Da #Pistoia a #Milano è l'ora dei Parà e del mito #fascista di El Alamein
Il 23 ottobre cerimonia solenne allo stadio di Pistoia dei #Parà della Brigata
#Folgore per l’84° Anniversario della battaglia di El Alamein, in piena Seconda
Guerra Mondiale, quella scatenata da Hitler e Mussolini con tanto di campagne
imperiali in terra d'Africa.
Tag - pistoia
Pax Christi Pistoia: La pace si impara: smilitarizziamo le scuole
COUNICATO STAMPA
Pax Christi Punto Pace Pistoia esprime preoccupazione per il coinvolgimento
delle scuole pistoiesi nella Festa della Brigata Paracadutisti Folgore, prevista
il 23 ottobre allo stadio Melani.
La preoccupazione è ancora maggiore perché la manifestazione si svolge
nell’anniversario della battaglia di El Alamein, combattuta nel 1942
dall’esercito dell’Italia fascista. Celebrare una guerra combattuta per gli
obiettivi coloniali e razzisti del regime fascista è particolarmente grave,
soprattutto quando si coinvolgono le giovani generazioni.
La scuola deve essere un luogo di conoscenza, pensiero critico ed educazione
alla pace, non uno spazio di celebrazione della cultura militare. Per questo Pax
Christi si impegna, attraverso la campagna “Scuole smilitarizzate” e la
partecipazione di Pax Christi Italia all’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e delle università, a contrastare la presenza crescente del mondo
militare nei luoghi della formazione.
Crediamo che ragazze e ragazzi debbano essere educati ai valori della
Costituzione, a partire dall’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra. E’
importante studiare la storia per imparare a riconoscere le conseguenze della
guerra, prevenirne le cause e costruire alternative alla violenza.
Non crediamo che la guerra sia una soluzione inevitabile. Lavoriamo per la pace,
il disarmo, la difesa civile nonviolenta e l’autodeterminazione dei popoli.
Vogliamo una scuola che aiuti le nuove generazioni a costruire un futuro in cui
i conflitti si affrontino con il dialogo, la diplomazia e la cooperazione, non
con le armi.
Educare alla pace significa scegliere la Costituzione, custodire la memoria
storica per costruire alternative alla guerra.
Pax Christi – Punto Pace Pistoia
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Lavoricidio: 10 morti in due giorni
Articoli e analisi di Carlo Soricelli (*). A seguire una poesia di Yuleisy Cruz
Lezcano per ricordare Andrea Di Risio. Il bollettino di questa guerra silenziosa
continua ad aggiornarsi con una frequenza spaventosa. In sole 48 ore abbiamo
registrato altri 10 lavoratori che non sono tornati a casa. LE TRAGEDIE DI IERI
(5 VITTIME) Ayoub Abourabil (31 anni): operaio di
Pistoia: ancora una celebrazione della Folgore per una scuola superiore
Cultura della difesa e guerra cognitiva. La propaganda delle Forze Armate nelle
nostre scuole non si arresta e anzi assume i connotati di un fenomeno giorno
dopo giorno sempre più sistematico e inquietante. Come Osservatorio contro la
militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo da tempo questa
indebita invasione di campo e la trasformazione dei nostri istituti in megafoni
di una propaganda militarista alla quale è ormai tempo di opporre una risoluta
azione collettiva di rifiuto.
L’ultima segnalazione arriva dall’Istituto Professionale di Stato “Barone C. de
Franceschi – A. Pacinotti” di Pistoia dove, come da circolare allegata, venerdì
23 ottobre 2026 alcune classi «parteciperanno alla celebrazione della Festa
della Brigata Paracadutisti Folgore che si celebrerà a Pistoia presso lo stadio
Melani a partire dalle ore 10:00» con «l’opportunità di assistere all’aviolancio
del Tricolore nei cieli di Pistoia». In un passaggio successivo la circolare
precisa poi che «per l’occasione nei pressi dello stadio sarà allestito il
Villaggio Folgore, mostra espositiva di mezzi e materiali dove poter apprezzare
dal vivo i nostri strumenti e le tecnologie a nostra disposizione».
