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La costruzione politico-giuridica dello “scafista”
Come funziona la criminalizzazione delle persone migranti, in particolare tramite l’individuazione della figura dello “scafista”? Il report “Dal mare al carcere” 1, redatto dal circolo Arci Porco Rosso di Palermo e borderline-europe, cerca di rispondere a questa domanda. I dati raccolti mostrano che durante il 2025, in Italia, sono avvenuti 467 arresti per il reato di “facilitazione dell’immigrazione irregolare” previsto all’art. 12 del Testo Unico Immigrazione (TUI) e 97 persone sono state arrestate appena sbarcate. Secondo i dati raccolti nel report, «non esiste carcere in cui non ci sia qualcuno criminalizzato per aver facilitato la libertà di movimento» 2.  Cerchiamo di chiarire il contesto giuridico e politico. L’art. 12 del TUI, innanzitutto, disciplina i reati legati al favoreggiamento dell’immigrazione irregolare, prevedendo pene severe per chi organizza, finanzia o facilita l’ingresso illegale di stranieri in Italia, causando volontariamente o involontariamente lesioni o morte alle persone migranti coinvolte. Le pene previste vanno dai 10 ai 30 anni, in base alla gravità della situazione, a cui si aggiungono aumenti di pene in caso di aggravanti e il divieto di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti, salvo limitate eccezioni. Quest’ultimo aspetto è il più problematico, in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, che impone che il legislatore non introduca discipline irragionevoli o discriminatorie: in questo caso, tuttavia, una condotta caratterizzata da involontarietà può comportare pene prossime a quelle previste per l’omicidio volontario 3. Inoltre, sembra non venir rispettato neanche l’art. 27 della Costituzione, che prevede una pena volta alla rieducazione del condannato mentre qui, al contrario, l’intento è eminentemente repressivo. Il punto più delicato riguarda proprio i cosiddetti “scafisti”: accade spesso che vengano identificati con coloro che reggono il timone dell’imbarcazione, che magari sono costretti a farlo come forma di pagamento della traversata.  Un altro termine usato in questo caso è quello di “capitano”. Nel Contro dizionario del confine gli autori – ricercatori e ricercatrici dell’Università di Genova e di Parma riuniti sotto il nome collettivo di Equipaggio della Tanimar – spiegano che è un termine polisemico, dato che viene utilizzato sia da viaggiatori senza documenti, sia dai funzionari europei. Rapporti e dossier “DAL MARE AL CARCERE”: REPORT SEMESTRALE 2025 DI ARCI PORCO ROSSO Arresti, processi e rimpatri nella macchina della criminalizzazione Benedetta Cerea 9 Settembre 2025 Per i primi, coloro che cercano di raggiungere le coste italiane, il termine fa riferimento a una figura su cui fare affidamento, che si spera non essere un impostore e sappia davvero portare avanti la traversata. Altre volte, invece, è un passeggero, obbligato a prendere il timone, spesso contro la sua volontà; in tutti i casi, comunque, rimane un viaggiatore. Per le istituzioni, al contrario, il capitano è solo un trafficante, uno “scafista” per l’appunto, da punire in base alle leggi contro l’immigrazione “illegale”. Egli diventa il responsabile da individuare e punire in modo esemplare, a volte solo a causa del fatto che viene trovato con in mano una chiave inglese, una candela del motore, senza nessuna altra prova a suo carico. Secondo gli autori del Contro dizionario, «la criminalizzazione del capitano mostra come le logiche repressive europee si riproducono sull’altra sponda del mediterraneo: esperienze lavorative pregresse o gesti contingenti diventano prove di colpevolezza. Per questo una volta che le barche sono in vista del soccorso i capitani tornano a confondersi nell’equipaggio, protetti spesso dai passeggeri» 4. In questi casi, quindi, il soggetto non organizza il traffico, non appartiene a strutture criminali e non gestisce l’operazione, ma è l’unico «che le autorità riescono a individuare, così su di lui si riversa tutta la domanda collettiva di repressione» 5, diventando un vero e proprio capro espiatorio. Tutto questo avviene, ovviamente, in accordo col più generale clima di repressione e controllo securitario italiano ed europeo. Il DDL sicurezza del governo Meloni 6 prevede, oltre ad un ruolo sempre più centrale per i CPR 7, il cosiddetto “blocco navale”, cioè la possibilità che, in caso di minaccia grave all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale, il governo possa impedire l’ingresso nelle acque territoriali italiane a imbarcazioni sospettate di trasportare migranti e fermare le navi in mare, trasferendo i migranti a bordo in Paesi terzi, se disponibili e “sicuri”. Come sottolinea l’associazione Antigone, questo provvedimento mira a «trasformare il diritto penale e amministrativo in uno strumento di gestione del consenso e dell’ordine pubblico, mettendo insieme categorie eterogenee – persone migranti, minorenni, attivisti, autori di reati comuni – come se fossero un unico problema di sicurezza» 8. Lungi dal rappresentare un’eccezione, il DDL si colloca in perfetta continuità con i più recenti regolamenti europei. A partire da giugno 2026, infatti, entrerà in vigore il Patto sulla migrazione e l’asilo dell’Unione Europea, approvato nel maggio 2024 9. Approfondimenti L’ARCHITETTURA DEL RIFIUTO Il nuovo Patto UE e il confine estremo dei diritti umani 16 Marzo 2026 Esso comprende dieci provvedimenti che mirano a modificare il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e a facilitare il rimpatrio di coloro che si ritiene non abbiano il diritto di rimanere in Europa. Sono previste, ad esempio, procedure più rapide per le domande di asilo e i rimpatri alle frontiere, con l’obiettivo di prendere decisioni entro 12 settimane, e la creazione di centri di accoglienza nei Paesi di primo ingresso. Al di là dei proclami di responsabilità e solidarietà, esso «si colloca all’interno di un processo più ampio di ristrutturazione dei principi fondanti della democrazia costituzionale europea» 10 e porta avanti l’esternalizzazione e la militarizzazione delle frontiere.  