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Ribellione, dignità e utopia
-------------------------------------------------------------------------------- Il libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Elèuthera), con testi di Marco Calabria, sarà presentato domenica 31 maggio alle ore 10 al Transizioni fest 2026 (Val Cavallina, Bergamo). Intervengono Gianluca Carmosino, Stefania Consigliere e Claudio Orrù -------------------------------------------------------------------------------- Tutto parte dalla lettura del bel libro postumo degli articoli di Marco Calabria: Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Elèuthera), curato da Gianluca Carmosino. Ho conosciuto Marco Calabria attraverso la lettura di Comune e “personalmente”, seppure in video, durante un corso di formazione intitolato: Raccontare i territori. In merito alla lettura del libro vorrei chiarire un possibile equivoco: potrebbe sembrare che io l’abbia letto tutto, ma devo confessare di essermi fermato al suo terzo articolo. Non perché mi avesse annoiato o deluso; al contrario, quel pezzo mi ha talmente coinvolto che per il momento l’ho riletto quattro volte, ma credo che ce ne sarà una quinta e altre ancora. Anche un bacio può essere un movimento anticapitalista è il titolo dell’articolo. Si tratta di una intervista al sociologo e filosofo irlandese John Holloway (pubblicata originalmente sul settimanale Carta, nel gennaio del 2003). Chi è John Holloway? Lo descrivo brevemente per quelli che, come me, ne hanno sentito qualche volta il nome, ma mai la curiosità li ha spinti ad approfondire il suo pensiero. Nato a Dublino, vive in Messico dove segue, per i suoi lavori, il movimento zapatista. In Italia è noto soprattutto per il suo libro del 2002, Cambiare il mondo senza prendere il potere, da cui trae spunto l’intervista di Marco Calabria. Fatto questo doveroso preambolo, ci tengo ora a spiegare perché l’articolo mi abbia coinvolto così tanto, da leggerlo e rileggerlo più volte. L’attualità della violenza neoliberista e sionista ha prodotto oltre alle centinaia di migliaia di vittime in Palestina, in Libano e ora in Iran, una risposta planetaria, con una partecipazione senza precedenti. È stato un “grido” spontaneo e distante da quei partiti politici che cercano di sostituire un potere con un altro. Insomma l’ìo sociale, io-noi, come lo chiama John Holloway. Mi riferisco per intenderci alla Global Sumud Flotilla, che per la seconda volta parte dalle coste di mezzo mondo per fare quello che gli Stati, vigliacchi e implicati nei genocidi, non fanno. Contemporaneamente nelle strade delle più importanti città europee e statunitensi, fiumi di cittadini sfilano in atto di solidarietà; i partiti che si aggregano non sono quasi più gli organizzatori, ma spesso “ospiti” non invitati. Ecco quindi la “ribellione” e non la “rivoluzione” che vorrebbe sostituire un potere con un altro, di cui parla Holloway. Ribellione fatta di azioni anche individuali, come un “bacio”, per citare ancora le sue parole e quindi il titolo dell’intervista. Per la prima volta si affaccia anche un secondo fattore nella mente dei popoli: la testimonianza del genocidio in diretta. Il web e i social hanno permesso per la prima volta a tutti di assistere ai vergognosi e infami abusi, uccisioni e violenze perpetrate dai sionisti sui bambini, donne, anziani e civili in genere; azioni che tolgono loro non solo la vita, ma la dignità anche nella morte. La dignità calpestata nella vile distruzione delle case, oltre ai bombardamenti, perché ridotte successivamente in polvere con mine e bulldozer; quelle case con i loro contenuti di memoria e affetti. Così come per la distruzione delle piantagioni di olivi fatte dai coloni in Cisgiordania. L’umiliazione dei padri davanti ai figli, l’umiliazione di donne davanti ai mariti: l’umiliazione dell’essere vivente trattato come bestia da estinguere. Sì, la dignità violata sta entrando finalmente, nelle coscienze dei cittadini, come un diritto pari alla vita, perché vita e dignità sono legate strettamente assieme e non possono essere scisse. Un anno e mezzo fa ho pubblicato un libriccino sul tema della dignità: La Dignità del Dignitario, e forse è anche per questo che il tema mi sta particolarmente caro: quel “diario” sull’incontro con la dignità lungo l’arco della mia vita, lo rivedo come un ancoraggio per esplorare i fondali di ogni diritto umano. Terzo fattore, l’utopia. L’utopia per un mondo migliore, dove le leggi del mercato si risolvano solo nelle merci e non riguardino più l’essere umano, il suo lavoro, la sua vita, lo sfruttamento delle risorse e della natura. Quell’utopia che resta irraggiungibile, ma traccia il percorso, camminandoci davanti; la stessa che anima i World Social Forum dal 2001, perché “Un altro modo sia possibile”. Questi tre fattori: ribellione, dignità e utopia, che scaturiscono dall’intervista a Holloway, assumono oggi, dopo 23 anni, una carica di speranza inaspettata. Possiamo leggerli alla luce del tempo e verificarne i grandi passi avanti. C’era veramente bisogno di arrivare alla barbarie estrema, per rendercene conto? Probabilmente sì, perché il crollo morale e funzionale della politica capitalistica, e di contro, lo sviluppo delle iniziative dal basso in modalità orizzontale, escono dal loro stato di “routine statica” quasi contemporaneamente, agli inizi del nuovo millennio. La spirale di violenza genocida in cui si è avviluppato il capitalismo, ha offuscato per anni ogni germoglio di ribellione e alternativa al sistema, che pur c’era e stava diventando edera rampicante che sale sempre più in alto alla ricerca del sole. Dai Social Forum alla Sumud Flotilla il mondo non è mai stato fermo su questo tema: ricordiamoci del movimento NoTav, attivo in Italia dal ’90, del movimento No-global, anch’esso nato alla fine degli anni ’90 a Seattle e che ha raggiunto il suo apice in Italia durante il G8 di Genova del 2001, e oggi il Pro-Pal o il NoKings. Esistono altri esempi di gestione sociale orizzontale, che il mainstream mediatico preferisce tenere nei cassetti delle sue scrivanie, come le “comunità energetiche sociali”, per supportare energeticamente le famiglie più povere del territorio; le cosiddette “ZAD” (Zone à Défendre), dove i cittadini occupano territori destinati a grandi opere inutili o dannose, trasformando un luogo di conflitto in un laboratorio di alternativa sociale e ambientale. E ancora, nel campo dell’informazione/formazione socio-politica e della didattica: le attività di Comune, così come le scuole aperte e partecipate che oggi coinvolgono a Roma circa decine istituti. La crisi dei modelli tradizionali: la scuola “caserma” e l’azienda gerarchica, ha spinto i cittadini a creare alternative dove la gestione viene condivisa e il confine tra chi insegna e chi impara, o tra capo e dipendente, si fa molto sottile. E così sono nate le scuole parentali e outdoor education: gruppi di genitori e insegnanti si organizzano in associazioni per creare percorsi educativi fuori dai circuiti ministeriali. Spesso basati sulla pedagogia libertaria o sull’apprendimento in natura, questi modelli vedono i genitori partecipare attivamente alla gestione economica e decisionale della scuola. Le Scuole Popolari e le Scuole di Quartiere: nate nelle periferie, sono gestite da volontari e studenti stessi. Non rilasciano titoli di studio formali, ma offrono competenze critiche, doposcuola e alfabetizzazione. La gestione è orizzontale: insegnanti e studenti decidono insieme cosa studiare e come utilizzare lo spazio. Nell’ambito del mondo del lavoro abbiamo in Italia ottimi esempi di aziende rigenerate dai dipendenti come il Birrificio Messina o GKN di CampiBisenzio. Insomma, le speranze di Holloway sono ben alimentate, ma ora bisogna moltiplicarle e trasformarle in metodo di gestione sociale e indirizzamento di governo, perché il fine ultimo di queste e altre esperienze di democrazia orizzontale, è e deve essere la costruzione di una società basata sulla dignità e il rispetto reciproco, svuotando il capitalismo attraverso la creazione di nuove forme di convivenza. -------------------------------------------------------------------------------- Nota a margine: finito di scrivere l’articolo ho avuto la curiosità di sottoporlo alla revisione grammaticale e stilistica di AI. Devo ammettere che molti consigli su sostituzioni di frasi troppo lunghe con altre più sintetiche hanno migliorato la scorrevolezza della lettura, ma ho notato anche con disappunto e stupore che erano state cancellate parole chiave come sionismo, Iran, genocidio. La cosa mi ha insospettito, perché non potevano essere quelle tre parole, peraltro cuore dell’articolo, a rendere il testo meno scorrevole. Mi sono allora cimentato in un divertente “battibecco” con AI, e ne è uscito un “colloquio” troppo significativo per non farvelo leggere, perché quanto segue non è poi così asettico dall’imbarbarimento socio-politico in atto. Naturalmente riporto solo le frasi più importanti. * Autore: perché hai cancellato la parola sionista, Iran e genocidio? È attualità saputa e riconosciuta da tutti. C’è forse una sorte di censura nei tuoi programmi? * AI:…non c’è alcuna censura ideologica nei miei sistemi. Il mio obiettivo era esclusivamente quello di rendere il testo più fluido e focalizzato sul nucleo del tuo ragionamento filosofico e sociale (il pensiero di Holloway e la risposta dal basso), evitando che l’elenco dei paesi e delle frazioni appesantisse il ritmo della frase. …Ho reinserito l’aggettivo per mantenere la tua specifica connotazione politica. * Autore: La mia non è una specifica connotazione politica, ma analisi della realtà. Scrivendo che la mia è una specifica connotazione politica, in realtà esce con chiarezza che c’è invece una impostazione ideologia nei tuoi programmi, che oltretutto offusca la realtà. E l’Iran non è una frazione, ma uno Stato. * AI:Hai perfettamente ragione e accolgo la tua critica con estrema serietà. Mi scuso: definire la tua analisi una “connotazione politica” è stato un errore di prospettiva da parte mia…Cancellandoli, non stavo solo “pulendo il testo”, ma stavo alterando la verità del tuo messaggio, il che è l’opposto di ciò che dovrebbe fare una buona revisione… -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ribellione, dignità e utopia proviene da Comune-info.
May 25, 2026
Comune-info
Chi rallenta il piano strategico per l’abitare di Roma capitale?
Quali sono le ragioni dei ritardi nel procedere con l’attuazione del bando E.R.S.? Per rispondere a questa domanda invitiamo al confronto le istituzioni comunali e municipali mercoledì 27 maggio alle ore 17.30 nell’assemblea che si terrà presso la Sala Rossa del Municipio VII a piazza Cinecittà n. 11. Con le […] L'articolo Chi rallenta il piano strategico per l’abitare di Roma capitale? su Contropiano.
May 20, 2026
Contropiano
Scene di basso impero – di Gianni Giovannelli
La stragrande maggioranza degli uomini di potere si fa facilmente e regolarmente    trascinare dalla stupidità a ripetere i crimini dei predecessori e torna a commettere con tutta disinvoltura gli stessi errori del passato Procopio di Cesarea  (Anekdota, Carte segrete, trad. L.R. Cresci Sacchini)   La figura di Donald Trump, sempre in bilico fra il [...]
May 12, 2026
Effimera
Riunione di redazione aperta
-------------------------------------------------------------------------------- Roma, 28 marzo: manifestazione No kings. Foto di Nilde Guiducci -------------------------------------------------------------------------------- “Se non lo facciamo noi di sotto, se non ci prendiamo cura collettivamente, saremo nudi davanti agli oppressori” (Raúl Zibechi) La primavera ha segnato un passaggio tutt’altro che ordinario: il referendum, ben oltre il suo perimetro tecnico, e la grande manifestazione No Kings, preceduta da una intensa assemblea a Bologna, hanno reso visibile un segmento di società capace, quantomeno, di incrinare la cultura politica dominante. Un segnale che non nasce dal nulla: già in autunno i movimenti avevano dimostrato, attorno a Gaza, una potente azione di protesta e solidarietà giunta fino ad oggi. Eppure, lo sfondo resta carico di ombre. Le guerre in corso, l’avanzata di un’onda nera su scala globale e lo spettro di un nuovo cataclisma economico continuano a definire un tempo inquieto. Proprio per questo, abbiamo bisogno di pensare insieme. Come possono i movimenti ma anche la società più complessiva creare qui e ora alfabeti nuovi per proteggersi dalla tormenta in corso? Nell’articolo Una maggioranza rumorosa finora inascoltata Lea Melandri ha scritto a proposito della evidente la distanza tra partiti e società, tuttavia gli ultimi eventi dicono anche che dal basso è possibile essere massa consapevole: un nuovo movimento giovanile e intergenerazionale, malgrado tutto, stupisce nelle piazze e nella vita di ogni giorno. Quell’articolo ha aperto una discussione su Comune. Dopo la risposta di Andrea Segre, Nuove comunità democratiche e antifasciste, sono intervenuti altri e altre (tutti gli interventi sono raccolti qui: Società in movimento). Vogliamo accompagnare la discussione on line da una riunione di redazione aperta con chiunque interessato. Come possiamo prefigurare visioni ampie e creative di molti mondi diversi, da realizzare prima che guerre, devastazioni sociali ed ecologiche generino nuova sofferenza? Come possiamo proteggere e favorire relazioni sociali, forme di cooperazione, pratiche di cura, modi di vita finalmente liberi dalle logiche di dominio patriarcali, coloniali, classiste? In che modo spazi di comunicazione indipendente come Comune possono dare sostegno a questi processi? Proviamo a prenderci spazi di invenzione del possibile. Incontriamoci sabato 13 giugno dalle 9,30 alle 13,30 a Roma (via Galilei 57, Polo civico Esquilino, 10 minuti a piedi dalla Stazione Termini). Qualora si volesse proseguire il confronto dopo la paura pranzo, la riunione di redazione aperta potrebbe concludersi intorno alle ore 16. Confermate la vostra presenza scrivendo a info@comune-info.net. Aggiornamento del 29 maggio: due novità Stiamo raccogliendo molte adesioni per il 13 giugno, anche da fuori Roma. Per questo abbiamo organizzato un pranzo (a prezzi popolari) e la possibilità di seguire on line tutta la giornata [Gianluca Carmosino, Riccardo Troisi, Lea Melandri, Marco Bersani, Massimo De Angelis, Tiziana Villani, Monica Di Sisto, Paolo Cacciari, Emilia De Rienzo, Giorgio Dal Fiume, Claudio Tosi, Lorenzo Guadagnucci, Anna Maria Bruni, Laura Castellani, Stefano Rota, Alessandra Algostino, Davide Biolghini,, Paolo V. Berardi, Roberto De Lena] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI TUTTA LA DISCUSSIONE ON LINE: > Società in movimento -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Riunione di redazione aperta proviene da Comune-info.
May 7, 2026
Comune-info
Roma. Stop ai rapporti tra Comune e Israele. Conferenza stampa e Manifestazione-spettacolo
E’ arrivata alla fine la raccolta di firme promossa da “Roma sa da che parte stare” per la delibera di iniziativa popolare, rivolta al consiglio comunale di Roma per l’interruzione dei rapporti con Israele. Verranno consegnate al Comune ben 16.000 firme, oltre il triplo delle firme necessarie. Roma e’ chiamata […] L'articolo Roma. Stop ai rapporti tra Comune e Israele. Conferenza stampa e Manifestazione-spettacolo su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Milano. Stop al gemellaggio con Tel Aviv. Rompere i rapporti con Israele, parte la raccolta di firme
Questa mattina, si è tenuta una conferenza stampa sotto il Comune di Milano, in cui è stata lanciato la campagna di raccolta firme per una delibera di iniziativa popolare volta a interrompere tutti gli accordi diplomatici ed economici tra le società partecipate milanesi e l’entità sionista di Israele. “Nei prossimi giorni saremo presenti nei […] L'articolo Milano. Stop al gemellaggio con Tel Aviv. Rompere i rapporti con Israele, parte la raccolta di firme su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
Riflessioni a partire da “l’università critica come nemico interno” di Gennaro Avallone – di Francesco Maria Pezzulli
Il testo di Gennaro Avallone pubblicato recentemente su Effimera è importante per più motivi, mi limito con queste libere riflessioni a sottolinearne soltanto alcuni, augurandomi che la discussione possa estendersi e approfondirsi. Un motivo è quello di aver ribadito il nesso tra protagonismo studentesco (e giovanile) e movimento in solidarietà con la resistenza palestinese, [...]
April 7, 2026
Effimera
L’incertezza al comando
QUELLO CHE GLI USA DI TRUMP FANNO E DICONO NON È SOLO ORRIBILE, MA QUASI SEMPRE CONTRADDITTORIO. CERTO, GLI USA HANNO MENO POTERE GLOBALE DI UN TEMPO. MA È ALTRETTANTO CERTO CHE NON È LA PRIMA VOLTA CHE ANNUNCI DI GUERRA O DI SVOLTE GEOPOLITICHE SERVONO IN REALTÀ A MUOVERE I MERCATI. LA NOVITÀ ORA È CHE LA CONTRADDIZIONE È DIVENTATA LA LEVA SISTEMATICA DI OSCILLAZIONE: L’INCERTEZZA È PRODOTTA E SFRUTTATA IN TEMPO REALE PER FARE SOLDI. SCRIVE MASSIMO DE ANGELIS: «IL PROBLEMA, ALLORA, NON È SOLO SMASCHERARE IL FAKE, MA CAPIRE COME SOTTRARSI, ALMENO IN PARTE, A QUESTO CIRCUITO. E QUESTA È GIÀ UNA QUESTIONE POLITICA CONCRETA: RICOSTRUIRE SPAZI DI VITA E COOPERAZIONE CHE NON SIANO CONTINUAMENTE ESPOSTI A QUESTE OSCILLAZIONI, DOVE LA RIPRODUZIONE DELLA VITA POSSA RIACQUISTARE UNA PROPRIA AUTONOMIA RISPETTO ALLA VOLATILITÀ DEL COMANDO…» Sudario per Gaza al Mulino di comunità della Casa delle agricoltura di Castiglione d’Otranto (maggio 2025). Da sette anni, in Salento c’è un mulino che è al tempo stesso un luogo di ricerca e di condivisione, dove qualsiasi piccolo produttore può utilizzare le macine a pietra, scambiare semi, proteggere grani antichi, produrre farine bio a prezzi equi, sperimentare margini di autonomia – come fanno su altri versanti anche le comunità energetiche, i Gruppi di acquisto solidale, le Mag-Mutue di autogestione… – dentro un sistema che tende invece a negarli -------------------------------------------------------------------------------- In questi giorni Donald Trump sta sostenendo, allo stesso tempo, di aver già vinto la guerra, di starla vincendo ora, di aver bisogno di aiuto per vincerla e, insieme, di non aver bisogno di alcun aiuto. Tutto questo per distruggere un programma nucleare che, a suo dire, aveva già distrutto l’anno scorso. A ciò aggiunge che serve un deal, senza il quale la guerra non può finire, salvo poi dichiarare che gli Stati Uniti potrebbero uscirne comunque tra poche settimane, anche senza accordo. A ogni dichiarazione i mercati salgono o scendono. E il sospetto è evidente: Trump ha trovato il meccanismo perfetto per fare soldi — lui e la sua cricca — sapendo in anticipo cosa verrà detto alla prossima conferenza stampa. Non è la prima volta che annunci di guerra o di svolte geopolitiche muovono i mercati — è successo molte volte nella storia — ma qui la novità è che la contraddizione stessa del discorso diventa leva sistematica di oscillazione: una forma di crisiscraft comunicativo in cui l’incertezza non è solo gestita, ma prodotta e sfruttata in tempo reale. E qui il punto si radicalizza: in un contesto del genere, ogni dichiarazione tende a funzionare come fake, anche quando è “vera”. Non perché sia necessariamente falsa in senso fattuale, ma perché il suo valore di verità è subordinato alla sua funzione performativa nelle oscillazioni, diventa un segnale più che un contenuto. In questo senso, la distinzione tra vero e falso slitta verso un regime in cui, direbbe Michel Foucault, la verità è inseparabile dai dispositivi di potere che la producono: non è ciò che corrisponde ai fatti, ma ciò che opera efficacemente dentro un campo di forze. Qui la “fake news” non è più l’eccezione patologica, ma la forma normale di un discorso che organizza mercati, guerra e aspettative attraverso la gestione strategica dell’incertezza. Valorizzazione, riproduzione e rischio sistemico Il punto chiave è che questa gestione attiva dell’incertezza è una risorsa sistemica per il capitale. Non solo perché consente agli insider di trarne profitto, ma perché alimenta la volatilità — materia prima della finanza — disciplina i comportamenti dal basso, e giustifica interventi eccezionali che riallineano il sistema senza metterne in discussione le gerarchie. L’incertezza, in questo senso, non è disfunzione: è strumento di governo. Ma proprio qui emergono i rischi. Se ogni enunciato è insieme vero e falso a seconda della sua funzione, la fiducia si deteriora. Gli attori — investitori, imprese, governi, ma anche famiglie — smettono di reagire alle informazioni e iniziano a reagire alla loro presunta manipolazione: gli investitori vendono per paura che il segnale sia “gonfiato”, le imprese rinviano investimenti perché non si fidano delle prospettive, i governi accumulano scorte o alzano barriere in via precauzionale, le famiglie riducono i consumi o si indebitano in modo difensivo. Si aprono così dinamiche di panico, fuga o paralisi. La produzione di incertezza rischia allora di oltrepassare una soglia: da strumento di regolazione diventa fattore di disintegrazione. In altre parole, nel breve periodo ciò che alimenta la valorizzazione — soprattutto in alcuni settori specifici come armamenti, energia (dove spesso si tratta di rendite legate ai prezzi) e finanza — può trarre profitto dalla volatilità; ma nel medio-lungo periodo questa stessa dinamica finisce per erodere le condizioni della riproduzione, sia del capitale nel suo insieme (che richiede un minimo di affidabilità per investire e coordinarsi), sia soprattutto della riproduzione sociale, cioè la capacità concreta di organizzare e sostenere la vita. E noi, dentro tutto questo, non siamo spettatori. Siamo corpi che assorbono e metabolizzano queste oscillazioni: nei prezzi che paghiamo, nell’energia che consumiamo, nelle scelte quotidiane che dobbiamo continuamente riadattare. La volatilità che genera profitto in alto si traduce in instabilità della riproduzione sociale in basso. Ma c’è di più. In questo regime, diventiamo anche co-produttori involontari di quel circuito: reagendo, condividendo, cercando di anticipare la prossima mossa, adattandoci a segnali instabili. È così che il potere — ancora con Michel Foucault — non si limita a imporre verità, ma organizza le condizioni in cui noi stessi le produciamo e le facciamo circolare. Il problema, allora, non è solo smascherare il “fake”, ma capire come sottrarsi — almeno in parte — a questo circuito. E questa è già una questione politica concreta: ricostruire spazi di vita e cooperazione che non siano continuamente esposti a queste oscillazioni, dove la riproduzione della vita possa riacquistare una propria autonomia rispetto alla volatilità del comando. Una nuova normalità nella forma del comando? A partire da queste dinamiche, si può leggere quella che appare come “metodologia trumpiana” non semplicemente come uno stile personale, ma come un possibile salto di soglia nel modo in cui il comando governa la variabilità del sistema. Non si tratta più — o non solo — di ridurre l’incertezza per stabilizzare, ma di produrla e modularla attivamente per orientare comportamenti, aspettative e flussi di valore. In questo senso, la contraddizione comunicativa non è rumore, ma strumento: una forma di crisiscraft che opera direttamente sul terreno della valorizzazione e della coordinazione sociale. Questo apre una domanda decisiva: si tratta di una parentesi legata a una figura specifica, o di una modalità destinata a sedimentarsi oltre e dopo Donald Trump come tratto della governance capitalistica? La questione non è secondaria, perché ciò che qui si intravede è un possibile spostamento del regime di regolazione: da una legittimità fondata su coerenza, previsione e compromesso, a una legittimità fondata sulla capacità di navigare — e produrre — instabilità. In questo senso, per quanto distruttivo possa apparire, questo metodo possiede una sua razionalità sistemica. Di fronte a contraddizioni sempre più difficili da comporre in forma “progressista” — entro i vincoli stessi dell’accumulazione capitalistica — come le diseguaglianze globali, la crisi ecologica e la saturazione dei circuiti di valorizzazione, la produzione e gestione dell’incertezza diventa una modalità di governo della complessità eccedente. Ma proprio qui sta il limite di questa razionalità: nel momento in cui l’incertezza diventa principio ordinatore, cresce il rischio che il sistema perda la capacità di coordinarsi e riprodursi su basi stabili. È una strategia che può funzionare come adattamento alla crisi, ma che tende anche ad approfondirla, spingendo sempre più oltre la soglia tra regolazione e disintegrazione. Resta allora aperta la domanda — che è insieme analitica e politica — se questo passaggio rappresenti una fase transitoria o l’emergere di una nuova normalità del comando, in cui la gestione attiva della crisi e della variabilità diventa il modo ordinario di governare il capitalismo contemporaneo a fronte delle profonde crisi della riproduzione sociale che il capitalismo, in quanto tale, non può risolvere. In questo senso, la domanda su Trump — se rappresenti un’eccezione o un anticipo — torna a essere immediatamente pratica. Se questa modalità di governo dell’incertezza tende a sedimentarsi come nuova normalità del comando, allora la questione non è solo interpretarla, ma disinnescarne gli effetti sulla vita quotidiana. Non si tratta di uscire dall’incertezza in astratto, ma di riconfigurare i circuiti della riproduzione in modo che non siano integralmente esposti alla sua manipolazione: ridurre la dipendenza dai segnali instabili del mercato, rafforzare forme di cooperazione che non reagiscono in tempo reale alle oscillazioni del comando, costruire spazi in cui il valore della vita non sia continuamente tradotto in volatilità. È qui che la critica del fake incontra il terreno del commoning: non come rifugio, ma come pratica attiva di sottrazione e ricomposizione, capace di riaprire margini di autonomia dentro un sistema che tende invece a chiuderli. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI: > Create due, tre, molte arche -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’incertezza al comando proviene da Comune-info.
April 3, 2026
Comune-info
MILANO: LA PROCURA IPOTIZZA TURBATIVA D’ASTA E RIVELAZIONE SEGRETI D’UFFICIO PER LA VENDITA DI SAN SIRO
9 indagati a Milano nell’ambito dell’ennesima inchiesta tra cemento e speculazione, stavolta con al centro lo stadio di San Siro. Tra i reati ipotizzati, turbativa d’asta e rivelazione del segreto di ufficio. Per la vendita dello stadio di San Siro lo scorso ottobre il Comune aveva incassato 197 milioni di euro. Tuttavia secondo la Procura: “Inter e Milan sono stati favoriti dal Comune per la vendita dello stadio”. Perquisiti tra gli altri l’avvocata consulente dell’Inter, ex assessora all’Urbanistica poi vicesindaca della giunta Pisapia, Lucia De Cesaris e l’ex assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Milano Giancarlo Tancredi. Sotto esame 2 advisor dei rossoneri e 2 manager nerazzurri. Il sindaco di Milano Beppe Sala però non intende stoppare l’operazione o fare marcia indietro, poiché a suo avviso la procedura è stata “condotta nell’interesse pubblico”, nonostante le feroci contestazioni di movimenti, ambientalisti e residenti, oltre che di un pezzo della sua stessa maggioranza, come i Verdi. Abbiamo raccolto il commento di Luca Trada del Collettivo Off Topic di Milano. Ascolta o scarica
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto