Il PNRR e il Sud che non vediamo
L’ultimo referto della Corte dei conti mostra un Mezzogiorno che realizza i
progetti più rapidamente, ma spesso perché dispone di interventi più piccoli e
di minori risorse. Tra aree interne, spopolamento e capacità amministrativa, il
divario territoriale resta aperto.
C’è un paradosso al cuore dell’ultimo referto della Corte dei conti sul Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza, delibera n. 12/2026 delle Sezioni riunite in
sede di controllo, approvata il 27 maggio 2026, che merita di essere nominato
con chiarezza, senza eufemismi tecnocratici.
I progetti del PNRR avanzano più velocemente al Sud. Lo dice la Corte stessa: «i
progetti procedono più speditamente nel Mezzogiorno, con una durata media
inferiore di oltre due mesi (64 giorni) rispetto al dato italiano». Al Nord le
durate sono superiori di 40 giorni. Se ci si fermasse qui, si potrebbe leggere
il dato come un successo, perfino come una smentita del pregiudizio che vuole il
Mezzogiorno condannato al ritardo strutturale. Ma la Corte aggiunge una nota
metodologica che ribalta tutto: questa velocità dipende probabilmente dalla
«minore dimensione finanziaria dei progetti», non da una maggiore capacità
realizzativa. Il Sud corre su cantieri più piccoli. Il Nord rallenta perché
costruisce di più.
È questa la trappola concettuale che attraversa il rapporto e che nessun
comunicato istituzionale ha il coraggio di svelare fino in fondo.
IL CLUSTER DELL’ECONOMIA FRAGILE: UN RITRATTO GEOGRAFICO
La parte più densa e preziosa della delibera — la Sezione II, dedicata alle
“aree interne” — introduce una tassonomia che rompe con la semplificazione del
dualismo Nord-Sud e, al tempo stesso, lo conferma, in forma più granulare e
spietata. Attraverso un’analisi cluster condotta su 3.834 comuni classificati
come “Area Interna” secondo la tassonomia Istat 2021–2027, la Corte individua
quattro profili territoriali.
Il primo si chiama “Economia fragile”: comuni caratterizzati da condizioni
economiche sfavorevoli, deprivazione socio-economica mediamente del 49,5%
superiore alla media nazionale, basso tasso di occupazione (54%), copertura
degli asili nido al 5%, scarsa presenza di servizi turistici. «I Comuni
rientranti in tale gruppo sono localizzati quasi interamente nel Mezzogiorno»,
scrive la Corte. Su 1.368 comuni classificati in questo cluster, 1.279 sono nel
Sud e nelle Isole. Non è un dato marginale: è la mappa della marginalizzazione
strutturale del Paese.
La Corte costruisce questo apparato analitico innovativo; la lettura per cluster
supera il vecchio schema delle macro-ripartizioni e poi lo lascia sospeso, senza
che le sue implicazioni politiche vengano tratte con la necessaria radicalità.
Noi proviamo a farlo.
LA CLAUSOLA DEL 40% E LA SUA ELUSIONE
Il PNRR prevedeva, per alcune misure, una riserva del 40% delle risorse a favore
del Mezzogiorno. Era un impegno politico significativo, un argine contro il
meccanismo ordinario che tende a concentrare le risorse lì dove le strutture di
spesa sono già più rodate. La delibera n. 12/2026 registra, quasi di passaggio,
che per la misura di efficienza energetica di cinema, teatri e musei (M1C3) i
bandi prevedevano una quota del 40% a favore del Mezzogiorno, ma il tetto è
stato rispettato solo per il 32,8%, per carenza di candidature idonee dalle
Regioni interessate.
Qui bisogna soffermarsi. La “carenza di candidature” non è un fatto neutro, non
è una libera scelta del territorio. È il riflesso di una capacità amministrativa
e progettuale strutturalmente più debole, che a sua volta è l’esito di decenni
di sottoinvestimento nei sistemi locali. La clausola del 40% nasce esattamente
per compensare questo squilibrio, ma finisce per essere aggirata proprio perché
le condizioni di partenza non sono state adeguatamente presidiate. Il risultato
è che le risorse destinate a colmare il divario si concentrano dove il divario è
minore.
LO SPOPOLAMENTO COME TRAPPOLA AUTO-RINFORZANTE
Tra i dati più perturbanti della relazione vi è la descrizione del circolo
vizioso che governa le aree periferiche: l’assenza dell’asilo nido scoraggia le
giovani coppie dal trasferirsi o dal restare, la popolazione fertile si riduce
ulteriormente, la domanda potenziale scende ancora, rendendo il servizio ancora
meno sostenibile. La Corte chiama questo meccanismo «trappola demografica
auto-rinforzante». Non è una metafora: è la dinamica reale di centinaia di
comuni del Meridione, dove la copertura degli asili nido è al 5% contro il 19%
dei poli urbani.
Il PNRR ha stanziato complessivamente circa 21,9 miliardi di fondi PNRR per
progetti localizzati nelle aree interne. Ma la distribuzione per Missione rivela
una debolezza strutturale: la Missione 3, quella dedicata alle infrastrutture di
trasporto, è la più sottodimensionata, con soli 19 progetti per 335 milioni di
euro. La ferrovia Salerno-Reggio Calabria ad alta velocità è il solo intervento
classificato come “in ritardo” con un grado di criticità di livello alto.
COSA CHIEDE QUESTO REFERTO
La delibera n. 12/2026 non è un documento di denuncia: è un atto di controllo.
Ha il tono pacato e l’architettura argomentativa della magistratura contabile.
Ma tra le righe di quella pacatezza si legge un messaggio inequivocabile: il
PNRR, nella sua configurazione attuale e nei meccanismi con cui viene attuato,
non sta producendo convergenza territoriale. Sta producendo avanzamento, e
questo va riconosciuto, ma non riduzione del divario.
Il Sud corre su cantieri più piccoli, partecipa meno ai bandi, riceve meno
risorse di quelle che gli spetterebbero, abita comuni che la stessa Corte
definisce a “economia fragile” e che sono quasi tutti meridionali. Finché queste
evidenze non diventano il centro del dibattito politico, non il margine tecnico
di una relazione semestrale, il PNRR resterà un’occasione parzialmente mancata.
Non è questione di volontà dei singoli comuni o delle singole regioni. È
questione di come si costruisce una politica di sviluppo che parta dalle
condizioni reali e non presupponga una uniformità che non esiste.
FONTI
Corte dei conti – Delibera n. 12/SSRRCO/REF/2026, Relazione sullo stato di
attuazione del PNRR
Art. 7, comma 7, d.l. 31 maggio 2021, n. 77 – Gazzetta Ufficiale
Istat – Classificazione dei comuni nelle aree interne 2021–2027
Cerqua, Giannantoni, Zampollo, Mazziotta – The Municipal Administration Quality
Index: The Italian case
CENSIS – Supporto operativo alla strategia delle aree interne
Sistema ReGiS – monitoraggio, rendicontazione e controllo PNRR
Struttura di Missione PNRR – Presidenza del Consiglio dei Ministri
Francesco Russo