Non è solo l’Italia, tra l’altro, che inasprisce le misure repressive e criminalizzanti nei confronti delle persone in movimento. Human Rights Legal Project (HRLP) e Legal Centre Lesvos (LCL), che operano a Samo e Lesbo, supportando e difendendo migranti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, hanno redatto un altro report 11 che dimostra che la situazione è critica anche in Grecia. Numerose persone identificate come “scafisti” all’arrivo in Grecia hanno riferito di essere state costrette, o sotto la minaccia delle armi da membri di reti di contrabbando, o perché non potevano pagare, o potevano pagare solo un prezzo ridotto (che di solito varia da diverse centinaia di euro a migliaia di euro, secondo i rapporti delle persone in movimento); in altri casi, le persone dovevano guidare la barca per necessità dopo essere state abbandonate in mare. Il report dimostra, attraverso casi studio e processi in corso, come anche in questo caso «le autorità greche stiano usando la legislazione contro il favoreggiamento dell’immigrazione illegale per perseguire proprio le persone che dovrebbero essere protette» 12. Queste misure si basano sul Protocollo ONU contro il Traffico di Migranti via Terra, Mare e Aria, detto Protocollo di Palermo e redatto nel 2000. Esso mira a prevenire e combattere il traffico di migranti, nonché promuovere la cooperazione tra gli Stati Parte a tal fine, tutelando al contempo i diritti dei migranti oggetto di traffico clandestino 13 . Il «traffico di migranti» (smuggling) si riferisce all’ingresso illegale di una persona in uno Stato Parte di cui la persona non è cittadina o residente permanente, al fine di ricavare, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o materiale (sarebbe quindi in Italia il reato di favoreggiamento dell’immigrazione illegale). A differenza della tratta di esseri umani, che è il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitalità o la ricezione di persone, tramite minaccia o uso della forza o altre forme di coercizione allo scopo dello sfruttamento, il traffico di migranti è concepito dal Protocollo principalmente come un crimine contro lo Stato e il controllo delle sue frontiere. Gli Stati Parte, infatti, devono perseguire il traffico come reato penale, ma il Protocollo specifica che i migranti oggetto del traffico non andranno incontro a procedimenti penali.  Come notano gli autori del report greco, la confusione dei due termini non solo demonizza chi viene accusato di favoreggiamento dell’immigrazione, ma non considera nemmeno il contesto in cui le persone sono costrette ad attraversare i confini, nel quale le reti di traffico sono l’unico mezzo per facilitare il passaggio di frontiere sempre più militarizzate e ostili. In assenza di leggi migratorie non discriminatorie che permettano alle persone di attraversare i confini in modo sicuro e legale, infatti, continueranno a esistere reti di questo tipo. La confusione deliberata tra tratta di esseri umani e favoreggiamento della migrazione, soprattutto quando i migranti vengono criminalizzati per facilitare il proprio movimento, rafforza le narrazioni anti-migranti che dipingono questi ultimi, in particolare gli uomini, come minacce criminali violente 14. Approfondimenti GRECIA: SALVARSI DA UN NAUFRAGIO È SEMPRE PIÙ SPESSO UN CRIMINE Operatori umanitari e persone in movimento sotto accusa per smuggling Ludovica Mancini 5 Marzo 2026 Inoltre, Il Protocollo è alla base del “Facilitators Package”, costituito dalla Direttiva UE 2002/90/CE (di seguito ‘Direttiva sulla Facilitazione’) e dalla Decisione Quadro 2002/946/JA, adottata nel 2002, che imponeva a tutti gli Stati membri di creare legislazioni che rendessero reato penale per chiunque prestare assistenza a una persona nell’ingresso o nel transito del territorio di uno Stato membro dell’UE in violazione della legge nazionale 15. Il requisito che questo aiuto sia fornito per guadagno materiale è stato però rimosso dalla definizione europea, così come l’esenzione per i migranti che attraversano i confini, rendendo significativamente più facile per gli Stati membri criminalizzarli 16. Le conseguenze, ovviamente, ricadono proprio sulle vite delle persone migranti: gli autori del report sulla situazione greca notano che a settembre 2025, il 45,8% delle persone incarcerate in Grecia per favoreggiamento della migrazione irregolare stava scontando pene che vanno da 15 anni all’ergastolo, mentre il 31,6% dei detenuti da 5 a 10 anni 17. Anche per l’Italia la situazione è simile: le persone migranti quasi inevitabilmente finiscono per essere rinchiuse nei CPR, dato che «l’etichetta amministrativa della “pericolosità sociale”, attribuita automaticamente come conseguenza del reato, porta con sé la promessa di una detenzione senza una fine certa» 18. Gli autori del report Dal mare al carcere raccontano, ad esempio, che attualmente seguono i casi di 147 persone accusate o condannate come “scafisti”, di cui circa la metà sono ancora in carcere. Quattro persone – D., A., M. e L. – sono detenute da mesi nei CPR di Caltanissetta, Milo e Ponte Galeria, nonostante tutti abbiano richiesto asilo, e nonostante per due di loro che provengono da Russia e Ciad, la deportazione non sia nemmeno effettivamente praticabile.  Un altro caso menzionato è quello di Mouad, nome di fantasia di un giovane ragazzo guineano che, nonostante abbia prodotto documentazione proveniente dal Paese di origine che prova il suo essere minorenne, è stato condannato a 3 anni e mesi 4 di reclusione 19. Inoltre, nonostante le dichiarazioni di solidarietà nei confronti dei civili iraniani, ci sono stati processi contro tre persone provenienti dall’Iran: Maysoon Majidi, attivista e regista curdo-iraniana, Marjan Jamali, e Babai Amir, coimputato di quest’ultima. Quest’anno sia Maysoon che Marjan sono state assolte, a seguito di forti campagne di solidarietà avviate sia al livello locale che nazionale. Purtroppo, pur con una storia molto simile, Babai Amir ha subito una condanna a sei anni, a seguito della quale ha tentato di togliersi la vita. I giudici hanno concesso le attenuanti generiche, riducendo la pena ma confermando la responsabilità penale già stabilita in primo grado 20.  «Nel clima di guerra e di odio razzista che ci circonda, può essere facile cedere al pessimismo e avere la sensazione che tutto sia perduto», notano in conclusione gli autori del rapporto. Tuttavia, «le parole chiare e potenti di Maysoon, Alaa e di tante altre persone criminalizzate, insieme alla determinazione di attivist3 e politicə che scelgono di schierarsi apertamente in solidarietà, ci ricordano che arrendersi non è un’opzione e che continuare a lottare per ciò che è giusto è una responsabilità collettiva» 21.  1. La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2025, 15/02/2026 ↩︎ 2. Consulta il rapporto ↩︎ 3. Art. 12-bis TUI: morte o lesioni nei reati di immigrazione clandestina alla Corte Costituzionale, Avv. Massimo Ferrante ↩︎ 4. Equipaggio della Tanimar, Controdizionario del confine. Parole alla deriva del Mediterraneo centrale, Tamu Edizioni, 2025, p. 62 ↩︎ 5. Lo “scafista” come artefatto giuridico e sociale, Il Manifesto (9 febbraio 2024) ↩︎ 6. Patto migrazione e asilo, governo approva ddl per attuazione (12 febbraio 2026) ↩︎ 7. Tra le misure previste il divieto di avere cellulari o fare riprese nei centri di detenzione e la forte limitazione alle visite degli assistenti parlamentari: Blocco navale delle ong, la destra torna alla carica, Il Manifesto (12 febbraio 2026) ↩︎ 8. Pacchetto sicurezza. Antigone: “un nuovo e grave attacco allo Stato di diritto. Non sono questi i provvedimenti che portano benefici sulla sicurezza” (16 gennaio 2026) ↩︎ 9. Patto sulla migrazione e l’asilo, Commissione EU (21 maggio 2024) ↩︎ 10. Da diritto a ricatto, la capriola della Ue, Il Manifesto (14 febbraio 2026) ↩︎ 11. Report: The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion? (novembre 2025) ↩︎ 12. The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion? p. 8. ↩︎ 13. Protocollo addizionale  della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria ↩︎ 14. The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion?, pp. 11-12. ↩︎ 15. Il 13 settembre 2023, la Presidente von der Leyen ha proposto di rinforzare gli strumenti a disposizione dell’UE per contrastare il traffico di migranti aggiornando questa direttiva. Cfr. qui il link ↩︎ 16. The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion?, pp. 9-10. ↩︎ 17.  The Exemption from Criminalisation: A Real Safeguard or an Illusion? p. 10. ↩︎ 18. La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2025 ↩︎ 19. Migranti, la storia del ragazzino scambiato per maggiorenne e da due anni nel carcere con gli adulti, La Repubblica (maggio 2025) ↩︎ 20. Sbarco di migranti a Roccella Ionica, ridotta la pena per Amir Babai: la difesa annuncia ricorso in Cassazione, La Gazzetta del Sud (13 marzo 2026) ↩︎ 21. La criminalizzazione dei cosiddetti scafisti nel 2025 ↩︎
Migliaia di persone protestano ad Atene contro il ruolo della Grecia nell’attacco all’Iran
Mercoledì e giovedì migliaia di manifestanti hanno sfilato nel centro della capitale greca Atene verso l’Ambasciata degli Stati Uniti per protestare contro la guerra all’Iran e chiedere la chiusura delle basi NATO in Grecia. “Riteniamo che la posizione del governo greco sia spregevole, perché non solo ci mette in pericolo ospitando basi americane in tutto il Paese, ma ha anche legami molto forti con lo Stato di Israele che sta conducendo un genocidio insieme agli Stati Uniti. Per noi, il governo avrebbe già dovuto rilasciare una dichiarazione pubblica che chiarisse che non intende essere coinvolto in questa guerra. Al contrario, lo vediamo agire, sia con le fregate nel Mar Rosso che con gli F-16 a Cipro. Questo dimostra che il nostro Paese vuole essere parte della guerra” ha dichiarato Sofia Theotoka. Foto di Rena Xirofotu, Pressenza Grecia Democracy Now!
March 15, 2026
Pressenza
Appello congiunto degli obiettori di coscienza e dei renitenti alla leva in Turchia, Cipro, Grecia e Israele: No alla guerra in Iran
Noi, voci contro la guerra provenienti da Turchia, Cipro, Grecia e Israele, lanciamo un grido comune contro gli attacchi in corso in Iran e l’aggravarsi del conflitto. Questo grido non è a favore del potere degli Stati e degli eserciti, ma della libertà dei popoli stessi. Ogni nuovo attacco, ogni nuovo fronte, significa un pericolo maggiore per i civili in tutta la regione. Tra bombardamenti, sirene e evacuazioni forzate, le persone lottano semplicemente per sopravvivere. Man mano che la geografia della guerra si espande, lo spazio per la pace, la libertà di parola e la democrazia si restringe. La guerra si impone non solo sui campi di battaglia, ma su ogni aspetto della vita quotidiana. Il collasso economico, la divisione sociale, l’accelerazione dell’inquinamento e un clima permanente di paura sono le catene invisibili che il militarismo impone alle società. Noi rifiutiamo queste catene. Gli attacchi all’Iran rischiano di accendere un incendio che avvolgerà l’intero Medio Oriente. Dal Libano a Cipro, dal Golfo alla Turchia, questa guerra minaccia il futuro comune di tutti i popoli. La pace non è solo una richiesta per l’Iran: è una richiesta per l’intera regione. Questa solidarietà è un appello alla pace che attraversa i confini. La sicurezza delle persone non deriva dalle politiche belliche dei governi, ma dalla loro stessa organizzazione, dialogo e sostegno reciproco. Gli Stati fabbricano la guerra; le persone difendono la vita. Rifiutiamo la riproduzione della violenza e ci impegniamo a rafforzare la sicurezza sociale e la stabilità. Le politiche belliche indeboliscono le condizioni di vita delle società, mentre le soluzioni orientate alla pace ampliano la libertà, sostengono la vita e rafforzano la solidarietà. L’occupazione e l’aggressione non possono che generare nuove crisi; la pace garantisce il futuro comune dei popoli. Oggi, la voce che alziamo è un appello a proteggere il futuro. Espandiamo i confini della pace, non della guerra. Il futuro condiviso dei popoli deve essere costruito non all’ombra delle armi, ma attraverso il libero arbitrio delle comunità stesse. Obiezione di coscienza e resistenza alla leva militare per la pace! -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI THOMAS SCHMID. Pressenza Cyprus
March 14, 2026
Pressenza
Takis Politis da Santa Clara: «A Cuba è evidente il contrasto tra collettività e individualità»
Sabato 7 marzo, la redazione greca dell’agenzia stampa internazionale Pressenza ha organizzato un importante evento nel comune di Halandri, alla periferia di Atene, dal titolo “Cuba non è sola!” Decine di cittadini e residenti di Halandri hanno donato medicinali e generi alimentari in segno di solidarietà con il popolo cubano, che dall’inizio dell’anno sta affrontando le peggiori sanzioni subite dall’imposizione dell’embargo statunitense 66 anni fa. Quella sera, in una sala gremita del Centro giovani del comune, tra gli altri ospiti, Takis Politis, professore del Dipartimento di Sistemi digitali dell’Università della Tessaglia (Grecia), si è collegato tramite video da Santa Clara, Cuba, dove è professore ospite presso l’università locale, e ha raccontato ciò che vede accadere a Cuba sotto il rigido embargo petrolifero. Secondo il professore, Cuba sta attualmente affrontando problemi molto gravi legati alla fornitura di energia elettrica, alle difficoltà di trasporto e persino alla possibilità di cucinare nelle famiglie. Questi problemi contribuiscono alla crescita e allo sviluppo dell’ingegno e della coesione sociale, poiché la coscienza sociale è estremamente sviluppata e permea l’intera società cubana, anche quelle parti che sono più critiche nei confronti del governo cubano. La priorità della collettività rispetto all’individuo è evidente in questo Paese. Il mondo occidentale promuove l’individualismo, mentre gli abitanti dell’isola promuovono la coscienza collettiva e, di conseguenza, l’azione collettiva. Il professor Politis ha affermato che ogni giorno per le strade di Santa Clara le persone utilizzano come mezzi di trasporto carri e cavalli, tricicli elettrici o biciclette. Coloro che possono spostarsi si assicurano di aiutare il maggior numero possibile di concittadini che non hanno questa possibilità. Le università del Paese hanno implementato metodi di apprendimento a distanza per la terza settimana. Il cambiamento nel modello educativo non significa che i processi educativi si siano interrotti. Parallelamente a ciò, gli studenti che non vivono a Santa Clara ma in altre zone, villaggi e città circostanti, sono coinvolti in modelli organizzati di sostegno e servizio alla comunità nei loro luoghi di residenza. Ad esempio, sostengono il lavoro educativo degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, poiché le scuole continuano le lezioni normalmente. Inoltre, sia i dipendenti che gli studenti e gli insegnanti dell’Università di Santa Clara erano presenti la scorsa settimana all’ospedale della città, sostituendo il personale addetto alle pulizie che non poteva recarsi al lavoro perché i mezzi pubblici non funzionavano. > “L’immagine dei professori universitari, compreso il rettore dell’università, > che puliscono con scope in mano l’ospedale della città in cui vivono è > qualcosa che difficilmente si vedrebbe nel mondo occidentale. Questa > situazione, oltre a mettere in evidenza un diverso ethos e una totale assenza > di arroganza da parte degli accademici cubani, mostra chiaramente il diverso > contesto che c’è qui a Cuba rispetto al mondo occidentale. Per Cuba, fornire > servizi alla comunità è considerato un obbligo sociale ovvio, un compito che > tutti i cittadini svolgono con entusiasmo. Nel mondo occidentale, il servizio > alla comunità è una forma alternativa di lavoro assegnata dai tribunali”. Per quanto riguarda la crisi energetica, il professore ha riferito che molti di coloro che disponevano di impianti fotovoltaici li hanno ceduti al governo affinché potesse gestirli nel miglior modo possibile, dando priorità al fabbisogno energetico degli ospedali e di altri luoghi centrali che sono sensibili e richiedono una fornitura ininterrotta di elettricità. Le persone hanno cambiato i loro metodi di preparazione del cibo e utilizzano principalmente il carbone. Allestiscono barbecue in strada e i vicini collaborano per preparare i pasti per sé stessi e per chi ne ha bisogno. Politis ha incluso nel video inviato agli organizzatori un breve estratto di uno degli ultimi discorsi pubblici di Fidel Castro, in cui l’iconico leader cubano ha dichiarato: > “Il nostro Paese non ha mai investito in portaerei o bombe per attaccare le > città altrui. Il nostro Paese non possiede armi nucleari, né armi chimiche o > biologiche. Al contrario, abbiamo creato un esercito di medici con l’obiettivo > di salvare vite umane. Non tenteremo mai interventi preventivi, repressivi o > di altro tipo negli angoli più bui del pianeta. Al contrario, invieremo > squadre mediche in questi luoghi oscuri per salvare vite umane”. Cuba ha dimostrato la coerenza delle parole di Fidel Castro inviando missioni mediche nel 2014 durante la crisi dell’Ebola in Guinea, Sierra Leone e Liberia, così come nel 2020 durante la pandemia di coronavirus, con la prima missione medica di dottori a Bergamo. L’amministrazione Trump sta tentando di mettere in ginocchio questa meravigliosa società cubana, che dimostra resilienza, empatia e dedizione altruistica. L’evento di sabato è stato organizzato dall’Iniziativa di Solidarietà con il Popolo Cubano e dall’Associazione Culturale “José Martí” – Solidarietà con Cuba, ed è stato sostenuto da molte organizzazioni. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI THOMAS SCHMID. Pressenza Athens
March 10, 2026
Pressenza
Grecia: salvarsi da un naufragio è sempre più spesso un crimine
In Grecia, il secondo gruppo più numeroso della popolazione detenuta è costituito da individui accusati di smuggling (traffico di esseri umani): un detenuto su cinque si trova in carcere per tale imputazione. Un dato che non si limita a restituire una mera statistica penitenziaria, ma rivela una precisa tattica giuridico-politica, funzionale a classificare tanto la società civile impegnata nelle attività di search-and-rescue quanto le stesse persone in movimento non solo quali nemici dello Stato, ma anche delle stesse persone in movimento, quindi di sé stesse. In questa prospettiva, le dichiarazioni del Ministro greco dell’Immigrazione e dell’Asilo, Thanos Plevris, rilasciate dopo il naufragio del 3 febbraio al largo di Chios 1, assumono una rilevanza ancora più inquietante 2: un esplicito appello alla “guerra contro i migranti assassini, unici responsabili di quanto sta accadendo”, nel contesto di un Mar Egeo che, nel 2025, ha registrato circa 40 naufragi documentati e più di 600 morti dall’inizio del 2026 3. PH: Aegean Boat Report Inoltre, secondo PICUM 4, l’84% delle persone perseguite per attraversamento irregolare delle frontiere è accusato di aver guidato un’imbarcazione o un veicolo al momento dell’ingresso nel Paese, o di aver assistito, anche solo offrendo dell’acqua, i passeggeri a bordo. I processi durano in media dieci minuti, con avvocati nominati pochi minuti prima dell’udienza. Nella maggior parte dei casi gli imputati sono uomini soli, per lo più sudanesi 5. Una procedura che comprime in modo evidente le garanzie procedurali e sostanziali previste dallo stato di diritto, vanificando di fatto il diritto di difesa. Da gennaio 2026 si sono tenuti sette processi per smuggling nella sola Creta, affermano gli attivisti di De:criminalize 6. E, come se non bastasse, gli avvocati che assumono la difesa delle persone in movimento accusate di smuggling sono esposti a vere e proprie intimidazioni pubbliche. È il caso della ONG Human Rights Legal Project (HRLP) di Samos, che ha scelto di difendere la persona alla guida della barca coinvolta nel naufragio di Chios di febbraio 2026. Il Ministro greco della Migrazione non si è limitato a criticare: ha addirittura paragonato il lavoro di difesa dei diritti fondamentali svolto dall’ONG a quello di un’associazione a tutela dei diritti delle donne che difende lo stupratore 7. Tuttavia, il 21 febbraio, il quotidiano greco Ριζοσπάστης ha pubblicato la testimonianza di un ex comandante di un’unità navale della Guardia Costiera Ellenica (HCG), che fornisce un quadro dettagliato sull’operato della HCG, contrapponendosi alla narrazione del Ministro Plevris. “L’ordine è di ‘fermarli a ogni costo’. […] Soprattutto gli ufficiali di orientamento fascista trattano i migranti come nullità, come se fossero sotto-uomini, quasi animali. Non provano alcun rimorso. […] Sono convinti che questo sia il modo giusto per servire il loro Paese. […] In situazioni particolarmente critiche, cinque o sei membri delle unità speciali (KEA) intervengono: arrivano armate e con i cappucci neri, e picchiano i migranti” 8. Due elementi rendono il ricorso sistematico a procedimenti penali per smuggling particolarmente allarmante. Il primo è la severità della pena prevista dalla Legge 5038/2023: fino a dieci anni di reclusione per ciascuna persona trasportata, estendibili fino a quindici anni se sussiste pericolo per la vita delle persone a bordo. Il secondo elemento riguarda il requisito soggettivo del profitto economico, spesso ignorato nella prassi giudiziaria: la mera fuga o l’aver condotto un’imbarcazione al fine di salvare la propria vita viene qualificata come illecito penale, nonostante manchi il necessario intento di lucro o vantaggio economico. È il caso del signor Z., cittadino palestinese, il quale rischiava venticinque anni di detenzione per smuggling, dopo diciassette mesi di custodia cautelare ad Atene. Finalmente assolto il 21 gennaio sull’isola di Rodi, egli ha dichiarato: “Dal momento in cui sono arrivato in Europa, invece di trovare giustizia, sono stato vittima della più grande ingiustizia. Sono stato accusato di un crimine che non ho commesso e imprigionato. Ogni giorno in carcere sembra durare un anno e vivo nella paura e nell’angoscia costante per la mia famiglia, che ho lasciato sotto i bombardamenti a Gaza” 9. Oltre a trasformare la fuga in reato, l’uso abusivo del procedimento penale per smuggling e della detenzione preventiva genera un vero e proprio cortocircuito giuridico: impedisce l’accesso effettivo alla procedura di asilo e contravviene al principio di non-penalizzazione sancito dall’art. 31 della Convenzione di Ginevra, nonché dai Protocolli delle Nazioni Unite di Palermo. Esemplare è il caso Pylos 9: nove cittadini egiziani sopravvissuti al naufragio al largo di Pylos, in cui persero la vita oltre 650 persone nel giugno 2023, furono inizialmente accusati di smuggling e associazione a delinquere, prima di essere assolti per mancanza di giurisdizione. Pur avendo presentato domanda di asilo durante la detenzione, la loro istanza non fu mai trasmessa al Servizio di Asilo; conseguentemente, non poterono invocare la clausola di esenzione prevista dall’art. 3, comma 3, della Legge 5038/2023, che, recependo la Convenzione di Ginevra, esclude la responsabilità penale per smuggling dei richiedenti asilo e dei beneficiari di protezione internazionale. Come opporsi quindi a questo dispositivo giuridico sistematico, totalmente illegittimo? Un mese fa si è concluso a Lesbo il processo – o forse sarebbe più corretto definirlo una vera e propria molestia giudiziaria – contro i 24 operatori umanitari della ERCI, accusati, tra l’altro, di smuggling. Dopo sette anni di limbo giuridico, durante i quali ogni attività di search-and-rescue nel Mar Egeo è stata di fatto paralizzata, gli imputati sono stati finalmente assolti. Notizie GRECIA. ASSOLTI A LESVOS 24 OPERATORI UMANITARI IMPEGNATI NEL SOCCORSO IN MARE Una sentenza contro la criminalizzazione della solidarietà Ludovica Mancini 19 Gennaio 2026 Tuttavia, il rispetto dei diritti degli accusati è stato garantito solo grazie alla presenza di osservatori internazionali. Senza un monitoraggio esterno, il sistema giudiziario probabilmente non avrebbe assicurato né la piena tutela dei diritti fondamentali né il rispetto delle garanzie procedurali. Bisogna quindi agire: moltiplicare gli sforzi per difendere chi è ingiustamente accusato di smuggling; monitorare ogni processo, garantire la presenza di osservatori indipendenti, rendere pubbliche le pratiche delle corti; ricorrere al contenzioso strategico, costruire reti transnazionali di tutela, coordinare difese legali e iniziative di advocacy. Solo così si può trasformare l’eccezione abusiva in un’occasione di pressione legale e di responsabilizzazione dello Stato. Azioni come il CoSaH Database – un registro dei crimini contro la solidarietà e l’azione umanitaria a livello globale, pensato per individuare strategie legali di difesa e promuovere una advocacy internazionale – rappresentano un esempio concreto di questa strategia. Ma non è sufficiente: occorre estendere questo lavoro anche alle persone in movimento. Se la criminalizzazione è sistemica, anche la risposta deve esserlo: non episodica, non emergenziale, ma strutturata, coordinata, pubblica. Solo così sarà possibile sottrarre la solidarietà all’arbitrio e riportare il diritto alla sua funzione primaria: garantire libertà e diritti, non reprimerli. 1. Chios, Greece: Deadly tragedy following collision between Coast Guard vessel and boat carrying refugees – RSA (4 febbraio 2026) ↩︎ 2. Chios, 3 February 2026: A Collision, Fifteen Deaths, and a Growing Web of Contradictions, Aegean Boat Report ↩︎ 3. Ekathimerini-com (2025). Minister attributes Chios boat tragedy to ‘killer smugglers’ opposition demands full probe. ↩︎ 4. At least 142 people criminalised for helping migrants in Europe in 2024 – Picum (aprile 2025) ↩︎ 5. From War to Prison: The Criminalization of Sudanese Refugees in Greece – de criminalize (14 novembre 2025); PICUM (2025). At least 142 people criminalised for helping migrants in Europe in 2024 ↩︎ 6. Per ulteriori informazioni: De:criminalize ↩︎ 7. Per ulteriori informazioni: Public statement on the targeting and intimidation of HRLP and our staff ↩︎ 8. Ριζοσπάστης (2025). Μια αποκαλυπτική μαρτυρία που ρίχνει φως στα σκοτεινά γεγονότα στη Χίο [A revaling testimony that sheds light on the dark events in Chios] ↩︎ 9. De:criminalize (2025). Ziad is free – he has been acquitted. ↩︎
February 18, 2026
La Nemesi
Spyros Kontoulis, AEK Atene e Resistenza
Valerio Moggia ricorda la figura del calciatore e partigiano nella Resistenza greca al nazifascismo, un eroe in gran parte dimenticato del calcio ellenico ed europeo. AEK Atene e antifascismo vanno di pari passo, con diverse simbologie e messaggi di sinistra che compaiono nella curva occupata dagli Original 21, la tifoseria più politicamente schierata di Grecia. Radici che affondano nella storia
February 5, 2026
La Bottega del Barbieri
Grecia. Il processo ai soccorritori di Lesvos
TATIANA SVOROU 1 Dice che riesce ancora a sentire l’odore del sale depositarsi sulla riva di Katia, a Lesbo, mescolandosi talvolta a quello di un lontano nastro di plastica bruciata, proveniente dalla parte opposta. Un promemoria che i confini hanno un odore. Da lì, il mondo appare ingannevolmente semplice: l’Egeo luccica, le barche oscillano come minuscoli, ostinati segni di punteggiatura all’orizzonte. Il testimone dell’UNHCR aveva ragione: la visibilità era alta. Era possibile avvistare un’imbarcazione molto prima di poter attribuire dei nomi ai suoi passeggeri. Si potevano individuare i bambini, le madri che razionavano l’acqua rimasta, i padri che sussurravano preghiere affinché il motore non cedesse, affinché la notte fosse clemente. L’acqua salata rivela l’odore del panico, il sapore del coraggio. Rivela cosa significhi, per una giovane donna siriana, per un ragazzo afghano o per un volontario irlandese, muoversi verso la vita. Rivela un tempo in cui i gruppi WhatsApp sono diventati reti di salvezza e non cospirazioni, in cui il coordinamento delle Azioni di salvataggio si è fatto atto di cura umana, in cui gli autobus, i furgoni, i turni di veglia e le notti senza sonno sull’isola hanno rappresentato non ingranaggi di un crimine, ma prove fragili e ostinate di umanità. Nei rifugi di Moria, sulle rive di Skala Skamnia, sui sentieri ripidi vicino a Lepetimnos dove il tè di montagna scaldava mani tremanti – tutto questo era chiaro, perfino il mare lo sapeva. E lo sapevano anche Seán. E Sara. E Nassos. E tutti gli altri. Per anni, la legge ha insistito sul contrario. Il 15 gennaio 2026, il Tribunale per i reati minori di Mitilene ha finalmente chiuso un caso che si prolungava da oltre sette anni, assolvendo Seán Binder e altri 23 volontari del soccorso. La decisione ha posto fine ad uno dei procedimenti giudiziari più emblematici contro gli operatori umanitari in Europa 2 – un caso il cui significato si è dimostrato essere non una “ricerca di giustizia”, quanto uno strumento punitivo e di controllo, perseguito attraverso lo sfinimento legale. Binder, cittadino irlandese e volontario dell’Emergency Response Centre International, era stato arrestato nell’agosto 2018 e aveva trascorso più di 100 giorni in detenzione preventiva. Lui e gli altri avevano affrontato accuse che spaziavano dal favoreggiamento della migrazione irregolare, allo spionaggio, alla partecipazione ad un’organizzazione criminale, reati che possono comportare pene di confinamento pluridecennale in carcere. Tali attività, presunte criminali, non facevano altro che inserirsi nel panorama delle azioni che avevano costituito la risposta collettiva di Lesbo all’emergenza umanitaria di quegli anni: monitoraggi, chiamate di emergenza, coordinamento dei salvataggi, traduzione e collaborazione durante le operazioni di ricerca e soccorso nell’Egeo. In tribunale, tali capi di imputazione sono crollati. L’accusa non è riuscita a dimostrare l’esistenza di alcuna finalità di profitto economico o di sfruttamento, o la presenza di alcuna struttura criminale organizzata – requisiti legali previsti dal diritto greco ed europeo per la persecuzione del traffico di migranti irregolare. I giudici hanno riaffermato ciò che era sempre stato evidente per chi era sulla riva: si trattava di atti umanitari, non criminali. L’assoluzione ha rivelato qualcosa di più grande del singolo caso in questione. Ha mostrato come le politiche europee di frontiera si siano orientate nel corso del tempo sempre più verso la securitizzazione, l’esternalizzazione e la restrizione di vie legali per la protezione, trasformando il movimento umano in qualcosa di sospetto. In tale contesto, i volontari sono diventati infrastrutture alternative di sopravvivenza, e le loro testimonianze hanno messo in crisi la narrazione secondo cui la violenza di frontiera sarebbe qualcosa di accidentale ed inevitabile, rivelando come la risposta Europea non sia mai stata davvero rivolta all’accoglienza, ma alla criminalizzazione. Binder ama l’odore dell’acqua di mare perché gli ricorda che i confini non sono linee, ma correnti – irrequiete, intrecciate, vive. E che sulle rive di Lesbo, tra il sale e il fumo ed il respiro delle erbe di montagna, salvare vite non è mai stato un crimine. Ecco perché lo temevano. Non perché avesse infranto la legge, ma perché aveva dimostrato come fosse la legge stessa a spezzarsi. Perché aveva dimostrato come persone comuni, armate solo di radio, fari e dell’ostinata convinzione che l’annegamento non può diventare prassi, erano capaci di fare ciò che I governi si erano rifiutati di fare. 1. Il testo è stato scritto da Tatiana Svorou e la traduzione in italiano è stata realizzata con il supporto di Roberta Cecconi. Tatiana Svorou è un’analista impegnata nell’advocacy e una giornalista indipendente che si occupa di migrazione forzata e politiche umanitarie. Il suo lavoro si basa su esperienze maturate in Europa, Medio Oriente e Africa, ed è stato pubblicato su Middle East Monitor, Le Monde, Independent Australia e su diverse testate greche. Roberta Cecconi ha approfondito, sia nel suo percorso di studi in Antropologia presso l’Università di Torino sia nelle sue attività personali, i temi delle migrazioni, delle violenze di frontiera, della detenzione e dei diritti delle persone migranti ↩︎ 2. ‘It was farcical’: Irish man Sean Binder found not guilty of people smuggling in Greece – The Journal (15 gennaio 2026) ↩︎