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Cos’è, come è nata, come funziona, come viene impiegata e a cosa può servire l’IA
Le tecnologie vendute come “intelligenza artificiale” sono spesso presentate come una bacchetta magica capace di risolvere ogni problema. Emily M. Bender e Alex Hanna spiegano perché non è così. Nel loro saggio illuminante, due delle voci più influenti nel dibattito sull’IA smontano l’esaltazione mediatica alimentata dalle Big Tech: l’IA di oggi è fatta di sistemi statistici su larga scala, che producono linguaggi e immagini senza comprenderli, e non è un’intelligenza pensante bensì un guazzabuglio di “pappagalli stocastici”, come Emily Bender li ha definiti per descrivere rischi e limiti dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) come ChatGPT e Gemini. Linguista computazionale e professoressa all’Università di Washington, Emily M. Bender dirige il master in Computational Linguistics. Tra le studiose di riferimento internazionali su linguaggio e IA, nel 2023 è stata inclusa dalla rivista Time nella lista delle 100 persone più influenti nel campo dell’intelligenza artificiale. Sociologa, già ricercatrice in Google, oggi direttrice della ricerca al Distributed ai Research Institute (DAIR) e docente alla School of Information dell’Università della California di Berkeley, Alex Hanna è tra le esperte più ascoltate sui risvolti sociali dell’IA. Le sue analisi sono pubblicate da The Washington Post, Financial Times, Time e molte altre testate. Nel libro scritto insieme, Emily M. Bender e Alex Hanna ripercorrono dalle origini la storia del tecno-ottimismo contemporaneo, spiegano con chiarezza che cos’è l’IA e come funziona, sfatano i falsi miti che la ammantano di fascino (neutralità delle macchine, automazione “inevitabile”,…) e mettono in luce le insidie del suo impiego nel mondo del lavoro e in ambiti chiave delle società – sanità, giustizia, istruzione, scienza, arte e giornalismo. In L’inganno dell’intelligenza artificiale. Come resistere a Big Tech e costruire il futuro che vogliamo, pubblicato il 1° maggio 2025 e in questi giorni stampato in italiano da Fazi Editore, le due autrici rivelano che dietro la retorica dell’innovazione ci sono i fatti inconfutabili – dati raccolti senza consenso, lavoro nero e sottopagato, un impatto ambientale crescente e un marketing che propone illusioni come possibilità concrete – e si pongono alcune domande cruciali: * l’IA ci renderà più competenti o più dipendenti? * l’IA creerà una società più equa o più diseguale? * chi ne risponde quando un algoritmo sbaglia? Lucida, brillante e comprensibile a tutti, la loro acuta riflessione sulle sfide che l’intelligenza artificiale pone all’umanità è uno strumento analitico con  cui affrontare il dibattito sulle questioni etiche e sociali essenziali – diritti, trasparenza, responsabilità – per scegliere consapevolmente quali sistemi informatici innovativi adottare per costruire un futuro in cui la tecnologia torni al servizio delle persone. > ALCUNI COMMENTI: > > Ripercorrendo le origini dell’hype sull’intelligenza artificiale dal > militarismo della guerra fredda all’entusiasmo tecnologico contemporaneo, il > libro spiega come le promesse esagerate e le paure apocalittiche alimentino > “l’inganno dell’IA”, favorendo gli interessi economici e oscurando al contempo > l’impatto reale di queste tecnologie sulla vita delle persone – Science > > L’ondata di entusiasmo, disinformazione e clamore intorno all’IA ha spinto > molti di noi a desiderare una guida onesta sia alle sue promesse sia ai suoi > limiti, oltre che alla sua bizzarra storia. Se, come me, siete tra questi, > dovete leggere questo libro. È chiaro, obiettivo e comprensibile. È una > lettura indispensabile. – Brian Eno > > Un libro che immunizza la mente dall’esaltazione utopistica dell’IA promossa > dalle Big Tech – Yanis Varoufakis Titolo originale: The AI Con. How to Fight Big Tech’s Hype and Create the Future We Want   Maddalena Brunasti
March 17, 2026
Pressenza
Voi fate la guerra, noi la rivoluzione – di Rosella Simone
La chiamavano “diplomazia coercitiva”, i saltimbanchi della parola. Adesso iniziano capire che è guerra e si arrampicano sui vetri. La realtà si corrompe sotto le interpretazioni fantasiose dei commentatori affaticati a blandire chi vorrebbe proclamarsi il padrone del mondo: gli Stati uniti e i suoi soci feroci, Israele che vuole conquistare un suo piccolo [...]
