Il condono edilizio a Roma, ovvero una storia infinita
Foto AMBM
(SULLA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE CHE ANDRÀ AL VOTO DELL’ASSEMBLEA CAPITOLINA)
E’ attualmente sottoposta al parere dei Municipi la 32a Proposta di
deliberazione (Dec. G.C. n. 17 del 05 marzo 2026) per la Modifica del
Regolamento per dare attuazione alla procedura semplificata e alla procedura di
formazione del Silenzio Assenso con modalità telematica per la definizione delle
istanze di condono edilizio. La pubblichiamo con un commento di Giancarlo
Storto.
scarica la “Modifica del Regolamento per dare attuazione alla procedura
semplificata e alla procedura di formazione del Silenzio Assenso con modalità
telematica per la definizione delle istanze di condono edilizio, approvato con
Deliberazione di Assemblea Capitolina n. 40 del 16 maggio 2019 avente ad oggetto
“Atto di indirizzo per l’uniforme applicazione dell’istituto del “Silenzio
Assenso” e della “Procedura Semplificata” alle istanze di Condono Edilizio
presentate ai sensi delle Leggi n. 47/1985, n. 724/1994, n. 326/2003 e L.R.L. n.
12/2004, non ancora definite con rilascio di provvedimento formale.”
IL CONDONO EDILIZIO A ROMA, OVVERO UNA STORIA INFINITA
di Giancarlo Storto
Quarant’anni: di tempo ne è trascorso dal primo condono edilizio (anno 1985 a
cui hanno fatto seguito analoghi provvedimenti nel 1984 e nel 2003) e il Comune
di Roma è ancora ingolfato di pratiche che attendono di essere definite.
Come uscire da questa insostenibile vicenda che lascia in una sorta di limbo i
richiedenti e preclude all’amministrazione la possibilità di recuperare le
risorse dovute per i contributi concessori? È questo l’interrogativo a cui tenta
di fornire una risposta la proposta di delibera della Giunta comunale
attualmente all’esame dei Municipi (parere necessario ma non vincolante).
Impossibile conoscere il numero di pratiche ancora in giacenza presso gli uffici
di Decima: l’unico dato attendibile, che risale però al 2019, è recuperabile nel
Rapporto sui condoni edilizi presentato al Senato da Sogeea, società di servizi
immobiliari, che, a quella data, quantificava in quasi 600mila le domande di chi
aspirava a legittimare abusi edilizi di varia entità ricadenti nel territorio
comunale, includendo costruzioni realizzate in totale difformità dalla normativa
urbanistica e modifiche meno rilevanti compiute su singole abitazioni. Il dato
che suscita maggiore sconcerto è il numero di istanze ancora da evadere:
213mila, più di un terzo, la gran parte dovute presumibilmente al condono del
1985 in riferimento al quale sono state presentate la maggior parte delle
richieste (ancora dal Rapporto Sogeea del 2019 si ricava che, a livello
nazionale, negli archivi comunali erano da trattare 5,4 milioni di domande e di
queste 3,5 risalivano al primo condono).
La Giunta comunale sembra prendere atto che venire a capo con procedure
ordinarie da questo diluvio di incartamenti non ancora lavorati, che le
precedenti amministrazioni non hanno avuto la capacità e la determinazione
necessarie per una loro corretta gestione, propone il percorso che, in questi
tempi, è il più praticato: la semplificazione dell’iter approvativo. Con qualche
correttivo.
Tutte le istanze avranno un controllo formale a seguito del quale saranno
sottoposte a verifica di merito le richieste di condono che riguardano immobili
in aree sottoposte a vincoli, quelle relative a nuove costruzioni o ampliamenti
e le domande in cui, da un esame preliminare, emergono incongruenze. Per le
restanti si procederà acquisendo l’asseverazione di un tecnico abilitato sulla
veridicità della documentazione per poi rilasciare il titolo abilitativo in
sanatoria.
Che dire? Il tempo smisurato intercorso dalla presentazione delle richieste di
condono a oggi può giustificare un tale provvedimento anche se di fatto è
un’ammissione di impotenza che richiama responsabilità distribuite nelle tante
amministrazioni che nel tempo si sono succedute.
La stagione dei condoni, nonostante i maldestri tentativi della destra di
riproporli, è da sperare che appartenga al passato. Restano incancellabili i
frutti velenosi, non soltanto per le ricadute sul territorio.
Giancarlo Storto
Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
14 aprile 2026