Abusi sessuali e violazioni dei diritti umani nel progetto per il GNL di Total in Mozambico?
L’organizzazione di giornalisti indipendenti Forbidden Stories è entrata in
possesso di un rapporto non ancora pubblico della Nazioni Unite in cui si
documentano violazioni dei diritti umani e abusi sessuali da parte delle forze
militari mozambicane e dei dipendenti di TotalEnergies presenti a Cabo Delgado.
In quell’area, nella parte settentrionale del Mozambico e più precisamente nella
penisola di Afungi, nel 2019 la multinazionale fossile francese aveva cominciato
le operazioni per la realizzazione del progetto di estrazione e liquefazione di
gas fossile Mozambique LNG. L’opera era stata sospesa per cause di forza
maggiore nel 2021 a causa del conflitto in corso nella regione e riattivata lo
scorso novembre. Val la pena ricordare che negli ultimi otto anni l’insurrezione
armata e la risposta dell’esercito mozambicano hanno causato più di 1 milione di
sfollati e circa 4mila vittime civili nel nord del Paese africano.
Tra gennaio e aprile 2024, un’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di
salute sessuale e riproduttiva ha raccolto testimonianze che descrivono episodi
di abuso, tra cui il modo in cui donne e ragazze sarebbero state costrette da
uomini legati al progetto Mozambique LNG ad avere rapporti sessuali in cambio di
un impiego.
«Dicono alle donne e alle ragazze che se andranno a letto con loro avranno un
lavoro. Le ragazze accettano, ma a volte le promesse di impiego non vengono
mantenute», ha raccontato una fonte locale all’agenzia delle Nazioni Unite.
Queste testimonianze sono state raccolte in un rapporto inedito, intitolato
“Voices of Mozambique”, che mirava a documentare la violenza di genere nella
regione. Questi contributi sono stati raccolti nei distretti di Mueda, Nangade,
Muidumbe, Palma, Mocímboa da Praia, Macomia e Mecufi, attraverso interviste a
più di 100 persone, tra cui sopravvissute provenienti da comunità di sfollati,
di accoglienza e di rimpatriati, nonché personalità locali ed esperti in materia
di violenza di genere. Tra questi ultimi figuravano autorità nazionali, leader
religiosi, accademici e operatori umanitari a livello nazionale e
internazionale.
«È stata molto dura perché non ci sono posti di lavoro. Non ho mezzi di
sussistenza. Quindi devo ricorrere ad altri modi per provvedere ai miei figli e
alla mia famiglia», ha raccontato a Fordibben Stories Mwanajuma, una donna di 27
anni madre di due figli, il cui nome è stato cambiato per proteggerla.
Come accennato, TotalEnergies ha ripreso le proprie attività a Cabo Delgado alla
fine del 2025 dopo un’interruzione di quattro anni. Fino a ottobre 2023 ha
supportato materialmente e finanziariamente le forze armate mozambicane per
proteggere la penisola di Afungi dagli insorti, dove dovrebbe sorgere anche il
progetto Rovuma LNG di ExxonMobil ed ENI, ragion per cui queste ultime hanno
«corrisposto la propria quota» a TotalEnergies, ma l’ammontare è soggetto «a
clausole di riservatezza». Secondo il rapporto ONU, i soldati mozambicani
sarebbero responsabili di stupri, sesso a pagamento, estorsioni e abusi, anche
ai danni di minori.
Un rapporto interno di TotalEnergies visionato da Forbidden Stories e ottenuto
dall’italiana ReCommon, mostra che il progetto Mozambique LNG, guidato da
TotalEnergies, “era a conoscenza di diversi casi di comportamenti scorretti da
parte della JTF (Joint Task Force) all’interno e nei dintorni del villaggio” nel
2022.
In un’inchiesta del 2024 pubblicata da Politico, il giornalista Alex Perry ha
rivelato che TotalEnergies avrebbe pagato i soldati mozambicani della JTF. I
soldati erano stati incaricati di proteggere l’impianto di Cabo Delgado, ma si è
poi scoperto che avevano arrestato, torturato e giustiziato decine di civili nei
pressi del perimetro del complesso di TotalEnergies. Da allora, queste
rivelazioni hanno portato all’avvio di procedimenti penali contro l’azienda.
Alla fine del 2025, il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani
(ECCHR) ha presentato una denuncia in Francia accusando TotalEnergies di
complicità in crimini di guerra, tortura e sparizioni forzate di decine di
civili.
Kete Fumo, dell’organizzazione mozambicana Justiça Ambiental afferma che
«direttamente o indirettamente, questi progetti finiscono per aggravare la
situazione, soprattutto quando vi sono informazioni che dimostrano che proprio
quei progetti finanziano forze armate che in seguito commettono violazioni dei
diritti umani».
Un monito che vale anche per le istituzioni finanziarie, a partire da quelle
italiane coinvolte nel progetto come SACE e Cassa Depositi e Prestiti. I
documenti ottenuti da ReCommon provengono da queste ultime, non è quindi da
escludere che le due istituzioni potessero essere a conoscenza delle violazioni
dei diritti umani antecedenti e successive a quelle oggetto della denuncia
presentata in Francia. SACE è l’unica agenzia di credito all’esportazione
europea rimasta nel consorzio finanziatore.