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ROMA: “MA QUALE FESTA?! VOGLIAMO IL CONGEDO PARITARIO”. INIZIATIVA DAVANTI AL COLOSSEO SUL TEMA DELLA GENITORIALITÀ
Questa mattina, giovedì 19 marzo, CGIL, Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari (UDU) hanno srotolato uno striscione davanti al Colosseo a Roma per chiedere l’introduzione di un congedo di paternità paritario e pienamente retribuito e denunciare la recente bocciatura della proposta che avrebbe introdotto una riforma strutturale dei congedi parentali. L’iniziativa si inserisce nel quadro di una campagna di sensibilizzazione più ampia, creata ad hoc in occasione della Festa del Papà non solo per rilanciare la richiesta di un congedo di paternità paritario e pienamente retribuito, ma anche per riportare al centro del dibattito pubblico il tema della condivisione della cura e della genitorialità. “La battaglia per un sistema di congedi più equo riguarda non solo i lavoratori di oggi, ma il modello di società del futuro – sottolineano nel comunicato Rete degli Studenti Medi e UDU – “Rivendicare il diritto dei padri al congedo significa mettere in discussione una divisione dei ruoli ormai superata e riconoscere che la cura è una responsabilità condivisa. Parlare di congedi paritari significa anche riconoscere tutte le forme di famiglia e costruire un welfare più giusto e inclusivo, che le istituzioni continuano a ignorare”. Siamo entrati nei dettagli dell’iniziativa con Sabrina dell’Unione degli Universitari Ascolta o scarica
March 19, 2026
Radio Onda d`Urto
Salario minimo? I NO della destra… ma anche i tanti NO da sinistra e sindacati confederali
Pedro Sanchez con la sua maggioranza (la coalizione partito socialista-sinistra radicale, con l’appoggio esterno di vari partiti indipendentisti e autonomisti) ha portato il salario minimo in Spagna sopra i 1200 euro netti al mese, inclusa una tredicesima mensilità. Tutti a sparare ad alzo zero su Meloni e camerati. Ma ricordo che ben due governi, quelli a guida di Conte e Draghi, quella legge che oggi si applica in Spagna non l’hanno voluta fare. Nel Governo Conte II (2019-2021), sebbene il Movimento 5 Stelle lo avesse tra i punti cardine, il provvedimento sul salario minimo non è passato proprio per PD e CGIL, con la assurda motivazione che avrebbe indebolito la contrattazione collettiva nazionale. Quella obiezione rivelava piuttosto che una soglia legale fissa e con quelle cifre sarebbe stata di fatto concorrenziale (se non migliore) dei CCNL, i contratti collettivi nazionali di lavoro. Il che la dice lunga sullo stato dell’arte in quella che tradizionalmente era stata considerata una casa del lavoro e del suo mondo di salari e diritti. Quindi il problema non è che sono le destre a non aver varato la legge sul salario minimo, quanto piuttosto che le sinistre la hanno sradicata dal contesto più generale di lotte e tutele. A riprova di ciò chiederei quanto sanno cosa sia o cosa abbia fatto la CES. > A.I. Overview > La CES è la Confederazione Europea dei Sindacati (in inglese ETUC – European > Trade Union Confederation), l’organizzazione principale che rappresenta i > lavoratori a livello europeo. Fondata nel 1973, ha l’obiettivo di influenzare > le decisioni dell’Unione Europea per promuovere un modello sociale che metta > al centro i diritti e il benessere dei lavoratori. È l’unica organizzazione > sindacale intercategoriale riconosciuta dall’UE come “partner sociale”. > Partecipa al dialogo sociale europeo con le organizzazioni dei datori di > lavoro (come BusinessEurope). Rappresenta 45 milioni di iscritti a 94 > organizzazioni sindacali nazionali in 42 paesi europei. Per l’Italia, i membri > storici sono le tre grandi confederazioni: CGIL (Confederazione Generale > Italiana del Lavoro) CISL (Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori) UIL > (Unione Italiana del Lavoro). In sintesi, mentre i singoli sindacati (come la > CGIL) operano a livello nazionale, la CES agisce come il loro “sindacato dei > sindacati” a livello delle istituzioni europee. Il solo sciopero che ha > promosso è uno sciopero europeo di soli 15 minuti, proclamato il 14 marzo 2003 > per protestare contro la guerra in Iraq e difendere il modello sociale > europeo. Se dovessi misurare la rappresentanza esercitata nei fatti dai sindacati, a tutela dei lavoratori europei potrei dividere 15 (sono i minuti di scioperi in più di 50 anni) per 45.000.000 ( sono gli iscritti ai sindacati). E otterrei il risultato 0,000000333… un risultato che mi mostra la rappresentanza reale. > A.I. Overview > Durante l’Autunno Caldo del 1969, la vertenza per il rinnovo del contratto > nazionale dei metalmeccanici è stata caratterizzata da un numero record di ore > di sciopero, stimate complessivamente tra le 164 e le 200 ore di astensione > dal lavoro per ogni lavoratore tra settembre e dicembre. > La mobilitazione fu intensa e articolata in diverse modalità: > Settembre: Si registrarono 72 ore totali di sciopero a livello nazionale; > Ottobre: Furono effettuate 48 ore di sciopero, con una media di circa 12 ore > effettive a settimana; > Novembre: Altre 48 ore di mobilitazione a livello regionale o aziendale; > Dicembre: La lotta continuò con 12 ore settimanali fino al 14 dicembre, > seguite da altre 28 ore proclamate nella seconda metà del mese, poi > parzialmente sospese per la firma del contratto avvenuta il 21 dicembre. > Oltre agli scioperi nazionali di 24 ore, vennero introdotte per la prima volta > nuove forme di lotta come lo sciopero articolato (brevi sospensioni a > singhiozzo o a scacchiera di mezz’ora o un’ora), che colpivano la produzione > in modo strategico riducendo il peso economico per gli operai. La vertenza si concluse con una vittoria storica: i metalmeccanici ottennero la settimana lavorativa di 40 ore, significativi aumenti salariali e il riconoscimento del diritto di assemblea in fabbrica. Michele Ambrogio
February 20, 2026
Pressenza
RAVENNA: PERQUISITI SEI MEDICI CHE AVEVANO RIFIUTATO DI MANDARE I MIGRANTI AL CPR
La Procura di Ravenna ha posto sotto indagine sei medici per non aver accordato il trasferimento in un CPR di alcuni cittadini privi di regolare titolo di soggiorno. I medici sostenevano che le persone senza documenti non sarebbero stati idonei dal punto di vista sanitario, al trattenimento nei CPR. Nel quadro delle indagini, il reparto malattie infettive della città è stato sottoposto ad una lunga perquisizione, iniziata all’alba tra i reparti con i degenti, durante la giornata del 12 febbraio. I sei medici, ai quali sono stati sequestrati i dispositivi per le comunicazioni personali, si sono inoltre ritrovati esposti alla gogna mediatica e politica della destra cittadina. In risposta, ha preso posizione anche l’Ordine e la Federazione nazionale dei medici che in una nota parla di “attacco all’autonomia dei medici”. Sul caso si è esposta l’associazione Faenza Multietnica, di cui fa parte anche Ilaria Mohamud Giama, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, con la quale abbiamo ricostruito la vicenda. Ascolta o scarica A Ravenna, davanti all’ospedale colpito dall’inchiesta, si è svolto un flash mob nel primo pomeriggio di lunedì 16 febbraio. Ci racconta come è andata Marco Palagano della funzione pubblica CGIL di Ravenna. Ascolta o scarica Le considerazioni politiche di Vanessa Guidi medica di bordo per Mediterranea Saving Humans. Ascolta o scarica Riportiamo il Comunicato stampa dell’associazione Faenza Multietnica. Negli ultimi giorni Ravenna è diventata un laboratorio inquietante di politiche repressive, discorsi razzisti normalizzati e criminalizzazione della solidarietà. Una sequenza di eventi che non può essere letta come una somma di episodi isolati, ma come il segno di una trasformazione profonda del clima politico e culturale nel nostro Paese. Nei giorni scorsi, il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna è stato oggetto di perquisizioni nell’ambito di un’indagine su certificazioni mediche rilasciate per impedire il rimpatrio forzato nei CPR. Almeno sei medici risultano indagati, con sequestri di dispositivi e comunicazioni personali. Si tratta di un fatto gravissimo: colpire chi esercita il proprio dovere professionale di tutela della salute significa mandare un messaggio intimidatorio a tutto il personale sanitario, scoraggiando la difesa dei diritti fondamentali delle persone più vulnerabili. La cura viene trattata come sospetta, la solidarietà come reato. In parallelo, è previsto un nuovo sbarco a Ravenna nel fine settimana, con la nave dell’ONG Solidaire attesa tra sabato notte e domenica mattina con circa 120 persone soccorse in mare. Ancora una volta, Ravenna viene designata come porto remoto, lontano dalle rotte di salvataggio, trasformando il Mediterraneo in una zona di selezione politica delle vite degne e indegne di essere salvate. Ma mentre le persone migranti continuano ad arrivare dopo viaggi segnati da violenze e torture, cresce anche un discorso pubblico che legittima l’idea che la loro presenza sia un problema da eliminare. Domani, infatti, a Faenza si è svolto sabato mattina il banchetto per la raccolta firme sulla “remigrazione”, un concetto promosso da ambienti dell’estrema destra europea che propone il rimpatrio forzato non solo delle persone senza documenti, ma anche di cittadini stranieri regolari e dei loro discendenti. Si tratta di un’idea che richiama direttamente politiche di esclusione etnica e deportazione, mascherate da proposta “democratica” e presentate nello spazio pubblico come una normale opzione politica. In questo clima, risultano particolarmente preoccupanti le dichiarazioni di Michele De Pascale che contribuiscono a normalizzare l’esistenza e il rafforzamento dei CPR, luoghi di detenzione amministrativa già denunciati da numerose organizzazioni per i diritti umani come spazi di violenza, opacità e sospensione dello stato di diritto. Parlare dei CPR come strumenti “necessari” significa accettare l’idea che alcune persone possano essere private della libertà senza aver commesso alcun reato, sulla base della sola origine nazionale. Quello che vediamo a Ravenna è una convergenza pericolosa: repressione contro chi cura, criminalizzazione di chi salva vite, normalizzazione della detenzione amministrativa e legittimazione pubblica di progetti politici apertamente razzisti. È un processo che sposta progressivamente il confine del dicibile e del possibile, rendendo accettabile ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato inaccettabile in una società democratica. Come Faenza Multietnica denunciamo con forza questa deriva. La “remigrazione”, i CPR e la persecuzione della solidarietà non sono risposte a problemi reali, ma strumenti politici per costruire consenso attraverso la paura e la disumanizzazione. Difendere i diritti delle persone migranti significa difendere la democrazia stessa: quando si accetta che alcuni diritti siano sospesi per alcuni, si apre la strada alla loro erosione per tutti. Chiediamo la chiusura dei CPR, la fine della criminalizzazione dei medici, delle ONG e delle reti solidali, e il rifiuto netto di ogni progetto politico che promuova l’espulsione e la segregazione su base etnica. Ravenna e Faenza hanno una storia antifascista e solidale che non può essere cancellata da chi vorrebbe riportarci a politiche di esclusione e deportazione.