March 6, 2026
Effimera
Le guerre iniziano nei data center
di Mario Sommella (*)   Il codice della guerra. Come le Big Tech sono diventate l’industria degli armamenti del XXI secolo La guerra del nostro tempo non comincia più soltanto nelle caserme, nei ministeri o nelle fabbriche di acciaio. Comincia nei data center, nei contratti cloud, nei modelli di intelligenza artificiale addestrati su una potenza di calcolo che nessuno Stato,
February 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Il capitalismo “feudale” MAGA riscrive l’establishment e la politica estera
Come spesso facciamo sul nostro giornale, riportiamo articoli di analisti che reputiamo interessanti per la lucidità (o la mistificazione) con cui affrontano nodi fondamentali. Questo pezzo di Vittorio Carlini, giornalista per Il Sole 24 Ore, appartiene alla prima categoria. Magari non tutto è condivisibile, ma gli spunti di riflessione sono […] L'articolo Il capitalismo “feudale” MAGA riscrive l’establishment e la politica estera su Contropiano.
February 22, 2026
Contropiano
Movimenti di massa: dove stiamo sbagliando?
di Gianni Gatti (*) La rana mentre bolle non canta più Come ci raccontiamo la storia, il focus del momento politico e se le parole sono importanti meglio condividerle senza pretesa di rivelazione eucaristica, ma disponendoci con rispetto a un confronto politico URGENTE. Seguo molti blog (anche io ne faccio uno : parolelibere23@gmail.com e sono in diverse reti nazionali su temi
January 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Anna’s Archive: Robin Hood ruba, Meta incassa
di jolek78 256 milioni di canzoni Ore 03:00. Era una (un’altra…) di quelle notti, una di quelle in cui il cervello decide che dormire è un argomento sopravvalutato. Dopo la solita passeggiata notturno/mattutina per le strade di una remota cittadina scozzese – dove anche un volpino mi ha osservato con l’aria di “gli umani son tutti strani” – mi son
Gli USA sanzionano Breton, ex Commissario UE. Si allarga la frattura tra le sponde dell’Atlantico
Se la UE ha raggiunto il proprio punto di non ritorno, riguardo alla trasformazione in una democratura in cui vige la legge della guerra, l’amministrazione Trump ha fatto un passo avanti con le ultime sanzioni da “caccia alle streghe” nella transizione verso una fase nuova della competizione globale, in cui […] L'articolo Gli USA sanzionano Breton, ex Commissario UE. Si allarga la frattura tra le sponde dell’Atlantico su Contropiano.
December 26, 2025
Contropiano
[2025-11-21] Nascita, crescita e futuro di Palantir, l'azienda che vende potere @ Centro Riforma Stato - Fondazione Basso
NASCITA, CRESCITA E FUTURO DI PALANTIR, L'AZIENDA CHE VENDE POTERE Centro Riforma Stato - Fondazione Basso - Via della Dogana Vecchia, 5 Roma (venerdì, 21 novembre 17:30) Venerdì 21 novembre a Roma, in Via della Dogana Vecchia 5, alle ore 17:30, un incontro organizzato da Scuola critica del digitale del CRS e Forum Disuguaglianze e Diversità. ne parlerà Franco Padella ne discutono Stefano Bocconetti, Davide Lamanna, NINA, Michele Mezza, Giacomo Tesio coordina Giulio De Petra I conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Medio Oriente, sono sempre più guerre digitali, dove le capacità di elaborazione dei dati e l’uso della AI diventano elementi decisivi sul campo di battaglia. Non si combatte più solo con armi fisiche: reti, dati e algoritmi sono ormai il sistema operativo della guerra moderna. In questo scenario, le Big Tech hanno rafforzato il loro ruolo di fornitori primari dell’apparato industriale-militare degli USA. Ma mentre i riflettori restano accesi sul ristretto gruppo FAMAG (Meta, Apple, Microsoft, Amazon, Google), è un’altra azienda, mediaticamente “minore”, a rappresentare l’esempio più completo e preoccupante della integrazione tra tecnologie digitali e regimi di guerra. Una azienda tanto silenziosa quanto potente: Palantir Technologies. Poco visibile rispetto alle altre, si è già profondamente integrata con gli apparati di sicurezza e di guerra americani, e si muove nella stessa direzione in tutti i paesi dell’Occidente. A differenza delle altre aziende, Palantir preferisce rimanere in penombra: non vende se stessa al pubblico, non fa pubblicità. Vende potere agli apparati dello Stato. Potere di prevedere, di controllare, di dominare. E facendo questo, in qualche modo, diventa essa stessa Stato. Prosegui la lettura