Le domande che ci poniamo e che poniamo all’opinione pubblica sono sempre le
stesse: perché tutto questo? Perché le scuole devono prestare il fianco alla
propaganda militarista? In un contesto da terza guerra mondiale combattuta a
pezzi perché i/le docenti dovrebbero accompagnare i propri studenti e le proprie
studentesse a iniziative di questo genere? Che valore didattico-pedagogico può
mai avere assistere alle attività di aerei militari?
Per tale motivo invitiamo genitori e genitrici a presentare presso l’Istituto la
richiesta di esonero per i propri figli e le proprie figlie da questa giornata
utilizzando quanto messo a disposizione sul nostro sito (clicca qui); chiediamo
ai/alle docenti di ripensare la loro decisione data l’importanza del problema
che l’Osservatorio evidenzia da anni, nonché agli studenti e alle studentesse di
rifiutarsi di partecipare all’iniziativa in questione utilizzando quanto
previsto nel nostro prezioso Vademecum.
Chiediamo inoltre a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di
segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio
alla seguente mail: osservatorionomili@gmail.com.
Invitiamo infine chiunque abbia voglia di contribuire alle attività
dell’Osservatorio aderendo alla nostra associazione al seguente link:
https://osservatorionomilscuola.com/contatti/.
Fonte:
https://www.defranceschipacinotti.edu.it/circolare/073_festa-brigata-folgore-23-ottobre-2026/
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Anche a Pistoia nessuno è straniero
Si è svolto stamattina di fronte al liceo scientifico di Pistoia un flash mob,
organizzato dal collettivo studentesco della scuola e da alcuni docenti, per
protestare contro il Decreto Legge 30 settembre 2026, n.170[1], recentemente
approvato dal Consiglio dei Ministri, che introduce norme discriminatorie nei
confronti degli alunni stranieri della scuola italiana. Alunni e studenti del
liceo pistoiese, di cui molti con indosso una maglietta bianca con la scritta
“qui nessuno è straniero”, hanno esposto all’ingresso della scuola un drappo
bianco di pari contenuto. Nella notte, paradossalmente e forse non a caso,
Azione Studentesca (movimento giovanile di estrema destra, oggi vicino a
Fratelli d’Italia) aveva incollato sulla parete appena riverniciata della
scuola, uno striscione con la scritta “+ integrazione – immigrazione”. Una
rappresentante del collettivo studentesco ha letto il seguente comunicato “Il 24
Settembre il consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge d’urgenza che
prevede un massimo di 30% di studenti stranieri per classe e il divieto di
indossare il burqa all’interno degli edifici scolastici. La mattina dopo in una
scuola di Genova è apparso uno striscione come quello da noi esposto che è stato
tolto da due agenti di polizia. Come collettivo studentesco, insieme ai nostri
professori e professoresse, oggi siamo qui per ribadire che la scuola non sarà
mai un luogo di discriminazione e che il nuovo decreto legge è l’ennesima
dimostrazione di come il nostro governo sia distante dai problemi reali degli
istituti. Nella scuola nessuno è straniero”. Il riferimento è a quanto è
successo il 25 settembre scorso davanti alla scuola primaria Daneo di Genova[2]
ove due agenti in borghese della Digos hanno rimosso, senza dare spiegazione
alcuna, uno striscione appena appeso dai bambini sulla facciata dell’edificio,
con la scritta in molte lingue “Nessuno è straniero”. L’episodio ha suscitato
grande sdegno in molte parti del paese, tanto che davanti a diverse scuole si
sono svolte iniziative di protesta. Per capire però le ragioni della protesta è
opportuno analizzare la norma in questione. Il Decreto Legge, immediatamente
vigente, da convertire poi in legge entro 60 giorni, all’articolo 12 prevede che
i Dirigenti Scolastici segnalino ai servizi sociali territoriali i genitori di
minori stranieri che non abbiano una sufficiente conoscenza della lingua
italiana. I servizi sociali sono tenuti ad avviare tali genitori a un percorso
di alfabetizzazione obbligatoria, finalizzata al raggiungimento del livello
linguistico A2; il mancato assolvimento dell’obbligo comporta una sanzione fino
a 1000€. La conoscenza della lingua è fondamentale, innanzitutto per lo stesso
adulto immigrato. Raggiungere però tale obiettivo in modo coercitivo, sotto
minaccia di una sanzione e su segnalazione del Dirigente Scolastico (fatta sulla
base di non si sa quale criterio di valutazione della conoscenza linguistica)
palesa il carattere discriminatorio della norma, con effetto respingente nei
confronti degli interessati.
