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Cos’è la nonviolenza e perché deve essere attiva
LIBERTÀ, INTENZIONALITÀ E IL FUTURO DELL’ESSERE UMANO Pressenza si è sempre definita attraverso un impegno volto alla pace, alla nonviolenza, all’umanesimo e alla non discriminazione. Quest’agosto, con l’imminente inizio di un nuovo corso di tre mesi sul Giornalismo nonviolento, tale impegno richiama una domanda che sembra quasi troppo banale da porre: cos’è la nonviolenza?1 La risposta più semplice è nella forma negativa. Nonviolenza significa non picchiare, uccidere, bombardare, torturare o minacciare un’altra persona. Il che è importante, ovvio. Ma questa definizione non spinge l’idea tanto più in là. Le persone possono essere dominate anche senza essere mai colpite. Sfruttamento economico, discriminazione, repressione politica e coercizione psicologica possono mettere in catene una vita umana senza lasciare per forza una ferita fisica. Riesaminare queste idee suggerisce che la definizione di nonviolenza possa arrivare a volte dalla parte sbagliata. Invece di chiedersi innanzitutto come appare la violenza, potrebbe essere più utile chiedersi cos’è che la violenza porta via. GLI ESSERI UMANI POSSONO FARE LE COSE DOPO Una delle capacità umane più ordinarie è anche una delle più degne di nota: gli esseri umani possono fare le cose dopo. Le persone non reagiscono solo agli ostacoli sul momento. Posticipano, ricordano, fanno paragoni, si esercitano, risparmiano, si organizzano e iniziano ad agire oggi a causa di qualcosa che ancora non esiste. Il filosofo argentino Silo ha descritto questo come un’espansione dell’orizzonte temporale umano: la possibilità di differire una reazione e di direzionare un’attività verso “un futuro che è pianificato (o immaginato)”2. Una studentessa studia perché immagina qualcosa che potrà fare anni dopo. Una famiglia risparmia per una casa che ancora non possiede. I lavoratori si organizzano perché riescono a immaginare condizioni di lavoro differenti. Un movimento sociale sfida un’ingiustizia all’apparenza permanente perché le persone possono concepire una società che ancora non c’è. Il futuro, sebbene non avvenuto, agisce già nel presente. La capacità di fare proiezioni su futuri possibili è indispensabile per la libertà. Certo, libertà non significa affatto facoltà di fare qualunque cosa. Gli esseri umani sono nati in condizioni che non hanno scelto, e le circostanze materiali, sociali e storiche pongono loro dei limiti reali. Entro quei limiti, però, esistono possibilità che si aprono. O che vengono bloccate. COS’È CHE LA VIOLENZA PORTA VIA Nella Quarta lettera ai miei amici, Silo descrive il potere concentrato come il permettere ad alcune persone di “negare la libertà e l’intenzionalità di altri, riducendo questi altri a protesi, a strumenti dell’intenzionalità dei pochi”3. Un essere umano non è un semplice oggetto nel mondo. Ogni persona è anche un centro di intenzione: qualcuno che ricorda, immagina, sceglie, rifiuta, costruisce relazioni, intraprende progetti e cerca di trasformare le condizioni della vita. La violenza trasforma quella persona in uno strumento del progetto di qualcun altro. La schiavitù ne è l’esempio più chiaro: il corpo, il lavoro e il futuro di un’altra persona diventano una proprietà. Ma la stessa direzione si può riconoscere all’interno di meccanismi molto differenti. La repressione politica può sottrarre alle persone la capacità di partecipare a decisioni che si ripercuotono su di loro. La discriminazione può bloccare possibilità formative, professionali o sociali. Le decisioni economiche possono lasciare alle persone poche alternative praticabili, al punto che molto del loro tempo e lavoro viene assoggettato a scopi sui quali hanno poca influenza. Queste forme di violenza non sono equivalenti, e la loro gravità non deve essere confusa. Ciò che conta qui è la direzione che possono condividere: la sfera della possibilità umana di valore diventa più ristretta. L’espressione appropriazione di intenzionalità viene qui proposta per dare un nome a questo intrinseco movimento di violenza. Descrive cosa accade quando la capacità di un’altra persona o di un altro gruppo di orientare e costruire un futuro viene subordinata a fini che loro non possono controllare in modo significativo. La violenza, vista in questa luce, fa più che ferire le persone nel presente. Si impadronisce di parte del loro futuro. In India, il recente movimento giovanile degli Scarafaggi rende questo meno astratto. Il movimento si è sviluppato attorno alla rabbia per la divulgazione delle prove d’esame, i ritardi nelle assunzioni, la disoccupazione e l’inaffidabilità dei sistemi dai quali i giovani dipendono per istruzione e occupazione. Nella sua carta di riforma degli esami, il movimento ha descritto gli esami pubblici giusti come una base per le pari opportunità, e ha richiesto trasparenza, diritti