November 18, 2025
Gancio de Roma
La non neutralità della rete ai tempi del web 2.0: cos’è e da dove si origina la violenza digitale di genere
Nella nostra società multimediale e iperconnessa, l’uso dei social, come di altri strumenti e servizi digitali – le app, ad esempio, ce n’è una per ogni esigenza – è ormai diffusissimo, al punto tale che anche la persona più âgée non ricorda com’era la vita prima che fosse scandita dall’accendersi e dallo spegnersi della luce blu di uno smartphone. Già, com’era prima? Chi lo sa, indugia in nostalgici ricordi di telefoni analogici, dispositivi tradizionali che trasmettevano la voce convertendola in segnali elettrici che viaggiavano su cavi di rame, oppure di televisioni a tubo catodico. Sgomenta addirittura pensare che ci siano stati anni in cui non eravamo raggiungibili ovunque e comunque, come oggi siamo sempre, attraverso una rete dati, Wi-Fi o hotspot offerti da amici, colleghi di lavoro o perfetti ma generosi sconosciuti: ma come abbiamo fatto a vivere così? Per i nativi digitali, invece, un “prima” non c’è: tutto è nato nel ventunesimo secolo e il Novecento, sfondo fondamentale per le generazioni che li hanno preceduti, sembra essere retrodatato di cento anni, quasi a rappresentare un periodo della vita dell’uomo sulla Terra lontanissimo da oggi, come se non vi fosse continuità temporale tra secondo e terzo millennio. Insomma, per gli appartenenti alla Generazione Z è come se l’umanità fosse sempre vissuta all’interno dell’attuale sistema informativo-relazionale, complesso intreccio fra calcolo e connettività digitale che non si chiama più nemmeno Internet: va oltre Internet e si configura come un’infrastruttura in cui le tecnologie computazionali e quelle comunicazionali si sono saldate all’interno di piattaforme su scala globale, gestite da pochi attori privati, monarchi del regno del big tech. Visualizzare questa dicotomia fra archi generazionali è fondamentale per capire l’enorme impatto che la violenza digitale ha sulle persone, nell’ambito del più ampio fenomeno della violenza che un essere umano o un gruppo di esseri umani può dirigere verso i propri simili. Una persona nata prima dell’avvento della società della comunicazione, se parla di violenza digitale, è probabilmente incline a pensare che si tratti di un fatto relegato al virtuale e, pertanto, meno impattante sulla vita reale. Chi scrive lo può testimoniare. Questo modo di ragionare – che inevitabilmente proviene dal modo in cui, come esseri pensanti, ci siamo formati – tende a mitigare la rilevanza del fenomeno: esso è immateriale, pertanto intangibile. Invece, le persone nate nell’era digitale, soprattutto in quella che Tiziana Terranova, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università Orientale di Napoli, definisce “il dopo Internet” (primo ventennio del Duemila), hanno sperimentato, fin dalla nascita, che sul piano degli effetti violenza digitale e violenza fattuale si intrecciano in un unicum perverso e inestricabile, tanto da essere l’una la cassa di risonanza dell’altra e viceversa. Soprattutto, hanno sperimentato e introiettato come il piano di interazione su cui si riproduce, tra gli altri fenomeni sociali, anche quello della violenza digitale, sia governato dai giganti finanziari che monopolizzano le piattaforme. Negli anni precedenti al ventennio del terzo millennio, invece, se pure si stava già mostrando l’effetto fortemente impattante della connessione globale sulla vita del pianeta e dei suoi abitanti, ci si percepiva come umanità dentro un’opportunità: la società della conoscenza sembrava aprire le porte a un modo nuovo di essere collettività. O, quantomeno, così ci veniva raccontata dalla narrazione mainstream. Oggi sappiamo bene che la violenza digitale, come tutto ciò che accade attraverso e dentro le piattaforme, può essere effettiva, concreta, tangibile tanto quanto quella che avviene sul piano fattuale: usa solo strumenti, in parte, differenti. Alla luce di queste trasformazioni sociali – che Terranova descrive molto bene nel suo libro Dopo Internet (Ed. Nero, 2022) – si può facilmente comprendere che la rete non è neutra. Quando il campo di osservazione si restringe agli aspetti più specificamente di genere, l’impatto della violenza digitale sulla vita di una persona cambia in base al suo sesso e al modo in cui il suo corpo è situato nel mondo. La studiosa di innovazione sociale Lilia Giugni, attivista femminista intersezionale, ha prodotto su questo tema un testo meraviglioso quanto necessario (La rete non ci salverà, Longanesi, 2022), in cui dimostra, dati alla mano, perché la rivoluzione digitale è sessista e che: > “Molestie e minacce online, pornografia non consensuale, informazioni > personali condivise senza permesso: in tutto il pianeta milioni di donne sono > esposte alla violenza digitale. E le cose non vanno meglio dall’altra parte > dello schermo. Ingegnere IT, influencer e altre lavoratrici del tech > discriminate o sfruttate sul lavoro. Pregiudizi sessisti dell’intelligenza > artificiale e forme discriminatorie di smart working. Catene di produzione > high-tech intrise di abusi e misoginia, e abissali disparità di genere > nell’accesso alle risorse tecnologiche.” Insomma, ecco descritto – in parole tutt’altro che povere – come è messo il nostro mondo tecnologicamente avanzato sotto il profilo dei diritti civili. Nel libro si dimostra che la violazione degli stessi si lega profondamente al modo in cui è costruito il nostro sistema economico. Come nelle altre industrie della globalizzazione, anche l’industria del tech è basata su discriminazioni sociali e sfruttamento del lavoro. A partire da fatti di cronaca, l’autrice descrive vari piani su cui avviene l’ingiustizia: * quello al di qua dello schermo, in cui la violenza digitale di genere si attua, per citare alcune modalità, attraverso l’odio manifesto sui social, la manipolazione della privacy, la sessualizzazione delle immagini del corpo femminile o la ridicolizzazione dei corpi non binari e queer, il cyberbullismo ai danni di chi è considerato fuori dai canoni estetici e comportamentali convenzionali; * quello dietro lo schermo, in cui si registra un costante sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori gig, cioè coloro che vengono ingaggiati con incarichi flessibili e precari attraverso piattaforme digitali nell’ambito del lavoro on demand o nella gestione di servizi di delivery; * quello delle discriminazioni attuate attraverso una digitalizzazione dei servizi che esclude progressivamente le persone prive di accesso all’educazione informatica, alimentando un vero e proprio fenomeno di ghettizzazione conoscitiva (si pensi alla difficoltà di utilizzo dello SPID); * quello dell’uso degli strumenti di riconoscimento facciale per creare esclusione dei volti non conformi agli stereotipi della whiteness, oppure per attuare forme di repressione e persecuzioni politiche. Questa breve riflessione non ha l’intento di metterci in stato di ansia rispetto all’uso della tecnologia né di favorire atteggiamenti luddisti, quanto di dare visibilità ai lavori di ricerca coraggiosi e validi – sopra citati – che su questo tema conducono con chiarezza a una consapevolezza: quella che, come Giugni scrive nella sua efficace introduzione al testo, > “la lotta per la giustizia di genere nel ventunesimo secolo non può che > passare per due binari paralleli: la denuncia della violenza e dello > sfruttamento attivati dalla tecnologia, e quella delle oscene disuguaglianze > nella sua distribuzione sociale e geografica.” Web 2.0 Dopo Internet – Edizioni Nero Generazione Z – Treccani Il privilegio della whiteness – il manifesto Gig economy: come funziona e vantaggi – Randstad La rete non ci salverà – Lilia Giugni (Google Books) Nives Monda
October 19, 2025
Pressenza
L’economia del genocidio. Il rapporto di Francesca Albanese svela per chi è un affare
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, lo aveva annunciato da tempo: era a lavoro per la stesura di un rapporto che denunciasse le più grandi aziende che stanno finanziando Israele e si stanno rendendo complici del genocidio del popolo palestinese. Lunedì sera il documento, […] L'articolo L’economia del genocidio. Il rapporto di Francesca Albanese svela per chi è un affare su Contropiano.
July 2, 2025
Contropiano