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Libertà di circolazione nel continente africano: il Togo rafforza i ponti fra i popoli
> La decisione del Togo di esonerare i cittadini dei paesi africani dall’obbligo > del visto rappresenta un importante passo avanti verso l’integrazione > continentale. Questa misura, facilitando gli spostamenti, gli scambi e gli > incontri tra cittadini africani, contribuisce a rafforzare i legami umani, > culturali ed economici tra le nazioni dell’Africa. L’iniziativa, accolta con favore dalla Zona di libero scambio continentale africana, si inserisce in una dinamica più ampia volta a promuovere un’Africa più connessa e aperta a se stessa. Negli ultimi mesi, anche il Burkina Faso ha adottato misure che favoriscono l’accesso dei cittadini africani al proprio territorio, dimostrando una volontà crescente di facilitare la circolazione tra i paesi del continente. Al di là degli aspetti amministrativi, queste decisioni portano una visione del futuro basata sulla fiducia, la cooperazione e il riavvicinamento dei popoli. Ricordano che l’integrazione africana non si basa solo sugli scambi economici, ma anche sulla possibilità per i cittadini di incontrarsi, condividere esperienze e costruire progetti comuni. Aprendo maggiormente le frontiere agli africani, il Togo e altri paesi del continente contribuiscono a promuovere l’ideale di un’Africa più unita, autonoma e solidale, in grado di valorizzare la sua diversità rafforzando al contempo il destino comune. di Koffi Makawe Mawuena Macaire Somenou Pressenza Côte d'Ivoire
June 12, 2026
Pressenza
«Il mondo è diventato palestinese»: da Sarah Mustafa a Luigi de Magistris, Napoli interroga la coscienza dell’Occidente
Al Festival del Giallo di Napoli la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso si trasforma in un confronto su Palestina, diritto internazionale, informazione, resistenza e responsabilità dell’Occidente Non è stata una semplice presentazione letteraria. Al Festival del Giallo di Napoli, il nuovo romanzo di Sarah Mustafa, Il giorno che non ti ho ucciso, è diventato il punto di partenza per una riflessione che ha attraversato memoria, occupazione, diritto internazionale, informazione e resistenza. Sul palco, accanto all’autrice, l’editore Aldo Putignano e Luigi de Magistris. Le letture di Brunella Caputo hanno accompagnato la serata, restituendo voce alle pagine del romanzo e portando il pubblico dentro l’atmosfera del racconto. Sarah Mustafa ha aperto il suo intervento ringraziando Napoli per la vicinanza dimostrata alla causa palestinese e per le mobilitazioni di studenti, associazioni e cittadini che fin dai mesi successivi al 7 ottobre 2023 hanno mantenuto alta l’attenzione su Gaza e sui territori palestinesi occupati. L’autrice ha raccontato anche le proprie esitazioni nel periodo in cui stava per pubblicare il suo primo romanzo. Mentre la guerra occupava quotidianamente le prime pagine dei giornali, temeva che non ci fosse più spazio per una narrazione diversa. Fu proprio Aldo Putignano a incoraggiarla a proseguire. Per Mustafa la letteratura rappresenta uno strumento per raccontare ciò che raramente trova spazio nella narrazione dominante occidentale: il punto di vista palestinese. Il giorno che non ti ho ucciso si colloca all’inizio degli anni Settanta e racconta l’incontro, a Pavia, tra Carla, giovane operaia italiana impegnata nelle lotte sindacali, e Omar, profugo palestinese segnato da una storia di perdita e violenza. Due destini lontani che si scoprono accomunati dalla ricerca della libertà e della giustizia. Ma il romanzo affonda le proprie radici anche nella storia personale dell’autrice. Nata in Italia, Mustafa ha vissuto da bambina in un campo profughi palestinese. Durante l’incontro ha ricordato il passaggio da una realtà occidentale a una vita fatta di acqua trasportata nelle taniche, servizi essenziali assenti e precarietà quotidiana. «Non è facile scegliere di lasciare la propria terra. In quella casa ci sono i ricordi, la propria storia, la propria vita». Il dibattito ha assunto un tono ancora più politico con l’intervento di Luigi de Magistris, chiamato da Aldo Putignano a riflettere sul rapporto tra informazione e realtà. «Credo che sia stato fatto molto in questi anni per provare a rompere la narrazione della propaganda occidentale». Secondo l’ex sindaco di Napoli, molte delle mobilitazioni nate in questi mesi hanno contribuito a riportare al centro aspetti della questione palestinese spesso rimossi dal dibattito pubblico. «Si dimentica la Nakba. Si dimentica un secolo di occupazione. Si dimentica un secolo di apartheid. Si dimentica il diritto internazionale». Per de Magistris il problema non riguarda soltanto il Medio Oriente, ma investe direttamente il rapporto tra potere e diritto nelle democrazie occidentali. «Prima c’era più ipocrisia. Formalmente il diritto internazionale esisteva, anche se veniva calpestato. Adesso si sta togliendo perfino il velo dell’ipocrisia. Si dice apertamente che il diritto vale fino a un certo punto». L’ex sindaco ha ricordato anche il clima che, a suo giudizio, si respirava nei primi mesi della guerra. «Quando andavi in televisione e parlavi di genocidio, ti interrompevano e ti chiedevano se ti assumevi la responsabilità di quello che stavi dicendo. Ti collocavano immediatamente tra i fiancheggiatori di Hamas o tra gli antisemiti». Uno dei passaggi più significativi della serata ha riguardato il tema della resistenza. Richiamando la storia antifascista della città, de Magistris ha stabilito un parallelo tra la lotta palestinese e la Resistenza italiana. «Credo che nessuno si sogni di ritenere i partigiani napoletani delle Quattro Giornate dei terroristi. Francesco Amoretti, presidente dell’ANPI, a sedici anni prese il fucile e sparò contro i cecchini fascisti che coprivano l’avanzata dei carri armati tedeschi. Nessuno avrebbe mai definito terrorista Francesco Amoretti». Da qui la distinzione che ha voluto ribadire con forza: «Il terrorismo va sempre condannato. Io ho fatto il magistrato, sono un giurista. Ma la resistenza è un’altra cosa». E ancora: «Se ti rubano la terra, se ti distruggono le famiglie, se ti negano l’acqua, se ti bombardano, se uccidono bambini, giornalisti, medici e infermieri, la resistenza non diventa soltanto un diritto. Diventa un dovere». Le parole più dure sono arrivate quando il discorso si è spostato sulle responsabilità dell’Occidente. De Magistris ha raccontato il lavoro svolto insieme ad altri giuristi per documentare quelle che definisce «complicità economiche, finanziarie, istituzionali, tecnologiche e militari». «Se noi vediamo che aziende, tra l’altro italiane, impegnate nella produzione di armi stanno al +500% di profitto, diciamoci la verità: il genocidio senza il sostegno delle forze occidentali, e non soltanto di quelle americane, non sarebbe stato possibile». «In questo Paese si stanno processando portuali che hanno fatto disobbedienza per non imbarcare merci dove c’erano armi. Si stanno processando giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio». Secondo de Magistris, il rischio è che venga meno la fiducia stessa nelle istituzioni. «Se iniziano a dirci che il diritto internazionale non esiste o che esiste solo quando conviene ai potenti, allora avremo un problema enorme». Nel corso dell’incontro de Magistris ha ricordato anche il progetto fotografico B Twin for Gaza, che mette a confronto la vita quotidiana di una bambina palestinese e quella di una bambina napoletana, sottolineando come la solidarietà tra Napoli e Gaza trovi espressione anche attraverso la cultura e l’arte. Sul tema Pressenza aveva già pubblicato un approfondimento: L’infanzia sotto assedio, l’infanzia protetta. Un ponte fotografico tra Gaza e Napoli In questo contesto ha sottolineato quella che considera una profonda distanza tra il sentimento popolare e le scelte dei governi. «Io credo che ci sia una dicotomia fra gli italiani e i governanti». A suggellare il senso della serata sono state anche le parole della prefazione firmata da Mario Capanna, lette da Aldo Putignano. Capanna definisce il romanzo «utile» perché contribuisce a mantenere viva la coscienza del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e richiama i pericoli rappresentati dalla guerra in corso a Gaza, dall’apartheid denunciata in Cisgiordania e dal rischio di un’ulteriore escalation nella regione. Nelle battute finali il confronto è tornato sul tema della pace. Sarah Mustafa ha sostenuto che non può esistere alcuna prospettiva di pace senza giustizia. «Per arrivare alla pace ci vuole innanzitutto libertà per il popolo palestinese». Ha ricordato l’assenza di diritti fondamentali, dalla disponibilità di acqua potabile alla continuità territoriale, e ha definito il superamento dell’occupazione una condizione imprescindibile per qualsiasi percorso politico futuro. «Bisogna essere in due a voler dialogare». L’ultimo intervento di Luigi de Magistris ha assunto il tono di una riflessione più ampia sul presente. «Pensavano di cancellare per sempre i palestinesi dal mondo. Però non si sono accorti di una cosa. E questo è il bel segreto dell’umanità. Il mondo, un po’ alla volta, è diventato palestinese». Poi la conclusione. De Magistris ha richiamato le parole di Vittorio Arrigoni, «restiamo umani», aggiungendo però la necessità di interrogarsi su quale umanità si voglia difendere. «Dobbiamo chiederci che umani vogliamo essere. Perché Netanyahu è umano. Trump è umano. E non dobbiamo nemmeno cadere nell’errore di dire che quello che stanno facendo è “da bestie”: io, sinceramente, non ho mai visto le bestie fare genocidi». La presentazione di Il giorno che non ti ho ucciso si è trasformata così in una riflessione collettiva sul rapporto tra diritto, giustizia e memoria. Una discussione che, partendo dalla Palestina, ha interrogato direttamente anche le coscienze occidentali. Sarah Mustafa Napoli ascolta la Palestina: Sarah Mustafa al Festival del Giallo Il pubblico segue la presentazione del romanzo Il giorno che non ti ho ucciso di Sarah Mustafa sullo scalone panoramico della Villa Floridiana, a Napoli. Lucia Montanaro
June 7, 2026
Pressenza
CESENA: LOTTA SPAZI E CULTURA / FESTIVAL ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA [2 GIUGNO]
Riceviamo e diffondiamo: CESENA, MARTEDÌ 2 GIUGNO 2026 👉🏿 Dalle ore 11 e per tutta la giornata al Jurassic Skate Park, via Fausto Coppi, Cesena. [in caso di pioggia l’evento sarà spostato al Magazzino Parallelo – Via Genova 70, Cesena] ■ Programma: * Ore 11 Presentazione del libro “PARTIGIANE” (People edizioni, 2023) e laboratorio … Leggi tutto "CESENA: LOTTA SPAZI E CULTURA / FESTIVAL ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA [2 GIUGNO]"
May 30, 2026
Brughiere
TARANTO: PROSFYGIKA. LOTTE E TERRITORI A CONFRONTO [30/31 MAGGIO]
Riceviamo e diffondiamo: Prosfygika, comunità occupata e autogestita nel cuore di Atene da 16 anni, con oltre 400 abitanti e costantemente in prima linea nelle lotte sociali, politiche e internazionaliste, è oggi sotto sgombero. Alcune compagnx, sono in giro per l’Italia, per presentare il progetto della comunità di Atene, raccogliere fondi, costruire e rafforzare una … Leggi tutto "TARANTO: PROSFYGIKA. LOTTE E TERRITORI A CONFRONTO [30/31 MAGGIO]"
May 30, 2026
Brughiere
FIRENZE: DI DISAGI COLLETTIVITÀ E VISIONI ANTIPSICHIATRICHE
Diffondiamo: Confronto su quali sono i limiti e le possibilità della cura e della gestione collettive di situazioni di malessere psicologico/psichiatrizzazione. A seguire cena benefit per la cassa transfemminista queer di sostegno economico per il supporto psicologico. Info sulla cassa: L’idea di questa cassa nasce dalla costatazione che moltx di noi o persone vicino a … Leggi tutto "FIRENZE: DI DISAGI COLLETTIVITÀ E VISIONI ANTIPSICHIATRICHE"
May 30, 2026
Brughiere
Il 28 maggio Roma scende in piazza: “Cuba per la pace e contro l’aggressione USA”
CUBA PER LA PACE! CONTRO L’AGGRESSIONE MILITARE USA! Cuba è sotto assedio. Quella che era una minaccia costante si sta trasformando nel rischio concreto di un’aggressione militare. L’ennesima contro un popolo che ha fatto della solidarietà la sua bandiera, in piena violazione del diritto internazionale. Un embargo violento e criminale […] L'articolo Il 28 maggio Roma scende in piazza: “Cuba per la pace e contro l’aggressione USA” su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
Il 28 maggio in piazza per l’autodeterminazione di Cuba e contro le aggressioni USA
Il 28 maggio è stata chiamata una mobilitazione nazionale per difendere Cuba dall’aggressione statunitense, con la Casa Bianca che vuole strozzare un popolo che ha fatto della propria bandiera il simbolo della solidarietà internazionale. Del resto, non c’è frase che esprima meglio il senso di cosa rappresenti Cuba nel mondo […] L'articolo Il 28 maggio in piazza per l’autodeterminazione di Cuba e contro le aggressioni USA su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Nuove sanzioni contro Cuba, a centinaia di migliaia rispondono in piazza per il Primo Maggio
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato venerdì primo maggio un nuovo ordine esecutivo che amplia significativamente il regime di sanzioni che colpiscono Cuba. La mossa mira a intensificare la pressione politica ed economica nei confronti dell’isola, colpendo individui, entità e affiliati che sostengono l’apparato di sicurezza di […] L'articolo Nuove sanzioni contro Cuba, a centinaia di migliaia rispondono in piazza per il Primo Maggio su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano
Comunità Mapuche in Cile: cosa cambia con il governo Kast?@0
Dal dicembre 2025 si è insediato in Cile il governo di José Antonio Kast, espressione dell’estrema destra. Fin dalle prime ore del suo mandato, il governo ha adottato una linea dura: rafforzamento della presenza militare alle frontiere, smantellamento di diverse misure di protezione ambientale — dalla creazione di parchi nazionali alle normative su clima, emissioni e qualità dell’aria e dell’acqua — e nuovi accordi internazionali per lo sfruttamento di risorse strategiche come litio e rame. In questo contesto si inserisce anche la soppressione dell’Unità dei Popoli Indigeni del Ministero dei Beni Nazionali, parte di una più ampia riorganizzazione istituzionale. Per provare a delineare un quadro della situazione delle comunità indigene in questo periodo, siamo messe in contatto con Max Reuca werken (portavoce) della comunità mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile. In questa prima parte dell’approfondimento, gli abbiamo chiesto com’è la situazione per le comunità indigene, in particolare per il popolo Mapuche, all’inizio del governo di José Antonio Kast: tra l’eliminazione di diritti e concessioni ottenute nel governo precedente, sia in tema di protezione ambientale sia di diritti umani e di proprietà delle comunità Mapuche (oltre che del popolo cileno nel suo complesso). Tra repressione militare e burocratica, emerge anche quella che potrebbe essere una nuova stagione di mobilitazioni e lotta. Nella seconda parte, ci concentreremo sul tema degli incendi, sulle responsabilità dei grandi latifondisti e sulla criminalizzazione dei popoli indigeni. Entrevista completa en español:
April 17, 2026
Radio Blackout - Info
Comunità Mapuche in Cile: cosa cambia con il governo Kast?@1
Dal dicembre 2025 si è insediato in Cile il governo di José Antonio Kast, espressione dell’estrema destra. Fin dalle prime ore del suo mandato, il governo ha adottato una linea dura: rafforzamento della presenza militare alle frontiere, smantellamento di diverse misure di protezione ambientale — dalla creazione di parchi nazionali alle normative su clima, emissioni e qualità dell’aria e dell’acqua — e nuovi accordi internazionali per lo sfruttamento di risorse strategiche come litio e rame. In questo contesto si inserisce anche la soppressione dell’Unità dei Popoli Indigeni del Ministero dei Beni Nazionali, parte di una più ampia riorganizzazione istituzionale. Per provare a delineare un quadro della situazione delle comunità indigene in questo periodo, siamo messe in contatto con Max Reuca werken (portavoce) della comunità mapuche Juan Ignacio Reuca di Puren, Araucania, Chile. In questa prima parte dell’approfondimento, gli abbiamo chiesto com’è la situazione per le comunità indigene, in particolare per il popolo Mapuche, all’inizio del governo di José Antonio Kast: tra l’eliminazione di diritti e concessioni ottenute nel governo precedente, sia in tema di protezione ambientale sia di diritti umani e di proprietà delle comunità Mapuche (oltre che del popolo cileno nel suo complesso). Tra repressione militare e burocratica, emerge anche quella che potrebbe essere una nuova stagione di mobilitazioni e lotta. Nella seconda parte, ci concentreremo sul tema degli incendi, sulle responsabilità dei grandi latifondisti e sulla criminalizzazione dei popoli indigeni. Entrevista completa en español:
April 17, 2026
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