per i candidati e supervisione parlamentare4. Per qualcuno che ha trascorso anni a prepararsi per un esame, un sistema corrotto o disfunzionale non è un mero inconveniente amministrativo. Può spegnere un futuro verso il quale sono già stati direzionati anni di azione presente. La reazione è stata collettiva. Quello che è iniziato in parte come satira online si è evoluto in organizzazione, protesta continua a Jantar Mantar e una marcia esplicitamente pacifica verso il parlamento il 20 luglio. Le proteste non sono rimaste totalmente pacifiche nella pratica, con la polizia che ha usato lacrimogeni e manganelli quando i manifestanti hanno cercato di avanzare oltre le barricate, ma il movimento stesso ha richiesto pubblicamente un assembramento pacifico e legittimo. La sua pressione ha contribuito a portare la riforma degli esami e la disoccupazione giovanile all’interno di un dibattito pubblico nazionale. Il Ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan ha rassegnato le dimissioni e in seguito il governo ha aperto ulteriori discussioni sulle richieste del movimento56. Il risultato a lungo termine è ancora indefinito. Ma qualcosa è già cambiato. Dei giovani che avevano vissuto le istituzioni primariamente come forze che determinavano le loro possibilità hanno scoperto di poter agire assieme e alterare quelle condizioni. Il loro futuro non era semplicemente una cosa decisa altrove. FARE L’OPPOSTO Se la violenza oggettifica le persone e riduce la loro facoltà di dirigere la propria vita, allora la nonviolenza deve andare nella direzione opposta. Deve ricercare condizioni nelle quali l’intenzionalità umana può guarire, svilupparsi ed esprimersi. Silo afferma quasi lo stesso quando scrive che umanizzare è superare l’oggettificazione e “affermare l’intenzionalità di ogni essere umano e la preminenza del futuro rispetto alla situazione presente”7. Questo suggerisce un altro modo di pensare alla nonviolenza. La libertà umana può aumentare in modo autentico solo se la sua espansione non dipende dal sottrarre libertà a qualcun altro. Questo non vuol dire massimizzare il numero di scelte disponibili per ogni individuo. Cinquanta marchi sullo scaffale di un supermercato non creano una società libera. Tantomeno significa che ogni limite posto a un individuo sia un atto di violenza. La libertà è necessariamente esercitata tra altre persone, e i limiti talvolta possono servire proprio per evitare che il potere di una persona riduca la libertà di altre. Tassare la ricchezza concentrata, imporre regole a un datore di lavoro o prevenire la discriminazione possono limitare la libertà di agire di una persona ma, allo stesso tempo, ampliano le possibilità a disposizione di molti altri. Un miliardario può avere meno possibilità di disporre di parte del suo patrimonio dopo la tassazione, ma al contempo milioni di persone guadagnano possibilità attraverso istruzione, sanità, alloggi e altri servizi pubblici. La domanda rilevante, dunque, non è se ogni scelta individuale viene preservata, ma se nel complesso la sfera della libertà umana di valore si espande o si contrae. Le possibilità che contano sono quelle fondamentali. Le persone possono parlare ed essere ascoltate? Possono associarsi e organizzarsi? Possono ottenere le condizioni di base necessarie per vivere? Possono partecipare a decisioni che si ripercuotono su di loro? Possono sviluppare i propri progetti? Le comunità possono immaginare futuri diversi e agire assieme per renderli realtà? La libertà concepita in questo modo è relativa. Se l’aumento della libertà di una persona dipende dal ridurre gli altri a strumenti delle proprie intenzioni, la libertà umana non è aumentata. Il potere è solo diventato più concentrato. La nonviolenza, quindi, non ricerca la libertà senza restrizioni per ogni individuo. Mira ad ampliare la sfera condivisa della libertà umana: la vera capacità di più persone di avere un ruolo nella direzione delle proprie vite e del loro futuro comune. Questo spiega anche perché la nonviolenza deve essere attiva. I sistemi attuali distribuiscono già la libertà in forma iniqua. Non intaccarli significa solo lasciare ad alcune persone il potere di determinare il futuro di altre. La nonviolenza attiva, dunque, fa più che astenersi dal ferire: sfida le condizioni che si appropriano dell’intenzionalità e lavora per creare relazioni e istituzioni nelle quali la capacità umana di agire può espandersi. Ristabilire la libertà può richiedere organizzazione, proteste, scioperi, boicottaggi, non cooperazione, disobbedienza civile, comunicazione indipendente e la creazione di alternative. La nonviolenza non abolisce il conflitto. A volte significa entrare direttamente in conflitto con la concentrazione del potere. La prova non è se il conflitto sparisce. È cosa lascia dietro di sé un certo modo di agire. Le persone ne emergono con più possibilità di parlare, organizzarsi e partecipare a ciò che segue, o gli sforzi hanno solo portato a cambiare chi dà gli ordini? La nonviolenza non è solo il rifiuto della violenza. È una direzione: verso relazioni e istituzioni nelle quali meno persone sono trattate come strumenti e più persone possono avere un ruolo nel modellare il futuro. Segue una semplice domanda: una certa azione lascia più persone in grado di partecipare alla costruzione delle proprie vite e del loro futuro comune, oppure no? Nel giornalismo, la stessa domanda diventa pratica molto in fretta. I giornalisti decidono chi appare come un agente, le cui intenzioni sono prese sul serio, quali possibilità sono visibili e quale tipo di futuro una storia lascia nell’immaginazione del lettore. Queste sono tra le domande esaminate nel nuovo corso di Pressenza sul Giornalismo Nonviolento. Le domande di iscrizione sono aperte adesso1. Note: 1. Pressenza, “Making the world better through communication: Free course on Nonviolent Journalism,” 23 luglio 2026. Il corso inizia il 27 agosto 2026. Iscrizioni: https://www.pressenza.com/nonviolent-journalism/nonviolent-journalism-training/ 2. Silo, “Regarding What Is Human,” in Silo Speaks (San Diego: Latitude Press, 2000). Il passo tratta la reazione differita, l’espansone dell’orizzonte temporale e l’attività direzionata verso un futuro pianificato o immaginato. 3. Silo, Fourth Letter to My Friends, in Letters to My Friends: On Social and Personal Crisis in Today’s World (San Diego: Latitude Press, 1996), section 9, “The Human Process”; lettera datata al 19 dicembre 1991. 4. Cockroach Janta Party, “Examination Reform Charter: 5 Demands,” pubblicata il 15 luglio 2026. 5. Cockroach Janta Party, “Peaceful March to Parliament,” 20 July 2026; Sheikh Saaliq and Piyush Nagpal, Associated Press, “India police use tear gas to stop march on Parliament by Cockroach movement supporters,” 20 luglio 2026. 6. Chietigj Bajpaee, “Has the ‘Cockroach’ movement changed Indian politics?”, Chatham House, 29 luglio 2026; Sheikh Saaliq, Associated Press, “How India’s Gen Z movement of ‘Cockroaches’ dented Modi’s political image,” 4 agosto 2026. 7. Silo, Fourth Letter to My Friends, section 9, “The Human Process.” -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dall’inglese di Rita Puligheddu Tony Robinson
August 19, 2026
Pressenza
Un segnale forte a favore del giornalismo nonviolento: 223 persone sostengono Pressenza
> Con la fine del mese di marzo – un mese che per Pressenza simboleggia > l’indipendenza finanziaria – la nostra campagna di raccolta fondi di > quest’anno si è conclusa con successo. Grazie a 223 sostenitori provenienti da 21 paesi di quattro continenti, è stato possibile raccogliere un totale di 14.676 euro. I singoli contributi variano da 5 a 500 euro, con una donazione media di circa 70 euro. Questi numeri sono più di semplici statistiche. Rappresentano fiducia, solidarietà e un impegno comune per una forma diversa di giornalismo, incentrato sulla nonviolenza e sulla pace. Proprio in un momento in cui la violenza, la polarizzazione e la disinformazione caratterizzano il dibattito pubblico, diventa chiaro quanto sia importante il nostro lavoro. Ne abbiamo parlato anche nel nostro articolo “Il giornalismo nonviolento è oggi più necessario che mai”. Il sostegno che abbiamo ricevuto nell’ambito della campagna dimostra che molte persone condividono questa visione e sono disposte a contribuire concretamente. Con le donazioni di quest’anno possiamo continuare e sviluppare ulteriormente il nostro lavoro: pubblicazioni multilingue, produzioni giornalistiche e nuove iniziative e progetti in fase di preparazione in tutto il mondo. Pressenza rimane così uno spazio per le voci che si impegnano per la pace, la nonviolenza e la dignità umana. Il nostro più sentito ringraziamento va a tutti coloro che hanno sostenuto questa campagna, sia con una donazione, sia condividendo i nostri contenuti, sia con il loro costante impegno a favore di un giornalismo che non punta sul sensazionalismo, ma sulla comprensione. Anche se la campagna è ormai conclusa, il percorso continua. Chi desidera sostenere Pressenza può farlo in qualsiasi momento: www.pressenza.com/it/donazione/ Pressenza vive grazie alle persone che credono in un futuro di pace e nonviolenza e trovano il modo di resistere alla violenza sia all’interno che all’esterno. Pressenza IPA
April 23, 2026
Pressenza
Rintuzziamo la propaganda nera