Nello stesso articolo 12 si dispone il divieto di indossare a scuola burka e
niqāb, pena una sanzione fino a 1000€ per le famiglie delle ragazze interessate.
Fortunatamente burka e niqāb sono indumenti estremamente rari da vedere, non
solo a scuola, ma anche nelle nostre strade. E’ ragionevole immaginare che i
casi concreti si possano ridurre in Italia a qualche decina o al massimo a poche
centinaia, riguardanti ovviamente famiglie iper integraliste che nel concreto,
invece di togliere il burka alle figlie, per paura della sanzione, potrebbero
essere tentate di ritirarle dalla scuola, con un effetto opposto a quello che la
norma si proporrebbe. Da segnalare al riguardo che in Italia esistono già norme
anti travisamento, che proibiscono di indossare tali indumenti.
All’articolo 13 il decreto dispone poi che, a partire dall’anno scolastico
2027-28 nelle classi prime della scuola primaria, non superi il 30% il numero
degli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia; ciò ad
eccezione degli alunni stranieri che hanno frequentato almeno due anni di scuola
dell’infanzia. Nelle classi prime della scuola secondaria di primo e di secondo
grado è introdotto il medesimo limite per gli studenti stranieri, ad eccezione
di coloro che hanno già frequentato con esito positivo, per almeno tre anni la
scuola italiana. Il tema è ovviamente ancora la mancata conoscenza della lingua,
in questo caso degli alunni, che genererebbe bisogni educativi speciali, il cui
soddisfacimento assorbirebbe risorse per l’istruzione degli italiani; vediamo
però quali sono i numeri reali del fenomeno. Secondo i dati più aggiornati del
Ministero, relativi all’anno scolastico 2022/23[3], su un totale di circa
330.000 classi statali (esclusa la scuola dell’infanzia), considerando tutti gli
alunni con cittadinanza non italiana, il 7,6% (circa 25.080 classi) superava il
tetto previsto del 30%. La maggioranza degli alunni non italiani sono però nati
in Italia e quindi hanno frequentato scuole italiane, parlano la lingua e non
rientrano nelle fattispecie del decreto. Considerando invece soltanto gli alunni
con cittadinanza non italiana nati all’estero, e che quindi probabilmente non
hanno frequentato scuole italiane e possono avere problemi di lingua, la
percentuale scendeva allo 0,6% delle classi totali (circa 1.980 classi). Queste
ultime però sono spalmate su tutti gli anni dei tre gradi di istruzione, mentre
le previsioni del decreto riguardano solo le prime, che sono circa 75.407, di
cui lo 0,6% corrisponde a circa 452 classi. In pratica il Governo ha ritenuto di
procedere con una norma (il decreto legge), la cui emanazione richiede il
presupposto dell’urgenza, per intervenire su un numero davvero risibile di
alunni. La norma appare poi di difficile applicazione, specialmente nelle
periferie o nei piccoli centri, dove le varie scuole sono distanti tra loro. Chi
accompagnerà infatti gli alunni indirizzati a scuole con meno immigrati, ma che
sono distanti? Gli alunni che saranno costretti a frequentare scuole lontane
dalla residenza saranno penalizzati dal disagio del trasporto e dalla difficoltà
di frequentare i compagni. Tali criticità sono peraltro state segnalate anche
dai Dirigenti Scolastici[4], che, in generale, hanno espresso comunque un parere
non negativo sul complesso del Decreto. Da segnale al riguardo la circolare
della Ministra Gelmini[5] che nel 2010 già prevedeva il suddetto limite del 30%,
rimanendo però in gran parte disattesa. Meglio sarebbe stato prevedere, per i
casi specifici di criticità, un rafforzamento dell’insegnamento dell’italiano
L2, col potenziamento dell’organico dei docenti specificatamente formati. Tale
vicenda evidenzia semmai che nella scuola italiana ci sono circa 600 mila alunni
nati in Italia e perfettamente integrati, soprattutto grazie ad anni di
frequenza scolastica, che però non hanno la cittadinanza. Nel complesso quindi
il Decreto, tanto sbandierato dalla Meloni e da Valditara come misura a favore
dell’integrazione e a difesa della formazione degli alunni italiani, visti gli
effetti, per certi aspetti risibili, per altri fortemente negativi, appare come
l’ennesimo spot elettorale, fatto stavolta a carico della scuola, che avrebbe
bisogno di ben altro.
.
[1]
https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-09-30&atto.codiceRedazionale=26G00190&elenco30giorni=false
[2]
https://www.rainews.it/tgr/liguria/articoli/2026/09/digos-rimuove-striscione-contro-tetto-stranieri-a-scuola-polemica-a-genova-94e9de82-4264-4871-a281-e5d073599781.html
[3]
https://www.tecnicadellascuola.it/wp-content/uploads/2024/08/NOTIZIARIO_Stranieri_2223.pdf?utm_source=chatgpt.com
[4]
https://www.orizzontescuola.it/decreto-scuola-i-presidi-anp-bene-alcune-misure-ma-restano-dubbi-su-integrazione-tecnici-e-latino/
[5] https://www.istruzione.it/archivio/web/ministero/cs080110.html
Enrico Campolmi
Dalla parte di chi viene legato
La campagna «Date i numeri» per chiedere che le Regioni superino la contenzione
meccanica. Il comunicato del Collettivo Artaud e la reticenza della Regione
Toscana. DATE I NUMERI! Per un reale superamento della contenzione meccanica. A
partire dalla Regione Toscana «» […] Dopo un brevissimo, direi quasi inutile,
colloquio con il medico di turno, uscii dalla stanza convinta di dover
Confermata la rimozione di Don Massimo Biancalani, il parroco dell’accoglienza. E Salvini esulta
Dopo dieci anni che i migranti trovavano accoglienza in quella chiesa-rifugio,
come don Massimo Biancalani aveva chiamato la sua parrocchia di Santa Maria
Maggiore a Vicofaro (Pistoia), il 1° luglio del 2025 era arrivata la polizia.
Eseguendo l’ordinanza di sgombero emessa per “gravi criticità igienico-sanitarie
e sovraffollamento”, i reparti mobili in tenuta antisommossa, insieme alla
Questura di Pistoia, ai carabinieri e ai vigili del fuoco (quanta grazia),
avevano allontanato con la forza… gli ultimi sei migranti, quelli rimasti dopo
la chiusura del centro nei giorni precedenti, quando erano state condotte fuori
un centinaio di persone.
Così oggi don Massimo descrive quell’episodio: «Quelle immagini resteranno a
lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e non solo. Mi hanno
sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte per impedire ai
poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza provata nel vedere
avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò dimenticare le poche cose
dei nostri ragazzi – gli zaini, i vestiti, gli oggetti personali – ammucchiate
davanti alla chiesa».
A essere obiettivi, la “ferita alla comunità cittadina” ha riguardato e riguarda
solo pochi. Altri hanno tirato un sospiro di sollievo. Vuoi per dei problemi
autentici di tipo sanitario e fatti di microcriminalità, vuoi per intolleranza
di chi di fronte alla povertà ha paura del contagio, tanti si erano lamentati,
avevano smesso di partecipare alla messa, avevano addirittura creato un comitato
cittadino imputando all’accoglienza dei migranti problemi come spaccio, degrado,
miasmi a causa dei rifiuti accumulati, e naturalmente l’allontanamento dei
fedeli dalla chiesa. Don Massimo aveva cercato di provvedere, insieme a dei
volontari, ma non era bastato. E quando gli abitanti di Ramini avevano appreso
della sua intenzione di fare della chiesa della loro città una “seconda
Vicovaro”, erano insorti in via preventiva pure loro.
Al parroco dell’accoglienza era stato proposto, nel 2024, il trasferimento
all’Ufficio missionario diocesiano (visto il suo amore per i poveracci…), ma lui
aveva rifiutato, ed era iniziato il procedimento canonico. Attenzione: non per
violazioni disciplinari nell’esercizio del suo ministero, bensì per motivi di
“opportunità”. Rimosso, don Massimo aveva continuato a combattere, presentando
ricorso, e siamo alla fine (forse) della storia: una settimana fa, il nuovo
vescovo di Pistoia, Augusto Mascagna, ha confermato la rimozione e
l’allontanamento dalle due parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di
San Niccolò a Ramini. La soluzione transitoria, in attesa di un nuovo parroco,
vede alla guida delle chiese monsignor Patrizio Fabbri, che subito, nella sua
prima messa, è stato salutato da una chiesa finalmente piena, e che ha
dichiarato che il suo compito è «accompagnare una comunità che ha bisogno di
ripartire», come se l’accoglienza dei migranti avesse messo a ferro e fuoco
l’intera città, portato devastazione e rovine.
Secondo il codice canonico, don Massimo ha sessanta giorni per ricorrere ancora,
questa volta al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e c’è da
scommetterci che lo farà. Intanto, pubblica sui social innervosendo la Santa
Sede e i cittadini “timorati”: prima la foto della Pietà di Michelangelo con un
migrante tra le braccia di Maria al posto di Cristo, con la didascalia «Morto
come suo figlio, ucciso dalla malvagità e dall’indifferenza», e poi un lungo
appello agli «amici di Vicofaro» e ai tanti che «conoscono o hanno conosciuto
l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro
compiuto per soccorrere tanti migranti».
Il primo pensiero va ai ragazzi a cui è stata trovata una sistemazione: «Oggi
stanno meglio» riconosce. «Era questo il nostro obiettivo e ne siamo felici». Ma
«il prezzo di quella chiusura è stato lo sbarramento della nostra comunità,
della nostra parrocchia, del nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che
molti migranti rimarranno in strada senza protezione e non potranno più contare
sulla nostra casa aperta».
Il passaggio più duro riguarda le autorità della Chiesa e il loro rapporto con
la politica: «La nostra Chiesa non ci ha protetti. Ha accettato il ricatto della
politica … Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha
preferito accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei
migranti. Si è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare
quelle forze politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura».
Esagerazioni, vittimismo, mentalità complottista? Guarda caso, subito è
arrivato, sempre via social, il commento compiaciuto del vicepremier Matteo
Salvini – « Il prete dei clandestini lascia Vicofaro. Il tempo è galantuomo» -,
in cui, come ormai è prassi, “clandestini” viene usato come sinonimo di
“delinquenti”. Evidentemente non si sa che se dall’Africa sono pochissimi i
migranti che arrivano con i documenti, non è certo perché siano criminali. Ma
questa è un’altra questione, che molti preferiscono ignorare.
Susanna Schimperna
Vicofaro chiude, ma l’accoglienza non si arrende
di Don Massimo Biancalani Dopo dieci anni al fianco dei migranti, don Massimo
Biancalani denuncia l’abbandono della Chiesa e il peso delle pressioni
politiche: «Mi sono sentito tradito, ma vado …
Un appello agli amici di Vicofaro
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Un appello alle tante amiche e ai tanti amici che conoscono — o hanno conosciuto
— l’esperienza di Vicofaro, l’hanno sostenuta e hanno apprezzato il lavoro
compiuto per soccorrere tanti migranti.
Abbiamo accolto molte persone, le abbiamo soccorse e curate, le abbiamo
accompagnate nel difficile cammino verso la ricostruzione di una vita. Insieme a
tanti amici siamo riusciti a costruire una grande comunità solidale, composta da
credenti nella giustizia e nella dignità di ogni essere umano. Dobbiamo essere
orgogliosi di questo lavoro. Sappiamo che non è stato inutile.
Questo straordinario percorso, vissuto insieme per dieci anni, è stato
interrotto violentemente l’anno scorso dall’intervento della Polizia. Quelle
immagini resteranno a lungo una ferita per tutta la nostra comunità cittadina e
non solo. Mi hanno sconvolto i pannelli inchiodati alle finestre e alle porte
per impedire ai poveri di entrare. Non potrò mai dimenticare la tristezza
provata nel vedere avvitare chiodi su quelle assi di legno. E non potrò
dimenticare le poche cose dei nostri ragazzi — gli zaini, i vestiti, gli oggetti
personali — ammucchiate davanti alla chiesa.
Per un intero anno, insieme alla nostra equipe di volontari, abbiamo lavorato
per cercare di salvare questa esperienza. Non ci siamo riusciti. Certamente
molti ragazzi sono stati ricollocati e oggi stanno meglio: era questo il nostro
obiettivo, e ne siamo felici. Ma il prezzo di quell’operazione è stato la
chiusura e lo sbarramento della nostra comunità, della nostra parrocchia, del
nostro ospedale da campo. La conseguenza sarà che molti migranti rimarranno in
strada senza protezione non potranno più contare nella nostra casa aperta.
Devo dirlo con coraggio: nel nostro caso la Chiesa non ci ha protetti. Ha
accettato il ricatto della politica. Vicofaro, questa chiesa-rifugio, doveva
essere chiusa e il suo parroco reso non operativo. E così è stato.
Mi sono sentito tradito e abbandonato. Nel mio caso la Chiesa ha preferito
accordarsi con il potere e con politiche ingiuste nei confronti dei migranti. Si
è scelto di mettere il Vangelo da parte. Si è preferito assecondare quelle forze
politiche che per anni hanno alimentato incomprensione e paura. «Vogliamo un
vero parroco», gridavano. Sono stati accontentati; di più, gli è stata
consegnata la Parrocchia. Ho cercato giustizia attraverso i ricorsi, ma non ci
sono riuscito. Ora sono anch’io un parroco rimosso, “bocciato”, messo da parte,
delegittimato.
Potete immaginare il mio stato d’animo e la mia preoccupazione per tutti quei
ragazzi che oggi si trovano a Ramini e rischiano di finire in strada. Non è
necessario dirvi che farò tutto il possibile per proteggerli.
Penso anche a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. So che molti
sono delusi e indignati. Eppure non siamo sconfitti.
Viviamo in un momento storico molto difficile, nel quale valori fondamentali
come la giustizia, la solidarietà e l’umanità sono messi in discussione. Ma il
cammino compiuto a Vicofaro non è stato inutile. Dieci anni di accoglienza, di
cura e di condivisione non possono essere cancellati da una decisione o da una
chiusura. Dobbiamo accettare che, in alcuni percorsi, possano esserci degli
stop. Ma uno stop non significa necessariamente la fine. Significa anche che il
testimone può essere raccolto da altri, in altri luoghi e in altri contesti. A
Vicofaro abbiamo dimostrato che si possono realizzare cose importanti anche con
pochi mezzi, quando esistono la volontà, il coraggio e la disponibilità a
mettersi in gioco. Questo stile, questo modo di essere ha disturbato molto. Ha
disturbato tutti coloro che concepiscono il servizio come una professione. Ha
disturbato un modo dove corrono tanti soldi.
Alle persone che oggi hanno preso possesso di Vicofaro voglio dire questo:
quando entrerete in quella chiesa, ricordatevi di rivolgere una preghiera ai
tanti poveri che sono passati di lì. In tanti hanno dormito tra quelle panche.
Quante storie, quante paure e quante speranze hanno trovato riparo sotto quel
tetto. Quella chiesa è stata benedetta dalla loro presenza. Lì i poveri, i
migranti — i prediletti di Dio — hanno dormito e trovato rifugio. Chi entrerà in
quella chiesa dovrà sentirsi davvero benedetto, perché entrerà in un luogo
speciale. Quando, la domenica, celebrerete la Messa, guardate verso l’alto,
verso quel matroneo un tempo gremito di poveri. Spero che possiate vedere ciò
che io ho avuto la grazia di sperimentare: quelle braccia di Cristo che
sembravano toccarli e proteggerli. Quei poveri che sono entrati con la veste
bianca degli invitati alle nozze. Possano accogliervi e benedirvi.
Carissimi, dobbiamo avere pazienza. Anche la Chiesa è fatta di uomini e di
donne, portatori di fragilità, limiti e incertezze. Sinceramente, non riesco a
non volerle bene, anche così, perché anche noi siamo fragili. Ma io vado avanti:
con i poveri, con determinazione e senza paura. C’è ancora del buon seme in
giro. Noi abbiamo seminato bene. Ma dobbiamo essere consapevoli di quanto Gesù
ci ricorda: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se
invece muore, produce molto frutto» (Gv 12,24). Avanti, insieme, con coraggio,
nonostante tutto.
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Don Massimo, Pistoia 21 Agosto 2026
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L'articolo Un appello agli amici di Vicofaro proviene da Comune-info.
Vicofaro a Pistoia non muore
A Pistoia, il 1° luglio del 2025 sarà ricordato come il giorno della vergogna
delle istituzioni, sia civili che religiose.
A un manipolo di una ventina di tutori dell’ordine, scomodati addirittura da
Taranto, è stato ordinato di dare l’assalto … Leggi tutto
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