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Come, e perché, nel luglio 2026 a Firenze si parla di pace
Martedì 14 si riunirà per la prima volta il Tavolo della Pace che aggrega, con il Comune, molteplici associazioni, enti, fondazioni e realtà cittadine. Prima, da venerdì 10 a domenica 12, il Re-Imagine Peace Festival raduna cantanti, musicisti, scrittori, attori e attivisti palestinesi e israeliani a testimoniare insieme le proprie esperienze e il comune impegno per la convivenza pacifica tra i rispettivi popoli. Il Tavolo della Pace cittadino si insedierà nel Municipio, cioè a Palazzo Vecchio, uno degli edifici civici più antichi e celebri del mondo, e nella sua Sala dei Dugento, che è adornata con arazzi raffiguranti le Storie di Giuseppe ebreo narrate nel Libro della Genesi, in particolare vicende ai tempi della schiavitù degli israeliti in Egitto e la profezia del loro ritorno nella Terra Promessa. Gli spettacoli ed eventi di cui sono protagonisti esponenti della cultura e della società civile palestinesi e israeliane vanno in scena in teatri, chiese e piazze della città. In ogni epoca poeti, romanzieri, pittori e scultori sono nati, si sono stabiliti o hanno soggiornato a Firenze, una città d’arte e una capitale mondiale della cultura. Il centro storico della città, le cui architetture sono opere di celebri artisti di Medioevo e Rinascimento, è un Patrimonio dell’Umanità dal 1982. Nella cornice e sui palcoscenici di cotale ‘regno della bellezza’, le iniziative sulla pace in svolgimento in questo luglio infondono e diffondono fiducia nella capacità degli esseri umani di reagire all’orrore di guerre, carneficine e persecuzioni senza farsi sopraffare dal rancore che istiga alla vendetta, fomenta l’odio e scatena la violenza e di agire per debellare la guerra, disarmare la violenza e costruire la pace. All’incontro cittadino e nella rassegna di spettacoli ed eventi hanno importanza fondamentale le parole che danno forma a ricordi, sentimenti, idee e ideali. Firenze è una sede emblematica del loro pronunciamento perché è la ‘madre-patria’ della lingua nazionale italiana, un lessico in cui i vocaboli che plasmano le concezioni della pace e della nonviolenza hanno significati indissolubilmente correlati alle loro valenze etiche espresse in opere che tramandano un ‘bagaglio’ di patrimoni culturali ed eredità spirituali, o morali. Ad esempio, le parole ‘sofferenza’, ‘perdono’ e ‘pace’ enunciate nel Cantico delle Creature (o Laudato Si’) composto nel 1224 da Francesco d’Assisi e i sostantivi ‘brutalità’ e ‘umanità’, la cui definizione è indelebilmente incisa nel celebre verso (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”) contenuto nella Divina Commedia scritta tra il 1304 e il 1321 dal fiorentino Dante Alighieri. Quest’anno a luglio i fiorentini si radunano al Tavolo della Pace e incontrano esponenti della cultura e della società civile palestinese e israeliana in giornate prossime e coincidenti con una data rilevante per una ragione molto particolare: il motivo per cui Firenze a Pasqua celebra un peculiare rituale rievocativo di un fatto avvenuto a Gerusalemme 927 anni fa… Oltre agli avvenimenti storici la cui memoria è tramandata nei testi biblici ed evangelici, la tradizione fiorentina rammenta che, e come, il 15 luglio 1099 i crociati conquistarono la Città Santa. Le cronache dell’epoca riferiscono che l’esercito di cavalieri e truppe dei regni cristiani partito da Costantinopoli all’inizio del 1097 giunse alla meta nel giugno 1099, dopo aver combattuto molte battaglie in Turchia, Siria e Libano, di cui aveva espugnato tante città. A Gerusalemme la difesa fatimide respinse il primo attacco e soccombette al successivo, sferrato con torri d’assalto costruite usando alberi e scafi della flotta genovese nel frattempo approdata a Giaffa. Poi i crociati ‘suggellarono’ la vittoria militare sterminando i soldati della guarnigione, che erano arabi e sudanesi, e gli abitanti della città, prevalentemente ebrei e musulmani perché in previsione dell’assedio i cristiani erano stati o si erano allontanati. Secondo le diverse fonti, le vittime del massacro furono oltre 10 o circa 70 mila. Il primo a scalare le mura e aprire un varco da cui, dopo un mese di assedio e due giornate di cruenta battaglia, i crociati irruppero nella Città Santa, era stato il fiorentino Pazzino de’ Pazzi. A riconoscimento del suo merito, Goffredo di Buglione, che il 22 luglio 1099 era stato incoronato sovrano del Regno di Gerusalemme e poco dopo fondò l’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro, lo ricompensò con il dono di tre schegge delle tre pietre focaie del Santo Sepolcro da tempo immemore conservate dalle generazioni di custodi dell’enorme basilica nel IV secolo edificata nell’area in cui erano siti il masso del Calvario e la tomba di Gesù.   Tornato a Firenze due anni dopo, il 15 luglio 1101, Pazzino de’ Pazzi consegnò le reliquie ai propri concittadini e dalla Pasqua successiva, nel 2026 per 925 anni, con le sacre pietre del Santo Sepolcro nel Duomo di Firenze viene acceso il fuoco santo che illumina le cerimonie religiose e in passato attizzava i focolai domestici fiorentini. Come in ogni tradizione pasquale, anche nel rituale fiorentino la pace è simboleggiata da una colomba bianca: la colombina che sagoma un marchingegno con cui la sacra fiamma viene trasportata in volo dall’interno all’esterno del duomo per appiccare la miccia che fa esplodere i fuochi artificiali disposti sul Brindellone, il monumentale carro decorato costruito nel XIV secolo dai discendenti di Pazzino de’ Pazzi, una stirpe di commercianti e banchieri che dal XII al XVIII secolo fu tra le più ricche e potenti a Firenze, e non solo, anche in tutta Europa e specialmente in Vaticano, di cui per un lungo periodo gestì le finanze. Il suggestivo spettacolo pirotecnico rammenta ai fiorentini che il proprio concittadino ebbe un ruolo decisivo nella battaglia finale di una guerra, a quel tempo mondiale, tra i regni cristiani e i califfati islamici. Invece, il fragore con cui il 4 luglio negli USA viene celebrata la festa nazionale spaventa l’americano Claude AnShin Thomas, un monaco buddista zen e attivista per la nonviolenza che da ragazzo aveva combattuto la guerra in Vietnam: le esplosioni dei fuochi artificiali gli ricordano quelle delle battaglie in cui ha visto morire molti commilitoni e ucciso tante persone. Sicuramente, come il veterano statunitense e come tutti i reduci di ogni guerra, anche Pazzino de’ Pazzi non dimenticò mai le sofferenze che aveva patito e inflitto in Terra Santa e, in particolare, durante l’assedio e la conquista di Gerusalemme. La battaglia combattuta alla Citta Santa nel 1099 fu conclusiva della crociata iniziata nel 1097, però non del conflitto bellico epocale, incessante dall’XI al XVIII secolo e le cui ripercussioni hanno innescato molte altre guerre successivamente deflagrate in Medio Oriente e che nel presente coinvolgono molte nazioni e ‘infiammano’ tutto il mondo. Come Gerusalemme nel 1099, la Striscia di Gaza è assediata dall’ottobre 2023… … e in molte dichiarazioni dell’ONU e sentenze della Corte Internazionale di Giustizia è documentato lo sterminio della popolazione palestinese. La Corte Penale Internazionale si è pronunciata condannando gli esponenti del governo e dell’esercito di Israele responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità, in specifico il genocidio, che dal 2023 in poi vengono inflitti ai palestinesi, sia musulmani sia cristiani, che abitano in zone e città sottoposte alla giurisdizione dello stato israeliano, tra cui Gerusalemme. Un’80ina di anni fa l’umanità aveva reagito all’orrore delle guerre e persecuzioni nazifasciste e, proclamando ‘mai più!’, si è impegnata a non dimenticare nessuna delle vittime di stragi, massacri, stermini e genocidi e a impedire che tali atrocità fossero nuovamente compiute. A Gerusalemme nel 1961 alle udienze del processo in cui un generale nazista, Adolf Eichmann, era accusato colpevole della morte di milioni di ebrei, una reporter notò che l’imputato era conscio delle proprie responsabilità e spiegava di aver “obbedito agli ordini” e “fatto quel che facevano tutti”. La giornalista inoltre osservò che, come in altre inchieste sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi dai nazifascisti, numerosi testimoni, persino ebrei, avevano ammesso di non aver voluto impedire le deportazioni nei campi di concentramento e di sterminio e di sapere che a organizzarle erano persone che loro conoscevano personalmente, propri colleghi, vicini di casa, amici o parenti… Rilevando che, come tante che l’avevano preceduta, la generazione vissuta quando nazismo e fascismo predominavano in Europa si era assuefatta a ingiustizie, violenze e atrocità disumane e all’orrore della realtà in cui vivevano molti avevano reagito negando o ignorando le terribili verità che assillavano le coscienze, Hannah Arendt avvertì l’umanità della minaccia incombente nelle società non immunizzate dalla subdola e insidiosa virulenza della banalità del male. Quest’anno nelle giornate dal 10 al 14 luglio a Firenze, dove la guerra combattuta nel 1099 a Gerusalemme è vividamente ricordata con la suggestiva rievocazione e tante opere pittoriche conservate nei celebri musei cittadini rappresentano delle battaglie storiche, molti fiorentini si raduneranno al Tavolo della Pace per concordare attività e iniziative e alcuni artisti e attivisti palestinesi e israeliani partecipano al Re-Imagine Peace Festival per testimoniare le rispettive esperienze e il proprio impegno. In questi avvenimenti ed eventi in svolgimento a luglio a Firenze si narrano molte ‘cose’… …e, anche rammentando l’ammonimento del Sommo Poeta fiorentino, “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, si esprime una volontà: non dimenticare nessuna delle vittime di guerre e carneficine sia del passato che del presente, onorare la loro memoria reagendo alla brutalità e all’abbrutimento e agire per consegnare ai posteri un mondo migliore, pacifico e nonviolento. Maddalena Brunasti
July 10, 2026
Pressenza
“La guerra fredda culturale” di Frances Stonor Saunders
Torna in libreria in una nuova edizione il classico del giornalismo storico, tradotto in oltre venti lingue, con cui la giornalista inglese ha rivelato per la prima volta come, nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti – attraverso la CIA – abbiano sostenuto e orientato una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo di contrastare l’influenza sovietica e influenzare il dibattito intellettuale occidentale. Dopo i due decenni caratterizzati da nazismo, fascismo e seconda guerra mondiale, gran parte degli intellettuali europei era su posizioni critiche anticapitaliste. Per arginare il richiamo del comunismo e la crescita delle sinistre, la CIA, con finanziamenti occulti, promosse fondazioni, riviste, premi e istituzioni artistiche, trasformando la cultura in uno dei principali terreni di confronto tra i due blocchi. Dalle grandi manifestazioni musicali del dopoguerra – come la Conferenza internazionale della musica del ventesimo secolo a Roma nel 1954 – alle tournée della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee; dalle mostre sull’espressionismo astratto americano alla diffusione di un’estetica celebrata come “arte della libera impresa”, emerge così una strategia capillare, volta a ridefinire l’immaginario dell’Europa occidentale. Al centro di questo sistema vi fu il Congress for Cultural Freedom, una copertura della CIA che sostenne riviste come «Encounter», «Preuves», «Der Monat» e, in Italia, «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. In questo intreccio furono coinvolti molti dei più influenti intellettuali del Novecento, da Isaiah Berlin a Hannah Arendt, da George Orwell ad Arthur Koestler, da Raymond Aron allo stesso Silone. La «battaglia per la conquista delle menti» – come la definì Edward W. Barrett, sottosegretario di Stato per i Servizi informativi internazionali – è il cuore di questo libro, rigoroso e sorprendentemente avvincente. La guerra fredda culturale è uno strumento indispensabile per comprendere non solo la storia del dopoguerra, ma anche le forme contemporanee del potere culturale, tra soft power, propaganda e guerra cognitiva. Giornalista, scrittrice e documentarista, un membro della Royal Society of Literature, Frances Stonor Saunders vive a Londra, scrive per «London Review of Books», ha lavorato per «The New Statesman» e ha collaborato con BBC Radio, «The Guardian», «Los Angeles Times» e altre testate. È anche autrice di Hawkwood: Diabolical Englishman, La donna che sparò a Mussolini e The Suitcase: Six Attempts to Cross a Border, vincitore del PEN Ackerley Prize. Con La guerra fredda culturale, tradotto in venti lingue, ha vinto il Gladstone Book Prize della Royal Historical Society.   Redazione Italia
May 26, 2026
Pressenza
Oltre l’illusione della pace
Non è la guerra in sé a costituire l’anomalia. L’anomalia è un ordine mondiale che non riesce più a produrre integrazione, stabilità, futuro condiviso, e che per questo ricorre ciclicamente alla forza. Gli accordi su Gaza, come molti altri prima, non intervengono sulle condizioni materiali che rendono la violenza necessaria. Congelano il conflitto, rassicurano i mercati, consentono la ripresa dei flussi economici e diplomatici. La ricostruzione viene già pensata come opportunità di investimento; la pace come pausa funzionale alla riorganizzazione dei rapporti di forza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Non esiste il sionismo buono
Nelle settimane scorse ho letto o partecipato a tre eventi che erano direttamente collegati alla valutazione che ebrei italiani hanno del sionismo. Il primo episodio è quello di Emanuele Fiano, appartenente sia alla associazione “Italia-Israele” che al Partito Democratico, e che in varie occasioni ha negato che ci sia un […] L'articolo Non esiste il sionismo buono su Contropiano.
November 26, 2025
Contropiano