Distopia a reti unificate: affreschi in chiesa della Capa del Governo, ripetizione ossessiva di un ritaglio di video che ritrae giovani mentre picchiano un poliziotto, oscuramento deliberato di altri poliziotti che feriscono un giornalista e malmenano un anziano abbandonandolo sotto un albero come un cane. Mille e più annegati nel Mediterraneo su cui non si spende parola. Il comitato d’affari della borghesia che si autoproclama superiore all’ONU e pianifica investimenti per la ricostruzione di Gaza, spacciandoli per “pace” e ignorando le migliaia e migliaia di morti e dispersi palestinesi. Altre 60 guerre taciute, nascoste e foraggiate dal cosiddetto Occidente liberale. Il Diritto Internazionale vilipeso, la Costituzione al macero come carta straccia. Sembra non esserci più tempo e modo per argomentare con pacatezza, per articolare i pensieri, né tempo e modo per numerarli e scorrerli, sciorinandone l’ordine lento, confrontando letture e pareri: qualcuno o qualcosa li ingarbuglia abbrutendoli, ne impedisce la gravità e al contempo ne ottunde la limpidezza. Fastelli di menzogne, scintillanti e spumeggianti, ammorbano l’etere e a noi tocca sgretolarli, frantumarli rivelandone il fango ammantato di lustrini, fin dove, fin quando sappiamo e possiamo; sbugiardare i peana e gli inni alla sicurezza, accendere le ribalte dei teatri di guerre scordate. Ci tocca, a ogni istante, rintuzzare la propaganda nera, arrancando con incolpevole ritardo appresso a inganni tracotanti da smentire, e non resta più tempo né modo – quasi più – per il nostro discorso d’armonia. Pure non desistiamo. Oggi più che mai celebriamo il mestiere di giornalisti. Daniela Musumeci
February 20, 2026
Pressenza
A Bruxelles atelier sul giornalismo nonviolento con la tecnica dell’arpentage
Nell’ambito dell’Incontro Internazionale di Pressenza, Antonella, formatrice dell”associazione Agir pour la Paix, ci ha invitato venerdì 7 novembre 2025 ad appropriarci del libro Giornalismo nonviolento grazie alla tecnica dell’arpentage. Conoscete la tecnica dell’arpentage? Apparsa nel XVIII secolo, l’arpentage è una pratica di educazione popolare nata dalla constatazione che il “libro” era allora un oggetto sacralizzato, riservato a un’élite. Per democratizzare l’accesso alla conoscenza, i circoli operai hanno inventato questo approccio collettivo che permette di desacralizzare il sapere e renderlo accessibile a tutti. Oggi questa tecnica sta vivendo una rinascita di interesse. Offre un modo originale per scoprire e appropriarsi di un’opera in modo critico e collettivo. In concreto, il principio è semplice: si strappa il libro in tante parti quanti sono i partecipanti; ognuno legge la propria parte, poi si mettono in comune i contenuti, le impressioni e le domande. Per esplorare gli strumenti del giornalismo non violento, i venti partecipanti avevano a disposizione due post-it blu per annotare due temi o frasi significative e un post-it rosa per segnalare ciò che restava da chiarire. In due ore, la ricchezza degli scambi ha permesso di delineare una visione sia globale che precisa dei diversi temi affrontati: il reportage fotografico, la scelta del titolo, il punto di vista umanista, la soggettività del giornalista e molti altri. Ognuno, con le proprie parole, ha così potuto esprimere concretamente un’informazione costruttiva e aperta alla speranza. Foto: Julia Montier e Tatiana De Barelli   Il libro presentato esiste in italiano edito da Multimage e Pressenza lo presenta in appositi seminari; chi fosse interessato scriva a redazioneitalia@pressenza.com Rédaction Belgique
November 13, 2025
Pressenza
Media di guerra e media di pace
L’ultimo libro di Andrea Cozzo, Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina. Promemoria e istruzioni per il futuro (Mimesis, Milano-Udine 2025, pp. 190, euro 17,00) è dedicato innanzitutto ai professionisti della comunicazione, ma, più ampiamente, a tutti noi lettori, ascoltatori e spettatori.  L’autore, professore di Lingua e letteratura greca all’Università di Palermo (e collaboratore di Pressenza, ndR, vedi ad esempio Flotilla e azioni governative),  è impegnato da decenni nello studio della nonviolenza, da cui ha tratto molteplici frutti: sia volumi (Conflittualità nonviolenta. Filosofia e pratiche di lotta comunicativa con Mimesis, sintetizzato nel più recente La nonviolenza oltre i pregiudizi. Cose da sapere prima di condividerla o rifiutarla con le edizioni Di Girolamo); sia Laboratori universitari con crediti formativi riconosciuti e Corsi di formazione dedicati a Forze dell’Ordine; sia con azioni dirette in varie situazioni di conflitto  (talora non poco dolorose). Il volume è distinto in tre parti. La fotografia della situazione La prima fotografa la situazione in corso: “il racconto mediatico della guerra in Ucraina, fin dal 24 febbraio 2022, è stato l’apogeo della violenza culturale perpetrata quotidianamente e senza mezze misure, sulla base del triplice principio (enunciato da Johan Galtung) D – M – A:  Dicotomizzazione («Noi» vs. «Loro»), Manicheismo (il Bene – il Male), Armageddon (la Vittoria militare è l’unica soluzione)” (p.19). Vengono diffuse notizie false, a cui – se inevitabili – seguono mezze smentite: “ciò che in tempi di pace sarebbe immediatamente percepito come un’ovvia sciocchezza, in tempi di guerra, sotto il fuoco compatto del giornalismo di fazione, diventa la semplice normalità” (pp. 49 – 50).  In prossimità di una guerra i legami fra potere politico e organi di informazione si fanno più stretti. Karl Kraus ha sintetizzato il fenomeno con la sua proverbiale icasticità: “Come viene governato il mondo e com’è che viene condotto in guerra? Dei diplomatici ingannano dei giornalisti e, quando poi leggono il giornale, finiscono col credere alle proprie menzogne”.  Una volta che la guerra sia dichiarata, il connubio non si scioglie, anzi si rafforza in un condizionamento reciproco che si travasa in condizionamento dell’opinione pubblica: chi osi criticare le scelte del governo – a partire dalla scelta di entrare in conflitto armato – è accusato di tradimento e, dunque, la maggior parte degli addetti ai lavori o alza il tono della voce per guadagnare medaglie come difensore dell’onor di Patria o (se nutre dei dubbi sull’entusiasmo bellicistico) previene la condanna con l’autocensura.  Risultato: “I media si costituiscono come monolitici «media di guerra»” (p. 10), i giornalisti si considerano e vengono considerati “militari senza divisa”(p. 48)  e  “l’informazione” – parafrasando Carl von Clausewitz  – diventa “guerra combattuta con altri mezzi”.  Indicazioni terapeutiche Ma Cozzo non si limita alla diagnosi dei mali: la seconda parte del volume (inspirata al principio “Un altro giornalismo è possibile!”) è infatti dedicata alle indicazioni terapeutiche per transitare (qualora se ne veda la necessità e se ne abbia la volontà) “dal giornalismo di guerra al giornalismo di pace”).  Di queste indicazioni l’autore offre un’elencazione più estesa in 17 “regole” (pp. 136 – 141) proposte da Jake Lynch  e Johan Galtung,  nonché una lista più sintetica in 10 “regole” (pp. 141 – 142) predisposta dai due medesimi studiosi.  Per brevità riporto qui un’elencazione ancora più sintetica di 5 punti fissati dal professore israeliano Dov Shinar:  “1. Esplorare le circostanze e i contesti in cui nasce un conflitto, e presentare cause e ipotesi da diversi punti di vista (…); 2. dare voce alle opinioni di tutte le parti coinvolte; 3. offrire soluzioni creative per la risoluzione dei conflitti (…); 4. smascherare le bugie (…) di tutte le parti, e rivelare gli eccessi commessi e le sofferenze subite da persone di ogni fazione; 5. dedicare più attenzione alle storie di pace e agli sviluppi post-bellici” (p. 120).  Due questioni di fondo Questo libro, nato chiaramente dal crogiuolo della drammatica cronaca dei nostri giorni, non è un instant-book con la data di scadenza ravvicinata. Esso infatti, con passo induttivo, risale dal “basso”  della scottante attualità all’ “alto” di tematiche di fondo e di lungo periodo, come dimostrano i due allegati che costituiscono la terza e ultima parte del volume: Prontuario di azione nonviolenta di fronte alla guerra e Democrazia, democratura e nonviolenza.  Impossibile sintetizzare in poche righe la ricchezza delle informazioni e soprattutto delle argomentazioni offerte dall’Autore anche in questi due testi che completano opportunamente un libro che solo uno studioso di grande preparazione e di ancor più grande onestà intellettuale poteva approntare come contributo al dibattito pubblico.  É vero che, nell’epoca del mordi-e-fuggi, non saranno molte le persone che si vorranno regalare qualche ora di riflessione critica sulle tragedie planetarie in atto, preferendo il ruolo di tele-tifosi davanti a uno schermo televisivo o di inter-nauti appollaiati su una tastiera da cui ‘sparare’ sentenze e slogan. Ma è altrettanto vero che quelle poche persone saranno grate a Cozzo perché, ancora una volta, nel frastuono delle urla da un fronte all’altro (e viceversa!), ha saputo interporre parole meditate, meritevoli di una pausa silenziosa d’ascolto.     Redazione Palermo
November 8, 2025
Pressenza
Catastrofi e prospettive del mondo contemporaneo: contributi per una puntuale ricognizione
Proponiamo la lettura di un estratto dell’articolata recensione dello studioso di storia economica siciliana, pubblicata su Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025, dedicata all’Annale di Pressenza 2024, Crepuscolo dell’ordine imperiale e sfide per la pace (Multimage, 2025), a cura di Toni Casano, Daniela Musumeci e Pina Catalanotto  Pressenza – International Press Agency [1], come  spiegano i titolari e gestori del sito, «è unʼagenzia stampa internazionale in 7 lingue che pubblica e diffonde  notizie, iniziative, proposte che riguardano pace, nonviolenza, disarmo, diritti umani, lotta contro ogni  forma di discriminazione. Considera l’Essere Umano  come valore centrale ed esalta la diversità. Propone un giornalismo attivo e lucido che punta alla soluzione delle crisi e dei conflitti sociali di ogni latitudine. In questo senso, oltre a pubblicare notizie sullʼattualità, diffonde studi, analisi ed azioni che contribuiscano alla pace mondiale e al superamento della violenza; mette in risalto la necessità e lʼurgenza del disarmo nucleare e convenzionale, la soluzione pacifica dei conflitti, la loro prevenzione, il ritiro dai territori occupati. Al tempo stesso denuncia tutto ciò che provoca dolore e sofferenza ai popoli e cerca di decifrare e trasformare le cause di quegli eventi, essendo molto più di un mero spettatore. L’Agenzia forma studenti, praticanti e volontari che sono d’accordo con queste convinzioni. Lʼagenzia è interamente formata da volontari che offrono gratuitamente i servizi in cui sono specializzati. Le redazioni sono spazi aperti alla collaborazione in équipe, alle nuove proposte, allo sviluppo di iniziative specifiche coerenti con le finalità dell’agenzia (libri, convegni, corsi di formazione ecc.)» [2].  LʼAgenzia è stata fondata nel 2008, in occasione del Simposio Internazionale del Centro Mondiale di Studi Umanisti svoltosi a Punta de Vacas in Argentina, per promuovere e sostenere la Marcia mondiale per la pace e la non violenza. Nel 2009, è stata legalizzata come agenzia internazionale a Quito, Ecuador e dal 2014 è organizzata in redazioni decentrate. Presente in 24 Paesi, pubblica ogni giorno i suoi dispacci in inglese, italiano, spagnolo, francese, portoghese, tedesco, greco, catalano, arabo, russo e malayalam (lingua del Kerala, India) [3].  Dal 2015 la redazione italiana ha avviato la collaborazione con lʼAssociazione Editoriale Multimage, dando vita alla collana «I libri di Pressenza», curata da Toni Casano, dedicata ad approfondimenti giornalistici. In questa collana, nel mese di febbraio scorso è stato pubblicato il quarto “Annale” dal titolo Crepuscolo dellʼordine imperiale e sfide per la pace, curato da Toni Casano, Pina Catalanotto e Daniela Musumeci, articolato in sei sezioni ‒ “Guerre e Pace”, “Ecosistemi e giustizia climatica”, “Mobilità globale”, “Genere e femminismi”, “Politiche e moltitudini”, “Culture altre” ‒ nelle quali sono suddivisi ottanta contributi di giornaliste/i e scrittrici/ori italiani e stranieri[4].  Il volume, nel quale sono raccolti articoli e interviste pubblicati nel corso del 2024, ha, indubbiamente, il pregio di fare accedere il lettore nel vivo delle questioni attuali più delicate e spinose, analizzate da più punti di osservazione e angolazioni. Ancora una volta, è riuscito nellʼintento di proporsi come luogo di approfondimento e di riflessione collettiva. È una finestra sugli orrori contemporanei e, al tempo stesso, sugli antidoti e sulle pratiche di pensiero e di azione per contrastarli. Sottolineo orrori, perché il volume, chiuso in tipografia alla fine dellʼanno scorso, non poteva tenere conto di tutto il peggio al quale abbiamo ancora assistito negli ultimi sei mesi e, tuttavia, i nodi di fondo, le cause e gli effetti rimangono drammaticamente identici. Più che lʼottimismo della ragione credo che, a difenderci da questa valanga di accadimenti negativi, possa servire ‒ come suggerito dalle due curatrici e dal curatore ‒ la ricerca di buone nuove, la ricerca di armonia, armonia tra persone, tra persone e natura, oltre che con noi stessi.  Una delle considerazioni introduttive pone subito in evidenza il nucleo centrale del problema: «Ma una cosa di cui siamo abbastanza certi è che le democrazie liberali sviluppatesi dall’inizio dello scorso secolo, quale forma più evoluta del moderno Stato nazione (e delle quali già alle porte del terzo millennio si certificava la crisi), oggi siano giunte effettivamente al capolinea della storia, avendo più che maturato la loro fine destinale».  È una valutazione che non consente appello e che spiega la stretta correlazione che i temi trattati nel volume hanno tra loro e che hanno contribuito a determinare questo epilogo «destinale» ma che, specularmente, da questo esito sono condizionati: crisi della politica, distribuzione della ricchezza globale, svalutazione del lavoro, conflitti, migrazioni, rivoluzione femminista, ecosistema.  Una prova del declino delle democrazie liberali non è forse la proliferazione nel mondo di autocrati e di “democrature”? LʼOccidente, al di qua e al di là dellʼAtlantico, si è progressivamente consegnato allʼaristocrazia della finanza internazionale e allʼindustria degli armamenti e rischia ancor più di essere travolto dai gestori delle cripto valute nelle quali si convertono ingenti quantitativi di denaro sporco delle mafie. Le premesse di questo tramonto cʼerano tutte e il prototipo berlusconiano di imprenditore-governante aveva fatto breccia (e scuola) nel mondo, già 30 anni fa. Sembrava, tuttavia, impensabile che alla presidenza degli Stati Uniti potesse essere eletto un magliaro con alle spalle una lunga serie di società fallite e con una montagna di debiti; un affarista, condannato per stupro, eversore e produttore di moneta digitale; in una parola, un gangster che sta risanando e moltiplicando le sue finanze e che specula in Borsa determinando le oscillazioni giornaliere a suo piacimento. Grazie alla vittoria elettorale, regalatagli in un piatto dʼargento dal partito democratico, il neopresidente alla Casa Bianca si è circondato di razzisti, suprematisti e ultranazionalisti fanatici. Al confronto, il leggendario Al Capone oggi sarebbe un dilettante.  