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Un muro transfemminista per difendere chi denuncia la violenza di genere
A Roma venerdì scorso faceva caldo e anche lunedì. Ma questo non ci ha impedito di raggiungere il tribunale penale. In macchina, autobus, metro, motorino, attiviste dei centri antiviolenza, di non una di meno e del variegato movimento transfemminista romano hanno raggiunto piazzale Clodio per assistere a un processo per violenza di genere.  In fila indiana le donne si sono infilate nella parte posteriore della piccola aula del tribunale, lambendo il muro, in silenzio. Un muro di donne, persone trans e non binarie, a supporto di chi ha denunciato una violenza molto grave e che durante i mesi del processo è stata trasformata da parte offesa a imputata. La giudice commenta l’aula gremita e fa aprire le finestre e l’uomo accusato di violenza borbotta – e lo farà per tutto il processo – «questo è proprio un bel teatrino».  L’avvocata Montella, difende D. la donna che ha denunciato (nome di fantasia), seguita dal centro antiviolenza Lucha Y Siesta, che si è costituito parte civile nel processo, inizia la sua discussione orale spiegando: «le porte di quest’aula sono aperte. E questa non è una semplice formalità logistica. È una scelta. Una scelta che abbiamo deciso di fare. Questo processo sarebbe dovuto essere a porte chiuse. Ma poi è successo qualcosa? È  successo che in questi mesi di dibattimento, D. è stata sottoposta a una violenza che non era quella che aveva denunciato».  Quando D. ha deciso di denunciare, infatti, sapeva che avrebbe dovuto raccontare e rivivere la violenza. E continua l’avvocata della parte offesa: > «Ma quello che non sapeva è che la violenza è un camaleonte. Sa cambiare > forma. Sa mimetizzarsi. Non ci sono state catene di ferro in quest’aula. Non > ci sono state portiere chiuse a chiave. Ma c’è stata una strategia sistemica, > metodica, precisa. Una strategia che abbiamo visto dispiegarsi giorno dopo > giorno, udienza dopo udienza. Usata con il vocabolario del codice di procedura > penale. Con le virgolette delle contestazioni. Con l’autorità della toga».   Il controesame da parte della difesa dell’uomo accusato, infatti, non ha cercato di provare i fatti, ma di distruggere la credibilità della parte offesa: usa sostanze stupefacenti, beve, esce con le amiche, cura molto la sua immagine, più volte le sono state fatte domande sui suoi comportamenti sessuali.  E forse vale la pena evidenziarlo meglio: durante un processo per stupro e violenza, l’avvocato dell’uomo aggressore ha più volte chiesto alla parte offesa che tipo di rapporti sessuali avessero durante la loro relazione. In che modo queste domande potessero accertare i fatti non è chiaro. È chiaro il loro esito: doppia vittimizzazione, dopo quella vissuta in un relazione violenta, la donna subisce un nuovo processo di vittimizzazione dalle istituzioni che dovrebbero sostenerla.  Nelle aule dei nostri tribunali ancora oggi nei processi per violenza la metodologia di difesa è distruggere la credibilità di chi denuncia e non provare la responsabilità dei fatti. Il giudice durante il dibattimento ha più volte fermato l’avvocato, finché questo non è stato cambiato.   E così venerdì scorso abbiamo ascoltato le considerazioni finali della nuova difesa, che ha continuato, e anche forse con più scaltrezza, con la stessa metodologia. «Siamo sicuri che sia stato un pugno? Perché i lividi riportati non sembrano essere quelli di un pugno». «Perché non ha gridato di fronte alla violenza? C’erano della persone al piano superiore avrebbero potuto sentire». «Si dice che aveva cambiato stile di vita, che non era più riconoscibile, eppure la difesa ha portato foto dove si vede la parte offesa uscire con le amiche, stare al ristorante, andare alle feste». «C’è una verosimile frattura della costola, una verosimile, non è quindi sicuro che la costola fosse rotta, e se si fosse rotta da sola? Non lo possiamo sapere…». E frase dopo frase si punta a dimostrare che la relazione fosse una relazione tossica, dove i confini della responsabilità sono sfumati e poco chiari e che le testimonianze della parte offesa non sono sufficientemente credibili, per dissipare ogni ragionevole dubbio. > Si disconosce, così, la questione centrale di ogni relazione violenta: la > disparità di potere che esiste tra un uomo e una donna. Nonostante questo oggi > sia, almeno in parte, riconosciuta nelle norme del nostro ordinamento.    Nel 1979 sui Rai 2 andò in onda Processo per stupro, un documentario che mostrò per la prima volta in televisione un dibattimento giudiziario per stupro, aprendo le aule di tribunale alle donne e alle telecamere. Oggi quel documentario non è più reperibile nella sua interezza, perché le famiglie degli aggressori, sulla base del diritto all’oblio, hanno chiesto che venisse rimosso, nonostante fosse un documento storico, ma è ancora possibile visionare l’arringa finale dell’avvocata Lagostena Bassi. Dietro di lei, riempivano l’aula del tribunale le tante donne che erano accorse a sostegno di chi aveva denunciato.   «Ancora la difesa dei violentatori considera le donne come solo oggetti, con il massimo disprezzo, e questo è l’ennesimo processo che io faccio e la solita difesa che io sento […]. La difesa è sacra ed inviolabile, ma nessuno di noi avvocati – e qui parlo come avvocati – si permetterebbe di impostare una difesa per rapina così come si imposta la difesa per violenza carnale. Nessuno avvocato si sognerebbe nel caso di quattro rapinatori che con violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie, beni patrimoniali, di cominciare la difesa, che comincia con i primi suggerimenti dati agli imputati, “dite che il gioielliere ha un passato poco chiaro”, “dite che il gioielliere ha commesso reati di ricettazione, è un usuraio, che specula, che guadagna, che evade le tasse”, ecco nessuno si sognerebbe di fare una difesa di questo genere, infangando la parte lesa soltanto […]. Ma se l’oggetto del reato è una donna in carne ed ossa, perché ci si permette di fare un processo alla ragazza?».  > E continua l’arringa dello storico processo per stupro «non chiediamo una > condanna severa, pesante, esemplare. Noi chiediamo giustizia». Lunedì abbiamo ascoltato la sentenza, dopo tre anni dai fatti, l’uomo che ha violentato, sequestrato e commesso atti persecutori nei confronti di D. è stato condannato a 7 anni e 7 mesi, a pagare le spese processuali, e a risarcire il danno commesso anche nei confronti della parte civile, il centro antiviolenza Lucha Y Siesta. Si dovrà quindi tenere un processo civile per quantificare il risarcimento del danno e forse l’appello del processo penale. Ma lunedì è stato tirato un sospiro di sollievo per D.. In tutta la contraddittorietà di questa condanna.  L’imputato è uscito battendo le mani, dopo che la sua difesa aveva chiesto la piena assoluzione, nonostante avesse anche ammesso di aver menato, o fosse evidente dai tabulati che avesse inviato più mille messaggi minatori in una settimana dopo la fine della relazione. La sensazione palpabile era che questa persona non avesse in alcun modo compreso la gravità degli atti compiuti, di sentirsi vittima della sentenza, e di disprezzare “quel teatrino”. > Nel 1979 si chiedeva un cambiamento socio-culturale che passasse anche per una > nuova metodologia di difesa degli uomini che commettono violenza e oggi siamo > ancora là. La difesa, legittima e necessaria, degli uomini che commettono > violenza dovrebbe essere il primo passo verso il riconoscimento degli atti > compiuti. Il processo penale dovrebbe essere il primo atto per quel processo > di trasformazione socio-culturale di cui abbiamo bisogno.  Ma non è così. Siamo lontane, lontanissime da pratiche che ci possano portare verso una giustizia trasformativa, quindi non carceraria e punitiva. Nel momento in cui il rancore maschile si fa programma politico nei partiti di destra ed estrema destra oggi al potere non solo nel nostro paese, la delegittimizazione delle donne che denunciano ritorna nei processi dei tribunali, forse perché non se n’era mai andata. E allora come movimento transfemminista, in tutte le sue forme e posizioni, abbiamo bisogno di ricostruire quel muro di supporto, dietro al quale ogni donna, persona trans e non binaria senta di potersi appoggiare, per andare avanti: tuttə insieme.  Immagine di copertina di Daniele Napolitano Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Un muro transfemminista per difendere chi denuncia la violenza di genere proviene da DINAMOpress.
July 7, 2026
DINAMOpress
[Normale Follia] L'infanzia e il diritto alla vita
Dai bambini di Gaza agli adolescenti di tutto il mondo per il loro diritto alla vita, alla libertà, alla crescita. Contro tutte le violenze  sistemiche e le leggi fasciste come quelle di Bongiorno e Valditara che usano il consenso come strumento di  sottomissione patriarcale per annullare il dissenso e imporre la cultura dello stupro. 
June 1, 2026
Radio Onda Rossa
Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto”
Attualmente, funzionari occidentali e israeliani agitano il dito con finta indignazione contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, per essersi vantato pubblicamente dei maltrattamenti inflitti agli attivisti di una flottiglia che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza. L’account Twitter di Ben-Gvir ha condiviso un video in cui […] L'articolo Non sono arrabbiati con Ben-Gvir perché è malvagio, ma perché è “onesto” su Contropiano.
May 22, 2026
Contropiano
Il silenzio della vergogna: lo stupro arma di guerra nelle prigioni dell’occupazione
L’11 maggio 2026, il celebre scrittore americano Nicholas Kristof ha infranto il muro di silenzio con un articolo pubblicato sul New York Times intitolato “Il silenzio che circonda lo stupro delle palestinesi“. Questo articolo non era un semplice reportage giornalistico, ma una dura accusa che smascherava la narrativa ufficiale dell’occupazione […] L'articolo Il silenzio della vergogna: lo stupro arma di guerra nelle prigioni dell’occupazione su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Il silenzio che accompagna lo stupro dei palestinesi
Questo è stato un articolo difficile da scrivere ed è un articolo difficile da leggere, ma spero che lo farete. Ho riferito in Cisgiordania di stupro e altre violenze sessuali di prigionieri palestinesi maschi e femmine da parte delle autorità israeliane, e trovo che sia diffusa. Come mi ha detto […] L'articolo Il silenzio che accompagna lo stupro dei palestinesi su Contropiano.
May 16, 2026
Contropiano
[Ora di buco] Consenso negato (1/4: trasmissione intera)
Parliamo in apertura dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori al Liceo Archimede-Pacinotti, che ieri 20 Aprile ha concluso un percorso di mobilitazioni che ha fatto emergere diverse criticità: la mancanza di dialogo con tutte le componenti scolastiche produce un peggioramento del clima lavorativo nel Liceo romano. La corrispondenza con un componente della RSU. Da Catania il racconto della grande mobilitazione di studenti a seguito del tragico suicidio di una liceale, Claudia, vittima di bullismo e isolamento: l'analisi del disagio non adeguatamente affrontato dalle istituzioni, della depoliticizzazione di queste vicende, delle scuole attente più all'immagine che alla sostanza. Dall'Aristofane arriva la notizia del mancato rispetto dell'identità dii un ragazzo trans: una docente del Liceo insiste ad utilizzare il dead name presente nel registro elettronico, a fronte della richiesta della persona coinvolta (e della famiglia). Lanciamo il presidio di domani, 22 Aprile, dalle ore 11:30 in piazza Vidoni, non lontano dal Senato, per bloccare il DDL Valditara sul "consenso informato", in via di approvazione definitiva, legge sponsorizzata anche da Provitaefamiglia, volta a vietare di fatto l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Il Liceo Farnesina, Roma Nord, è protagonista di un articolo di Repubblica che racconta fatti terribili: una studentessa del Liceo ha denunciato di aver subito una violenza in una festa di fine anno, unito al ritrovamento in un tablet scolastico di una lista stupri, contenente anche il nome della studentessa. Riflessione sull'assunzione di responsabilità della scuola fatta con strumenti neutri: le comunicazioni del Dirigente, prese dal sito del Liceo, di "contrasto al bullismo e cyberbullismo", il protocollo seguito, per finire con l'incontro "formativo" di due ore scarse con i Carabinieri. Concludiamo con il resoconto dell'assemblea pubblica organizzata da Controprofitto e da diversi collettivi di Roma est la scorsa settimana: la questione salariale sia dei docenti sia del personale Ata a confronto con gli stipendi dei Dirigenti, la precarietà strutturale della scuola pubblica, il reclutamento dei/delle docenti, l'autoritarismo dei dirigenti. Prossima assemblea largo Agosta giovedì 23 Aprile ore 18, puntuali.    
April 21, 2026
Radio Onda Rossa
Solo sì è sì: lo speciale sul ddl Bongiorno
A novembre, a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza delle donne, alla Camera è stato approvato all’unanimità un progetto di legge per riformulare integralmente la formulazione dell’art. 609-bis del Codice penale sulla violenza sessuale, per legare esplicitamente il reato di violenza sessuale al concetto di consenso libero e attuale. Ma già il 25 novembre 2025, giornata simbolica e data prevista per l’approvazione in Aula del Senato, la maggioranza blocca la votazione, rinviando l’esame e «chiedendo approfondimenti» sul testo. La proposta dovrebbe intervenire sulla legge contro la violenza sessuale varata nel 1996, frutto di lunghi anni di battaglie, e che trasformò la violenza sessuale da un reato contro la morale a un reato contro la persona. L’impianto della legge del 1996 lega la violenza sessuale alla presenza della minaccia e dell’abuso, un modello coercitivo, ma ormai superato dalla giurisprudenza, che dopo l’approvazione della Convenzione di Istanbul, ha iniziato a riconoscere il modello fondato sul consenso come principio cardine per valutare se c’è stata o no violenza sessuale. Qualche settimana fa è presentato in Commissione il nuovo disegno di legge è a cura della Senatrice Giulia Bongiorno (Lega), che sostituisce il “consenso” con la «volontà contraria all’atto sessuale», introducendo il concetto di “dissenso” e riportando l’Italia indietro di cinquant’anni. Leggi il nostro speciale per approfondire. Foto di Non una di meno Roma DDL “CONSENSO”: QUANDO IL “DISSENSO” SERVE A PROTEGGERE LO STUPRATORE Di Giada Sarra Dopo l’accordo bipartisan sul reato di violenza sessuale, promosso da Meloni e Schlein, la sostituzione del “consenso” con il “dissenso” rivela una chiara scelta politica, facendo apparire la proposta originaria come l’ennesima manovra di gender washing Foto di Daniele Napolitano BE FREE: «IL DDL BONGIORNO STRAVOLGE IL SIGNIFICATO DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL» di redazione La norma in discussione alle camere sta suscitando proteste e mobilitazioni. Con l’approvazione, si arriverà a dare per scontata la legittimità predatoria del rapporto sessuale e l’esigibilità dei corpi femminili, causando un grave arretramento giuridico in un Paese dove la violenza di genere è un fenomeno ancora così diffuso e spesso sommerso Foto di Margherita Caprili LA CULTURA DELLO STUPRO COME TECNICA DI POTERE di Babs Mazzotti Dalla guerra alle carceri, dai centri di detenzione ai tribunali, la violenza sessuale emerge come dispositivo politico e strumento di dominio. Un’analisi che intreccia genealogia storica, conflitti contemporanei, contesto italiano e il dibattito sul consenso e sul ddl Bongiorno Immagine di copertina di Non una di meno Roma SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Solo sì è sì: lo speciale sul ddl Bongiorno proviene da DINAMOpress.
March 2, 2026
DINAMOpress
Bongiorno Epstein http://storieinmovimento.org/2026/02/26/bongiorno-epstein/?pk_campaign=feed&pk_kwd=bongiorno-epstein #CentroDonnaLisa #mobilitazioni #femminismo #consenso #stupro #Blog
Bongiorno Epstein
Nei giorni di mobilitazione contro il Ddl Bongiorno abbiamo chiesto a una attivista del Centro Donna Lisa di scriverne per noi. L'articolo Bongiorno Epstein sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
February 26, 2026
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