ANTIPROIBIZIONISMO: AL DL SICUREZZA AGGIUNTO EMENDAMENTO ANCORA PIÙ REPRESSIVO
Approvato oggi, giovedì 16 aprile in Senato, l’emendamento presentato dal
senatore Lisei (Fratelli d’Italia) alla legge di conversione del decreto
sicurezza. L’emendamento, se possibile, peggiora ancora di più – se possibile –
il contestatissimo testo ultrarepressivo, intervenendo sull’articolo 73, comma
5, del Testo unico sulle droghe e introducendo una nuova stretta repressiva e
proibizionista.
La modifica approvata stabilisce infatti che il fatto “non si considera di lieve
entità” quando, per l’allestimento di mezzi o strumenti oppure per le modalità
dell’azione, le condotte previste dal comma 1 risultino poste in essere “in modo
continuativo e abituale”.
“Si tratta – denuncia Forum Droghe -. di un ulteriore e grave peggioramento
della legislazione sulle droghe, che va nella direzione opposta rispetto a
quanto sarebbe necessario: ridurre il ricorso al carcere, limitare la
repressione penale, contrastare il sovraffollamento e riportare razionalità e
proporzionalità in un sistema sanzionatorio da anni segnato da automatismi
ideologici e da effetti socialmente devastanti”.
Per Leonardo Fiorentini, segretario nazionale di Forum Droghe, “siamo di fronte
all’ennesimo irrigidimento repressivo mascherato da intervento tecnico.
L’emendamento Lisei colpisce ancora una volta il cuore del comma 5 dell’articolo
73, cioè l’unico spazio che negli anni ha almeno parzialmente consentito di
distinguere i fatti di minore offensività dal grande traffico. Restringere
ulteriormente la lieve entità significa aumentare pene, ingressi in carcere e
marginalizzazione sociale, senza incidere minimamente sui mercati illegali e
sulle organizzazioni criminali”.
“La formula introdotta è inoltre allarmante per la sua vaghezza”, prosegue
Fiorentini, e “rischia di ampliare enormemente la discrezionalità repressiva e
di trascinare fuori dalla lieve entità una vasta area di condotte legate alla
piccola cessione, alla sopravvivenza economica, alle reti di prossimità che si
sviluppano dentro i contesti di consumo e di marginalità. Ancora una volta non
si colpiscono i grandi traffici, ma gli ultimi”.
Per Forum Droghe questa scelta conferma una linea politica precisa: usare la
legislazione sulle droghe come terreno simbolico per produrre più punizione, più
carcere e più controllo sociale. Una linea che ignora decenni di evidenze sul
fallimento del proibizionismo, sull’inefficacia della deterrenza penale e sui
costi umani e democratici della war on drugs.
“Già oggi oltre un terzo dei detenuti è in carcere per droghe: mentre le carceri
italiane esplodono per sovraffollamento, mentre aumentano disagio,
autolesionismo e violazioni della dignità delle persone detenute, il governo e
la maggioranza continuano a usare il diritto penale come clava propagandistica“,
chiosa Fiorentini. “È una scelta irresponsabile e pericolosa. Invece di
depenalizzare, ridurre il danno e rafforzare i servizi, si insiste
nell’alimentare un sistema che produce esclusione, stigmatizzazione e
incarcerazione selettiva. È l’ennesima prova di una politica sulle droghe
incapace di affrontare la realtà e ostinata a perseguitare consumatori, piccoli
spacciatori e persone vulnerabili”.
Per questo l’associazione, impegnata da oltre 30 anni a scardinare l’approccio
ultraproibizionista dello Stato italiano sul tema sostanze chiede “che questa
norma venga stralciata e rilancia la necessità di una riforma radicale della
legge sulle droghe, fondata su proporzionalità, diritti, salute pubblica,
riduzione del danno e alternative concrete alla detenzione”.
Su Radio Onda d’Urto l’intervento di Leonardo Fiorentini, segretario nazionale
di Forum Droghe. Ascolta o scarica