Tag - energie rinnovabili

Inizia martedi pomeriggio la tappa ravennate della carovana ecologista
Promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) ed AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna), che sta facendo tappa nei luoghi più significativi di criticità ecologica. Dopo gli appuntamenti dell’11 aprile a Piacenza, del 18 a Parma, del 9 maggio a Modena e del 10 a Reggio Emilia, del 15 maggio a Faenza e del 16 ad Imola, MARTEDI 19 MAGGIO alle ore 18, a Ravenna, in via D’Azeglio 42, presso la Galleria Dis-Ordine sarà inaugurata la mostra fotografica “Cattive acque/Dark waters”, che illustra in maniera comparativa le devastazioni che ENI e l’estrattivismo fossile hanno inferto a due aree del mondo lontane ma accomunate da un analogo destino. La mostra resterà aperta tutti i pomeriggi dal 19 al 23 in orario 17-19. Nel momento inaugurale, avremo la presenza della curatrice Giuditta Pellegrini, giornalista e ricercatrice, nonché la performance musicale del duo “Cessate il Fuoco”. LA MATTINA DI SABATO 23 MAGGIO, dalle 10, saremo presenti con un presidio a Punta Marina, di fronte alla skyline del rigassificatore (Viale Cristoforo Colombo, all’altezza di Via della Sirte), e a mezzogiorno a Casalborsetti, davanti alla Centrale turbogas, che come noto è anche il terminale dell’impianto di cattura e stoccaggio della CO2. La recente convenzione internazionale che si è svolta a Santa Marta, in Colombia, ha segnato un momento fondamentale di convergenza fra i movimenti e numerose realtà scientifiche, politiche, sindacali e anche statuali, sulla consapevolezza che, nell’estrema criticità climatico-ambientale in cui ci troviamo, non sia più sufficiente cercare di agire sulla gestione delle emissioni inquinanti e climalteranti, ma si debba con decisione, intraprendere la strada della loro progressiva eliminazione. Bisogna iniziare da subito il processo di fuoriuscita dal sistema imperniato sulle fonti fossili. Tutta la comunità scientifica da decenni va sostenendo (e letteralmente implorando ad una politica fino ad ora pressoché sorda) che l’uscita dal fossile è la conditio sine qua non per tentare di porre rimedio alla situazione, già disastrosa. Noi siamo in buona compagnia con gli studiosi più competenti, nella convinzione che ovunque, anche a Ravenna, si debba produrre più energia da rinnovabili, e contemporaneamente iniziare a ridurre con decisione il ricorso alle fonti fossili, cioè sostituire stabilmente il fossile con l’energia rinnovabile. Ad ogni Kilowatt in più. Prodotto da rinnovabili deve corrispondere un Kilowatt in meno di derivazione fossile. Invece, purtroppo, si continua ad affidare al mercato (cioè al profitto) la gestione dell’intero settore. Anche i poteri locali, fino ad ora, non hanno brillato per impegno nella transizione. Abbiamo anche scritto al Sindaco Barattoni, chiedendo che il Comune di Ravenna si aggreghi al movimento che si è creato a Santa Marta, e in questo senso sollecitiamo: 1. Che tutti gli edifici pubblici di Ravenna raggiungano rapidamente la completa autosufficienza energetica tramite fonti rinnovabili; 2. Che i trasporti pubblici e i mezzi di mobilità di proprietà del Comune siano definitivamente e completamente elettrificati; 3. Che si studi in tempi brevi un complessivo intervento di riconversione sostenibile del porto; 4. Che si tracci un percorso chiaro di abbandono dell’uso del fossile a Ravenna e della sua sostituzione, puntando sulla progressiva autosufficienza energetica di quartieri e frazioni, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche: 5. Che il Comune di Ravenna faccia pressione sulla Regione affinché in tempi rapidi vengano discusse e approvate le proposte di legge d’iniziativa popolare su questi temi, che giacciono da tre anni nei cassetti dell’Istituzione regionale; 6. Che assieme al mondo associativo e alla società civile si formulino le proposte più adeguate sulle le aree idonee ad ospitare gli impianti rinnovabili; 7. Che Eni e Snam cessino di essere interlocutori largamente privilegiati dell’Istituzione comunale, e divengano componenti della realtà sociale al pari di tutte le altre realtà imprenditoriali; 8. Che si dichiari la necessità che il settore dell’energia debba essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Aspettiamo tutte e tutti, MARTEDI 19 pomeriggio alla mostra alle 18, e SABATO 23 mattina al presidio a Punta Marina. Coordinamento ravennate Per il Clima- Fuori dal Fossile Info: fuoridalfossile.coordravenna@gmail.com Ravenna, 18 maggio 2026 Redazione Romagna
May 18, 2026
Pressenza
Conferenza di Santa Marta, il trattato sui combustibili fossili come nuova frontiera politica globale
Kumi Naidoo, attivista sudafricano per i diritti umani e la giustizia climatica, è presidente della campagna globale del Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili. La sua visione nasce da un percorso che parte da lontano, inizia durante la lotta contro l’apartheid e prosegue nei movimenti globali per i diritti civili e la difesa del pianeta. Per lui, la battaglia climatica non è separata dalle altre lotte per la giustizia: tutte fanno parte di un unico percorso che riguarda dignità, equità e sopravvivenza collettiva. Le sue parole risuonano forti durante l’assemblea delle realtà afrodiscendenti che si è svolta nella seconda giornata della Conferenza internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili presso il campus di Santa Marta dell’Università Cooperativa della Colombia. Nel contesto attuale, Naidoo osserva come il sistema globale sia ancora fortemente legato ai combustibili fossili, nonostante la consapevolezza diffusa dei loro effetti devastanti. Governi e grandi interessi economici continuano ad appoggiare un modello energetico insostenibile socialmente e ambientalmente e incompatibile con gli obiettivi climatici, pianificando una produzione futura ben oltre i limiti necessari per contenere il riscaldamento globale. Tuttavia, segnali di cambiamento stanno emergendo, anche grazie a nuove dinamiche politiche ed economiche. In questo scenario, Naidoo propone una lettura controintuitiva del ruolo di Donald Trump: pur avendo promosso politiche fortemente basate sui combustibili fossili, la sua azione potrebbe accelerarne indirettamente il declino. Il rafforzamento di posizioni estreme e negazioniste, infatti, ha contribuito a polarizzare il dibattito e a mobilitare una reazione più ampia a favore della riconversione ecologica. In questo senso, Trump diventa un “promotore accidentale” del superamento del modello fossile, perché le sue politiche evidenziano con maggiore chiarezza l’insostenibilità dell’attuale sistema. Parallelamente, cresce il peso delle iniziative internazionali che cercano di costruire alternative concrete. Tra queste, la campagna per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili punta a fermare l’espansione di carbone, petrolio e gas e a gestire una riconversione equa verso le energie rinnovabili. L’idea si ispira ad accordi globali già esistenti e mira a creare un quadro vincolante che unisca giustizia climatica e cooperazione internazionale. Un elemento centrale nella riflessione di Naidoo riguarda i limiti dell’attivismo in questi anni. Per essere realmente efficaci – sostiene – le campagne devono saper parlare non solo alla mente, ma anche al cuore, al corpo e all’esperienza quotidiana delle persone. L’obiettivo non è soltanto informare, ma coinvolgere le comunità e i territori, trasformando il modo in cui le persone percepiscono la crisi climatica, rendendola concreta e vicina alle loro vite. Solo così si può costruire una reale desiderabilità sociale attorno a questo progetto, condizione indispensabile perché possa funzionare. In questo quadro, emerge con chiarezza anche la dimensione politica e strategica della riconversione. Circa l’86% dei fattori che causano il collasso climatico è direttamente legato alla dipendenza dai combustibili fossili: un dato – dice Naidoo – su cui la comunità scientifica è inequivocabile, ma che fatica ancora a tradursi in un dibattito pubblico proporzionato, a causa del ricatto esercitato dalle multinazionali. Nonostante le difficoltà, Naidoo rifiuta il pessimismo. Ritiene che, nella fase storica attuale, arrendersi sarebbe un lusso che non possiamo permetterci. L’urgenza della crisi, unita alla crescente mobilitazione globale e alla pressione delle nuove generazioni, può diventare una forza capace di produrre cambiamenti reali. Proprio per questo, iniziative come la Conferenza di Santa Marta rappresentano un passaggio cruciale non solo per discutere un possibile trattato di eliminazione dei combustibili fossili, ma per ampliare la coalizione di Paesi disposti a impegnarsi concretamente in una loro graduale uscita. L’obiettivo, dice, è costruire le condizioni politiche affinché entro il 2027 i Paesi più ambiziosi possano avviare negoziati per un accordo vincolante, basato su tempistiche differenziate a seconda del livello di dipendenza energetica di ciascuna nazione. Anche sul piano finanziario, le