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[2026-06-11] Prosfygica. Un quartiere da difendere. Autogestione e internazionalismo contro la gentrificazione ad Atene @ CSOA Forte Prenestino
PROSFYGICA. UN QUARTIERE DA DIFENDERE. AUTOGESTIONE E INTERNAZIONALISMO CONTRO LA GENTRIFICAZIONE AD ATENE CSOA Forte Prenestino - via Federico delpino, Roma, Italy (giovedì, 11 giugno 18:00) Giovedì 11 giugno 2026 CSOA FORTE PRENESTINO Laboratorio di Lotte alla Gentrificazione presenta: PROSFYGICA Un quartiere da difendere Autogestione e internazionalismo contro la gentrificazione ad Atene Ore 18.00 Serigrafia live. Stampa e sostieni! Ore 20.45 Introduzione e a seguire proiezione di: - "The Refuge" di Natasha Blatsiou e Nikos Pilos (doc. lingua greca sub Eng, 15’) - documentario su Prosfygika di Arsinoi Pilos (doc. lingua greca sub Eng, 10’) A seguire tavola rotonda con: • ⁠I/le compagnx della campagna di solidarietà internazionalista per Prosfygika su Roma e in Europa • Anna Giulia (antropologa che si occupa di gentrificazione in Grecia) . . . /// Prosfygika non si sgombera Lo Stato greco e la Regione dell’ Attica hanno approvato un piano di riqualificazione del quartiere di Atene da 15 milioni di euro finanziato con fondi europei. Dalle macerie della crisi economica e della conseguente crisi abitativa nasce nel 2010 a Prosfygika, dove sopravvivono le otto palazzine che compongono la comunità politica e lo spazio occupato autogestito, l’Assemblea di Prosfygika Occupata (Sy.Ka.Pro). L’Assemblea ha dato vita a una comunità politica coesa, con diverse strutture, gruppi di lavoro e iniziative. Oggi, i residenti di Prosfygika parlano lingue diverse e provengono da contesti geografici lontani tra loro, ma si ritrovano a lottare per la sopravvivenza di una comunità, il cui valore va ben oltre gli spazi che abita. Come in molte altre città europee e non solo, la minaccia di riqualificazione è quella che sta colpendo Prosfygika oggi. Dall’inizio del 2026, Prosfygika Occupato è in mobilitazione permanente e una grande solidarietà internazionale si è attivata per sostenere la sua esistenza. Possono i nostri immaginari ed esperimenti sociali vincere davvero? ///
June 10, 2026
Gancio de Roma
Firenze. Un’altra urbanistica è (ancora) possibile
La rete Salviamo Firenze, di cui fa parte anche il laboratorio perUnaltracittà con il suo gruppo urbanistica, da mesi si è attivata e ha studiato, analizzato e reso accessibile una lettura critica delle trasformazioni urbanistiche che stanno avvenendo nella città … Leggi tutto L'articolo Firenze. Un’altra urbanistica è (ancora) possibile sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Buon anno (di pace e di lotta)
Il 2025 è stato un anno impegnativo. A seguito del genocidio in Palestina, le piazze si sono riempite per manifestare lo sdegno e il bisogno di pace per tutti, senza condizioni. Anche Firenze è scesa nelle piazze, per cause … Leggi tutto L'articolo Buon anno (di pace e di lotta) sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Soldi per i quartieri, non per la guerra. Per il diritto alla casa e alla città! – di Comitato Inquilini Aler Torri Saponaro
Negli ultimi mesi Milano è stata al centro delle cronache e anche di molte iniziative politiche dal basso. Per un verso i tanti scandali politico-urbanistici, per un altro – strettamente intrecciato – la condizione sempre più insostenibile del vivere e dell’abitare nella “città modello”; a tenerli insieme la teorizzazione di diversi assessori e amministratori [...]
November 19, 2025
Effimera
Dallo Stato-piano al piano-Casa: Palermo chiama Milano
Leggo ormai da un po’ di Milano, pensando a Palermo. Inizialmente mi era parso che ci fosse una differenza, dovuta ad una maggiore rumorosità di un motore – quello milanese – più performante con un regime di coppia molto elevato. Insomma si dice che chi mangia fa molliche quindi chi mangia tanto ne fa di più. Ma col passare delle settimane la distanza tra le differenti regioni mi appare ridotta. Lì, al nord, come qui, al sud, ad una organizzazione criminale di stampo mafioso con una catena di comando gerarchica e la conseguente responsabilità collettiva per il malaffare si è sostituito altro. Lo descrivo con le parole trovate in una sentenza che chiude un caso siciliano, l’ultimo che aveva avuto l’onore delle cronache ed il rango riconosciuto di un “sistema, ma non un’associazione a delinquere.” Questa precisazione (non è un sistema volto alla accumulazione criminale) è scritta dagli stessi magistrati che hanno fatto salutare la testata del motore. Descrivendo inizialmente un”sistema”. Anche la stampa aveva adottato il termine sistema per far circolare la notizia (anche questo mette valore al prodotto), ma nello specifico la sentenza sarebbe stata al contrario lapidaria: “i reati sono stati commessi ciascuno in adesione ad un patto corruttivo, di scambio di reciproche utilità tra i concorrenti senza che mai si possa individuare l’appartenenza a un gruppo stabile e duraturo“. Sull’associazione a delinquere, dunque, il tribunale non accoglieva la ricostruzione della Procura, che è quanto era invece accaduto nel maxi processo a Cosa Nostra e nella vicenda giudiziaria e politica di Tangentopoli. Ho scientemente tolto il riferimento preciso alla sentenza, per rendere un tratto importante del discorso: non c’è Storia, ma taglio, cancellatura, omissis. Perché oggi “Ciò che manca nel caso di specie – si legge nelle motivazioni di quella sentenza “idealtipica” – è l’accertamento dell’esistenza di una struttura organizzativa idonea a realizzare gli obiettivi criminosi presi di mira. Nel caso di specie i pretesi reati fine o scopo dell’associazione hanno la caratteristica di essere commessi ciascuno di essi in adesione a un patto corruttivo di scambio di reciproche utilità tra i concorrenti, senza che mai si possa individuare l’appartenenza ad un gruppo stabile e strutturato“. Il sistema quindi si è parcellizzato, volatilizzato nella nube degli strumenti finanziari che lo riproducono. Evaporato in una sostanza che passa attraverso i pori della pelle. Produce resti, detriti, si inceppa. Ma… Ha ridotto il suo impatto ambientale. Pare inquinare meno, anzi si dichiara ecologista, digitale, attento ai nuovi diritti, quelli di seconda generazione. E forse ne avremo anche una terza, che già sento di diritto all’abitare e di nuovi motorini non termici da finanziare con bonus e pass per le ZTL. Lascio la metafora e illustro argomentando. Di certo la tradizionale opzione tra investimenti pubblico (con finalità di interesse collettivo) e privato (puntato sul profitto individuale) è stata superata. Almeno così si ripete ossessivamente ricordando la carenza di risorse della mano pubblica, che legittima una transizione. Quella appunto dallo Stato Piano, quello del socialismo reale, che si era offerto in una versione socialdemocratica come welfare ed era stato una battaglia del centro sinistra negli anni che vanno dal boom economico alla crisi del 1973. Va aggiunto che è stato sempre il centrosinistra a mandarlo in soffitta con Prodi, Ciampi e Maastricht negli anni novanta. Che alla destra spettasse non la soffitta ma la galera, poi, siamo abbondantemente autorizzati a crederlo; ma dal punto di vista delle categorie per i berlusconiani, dopo una breve stagione di flirt con i”professori”, tutto gli si può dire tranne che abbiano ideato qualcosa che non fosse per il proprio ombelico. Il sistema e la sua ossatura insomma erano quelle lì, con lo Stato che faceva da capitalista collettivo, le banche (la banca centrale in primis), da pompa di rifornimento e i privati che si spartivano la carcassa, magari litigando tra loro e giocando sporco. Quella macchina consumava tanto, troppo per non compromettere la centrale di comando del sistema. La fine di Craxi e la sua difesa politica di quel motore sporco ma necessario è cosa nota. Oggi quella macchina è mutata, al punto da rendere obsolete le vecchie categorie che la spiegavano. Se di quella macchina volessi immaginarne adesso la architettura, la modalità operativa, forse la dovrei vedere come un’ “Auto mild hybrid”. Cosa significa? La parola mild significa dolce, lieve. Nel Tempo delle scelte di Romano Prodi lessi per la prima volta la teorizzazione di questo nuovo modo di pensare lo Stato. Un veicolo mild hybrid che fosse un ibrido leggero, in cui l’intervento dell’elettrico (il politico) è intelligente, limitato ad alcune fasi, quali l’accensione e il funzionamento in mezzo al traffico in ore di punta, per ricaricarsi poi quando il termico tradizionale lavora a regimi elevati di coppia (cantieri, grandi opere, fondi di investimento, asset assicurativi, approvvigionamento energetico e spese militari). Perché il “termico” per alte prestazioni c’è ancora, e se l’elettrico lo sostituirà sarà perché saprà riprodurre anche quelle. Per illustrare la mia metafora prendo il “caso Milano”, quello che aveva inizialmente fatto pensare ad una “tangentopoli” 2.0. Il caso era di scuola, all’antica, con un motore termico tradizionale. Metti benzina (il comune delibera e le banche anticipano) nella macchina (le imprese vincono gli appalti e avviano i cantieri) e vai. Il malaffare starebbe nel rischio che la centralina sia guastata dalla corruzione, dall’usura eccessiva per l’esposizione a fattori di stress. Banalmente le mazzette, le consulenze inutili, i falsi in bilancio e chi più ne ha più ne metta. Anche le macchine migliori si rompono. Beh, le cose non sono più così semplici e la macchina oggi non ha una sola centrale, ma centraline che regolano l’accesso al credito, i tassi, le coperture assicurative, gli standard occupazionali e il rispetto delle normative, la compatibilità con altri sistemi operativi e la gestione delle informazioni che servono altri sistemi e regolano flussi importanti. Al punto che la previsione di un cantiere, o l’acquisto di un’automobile, oggi sono già redditizi fin dalla sottoscrizione di pacchetti di servizi finanziari e assicurativi che precedono la messa su strada del bene! E qui penso ai cantieri di Palermo, che si aprono e non si chiudono, senza che questo rechi un’offesa alla città. Anzi, è da un ventennio che su questo paradosso qualcuno riesce persino a mettere degli abiti da festa. Per questo la novità del “sistema” è proprio che un sistema non c’è e la macchina riprende a funzionare miracolosamente proprio con le stazioni o le battute d’arresto. Nel caso Milano leggo ad esempio che stanno rilanciando come reazione al “caso” un piano casa, che non si ispirerà però al vecchio disegno di legge “Fanfani” (un motore termico per il quale non c’è più carburante, ovvero fondi pubblici o in termini economico politici welfare) ma a centraline (autonomia differenziata e federalismo fiscale sono i riferimenti teorici e pratici) montate nell’abitacolo. Sarà infatti un ministero per le città quello che riconoscerà alle amministrazioni comunali poteri, risorse e gestioni straordinarie, per riuscire dove la vecchia macchina aveva fallito. Udite, udite, il nuovo avanza e risolverà il problema dell’edilizia popolare, ridurrà l’inquinamento ecologico e politico, affrontando la questione del diritto all’abitare. Immagino già il coinvolgimento di banche e la normativa fiscale per detrazioni, deroghe e mutui, con un nuovo motore meno rumoroso e con tanti aiutini per dare la sensazione di avere basse emissioni di gas incombusti e riciclo (o riciclaggio) totale. È questa la transizione reale che ha incapsulato vecchie coppie concettuali, come quelle di proprietà e godimento, o pubblico e privato, riferite al godimento dei beni. Quindi nessuna Tangentopoli e vai con il mild hybrid!   Michele Ambrogio
September 2, 2025
Pressenza