Forse lʼunico dato positivo di questo nuovo capitolo della storia politica americana, che dispiega i suoi effetti sullʼintero mondo, è che la connessione governo-affari-finanza industria delle armi è senza infingimenti; è palese e manifesta, priva di quella dose di ipocrisia con la quale i democratici americani conciliavano le guerre “giuste” per esportare la democrazia, con il sostegno finanziario alle organizzazioni umanitarie. Lʼaggravante contemporanea dei trumpiani, infatti, è lʼassalto ai diritti civili, alla libertà di stampa, alle università, alla sanità pubblica; è la spettacolarizzazione della caccia agli immigrati, lʼazzeramento dei fondi ai Paesi colpiti da carestie e devastazioni, la teorizzazione delle deportazioni di massa.    NOTE  [1] HTTPS://WWW.PRESSENZA.COM/IT/PARTNERS/ [2] HTTPS://WWW.AGORAVOX.IT/PRESSENZA-INTERNATIONAL-PRESS  [3] HTTPS://WWW.PRESSENZA.COM/IT/INFORMAZIONI/  [4] CREPUSCOLO DELLʼORDINE IMPERIALE E SFIDE PER LA PACE, ANNALE PRESSENZA 2024, A CURA DI TONI CASANO, PINA CATALANOTTO, DANIELA MUSUMECI, MULTIMAGE, REGGIOLO (REGGIO EMILIA) 2024: 338. LEGGI INTEGRALMENTE LA RECENSIONE SU DIALOGHI MEDITERRANEI  Redazione Italia
July 1, 2025
Pressenza
Giornata nazionale dell’informazione costruttiva
Arriva la GNIC2025: pubblicato il primo documentario sul giornalismo costruttivo GNIC In occasione della quinta edizione della Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva è stato prodotto e pubblicato un video-documentario di 30 minuti, realizzato appositamente per la Giornata, e disponibile dal 3 maggio su Youtube:  Il documentario della Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2025 – YouTube. Per documentare la storia dell’informazione costruttiva, i suoi progressi e le applicazioni più recenti, i modelli e le prassi maggiormente condivise, Mezzopieno ha raccolto i punti di vista, le pratiche e le esperienze di tanti professionisti dell’informazione e della comunicazione, per costruire una grande testimonianza collettiva. Il documentario ha l’obiettivo di rappresentare la realtà dell’informazione costruttiva e delle forme di giornalismo ad impatto positivo, in modo argomentato, documentato e scientifico. Utilizzando interviste, testimonianze, estratti e altre fonti di approfondimento, vuole sensibilizzare il pubblico e stimolare la riflessione dell’opinione pubblica in favore di un’informazione al servizio del bene della società. In un mondo in cui il pubblico fa sempre più fatica ad avere fiducia nell’informazione, a distinguere la verità dalle fake news e dalla propaganda, il reportage inedito prodotto da Mezzopieno per la GNIC2025 si prefigge di essere uno strumento che dà voce all’informazione che si vuole allontanare dalla regola del “chi urla più forte” a favore della qualità e dell’onestà intellettuale di giornalisti e comunicatori al servizio del pubblico come metro di misura privilegiato. Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2025 Il documentario si pone come strumento utile al dibattito e al rilancio del buon giornalismo ben oltre l’appuntamento del 3 maggio. Dopo il lancio del 3 maggio, infatti, il reportage sarà oggetto di una campagna di diffusione nazionale, presentato e discusso in incontri ed eventi dedicati al giornalismo di soluzione e al giornalismo costruttivo organizzati in tutta Italia. Che cos’è la GNIC Il 3 maggio, in occasione della giornata mondiale per la libertà di stampa, in tutta Italia si celebrata la Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva (GNIC). Coordinata dal Movimento Mezzopieno insieme ad oltre 70 enti promotori, aderenti e patrocini*, la Giornata vede il coinvolgimento di giornalisti, redazioni e testate locali e nazionali, organizzati per portare sui media la loro attività al servizio di un giornalismo più costruttivo e positivo, per allargare il concetto di libertà di stampa, estendendolo da chi produce l’informazione anche a chi ne fruisce, i lettori. La Giornata ha l’obiettivo di far conoscere l’informazione costruttiva e dare risalto a notizie, approfondimenti, confronti e storie costruttive libere da sensazionalismi, polarizzazioni, polemiche e fake news, valorizzando un’informazione che sappia aiutare il lettore a sentirsi partecipe della realtà e a portare consapevolezza e fiducia nel mondo e negli esseri umani, presentando e condividendo le buone pratiche e le ricerche più recenti sul tema del giornalismo costruttivo e positivo. La Giornata è un evento allargato e aperto a tutti i giornalisti e ai professionisti dell’informazione e della comunicazione, è nata dall’impegno di centinaia di giornalisti coinvolti nella campagna nazionale per la Parità di Informazione Positiva, lanciata nel 2018 dal movimento Mezzopieno, che vede l’adesione di oltre 10.000 sottoscrittori e la realizzazione di numerose iniziative e gruppi di lavoro in tutta Italia. La GNIC è realizzata a livello nazionale e locale su quotidiani, periodici, radio, televisioni e social network: un collettivo di voci unite per un giorno con l’obiettivo comune di superare le logiche di un’informazione tradizionalmente ancorata alle notizie negative e scandalistiche per mettere in luce le soluzioni più che i problemi e migliorare la capacità dei lettori di costruire la loro libertà di pensare e partecipare al bene del mondo, in una sorta di manifesto allargato della positività. Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2025 Obiettivi della Giornata 1. Coordinare le esperienze italiane che stanno lavorando per un modello positivo di comunicazione e un giornalismo costruttivo 2. Valorizzare il lavoro di giornalisti e di giornaliste, testate ed editori impegnati in un’informazione per la crescita della società e del bene comune 3. Coinvolgere i lettori e la società in un confronto sulle buone notizie e sull’informazione positiva Le altre azioni della campagna Oltre al video documentario, la GNIC coinvolge giornalisti e giornaliste nella realizzazione di articoli, approfondimenti, reportage secondo la deontologia e i criteri dell’informazione costruttiva (focus sulle buone notizie, qualità del contenuto, approfondimento e controllo delle fonti, attenzione e rispetto per il lettore, risalto alle soluzioni e agli esempi virtuosi che generano ricadute positive sulla società, valorizzazione del contributo al bene comune e alla fiducia nel mondo e negli esseri umani, rifiuto della polemica e della polarizzazione, attenzione ad evitare la spettacolarizzazione e la banalizzazione). Chi aderisce pubblica questi contenuti sui propri canali con il riferimento in calce alla Giornata nazionale dell’informazione costruttiva 2025 e con l’hashtag #GNIC2025 Tutti i contributi vengono raccolti e diffusi anche sul sito della Giornata per una grande azione collettiva: https://www.giornatainformazionecostruttiva.site/ Perché il 3 maggio Il 3 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa, un’occasione per riflettere sull’importanza dei principi in difesa della libertà di parola e di informazione, del pluralismo e dell’indipendenza dei media. Questi diritti sanciti dalla Costituzione Italiana e dalle principali democrazie di tutto il mondo assumono un significato di particolare valore sociale e attribuiscono ai media un ruolo importante nella formazione dell’opinione pubblica, nella creazione della percezione della realtà e sulla qualità della vita dei lettori e della società intera. Per questo motivo molti giornalisti negli ultimi anni si sono organizzati per proporre modelli informativi più costruttivi e responsabili che informino l’opinione pubblica e che contribuiscano a limitare le logiche di parte e ad alleviare polemiche, sfiducia e conflittualità. Giornata Nazionale dell’Informazione Costruttiva 2025 * ELENCO PROMOTORI 2025: AD Communications, Agenzia Giornali Diocesani, Amaseno TV, Arga Lombardia-Liguria, Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, Avsi, B-Hop Magazine, Buone Notizie Bologna, Cattedra Raimon Panikkar, Città Nuova, Corriere delle buone notizie, Cronache Maceratesi Junior, Datamagazine.it, Digitale popolare, Diritto dell’Informazione, .eco l’educazione sostenibile, Ecology.it, ERRE18, Futura News, La Gazzetta del Calatino, Il Giornale delle Buone Notizie, Giovani Giornalisti Gentili, Green Factor, Impact skills, Italia che cambia, Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro, Letizia Palmisano, Libre Italia, Master di Giornalismo Torino, MediterrAnima, Nuovi Materiali, Onda Positiva, Paralelo, PA Social, Piemonte Parchi, Positivamente, Premio Nazionale Informazione Costruttiva, Pressenza, Radio Una voce vicina in Blu, Radio Hot Block, Radio Jeans, Radio Zainet, Ri-generiamo, Rete Nazionale Assessori alla Gentilezza, Sansa Radio, Sapereambiente, Scarp de’ Tenis, ScriverEsistere, Società Italiana di Psicologia Positiva, Lo Speaker’s Corner, Strani Fatti, Terranea, TG delle Buone Notizie, Valori, Voluntas, Wreport, WREP Web Reporters and Creators ELENCO PATROCINI 2025: Ambasciata Italiana presso la Santa Sede, Asvis-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile-Festival dello Sviluppo Sostenibile, FERPI Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, FISC Federazione Italiana Settimanali Cattolici, Ordine dei Giornalisti Consiglio Nazionale, Ordine dei Giornalisti del Piemonte, RAI, UCSI Unione Cattolica Stampa Italiana, UGIS Unione giornalisti Scientifici Italiani. Informazioni e adesioni: info@giornatainformazionecostruttiva.site https://www.giornatainformazionecostruttiva.site/ Ufficio stampa e coordinamento: Bianca La Placa Redazione Italia
May 3, 2025
Pressenza