February 16, 2026
Radio Onda d`Urto
ROMA: A PRIMAVALLE 5 FORI DI PROIETTILE SULLA SEDE DELLA CGIL; AD ACCA LARENTIA COMMEMORAZIONI NEOFASCISTE E SALUTI ROMANI
Roma. 5 fori di proiettile sono stati rinvenuti ieri mattina, mercoledì 7 gennaio, sulle vetrate della sede della Cgil di Roma, nel quartiere di Primavalle. I colpi di pistola hano colpito ciascuna le 5 vetrate della sede sindacale in via Bonelli. “Gravissimo atto intimidatorio, che ha colpito esclusivamente la Cgil e nessun altro locale limitrofo”, fa sapere in una nota la Cgil Roma e Lazio. Su Radio Onda d’Urto il collegamento, dalla sede sindacale colpita dagli spari, con Natale Di Cola, segretario Cgil Roma e Lazio. Ascolta o scarica. L’attacco arriva nel giorno in cui a Roma, mercoledì, si sono svolte le commemorazioni, comprese quelle delle destre al governo, per ricordare i due militanti del Fronte della Gioventù uccisi davanti la sede in via Acca Larentia nel quartiere Tuscolano a Roma tra il 7 e l’8 gennaio 1978. Decine di fascisti di Casa Pound e della galassia nera romana, come ogni anno, si sono ritrovati davanti alla sezione, inneggiando al duce con saluti romani e cori. A qualche centinaio di metri, sull’Appia Nuova all’altezza dell’Alberone, il contro-presidio antifascista di collettivi autonomi e studenti.
January 8, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA E PRECARIATO: PER IL CONSIGLIO D’EUROPA “L’ITALIA VIOLA I DIRITTI DI 100 MILA INSEGNANTI DI SOSTEGNO”
L’Italia viola il diritto degli insegnanti di sostegno “a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente scelto” a causa dell’elevata percentuale di assunzioni “con contratti precari”. Inoltre “almeno il 30% non ha potuto seguire la formazione necessaria per fare questo lavoro”. Lo ha stabilito, all’unanimità, il Comitato europeo dei diritti sociali, organo del Consiglio d’Europa, accogliendo così il ricorso 2021 dell’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) contro Roma. Per lo stesso organo, a causa della precarietà degli insegnanti, violato anche il diritto a un’istruzione inclusiva degli alunni con disabilità. Abbiamo raccolto il commento di Marcello Pacifico, presidente Anief sulla decisione del Consiglio d’Europa Ascolta o scarica e sulla figura degli insegnanti di sostegno Ascolta o scarica Sulla decisione del Consiglio d’Europa è intervenuta anche Gianna Fracassi, segretaria della FLC CGIL Ascolta o scarica Abbiamo ricordato la precarietà lavorativa degli insegnanti di sostegno e di Giuseppe Follino dei COBAS scuola Ascolta o scarica
December 22, 2025
Radio Onda d`Urto
Donne e giovani in pensione sempre più tardi
Nel nostro Paese quasi un lavoratore su tre pur lavorando non riesce a farsi riconoscere un anno pieno di contributi, a causa di contratti brevi, part-time involontari e salari troppo bassi. I lavoratori con retribuzioni inferiori ai 15.000 euro annui rappresentano oltre un terzo del totale dei dipendenti del settore privato (circa 6,1 milioni di persone, pari al 34,6%). Si tratta di lavoratrici e lavoratori che, per livello di reddito e intensità lavorativa, non riescono a raggiungere una piena copertura contributiva annuale, con impatti diretti sul diritto futuro alla pensione. In particolare, le due fasce più basse (fino a 9.999 euro annui) includono oltre 4,1 milioni di lavoratori che non solo non raggiungono la soglia necessaria a una vita lavorativa dignitosa, ma spesso non maturano nemmeno 12 mesi utili ai fini dell’anzianità contributiva, poiché i periodi di lavoro non coprono l’intero anno. Un lavoratore su tre percepisce meno di 15.000 € all’anno e quasi il 60% resta al di sotto della soglia dei 25.000 € annui, evidenziando come una parte significativa del lavoro rischi di non garantire una vita dignitosa né una pensione adeguata. E’ quanto si legge nell’Analisi “L’impatto dell’aumento dei requisiti pensionistici sui redditi bassi” dell’Osservatorio Previdenza della CGIL. E ad essere maggiormente penalizzati sono i giovani e le donne. La condizione retributiva dei giovani rappresenta infatti uno degli elementi più critici del mercato del lavoro italiano. L’ingresso avviene sempre più spesso attraverso contratti brevi, stagionali o con orari ridotti – in larga parte part-time involontario – che comportano fin da subito salari molto bassi e un numero limitato di mesi lavorati nel corso dell’anno. Le retribuzioni medie annue dei giovani fino ai 24 anni risultano particolarmente contenute: i lavoratori fino a 19 anni percepiscono in media 4.374 euro, equivalenti a pochi mesi di lavoro effettivo, mentre nella fascia 20–24 anni si raggiungono 11.882 euro, un importo ancora insufficiente a garantire un anno pieno di contribuzione utile ai fini previdenziali. Si tratta di una condizione di forte vulnerabilità che si manifesta fin dall’inizio della carriera e che rischia di tradursi, nel tempo, in una difficoltà strutturale nel costruire una pensione adeguata e nel maturare i requisiti minimi necessari all’accesso alla pensione stessa. La dimensione di genere rappresenta, inoltre, uno dei principali fattori di vulnerabilità economica nel mercato del lavoro italiano. La disuguaglianza retributiva non è un fenomeno residuale, ma il risultato di condizioni strutturali che incidono sui salari e, di conseguenza, sulla costruzione dei diritti previdenziali nel corso della vita lavorativa. Le lavoratrici sono maggiormente occupate in posizioni a basso valore aggiunto, con contratti più precari, orari ridotti e carriere più discontinue rispetto agli uomini. La diffusione del part-time involontario, che interessa in modo marcato la componente femminile, amplifica queste criticità: meno ore lavorate (o certificate) significano retribuzioni annue più basse, minore intensità contributiva e un rischio elevato di non riuscire a maturare i requisiti per la pensione. “Come rilevato dall’Osservatorio INPS sulle retribuzioni 2024, si legge nel Report della CGIL, le lavoratrici dipendenti del settore privato percepiscono in media 19.833 euro annui, contro i 27.967 euro degli uomini: una differenza di oltre 8.000 euro corrispondente a un gap retributivo di circa –29% a sfavore delle donne. Questa disparità non è spiegabile soltanto dalle diverse qualifiche o inquadramenti professionali: essa è fortemente correlata alla maggior incidenza del part-time, spesso involontario: 49% delle lavoratrici ha avuto almeno un rapporto part-time nell’anno, contro 21% dei lavoratori uomini.” La distribuzione per tipologia di orario rivela poi una forte asimmetria di genere nel mercato del lavoro italiano: le donne rappresentano appena il 32% dei lavoratori a tempo pieno, ma diventano maggioranza assoluta in tutte le forme di part-time, 67% nel part-time orizzontale, 63% nel part-time verticale e 71% nelle modalità miste. Questa concentrazione femminile nel lavoro a orario ridotto non è il riflesso di una scelta libera, ma di un’organizzazione del mercato del lavoro e delle responsabilità di cura ancora fortemente squilibrata. Ne deriva un effetto diretto sui percorsi retributivi e previdenziali: il part-time comporta retribuzioni annue significativamente inferiori e una minor copertura contributiva, che si traduce in carriere più brevi o incomplete. In sostanza, la diversa distribuzione delle opportunità lavorative tra uomini e donne determina una penalizzazione strutturale che agisce oggi sul salario e domani sulla pensione, alimentando un gender pension gap destinato ad ampliarsi con l’avanzare dell’età lavorativa. Infine, la ricerca dell’Osservatorio Previdenza della CGIL mette in evidenza come il meccanismo di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita non sia un elemento neutro. Al contrario, rischia di aggravare la condizione di vulnerabilità previdenziale di milioni di persone che già oggi vivono un pregresso economico e contributivo debole Qui il Report della CGIL su “L’impatto dell’aumento dei requisiti pensionistici sui redditi bassi”: https://files.cgil.it/version/c:NWJmYmEyMGQtOWEwYy00:MGNiNmI1MDItYzhkYi00/Analisi%20Osseravtorio%20PrevidenzaCGIL_L%E2%80%99impatto%20dell%E2%80%99aumento%20dei%20requisiti%20pensionistici%20sui%20redditi%20bassi.pdf. Giovanni Caprio
December 15, 2025
Pressenza
SCIOPERO GENERALE DELLA CGIL. I COLLEGAMENTI E LE VOCI DALLE PIAZZE
Sciopero generale in tutti i settori lavorativi e per l’intera giornata indetto dalla Cgil contro la Legge di bilancio del governo Meloni. Manifestazioni regionali in tutta Italia. Il segretario generale della Cgil Landini ha partecipato a quella di Firenze. “La maggioranza del Paese non sostiene le politiche del governo”, ha detto durante il comizio. * Da Firenze sentiamo Daniele Calosi, segretario generale della Fiom-Cgil Toscana. Ascolta o scarica. In altre Regioni le manifestazioni sono state provinciali: in Lombardia migliaia di persone sono scese in piazza a Milano, da Porta Genova a piazza della Scala, mentre oltre cinquemila lavoratori hanno sfilato in corteo anche per le strade di Brescia, dove’è intervenuta la segretaria confederale Cgil Francesca Re David. La manifestazione è partita alle ore 9.30 circa da piazzale Cesare Battisti, ha percorso il ring (i viali che perimetrano il centro città), passando poi nelle vie principali del centro fino a terminare in Piazza Paolo VI, dove si trova la Prefettura. * Sentiamo alcune voci raccolte in corteo a Brescia da Marco della nostra redazione. Ascolta o scarica. * Ore 11.15 – Il collegamento con Marco della redazione dal corteo della Cgil di Brescia. Ascolta o scarica. * Ore 10.15 – Il collegamento con Marco della redazione dal corteo della Cgil di Brescia. Ascolta o scarica. Anche in Emilia Romagna cortei in diverse città. Tra queste Parma, Ravenna, Ferrara e il capoluogo Bologna: * L’intervista a Mario Garagnani, responsabile per la Fiom-Cgil bolognese del settore automotive, la cui produzione – secondo i dati pubblicati da Istat due giorni fa – ha registrato un ulteriore calo del 4,1% a ottobre 2025. Ascolta o scarica. In Piemonte corteo a Torino, dove secondo i dati Inps il ricorso alla cassa integrazione da parte delle aziende quest’anno segna un nuovo record: + 68, 4% rispetto al 2024. * Su questo sentiamo Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil piemontese. Ascolta o scarica.
December 12, 2025
Radio Onda d`Urto
SCIOPERO GENERALE DELLA CGIL CONTRO LA MANOVRA ECONOMICA. PREVISTI DIVERSI APPUNTAMENTI DI PIAZZA, A BRESCIA IL CORTEO
Sciopero generale venerdì 12 dicembre indetto dalla Cgil contro la manovra economica del governo Meloni, con manifestazioni in molte città. Si parte con le manifestazioni di carattere regionale, come in Toscana, con Landini che sarà a Firenze, in piazza Santa Maria Novella, o nel Lazio Roma, con corteo da piazza Vittorio Emanuele II ai Fori Imperiali; e poi Napoli per la Campania, Bari per la Puglia, Crotone per la Calabria, Palermo per la Sicilia. In altre Regioni, le manifestazioni saranno invece provinciali. È il caso di Emilia, Piemonte, Veneto e Lombardia; qui segnaliamo Milano, con corteo da Porta Genova a piazza della Scala, mentre a Brescia – dove sarà presente la segretaria confederale Cgil Francesca Re David – si parte alle ore 9 dalla metro San Faustino, direzione piazza Paolo VI. A Radio Onda d’Urto Michele De Palma, della segretaria generale Fiom Cgil. Ascolta o scarica.
December 11, 2025
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: “UNA TENDA PER LA CURA – PRESIDIO PER LA SANITÀ PUBBLICA” AGLI SPEDALI CIVILI
E‘ stata piantata davanti agli Spedali Civili di Brescia la tenda rossa “per la cura”. L’iniziativa di questo mercoledì 10 dicembre è della CGIL Funzione Pubblica di Brescia ed è stata organizzata in vista dello sciopero generale del prossimo venerdì. La tenda è presente nel piazzale Spedali Civili oggi e domani dalle ore 8 alle ore 20. I lavoratori e le lavoratrici della sanità pubblica, privata e delle RSA, si alternano in turni da quattro ore per denunciare la deriva della sanità pubblica e per difendere il diritto a curare e a essere curati. Il sindacato denuncia la carenza strutturale di personale, i turni estenuanti, la carenza di sicurezza per il personale e per l’utenza. Resta anche il tema del rinnovo dei contratti, che avvengono al ribasso, senza considerare il recupero inflattivo. Ci presenta l’iniziativa Nadia Lazzaroni segretaria generale neoletta della funzione pubblica CGIL di Brescia. Ascolta o scarica
December 10, 2025
Radio Onda d`Urto
Il diritto allo sciopero non si tocca! La libertà della piazza non è condizionabile
Venerdì 12 dicembre la Cgil sciopera contro la manovra: settori pubblici e privati si asterranno dal lavoro per l’intera giornata ed i lavoratori scenderanno in piazza in molte città. A Palermo è previsto un corteo con partenza da Porta Felice che percorrerà tutto l’antico Cassaro del centro storico per giungere a piazza Indipendenza dove, di fronte palazzo d’Orleans, si terranno i comizi dei leader sindacali Mannino e Sorrentino della Cgil, di rappresentanti di associazioni giovanili e di Luisa Impastato in rappresentanza delle associazioni antimafia. Ancora una volta, così come segnalano dal sindacato confederale,  è stato denunciato il tentativo sistematico – messo in atto da parte del governo – al fine di scoraggiare la partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni, quando addirittura non si passa anche alla criminalizzazione di ogni forma di dissenso nei confronti delle politiche governative nazionali e internazionali. In effetti gli strumenti di interdizione usati sono tanti: anche la Commissione nazionale di garanzia ci ha messo del suo lo scorso ottobre, senza ottenere il risultato sperato, e lo stesso ha provato a fare Salvini nel settore dei trasporti con le precettazioni. Inoltre, sono tanti i “padroni zelanti”, sia pubblici che privati, che esercitano pressioni sui lavoratori affinché comunichino in anticipo la loro adesione, contravvenendo con ciò al libero esercizio di un diritto tutelato dalla Costituzione, alieno da ogni vincolo. Il sindacato ha voluto lanciare un messaggio chiaro ai lavoratori per dire con forza che nessuna comunicazione è dovuta, soprattutto preventiva, né tantomeno chi sciopera è tenuto a giustificarsi: nel settore pubblico, il diritto allo sciopero è garantito esattamente come nel privato, con la sola differenza che vanno garantiti i servizi pubblici essenziali, secondo quanto prescritto dalla legge 146/90. Tuttavia, molte amministrazioni cercano di carpire in anticipo le intenzioni dei propri dipendenti: è il caso, fra gli altri, della scuola dove i dirigenti scolastici sono tenuti, secondo disposizioni ministeriali, a chiedere collaborazione agli insegnanti, tuttavia questi ultimi non sono tenuti a fornirla. E che dire dell’amministrazione regionale siciliana dove addirittura i dipendenti che scioperano sono sistematicamente costretti ad inserire un giustificativo nel sistema automatizzato di rilevazione delle presenze che deve essere validato dal dirigente responsabile, esattamente come per tutte le altre assenze? In questo caso, ci troviamo di fronte ad una grave ed inequivocabile violazione del dettato costituzionale che, però, sentite sentite, viene imputata ad un software informatico: già, sembra proprio si tratti di un problema “tecnico” che per qualche oscuro motivo non si può risolvere e che costringe i dipendenti che scioperano a sottoporsi ad un procedimento autorizzativo, fuori da ogni principio di diritto. Sarebbe utile, anzi necessario, sottoporre la questione ad un giudice a tutela di un diritto inalienabile dei lavoratori: intanto la Fp-Cgil di Palermo, appena venuta a conoscenza della vicenda, ha diffidato l’amministrazione regionale dal proseguire tale condotta antisindacale. Sarà sufficiente una diffida a ristabilire il diritto alla Regione ed a riabilitare il software usato come capro espiatorio? Enzo Abbinanti
December 10, 2025
Pressenza