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Calabria. Tre morti in due giorni. E’ strage sul lavoro
La morte di tre lavoratori in Calabria nel giro di appena due giorni non può essere derubricata a tragica fatalità. Siamo di fronte a una vera e propria strage che impone una presa di coscienza collettiva e interventi immediati. Non si può più parlare di “morti bianche”: quando sicurezza, controlli […] L'articolo Calabria. Tre morti in due giorni. E’ strage sul lavoro su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
Liberazione
Tra Resistenza tradita, conquiste reali e lavoro delle mani: un testo sulla libertà concreta. E un tributo, tardivo, a un amico > «Ecco perché al celebre motto liberale La mia libertà finisce dove comincia la > libertà di un altro, non da oggi ma da un secolo si replica: La mia libertà > comincia esattamente e soltanto dove comincia la libertà di un altro». Così scrisse Franco Fortini il 28 ottobre 1986 su Il Manifesto, all’interno di uno Speciale salute intitolato Le terapie della libertà. Era uno speciale sulla psichiatria e la svolta impressa da Basaglia e da tutti i suoi collaboratori in uno dei pochi veri cambiamenti che questo Paese è riuscito a compiere: la chiusura dei manicomi. Certo, un cambiamento parziale, che ha lasciato situazioni molto differenziate, non avendo realizzato pienamente i dettami della legge ispirata dalle esperienze di Gorizia e Trieste. Certo, una riforma meglio riuscita e, soprattutto, meno tradita di quelle che i resistenti italiani si aspettavano dopo la liberazione del 25 aprile 1945. > «La caduta del Ministero Parri non è una crisi di governo; è una crisi di > regime; o meglio, è il segno della fine di quel periodo della storia italiana > che si chiama la Resistenza. È il momento in cui i partiti politici, che della > Resistenza erano stati l’espressione, si staccano da essa, e diventano degli > strumenti di un gioco politico astratto. […] Il vecchio mondo torna a galla > con tutte le sue pretese, con la sua incapacità di rinnovarsi, e con la sua > volontà di restaurazione mascherata da legalità». Questo scrisse Carlo Levi su L’Italia libera il 27 novembre 1945, e così effettivamente fu. È pur vero che una parte dei resistenti voleva la rivoluzione, ma lo spirito della lotta di liberazione fu tradito dalla caduta del Governo Parri in poi e rimase solo nel testo redatto dai costituenti. Questo tradimento serpeggia costantemente nella nostra storia patria, ed è all’origine del ritorno al governo degli eredi diretti di Benito Mussolini. Lo dicemmo già in molti il 25 aprile del 1994 in piazza a Milano. Eravamo tantissimi. Pioveva e ci andai con Massimo Malini, il mio caro amico che conobbi durante il servizio civile. Massimo era su una carrozzina, costretto dai danni che il forcipe gli fece alla nascita. Spastico grave, non riusciva a parlare se non con suoni simili a quelli di Chewbecca di Guerre Stellari. Non riusciva a portare il cibo autonomamente alla bocca e, per di più, prima di imboccarlo bisognava tritargli il cibo con un attrezzo detto “masticatore”. > “Marciapiedi: Io trovo stupido che alle soglie del 2000 ci siano ancora > marciapiedi così alti da non consentire alle carrozzine di salirci. Quando, ad > esempio, vedo un marciapiede troppo alto mi viene da ridere perché ritengo che > gli architetti non abbiano tenuto conto dei vari problemi che la gente > potrebbe avere. Oltretutto ritengo stupido che abbiano fatto alcuni lavori, > tra l’altro fatti anche male, solo durante i Mondiali di calcio del ‘90. > Infatti gli scivoli che hanno fatto intorno allo stadio sono troppo ripidi e > quindi sono molto pericolosi. Poi ci sono anche gli uffici pubblici che sono > pieni di gradini e quindi risultano inaccessibili per chi ha delle difficoltà. > Inoltre quando vedo qualcuno che parcheggia sul marciapiede m’arrabbio perché > c’è ancora gente che non sa che ci sono delle persone con handicap o altri > problemi che non riescono a salire per colpa di un pirla che ha parcheggiato > sul marciapiede. Lo ritengo giusto fare questa mostra fotografica perché la > gente deve sapere che esiste questo tipo di problema.” Il testo è di Massimo Malini, redatto con tastiera video e joystick Atari, per la mostra fotografica sulle barriere architettoniche in zona San Siro che facemmo insieme. Massimo era diplomato, aveva quindi frequentato la scuola e, se poteva, leggeva volentieri. Per permettergli di leggere avevamo predisposto un leggio in legno su cui appoggiavamo un quadernone ad anelli. Dentro c’erano delle cartelline di plastica trasparente con i buchi e