Brasile: la COP brucia e le periferie resistonoOggi, 20 novembre, è bastato un incendio nei padiglioni sfarzosi della zona blu
della COP30 per far scattare l’allarme generale; eppure, mentre ci si affanna
tra incontri, badge e diplomazie pochi sembrano preoccuparsi davvero delle
foreste che bruciano, delle città alluvionate o dei quartieri popolari che
subiscono per primi la crisi climatica. L’attenzione globale si concentra sulle
vetrine istituzionali, ma resta quasi del tutto cieca davanti ai territori dove
l’emergenza ambientale non è un tema da conferenza: è la vita quotidiana.
A partire da qui nasce la CicloLog, progetto che intreccia comunicazione
comunitaria, educazione ambientale e resistenza dal basso, dimostrando che le
risposte alla crisi spesso arrivano prima dai territori che dalle conferenze
internazionali.
Everton della CicloLog e attivo nella zona est di San Paolo, racconta un lavoro
quotidiano che unisce psicologia sociale, informazione indipendente e iniziative
ambientali nelle periferie. La CicloLog combatte il “deserto di notizie”,
distribuisce libri, gestisce orti comunitari e porta prodotti freschi nelle
scuole. Ha creato anche una radio itinerante e un gioco da tavolo che insegna,
in modo collaborativo, come affrontare problemi ambientali reali che colpiscono
i territori marginalizzati.
Nel racconto emerge la tragedia di Samuel Elder, un bambino morto dopo aver
avuto contatto con l’acqua contaminata delle alluvioni del 2025 — un caso
emblematico di razzismo ambientale aggravato dalla mancata prevenzione dello
Stato. Everton denuncia la manipolazione del referto medico e l’ingiustizia
vissuta dalla famiglia.
Ancora una volta vediamo una periferia che non aspetta soluzioni dall’alto: crea
reti, risponde collettivamente ai disastri, denuncia la presenza opportunista di
istituzioni, e rivendica il diritto di definire le proprie politiche ambientali.
Il messaggio è chiaro e familiare: la periferia non è solo la prima a subire la
crisi, ma è anche il luogo dove nascono le risposte più concrete e radicali.