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La vetrina del Campo largo
Ogni volta che in questo paese il livello del conflitto sociale si eleva al di sopra di sit-in, presidi e cortei cosiddetti pacifici attentando alla sicurezza di vetrine o di incassi giornalieri delle grandi catene commerciali o del lusso sfrontato esibito nei centri storici a uso e consumo di ricchi e turisti, il teatrino della politica e le “grandi” firme della stampa ci ripropongono sempre il solito spettacolo stantio e miserabile, che ben spiega le origini di quanto accade in questi giorni. Il Governo specula sul terreno della sicurezza, pratica che ha contraddistinto questo esecutivo sin dal primo giorno di questa legislatura: dall’approvazione del cosiddetto “decreto Rave”, con il quale ha battezzato la sua crociata contro le nuove generazioni, al decreto Caivano che ha aperto le porte dei carceri minorili a centinaia di under-18, ai due decreti sicurezza, con il conseguente inasprimento delle pene e l’introduzione del fermo preventivo e dello scudo penale per agenti di pubblica sicurezza, fino ad arrivare al cosiddetto decreto anti-maranza, con misure sul porto di armi bianche, sulla libertà di circolazione negli spazi pubblici e sull’immigrazione. > Una costruzione graduale del nemico (binomio giovani-migranti) seguita da > punizioni esemplari minacciate a suon di articoli del codice penale. Bulimia > legislativa, via decreto legge naturalmente, che non affronta minimamente la > questione, ma che, finora, ha pagato elettoralmente, mostrando il pugno duro > contro i teppisti della fantomatica alleanza propal-maranza. Non è andata diversamente questa volta, con i partiti di maggioranza occupati a rincorrersi nella gara a chi è più liberticida, dalle millantate cauzioni per i cortei (solo nella testa di Salvini, per ora) alle misure approvate ieri nell’ennesimo decreto legge sulla sicurezza che contempla l’estensione dei fermi preventivi ai minorenni, nuovi Daspo urbani, inasprimenti di pena e introduzione di nuovi reati. L’esibizione muscolare legislativa va a braccetto con le passerelle accanto ai letti di ospedale dove sono ricoverati gli eroi della nazione, chi non ha paura di compiere il proprio dovere per difendere la proprietà privata dai barbari. E via alle grandi strette di mano e ai selfie con le forze dell’ordine da parte di Meloni, ministri, sottosegretari. Law and Order, né più, né meno. E per finire, l’ultimo atto dello spettacolo prevede la richiesta alle opposizioni di «condannare le violenze, senza se e senza ma». Ed è qui che puntualmente succede qualcosa di non più sorprendente ma di inspiegabile sì: quasi l’intero cosiddetto campo largo ubbidisce. Si fa chiudere nell’angolo e nell’angolo ci resta, incapace di rispondere alla retorica sui maranza e sulla divisione in buoni e cattivi che legittima la svolta autoritaria imposta da questo Governo. Qualche volta, soprattutto in questa occasione, qualche coraggioso/a osa tentare di suggerire che questa violenza ha radici sociali, ma solo in ottica anche questa elettorale per attaccare Meloni. La domanda è semplice: perché? > Perché il campo largo non sposta il fuoco su quanto veramente di grave è > successo sabato e domenica (ma anche venerdì) ovvero le violenze delle forze > dell’ordine su, principalmente, giovani minorenni? È uno stato di diritto quello in cui i cortei, autorizzati fra l’altro, vengono spezzati e caricati selvaggiamente dai celerini? È accettabile che gli agenti si accaniscano con manganelli, pugni e calci su persone già immobilizzate? E i caroselli con i blindati in piazza Duomo che riportano alla memoria il G8 di Genova? Il fatto che nessun/a esponente del campo progressista (tranne Ilaria Salis) abbia compreso la gravità della situazione e abbia sentito la necessità di prendere parola sulle violenze della polizia è un fatto emblematico dell’inadeguatezza nel saper leggere la situazione sociale e la transizione di fase alla quale stiamo assistendo. Addirittura, invece, il sindaco di Milano ha chiesto più Polizia, rimanendo quindi, immaginiamo, soddisfatto dall’invio del Governo di 500 militari nelle strade del capoluogo meneghino (anche se non con funzioni di polizia giudiziaria, come nella prima bozza del decreto), e oggi parteciperà a un presidio (indetto dalla CGIL … ) letteralmente in difesa delle vetrine dei grandi marchi e in solidarietà con le forze dell’ordine. Nessuna analisi, minimamente autocritica, da parte di Sala, così come di altri sindaci “progressisti”, riguardo alla trasformazione violenta imposta alla città ormai in mano ai fondi immobiliari e preda della turistificazione. Una città inaccessibile a chi, con contratti sempre più poveri e precari, tiene in piedi l’economia metropolitana. Un classico esempio insomma di estrattivismo urbano che espelle il proprio corpo sociale non sufficientemente abbiente: una città vetrina ora finita, letteralmente, in frantumi. Non è infatti un caso che il conflitto sia esploso a Milano e Bologna, due città che hanno subito una rapida gentrificazione negli ultimi anni. Città, entrambe, in mano a giunte di centro sinistra, così come Torino, altra città protagonista in questi giorni, che non mostrano nessuna intenzione di invertire la rotta. Possibile che non vi sia alcuna assunzione di responsabilità? > In questa situazione, chiedere più poliziotti per tenere sotto controllo il > territorio e partecipare a manifestazioni di fatto contro i marginalizzati, > contro gli espulsi, è surreale, è andarsi a infilare in un tunnel senza > uscita. La ragione di questo riflesso pavloviano del campo largo è uno degli aspetti più problematici della questione: il terrore è la perdita del famoso voto al centro alle prossime elezioni, a colpi di editoriali borghesi perbenisti probabilmente già pronti nelle redazioni di “Repubblica” e “Corriere”. Ed è questo, alla fine, l’errore madornale che almeno in parte ci riguarda: così, le elezioni le opposizioni le perdono. Anni fa al piano elettorale, giusto o sbagliato che fosse, non avremmo forse dedicato tanta attenzione. Tuttavia, il paradigma ora è profondamente cambiato, il fascismo non è più solo alle porte, ma è già in casa, e parte dell’argine riguarda anche la prossima contesa elettorale. > Ampliando lo sguardo in Europa fra Francia, Berlino e Spagna e, soprattutto, > negli Stati Uniti, dovrebbe essere lampante che le lotte sull’affordability > (diritto alla casa, servizi sociali pubblici di qualità, costo della vita e > autodeterminazione della propria esistenza contro un ascensore sociale neanche > bloccato, ma in discesa) non solo sono giuste, ma anche elettoralmente > vincenti. Si tratta, in fondo, di scegliere da che parte stare senza ambiguità: i fondi immobiliari o le persone a basso reddito? La gentrificazione violenta o l’esproprio degli immobili dei grandi fondi, misura con cui la Linke ha vinto le elezioni a Berlino? Centri storici adibiti a parchi a tema per turisti o tetto degli affitti e limiti agli affitti brevi? La giunta Sala, con il modello Expo2015 esteso a tutta la città ha dato una risposta chiara sostituendo 400.000 abitanti in base alla classe, fuori il ceto medio-basso, dentro i ricchi; Gualtieri, col modello Giubileo e la sua “rigenerazione urbana”, ha dato le chiavi di importanti parti della città ai fondi immobiliari. Queste posizioni scollegate dalla realtà, dalle esistenze indegne che una fetta sempre maggiore della società è costretta a vivere, in questi anni sono state parti integranti del tappo che oggi sembra saltato. E se non serve a far capire che è imprescindibile un cambio di approccio e di proposta politica, Meloni va dritta verso la riconferma. > La famosa mobilitazione elettorale del referendum non si produrrà alle > prossime elezioni (figuriamoci convincere ulteriori indecisei/e) se le > opposizioni continueranno a essere timide e a difendere più le vetrine che i > corpi di chi scende in piazza a riprendersi quanto il neo-liberismo, anche in > salsa social-democratica, ha loro sottratto. Di fronte a questo tetro scenario è necessario da una parte alimentare i processi sociali contro l’impoverimento e contro il riarmo e la guerra che il Governo sta implementando, evitando che vada in porto l’isolamento e la repressione delle soggettività scese in piazza negli scorsi giorni che il Governo sta perseguendo. Dall’altra è irrinunciabile, in questa fase storica, incalzare il cosiddetto campo largo sulle tematiche sociali (diritto all’abitare e alla città in primis) e sulla strategia di confronto con il dissenso, tenendo bene a mente che la militarizzazione dello spazio pubblico è stato un processo cui il centro sinistra degli anni ’10 ha contribuito in modo fondamentale. Provando a vincolare il programma elettorale dal basso animando piazze le più ricompositive possibili e, alla fin dei conti, facendo un favore a chi altrimenti è destinato a una sconfitta certa. La copertina è tratta da WikiCommons Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostrainformazionelibera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580 L'articolo La vetrina del Campo largo proviene da DINAMOpress.
October 21, 2026
DINAMOpress
Abitare con GIOIA: a Roma la progettazione partecipata diventa transfemminista
Una fermata dell’autobus senza luce alle dieci di sera, un marciapiede troppo stretto per un passeggino o una carrozzina, un affitto che spinge sempre più lontano dal centro chi si prende cura di qualcuno, un tragitto quotidiano che senza automobile diventa un percorso a ostacoli: sono esperienze comuni, spesso così normalizzate da non sembrare più un problema. > È da qui che siamo partitə per costruire GIOIA, acronimo di “Generare cIttà > femministe attraversO Inclusione e pArtecipazione”: un progetto in cui > proviamo a rispondere a una domanda semplice e radicale insieme, cioè per chi > è pensata la città in cui viviamo. Finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio nell’ambito del Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne, GIOIA lavora su quattro municipi romani (II, V, VII e VIII). L’idea di fondo è che la prospettiva di genere non riguardi solo i servizi antiviolenza, ma ogni aspetto della vita urbana: come ci si muove, dove ci si sente al sicuro, quali spazi esistono per la cura, il gioco, l’incontro. A promuovere il progetto siamo in tre: la Casa delle donne* Lucha y Siesta, dal 2008 presidio contro la violenza di genere e luogo di sostegno alle donne e alle persone trans e non binarie che ne escono; Sex & the City, associazione fondata dalle architette e ricercatrici urbane Azzurra Muzzonigro e Florencia Andreola, che da anni legge le città con le lenti del genere; e CHEAP, collettivo bolognese di street poster art che dal 2013 lavora nello spazio pubblico trasformando l’ordine simbolico. L’obiettivo è raccontare e progettare la città insieme alle persone che la attraversano ogni giorno, con le proprie esigenze di cura, di sicurezza, di libertà di movimento, creando alleanze con le reti già attive nei territori. Il percorso prevede in primo luogo una mappatura curata da Sex & the City e la creazione di un Atlante di genere per ciascun municipio, costruito incrociando indicatori territoriali e un questionario rivolto alle persone che abitano e attraversano quei quartieri. L’Atlante avrà una sintesi, un report approfondito e una mappa online aggiornabile, sul modello già sperimentato a Parma. > L’Atlante servirà a costruire un quadro dei servizi, reti e soggetti che la > città già possiede in termini di sostegno alla vita quotidiana, in maniera da > individuare ciò che manca e trasformarlo in proposta di trasformazione. Per > fare questo l’esperienza di chi i quartieri li vive e li attraversa ogni > giorno è centrale.  Accanto al lavoro di mappatura ci saranno anche i Percorsi di Progettazione Partecipata. Da ottobre 2026 a febbraio 2027 in ogni municipio un gruppo di 20-25 persone si incontrerà in laboratori facilitati da attiviste, urbaniste, artiste e filosofe; i laboratori partecipati coinvolgeranno anche l3 bambin3, che porteranno prospettive e desideri sulla città negli incontri curati da Scosse APS. Le domande dei laboratori riguardano questioni molto concrete: in quali momenti entriamo in conflitto con la città? Quali difficoltà abbiamo smesso di vedere? Cosa resta sotto traccia pur pesando sulla nostra vita quotidiana? Il compito dei laboratori è quello di formulare richieste precise da portare ai municipi e all’amministrazione capitolina: proposte ancorate ai bisogni reali e diffuse su tutta la città, con la vivibilità come criterio guida. A seguire il lavoro ci sarà un Comitato scientifico di studiose, attiviste e urbaniste, tra cui Federica Castelli, Chiara Belingardi, Serena Olcuire, Giada Bonu Rosenkranz e Barbara Leda Kenny. A partire dai materiali dei gruppi, CHEAP realizzerà una campagna artistica che attraverserà Roma sugli spazi di affissione comunali e nelle metropolitane, con raccomandazioni per una città transfemminista da discutere con le amministrazioni tra ottobre 2027 e marzo 2028. > Questo perché l’arte pubblica racconta delle storie e sceglie di tacerne > altre, riproducendo un sistema di esclusione e privilegio che opera su più > livelli della città. Uno degli obiettivi che ci siamo date, invece, è quello > di contrabbandare nello spazio pubblico altre narrazioni, altri desideri, > altri immaginari. Infine, a chiudere il percorso è prevista una pubblicazione con la casa editrice indipendente Armillaria e, a ottobre 2027, abbiamo immaginato un festival cittadino aperto ai quattro municipi e a tutta la capitale. Chi abita o attraversa i Municipi II, V, VII o VIII può contribuire in due modi: compilando il questionario per l’Atlante di genere, aperto fino a fine novembre, e candidandosi ai gruppi di lavoro tramite il form di partecipazione. Dopo le prime presentazioni ad ESC e all’Arci Sparwasser del 2 e del 6 ottobre, gli incontri di lancio proseguiranno il 13 Ottobre presso il Centro Anziani Pullino (VIII Municipio), il 14 ottobre alle 17 alla Casa di Quartiere del Quarticciolo Ribelle (V Municipio) e il 15 ottobre alle 18 all’Antimafia Pop Academy (VII Municipio), con un laboratorio sulla città decoloniale insieme a Stefania N’Kombo José Teresa. > Il primo appuntamento comune sarà invece sabato 24 ottobre, dalle 10 alle 17 > alla Casa delle donne Lucha y Siesta, con il workshop di arte urbana di CHEAP > che riunirà tutti i gruppi. La città è da sempre uno spazio ambivalente per le donne, le persone queer, le persone razzializzate, le persone disabili; spesso il messaggio che lancia è questo non è il vostro posto, qui dovete avere paura. Ma noi non vogliamo avere paura: vogliamo tessere le reti relazionali e costruire gli spazi fisici per costruire giustizia sociale, per definire insieme la nostra idea di sicurezza e di libertà, a partire dalla possibilità di vivere e attraversare i nostri quartieri. Noi ci mettiamo un pezzetto, con GIOIA. la copertina è di Lucha Y Siesta Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo Abitare con GIOIA: a Roma la progettazione partecipata diventa transfemminista proviene da DINAMOpress.
October 14, 2026
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Piamo Casa monta le tende alla Sapienza
Alla Sapienza, giovani e student3 montano le tende e occupano gli spazi della Città Universitaria, dando vita a una mobilitazione che mette al centro il diritto alla casa, il costo della vita e la precarietà che attraversa le esistenze di un’intera generazione. > Lo striscione appeso di fronte alla Minerva recita «IL LAVORO PAGA POCO LA > VITA COSTA TROPPO: SENZA CASA NESSUNA DIGNITÀ PER CHI STUDIA E CHI LAVORA» È da questa rivendicazione che prende forma la protesta: riappropriarsi di uno spazio simbolico come l’Università significa riportare al centro una contraddizione sempre più evidente, quella di chi si trova a dover conciliare studio e lavoro in un contesto in cui il costo della vita continua ad aumentare e il diritto all’abitare diventa un privilegio sempre più inaccessibile. L’ Università, luogo di formazione e di costruzione collettiva del sapere, è anche uno degli spazi in cui si sperimentano direttamente gli effetti della precarietà economica e sociale. In un contesto internazionale segnato dall’aumento delle spese militari e dalle politiche di austerità, il progressivo definanziamento dei servizi pubblici si traduce in una riduzione delle possibilità concrete di emancipazione per chi studia e lavora. «Le priorità politiche del governo Meloni sono spietate: solo nel 2026 sono stati stanziati 34 miliardi di euro in spese militari, azzerando i fondi per l’istruzione, l’edilizia pubblica e il welfare», scrivono le attivist3 sul loro comunicato pubblico. Intanto, le città vengono trasformate dagli interessi dei grandi fondi immobiliari e delle società di investimento, che puntano sempre più su studentati di lusso, affitti brevi e turismo, ridisegnando il tessuto urbano secondo le logiche del profitto. Il risultato è una progressiva espulsione di chi abita, studia e lavora nei quartieri, mentre gli spazi della città vengono sottratti alla loro funzione sociale per diventare occasioni di rendita. A Roma, questo processo è evidente anche nei quartieri che gravitano attorno ai poli universitari, da San Lorenzo a Ostiense, dove la pressione immobiliare incide sulle condizioni di vita di student3, lavorator3 e residenti. Il caro affitti non è un fenomeno isolato, ma il sintomo di un modello urbano che antepone la valorizzazione economica degli spazi ai bisogni di chi li attraversa e li vive quotidianamente. La mobilitazione alla Sapienza vuole quindi essere l’inizio di un percorso collettivo capace di costruire strumenti di organizzazione, inchiesta e conflitto, partendo dai bisogni reali e dalla possibilità di trasformarli in rivendicazioni comuni. Una lotta che non riguarda soltanto il costo di una stanza, ma la possibilità stessa di scegliere dove vivere, studiare e costruire il proprio futuro. > «Oggi siamo qui per avviare, dal basso, un percorso collettivo fatto di > inchieste, vertenze reali, azioni concrete, per rivendicare i nostri diritti > sociali. Ma non siamo soli in questa battaglia: dalla Spagna alla Francia fino > alle nostre piazze, c’è un’intera generazione in mobilitazione che rifiuta le > strette autoritarie e le politiche di guerra e austerità, pronta a rimettere > al centro i propri bisogni» Per dare voce alle rivendicazioni della mobilitazione e rilanciare la necessità di una risposta collettiva all’emergenza abitativa le attiviste rilanciano con un’assemblea cittadina da svolgersi la prossima settimana. Una presa di parola che parte dall’università e si estende alla città, contro la speculazione immobiliare e la trasformazione degli spazi urbani in merci, per rivendicare il diritto di abitare e vivere dignitosamente. Tutte le info su @PIAMO CASA – ASSEMBLEA PER IL DIRITTO ALLA CITTÀ. La copertina è dell’autrice Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo <em>Piamo Casa</em> monta le tende alla Sapienza proviene da DINAMOpress.
October 13, 2026
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[2026-10-14] Fuori le mafie dalla nostra città @ Piazza Malatesta
FUORI LE MAFIE DALLA NOSTRA CITTÀ Piazza Malatesta - P.za Roberto Malatesta, 00176 Roma RM (mercoledì, 14 ottobre 18:00) ALLE BOMBE RISPONDIAMO CON LA COMUNITÀ! In questi mesi si sono susseguite a Roma una serie di bombe: il nuovo linguaggio delle contese tra clan. Fino ad ora nessuno si è fatto male, ma è stata solo fortuna. Vogliamo il diritto di abitare i nostri quartieri in sicurezza. Senza avere paura. I nostri quartieri appartengono a chi ci vive. A chi ci lavora. A chi ci cresce. Non alla criminalità organizzata. Crediamo che la risposta a tutto questo debba essere cittadina e di comunità e partire da chi ogni giorno anima le piazze e le strade dei nostri quartieri. Una comunità unita è la precondizione per far emergere le dinamiche oppressive delle mafie, denunciarle e sconfiggerle. Saremo in piazza con Libera Roma il 14 Ottobre alle 18:00 a Piazza Malatesta come associazioni, parrocchie, scuole, istituzioni e cittadinanza per una città libera dalle mafie. Per quartieri con più centri giovanili e scuole aperte il pomeriggio, presidi di salute e diritto ad un lavoro dignitoso. Per una città in cui l’accesso alla cultura è un diritto di tutte e tutti. Per una risposta che non cerchi il capro espiatorio in chi è marginalizzato ed escluso, ma punti il dito contro le potenti organizzazioni criminali che lucrano su povertà e solitudine. ------------------------- Abbiamo assistito allo scoppio dell’ennesima bomba in città. È il momento di dire basta. Vogliamo il diritto di abitare i nostri quartieri in sicurezza, senza avere paura. I nostri quartieri non appartengono alla criminalità organizzata: appartengono a chi ci vive, a chi ci lavora, a chi ci cresce. Per questo lanciamo un appello a scendere in piazza insieme per una risposta collettiva che non cerchi facili capri espiatori tra i più fragili, ma punti il dito contro le potenti organizzazioni criminali che lucrano sulla pelle di chi è ai margini. Cosa sta succedendo? Oggi Roma assiste a un'escalation di violenza tra clan. Solo per caso non ci sono ancora state vittime, ma l'incolumità di residenti e lavoratori è continuamente a rischio. Da agosto si contano almeno sette esplosioni nella zona est della Capitale, dall'autonoleggio a Centocelle alla bomba in un condominio a San Basilio, che ha costretto all'evacuazione 50 persone. Chi indaga parla di una guerra per il controllo del territorio e dello spaccio, esplosa nel vuoto lasciato dai recenti arresti. Ma le bombe non sono che la punta dell'iceberg. A Roma le mafie sono ormai parte endemica del tessuto economico e sociale, sostenute dalla cosiddetta "zona grigia": una rete di professionisti collusi che facilitano gli affari illeciti. Come evidenziato dalla Procura Generale, la Capitale è la seconda provincia italiana per segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, con capitali illeciti reinvestiti in immobili, ristorazione, turismo, carburanti e sale gioco. Per una risposta di comunità La risposta non può essere la stigmatizzazione dei nostri quartieri. Deve partire da tre consapevolezze: * La presenza mafiosa è cittadina, diffusa in ogni quadrante in forme diverse: per questo la risposta deve essere corale. * Bisogna colpire i potenti gruppi criminali, non accanirsi su chi è marginalizzato. * Le reti territoriali, le associazioni e le pratiche di cura mutualistica sono l'argine principale contro le mafie. Una comunità unita è la condizione indispensabile per far emergere l'oppressione, denunciarla e sconfiggerla. Le nostre richieste: * Tutela e sostegno dei territori: un'attenzione costante per le zone colpite e protezione concreta per chi trova il coraggio di denunciare. * Investimenti nella prevenzione: per contrastare le dipendenze e il traffico di droghe non basta la repressione. Servono risorse per le attività educative rivolte ai giovani, penalizzati dai continui tagli alla spesa pubblica. * Scuola inclusiva e di comunità. Educazione e istruzione come prima forma di antimafia: chiediamo una scuola capace di superare i propri confini e farsi presidio sociale e culturale nei territori. Vogliamo un'istruzione realmente inclusiva e accogliente, che viva in costante dialogo con le reti e la comunità locale per contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa. Abbiamo bisogno di spazi di apprendimento e aggregazione capaci di abbracciare ogni studente, offrire opportunità di crescita collettiva e superare l’idea di un destino già scritto. Fare della scuola un luogo aperto, partecipato e diffuso è il primo passo per promuovere giustizia e sottrarre spazio alle mafie e all'emarginazione. * Accesso alla cultura e alla bellezza. Un diritto universale, non un privilegio: Chiediamo un piano strategico che garantisca a tutte e tutti l'accesso libero a teatro, cinema, musica, biblioteche e percorsi artistici. La cultura e la bellezza non possono essere un lusso per pochi, ma uno strumento universale di emancipazione sociale e riscatto. * Spazi liberi. Il diritto alla socialità gratuita per i giovani: chiediamo il potenziamento e la nascita di centri di aggregazione giovanile e di spazi aperti, accoglienti e gratuiti. Le ragazze e i ragazzi hanno il diritto a luoghi in cui incontrarsi, confrontarsi e fare cultura insieme. I centri di aggregazione giovanile e i presidi culturali del territorio sono spazi vivi capaci di spezzare la solitudine e costruire processi di crescita collettiva. Offrire alle nuove generazioni luoghi di condivisione può sottrarre terreno alle culture mafiose e violente e restituire fiducia nel futuro. * Chiediamo maggiori investimenti nel riutilizzo sociale. I beni confiscati alla criminalità organizzata e riutilizzati socialmente rappresentano un’occasione di rinascita nei quartieri.   * Adeguamento degli organici di Giustizia e Forze dell'Ordine: la Procura di Roma registra carenze di organico del 20% tra i magistrati e del 30% tra il personale amministrativo, mentre nella sola provincia mancano circa 3.000 agenti di Polizia. Servono uomini e mezzi adeguati per contrastare la criminalità organizzata. PER TUTTO QUESTO CI VEDIAMO IN PIAZZA MALATESTA, MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE ALLE 18:00. Modalità di adesione Possono aderire associazioni, istituzioni, partiti, gruppi scout, parrocchie, reti territoriali e singoli cittadini. * Telefono / WhatsApp: 366 8149475 (Agnese) * Email: segr.liberaroma@gmail.com Adesioni (elenco in aggiornamento) * Agesci Lazio, * Alleanza Verdi e Sinistra Roma e Provincia, * Assessorato alla Scuola del Comune di Roma, * Assessorato alle Periferie del Comune di Roma, * Associazione Genitori Toti, * Anpi Roma, * Ap - Antimafia Pop Academy, * Arci Fanfulla * Arci Pianeta Sonoro, * Arci Roma, * Arci Solidarietà * Arci Sparwasser, * Arci Trenta Formiche, * Associazione daSud, * Aurelio in comune, * Auser Lazio, * Baobab Experience, * Cemea Del Mezzogiorno, * Cgil Roma e Lazio, * Circolo Auser Prenestino, * CSV Lazio, * Cubo Libro, * Filcams Cgil Roma e Lazio, * Fillea Cgil Roma e Lazio, * Flc Cgil Roma e Lazio, * Fondazione Piccolo America, * Giovani Democratici Roma, * Legambiente Lazio, * Link Roma 3, * Link sapienza, * Municipio II, * Municipio III, * Municipio V, * Municipio VII, * Municipio X, * Network Giovani, * Nonna Roma, * Partito Democratico Roma, * Polo Civico Cinecittà Bene Comune, * Polo Civico Intagli XV municipio, * Polo Civico Laurentino, * Polo Civico Pigneto, * Polo Civico Poleis Esquilino, * Polo Civico Ritagli XII municipio, * Polo Civico Torre Maura, * Progetto Diritti, * Rete della Conoscenza Roma, * Rete Solidale V Municipio, * Rete Studenti Medi Roma, * Rifondazione Comunista Federazione di Roma, Castelli e Litoranea, * Scomodo, * Spi Lazio, * Spin Time Labs, * Uds Roma, * Udu Roma, * UGS Roma
October 13, 2026
Gancio de Roma
A Roma le fontane sono itineranti
Sono tante le fontane romane che sono state spostate dalla sede originaria per motivi diversi. Alcune a seguito degli sventramenti come quella di piazza Scossacavalli ora davanti la Chiesa di Sant’Andrea della Valle o la fontana rionale nei pressi del Vaticano ora sulla via Cassia. C’è poi la fontana dell’Acqua Paola di Sisto V, oggi a piazza Trilussa, che era a via del Pellegrino, alla fine di via Giulia.  E anche la fontana di piazza del Popolo che prima della sistemazione del Valadier fu spostata al Gianicolo a  San Pietro in Montorio per finire definitivamente installata a Piazza Nicosia dove finalmente zampilla in pace. La fontana del Leone costruita nel 1579 e collocata in via di Panico oggi si trova in piazza San Salvatore in Lauro. Lo spostamento fu dovuto agli sventramenti e al riassetto urbanistico della zona. La fontana che oggi vediamo a  via Goffredo Mameli un tempo era nei giardini della distrutta villa Montalto all’Esquilino. > Ma lo spostamento recente di una fontana nel centro di Roma ha una > particolarità. Siccome le offese fatte alla città non vengono mai sole, e anzi l’una tira un’altra come le ciliegie, al grande obbrobrio della distruzione di piazza della Chiesa Nuova se ne è aggiunto un altro, un obbrobrio minore ma collegato. Si trovava sulla piazza una cinquecentesca fontana, opera di Giacomo della Porta: francamente non una fontana bellissima, anche perché dovette subire già in tempo antico l’aggiunta di un “coperchio” per impedire che il popolo del mercato la usasse per mettere in fresco la frutta (non sia mai!); così la fontana ebbe dal popolo romano il meritato appellativo di “terrina” (o zuppiera). Fu spostata nel 1889 da piazza Campo de’ Fiori, per far posto alla statua di Giordano Bruno. Degli scalini scendevano sotto il livello della strada per consentire l’afflusso dell’acqua (esattamente come la Barcaccia) e la fruizione comoda dell’acqua da più bocchettoni per gli assetati. > Ebbene ora anche questa fontana non c’è più: per far luogo alla devastante > fermata della Metro C, è stata spostata a piazza dell’Orologio, una piccola > bella piazza con un prezioso lato borrominiano, che risulta a sua volta > devastato da questa ingombrante intrusione. Ma ecco la particolarità che la rende forse unica fra tutte le fontane itineranti: la fontana “terrina” è una fontana senz’acqua! Ora è innalzata sopra la piazza, con i bocchettoni ancora visibili ma otturati, e nessuna acqua da nessuna parte. Ora è veramente solo un brutto monumento a una Terrina. Si potrebbe dire che una fontana senz’acqua è un po’ come la città del sindaco Gualtieri,  senza che nessuno ne controlli e ne blocchi le devastazioni. Comunque chi volesse bere può sempre rivolgersi ai bar a pagamento, che hanno occupato con i dehors e trasformato in spazio privato ciò che un tempo era marciapiede pubblico e passaggio. la copertina è di Rossella Marchini Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. L'articolo A Roma le fontane sono itineranti proviene da DINAMOpress.
October 1, 2026
DINAMOpress
Abitare è fare comunità
LA CRISI ABITATIVA INTERROGA IL MODELLO DI CITTÀ E LA CAPACITÀ DI GARANTIRE A TUTTE LE PERSONE CONDIZIONI DI VITA DIGNITOSE. RIPENSARE L’ABITARE SIGNIFICA TENERE INSIEME ACCESSO ALLA CASA, RELAZIONI DI PROSSIMITÀ, SERVIZI E PARTECIPAZIONE. LE ESPERIENZE COLLABORATIVE E COOPERATIVE OFFRONO PRATICHE CONCRETE DA SOSTENERE CON UNA RINNOVATA RESPONSABILITÀ PUBBLICA. DA QUESTE PREMESSE NASCE IL CONFRONTO DI FIRENZE DEL 24 SETTEMBRE, PER COSTRUIRE PROPOSTE E ALLEANZE CAPACI DI RENDERE EFFETTIVO IL DIRITTO ALL’ABITARE Foto: Street Lab > “Noi vogliamo lavorare per riformare il concetto di abitare nelle nostre città > e nei territori” (SFA) Per imprimere nel paese un cambiamento radicale in tema di diritto all’abitare è necessario recuperare la funzione sociale del pubblico in tutte le sue dimensioni, con una vertenza nazionale che restituisca a tuttə la titolarità dei diritti inalienabili. Parlare di nuova centralità del pubblico significa affermare un suo ruolo centrale non solo attraverso la pianificazione delle risorse, ma anche nello sviluppo di politiche programmatiche in grado di colmare vuoti oggi presenti. Ma una nuova centralità della politica pubblica significa necessariamente un’integrazione con la dimensione sociale. Considerare l’abitare come parte integrante del welfare può contribuire a rigenerare le città per renderle luoghi più inclusivi e accoglienti investendo sull’autogoverno delle comunità locali nella progettazione urbana e sociale. Il tema di una nuova concezione del pubblico e del suo utilizzo sociale è legato tanto alla capacità di rispondere a bisogni sociali nuovi e complessi, quanto al ripensamento di un diritto all’abitare come un orizzonte più vicino alle esigenze di persone e comunità. Le città sono lo spazio democratico in cui dare senso e corpo ad una nuova idea di governo del territorio. Occorre una revisione del modello urbano che integri il tema dell’abitare con quello del lavoro, della qualità della vita delle persone, a partire dalle periferie, coniugando promozione sociale e culturale con la capacità di progettare un futuro, incentrato sulla sostenibilità ambientale, sulla lotta alle disuguaglianze sociali e su un’ecologia integrale. Dalla casa all’abitare collaborativo Il mercato della casa, soprattutto nelle grandi città, sta diventando sempre più insostenibile anche per il ceto medio che diviene vulnerabile. L’Italia ha la particolarità della casa in proprietà e dell’investire sul mattone ma in un contesto di precarietà sempre maggiore, in particolare riguardo al lavoro ma anche alle relazioni, che portano a spostamenti anche molto significativi quanto temporanei, la necessità di affitto aumenta ma la disponibilità dei proprietari diminuisce. Occorre una potente iniziativa pubblica, a tutti i livelli: europeo, nazionale, regionale, locale, a partire dall’aspetto normativo e contemporaneamente di investimento. A livello normativo occorre anche intervenire sui patrimoni sfitti per incentivare, ma dove non arriva l’incentivo, trovare anche altre forme affinché i proprietari diventino disponibili all’affitto. Si parla di istituire agenzie che facciano l’incrocio domanda-offerta fino a sostituirsi all’inquilino nel contratto con il proprietario. Sarebbe un primo passo ma ritengo non sia sufficiente perché questo risolverebbe solo l’aspetto della casa, non necessariamente dell’abitare. Il contesto che cambia comporta che il pubblico sempre più si deve occupare di abitare e non solo di casa, attraverso servizi di accompagnamento all’abitare che autonomizzino le persone/famiglie rendendole sempre più indipendenti dal pubblico nella ricerca di soluzioni ai propri bisogni. Riguardo a questo si dovrebbe trovare la formula e la struttura migliore, coinvolgendo Pubblico, Privato e Terzo Settore, imparando da esperienze come Homes4all, Fondazione Housing Sociale, ecc. In questa linea, il passo ulteriore è la promozione dell’abitare collaborativo come opportunità di maggiore indipendenza: a Ecosol, prima di chiamare i servizi, chiamo il vicino di casa. Ecosol è attrattivo e risorsa per il territorio. Sono i Servizi che trovano soluzioni in Ecosol. Dovunque ci sia un cohousing, un condominio solidale, un ecovillaggio,… proprio perché le persone stanno bene diventano risorsa per i vicini, per il territorio. Dobbiamo ricostruire comunità perché già ora i servizi sanitari e sociali non possono più essere per tutti. Le risorse non bastano e la demografia porterà necessariamente ad un peggioramento. E allora il mondo dell’economia solidale (RIPESS Europe, RIES e CO-Energia) nelle persone di Gabriele Bollini (CO-Energia) e Jason Nardi (RIES) con la collaborazione di Silvia Cafaro (autrice del libro “Abitare collaborativo. La ricerca di un nuovo mutualismo” (Donzelli Editore, 2026), hanno pensato di dare un contributo al loro stare nel Social Forum dell’Abitare, avviando una analisi e una riflessione sulle esperienze italiane e europee di abitare collaborativo nell’incontro del 24 settembre a Firenze “Risposte collettive alla crisi dell’abitare: pratiche, strategie e politiche in Italia ed Europa”; in collaborazione con: Un Tetto sulla Testa, Fuori Binario, GIT Banca Etica Firenze, Alleanza per l’Abitare di Firenze e con il supporto del Distretto di Economia Civile di Firenze, nell’ambito del progetto CHOICE – Community-led HOusing for Inclusion, Climate and Equity Possibili domande guida di questo percorso che inizia con l’incontro del 24 settembre, sono: * Come si sta vivendo la crisi abitativa nei nostri territori? * Quali barriere esistono per sviluppare modelli cooperativi realmente inclusivi? * Quali alleanze servono tra ESS (Economia sociale solidale), movimenti sociali e amministrazioni pubbliche? * Quali richieste o proposte dovrebbero essere promosse a livello nazionale ed europeo? * Quali elementi chiave dovrebbe includere un’agenda comune di advocacy? Nel ripensare le politiche dell’abitare, obiettivi di un dibattito nazionale all’interno della rete delle realtà che si ritrovano nel SFA, possono essere: * Politiche europee e nazionali sull’abitare: il piano europeo e quello italiano, i principali nodi critici della situazione attuale. * Sensibilizzare sui modelli di abitare cooperativo e abitare promosso dalla comunità, analizzando le diverse esperienze sviluppate nei paesi del sud Europa, con particolare attenzione al movimento di abitare cooperativo in Catalogna come riferimento chiave. * Esplorare criticamente l’attuale crisi abitativa che colpisce il sud Europa, affrontando le sue cause strutturali e la sua relazione con disuguaglianze sociali ed economiche più ampie. * Analizzare i contesti specifici di ogni paese e promuovere il dialogo sui diversi meccanismi di finanziamento esistenti per sostenere iniziative di abitare cooperativo, mettendo il focus su come rendere l’abitare cooperativo un’opzione veramente accessibile per tutte le classi sociali. * Incorporare una prospettiva di genere nei dibattiti, affrontando come la crisi abitativa colpisca in modo sproporzionato le donne – specialmente le donne razzializzate – e come contribuisca alla femminilizzazione della povertà. * Rafforzare i legami con i movimenti sociali di base, garantendo che i dibattiti siano connessi con i bisogni e le esperienze reali delle comunità più colpite dalla precarietà abitativa. – Sperimentare, in particolare nelle periferie delle città “abbandonate da Dio e dagli uomini”, nuovi spazi fisici di democrazia comunitaria, che prospettano anche nuove forme dell’abitare collettivo, rispetto alle tentate politiche pubbliche di ‘welfare rigenerativo’ delegate agli interventi tradizionali, cioè assistenzialistici, del terzo settore. * Quali contributi per una legge sull’abitare per favorire le forme collaborative e cooperative? Risposte collettive alla crisi dell’abitare: pratiche, strategie e politiche in Italia ed Europa > “Risposte collettive alla crisi dell’abitare ” Firenze L'articolo Abitare è fare comunità proviene da Comune-info.
September 22, 2026
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