risorse necessarie sono già state individuate da tempo: l’impegno, preso nel 2009 a Copenaghen, di mobilitare 100 miliardi di euro all’anno per sostenere la riconversione nei “Paesi in via di sviluppo”, resta in gran parte disatteso. Alla fine, sottolinea Naidoo, non è la scienza a dover cambiare, ma la volontà politica, ed è proprio questa, pur con tutte le sue contraddizioni, a rappresentare una risorsa rinnovabile. In questo senso, il processo avviato con la Conferenza Internazionale per l’eliminazione dei combustibili fossili contribuisce a spostare una nuova frontiera politica, aprendo uno spazio concreto di speranza e azione per il presente e per il futuro. Francesca Palmi, Gea – Scuola di Giustizia Ecologica e Ambientale Redazione Italia
April 26, 2026
Pressenza
Riflessioni sulla crisi energetica
articoli di Nicolas Lozito, Gianluca Ruggieri, Stefania Del Bianco e delle redazioni di Kenergia e QualEnergia. A seguire notizie sulle conseguenze del blocco di Hormuz.   In questa piccola rassegna di articoli non troverete necessariamente posizioni politiche; tuttavia ci sono contenuti utili per farsi un quadro dello stato dell’arte e qualche esempio sul quale riflettere.   Miracolo spagnolo? di Nicolas
Cuba, gli effetti sulle telecomunicazioni del blocco imposto dagli USA
Parliamo spesso del blocco economico, commerciale e finanziario a cui Cuba è sottoposta dal 1962 da parte degli Stati Uniti per aver deciso di seguire un cammino diverso da quello programmato dalle varie amministrazioni statunitensi; occorre però, per fare chiarezza, analizzare ciò che il blocco provoca quotidianamente alla popolazione, partendo anche dalle piccole cose quotidiane. Uno degli effetti è la difficoltà nelle comunicazioni. Potrebbe sembrare una cosa marginale, ma si pensi ad esempio alla necessità di comunicare con parenti o amici residenti all’estero o con quelli che abitano sull’isola. Con lo sviluppo delle tecnologie digitali a Cuba quasi tutti possiedono uno smart phone. che viene utilizzato non solamente per collegarsi ai vari social network, ma anche per comunicare. La rapida diffusione di Whatsapp ha permesso ai cubani, come del resto agli altri abitanti del nostro pianeta, di comunicare con persone a costi praticamente inesistenti con . chiamate audio e video. A Cuba le tariffe telefoniche non sono alte, ma per un cubano anche questi costi rappresentano un limite alle comunicazioni. Usare le app di messaggistica rappresenta un modo economico per mantenere i contatti con i propri cari. Il sistema integrato di telecomunicazione per funzionare ha però bisogno di energia e a Cuba, dove la somministrazione elettrica è intermittente, comunicare diventa difficile. “Le telecomunicazioni non dovrebbero essere viste come strutture isolate, ma come un sistema interconnesso che deve instradare il traffico in tutto il Paese, il che richiede energia in ciascuno dei suoi punti”, spiega a Cubadebate Sybel Alonso Baldor, vicepresidente delle operazioni di rete di ETECSA, l’azienda telefonica cubana. Il fatto che una radiobase – una delle torri che diffondono il segnale dei cellulari – sia accesa non garantisce il servizio, poiché dipende anche da altri elementi intermedi della rete che devono disporre  di elettricità. Questo spiega situazioni frequenti per gli utenti: “Un utente di telefonia fissa può avere l’elettricità a casa sua, ma se la sotto stazione telefonica che supporta il suo servizio si trova in un circuito che non ha elettricità, questo renderà impossibile il suo utilizzo” spiega Baldor. L’energia elettrica fornita dalla rete resta per Cuba la principale fonte di alimentazione delle telecomunicazioni. Quando si verifica un black-out le centrali, le sotto stazioni della telefonia fissa, le radio basi per le linee cellulari e la trasmissione dei dati mobili vanno in panne. Ci sono centrali che dispongono di batterie che alimentano per un tempo compreso tra  le tre e le quattro ore, ma “di fronte ai lunghi black-out, molte di queste batterie non sopportano più la massima carica e quindi hanno notevolmente ridotto le loro prestazioni. Alle batterie si aggiungono i gruppi elettrogeni, il cui utilizzo è comunque limitato. Richiedono carburante per rimanere operativi”, sottolinea, Baldor aggiungendo che, sebbene alcuni siano stati riparati, altri non sono stati in grado di riprendersi dopo un uso intensivo. La loro autonomia dipende sia dalla disponibilità di carburante che dal livello di consumo di ogni sito, determinato dalla sua complessità e dalla loro  anzianità tecnologica. Inoltre il recente ordine esecutivo emesso da Donald Trump il 29 gennaio scorso ha praticamente bloccato qualunque importazione di petrolio e combustibile sull’isola. Questo ha colpito direttamente anche le telecomunicazioni, perché i gruppi elettrogeni non dispongono di carburanti per il loro uso ininterrotto nei momenti in cui manca la corrente elettrica. Ma nonostante la carenza, l’azienda telefonica  cubana ha cercato di mitigare gli effetti della penuria di carburanti e ha definito  le priorità. Secondo la direttiva, la fornitura di carburante è garantita “ai siti in cui si concentrano le principali piattaforme che gestiscono servizi come la telefonia mobile e fissa, l’accesso a Internet, i data center”, così come quelli incaricati di instradare il traffico a livello nazionale e provinciale. Tuttavia, il funzionario riconosce che altri nodi intermedi non sempre riescono a rimanere operativi, il che ha un impatto diretto sull’accesso finale degli utenti. “Negli ultimi giorni abbiamo contato nel Paese 1.250 radiobasi (47,5%), in media, che si spengono a causa degli effetti elettrici, mentre il numero di sottostazioni telefoniche è di circa 950 (56,5%)” riferisce Alonso Baldor. Gli effetti della mancanza di corrente elettrica sulle comunicazioni comunque variano a seconda del numero delle interruzioni elettriche. L’ETECSA dà priorità all’approvvigionamento energetico in centri chiave che sostengono la rete nazionale e il traffico dati nel Paese. In questo scenario, ha dovuto riorganizzare la sua operatività in base a criteri di estrema razionalità. “Abbiamo preso provvedimenti per risparmiare il più possibile il carburante che riceviamo”, spiega il vicepresidente a Cubadebate. Questa politica di risparmio ha comportato decisioni complesse e probabilmente anche impopolari. “Anche se tutti i centri sono importanti, purtroppo non possiamo garantire carburante per tutti”, quindi viene data priorità a quelli con il maggiore impatto sulla rete nazionale, continua il vicepresidente di ETECSA. Per questo ogni territorio ha adottato differenti soluzioni al fine di risparmiare il più possibile il carburante che gli è stato assegnato. Inoltre gli specialisti dell’azienda telefonica eseguono costantemente valutazioni per risparmiare i combustibili o decidere quale servizio deve avere priorità in un certo momento della giornata. Anche il settore delle comunicazioni ha iniziato ad usare energia prodotta dal fotovoltaico per ridurre i disagi causati dalla mancanza di combustibili. L’installazione di pannelli solari cerca di estendere il funzionamento degli impianti in mezzo alla crisi energetica. Nel mezzo della crisi, la spinta alle energie rinnovabili è diventata più rilevante. “L’uso di fonti rinnovabili era già tra i nostri obiettivi, tuttavia, la situazione attuale ci ha portato ad accelerare il ritmo”, sottolinea Baldor. Purtroppo però l’installazione dei pannelli solari non permette la completa autonomia energetica e il combustibile rimane comunque essenziale. Nonostante il contesto avverso, nel corso del 2025 sono stati effettuati investimenti mirati alla modernizzazione della rete, con cambiamenti tecnologici, espansione delle capacità e incorporazione di nuove frequenze nelle basi radio. In particolare, la copertura 4G ha raggiunto il 52% del territorio nazionale, è stata aumentata la capacità degli utenti in 300 siti, sono state abilitate frequenze di 900 MHz e 2100 MHz in più di 100 radiobasi e sono stati installati più di 140 nuovi siti. Come appare chiaro la situazione delle comunicazioni a Cuba resta difficile finché ci saranno problemi di energia elettrica. Il servizio di telefonia mobile, il più richiesto dalla popolazione, è quello che risente maggiormente della crisi energetica; il traffico alterna momenti di buona connettività a momenti di interruzione completa. Spesso le comunicazioni cadono o si interrompono momentaneamente, le pagine web vengono caricate in tempi medio lunghi, alcuni siti non sono accessibili perché i server sono situati negli Stati Uniti e a causa del blocco non sono raggiungibili. I social invece hanno ricevuto licenza da parte dell’amministrazione statunitense per operare sull’isola. Il motivo è molto semplice: Facebook, X, Whatsapp e gli altri social network sono utilizzati per diffondere false notizie tra la popolazione. I social vengono usati nella oramai nota guerra cognitiva che il popolo cubano, come del resto anche noi, subisce molte volte passivamente. Insomma, una cosa che per noi è diventata normale come leggere una notizia in un sito internet, mandare un video di 20 mega a un amico con Whatsapp, fare una videochiamata con un parente,  scaricare una nuova app sul cellulare per i cubani diventa una lotta quotidiana. Immaginare che anche queste limitazioni facciano parte della strategia degli Stati Uniti  per  insinuare nella popolazione un costante malessere e una pressione continua non credo sia pura fantasia. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info   Redazione Italia
March 25, 2026
Pressenza
Nuova legge sulle “aree idonee” per impianti di rinnovabili. Facciamo il punto
La disciplina sulle cosiddette “aree idonee” serve ad individuare superfici e aree per l’installazione di impianti alimentati a fonti rinnovabili, con l’obiettivo di velocizzare le procedure per gli impianti ubicati in zone ritenute più favorevoli. Il decreto DL 175/2025 convertito … Leggi tutto L'articolo Nuova legge sulle “aree idonee” per impianti di rinnovabili. Facciamo il punto sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
“Nucleare in Italia: quale futuro ci aspetta?” Convegno a Milano
Un’alleanza tra Milano e territori, tra scienza e democrazia, tra etica ed economia di pace è il percorso che cerca di tracciare il convegno di sabato 22 novembre 2025 “Nucleare in Italia: quale futuro ci aspetta?” Il convegno si tiene in sala Buozzi presso la Camera del Lavoro, in Corso di Porta Vittoria 43 a Milano e si svolge in due sessioni – alla mattina dalle 10 alle 13, al pomeriggio dalle 15 alle 17:30 – ed è promosso da molte associazioni che intendono sostenere la prospettiva delle energie rinnovabili come valida alternativa sia alle fonti fossili che al rischio del ritorno del nucleare civile in Italia. Rischio da non sottovalutare, visto che l’attuale governo sta portando al voto del Parlamento un Disegno di Legge Delega che ripropone la costruzione di nuove centrali nucleari sul territorio nazionale, centrali sempre a fissione come quelle bocciate dal Referendum del 2011 e senza aver prima risolto il problema di dove collocare le scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali. La lotta ai cambiamenti climatici è una cosa seria ed urgente. La decarbonizzazione complessiva dell’intero sistema produttivo e dei consumi richiede l’alleanza di ampie forze sociali e la conversione all’ecologia integrale di cultura, strategia e programmi da parte delle forze politiche e delle nostre istituzioni elette. Per questo una parte del convegno è dedicata al confronto con le forze politiche che intendono impegnarsi in questa direzione. Al termine della mattinata interverranno l’on. Enrico Cappelletti del M5S, l’on. Eleonora Evi del Partito Democratico, il consigliere regionale Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra e il segretario regionale di Rifondazione Matteo Prencipe. Da segnalare tra i relatori Daniela Padoan, presidente di Libertà e Giustizia; Mario Agostinelli, presidente dell’associazione Laudato Sì – Alleanza per il clima, la cura della Terra, la giustizia sociale; Sara Asti, biologa e portavoce di Rete Ambiente Lombardia; Angelo Tartaglia, professore emerito di fisica al Politecnico di Torino; Gian Piero Godio, esperto di sistemi energetici, già tecnico Enea; avv. Veronica Dini, consulente in Diritto ambientale;  Vittorio Bardi del Comitato nazionale Sì Rinnovabili No Nucleare; Elio Pagani di “Abbasso la guerra ODV”; don Lorenzo Maggioni, teologo e docente universitario; Graziano Fortunato, Arci Milano e Arci Lombardia; Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia; Umberto Lorini, presidente di Pro Natura Piemonte; Michele Arisi, Stati generali Clima, Ambiente, Salute; Marco Pezzoni, coordinatore di Rete Ambiente Lombardia. Redazione Milano
November 15, 2025
Pressenza
[Le Dita nella Presa] Sorveglianze e sfruttamenti globalizzati (1/4: Puntata completa)
In una puntata tormentata dai problemi tecnici, rivanghiamo tutti i grandi classici delle dita nella presa: le statistiche fatte male - oggi su energia e rinnovabili - la sorveglianza di stato e i nuovi modelli di business: che siano in stile cinese, sud-est asiatico o... svizzero! Specchio specchio delle mie brame, chi è il più rinnovabile del reame? Sarà la Svezia? Il Portogallo? L'india? Dipende da come lo guardi! La Cina passa dall'avere un sistema di sorveglianza molto evoluto ad esportarlo, raccontiamo il caso del Pakistan. Notiziole varie: truffe online, stretta sulla privacy in svizzera, evoluzioni del sistema tecnologico russo.
September 14, 2025
Radio Onda Rossa
La finanza, l’energia, la crisi ecologica
Il ruolo dei fondi di investimento (o fondi di fondi di investimento, per la maggioranza USA) dietro operazioni speculative come le cosiddette rigenerazioni urbane o il business degli affitti brevi o dietro un caso come quello GKN è già stato … Leggi tutto L'articolo La finanza, l’energia, la crisi ecologica sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Convegno CANDE a Gravina in Puglia: costruire per vivere nel rispetto della salute e dell’ambiente è un sogno possibile!
Dal convegno CANDE di Gravina in Puglia parte un’alleanza fra imprese, associazioni, ordini professionali e istituzioni per una nuova concezione dell’edilizia, fra rigenerazione e recupero urbano, nel rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente. Un’alleanza fra imprese, ordini professionali, associazioni e istituzioni per una nuova concezione dell’edilizia, fra rigenerazione e recupero urbano, nel rispetto dei diritti delle persone e dell’ambiente, si è delineata al Convegno di sabato scorso su “Sostenibilità & Benessere”, alla Fondazione Benedetto XIII. Al convegno, promosso dalla Associazione CANDE, sono intervenuti esperti e tecnici di prestigio nazionale, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e degli Ordini Professionali, che hanno anche patrocinato l’evento, quali il Collegio Provinciale Geometri e GGLL di Bari, dall’Ordine degli Ingegneri di Bari, dall’Ordine degli Avvocati di Bari e dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Bari. “Siamo di fronte a un fatto nuovo e inedito, anche in campo nazionale” ha detto Roberto Cervellini, presidente nazionale di CANDE. “La Puglia può diventare un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per la realizzazione di progetti di edilizia abitativa, di recupero o ex novo, fondati sui criteri che stanno alla base delle nostre proposte e che abbiamo presentato anche ad autorevoli esponenti di governo, da un anno a questa parte, ma senza grandi riscontri”. Cervellini, inoltre, a proposito delle vicende Superbonus e del blocco repentino dei crediti d’imposta sollevato da alcuni interventi, ha riferito: “Attendiamo il responso della Procura Generale della Corte dei Conti al nostro esposto del 7 maggio scorso. Imprese, professionisti e cittadini attendono di sapere perché sia stato negato loro un diritto regolarmente acquisito!” “L’iniziativa – ha sottolineato Angela Lorusso, coordinatrice CANDE per la Puglia – ha rappresentato un’importante occasione di confronto sui temi della sostenibilità ambientale, del benessere collettivo e dell’economia circolare, ispirata dalle parole di Papa Francesco nell’enciclica Laudato Si’, che ci invita a un nuovo modo di guardare il mondo, fondato sulla cura, la responsabilità e la visione intergenerazionale”. “Negli interventi degli autorevoli esponenti della politica e delle istituzioni, come il deputato Gianmauro Dell’Olio, vicepresidente della V Commissione Bilancio, il consigliere regionale Stefano Lacatena e l’assessore comunale di Gravina Leonardo Vicino” ha sottolineato Bartolomeo Murgese, consigliere nazionale CANDE “abbiamo percepito una attenzione e una condivisione non formali ai principi indicati nelle proposte, che abbiamo presentato nelle scorse settimane alla Regione Puglia per il nuovo piano regionale urbanistico: occorre con urgenza modificare i criteri costruttivi e intervenire sul patrimonio esistente, dove il 60% degli edifici ha più di 50 anni, prima che sia troppo tardi: crolli come quelli dei mesi scorsi a Bari possono e debbono essere evitati con i nuovi strumenti, materiali e tecnologie. Per la rigenerazione della pineta comunale inizieremo una campagna di sensibilizzazione con degli incontri con la cittadinanza, per poi iniziare una raccolta firme, cosi da poter dare un senso al lavoro che svolgiamo tutti i giorni.” Il convegno, coordinato dalla giornalista Emanuela Emma Grassi, si è avvalso del patrocino del Comune di Gravina in Puglia, Obiettivo Giovani Gravina APS e Moneta Positiva, ed è stato un’occasione anche per “disegnare” un modello di società più equilibrata e più giusta, proiettata verso un futuro possibile, come “ha sognato” la stessa Angela Lorusso, attraverso il racconto di Donna Clara, che dalla fine ‘800 si proietta in un 2080, dove l’aria è pulita, gli spazi vivibili, “nulla si butta e tutto si rigenera”. Di abbattimento di barriere architettoniche, come conditio sine qua non, nel segno della convenzione ONU, di rigenerazione e recupero contro il consumo di suolo, di rimozione amianto, altro cardine delle proposte CANDE, ha parlato l’ingegnera Donatella Salamita, che ha riferito anche di patologie come asma e allergie diffuse soprattutto fra anziani e bambini, connesse all’insalubrità di abitazioni e luoghi pubblici. Del progetto SIRE ha parlato Fabio Conditi, presidente dell’associazione Moneta Positiva: un sistema di risparmio erariale, senza passare per quello bancario e che ci permetterebbe di uscire da una procedura economica del debito “che uccide” cittadini e imprese. Di pianificazione urbana come strumento di mitigazione e contrasto ai fenomeni di dissesto idrogeologico sempre più frequenti, ha parlato il geologo Filippo Zuccaro. Creare benefici ambientali, economici e sociali è la preziosa funzione delle comunità energetiche rinnovabili, costituite con contratti di diritto privato: di questo ha parlato in particolare Roberto Rizzo, avvocato e articolista de Il Sole 24ore, che ha rilevato anche il ritardo nazionale sulle energie rinnovabili. Costruire una coscienza “energetica” attraverso il controllo dei consumi energetici per l’abbattimento dei costi sovradimensionati, anche perché legati al prezzo del gas: su questo è intervenuto Luigi Martines, presidente Gruppo ENERON, che ha riferito delle esperienze positive in Sicilia, Sardegna e Africa. Numerosi e qualificati gli interventi, fra i quali i saluti di Antonio Cappilello, Consigliere del Collegio dei Geometri di Bari; Mariantonietta Valente, Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Bari, Roberta De Siati, consigliera Ordine degli Avvocati di Bari e dell’imprenditore Giovanni Colangelo. Ma il sogno di un’altra società possibile è già una realtà e cammina con le braccia e le gambe dei bambini di Gravina: “Ci sono 1.500 piantine seminate dai bambini di 4 Istituti scolastici di Gravina, a novembre scorso” ha raccontato Michele Fighera, Associazione Obiettivo Giovani Gravina. “Un’esperienza straordinaria e unica, fatta con il progetto Plant Bombing, in cui ogni bambino è genitore di una piantina e ne seguirà il percorso: attendiamo che il Comune ci dia un luogo (vivaio comunale), come da ultima richiesta, inviata il 07/05/2025, protocollo 19172/2025, affinché in città ci sia una esplosione di verde!”   Redazione Italia
May 12, 2025
Pressenza
Le Dita Nella Presa, Dopo lo Spagna, altri blackout: i bus privati a Roma
La prima metà della trasmissione è dedicata al trasporto "pubblico" a Roma, al tema della sua privatizzazione e degli effetti concreti che questo causa: dai "normali" autobus che non passano, alla più sofisticata mancanza di interoperabilità con i sistemi informativi dell'Atac. Facciamo qualche considerazione sui meccanismi di privatizzazione e sulla tattica degli "spezzettamenti". La seconda metà è invece dedicata alla notizia del recente blackout in Spagna, e all'accusa che le rinnovabili siano la causa. Cerchiamo di distillare la parte di verità contenuta in questa informazione, contestualizzandola però con delle spiegazioni su come funziona, a grandi linee, la rete elettrica e con uno sguardo anche all'importante precedente del blackout del 2003 in Italia. Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa