Michelangelo Dome: lo scudo missilistico con cui Leonardo SpA avvolgerà l’Europa
«Rispondere alle minacce emergenti in uno scenario globale sempre più complesso
e proteggere infrastrutture critiche, aree urbane sensibili, territori e asset
di interesse nazionale ed europeo attraverso una soluzione modulare, aperta,
scalabile e multi-dominio: è l’obiettivo di “Michelangelo – The Security Dome”,
sistema avanzato di difesa integrata di Leonardo»
(https://www.leonardo.com/it/focus-detail/-/detail/michelangelo-sistema-multidominio-difesa-aerea-leonardo).
In occasione della presentazione del Piano Industriale 2026-2030 di Leonardo
SpA, tenutasi a Roma giovedì 12 marzo, l’Amministratore Delegato Roberto
Cingolani ha evocato il nome dello “scudo missilistico” con cui l’azienda
vorrebbe avvolgere l’Europa: Michelangelo Dome. Già il nome rievoca l’israeliano
Iron Dome, progettato per intercettare i missili provenienti dai paesi arabi,
soltanto che l’Europa non è in guerra coi propri vicini.
Che cosa è il Michelangelo Dome? Si tratta di un sistema complesso ma costruito
per essere compatibile con tutte le piattaforme adottate dai paesi Nato,
adattabile alla difesa del territorio nazionale ma anche di specifiche aree
strategiche come porti, basi militari, aeroporti, siti industriali; una sorta di
grande cupola costruita con sistemi tecnologici avanzati e di ultima
generazione, incluso il ricorso alla stessa IA.
Nel corso dell’intervento, Cingolani ha promesso il primo impiego sul campo
dello scudo entro la fine del 2026, in Ucraina. Intervistato poi da il Sole 24
Ore a margine dell’evento, l’AD ha seccamente difeso gli investimenti
programmati per Michelangelo: «non sta finendo la guerra, sta iniziando una
guerra nuova. I prossimi anni di pace apparente potrebbero permettere agli
aggressori di costruire armi che sono difficili da neutralizzare: mai come
adesso bisogna investi.re nella difesa».[1]
Sarà – come sostiene implicitamente Cingolani –… che non vi siano alternative a
questo destino di guerra, prefigurato con fin troppa facilità. Tuttavia i dubbi
sorgono, dato che non si può negare un diretto interesse economico dell’azienda
a una maggiore domanda di armi (e quindi a un loro maggior impiego) e
all’innovazione militare, così come non si può nascondere il coinvolgimento
sempre più diretto di Leonardo nelle istituzioni – da quelle militari alle
scuole, le Università e i centri di ricerca.
Il progetto di difesa Michelangelo era stato lanciato nell’ottobre del 2025 ma
solo negli ultimi giorni dell’inverno 2026 è stato ufficialmente presentato al
Ministro della Difesa Crosetto, al Capo di Stato Maggiore della Difesa Portolano
e a tutti i Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate. In un Comunicato stampa,
Leonardo lo ha definito come «un’architettura completa che integra sensori
terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, piattaforme di cyber
defence, sistemi di comando e controllo, intelligenza artificiale ed effettori
coordinati. La piattaforma crea una cupola dinamica di sicurezza, capace di
individuare, tracciare e neutralizzare minacce, anche in caso di attacchi
massivi, su tutti i domini di operazione: aeree e missilistiche, inclusi missili
ipersonici e sciami di droni, attacchi dalla superficie e sotto la superficie
del mare, forze ostili terrestri». Senza poi dimenticare che «Grazie alla
fusione avanzata dei dati provenienti da sensori multipli e all’impiego di
algoritmi predittivi, Michelangelo è in grado di anticipare comportamenti
ostili, ottimizzare la risposta operativa e coordinare automaticamente gli
effettori più idonei».[2]
Si parla di un giro d’affari di ben 21 miliardi entro il 2035, a patto però che
Leonardo incontri il favore dei governi europei nel creare una rete di
protezione unica che coinvolga i diversi paesi.
Nel frattempo, il Bilancio aziendale è in netta crescita e ciò ha permesso di
includere nel Piano Industriale 2026-2030 «un incremento sostanziale del
dividendo che sarà pagato nel 2026 (+21% [rispetto al 2024]) e un ulteriore
aumento del ritorno agli azionisti nell’arco di piano [ossia: durante il periodo
coperto dal piano industriale vi sarà un ulteriore aumento]».[3] Si arriverà
così a un dividendo di 0,63 € per azione, rispetto agli 0,52 di due anni fa.
La guerra, evidentemente, paga. Il timore è che oltre al denaro fornisca agli
azionisti di Leonardo anche la possibilità di esercitare pressioni e
orientamenti sempre più forti sui governi, visto che è proprio con progetti come
il Michelangelo che il grado di dipendenza delle istituzioni dalle aziende
militari cresce notevolmente. E stando a vedere le politiche industriali del
Governo già oggi il complesso militar industriale sembra avere un potere
sterminato nell’influenzare scelte e strategie nell’immediato futuro.
Emiliano Gentili, Federico Giusti, Stefano Macera
[1] Cfr.
https://www.analisidifesa.it/2025/11/leonardo-presenta-michelangelo-the-security-dome/.
[2] Leonardo, Comunicato stampa: Leonardo: Cingolani presenta “Michelangelo –
the Security Dome”, 27 Novembre 2025.
[3] C. Dominelli, Leonardo svela nuovo piano: previsti 142 miliardi di ordini al
2030, «il Sole 24 Ore», 12 Marzo 2026.
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