Tag - petrolio

Trump a Pechino, cappello in mano e chiacchiere
Il vertice più importante è anche quello più squilibrato. E il soggetto debole stavolta sono gli Stati Uniti. Aggressività militare a parte, che ormai è quasi l’unica “specialità della casa”, Washington arranca un po’ in tutti i campi. A voler essere precisi, sta vedendo la Cina in corsia di sorpasso […] L'articolo Trump a Pechino, cappello in mano e chiacchiere su Contropiano.
May 13, 2026
Contropiano
Il Venezuela non è una colonia: l’oscena arroganza di Trump
L’idea che il Venezuela possa diventare il “51esimo Stato” degli Stati Uniti non è una provocazione innocua. È il sintomo di una deriva culturale e politica profondamente inquietante, che riduce la storia dei popoli a una questione di potenza, petrolio e bandiere da piantare sulle mappe. Donald Trump ha dichiarato […] L'articolo Il Venezuela non è una colonia: l’oscena arroganza di Trump su Contropiano.
May 13, 2026
Contropiano
A piccoli passi nel delirio
Se la guerra diventa una gara social diventa impossibile capire quello che sta veramente accadendo, sia sul campo che sul terreno diplomatico. Guardando i grandi media di tutto l’Occidente si vede chiaramente che non sanno nulla. Per necessità di riempire lo spazio che si sono conquistati si buttano a pubblicare […] L'articolo A piccoli passi nel delirio su Contropiano.
May 5, 2026
Contropiano
Furundulla 318-Trumplonia…
…la saga di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Depravazioni Dipendenze   Pietrolandia L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente 317 Sinonimi e contrari
Emirati fuori dall’Opec causa crisi bellica
Il Golfo Persico è per il momento l’epicentro del terremoto che sta spostando gli equilibri mondiali (in ottica geopolitica) e la struttura dei mercati dell’energia (in ottica macroeconomica). Il collegamento è evidente e ferreo, dunque è inutile privilegiare un’ottica rispetto all’altra. Tutti i paesi del Golfo hanno fatto parte dell’Opec […] L'articolo Emirati fuori dall’Opec causa crisi bellica su Contropiano.
April 29, 2026
Contropiano
Una conferenza sul clima senza lobbisti del petrolio
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Ehimetalor Akhere Unuabona su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Della conferenza internazionale sul clima in corso a Santa Marta, città porto carbonifero colombiano, dal 24 al 28 aprile, se ne parla poco, ma è un vero peccato perché rappresenta qualche cosa di nuovo nella lotta alla catastrofe climatica. Nel metodo e nel merito. Guidati da un significativo gruppo di governi dei paesi del sud globale – i più colpiti dagli effetti devastanti del surriscaldamento globale – decine di delegazioni ufficiali (oltre a Colombia, Brasile, Filippine, Messico, Senegal, Camerun, Figi, Turchia, Vietnam e molti altri stati ci sarà il Belgio e non pochi governi europei) e organizzazioni della società civile si riuniscono per la prima volta autonomamente, per autoconvocazione fuori dalle estenuanti liturgie onuiste. Dopo cinquant’anni di Cop (conferenze intergovernative), tanto spettacolari, quanto inconcludenti, l’uscita dagli accordi sul clima del maggiore inquinatore storico planetario (gli Stati Uniti) ha finalmente reso evidente che non vi possono essere soluzioni consensuali senza fuoriuscita dall’era dei fossili. E qui sta la novità di contenuto rispetto ai passati accordi stipulati in sede Onu: l’obiettivo è la phase-out dalle fonti fossili. In discussione è il percorso su come raggiungere la fuoriuscita dai sistemi energetici inquinanti, non la meta. Rimarranno fuori dalla porta della conferenza di Santa Marta i lobbisti delle compagnie petrolifere. Sono invece chiamati ad assumersi le loro responsabilità i decisori politici di ogni singolo stato, di ogni singolo parlamento. Con la conferenza di Santa Marta non sarà loro più consentito nascondersi dietro trattative infinite e mediazioni paralizzanti. Chi non farà la propria parte, anche unilateralmente, per libera scelta e per quel che serve, non sarà meno complice di quegli stati che si arricchiscono continuando ad estrarre, raffinare, vendere e consumare combustibili fossili. Ora lo scontro è chiaro. Da una parte i grandi inquinatori, dall’altra i popoli indigeni, i contadini, le comunità locali che si prendono cura dei loro territori. Da una parte le industrie estrattive e gli accaparratori delle risorse naturali, dall’altra le attività economiche che condividono equamente e preservano i beni comuni naturali. Da una parte i mercanti dei permessi di inquinamento (crediti di emissione), dall’altra vere politiche di transizione energetica orientate alla sostenibilità ecologica e all’equità sociale. Ci rimane un mistero da chiarire: cosa andrà a fare a Santa Marta la delegazione che il governo italiano sembra abbia deciso di inviare. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Clima, appello della società civile ai parlamentari: “Uscire subito dai > combustibili fossili” -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una conferenza sul clima senza lobbisti del petrolio proviene da Comune-info.
April 22, 2026
Comune-info
[Da Roma a Bangkok] Colonialismo Statunitense in Asia dell’Ovest (non si chiama Medio Oriente)
In questa trasmissione raccontiamo come il neocolonialismo americano si è sviluppato in Asia dell’Ovest, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, passando dall’imperialismo del giovane impero americano assetato di petrolio, al petroldollaro, alla guerra fredda ed arrivando, infine, alla situazione odierna, con le guerre neocoloniali degli USA, la crisi dell’impero, la guerra attuale e la dedollarizzazione. Gli USA, nell'Asia dell’Ovest, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno operato un imperialismo informale. Mentre il colonialismo classico si basava sul controllo territoriale diretto, il neocolonialismo statunitense si basa invece su controllo economico, intervento politico e forza militare.
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
Furundulla 316 – AD-After Donald…
…metteteci una croce sopra (o sotto) di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ADda veni’… *vedi nota finale Orbèn?   Circoli: viziosi, esclusivi o aperti a tutti? *NOTA MOIOSA Capita, soprattutto su fatti particolari e clamorosi, che vignettisti (e non solo) diversi
GUERRA MEDIO ORIENTE: FALLISCONO I NEGOZIATI IN PAKISTAN. TRUMP MINACCIA IL BLOCCO DELLE NAVI IRANIANE. TORNANO A CRESCERE GAS E PETROLIO
Trump torna a minacciare l’Iran dopo i fallimenti dei negoziati in Pakistan. Gli Stati Uniti bloccheranno le navi “in entrata o in uscita” dai porti iraniani a partire dalle 16 di questo pomeriggio ora italiana ha annunciato su Truth il presidente USA. “Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto ‘blocco’, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone” ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf reagendo all’ordine di Trump di imporre un blocco navale nello Stretto di Hormuz. Il Regno Unito intanto si sfila dal blocco navale dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato alla Bbc il premier britannico Keir Starmer. Il punto della situazione con Tara Riva giornalista italo-iraniana e analista di questioni internazionali Ascolta o scarica  “Il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran, in Pakistan, era, a mio parere, quasi inevitabile. Il presidente Trump non è realmente interessato ai contenuti della tregua, ma ha bisogno di una vittoria che si traduca nella ripresa di credibilità globale degli Stati Uniti. Vance, Witkoff e Kushner erano andati a Islamabad con l’obiettivo, impossibile, di ottenere il controllo di Hormuz, unica condizione per poter recuperare il peso necessario per mettere una seria pezza alla crisi del debito e del dollaro. La solida delegazione iraniana, con alle spalle la Cina, e forse anche la Russia, non vuole dare via di uscita comode agli Stati Uniti, e non solo a Trump. Questa guerra è una vera resa dei conti e Trump o si arrende o deve scatenare un’escalation sperando che il disastro travolga gli Stati Uniti meno di altre realtà più esposte ad Hormuz, a cominciare da vari paesi europei e, nella visione di Donald, persino da varie realtà asiatiche, disposte così ad abbandonare la Cina. In sintesi, nella situazione attuale, Trump o abbandona ogni logica di grandezza e di primato o si getta nell’abisso sperando di essere fra i sopravvissuti. La folle guerra del capitalismo”. L’analisi di Alessandro Volpi docente di Storia contemporanea a Scienze Politiche a Pisa e collaboratore di Altreconomia Ascolta o scarica   Trump minaccia di tornare a bombardare le centrali elettriche e avverte la Cina: ‘Dazi al 50% se invierà armi al regime’. Poi spara a zero su Papa Leone XIV, il primo pontefice suo connazionale della Storia. Un attacco senza precedenti che potrebbe segnare una rottura tra la Casa Bianca e il Vaticano. Il presidente degli Stati Uniti ha definito Leone un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera“ aggiungendo “ dovrebbe essermi grato perché, è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente me”. I vescovi americani replicano: “parole denigratorie”. Il commento di Francesco Grana vaticanista del Fatto Quotidiano Ascolta o scarica Secondo Axios, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha innescato un grave shock energetico che sta per determinare cambiamenti duraturi nella struttura del mercato petrolifero globale, del valore di svariati trilioni di dollari, trasformandolo da un sistema relativamente aperto in una struttura più frammentata e militarizzata. I prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 50% rispetto ai livelli prebellici, mentre i prezzi sul mercato fisico del petrolio hanno raggiunto livelli record, poiché paesi e aziende si contendono le forniture in calo. Uno dei fattori chiave di questo aumento è la continua chiusura dello strategico Stretto di Hormuz. Secondo i dati disponibili, la crisi ha di fatto eliminato circa il 16% dell’offerta globale di petrolio, superando shock precedenti come l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq nel 1990 (8%), l’embargo petrolifero del 1973 (8%), la guerra in Libia del 2011 (2%) e la guerra in Ucraina del 2022 (2%). Il panorama energetico africano si trova attualmente ad affrontare una delle prove più difficili della sua storia recente a causa della guerra all’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz: dal Sudafrica alla Nigeria, il continente è alle prese con il caro carburante, i raccolti a rischio e un’inflazione che i più poveri non possono permettersi. Ne parliamo con Cornelia Toelgyes, vicedirettrice di www.africa-express.info Ascolta o scarica  Nel 2025 l’Iran ha giustiziato almeno 1.639 persone, un record dal 1989. Lo rivela il rapporto annuale congiunto dell’organizzazione norvegese ‘Iran human rights’ (Ihr) e dell’organizzazione parigina ‘Ensemble contre la peine de mort’ (Ecpm) Parigi, secondo cui “il ricorso alla pena capitale potrebbe aumentare a seguito della guerra con Israele e gli Stati Uniti”. In dettaglio il numero delle esecuzioni è aumentato del 68% rispetto al 2024 (975 persone uccise) e include 48 donne impiccate. Secondo le due Ong “se la Repubblica islamica sopravviverà alla crisi attuale, esiste un serio rischio che le esecuzioni vengano utilizzate in modo ancora più massiccio come strumento di oppressione e repressione” Il commento di Ahmad Rafat, giornalista iraniano, fondatore dell'”Iniziativa per la libertà di espressione in Iran”. Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto