeliano sulla struttura il 23 giugno 2025. Quella preparazione anticipata è, per i ricercatori del Citizen Lab, uno degli elementi più rilevanti: nessun terzo soggetto, privo di conoscenza preventiva dei piani delle IDF, avrebbe potuto preparare quei contenuti e pubblicarli in quella finestra temporale così ristretta. Nelle prime ore del conflitto, la rete ha esortato gli iraniani a prelevare denaro dagli ATM, sostenendo che il regime stesse confiscando i risparmi dei cittadini. Circolavano video AI-generated di lunghe code agli sportelli, con figure umane distorte — un indicatore tecnico di manipolazione digitale identificato dai ricercatori forensi. La rete ha anche rilanciato il movimento simbolico #8PMCry, incoraggiando i cittadini a urlare slogan antigovernativi dai balconi, amplificato con video manipolati che fingevano di mostrare una partecipazione di massa. Alcuni account hanno impersonato media legittimi, pubblicando screenshot fasulli su presunte fughe di alti funzionari iraniani. I post della rete hanno raggiunto decine di migliaia di visualizzazioni in alcuni casi: uno solo — quello relativo al carcere di Evin — ha accumulato oltre 46.000 visualizzazioni e 3.500 like. Gli account erano attivi prevalentemente durante l’orario lavorativo israeliano e operavano principalmente da desktop anziché da dispositivi mobili: indicatori tecnici che i ricercatori hanno interpretato come coerenti con un’operazione professionalmente coordinata, non con dissenso organico iraniano. STOIC E L’INDUSTRIA ISRAELIANA DELLA DISINFORMAZIONE PRISONBREAK non è un caso isolato. Intorno a operazioni di questo tipo si è sviluppato in Israele un ecosistema commerciale strutturato: società spesso fondate da ex ufficiali militari delle forze di intelligence che operano in una zona grigia, offrendo capacità tecnologiche di manipolazione senza esplicitarle, consentendo ai clienti statali di mantenere una misura di plausibile negabilità. La società più documentata in questo ecosistema è STOIC, una società di marketing politico con sede a Tel Aviv. Nel giugno 2024, Meta e OpenAI hanno smantellato una rete di account gestita da STOIC: Meta ha rimosso 510 account Facebook e 32 account Instagram, emettendo una lettera di diffida. OpenAI ha confermato che STOIC usava i suoi modelli per generare articoli web e commenti pubblicati su Facebook, Instagram, X, YouTube e Telegram. Dopo aver pubblicato i commenti, altri account della stessa rete rispondevano con testi anch’essi generati dall’AI — creando l’illusione di un dibattito autentico. I profili fingevano di essere studenti ebrei, afroamericani o “cittadini preoccupati” nei paesi target. Le foto profilo erano spesso generate dall’AI, con alcuni account che usavano la stessa fotografia per persone nominalmente diverse. Dietro STOIC c’è un mandante pubblico documentato: il Ministero degli Affari della Diaspora israeliano, che ha finanziato l’operazione con circa 2 milioni di dollari per condurre una campagna rivolta a 128 parlamentari americani, con focus specifico sui membri democratici e afroamericani della Camera dei Rappresentanti. I contenuti includevano attacchi all’UNRWA, narrazioni volte a creare una frattura tra palestinesi e afroamericani, e materiale islamofobico rivolto al Canada. Il ministro Amichai Chikli ha negato le accuse, definendo le indagini “diffamazione”. HASBARA NELL’ERA DEGLI AGENTI C’è un termine ebraico che in Israele è di uso comune nell’ambito della comunicazione pubblica: hasbara, che significa letteralmente “spiegare”. La Direzione Nazionale per la Diplomazia Pubblica israeliana porta questo nome e coordina ufficialmente gli sforzi di proiezione narrativa di Israele all’estero. La distinzione tra promozione legittima di un punto di vista e operazione di disinformazione coordinata non è sempre netta nella percezione pubblica. Ma i criteri per distinguerle esistono: l’uso di profili inautentici, la fabbricazione di identità false, la sincronizzazione con operazioni militari, l’impiego di deepfake, la manipolazione artificiale dell’engagement sono indicatori documentati e specifici. Non si tratta di valutare le ragioni politiche di un conflitto. Si tratta di riconoscere un’infrastruttura tecnica di manipolazione dell’informazione, indipendentemente da chi la gestisce. LA GUERRA IN CUI TUTTI PRODUCONO FALSE REALTÀ Il quadro che emerge dall’analisi del conflitto Iran-Israele del 2025 è quello di un ambiente informativo in cui nessun attore è immune dalla tentazione di fabbricare realtà. Iran, Russia, reti filo-israeliane: ciascuno produce il proprio set di falsi, ciascuno con tecniche e obiettivi diversi. Questo è forse il dato più preoccupante. Non la sofisticazione tecnica degli sciami AI — che è reale e crescente. Ma il fatto che il sistema funzioni anche quando è parzialmente smascherato: perché in un ambiente in cui tutti producono falsi, anche il vero diventa sospetto. Un politico che smentisce un deepfake lo fa in un mondo in cui tutti sanno che i deepfake esistono. La smentita non ristabilisce la realtà: si aggiunge al rumore. COSA RESTA IN PIEDI Le operazioni documentate — PRISONBREAK, STOIC, CopyCop — sono state smantellate o ridimensionate nel momento in cui sono state esposte. Questo conta. Significa che la ricerca indipendente, il monitoraggio delle piattaforme, l’investigazione giornalistica hanno ancora un effetto. Il problema è la scala temporale: tra il momento in cui un’operazione viene attivata e il momento in cui viene smantellata, può passare abbastanza tempo da rendere il danno narrativo irreversibile. Resta in piedi, come sempre, la reputazione delle fonti. Un sistema che genera milioni di contenuti falsi non risponde a nessuno. Un ricercatore universitario, un giornalista investigativo, un’organizzazione come il Citizen Lab rispondono alla propria reputazione, alla comunità scientifica, al pubblico. E nel frattempo, gli sciami continuano a lavorare. FONTI (CLICCABILI) * Citizen Lab https://citizenlab.ca/2025/10/ai-enabled-io-aimed-at-overthrowing-iranian-regime/ * CyberScoop https://cyberscoop.com/citizen-lab-disinformation-campaign-israel-iran-evin-prison/ * NPR https://www.npr.org/2024/07/09/nx-s1-4994027/israel-us-online-influence-campaign-gaza * Haaretz https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2025-10-03/… Francesco Russo
May 5, 2026
Pressenza
Le fabbriche del consenso sintetico
Come gli sciami di agenti AI stanno riscrivendo la realtà Qualche anno fa, una troll farm funzionava così: un edificio pieno di persone, turni, scrivanie, lavoratori pagati per scrivere post, creare profili falsi, commentare e accendere polemiche nelle discussioni online. Era costoso, lento e, alla fine, l’impatto reale era marginale. Oggi quegli edifici esistono ancora, ma i lavoratori non scrivono più. Configurano agenti. Li istruiscono, li supervisionano, li moltiplicano. Centinaia di migliaia di agenti autonomi che fanno in un’ora quello che prima richiedeva settimane di lavoro umano. Le troll farm sono diventate AI farm, e producono contenuto sintetico su scala industriale. Non è una metafora. È la descrizione letterale di un sistema documentato. Un rapporto del febbraio 2026 del Centre for International Governance Innovation (CIGI), intitolato “From Trolls to Generative AI: Russia’s Disinformation Evolution”, racconta come reti come CopyCop — un’operazione di disinformazione collegata al GRU, l’intelligence militare russa — utilizzino versioni modificate di modelli open-source come Llama 3, installate su server propri, per trasformare articoli di stampa in propaganda politica e distribuirla attraverso centinaia di siti web falsi senza lasciare tracce. Perché i modelli girano in locale, su hardware russo, dentro confini russi, fuori da qualsiasi giurisdizione occidentale. Non c’è watermark. Non c’è log. Non c’è nessuno a cui chiedere conto. SCIAMI, NON BOT Quello a cui ci siamo abituati, negli anni, era l’automazione nel senso classico: un sistema che inviava centomila email identiche, cambiando al massimo il nome del destinatario, oppure pubblicava altrettanti post con variazioni minime. Automatizzava la distribuzione, ma al fondo era spam riconoscibile. Il nostro modello mentale è ancora quello: se è automatizzato, è generico; se è generico, lo riconosci. Ma questo modello è costruito su anni di esperienza in un mondo senza agenti AI. Ed è diventato obsoleto. Il paper pubblicato su Science nel gennaio 2026 con il titolo “How malicious AI swarms can threaten democracy” — firmato da un gruppo internazionale di ventidue ricercatori provenienti da ventuno istituzioni accademiche, tra cui Nick Bostrom, la Nobel per la Pace Maria Ressa e Filippo Menczer — descrive qualcosa di qualitativamente diverso: sciami coordinati di agenti AI con identità persistenti, memoria, capacità di adattarsi in tempo reale alle reazioni delle persone. Agenti pienamente autonomi, ciascuno dei quali produce contenuto originale, ciascuno diverso dall’altro, ciascuno calibrato sul contesto specifico della persona che riceve il messaggio. Non c’è più un messaggio che si diffonde: c’è un sistema che decide, istante per istante, quale messaggio produrre per quale persona. Questi sciami sfruttano due meccanismi psicologici che sono bug strutturali del modo in cui gli esseri umani formano le opinioni. Il primo si chiama bandwagon effect: tendiamo ad allinearci alle posizioni che percepiamo come maggioritarie. Il secondo è l’illusory truth: la ripetizione di un’informazione, indipendentemente dalla sua veridicità, ne aumenta la percezione di credibilità. Combinati, producono un effetto preciso: se vediamo la stessa posizione espressa da fonti diverse, in contesti diversi, con parole diverse, su piattaforme diverse, la registriamo come diffusa. E se la percepiamo come diffusa, la consideriamo più credibile. Gli sciami di agenti sfruttano entrambi i meccanismi contemporaneamente, su scala industriale, ventiquattro ore su ventiquattro. IL TARGETING CHIRURGICO C’è un’altra eredità del passato che va smontata: l’idea che le operazioni di manipolazione si rivolgano a masse indifferenziate. La vecchia profilazione demografica è superata. Questi agenti aggregano dati da fonti eterogenee in tempo reale: profili social, registri pubblici, database di dati rubati acquistabili per pochi dollari su qualsiasi marketplace del dark web. Miliardi di record personali sono già disponibili, dispersi in centinaia di violazioni accumulate negli anni. Un agente con accesso a un modello linguistico e a un paio di database di dati trafugati può produrre migliaia di pezzi di contenuto unici al giorno, ciascuno calibrato su una persona diversa. Moltiplicato per centomila agenti che lavorano in parallelo, il costo computazionale è nell’ordine di qualche centesimo di dollaro per messaggio perfettamente personalizzato. Questo sistema costruisce quello che si può chiamare consenso sintetico: l’illusione che un’opinione sia ampiamente condivisa, che una posizione sia sostenuta dalla maggioranza, quando in realtà è un singolo operatore che parla attraverso migliaia di maschere. Funziona perché la percezione del consenso è per noi, come specie, uno degli indicatori più potenti di veridicità. Non abbiamo sviluppato anticorpi contro un consenso fabbricato artificialmente a questa scala. IL PARADOSSO DELLA REGOLAZIONE La risposta regolamentare esiste, almeno in Europa. Il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale, la bozza del Codice di Condotta per i modelli di uso generale, i meccanismi di enforcement del Digital Services Act: sono strumenti avanzati rispetto a qualsiasi altro blocco geopolitico. Gli Stati Uniti non hanno una regolamentazione federale. Ma anche il framework europeo più ambizioso ha un limite strutturale che non è tecnico, è geopolitico: gli attacchi arrivano da paesi che non rispondono a nessuna di queste regole. È possibile regolamentare le proprie piattaforme, i propri sviluppatori, le proprie aziende. Non è possibile regolamentare un edificio a San Pietroburgo, Shenzhen o Nuova Delhi dove qualcuno sta istruendo sciami di agenti su modelli open-source installati su server locali. Il paradosso è grottesco nella sua precisione: il contenuto prodotto da chi rispetta le regole è marcato, tracciato, eventualmente rimosso. Il contenuto prodotto da chi vuole causare danno è libero, non marcato e non soggetto ad alcuna giurisdizione. La regolamentazione filtra i soggetti regolati, lasciando intatto il campo agli attori che, per definizione, non intendono essere regolati. C’è poi la questione degli incentivi delle piattaforme. Documenti interni di Meta resi pubblici da Reuters nel novembre 2025 stimavano che circa il 10% dei ricavi globali di Meta nel 2024 — circa 16 miliardi di dollari — provenisse da pubblicità per truffe e prodotti vietati. Il sacrificio massimo di ricavi che Meta era disposta ad accettare per agire contro gli inserzionisti sospetti era lo 0,15% del fatturato totale: 135 milioni di dollari su 90 miliardi. Quando il modello di business di una piattaforma dipende dal volume pubblicitario, rimuovere gli annunci fraudolenti ha un costo che nessuno vuole pagare. L’UNICO ANTICORPO CHE SCALA Il rilevamento automatico dei pattern ha gli stessi limiti della regolamentazione: funziona per un tempo limitato, poi gli sciami — progettati esattamente per farlo — si adattano. Il watermarking è efficace solo per chi è disposto ad usarlo. Il fact-checking arriva sempre dopo, è sempre più lento, non raggiunge mai la stessa scala del contenuto che intende smentire. Se centinaia di migliaia di agenti coordinati diffondono un video di un politico che dice qualcosa che non ha mai detto, quel politico può smentire quanto vuole: il video è lì, milioni di persone lo hanno visto, e la smentita arriva in un mondo in cui nessuno sa più distinguere il vero dal falso. Resta un anticorpo che ha una caratteristica che nessun sistema tecnico possiede: scala alla stessa velocità della minaccia. È la consapevolezza. Un sistema che fabbrica consenso sintetico funziona solo se le persone che lo ricevono non sanno che il consenso sintetico esiste. Conoscere il meccanismo lo indebolisce. Non lo neutralizza completamente, ma riduce drasticamente l’efficacia. Un po’ come i deepfake: adesso li conosciamo, e spesso li riconosciamo. Sapere come funziona rende più difficile cascarci. Questo non significa che la consapevolezza sia sufficiente. Significa che è la condizione necessaria di qualsiasi altra risposta. E che trattare l’alfabetizzazione mediatica come un progetto scolastico secondario, invece che come infrastruttura democratica al pari di ospedali e ponti, è una scelta politica con conseguenze precise. Nel frattempo, gli sciami non aspettano. FONTI * Centre for International Governance Innovation – From Trolls to Generative AI: Russia’s Disinformation Evolution https://www.cigionline.org/publications/from-trolls-to-generative-ai-russias-disinformation-evolution/ * Science – How malicious AI swarms can threaten democracy https://doi.org/10.1126/science.adz1697 * CNBC / Reuters – dati su Meta e pubblicità fraudolente https://www.cnbc.com/2025/11/06/meta-reportedly-projected-10percent-of-2024-sales-came-from-scam-fraud-ads.html Francesco Russo
May 5, 2026
Pressenza
Le "sbarbine" digitali nella Cina urbana
La newsletter di Pieranni di questa settimana da voce a Sabrina Ardizzoni che fornisce uno spaccato della vita urbana e digitale della Cina del 2026, illustrando il fenomeno delle “giovani sbarbine” (traduzione alla Freak Antoni di Sabrina Ardizzoni). Nella newsletter c’è anche: * la nuova release di DeepSeek, * le nuove linee guida sulla neutralità carbonica * una segnalazione di una mostra a Shanghai [...] Dopo le “donne avanzo” (shengnü), le “donne virtuose” (xian qi liangmu) e la figura della “mamma tigre”, fino al recente fenomeno dei giovani “sdraiati” (tang ping), il panorama mediatico cinese continua a produrre categorie utili all’interpretazione di tensioni sociali profonde. In questo quadro si inserisce un nuovo termine, ancora poco stabilizzato ma già fortemente evocativo: quello delle jingshen xiaomei. La traduzione del termine è decisamente sfidante: unisce jingshen (spirito, vitalità, ma anche dimensione emotiva e affettiva) e xiaomei (“sorellina”, in senso affettivo o relazionale). In italiano si potrebbe rendere con “ragazze sveglie”, ma qui proporrei un’espressione gergale bolognese come “sbarbine” – ereditata dal repertorio lessico-grafico di Freak Antoni, fondatore e anima degli Skiantos, che negli anni Ottanta del secolo scorso cantavano “Mi piaccion le sbarbine”. Leggi la newsletter
Le Dita Nella Presa - Perdere il senso del Tempo
Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato perfino noi. Facciamocela raccontare. Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il pretesto di tutelare i segreti commerciali. Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni. Infine le iniziative. Martedì 21 aprile a Vivero, a Roma, Palestra digitale , dalle 18,30. “Impariamo insieme a usare strumenti e alternative che non alimentano sistemi di controllo, guerra e sorveglianza”. Un laboratorio pratico organizzato con Avana e il gruppo di ricerca C.I.R.C.E., da Rotta Genuina e Vivèro, per rimettere le mani sul digitale e sperimentare alternative concrete alle piattaforme delle Big Tech. Ascolta la puntata nel sito di Radio Ondarossa
Perdere il senso del Tempo (1/4: Puntata completa)
Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato perfino noi. Facciamocela raccontare. Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il pretesto di tutelare i segreti commerciali. Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni.
April 19, 2026
Radio Onda Rossa
[Le Dita nella Presa] Perdere il senso del tempo (1/4: Puntata completa)
Apriamo commentando l'articolo del Tempo che alimenta lo spauracchio delle tecnologie alternative ed autogestite usate dai pericolosi cyberattivisti, e arriva a scomodare persino i remailer, tecnologia che avevamo dimenticato perfino noi. Facciamocela raccontare. Parlando di cose serie, l'Europa ha secretato i dati sui data center con il pretesto di tutelare i segreti commerciali. Torniamo su un argomento che abbiamo toccato anche qualche puntata fa, ovvero le importanti sentenze contro Meta e Youtube. Oggi diamo conto di un articolo pubblicato da Valigia Blu che, riprendendo articoli di altri analisti, critica la sentenza e gli effetti che produrrà. L'argomentazione non ci convince, ma ne diamo comunque lettura perché ci dà lo spunto per alcune riflessioni.
April 19, 2026
Radio Onda Rossa
Report: Meta interferì su voto 2022. Il social rigetta le accuse
Secondo un’inchiesta della trasmissione di Rai3, la holding di Zuckerberg avrebbe favorito tramite filtri e raccolte dati la destra antieuropeista. Nel mirino torna anche il Garante della Privacy, che si sarebbe prodigato per evitare una maxi sanzione alla big tech. E intanto la politica si muove Interferenze nelle ultime elezioni politiche del 2022 e nelle regionali successive, che avrebbero favorito la destra antieuropeista. Sono le accuse nei confronti di Meta contenute nell’inchiesta di Report, andata in onda su Rai3. La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci torna ad occuparsi anche del Garante della Privacy, raccontando come i membri del collegio dell’Autorità si siano adoperati per bloccare una maxi-multa al colosso americano, forse anche per evitare che le attività nei confronti degli utenti di Facebook e Instagram venissero alla luce. Leggi l'articolo Inchiesta di Report dal minuto 34 la parte che riguarda Meta. Report spiega che il dipartimento tecnico del Garante, apprese le notizie sulle interferenze di Meta, chiede un blocco urgente, ma “Scorza e Ghiglia frenano, invitando ad attendere le autorità europee”. A metà 2023, in occasione delle elezioni regionali, i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni, ma, nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni, sia Scorza che Ghiglia votano contro il provvedimento. La posizione del colosso Usa, rileva la trasmissione, sarebbe aggravata dall’utilizzo distorto di un filtro, introdotto nel 2021 per limitare la visibilità dei contenuti politici. Secondo un’analisi condotta da un gruppo interno di tecnici del Pd, questa attività avrebbe favorito esclusivamente le posizioni della destra antieuropeista. E tanto per non farsi mancare nulla, un esperimento su quasi cinquemila utenti reali ha misurato l'effetto dell'algoritmo di X sulle opinioni politiche. L'algoritmo di X sposta gli utenti a destra. Leggi l'articolo su Wired
La voce dei giovani oggi verrà ascoltata in Parlamento
Oggi, 14 aprile 2026, alle 13:30 per la prima volta nella storia del Parlamento italiano una delegazione di soli ragazze e ragazzi sarà audita dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza in apertura dell’Indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minorenni, evidenziando opportunità e rischi legati a internet, social media, smartphone, piattaforme di gioco online e intelligenza artificiale. “Secondo gli ultimi dati UNICEF, più di 1 studente su 5 di 10 anni in 26 Paesi su 32 non è in grado di distinguere se un sito web sia affidabile o meno; in Italia i dati indicano che tra i bambini e gli adolescenti tra i 9 e i 16 anni: il 9,5% non possiede competenze nel cambiare le impostazioni della privacy; il 9,2% non possiede competenze nello scegliere le migliori parole chiave per ricerche; l’11,9% non possiede competenze nel rimuovere persone dalla lista dei contatti – ha dichiarato il presidente dell’UNICEF Italia, Nicola Graziano – L’audizione, che vede oggi protagonisti ragazze e ragazzi coinvolti nei percorsi di partecipazione promossi dall’UNICEF in Italia, rappresenta un passaggio senza precedenti e di grande rilievo istituzionale. Tale apertura testimonia la sensibilità della Commissione parlamentare infanzia e della sua Presidente, Michela Vittoria Brambilla, nel promuovere forme concrete di ascolto e partecipazione. Auspichiamo che questa audizione possa essere un punto di svolta nelle modalità di partecipazione dei ragazzi e delle ragazze ai processi parlamentari”. Sono 7 i ragazzi e le ragazze che parteciperanno oggi all’audizione. La loro presenza è frutto di percorsi di partecipazione realizzati negli anni dall’UNICEF in Italia: in particolare, sono volontari Younicef (programma dedicato ai minorenni e ai giovani interessati alla promozione e alla tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza), rappresentanti dello YAB (Youth Advisory Board, organismo di partecipazione delle ragazze e dei ragazzi nell’ambito della Garanzia infanzia), dello Steering Group di U Report Italia e dello Steering Group di U-Report on the move (piattaforma digitale indipendente supportata dall’UNICEF). Tra i temi che affronteranno nel corso dell’audizione: i fenomeni di dipendenza digitale, l’isolamento sociale, il cyberbullismo, l’esposizione a contenuti inappropriati e gli effetti sul benessere psicologico. I ragazzi e le ragazze delegati evidenzieranno inoltre l’importanza di un uso consapevole e bilanciato delle tecnologie e la necessità di rafforzare l’educazione digitale, con il coinvolgimento attivo di famiglie, scuola e istituzioni, valorizzando la partecipazione dei ragazzi e delle ragazze. L’evento di oggi costituisce l’esito di un percorso di advocacy promosso dall’UNICEF Italia volto a dare piena attuazione alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con particolare riferimento all’articolo 12, che riconosce il diritto dei bambini, delle bambine e degli adolescenti a essere ascoltati su tutte le questioni che li riguardano. La Commissione parlamentare ha scelto di avviare l’indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minorenni, ascoltando in primis il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze coinvolti in processi di partecipazione sul tema oggetto dei lavori. Successivamente verranno raccolti contributi da istituzioni, esperti, mondo accademico e società civile, al fine di individuare strumenti efficaci di prevenzione e tutela. L’auspicio è che questa audizione non rappresenti soltanto un significativo passo avanti nel riconoscimento del diritto all’ascolto, ma costituisca anche un precedente capace di incidere sui regolamenti e sulle prassi parlamentari, aprendo la strada a forme più strutturate e continuative di partecipazione dei ragazzi e delle ragazze alla vita democratica del Paese. AUDIZIONE SU IMPATTO NUOVE TECNOLOGIE SU SALUTE MINORI Martedì 14 Aprile 2026 alle ore 13:30 presso l’Aula del III piano di Palazzo San Macuto, la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, in merito all’indagine conoscitiva sull’impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori, svolge l’audizione di una delegazione di ragazze e ragazzi coinvolti in attività di partecipazione del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), anche in videoconferenza. https://webtv.camera.it/evento/30935 UNICEF
April 14, 2026
Pressenza
Società violenta e adulti incoscienti, perché vietare i social è un’illusione
Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica. Un tempo, i social venivano incensati per l’impatto positivo sulla cultura e le società nel loro complesso. Oggi invece “vietare (i social) ai minori” è diventato un ritornello da recitare a ogni episodio di cronaca. L’ultima occasione: mercoledì 25 marzo 2026. Ore 7.45, scuola media Da Vinci, Trescore Balneario, pochi chilometri da Bergamo. L’insegnante Chiara Mocchi viene gravemente accoltellata da un alunno 13enne, che diffonde su un canale Telegram il video dell’aggressione, ripresa con il cellulare. è stata salvata con un intervento chirurgico. Le sue dichiarazioni richiamano alla centralità dell’educazione rispetto alla punizione e alla proibizione. Il mondo va però in tutt’altra direzione. Forse i social media tossici potranno essere smantellati a suon di cause penali. Certo non sono “strumenti neutri” che si possono “usare bene”: sono prodotti di design, di marketing, di gamificazione (introduzione di elementi di pseudo-gioco competitivo in sistemi che non si presentano come giochi); il tutto orchestrato da algoritmi che spingono l’utente a rimanere incollato al proprio schermo. Articolo completo qui