Cybertech a Roma: quando il mercato della sicurezza incontra le tecnologie dell’ occupazione.
Un dossier di BDS Roma indaga i rapporti delle aziende partecipanti con
l’apparato militare israeliano e il rischio che strumenti e modelli di
sorveglianza si estendano alle amministrazioni pubbliche.
Il 13 e 14 ottobre 2026 il centro congressi La Nuvola, nel quartiere EUR di
Roma, ospiterà Cybertech Europe, una fiera internazionale dedicata alla
cybersecurity: le tecnologie e i servizi impiegati per proteggere reti
informatiche, comunicazioni e dati.
Imprese, startup e rappresentanti istituzionali si incontreranno per presentare
prodotti, cercare clienti e sviluppare collaborazioni.
BDS Roma ha dedicato alla manifestazione un dossier che ne ricostruisce le
origini israeliane e analizza i rapporti delle aziende partecipanti con gli
apparati militari e di controllo di Israele.
L’inchiesta affronta due questioni collegate: la trasformazione dell’esperienza
militare in profitti e la circolazione internazionale di tecnologie e pratiche
che possono estendere la sorveglianza sulla popolazione, anche attraverso il
loro acquisto da parte delle amministrazioni pubbliche.
Cybertech nasce nel 2014 a Tel Aviv.
Fra i promotori della prima edizione figuravano Israel Defense, testata
specializzata nell’industria militare, il National Cyber Bureau dell’ufficio del
primo ministro israeliano, l’Università Ben-Gurion. L’evento collegava quindi la
strategia governativa di sicurezza informatica, la ricerca universitaria e la
promozione dell’industria militare e tecnologica israeliana.
Il dossier colloca questi rapporti nel contesto dell’occupazione, dell’apartheid
e del genocidio contro il popolo palestinese.
Registrare la popolazione, limitarne gli spostamenti, identificare le persone e
analizzarne le comunicazioni sono attività che richiedono infrastrutture
informatiche.
Le competenze sviluppate in questo sistema possono diventare prodotti
commerciali; la loro esportazione può diffondere anche un modello politico che
considera la popolazione un insieme di soggetti da classificare, monitorare e
sottoporre a controlli continui.
Fra le aziende annunciate a Cybertech, Aryon, Terrogence e Check Point, insieme
a molte altre, mostrano diversi legami con l’apparato militare israeliano.
Aryon ha trasformato in un prodotto commerciale l’esperienza dei fondatori in
Matzov, unità informatica delle forze armate, e nella protezione di Nimbus, il
progetto con cui Google e Amazon forniscono servizi cloud allo Stato israeliano.
Terrogence, fondata da ex responsabili e ufficiali dell’intelligence militare,
vende a governi e polizie strumenti di sorveglianza, tra cui IRIS, destinato a
monitorare e identificare utenti su Telegram e WhatsApp. Check Point partecipa
invece a IC3, consorzio guidato dal gruppo militare Israel Aerospace Industries
per vendere sistemi di cybersecurity a governi stranieri.
Anche le multinazionali straniere forniscono infrastrutture agli apparati
israeliani.
L’organizzazione per i diritti umani American Friends Service Committee
documenta acquisti di server Cisco da parte del Ministero della Difesa tra
novembre 2023 e gennaio 2024, durante il genocidio a Gaza.
Il centro di ricerca Who Profits documenta forniture HPE alla polizia, al
servizio penitenziario e al sistema Aviv, che gestisce il registro della
popolazione, utilizzato anche per controllare i permessi di movimento dei
palestinesi.
Per Aviv, il contratto documentato copre il periodo giugno 2023–giugno 2026.
Per BDS Roma, la problematicità di Cybertech riguarda sia i rapporti commerciali
che sostengono l’apparato militare e di sicurezza israeliano sia la diffusione
internazionale delle sue pratiche di controllo.
Le tecnologie impiegate per raccogliere, incrociare e analizzare informazioni
sulle persone possono rafforzare la sorveglianza anche nelle amministrazioni
pubbliche, incidendo sulla riservatezza, sulla libertà di movimento e
sull’esercizio del dissenso.
Il dossier pone quindi una questione di responsabilità ai gestori della Nuvola e
alle istituzioni partecipanti: ospitare e sostenere Cybertech significa offrire
spazi, prestigio e opportunità commerciali anche alle imprese coinvolte nelle
filiere dell’occupazione, dell’apartheid e del genocidio.
La rinuncia a ospitare l’evento e il ritiro delle partecipazioni istituzionali
costituiscono richieste coerenti con questa denuncia.
L’inchiesta offre ad associazioni, collettivi solidali con la Palestina, realtà
studentesche e sindacati elementi documentati per valutare e costruire
iniziative di pressione pubblica.
https://drive.google.com/file/d/1BL6tsujhg7XK-Fgbz3jnGwJF2jG6J-l2/view?usp=sharing
Redazione Italia