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“La guerra fredda culturale” di Frances Stonor Saunders
Torna in libreria in una nuova edizione il classico del giornalismo storico, tradotto in oltre venti lingue, con cui la giornalista inglese ha rivelato per la prima volta come, nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti – attraverso la CIA – abbiano sostenuto e orientato una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo di contrastare l’influenza sovietica e influenzare il dibattito intellettuale occidentale. Dopo i due decenni caratterizzati da nazismo, fascismo e seconda guerra mondiale, gran parte degli intellettuali europei era su posizioni critiche anticapitaliste. Per arginare il richiamo del comunismo e la crescita delle sinistre, la CIA, con finanziamenti occulti, promosse fondazioni, riviste, premi e istituzioni artistiche, trasformando la cultura in uno dei principali terreni di confronto tra i due blocchi. Dalle grandi manifestazioni musicali del dopoguerra – come la Conferenza internazionale della musica del ventesimo secolo a Roma nel 1954 – alle tournée della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee; dalle mostre sull’espressionismo astratto americano alla diffusione di un’estetica celebrata come “arte della libera impresa”, emerge così una strategia capillare, volta a ridefinire l’immaginario dell’Europa occidentale. Al centro di questo sistema vi fu il Congress for Cultural Freedom, una copertura della CIA che sostenne riviste come «Encounter», «Preuves», «Der Monat» e, in Italia, «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. In questo intreccio furono coinvolti molti dei più influenti intellettuali del Novecento, da Isaiah Berlin a Hannah Arendt, da George Orwell ad Arthur Koestler, da Raymond Aron allo stesso Silone. La «battaglia per la conquista delle menti» – come la definì Edward W. Barrett, sottosegretario di Stato per i Servizi informativi internazionali – è il cuore di questo libro, rigoroso e sorprendentemente avvincente. La guerra fredda culturale è uno strumento indispensabile per comprendere non solo la storia del dopoguerra, ma anche le forme contemporanee del potere culturale, tra soft power, propaganda e guerra cognitiva. Giornalista, scrittrice e documentarista, un membro della Royal Society of Literature, Frances Stonor Saunders vive a Londra, scrive per «London Review of Books», ha lavorato per «The New Statesman» e ha collaborato con BBC Radio, «The Guardian», «Los Angeles Times» e altre testate. È anche autrice di Hawkwood: Diabolical Englishman, La donna che sparò a Mussolini e The Suitcase: Six Attempts to Cross a Border, vincitore del PEN Ackerley Prize. Con La guerra fredda culturale, tradotto in venti lingue, ha vinto il Gladstone Book Prize della Royal Historical Society.   Redazione Italia
May 26, 2026
Pressenza
Oltre l’illusione della pace
Non è la guerra in sé a costituire l’anomalia. L’anomalia è un ordine mondiale che non riesce più a produrre integrazione, stabilità, futuro condiviso, e che per questo ricorre ciclicamente alla forza. Gli accordi su Gaza, come molti altri prima, non intervengono sulle condizioni materiali che rendono la violenza necessaria. Congelano il conflitto, rassicurano i mercati, consentono la ripresa dei flussi economici e diplomatici. La ricostruzione viene già pensata come opportunità di investimento; la pace come pausa funzionale alla riorganizzazione dei rapporti di forza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Non esiste il sionismo buono
Nelle settimane scorse ho letto o partecipato a tre eventi che erano direttamente collegati alla valutazione che ebrei italiani hanno del sionismo. Il primo episodio è quello di Emanuele Fiano, appartenente sia alla associazione “Italia-Israele” che al Partito Democratico, e che in varie occasioni ha negato che ci sia un […] L'articolo Non esiste il sionismo buono su Contropiano.
November 26, 2025
Contropiano