Tag - centro

L’inverno demografico della scuola
Quasi due milioni di studenti in meno nel 2040 rispetto a oggi. Che, a regole invariate, potrebbero volere dire circa 95.000 classi e 166.000 docenti in meno. Sono, in massima sintesi, i dati drammatici dell’effetto del declino della popolazione italiana sul sistema d’istruzione nazionale, così come emergono da un nuovo esercizio previsivo della Fondazione Agnelli a partire dai dati Istat per il 2025. L’impatto del declino della popolazione sul sistema d’istruzione italiano è un fenomeno che da tempo preoccupa ed è oggetto di studio, sebbene fatichi a diventare un tema importante del dibattito pubblico e per il momento non trovi risposte da parte della politica. Già nel 2018 la Fondazione Agnelli aveva lanciato un primo allarme (https://www.fondazioneagnelli.it/2018/04/12/scuola-orizzonte-2028/), ma in questi anni le tendenze demografiche che allora potevano essere definite “preoccupanti” sono andate aggravandosi, diventando drammatiche in sé e per le conseguenze che potranno avere sugli equilibri e sulla sostenibilità dell’intero sistema d’istruzione nazionale. > “Il confronto con la previsione costruita anni fa dalla Fondazione Agnelli, si > legge nel dossier, sulla base 2018 mostra che i cambiamenti non sono uniformi. > Sul totale 3-18 la nuova stima per il 2030 è più bassa di circa il 4%. La > correzione è molto più forte per i 3-5 anni, dove la nuova previsione è > inferiore di circa il 18%, e più contenuta per la primaria, intorno al 7%. Per > medie e superiori, invece, la nuova previsione è leggermente più alta, > rispettivamente di circa il 3% e l’1%. Non soltanto lo scenario è diventato > più negativo, ma è cambiata la distribuzione del calo tra le coorti”. > > Il nuovo esercizio previsivo della Fondazione Agnelli fino al 2040 mostra che > il divario territoriale cresce con l’orizzonte di previsione. Sul totale 0-18, > al 2030 le differenze tra aree sono ancora relativamente contenute: Nord Ovest > e Nord-Est si collocano intorno all’8% di riduzione, mentre Centro e > Mezzogiorno sono intorno al 10-11%. Al 2035 il distacco aumenta: il Nord è > intorno al 13-14%, il Centro al 19% e il Mezzogiorno al 20%. Nel 2040 il > quadro si polarizza ulteriormente, con una riduzione di circa il 15% nel > Nord-Ovest, il 16% nel Nord-Est, il 23% nel Centro e il 27% nel Mezzogiorno. > > “Al 2040, si legge nel dossier, la Liguria, che da tempo è la regione più > vecchia e dove quindi il declino è iniziato prima, è quella con la riduzione > più contenuta del totale 0-18, intorno al 10%. Trentino-Alto Adige, Piemonte, > Lombardia, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna si collocano in una fascia > di riduzione compresa grosso modo tra il 15% e il 16%. All’estremo opposto, > Sardegna e Basilicata superano il 30% di calo; Puglia e Molise sono poco sotto > questa soglia”. Una parte importante delle differenze territoriali è collegata alle migrazioni. Tra il 2025 e il 2039 il NordOvest cumula un saldo migratorio con l’estero positivo pari a circa l’8% della popolazione iniziale e un saldo interno positivo di circa l’1%. Nel Nord-Est il saldo con l’estero è intorno al 6% e quello interno al 2%. Al Centro il contributo dall’estero resta elevato, circa il 7%, mentre quello interno è solo leggermente positivo. Nel Mezzogiorno il saldo con l’estero è comunque positivo, intorno al 5%, ma viene in parte compensato da un saldo interno negativo vicino al 3%. La Lombardia è un buon esempio di questo meccanismo: il saldo internazionale cumulato è vicino all’8% della popolazione 2025 e quello interno è positivo, anche se inferiore all’1%. Questa capacità attrattiva contribuisce alla migliore tenuta complessiva della Regione e si accompagna a un profilo più favorevole delle fasce giovani. Non è però un’eccezione assoluta: Liguria, Piemonte ed Emilia-Romagna mostrano anch’esse saldi migratori complessivi molto positivi. Le stime della Fondazione Agnelli sollecitano una discussione, indicando il margine che il calo demografico potrebbe aprire per opzioni di politiche dell’istruzione diverse, ma che non necessariamente si escludono a vicenda. Fra queste, il rafforzamento del tempo scuola e la scuola del pomeriggio (soprattutto alle medie), il rafforzamento del sostegno, una maggiore stabilità degli organici, classi meno numerose e interventi mirati nelle aree a più forte rischio di povertà educativa. E, più in generale, potrebbe anche suggerire una riallocazione delle risorse che lo stesso declino potrà fare risparmiare fra i vari gradi dell’istruzione: ad esempio, per l’università, dove sono necessari più laureati; ma anche per gli asilo nido, che in Italia vedono una partecipazione dei bimbi più piccoli (0-2) ancora modeste. Sono le scelte che la politica sarà chiamata a fare a breve, alla luce del drammatico calo. “ > È importante evitare una lettura univoca del declino demografico, si legge nel > commento finale del rapporto. Il fenomeno combina tre dimensioni: il > progressivo passaggio del calo tra i cicli scolastici, una divergenza > territoriale crescente – già evidente nei totali di macroarea – e il ruolo > delle migrazioni nel modificare le traiettorie regionali. Per la scuola > significa conseguenze diverse per tempi e intensità: alcuni territori dovranno > affrontare un forte ridimensionamento della rete e degli organici potenziali; > altri, soprattutto nel Centro-Nord, avranno margini più contenuti e in alcune > fasce giovani potranno vedere una stabilizzazione. Anche in termini di > politiche, dunque, ha senso ragionare per ciclo e territorio, non solo in > ottica nazionale”. Qui “L’inverno demografico della scuola” della Fondazione Agnelli: https://www.fondazioneagnelli.it/wp-content/uploads/2026/10/FONDAZIONE-AGNELLI-INVERNO-DEMOGRAFICO-SCUOLA_FINALE.pdf. Giovanni Caprio
October 24, 2026
Pressenza
VERONA: IN 4MILA PER IL TUMULTO PRIDE. DENUNCIATE MOLTEPLICI AGGRESSIONI AI MARGINI DELLA MANIFESTAZIONE
Nella prima serata di sabato 27 giugno 2026 a Verona, alla fine di un corteo “tumultuoso”, colorato e partecipato da 4mila persone, 4 persone hanno denunciato di essere state aggredite tra il centro storico e il quartiere di Borgo Trento, dove si era concluso il Pride. A renderlo noto la stessa Rete Tumulto Pride che in un comunicato parla di “intimidazioni e offese” a carattere fascista e omolesbobitransfobico. Due attivisti della Rete Verona per la Palestina e dell’organizzazione del Pride, hanno denunciato ai nostri microfoni di aver subito le aggressioni semplicemente perché portavano con loro la bandiera della Palestina. Gigi, 60 anni, attivista veronese di lunga data ma il cui volto non è particolarmente noto, è stato avvicinato da un trentenne in piazzetta Municipio, in pieno centro storico. L’uomo ha sottratto una bandiera della Palestina di 4 metri per 3, che Gigi stava riportando a casa dopo il corteo. Erano circa le ore 20. L’aggressore si è prontamente infilato in un piccolo vicolo poco frequentato ed ha aspettato Gigi “in posizione da boxer, coi pugni alzati”. Nel frattempo è stato raggiunto da tre sodali e a quel punto Gigi ha deciso di andarsene. Dopo un confronto con compagne e compagni, ha sporto denuncia. Anche Antonella, della Rete Tumulto Pride, è stata aggredita dopo il corteo per ben tre volte in una decina di minuti. Era di ritorno dal corteo nei pressi del ponte della Vittoria, altra zona centrale e molto frequentata. In compagnia di figlio e figlia adolescenti, ha chiesto a quest’ultima di fotografarla con la bandiera della Palestina. Immediatamente è stata insultata pesantemente da un uomo, anch’esso accompagnato da due figli, uno dei quali ha cercato di farlo desistere. Accusato il colpo, dopo pochissimi minuti è stata fermata da una moto “che viaggiava a velocità ridotta e sembrava circumnavigasse la zona. L’uomo a bordo ha iniziato a inveire” ordinando di chiudere la bandiera della Palestina, per poi tagliare la corda. Terza aggressione è avvenuta immediatamente dopo da parte di una dozzina di adulti che hanno iniziato “ad additarci ed insultarci”, racconta Antonella. Uno di loro ha fatto cenno di “attraversare la strada, salvo poi essere trattenuto da un altro del gruppo”, che ha poi proseguito. “Ho pensato che non fosse casuale” ha detto Antonella e “ho avuto conferma, dopo un confronto con Gigi, che le aggressioni fossero frutto di un clima di caccia all’uomo” da parte di simpatizzanti dell’estrema destra che evidentemente erano presenti numerosi nelle zone adiacenti alla piazza finale della manifestazione. Il bilancio della giornata di festa e di lotta con Giovanni Zardini della Rete Tumulto Pride. Ascolta o scarica La testimonianza di Gigi, della Rete di Verona per la Palestina. Ascolta o scarica La testimonianza di Antonella, della Rete Tumulto Pride. Ascolta o scarica Il Comunicato di lunedì 29 giugno inviato in redazione dalla Rete Tumulto Pride in merito alle aggressioni.  INTIMIDAZIONI, OFFESE E INSULTI AL TUMULTO PRIDE 2026. Se analizziamo questo Tumulto Pride 2026 dal punto di vista della continuità di un progetto politico nato lo scorso anno, possiamo affermare che il percorso compiuto dalle associazioni e dalle soggettività che lo hanno portato per le vie di Verona sabato 27 giugno è stato importante oltre che entusiasmante. Chi era in piazza con noi sabato ha percepito l’importanza del progetto. L’energia che si respirava era potente e i contenuti, portati in piazza anche da altre città, erano quelli alla base del manifesto politico del Tumulto Pride e perciò profondamente sentiti e convincenti. Ma dobbiamo anche segnalare alcuni episodi allarmanti che si sono verificati durante e dopo il corteo terminato in Piazza Vittorio Veneto, che hanno coinvolto partecipanti e volontariɜ della Rete Tumulto Pride, presɜ di mira da insulti e intimidazioni fasciste ed omolesbobitransfobiche. Un compagno che portava simboli della lotta del popolo palestinese, mentre tornava a casa è stato oggetto di una aggressione verbale che per poco non è diventata fisica. In un vicolo isolato in pieno centro città gli è stata strappata di mano la bandiera della Palestina ed è stato insultato per il suo impegno. L’episodio, che lo ha visto da solo di fronte a quattro aggressori, sarebbe potuto finire molto peggio se non avesse avuto la prontezza di andarsene. Una donna appartenente alla Rete Tumulto, mentre attraversava il ponte della Vittoria per tornare a casa, è stata aggredita verbalmente da alcuni passanti alla presenza dellɜ figliɜ. Unə fotografə ufficiale volontariə è statə oggetto di insulti omolesbobitransfobici da parte di suoi connazionali che evidentemente non accettavano che anche una persona  migrante possa partecipare orgogliosamente a un Pride. Anche un’altra persona ci ha segnalato via messaggio di essere stata oggetto di insulti tipo “frocio di merda” mentre stava tornando a casa dopo il corteo. Abbiamo raccontato naturalmente solo i fatti di cui abbiamo avuto testimonianza diretta. Un’altra considerazione è relativa all’aver visto un enorme spiegamento di forze dell’ordine, crediamo di poter dire mai cosi tante per un Pride a Verona. Sappiamo bene come siamo stati accoltɜ da una parte della città, tuttɜ eravamo consapevoli che in Piazza Vittorio Veneto un nutrito gruppi di fascisti si era radunato in un bar noto per le frequentazioni di estrema destra. La Rete Tumulto si è prodigata per liberare la piazza ben prima delle ore 21.00 concordate con la Questura, e uno dei motivi era proprio la salvaguardia della nostra sicurezza, l’impegno a non lasciare nessunə solə in balia di possibili aggressioni. Lo svuotamento veloce della piazza ha funzionato bene anche grazie al servizio di navette che avevamo organizzato. In questi due giorni successivi al Pride gli attacchi sono proseguiti su stampa e social, con pubblicazione di foto dove lɜ attivistɜ del Tumulto Pride che vengono presɜ di mira individualmente nel testo sono ben riconoscibili, a rischio quindi di diventare a loro volta vittime di aggressioni fasciste e omolesbobitransfobiche. Tutto ciò ci dice una sola cosa, che di Pride come il Tumulto c’è un grande bisogno a Verona. Ci impegniamo per questo a proseguire il progetto anche nel 2027. Esprimiamo vicinanza e solidarietà  a tutte le persone che hanno subito violenza durante e dopo il corteo, e vogliamo dire loro NON  MOLLATE, NON SIETE SOL* RETE TUMULTO PRIDE
June 29, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: TORNA “LA GRANDE FESTA 100 AFRICHE” PER RACCONTARE E CAPIRE IL CONTINENTE
Venerdì 5 sabato 6 e domenica 7 giugno si tiene a Milano “100 Afriche”, un festival culturale organizzato da Africa Rivista e ospitato al Centro Internazionale di Quartiere, nella Cascina Casottello di via Fabio Massimo 19 (fermata Porto di Mare, metro 3 gialla). Incontri, dibattiti, musica, arte, mostre, laboratori creativi, artigianato, cinema, itinerari di viaggio e cucina per esplorare, raccontare e capire la ricchezza e la diversità del continente africano. Il programma è ricco, a portata di tutte le età. L’ingresso è gratuito ma per alcuni incontri è necessaria la prenotazione, che si può effettuare a partire dal sito di Africa Rivista. Tutti gli eventi si svolgeranno anche in caso di maltempo, negli spazi coperti. La presentazione del festival “100 Afriche” con il direttore di Africa Rivista, Marco Trovato. Ascolta o scarica
June 1, 2026
Radio Onda d`Urto
PADOVA: RILASCIATI CON OBBLIGO DI DIMORA I 4 COMPAGNI DEL CS PEDRO AGGREDITI DAI CARABINIERI
[Aggiornamento sera – giovedì 16 aprile]: i 4 compagni del Cs Pedro sono stati rilasciati con obbligo di dimora. Ad accoglierli fuori dal Tribunale il presidio solidale di compagne e compagni] [Aggiornamento mattina – giovedì 16 aprile] Arresto per 4 compagni fermati dai carabinieri a Padova nella tarda serata di mercoledì. Il processo per direttissima è stato fissato per giovedì ore 13.30. In concomitanza solidali del CS Pedro e di altre realtà cittadine, si ritroveranno in presidio davanti al Tribunale. Tutto è iniziato con un “controllo ordinario” a poche decine di metri dal centro sociale, “zona rossa” a Padova. Da poco si era conclusa un’assemblea per organizzare la festa del 25 aprile. Un’auto con a bordo “un paio di persone” che avevano partecipato all’assemblea, si ferma in un tabaccaio in via Annibale da Bassano quando immediatamente sopraggiungono due pattuglie dei carabinieri che “aprono violentemente le porte della macchina e intimano l’identificazione” dei presenti, che non resistono e forniscono i documenti. I carabinieri decidono di procedere con una perquisizione personale e all’auto, senza rilevare alcunché. In seguito gli animi si scaldano e i carabinieri “strattonano bruscamente un compagno bloccandolo a terra e schiacciandolo fisicamente”, in puro stile “George Floyd”, come ha raccontato ai nostri microfoni Nando, giunto dal vicino Pedro in quegli istanti. Con lui arrivano diversi altri compagni e compagne che non avevano ancora lasciato il centro sociale. Tanti i testimoni già presenti sul posto, in una strada particolarmente frequentata e che avevano notato la situazione. Dopo aver “schiacciato la faccia a terra”, il compagno fermato viene caricato su una volante e portato via da altri carabinieri giunti sucessivamente sul posto, “in totale erano quattordici”. Le persone solidali intervengono e si mettono in mezzo alla strada per placare la situazione che però “degenera”: i carabinieri picchiano con pugni e calci, usano spray al peperoncino. Infine procedono con il fermo di altri tre compagni senza rilasciare per tutta la notte alcuna comunicazione ai legali. Soltanto questa mattina è arrivata la notizia della convaldida dell’arresto e del processo per direttissima. “Non è il primo episodio del genere nella zona rossa”, non solo contro attivisti e attiviste, ma anche verso altre persone. Con il presidio di questo pomeriggio si chiede “il rilascio immediato” dei compagni arrestati e “di iniziare una campagna contro gli abusi in divisa dei carabinieri di Padova”. La testimonianza di Nando, compagno del centro sociale Pedro. Ascolta o scarica
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Il Circuito Imperialista e la Riproduzione delle Disuguaglianze tra Paesi
Negli ultimi anni la potenza militare è riemersa come driver centrale delle relazioni economiche internazionali. La letteratura economica dominante ha spesso liquidato il militarismo come comportamento “irrazionale” di rent-seeking, oppure lo ha trattato come variabile che incide prevalentemente sulla performance economica interna (Smith, 1977; Dunne & Smith, 1990; Dunne, 2021; […] L'articolo Il Circuito Imperialista e la Riproduzione delle Disuguaglianze tra Paesi su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
Come confondere la marxiana astrazione concreta con l’idealtipo weberiano
L’articolo di Zichen e Haijun pubblicato da “Contropiano” ( Il Proletariato digitale, ndr) affronta in modo ingenuo – mi permetto di definirlo tale soprattutto perché accampa infondate pretese di novità – un interrogativo teorico complesso e controverso sul quale, in campo marxista, si discute da decenni, vale a dire: in […] L'articolo Come confondere la marxiana astrazione concreta con l’idealtipo weberiano su Contropiano.
January 15, 2026
Contropiano
Il grande valzer del Nazareno: Riformisti a Destra, Riformisti a Sinistra, e la svolta che non si muove
Cari amici del dibattito politico, l’Assemblea Nazionale del PD ha avuto il suo momento catartico: Stefano Bonaccini e la sua “Energia Popolare” sono entrati ufficialmente in maggioranza, chiudendo il cerchio con un atto di unità che è stato salutato come la fine di ogni conflitto interno. L’immagine è quella di […] L'articolo Il grande valzer del Nazareno: Riformisti a Destra, Riformisti a Sinistra, e la svolta che non si muove su Contropiano.
December 13, 2025
Contropiano
Fine di un’epoca, fine del “centro”
Veniamo da un lungo periodo – quasi 40 anni –, qui nell’Occidente euro-atlantico, in cui la dialettica sociale e politica è stata gestita con il “pilota automatico”, ben prima che quest’espressione fosse esplicitata da Mario Draghi. Scomparsa l’alternativa possibile – il “socialismo reale”, per quanto poco attrattivo fosse diventato nella […] L'articolo Fine di un’epoca, fine del “centro” su Contropiano.
November 10, 2025
Contropiano