dentro alle cartelline mettevamo le fotocopie dei libri. Con questi accorgimenti Massimo riusciva a girare le pagine nonostante i suoi forti spasmi. Costruii questo ausilio, insieme ad un assistente della comunità dove viveva Massimo, durante il mio anno di obiezione di coscienza al servizio militare che feci tra il 1993 e il 1994. Il primo libro che fotocopiai e inserii pagina per pagina nelle cartelline fu Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino. Dopo aver preparato tutto per la lettura me ne andai qualche giorno in licenza. Non ricordo dove precisamente, ma andai a zonzo con Laura: forse in Provenza o in Costa azzurra dove suo papà aveva un appartamento, o forse in Valsesia dove i miei compagni avevano affittato una casa, esattamente a Scopello. Quando tornai dalla licenza trovai il libro nella stessa posizione in cui l’avevo lasciato. Come spesso capitava in quella comunità, presi in giro Massimo e, in fondo, anche me, dicendogli che era un fancazzista e che almeno lo sforzo di leggere qualche pagina lo poteva fare. Diventò rosso, si incazzò. Non era normale, di solito ci si faceva una risata sopra e si chiudeva il capitolo. Allora capii: aveva già letto tutto il libro e per questo era di nuovo al punto di partenza. Massimo l’ho rivisto solo l’anno scorso; non lo vedevo dal matrimonio tra me e Serena a Roppolo, 21 anni prima. Eros, l’unico assistente della Don Gnocchi con cui sono rimasto in contatto, mi ha chiamato e mi ha detto che Massimo stava per lasciarci. Sono andato a salutarlo all’ospedale San Paolo di Milano. Era stanco e provato dalla malattia ma, nel suo sguardo, ho ritrovato la stessa intelligenza e acutezza di quando lo conobbi. Questo testo fa parte dei Talking hands, una serie di racconti sulla manualità come pratica di liberazione. Gli altri episodi sono raccolti QUI. Ettore Macchieraldo
April 24, 2026
Pressenza
Atto di coraggio: dalla legge alla propria coscienza
Un appello a chi conosce il fenomeno delle sottrazioni di minori da vicino. «Non pensavo che i tuoi editti avessero tanta forza, che un mortale potesse trasgredire le leggi non scritte ed incrollabili degli dei. Infatti, queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono, e nessuno sa da quando apparvero», diceva l’Antigone sofoclea. Cosa possiamo fare quando ci troviamo dinanzi ad una legge ingiusta? Chi segue i miei scritti sa come opero e sa cosa penso delle sottrazioni di minori in Italia: mi sembra che in moltissimi casi ci si muova addirittura fuori dal recinto previsto dalla legge stessa. Ma anche nei casi in cui si resta in questo recinto, è bene continuare ad allenare la nostra coscienza. L’interrogazione parlamentare di Massimo Polledri e Carolina Lussana del 2010 riguardava un caso di sottrazione di minori previsto dalla legge. Si trattava di una madre che, impedendo il rapporto dei figli con il padre, si vide togliere la figlia di 4 anni. Insomma, invece di tentare di risolvere la conflittualità tra i genitori e di potenziare i rapporti anche con l’altro genitore, si affidò la bambina a una casa famiglia, rescindendo così anche il legame con la madre. Da mediatrice familiare che ha investito anni per combattere l’atteggiamento ostruzionistico di uno dei due genitori verso l’altro, e per promuovere la bigenitorialità, non mi sarei mai sognata di poter intervenire con la forza, togliendo il figlio al genitore alienante per consegnarlo allo Stato! Come si può considerare sbagliato il comportamento ostruzionistico di uno dei genitori (fatti salvi casi di violenza gravi verso i minori) e poi mettere in atto un comportamento identico e ancora più grave! Nel corso degli anni ci sono state altre iniziative parlamentari simili volte ad avviare indagini conoscitive su “Adozioni e affidamento” e sui “minori fuori famiglia”. Nella XVIII Legislatura, un’interrogazione alla Camera sollevò la questione del monitoraggio sulle modalità di affido in Italia, evidenziando le “forti differenze nelle regioni italiane rispetto agli standard minimi da rispettare”. Si rifaceva ad un’indagine giudiziaria del 2019 che aveva portato allo scoperto una realtà orribile sulla rete dei servizi sociali della Val d’Enza nel reggiano (dove, tra il 2015 e il 2016, i bambini tolti alle famiglie erano quasi raddoppiati in un anno), accusati di redigere false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie. Eppure, nonostante il tema degli allontanamenti arbitrari di minori sia una questione ricorrente nel Parlamento italiano almeno da 25 anni, le cose non sono mai cambiate. Come mai? Io sono convinta che nella maggior parte dei casi