Bisogna forzare l’auroraLunedì 30 marzo, per iniziativa della Libreria Modus Vivendi, la città di
Palermo ha incontrato Tomaso Montanari ai Cantieri Culturali alla Zisa, movendo
da riflessioni sul suo ultimo libro Per Gaza edito da Feltrinelli, i proventi
delle cui vendite saranno devoluti all’associazione CFTA The Culture and Free
Thought di Gaza. Riportiamo qui una sintesi della sua comunicazione
Se saltano i limiti costituzionali, si asside al potere l’arbitrio di turno, in
assoluta assenza di limiti. Oggi questa dimensione caratterizza il quadro
internazionale e le vicende interne delle sedicenti democrazie. Oggi, infatti,
pare più facile uscire dalle democrazie che rientrarvi, dato che viviamo nel
sovranismo più bieco.
Dovremmo deciderci, per esempio, a cambiare l’inno nazionale che gronda sangue e
celebrare il 2 giugno senz’armi. Dovremmo ritrovare lo spirito di Ventotene e il
desiderio di una costituzione mondiale, quale auspicava Thomas Mann e quale ci
fece conoscere Pietro Calamandrei, sul solco di Per la pace perpetua di Immanuel
Kant.
L’assenza del limite si è manifestata soprattutto a Gaza, laboratorio del mondo,
reiterato a Minneapolis. Didier Fassin, nel suo libro Una strana sconfitta, ha
scritto che la sconfitta oggi non è militare ma etica. Com’è possibile che
l’Occidente abbia consentito al genocidio di Gaza? Nel film Tutti a casa a un
certo punto Sordi dice: “Non si può stare sempre a guardare”. Non si può neppure
oggi, perché il genocidio sta avvenendo in nostro nome.
Adesso si è passati a un genocidio a bassa intensità, per via delle
manifestazioni di piazza in tutto il mondo; ma sappiamo che non è abbastanza e
che non tacita la nostra coscienza.
Pizzaballa, bloccato dalle forze armate israeliane nella Domenica delle Palme,
ha dichiarato: “Il Dio dei viventi non abita nei templi ma in ogni corpo”.
Quanti corpi ha fatto a pezzi Israele? Come si può tacere di fronte a uno
sterminio, quando per di più è perpetrato in nome delle Scritture? I cristiani
di Palestina chiedono con fermezza il perseguimento dei criminali di guerra:
“Coloro che negano il genocidio negano l’umanità del popolo palestinese”.
Judith Butler ha scritto: “Ci sono vite che non sono neanche degne di lutto,
neanche degne di essere piante”. E Shylock, il mercante di Venezia, diceva: “Noi
ebrei siamo uomini come voi, se ci pungete sanguiniamo come voi”. Oggi sono i
palestinesi ad essere spogliati della propria umanità.
Le parole possono, possono tutto: i genocidi cominciano con le parole e dunque
con le parole possono essere denudati. Sono parole di degradazione e
disumanizzazione: “sono animali, non sono umani”. Il presidente Herzog, ad
esempio, ha asserito: “Non c’è nessuno della nazione palestinese innocente”.
Neppure i bambini?
Alle parole poi seguono le opere e nessuno protesta. L’ultima fase di ogni
genocidio è la negazione del genocidio stesso, di nuovo con un ritorno alle
parole. È stato duro far accettare l’uso della parola “genocidio”, che pure ha
cominciato ad essere impiegata proprio nelle università israeliane. Le
università, tutte, sono per vocazione il contrario del nazionalismo. Docenti e
studenti hanno iniziato a dire che il tentativo era di eliminare il popolo
palestinese, subendo tremende ritorsioni. Perciò lascia molti dubbi il
boicottaggio delle università, ovviamente non quello dei gruppi di ricerca
militare.
Le parole e i segni sono decisivi in questa storia. Tonino Bello diceva che
bisogna passare dai segni del potere al potere dei segni. Perciò ho scritto
questo libro, illustrato da Marco Sauro. Perciò con Paola Caridi, Evelina
Santangelo e altri abbiamo pensato al movimento “Ultimo giorno di Gaza”: esporre
i sudari alle finestre è un segno potente e lo sa bene Palermo, che dopo le
stragi di mafia è stata la città del Comitato dei Lenzuoli. Centomila sudari
sono stati sciorinati ai balconi e nelle piazze, mentre suonavano le campane
delle città. A Firenze la Martinella ha squillato come dopo la strage dei
Georgofili.
La domanda è: com’è possibile essere umani dopo Gaza? La stessa che risuonava:
com’è possibile fare filosofia, scrivere poesia dopo Auschwitz? Il tabù della
Shoah è stato usato contro la Shoah stessa. Primo Levi aveva messo in guardia
contro il nazionalismo dello Stato di Israele.
Il “mai più” del giorno della memoria è riferito a tutt3, non solo agli ebrei.
Non dimentichiamo che è stato un ebreo polacco a elaborare la categoria di
genocidio, Raphael Lemkin, per tutt3, non solo per gli ebrei. Gli Stati più
complici dell’attuale genocidio israeliano sono Italia e Germania, proprio i più
responsabili della Shoah! Netanyahu ha lavato i neofascisti e i neonazisti di
tutto il mondo dalla macchia dell’Olocausto. Un esempio: per ottenere la
cittadinanza tedesca oggi devi dichiarare di essere favorevole allo Stato di
Israele.
Ma l’ebraismo della diaspora era internazionalista, non prigioniero delle Stato
Nazione, perciò gli ebrei erano così odiati! Oggi invece a Gerusalemme
insistono a volere uno Stato Nazionale confessionale. Diversa la proposta di
Ilan Pappé: la speranza è una federazione di popoli in Medio Oriente senza Stati
Nazione. Già Hannah Arendt aveva condannato il sionismo e sottolineava come i
giudici del processo ad Eichmann tra loro parlassero il dialetto prussiano.
Il genocidio è fortemente legato al modello di Stato Nazione, che noi europei
abbiamo esportato con il colonialismo in Medio Oriente.
In Germania oggi diversi intellettuali ebrei sono espulsi e/o licenziati per
antisemitismo: criticare lo Stato d’Israele significa essere antisemiti, come
del resto può accadere anche da noi con il ddl Romeo.
Certo le parole, le idee contano, ma non basta parlare: a giorni sarà inaugurata
al Museo Egizio di Torino una mostra su Gaza dal titolo Il futuro ha un cuore
antico, come un libro di Carlo Levi. Saranno esposti disegni e dipinti di
bambini nella rassegna We are still here, siamo ancora qui. Anche il libro di
poesie Il loro grido è la mia voce ha espresso con la scrittura e la parola la
resistenza all’annientamento.
Altre considerazioni aggiunge Montanari in risposta alle domande del pubblico
Ciò che va fatto è distinguere lo Stato dalla religione, cosa che Israele ha
rinunciato a fare. Io mi riconosco nel cattolicesimo democratico di La Pira e di
Dossetti, che voleva mettere in Costituzione il diritto di resistenza. Quanto al
“che fare?” dopo il referendum, gli adulti devono ascoltare i giovani che nelle
manifestazioni Pro Pal non erano scesi in piazza per scopi egoistici o meramente
economici (pure leciti) ma per motivi etici e per il rispetto delle vite.
Il punto vero ora è la totale assenza di politica, in quanto espressione della
polis: non ci sono più grandi strutture politiche nazionali. Ma ci sono i grandi
movimenti. Lo scopo del Board of Peace è stato quello di mettere a tacere nel
mainstream la narrazione su Gaza che tanta indignazione ha suscitato a livello
mondiale.
In realtà, il culmine si è raggiunto con la Global Sumud Flotilla, quando sono
stati messi in pericolo corpi di cristiani bianchi: solo allora a milioni sono
scesi in piazza. Le grandi manifestazioni hanno rivelato la crisi delle
democrazie, incapaci di creare giustizia sociale.
Il grande problema non può essere eluso dai personalismi delle primarie. Si
tratta invece della ricostruzione dei corpi collettivi: i movimenti non possono
essere espressione di una piccola minoranza; perciò gli adulti devono ascoltare
i giovani, come facciamo – o dovremmo fare – nelle università.
Ma quello che è successo non è senza significato: bisogna forzare l’aurora a
nascere, come diceva Giorgio La Pira.
Ci lasciamo con l’invito a firmare la petizione del Comitato Libertà per Marwan
Barghouti, petizione che chiede tra l’altro la cittadinanza onoraria per i
bambini e le bambine palestinesi e la devoluzione dello 0,01 del bilancio
comunale a favore dei programmi di cooperazione, nella città che è gemellata con
Betlemme e Khan Younis e che, nonostante questo, ha visto sindaco e presidente
della regione omaggiare qualche giorno fa l’ambasciatore di Israele.
Oltre tutto, con l’approvazione dell’allargamento dei reati passibili di pena di
morte, votato dallo Knesset solo per i palestinesi, Barghouti potrebbe da domani
rischiare l’esecuzione…
per firmare:
https://www.change.org/p/libert%C3%A0-per-marwan-barghouti-il-nelson-mandela-palestinese
Daniela Musumeci