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Tolkien contro Tolkien
Un intervento tenuto al Fabcom di Fabriano che ripercorre il trionfo planetario di Tolkien negli ultimi venticinque anni, la sua banalizzazione commerciale sistematica… L'articolo Tolkien contro Tolkien sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
September 2, 2026
L'INDISCRETO
Il fallimento dell’umanità
-------------------------------------------------------------------------------- Incontro internazionale promosso dalla comunità zapatiste “de Artes, Resistencias y Rebeldías”. Foto Radio Pozol: agosto 2026 -------------------------------------------------------------------------------- Per chi si interroga oggi sulle sorti dell’umanità, è utile riflettere sulla nozione giuridica di fallimento. La richiesta della dichiarazione di fallimento da parte di un imprenditore che si trovi in dissesto finanziario e non può far fronte ai propri debiti è volta innanzitutto a tutelare i creditori, ma, nello stesso tempo, a limitare la responsabilità del debitore, escludendo dal fallimento i beni e i diritti di carattere personale e quanto necessario al mantenimento suo e dei familiari. Importante è la figura del curatore (o dei curatori), nominati dal giudice per amministrare il patrimonio fallimentare e compiere le operazioni necessarie al soddisfacimento degli interessi dei creditori e alla tutela del debitore fallito. I creditori, dal canto loro, si costituiscono in un comitato che collabora col curatore nello svolgimento delle procedure necessarie. È possibile assimilare la condizione attuale dell’umanità a quella di un imprenditore obbligato a dichiarare il proprio fallimento. Poiché è certo che essa non è più in grado di far fronte ai debiti che è andata progressivamente assumendo rispetto alla terra in cui vive (includendo in essa anche l’atmosfera, non meno contaminata del suolo). Il comitato dei creditori comprenderebbe, oltre ai rappresentanti della terra e dell’aria in tutti i loro aspetti, anche quelli delle specie viventi scomparse o minacciate di scomparsa. Quanto ai curatori, essi potrebbero formare un comitato, di cui farebbero parte dei saggi nominati da ciascuna nazione, allo scopo di soddisfare gli interessi dei creditori, cercando allo stesso tempo di assicurare la sopravvivenza dell’umanità fallita. Ci si può chiedere se questa procedura riuscirebbe a raggiungere gli scopi che si propone, ma è certo che essa rappresenta l’unica possibilità concreta di salvezza per un’umanità in stato di completo dissesto spirituale (che, come sempre, si traduce in dissesto in ogni ambito della sua vita). Credere, come oggi spesso si finge di credere, che i singoli stati e le organizzazioni internazionali possano contemperare i loro interessi economici e politici con la propria sopravvivenza, senza prendere radicalmente coscienza del proprio stato di fallimento e di insolvenza rispetto alla terra in cui vivono, è una illusione, spesso mantenuta in mala fede. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Quodlibet (e qui con l’autorizzazione della casa editrice). Tra i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi) -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Congiuntura e rivoluzione -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il fallimento dell’umanità proviene da Comune-info.
September 2, 2026
Comune-info
I nuovi nazisti
-------------------------------------------------------------------------------- Il toro di Wall street. Foto di Daniel Lloyd Blunk-Fernández su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Carl Amery, filosofo ecologista tedesco, scriveva, nell’affaccio al nuovo secolo in Hitler precursore. Il XXI secolo inizia con Auschwiz? (Libreria Editrice Fiorentina, 2011 [1998]), che la base del nuovo nazismo non sono quelli con la testa rasata e gli scarponi borchiati, ma il popolo comune convertito allo “spirito del tempo” del “credo neocannibalistico” della lotta darwiniana per la selezione di individui e nazioni nel contesto delle leggi del mercato nell’unico grande capitalismo globale. E ci risiamo: quel grembo è ancora fecondo (Bertldt Brecht). I principi della regolazione sociale sono tornati a essere quelli della “formula hitleriana”: la natura è “crudele regina”, le sue risorse non bastano al benessere di tutti. Sono “scarse” e bisogna conquistarle e massimizzarne l’utile. L’uguaglianza, il pacifismo, le libertà individuali sono bacilli lassisti che infettano la forza dello stato. A qualcuno viene in mente qualche riferimento precursore alla lotta delle destre contro “ideologia woke”? La supremazia spetta ai più forti e si realizza con l’esercizio costante della forza: tecnologica, economica e militare. La guerra è quindi necessaria per stabilire le gerarchie di potere tra i popoli. Così nasce la Seconda guerra mondale. Leggete ora il “Manifesto di Palantir”, titano della sorveglianza di massa e della guerra digitale, i sermoni teocratici del suo fondatore Peter Thiel, i programmi all’ordine del giorno di Dialog, la rete di 222 miliardari della Silicon Valley, militari Nato, politici euroatlantici e comunicatori fondata dieci anni fa dallo stesso Thiel insieme all’investitore Auren Hoffman. Uno. “Orientarsi in una Terza guerra mondiale”, ovvero come gestire i mercati e le infrastrutture in mezzo a una catastrofe umanitaria, ecologica, bellica senza precedenti. Due. “Battlefield Technologies”, ovvero quali sono le migliori tecnologie integrate da usare nel campo di battaglia: Intelligenza Artificiale, droni autonomi e potenza di calcolo nei sistemi d’arma, intelligence. Tre. “Bring Back Nuclear”, ovvero rilanciare il nucleare come l’unica fonte energetica capace di soddisfare i mostruosi consumi di elettricità delle nuove tecnologie informatiche (data center, motori elettrici, ecc.). Quattro. “It’s Fun to Be in Charge”, letteralmente: “È divertente stare al comando”, ovvero: come transitare tutto il potere ai vertici delle imprese tecnologiche. Il loro modello di stato sono le tecnoautarchie di Singapore o Dubai. Cinque. “Build-a-Cult”, ovvero fondare sette religiose apocalittiche con culti capaci di introiettare nelle popolazioni la fine del mondo, ma non quella della fine del capitalismo (come disse il filosofo Fredric Jameson). Sembra che nell’ultimo Forum di Dialog che avrebbe dovuto svolgersi questo agosto vicino a Dublino – rovinato dall’hacktivista svizzera Maia Arson Crime, che ha violato la segretezza dell’evento – fosse prevista anche una sessione dedicata all’”amore”. Per un momento avevamo sperato nell’emergere di qualche sentimento umano tra i padroni del mondo, ma non si tratterebbe di niente di diverso di un sito di incontri sentimentali esclusivo per miliardari single. Questi signori dispongono di risorse finanziarie, apparati di comunicazione e di sorveglianza di massa, relazioni personali con le élite politiche tali da rendere quanto mai “realistiche” le distopie immaginate da Aldous Huxley e George Orwell. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Le nuove Terre di Mezzo -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I nuovi nazisti proviene da Comune-info.
August 30, 2026
Comune-info
Gli economisti ortodossi non ne azzeccano mezza
Sul Corriere della Sera del 2 agosto, Lucrezia Reichlin, figlia di quell’Alfredo che fu tra le menti più fini della sinistra italiana (sic transit gloria patris), ci spiega con lieve sussiego che capire l’ascesa dei tassi americani non é un esercizio accademico perché i Treasury sarebbero la stella polare della […] L'articolo Gli economisti ortodossi non ne azzeccano mezza su Contropiano.
August 30, 2026
Contropiano
Il monito di Fidel Castro sui rischi di autodistruzione
«La specie umana è in pericolo di estinzione». Quando Fidel Castro pronunciò questo monito, nel celebre discorso del 17 novembre 2005 nell’Aula Magna dell’Università dell’Avana, molti lo considerarono un’esagerazione retorica. Oggi, davanti all’accelerazione della crisi climatica, alla devastazione degli ecosistemi, alle guerre permanenti e all’appropriazione privata delle risorse naturali, quelle […] L'articolo Il monito di Fidel Castro sui rischi di autodistruzione su Contropiano.
August 28, 2026
Contropiano
I Giochi del Mediterraneo a Taranto: la messinscena del riscatto – di Franco Oriolo
Taranto è uno dei luoghi in cui le contraddizioni del cosiddetto sviluppo sono più evidenti. Per decenni questa città ha pagato il ricatto tra lavoro e salute, la devastazione ambientale e la subordinazione del territorio agli interessi della grande industria. Oggi continua a convivere con precarietà, difficoltà reddituali, emigrazione giovanile, crisi demografica, problemi sanitari [...]
August 19, 2026
Effimera
Università estiva ATTAC Italia 2026: il programma di corso e seminari
“Grande è il disordine sotto il cielo…”… ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione. La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata- è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più debole. La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale, ma, per la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie umana sul pianeta. I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi. E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone, dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per tentare almeno di non soccombere. Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile, ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore. Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza. Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita, è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica. Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale, a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura. Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva. L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel qui ed ora quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di società. Una riflessione che vogliamo dipanare attraverso diversi seminari. Venerdì 11 settembre 2026, ore 17 – 19 / Capitalismo, crisi ecoclimatica e guerra – partecipano Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica Università di Cassino e del Lazio Meridionale) e Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica Università di Trento in cotutela con École Normale Supérieure de Paris) Sabato 12 settembre 2026 * ore 10:30 – 12:30 / Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino? – partecipano Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan) e Fabrizio Eva (geografo politico) * ore 14:30 – 16:30 / Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione? – partecipano Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) * ore 17 – 19 / Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione? – partecipano Sara Pilia (attivista e referente nazionale ARCI per i territori e le aree interne) e Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche alla Scuola Normale Superiore di Pisa) Domenica 13 settembre 2026, ore 10:30 – 13 / Cambiare il mondo dal basso, partecipano Marcella Corsi (docente di Economia Politica all’Università La Sapienza – Roma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marco Deriu (professore associato di Sociologia all’Università di Parma) e Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia) https://attac-italia.org/universita-estiva-di-attac-2026-dove-va-il-capitalismo-dove-andiamo-noi/   Attac Italia
August 11, 2026
Pressenza
Potere allo stato puro e instabilità permanente
-------------------------------------------------------------------------------- Primo maggio 2026, corteo a San Francisco. Foto di Christopher Cook -------------------------------------------------------------------------------- Nel corso della storia, i potenti hanno sempre legittimato il loro dominio legandolo a divinità, invasori reali o immaginari, o alla lotta contro nemici che dipingono come terribili, dalle altre religioni al comunismo e al narcotraffico. Più recentemente, tuttavia, si giustificano appellandosi allo sviluppo e alla crescita economica, che a loro dire permetteranno loro di superare la povertà e l’arretratezza. Gli argomenti cambiano a seconda della geografia e del periodo storico, adattandosi alle credenze e ai problemi reali che le società si trovano ad affrontare. Questa è la strada per stabilizzare i regimi e minimizzare la resistenza e la ribellione popolare. Secondo l’economista e analista geopolitico José Luis Fiori, questa situazione è radicalmente cambiata in questi tempi di crisi globale. Sebbene l’intervento degli Stati Uniti in America Latina sia evidente durante la presidenza Trump, non si tratta di una novità. Durante la Guerra Fredda, hanno promosso 72 interventi diretti e cambi di regime in tutto il mondo e hanno partecipato a 18 colpi di stato nella nostra regione tra il 1952 e il 1973. Ciò che è veramente nuovo, analizza Fiori, è il sostegno all’estrema destra “senza proporre o offrire alcun tipo di progetto, strategia o utopia di sviluppo nazionale in caso di vittoria dei loro candidati” (aterraeredonda.com.br, 16 luglio 2026). Al contrario, durante il periodo della “lotta contro il comunismo”, i governi militari hanno promosso lo sviluppo, come dimostrano i progetti infrastrutturali e la crescita industriale sotto le dittature di Brasile e Argentina, tra gli altri. Anni dopo, negli anni ’80 e ’90, la proposta dei centri di potere del Nord del mondo è stata la globalizzazione, le riforme neoliberiste e la guerra al terrorismo. Ora, prosegue Fiori, “l’unico progetto proposto dall’amministrazione di Donald Trump ai suoi sostenitori è la caccia ai narcotrafficanti e agli immigrati clandestini e, ove possibile, il loro confinamento in campi di concentramento sul modello di Nayib Bukele in El Salvador”. Egli sostiene che questa mancanza di un progetto coerente, sostenuto unicamente dalla repressione e dallo smantellamento degli stati, senza nemmeno ricevere aiuti non militari o di polizia da Washington, fatta eccezione per l’Argentina, stia causando divisioni interne e “sconvolgimenti sociali”. Inoltre, i nuovi stati vassalli sono stati penalizzati con dazi doganali e, nel caso del Venezuela, non sono arrivati nemmeno aiuti umanitari dopo il terremoto. L’obiettivo sembra essere quello di creare piccoli stati irrilevanti sulla scena globale e regionale, isolati, con economie basate principalmente sull’esportazione, incapaci di svolgere un ruolo significativo al di fuori dei propri confini. L’analisi di Fiori è assolutamente corretta. Il dominio è ormai smascherato, radicato nella paura delle armi, delle sparizioni e della tortura, ma include anche il fatto che il cosiddetto narcotraffico sia un meccanismo di controllo di società già paralizzate da varie forme di coercizione. Tuttavia, credo che ci sia un punto che vada approfondito: perché non si verificano rivolte popolari commisurate alla gravità della situazione? Assistiamo solo a resistenze locali, preziose ma insufficienti, per fermare Milei, Bukele, Noboa, De la Espriella, la schiera di dittatori emersi dalle urne. Nelle nostre società sta accadendo qualcosa di molto profondo che va ben oltre la paura paralizzante. Le società sono state svuotate, distrutte, una situazione che ci impedisce di riconoscere il nostro vicino, il nostro amico, persino un membro della nostra famiglia, come un alleato nella resistenza al modello che ci viene imposto. I dati sono sconvolgenti. Ad esempio, in un Paese dove un tempo predominava la classe media, come l’Argentina, “la metà dei giovani tra i 18 e i 29 anni vive in uno stato di vulnerabilità sociale che dimostra chiaramente come istruzione e lavoro abbiano cessato di essere gli strumenti storici di avanzamento e mobilità sociale in un Paese con divisioni dolorose e profonde” (Pelota de Trapo, 31 luglio 2026). Questi giovani sono quelli che contemplano il suicidio, oltre al fatto che “non sono riusciti a finire le superiori, non trovano un lavoro dignitoso e non sanno più quale strada intraprendere in questa ricerca”. Sono anche attratti dal narcotraffico perché nessuno offre loro un futuro migliore. La mia ipotesi è che le società frammentate e disorientate non possano resistere alle aggressioni che subiscono, il che dipinge un quadro desolante, almeno nel breve termine. Sarebbe troppo lungo descrivere nel dettaglio come siamo arrivati a questo punto, ma si tratta sicuramente di una lunga lista che include di tutto, dal consumismo come “mutazione antropologica” (Pasolini), alle guerre alla droga, ai massacri e ai genocidi come mezzo di disciplina, fino alle politiche sociali statali. E molto altro ancora, tra cui spiccano le crisi in ambito sanitario, educativo e occupazionale. Ecco perché è fondamentale alzare lo sguardo, scrutare l’orizzonte per comprendere che siamo solo all’inizio di un ciclo tremendo per il nostro popolo. Non otterremo nulla di importante se ci limitiamo a rispettare le scadenze elettorali. -------------------------------------------------------------------------------- Inviato anche a La Jornada. Raúl Zibechi ha aderito alla campagna Un tetto Comune: “Non esiste un nuovo mondo senza spazi di incontro. Senza territori abitati da coloro che sognano ma al tempo stesso costruiscono le relazioni sociali e il legame con la natura che ci permetteranno sia di sopravvivere al Collasso sia di dare vita al nuovo. Un nuovo mondo che deve essere diverso da quello che conosciamo, costruito con altri materiali. Il più importante di questi, quello che deve plasmare il nuovo mondo, è la fraternità, il legame tra coloro che sono in basso”. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Potere allo stato puro e instabilità permanente proviene da Comune-info.
August 8, 2026
Comune-info