vi siano modalità altre di aiuto alle famiglie, modalità che non debbano per loro natura arrecare tutti quei traumi che lo sradicamento, la distruzione del nucleo familiare e la compromissione dei legami familiari, invece, purtroppo creano. Non possiamo fingere che questi danni non vi siano, non possiamo cancellarli dal bilanciamento di vantaggi e costi: così facendo diventeremmo ciechi e sordi ai bisogni profondi delle persone che vorremmo aiutare. Non solo; la legge prevede che l’affido abbia una durata massima di 24 mesi, prorogabili con specifiche motivazioni; nonostante ciò, molti minori in comunità vi rimangono più tempo, snaturando così la funzione stessa dei percorsi in atto. Esiste una relazione di aiuto senza empatia e ascolto profondo? Cosa distingue un percorso educativo dall’intervento di uno psicopatico che, forte delle sue ragioni e privo di capacità empatiche, voglia raddrizzare la vita di colui che sequestra? Non crederò mai a un percorso imposto con la violenza più brutale, un percorso che passi attraverso l’ottusità, i pianti disperati dei bambini, i vuoti immensi, i buchi della memoria, la mistificazione della realtà. Non crederò mai in percorsi in cui non si avverta il peso dello strappo arrecato e non ci si attivi con solerzia per ridurre i tempi e per cercare soluzioni. Non crederò mai in percorsi che sacrificano rapporti primari fondanti, come quelli con il genitore o con i fratelli, in favore di un miglioramento di specifiche aree di vita. Le persone non sono robot da portare a sistemare, sono miracoli fatti di storia, sangue, ricordi. Se togliamo tutto questo, umiliamo la nostra specie, umiliamo la vita. I cittadini hanno bisogno di risposte, hanno bisogno di sapere come sia possibile che 20 persone entrino nelle proprietà private con l’inganno o sfondando porte e portino via bambini urlanti, strappandoli dalle braccia dei genitori, minaccino questi ultimi di stare zitti (pena il non vedere più i bambini) e li conducano, a volte persino in manette, in strutture destinate a bambini orfani o con genitori gravemente inadempienti, strutture di cui spesso i genitori non conoscono nemmeno la collocazione, privandoli per anni e anni del rapporto con i loro genitori, spesso anche di una telefonata. Per non parlare della follia di organizzare persino le videochiamate o le chiamate all’interno di luoghi protetti. Se solo ascoltassimo i tanti ragazzi oggi usciti da queste realtà o i genitori o professionisti onesti che vi hanno lavoro, conosceremmo alcune prassi aberranti. Sapremmo che spesso a questi bambini viene riferito che i genitori non vogliono loro bene o che siano morti. Tutto questo non viene negato neppure dai diretti interessati, ma anzi viene giustificato con un groviglio di motivazioni legate alla burocrazia più incomprensibile o alla necessità di tutelare l’equilibro dei minori coinvolti. Ma quale tutela può passare dallo sradicamento e dalla soppressione del legame ancestrale con le proprie radici? Quale benessere del minore può includere tanta manipolazione e violenza? Si tratta di episodi – o dovrei dire fenomeni – che hanno scosso l’opinione pubblica e sollevato interrogativi seri e legittimi sulle eventuali distorsioni sistemiche presenti in alcuni settori dei servizi sociali e della magistratura minorile. Interrogativi che hanno prodotto proposte di riforma parlamentare ancora in corso. Eppure, non si può ignorare che questo tema ha attraversato le nostre coscienze solo attraverso la cronaca italiana in modo dirompente, lasciando ogni volta ferite aperte e risposte insufficienti. Dal caso dei cosiddetti “Diavoli della bassa modenese” a Bibbiano su cui forse proprio ora si sta aprendo uno spiraglio grazie al lavoro della sostituta procuratrice Valentina Salvi, fino al più recente caso di quella che a livello mediatico viene definita “Casa nel bosco”, caso intriso di ideologia e pregiudizio; assistiamo a  fenomeni mediatici che anziché portare nuove consapevolezze rischiano di sigillare ancor di più alcune verità, ridotte a cibo avariato per talkshow, sagre spettacolari che normalizzano l’orrore dentro le nostre case, e provocano il rigetto di chi conosce e teme la manipolazione mediatica e giornalistica intorno al caso. Tutto questo accade nello stesso sistema dove – io dico giustamente – anche per i detenuti sono attivi riflessioni e progetti concreti per preservare il rapporto genitori figli. Devo dedurre che in Italia le persone per bene con visioni diverse, e i di loro figli, abbiano meno diritti dei criminali? Non sarebbe certo la prima volta, ma allora è bene continuare a chiamare le cose col loro nome e unirci, senza lasciarci dividere da una perenne politica dell’odio. Come dico sempre, gli schieramenti non sono quelli tra cittadini, ma sono quelli tra cittadini e istituzioni: la polarizzazione perenne è il cibo di cui si nutre il potere (Ci indicano il mostro nel nostro prossimo, per non farci scorgere la luna marcia riflessa nei loro occhi). Specifico che il mio non è né sarà mai un attacco cieco alle istituzioni né ai singoli di cui mi interessa poco; il mio è un legittimo diritto di critica ad un sistema che ho odorato da molto vicino e di cui ho sentito forte il puzzo, al punto da dovermene allontanare per occuparmene davvero. I singoli mi interessano non per perseguitarli, ma per invitarli ad uno sforzo di coscienza e ad una crescita di consapevolezza e – perché no? – anche ad un atto di coraggio. Per questo metto a disposizione la mia scrittura, è tutto quello che ho. Proprio perché so che nel settore ci sono tante persone per bene, scrivo ancora. È a loro che mi rivolgo chiedendo uno sforzo comunicativo che vada al di là di laconiche esternazioni, degli schieramenti di categoria, dei non detti risentiti: parliamo, confrontiamoci, entriamo nel merito. La persona per bene, e non certo quella corrotta, può fare qualcosa. Può capire da chi eventualmente è manovrato e decidere di restare al servizio solo finché la sua attività non entri in contrasto con i principi minimi di civiltà e non si traduca in violenza. Quando questo invece capita, diventa responsabile della violenza che agisce: modalità agghiaccianti di prelevamento con ammanettamento di minori, trascinamento, quando non addirittura immobilizzazioni e violenze verso i genitori. Non può bastare un’ordinanza a farci dimenticare il nostro posto nel mondo: siamo sì responsabili del sistema che rappresentiamo ma siamo anche liberi di agire in modo ‘altro’. Questo significa cose molto precise, significa andare via da un posto di lavoro quando quel grado di libertà interiore non è più garantito, significa dire “no” quando il degrado culturale, etico e spirituale è così forte, significa lottare seriamente per dei cambiamenti concreti, esponendosi pubblicamente alla gogna e alla critica che nella nostra società sono davvero feroci. Io l’ho fatto, e non sono di certo un eroe, solo una persona normale che non si arrende a trasformarsi in un avatar che miete vittime a caso. Banalmente dinanzi a casi come quelli che stanno assurgendo agli onori della cronaca – cito, solo per fare qualche esempio, la famiglia di Palmoli, ma anche i figli di Harlad Valentin e Nadia o il figlio dell’operatrice culturale del Vaticano, casi di cui ho parlato anche in un altro articolo – i carabinieri e gli assistenti sociali con un minimo di senso di realtà e con un barlume di umanità in corpo, anziché recarsi nei giardini privati a mettere in atto dei sequestri di persona dovrebbero dimettersi e unirsi a noi. E invece tutto tace, per paura, per complicità, per indifferenza, o per essere stati educati sin dall’asilo all’addormentamento, senza mai allenare la propria coscienza a restare vigile. Ma in questo silenzio tombale che fine fanno le persone che vivono tutto questo, che fine fanno le agghiaccianti implicazioni sui presunti condizionamenti psicologici operati su minori già vulnerabili e i dubbi concreti su sradicamenti immotivati e arbitrari o sulle lungaggini burocratiche che allontanano per mesi o per anni un bambino dalla carezza della propria madre e dallo sguardo del proprio padre? Sta a ciascuno di noi cercare le risposte e colmare questi vuoti. Rosanna Pierleoni
April 22, 2026
Pressenza
“Visita” a Ilaria Salis, un avviso per tutti
Non si era mai vista una cosa del genere, da quando l’Italia è diventata una repubblica. Di parlamentari identificati dalla polizia in piazza ce ne sono stati certo molti, soprattutto comunisti (e “demoproletari”, finché è esistito il gruppo), ma solo perché giustamente si facevano avanti per tutelare i manifestanti vittime […] L'articolo “Visita” a Ilaria Salis, un avviso per tutti su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Referendum #2 | Tre finalità perverse di una controriforma costituzionale – di Luigi Ferrajoli
Questa campagna referendaria sta svelando l’intima essenza di questo governo: la sua straordinaria capacità di imbrogliare l’elettorato raccogliendone il consenso nei confronti di finalità totalmente non dichiarate. Quella che viene proposta al referendum è una riforma sgangherata – lo smembramento insensato in tre organi diversi del Consiglio Superiore della Magistratura – e proprio per [...]
March 12, 2026
Effimera
Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva
Via libera al ddl che adotta la definizione IHRA contestata da giuristi ed esperti ONU. PD diviso e in gran parte astenuto, mentre M5S e AVS votano contro. Il rischio denunciato da molte organizzazioni: trasformare la critica a Israele in sospetto di antisemitismo Il Senato ha compiuto un passo che […] L'articolo Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Trump inciampa sui dazi (e i pieni poteri)
La sorpresa c’è, sia per la Casa Bianca che per i mercati. La dimensione degli effetti concreti è però incerta, anche se i dubbi – a questo punto – stano tutti sul groppone di The Donald e dei suoi consigliori economici. La Corte Suprema ha infatti bocciato i dazi imposti […] L'articolo Trump inciampa sui dazi (e i pieni poteri) su Contropiano.
February 21, 2026
Contropiano
La newsletter di Carteinregola del 12 gennaio 2026
Carteinregola aderisce al Comitato Società Civile per il NO al Referendum costituzionale (e promuove la raccolta firme) Leggi  Vai alle istruzioni per firmare  Perché al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura bisogna convintamente votare e far votare NO di Alfredo M. Bonagura,   Leggi la sintesi Leggi il documento  Vai a Riforma costituzionale della magistratura, cronologia e materiali Dossier Mobilità di Carteinregola: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte Vai al Dossier Vai alla registrazione del convegno di presentazione del 4 dicembre con  Anna Maria Bianchi, Paolo Gelsomini, Giancarlo Storto, con gli interventi di Giovanni Zannola Presidente della Commissione capitolina Mobilità e l’Ing. Alessandro Fuschiotto Roma Servizi per la Mobilità Il porto crocieristico di Fiumicino, implicazioni per il sistema di mobilità di Roma di Pietro Spirito Leggi Demolizione e ricostruzione di immobili, il Consiglio di Stato fa chiarezza di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi La controriforma della Corte dei Conti, una “Salva Milano” generalizzata  di Anna Maria Bianchi Missaglia LeggiSalva Milano, cronologia materialiI nuovi poteri speciali per la trasformazione degli stadi possono derogare al Codice dei Beni culturali di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi L’Assemblea Capitolina approva la Delibera che fissa limiti per l’applicazione della Legge regionale della Rigenerazione urbana di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi vai alle Osservazioni di Carteinregola al testo approvato della LR 12/20225 – Modifiche alla LR della rigenerazione urbana 7/2017 La girandola delle Occupazioni di Suolo Pubblico tra Governo e Comune. E non vince la Città di Paolo Gelsomini  Leggi   Con la Fontana di Trevi a pagamento un altro pezzo di città pubblica diventa una merce per i turisti di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi   Trasformazioni delle città occidentali: dalla Polis greca, da cui tutto è nato, alla dissolvenza dell’oggi di Paolo Gelsomini di Paolo Gelsomini Leggi   13 anni di Carteinregola E un nuovo sito ­ Da molto tempo la nostra associazione era al lavoro per  rinnovare quello che è il nostro principale strumento di comunicazione, il megafono delle nostre battaglie e proposte. Volevamo migliorare la grafica e la struttura,  mantenendo però quello che è diventato  il marchio di Carteinregola,  un’impostazione che dal 2016 a oggi  è stata premiata da decine di migliaia di visualizzazioni ogni anno. ­ Leggi tutto Segnalazioni 14 gennaio 2026 dalle ore 16:00 alle 19:00 confronto aperto con l’Assessorato e il Dipartimento Ambiente per parlare della gestione e della cura del verde pubblico di Roma Capitale si terrà nella  Casa della Città in Piazza Giovanni da Verrazzano,7 organizzato dal   Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano di Roma Capitale 19 gennaio 2026 ore 18:00 20 via Pelago 3  Roma mobilità al terzo saluti Francesca Falchi, vicepres  Consiglio municipal,  introduce Martina Testa capogruppo di Roma Futura,  interventi Giovanni Caudo Roma Futura presidente Commissione PNRR,  Eugenio Patanè assessore alla mobilità, Paolo Marchionne, presidente del III Municipio CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Ogni settimana Roma Capitale racconta le decisioni assunte per dare attuazione agli impegni del programma di mandato. Pillole video e audio che illustrano, in 60 secondi, un provvedimento e i suoi effetti concreti sulla città e sulla vita deli cittadini: dai servizi educativi alla mobilità, dall’ambiente all’innovazione. Vai alla pagina  Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, inaugurato lo scorso dicembre, si presenta con un primo programma di incontri, eventi e laboratori.  Si comincia con la presentazione del progetto CArMe, per il rilancio e la fruibilità dell’area archeologica monumentale centrale, con un ciclo di incontri a partire dal 16 gennaio alla presenza di Assessori capitolini e Presidenti dei municipi.Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività  Vai Sveja – La rassegna stampa su Roma che cambia ogni giorno Delibere di Giunta e Assemblea Capitolina Come trovare le Proposte di Deliberazione sul sito di Roma Capitale  TUTTE LE INIZIATIVE DI CARTEINREGOLA  Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com 12 gennaio 2026
January 12, 2026
carteinregola
Israele non ammette critiche: censurati tutti i media che “minano la sicurezza nazionale”
Il Parlamento israeliano ha approvato lunedì in via definitiva la proroga di un disegno di legge che consente alle autorità del Paese di chiudere i media stranieri qualora questi ultimi siano accusati di minare la sicurezza dello Stato. La legge, promossa dal parlamentare Ariel Kallner del Likud, rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2027 e rappresenta l’estensione di una misura approvata il primo aprile 2024 durante la campagna militare israeliana a Gaza. Il provvedimento appena emanato include diversi emendamenti tesi a eliminare il controllo giudiziario e, a differenza della legge approvata nel 2024, potrà essere applicata anche se Israele non si trova in stato di emergenza, rappresentando una vera e propria forma di censura. La legge, in particolare, prende di mira il media qatariota Al Jazeera, accusato da Israele di essere uno strumento di propaganda della causa palestinese e anche di aver partecipato attivamente al massacro del 7 ottobre. Tutte accuse smentite perentoriamente dall’emittente qatariota che ha parlato di «accuse diffamatorie» e di una soppressione della libertà di stampa che «contraddice il diritto internazionale e umanitario». Sia il sito web che il canale televisivo Al Jazeera restano vietati per legge in Israele. Nel dettaglio, la legge stabilisce che il Ministro delle Comunicazioni ha il diritto, con il consenso del Primo Ministro e con l’approvazione del Governo o del Comitato ministeriale per la sicurezza nazionale (Gabinetto politico di sicurezza), di disporre che vengano adottate misure per limitare le trasmissioni e l’attività di un’emittente straniera, qualora, sulla base di un parere delle agenzie di sicurezza, si ritenga che il suo contenuto arrechi un danno reale alla sicurezza dello Stato. In questo caso, le autorità potranno prendere una serie di provvedimenti, tra cui l’interruzione delle trasmissioni, la chiusura di uffici in Israele, il sequestro di apparecchiature utilizzate per la trasmissione, la chiusura di un sito web o la limitazione dell’accesso allo stesso, nonché interventi tecnologici per impedire la ricezione di trasmissioni via satellite. La direttiva avrà una validità di novanta giorni, con la possibilità di prorogarla per ulteriori periodi fino a 90 giorni ciascuno. Già nel maggio 2024, il governo aveva approvato la chiusura di Al Jazeera – l’unico media che raccontava la guerra a Gaza con propri corrispondenti sul campo – ordinando anche alle forze dell’ordine di fare irruzione presso la sede di Nazareth dell’emittente, così da confiscarne le apparecchiature e realizzarne la chiusura effettiva. Nonostante lo Stato ebraico giustifichi le sue decisioni con la motivazione della «sicurezza nazionale», il suo rapporto con la stampa è così ostile che le sue azioni legislative appaiono più un modo di silenziare chi racconta gli eventi in diretta che non un modo per tutelare la sicurezza nazionale. Non solo, infatti, Israele ha adottato una legge per chiudere i media stranieri, ma ha anche prorogato il divieto di accesso per i giornalisti internazionali alla Striscia di Gaza. Cosa che ha indotto la FPA (Foreign Press Association) – rappresentante di circa 400 testate – a presentare una petizione all’Alta corte di Gerusalemme per ottenere l’accesso indipendente dei media internazionali a Gaza. Ciò significa che il mondo non può avere notizie dirette e indipendenti di ciò che succede in Palestina, ma solo quelle filtrate e selezionate da Israele. Inoltre, secondo due importanti organizzazioni di giornalisti – la IFJ (International Federation of Journalists) e la RSF (Reporter Sans Frontières) – la metà dei giornalisti uccisi nel mondo nel 2025 è stata assassinata a Gaza da Israele. Al Jazeera riporta che molti suoi collaboratori – e in alcuni casi anche le loro famiglie – sono stati ammazzati durante gli ultimi due anni durante l’assedio a Gaza: secondo le stime, sono oltre 200 i cronisti e gli inviati uccisi in Palestina in questo lasso di tempo. Tuttavia, la tendenza a sopprimere la libertà di stampa e a sopprimere fisicamente gli addetti alla comunicazione non è qualcosa di confinabile sono agli ultimi due anni, in seguito all’attacco palestinese del 7 ottobre: già nel 2017, infatti, Netanyahu aveva minacciato di chiudere la sede di Gerusalemme di Al Jazeera e un missile israeliano aveva distrutto l’edificio che ospitava gli studi dell’emittente a Gaza nel 2021. Mentre nel maggio 2022, era stata freddata a colpi d’arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh da soldati israeliani nella Cisgiordania occupata. Con l’ultima legge approvata lunedì sera dalla Knesset, il Parlamento di Israele, lo Stato ebraico conferma la sua tendenza alla censura dell’informazione, continuando a ostacolare la diffusione di ciò che accade realmente in Palestina e adottando misure che sono apertamente in contrasto con la definizione di Israele come «unica democrazia del Medio Oriente». L'Indipendente
December 25, 2025
Pressenza
Appello contro DDL antisemitismo e trasformazione della definizione dell’IHRA in legge
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA-APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO E CONTRO LA TRASFORMAZIONE DELLA DEFINIZIONE DI ANTISEMITISMO DELL’IHRA IN LEGGE ELABORATA DA UN GRUPPO DI RICERCATORI E DOCENTI UNIVERSITARI. SI TRATTA DI UN TESTO MOLTO BREVE E ASCIUTTO: IL TENTATIVO È QUELLO DI RACCOGLIERE IL PIÙ AMPIO NUMERO DI FIRME, STABILENDO UN FRONTE COESO E UNITO CONTRO I DDL. Noi studiosi, studiose e docenti italiane di diverse discipline, lavoratrici e lavoratori afferenti a istituzioni accademiche ed enti di ricerca italiani e non, esprimiamo grande preoccupazione per i diversi disegni di legge che mirano a introdurre in Italia la definizione operativa di antisemitismo dell’IHRA, ovvero l’International Holocaust Remembrance Alliance. Nonostante si richiamino alla lotta contro l’antisemitismo, questi progetti di legge lo banalizzano e lo equiparano all’espressione di opinioni critiche verso le politiche di occupazione dello stato israeliano. Tali politiche sono state riconosciute come illegali e di discriminazione razziale dalla Advisory Opinion della Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2024, e come forme di apartheid dalle più importanti organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali che lavorano in difesa dei diritti umani. Come dimostrato dalle stesse organizzazioni e da molteplici rapporti delle Nazioni Unite, le politiche implementate dallo Stato di Israele hanno subito negli ultimi due anni una accelerazione e si sono tradotte in forme di violenza genocidiaria contro il popolo palestinese. Inoltre, i progetti di legge italiani, aderendo alla definizione dell’IHRA, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, avrebbero come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici campi del sapere e discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come politiche coloniali, possa essere considerata come discriminatoria. Questo equivarrebbe a negare che per decenni Israele ha continuato a costruire colonie illegali attraverso l’espulsione forzata della popolazione palestinese. Gli eventi storici e quelli in corso a Gaza, in Cisgiordania e nei territori controllati da Israele, mostrano come la distruzione, il trasferimento forzato e la segregazione della popolazione palestinese attraverso la creazione di un regime di apartheid costituiscano la matrice operativa alla base delle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.  Impedire di utilizzare queste lenti di lettura e il sapere critico che hanno prodotto sulla questione palestinese risulterebbe in un impoverimento gravissimo della comprensione della storia e della politica contemporanee, trasformando la Palestina e lo studio delle violenze di stato messe in atto da Israele in un tabu–una sorta di eccezione palestinese alla produzione di sapere critico.   Inoltre i disegni di legge presentati in Parlamento costituiscono una gravissima limitazione della libertà accademica, soprattutto per quello che riguarda la storia e le scienze sociali, e perfezionano uno spostamento di significato che nulla fa per combattere un fenomeno aberrante come il razzismo antisemita. Infatti, l’applicazione della definizione dell’IHRA otterrebbe il solo risultato di mettere a tacere attivisti, attiviste, studiosi e studiose interessate ad avanzare conoscenza e strumenti critici utili ad analizzare la storia degli stati per poter rendere le società umane più democratiche e consapevoli.  Invece, i ddl, nella loro presunta lotta contro l’antisemitismo attraverso l’adesione all’IHRA, finiscono per riprodurre proprio discorsi antisemiti. Del resto, l’idea stessa che esista una corrispondenza totalizzante tra ebrei, adesione al sionismo e sostegno a Israele è errata e pericolosa, poiché essenzializza l’ebraismo trasformandolo in sostegno allo stato israeliano. Numerosi studi insistono sulla necessaria distinzione tra antisionismo – espresso anche da gruppi e individui ebrei in tutto il mondo – e antisemitismo. La definizione di antisemitismo dell’IHRA rappresenta un pericolo enorme per la nostra libertà accademica e di insegnamento. Essa criminalizza l’insegnamento e la ricerca sulle forme di discriminazione e razzismo contro la popolazione palestinese, e di occupazione e colonialismo della terra palestinese. Infatti, l’IHRA viene promossa con forza e con enormi sforzi diplomatici da parte di Israele, che la usa come strumento di protezione delle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani che commette. Non è affatto una coincidenza che gli sforzi per la trasformazione dell’IHRA in strumento sanzionatorio per legge coincidano con gli sforzi diplomatici di molteplici ministeri israeliani a favore dell’uso della definizione in questa direzione. E non è affatto una coincidenza che questi sforzi avvengano in concomitanza con l’assunzione della presidenza dell’IHRA da parte di Israele.  È chiara ed evidente la volontà di mettere a tacere, attraverso persino il diritto penale, voci e saperi critici in molteplici campi di studio e negli spazi universitari, che hanno costituito uno dei fulcri del dissenso contro la distruzione della popolazione di Gaza e le complicità del nostro governo con i crimini israeliani.  Come studiose e studiosi chiediamo che vengano ritirati tutti i ddl che adottano la definizione di antisemitismo dell’IHRA trasformandola in legge e strumento di definizione di cosa costituisce antisemitismo negli spazi di produzione e circolazione del sapere. Chiediamo anche che il governo italiano revochi l’adozione della definizione IHRA attuata dall’Italia nel 2020, in violazione della nostra Costituzione.  PER ADERIRE:  HTTPS://FORMS.GLE/XW2BNTR8EW14S97C7 L’ADESIONE È APERTA A INDIVIDUI, ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ACCADEMICHE E SCIENTIFICHE  Prime firme: 1. Algostino Alessandra, Professoressa ordinaria, Università di Torino 2. Azzariti Gaetano, Professore ordinario, Università di Roma La Sapienza 3. Basosi Duccio, Professore associato, Università Ca’ Foscari Venezia  4. Bazzoni Alberica, Ricercatrice, Università per Stranieri di Siena 5. Beneduce Roberto, Professore ordinario, Università di Torino 6. Biancani Francesca, Professoressa associata, Università di Bologna 7. Borrillo Sara, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale  8. Busso Sandro, Professore associato, Università di Torino 9. Daniele Luigi, Professore associato, Università del Molise 10. Della Porta Donatella, Professoressa ordinaria, Scuola Normale Superiore 11. Di Peri Rosita, Professoressa associata, Università di Torino 12. Diani Mario, Professore ordinario, Università di Trento 13. Frisina Annalisa, Professoressa associata, Università di Padova 14. Frulli Micaela, Professoressa ordinaria, Università di Firenze 15. Galantucci Luca, Ricercatore, Istituto per le Applicazioni del Calcolo (IAC-CNR) 16. Gargiulo Enrico, Professore associato, Università di Torino 17. Giunchi Elisa, Professoressa ordinaria, Università degli Studi di Milano 18. Graziano Paolo, Professore ordinario, Università di Padova 19. Guazzone Laura, Professoressa associata, Università di Roma La Sapienza 20. Helm Francesca, Professoressa associata, Università di Padova 21. Jessoula Matteo, Professore ordinario, Università degli Studi di Milano 22. Lancione Michele, Professore ordinario, Politecnico di Torino 23. Marcenò Serena, Professoressa ordinaria, Università di Palermo 24. Marchetti Sabrina, Professoressa associata, Università Ca’ Foscari Venezia  25. Meloni Chantal, Professoressa associata, Università degli Studi di Milano 26. Mezzadra Sandro, Professore ordinario, Università di Bologna 27. Monaco Arturo, Assegnista, Università di Roma La Sapienza 28. Nocera Lea, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale 29. Pagano Carla, Ricercatrice, Università di Napoli L’Orientale 30. Peroni Caterina, Ricercatrice, CNR IRPPS 31. Perugini Nicola, Professore associato, Università di Edimburgo 32. Pezzani Lorenzo, Professore associato, Università di Bologna 33. Pioppi Daniela, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale 34. Rivetti Paola, Professoressa associata, Dublin City University  35. Salih Ruba, Professoressa ordinaria, Università di Bologna 36. Serughetti Giorgia, Professoressa associata, Università di Milano-Bicocca 37. Sibilio Simone, Professore associato, Università Ca’ Foscari Venezia 38. Surian Alessio, Professore associato, Università di Padova 39. Taliani Simona, Professoressa associata, Università di Napoli L’Orientale  40. Tufaro Rossana, Assegnista, Università di Roma La Sapienza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente