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Muore RAI Scuola, nasce RAI Italiana. Una storia ridicola
Confesso che con mia moglie abbiamo abolito da sempre la TV dall’arredamento di casa, però, quando ci capita di essere fuori con una TV a disposizione, vediamo pochi canali: RAI Scuola, RAI Storia, RAI 5, almeno non c’è quasi pubblicità, … Leggi tutto L'articolo Muore RAI Scuola, nasce RAI Italiana. Una storia ridicola sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Caso Report, lettera aperta al direttore della Rai Giampaolo Rossi
Riceviamo e condividiamo questa lettera di Maurizio Lancellotti, che si definisce “un semplice cittadino che paga il canone Rai”. Gentile Direttore, la sostituzione di Sigfrido Ranucci alla guida di Report pone una questione che va molto oltre Ranucci. Riguarda lei, riguarda la Rai e riguarda tutti noi che quella Rai continuiamo a finanziare. Le parole con cui esponenti di Fratelli d’Italia hanno accolto la notizia rendono questa domanda ancora più urgente. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera ed esponente di primo piano di FdI, ha scritto che Ranucci sarebbe stato “finalmente sostituito.” Finalmente. È una parola pesantissima. Perché quando un importante esponente del partito della Presidente del Consiglio festeggia pubblicamente l’allontanamento dalla conduzione di un giornalista che per anni ha realizzato inchieste anche sul potere politico, il vertice del servizio pubblico dovrebbe sentire il dovere di spiegare ai cittadini, con estrema chiarezza, che cosa è successo e perché. Non servono comunicati burocratici. Servono risposte. Perché Ranucci è stato sostituito? Quali valutazioni editoriali precise hanno determinato la decisione? Quali errori professionali gli vengono contestati? Chi ha assunto la decisione? Quali erano le valutazioni interne sugli ascolti, sulla qualità e sulla rilevanza giornalistica di Report? E soprattutto: le pressioni e gli attacchi politici subiti in questi anni dalla trasmissione hanno avuto, direttamente o indirettamente, qualche peso? Sono domande. E proprio perché sono domande non possono essere liquidate come insinuazioni. Tocca alla Rai dissipare ogni dubbio. Perché il problema non è stabilire se Ranucci sia simpatico, antipatico, impeccabile o discutibile. Un giornalista d’inchiesta può sbagliare e deve rispondere dei propri errori. Può essere criticato, smentito e, quando ne ricorrano i presupposti, chiamato a rispondere davanti a un giudice, ma esiste una differenza enorme tra contestare un’inchiesta e considerare finalmente risolto il problema perché è stato sostituito chi quell’inchiesta la conduceva. Ed è precisamente questa differenza che oggi la Rai deve difendere. Rampelli sostiene che Ranucci avrebbe utilizzato il servizio pubblico per “colpire Fratelli d’Italia.” È un’affermazione politica sulla quale sarebbe interessante conoscere anche la posizione della Rai. Perché Report non ha il compito di proteggere Fratelli d’Italia. Come non ha il compito di proteggere il PD, il M5S o qualunque altro partito. Ha il compito di indagare il potere. Soprattutto il potere che governa. È una delle ragioni per cui esiste un servizio pubblico. E allora, Direttore, il problema oggi è innanzitutto suo. Lei può naturalmente sostenere che questa decisione sia stata esclusivamente editoriale, ma davanti all’esultanza pubblica di esponenti della maggioranza non può pretendere che i cittadini rinuncino a interrogarsi sull’autonomia della Rai. L’indipendenza non consiste soltanto nell’essere indipendenti. Consiste anche nel rendere credibile, attraverso comportamenti trasparenti, la propria indipendenza, altrimenti nasce inevitabilmente l’impressione di una televisione pubblica troppo sensibile agli equilibri del potere politico del momento. E questa impressione sarebbe devastante per un servizio pubblico che appartiene a tutti. Per questo non la chiamerò “pupazzo della Meloni”. Sarebbe un insulto e, soprattutto, trasformerebbe una questione istituzionale serissima in un’offesa personale. Le pongo invece una domanda molto più difficile: “Può dimostrare ai cittadini, con fatti, motivazioni e piena trasparenza, che la Rai da lei diretta decide in autonomia dal governo Meloni e dai partiti che lo sostengono?” Lo faccia. Spieghi pubblicamente le ragioni della sostituzione di Ranucci. Renda comprensibili i criteri adottati. Risponda nel merito alle inevitabili domande sull’indipendenza editoriale. Perché c’è una frase di Rampelli sulla quale, paradossalmente, siamo perfettamente d’accordo: la Rai è pagata «coi soldi dei cittadini». Esatto. Dei cittadini. Non di Giorgia Meloni. Non di Fratelli d’Italia. Non della maggioranza parlamentare di turno. E neppure dell’opposizione. La Rai appartiene al servizio pubblico e deve rispondere al pubblico. Perciò, Direttore, non le chiediamo fedeltà a Ranucci. Le chiediamo indipendenza dal potere. E se questa indipendenza esiste, questo è il momento di dimostrarla. Redazione Italia
August 29, 2026
Pressenza
La Rai smetta di essere la “scorta mediatica” di Israele
Il nodo italiano di Palestine Action ha lanciato una petizione alla Commissione Vigilanza sulla Rai, al consiglio di amministrazione della Rai, all’Ordine dei Giornalisti e all’Usigrai nella quale chiede che cessi la “scorta mediatica” della Rai agli abusi israeliani contro i palestinesi. La Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sul […] L'articolo La Rai smetta di essere la “scorta mediatica” di Israele su Contropiano.
August 11, 2026
Contropiano
Bimbo Day RAI: simbolo della militarizzazione scolastica e della società
La segnalazione che commento non è la prima che arriva all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riguardante l’idea che i vertici RAI hanno dell’infanzia e, aggiungo, la forma di rispetto che mostrano verso i propri dipendenti per i cui figli e le figlie si prevedono solo diversioni anti-educative. Infatti, più volte organi di stampa e siti di associazioni di giornalisti hanno commentato le iniziative organizzate dall’azienda in occasione delle giornate Bimbo Day. * FNSI / Usigrai: La gestione di ‘Bimbo Rai’ evidenzia il vuoto aziendale e culturale dei vertici * Professione Reporter: Rai, figli dei dipendenti in visita: trovano proiettili e scene del crimine Durante una di queste giornate dedicate alle bambine e ai bambini, figlie/i dei dipendenti, le/i piccole/i invitati non giocano in un parco di attrazioni, non vedono personaggi dei loro cartoni animati preferiti, ma visitano una Disneyland in piccolo, gestita dalla Forze Armate. * Il Fatto Quotidiano: Esercitazioni militari e cani robot: Saxa Rubra sembra un teatro di guerra nella giornata per i bimbi dei dipendenti Rai Il caso segnalato da Il Fatto Quotidiano, riguarda Saxa Rubra, sede RAI nella periferia nord di Roma, in cui vengono registrate la maggior parte delle offerte della rete nazionale, rete per la quale tutti paghiamo il canone, anche chi di noi la TV di stato proprio non la guarda e nemmeno ha il televisore. In questo luogo, già di per sé piuttosto squallido, è stato allestito, nel mese di giugno scorso, un teatro di guerra. In scena simulazioni di attacchi guerrieri, sagome di cani poliziotto, esercitazioni di tiro, e tutta la paraphernalia che è quanto può offrire un gruppo di soldati per mostrare in cosa consiste il loro lavoro di guerra, o, se si preferisce, seguendo il pensiero del Ministro Guido Crosetto, di difesa da eventuali attacchi nemici, quando non di difesa totale, anche civile, come abbiamo più volte segnalato con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Ormai, è costante la presenza dei militari di ogni forza nelle scuole. Si tratta di insegnare ad alunni, alunne e docenti come si gestiscono le emergenze, dall’arresto di un borsaiolo, alla reazione (educativa?) a fronte di fenomeni di bullismo nelle classi, di violenze domestiche, e altro della medesima classe. Classe in sui vengono inseriti i problemi sociali, di una società profondamente malata come la nostra. Le problematiche giovanili – che ne sono specchio – vengono trattate alla stregua di forme di delinquenza comune, punibili anche quando si tratta di minori, una gioventù spregiativamente definita maranza. Insomma, bambine e bambini preparatevi: nella vita si lotta, non si gioca per giocare come in una piazza tirando calci a un pallone o andando in altalena, no, ci si prepara ogni giorno alla guerra che verrà. Inoltre sarà bene che si impari, fin dalla scuola d’infanzia a diffidare dell’altro, soprattutto se povero e di carnagione scura, o semplicemente diverso dallo standard  a cui sono ascritte le persone allegre, ben vestite, sedute a tavole ben imbandite, nel tipico stereotipo della pubblicità della pasta o del tonno in scatola. Così come si potrà apprendere, usando precocemente i social, i dispositivi ricevuti a natale già a sei anni, che la tua opinione, la foto che posti, il contenuto che immetti in rete, è tutto rivolto a finti amici il cui pollici ti diranno che pensano di te, attraverso quello che pubblichi. Del resto, nelle Forze Armate vige solo il cameratismo, il camerata è il tuo compagno, quello a cui devi fedeltà nelle regole d’ingaggio. Il tuo superiore non è nemmeno il generale o il comandante, ma il caporale che – come nei film americani – sfoga su di te, soldato semplice, la sua frustrazione di graduato inferiore. La RAI da tempo, diciamo da quando è passata dalla scure berlusconiana degli anni Novanta alla terribile gestione dell’informazione durante l’Era Covid, è un’emittente di parte, abitata da pochi giornalisti coraggiosi a cui la vita è resa impossibile o addirittura letteralmente esposta (il caso di Sigfrido Ranucci). Il resto sono volti e voci privi di carattere proprio, appartenenti alla categoria servile, pronti a ogni compromesso. Anche la radio non è immune, perfino le rubriche più interessanti sono inquinati dal governo-pensiero. Si intavolano discussioni in cui le parti sono già d’accordo, non è previsto il contraddittorio. Visto che mi occupo di valutazione degli apprendimenti segnalo uno degli ultimi esempi di questo tipo di dibattito. Vi accedo casualmente, a trasmissione già iniziata, intorno alla 9 del mattino di lunedì 27 luglio scorso. A tema il Rapporto annuale INVALSI. Parlano solo estimatori dell’ente di ricerca, tutti convinti di avere la chiave, la fotografia anzi, dello stato del sistema scolastico nazionale (che va maluccio). Dati utili, utilissimi, hanno berciato i presenti, tra cui alcuni accademici. In qualche rara occasione siamo state invitate alla trasmissione Farenheit di Radio 3, sia io che Rossella Latempa, ma già erano altri tempi, oggi ci si deve adeguare (per ampie e documentate critiche al sistema INVALSI è prezioso il sito ROARS). Attaccare INVALSI, che usa indiscriminatamente i dati personali degli alunni per tracciare le fragilità, e non cessa di accusare gli insegnanti, attraverso statistiche farlocche, di non saper fare scuola e tanto meno valutare, è quasi come attaccare le Forze Armate. Si impara anche con un test vero-falso, elaborato da un algoritmo a obbedire, a non pensare. Giochino dunque bambine e bambini alla guerra, si addestrino a dire quel che ci si aspetta che dicano. Renata Puleo Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
July 30, 2026
Pressenza
Bimbo Day RAI: simbolo della militarizzazione scolastica e della società
La segnalazione che commento non è la prima che arriva all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riguardante l’idea che i vertici RAI hanno dell’infanzia e, aggiungo, la forma di rispetto che mostrano verso i propri dipendenti per i cui figli e le figlie si prevedono solo diversioni anti-educative. Infatti, più volte organi di stampa e siti di associazioni di giornalisti hanno commentato le iniziative organizzate dall’azienda in occasione delle giornate Bimbo Day (clicca qui e anche qui). Durante una di queste giornate dedicate alle bambine e ai bambini, figlie/i dei dipendenti, le/i piccole/i invitati non giocano in un parco di attrazioni, non vedono personaggi dei loro cartoni animati preferiti, ma visitano una Disneyland in piccolo, gestita dalla Forze Armate (clicca qui). Il caso segnalato da Il Fatto Quotidiano, riguarda Saxa Rubra, sede RAI nella periferia nord di Roma, in cui vengono registrate la maggior parte delle offerte della rete nazionale, rete per la quale tutti paghiamo il canone, anche chi di noi la TV di stato proprio non la guarda e nemmeno ha il televisore. In questo luogo, già di per sé piuttosto squallido, è stato allestito, nel mese di giugno scorso, un teatro di guerra. In scena simulazioni di attacchi guerrieri, sagome di cani poliziotto, esercitazioni di tiro, e tutta la paraphernalia che è quanto può offrire un gruppo di soldati per mostrare in cosa consiste il loro lavoro di guerra, o, se si preferisce, seguendo il pensiero del Ministro Guido Crosetto, di difesa da eventuali attacchi nemici, quando non di difesa totale, anche civile, come abbiamo più volte segnalato con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Ormai, è costante la presenza dei militari di ogni forza nelle scuole. Si tratta di insegnare ad alunni, alunne e docenti come si gestiscono le emergenze, dall’arresto di un borsaiolo, alla reazione (educativa?) a fronte di fenomeni di bullismo nelle classi, di violenze domestiche, e altro della medesima classe. Classe in sui vengono inseriti i problemi sociali, di una società profondamente malata come la nostra. Le problematiche giovanili – che ne sono specchio – vengono trattate alla stregua di forme di delinquenza comune, punibili anche quando si tratta di minori, una gioventù spregiativamente definita maranza. Insomma, bambine e bambini preparatevi: nella vita si lotta, non si gioca per giocare come in una piazza tirando calci a un pallone o andando in altalena, no, ci si prepara ogni giorno alla guerra che verrà. Inoltre sarà bene che si impari, fin dalla scuola d’infanzia a diffidare dell’altro, soprattutto se povero e di carnagione scura, o semplicemente diverso dallo standard  a cui sono ascritte le persone allegre, ben vestite, sedute a tavole ben imbandite, nel tipico stereotipo della pubblicità della pasta o del tonno in scatola. Così come si potrà apprendere, usando precocemente i social, i dispositivi ricevuti a natale già a sei anni, che la tua opinione, la foto che posti, il contenuto che immetti in rete, è tutto rivolto a finti amici il cui pollici ti diranno che pensano di te, attraverso quello che pubblichi. Del resto, nelle Forze Armate vige solo il cameratismo, il camerata è il tuo compagno, quello a cui devi fedeltà nelle regole d’ingaggio. Il tuo superiore non è nemmeno il generale o il comandante, ma il caporale che – come nei film americani – sfoga su di te, soldato semplice, la sua frustrazione di graduato inferiore. La RAI da tempo, diciamo da quando è passata dalla scure berlusconiana degli anni Novanta alla terribile gestione dell’informazione durante l’Era Covid, è un’emittente di parte, abitata da pochi giornalisti coraggiosi a cui la vita è resa impossibile o addirittura letteralmente esposta (il caso di Sigfrido Ranucci). Il resto sono volti e voci privi di carattere proprio, appartenenti alla categoria servile, pronti a ogni compromesso. Anche la radio non è immune, perfino le rubriche più interessanti sono inquinati dal governo-pensiero. Si intavolano discussioni in cui le parti sono già d’accordo, non è previsto il contraddittorio. Visto che mi occupo di valutazione degli apprendimenti segnalo uno degli ultimi esempi di questo tipo di dibattito. Vi accedo casualmente, a trasmissione già iniziata, intorno alla 9 del mattino di lunedì 27 luglio scorso. A tema il Rapporto annuale INVALSI. Parlano solo estimatori dell’ente di ricerca, tutti convinti di avere la chiave, la fotografia anzi, dello stato del sistema scolastico nazionale (che va maluccio). Dati utili, utilissimi, hanno berciato i presenti, tra cui alcuni accademici. In qualche rara occasione siamo state invitate alla trasmissione Farenheit di Radio 3, sia io che Rossella Latempa, ma già erano altri tempi, oggi ci si deve adeguare (per ampie e documentate critiche al sistema INVALSI è prezioso il sito ROARS). Attaccare INVALSI, che usa indiscriminatamente i dati personali degli alunni per tracciare le fragilità, e non cessa di accusare gli insegnanti, attraverso statistiche farlocche, di non saper fare scuola e tanto meno valutare, è quasi come attaccare le Forze Armate. Si impara anche con un test vero-falso, elaborato da un algoritmo a obbedire, a non pensare. Giochino dunque bambine e bambini alla guerra, si addestrino a dire quel che ci si aspetta che dicano. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Disinformazione ufficiale
Il signor Giovan Battista Brunori, sionista per ragioni familiari – ha sposato Giovanna, discendente del rabbino Elia Benamozegh – corrispondente della RAI in Israele, ha definito innocui “escusionisti” i protagonisti del pogrom antipalestinese a Tel, nei pressi di Nablus. Decine di video mostrano questi “coloni” armati aggredire gli abitanti davanti […] L'articolo Disinformazione ufficiale su Contropiano.
July 26, 2026
Contropiano
La Rai regionale ha rimosso il servizio sull’uomo morto a Bologna durante fermo di polizia
Riceviamo e pubblichiamo un importante quanto inquietante comunicato dei giornalisti Rai e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. **** Morto a Bologna durante intervento di Polizia, il Tg regionale non trasmette il servizio. Il Comitato di Redazione, insieme a Usigrai, ASER e FNSI contesta la scelta della direzione Nell’edizione serale […] L'articolo La Rai regionale ha rimosso il servizio sull’uomo morto a Bologna durante fermo di polizia su Contropiano.
July 20, 2026
Contropiano
Festa aziendale in divisa. Avanza la militarizzazione anche alla RAI, critico il sindacato USIGRAI
Un post su Facebook di UsiGRai, il sindacato dei lavoratori della Rai, pubblica una nota relativa alla festa Bimbo-Rai (https://www.facebook.com/share/18BtCUAUYi/). Il commento della organizzazione è molto critico e anche il noto giornalista Nico Piro esprime una nota critica sulla vicenda (qui il suo post su Facebook). Da sempre cerca di contrastare la conduzione del servizio pubblico, in fase di rinnovo nel 2027, oggi anche contro le dismissioni del patrimonio immobiliare (Qui il comunicato USIGRAI). La festa – secondo i lavoratori – non è il consueto momento di paternalismo aziendale e di fidelizzazione dei dipendenti (per la verità moltissimi precari o con contratti capestro per Bullshit Jobs, i lavoretti di merda normati dal Jobs Act del 2014): il diavolo si nasconde nei dettagli. La segnalazione diventa di interesse per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università perché il dettaglio, rivelatore degli intenti aziendali, sta nella presenza dei militari alla festa. Esercito e Forze dell’Ordine sono invitati in qualità di animatori, ruolo che esercitano volentieri, purché si tratti di mostrarsi in divisa e di proporre armi e strumenti di morte come giocattoli. Il «vuoto aziendale e culturale» della Rai richiamato dalla segnalazione, non credo sia davvero tale. Secondo me si tratta, per i vertici dell’azienda italiana di radiotelevisione strettamente imparentati con le forze politiche al governo, di spostare l’attenzione dei dipendenti, e di coloro che assistono alla festa, verso l’accettazione della inevitabile necessità di stare a fianco delle armate nazionali alla difesa del paese da presunti aggressori.  Dunque, una ideologia, per quanto scomposta e piuttosto maldestra. Occorre far in modo che ci si pensi, fin da piccoli, cittadini obbedienti, reclutabili all’interno di formazioni militari, addestrati in appoggio civile alle azioni guerresche, nonché soggetti adattati alle forme della repressione di qualsiasi dissenso. Credo sia una precisa scelta della Rai quella virare gli scopi pubblici, informazione non faziosa e intrattenimento di qualche pregio (diversione non idiotizzante, soporifera, ottundente), verso un sistema valoriale drogato da insistenti richiami al rischio, alla sicurezza, alla necessità di una protezione armata, interna, e ai nostri confini. I contribuenti pagano il canone, senza possibilità di evitarlo visto che, sempre il solito Renzi papà del Jobs Act e della Buona Scuola lo ha legato, nel 2016, al consumo domestico della energia elettrica, ma i contribuenti non hanno voce in capitolo sulle scelte della RAI, sempre più orientate a compiacere i politici di turno, a diffondere veline governative, come da modello berlusconiano instaurato negli anni Novanta,  (Editorialedomani.it sulla vicenda). L’azienda dedica un intero settore di intervento a scopi educativi. RaiKids, in cui rientra anche la festa segnalata e trasmessa dai canali TV, è una sezione di programmi radio-televisivi dedicati ai minori, la versione aggiornata della vecchia radio e TV per ragazzi, nata con i primi televisori domestici (https://www.raiplaysound.it/radiokids/podcast). Un contenitore ricco, ma non sempre altrettanto educativo, sia per formati, sia per temi proposti (molto moralismo, molta condiscendenza e piaggeria verso l’infanzia, molta propaganda appena velata). Per l’intrattenimento dei piccoli la concorrenza è agguerrita. Oggi, sempre più spesso, i bambini e le bambine vedono le animazioni e i programmi sulle piattaforme private a cui i loro genitori pagano l’abbonamento. Si impara la guerra con le sfide mortali, la logica amico-nemico, la necessità di far parte di una banda, un gruppo chiuso pronto alla lotta per la difesa del proprio territorio. Il paternalismo aziendale ha illustri modelli nel passato industriale del secolo scorso. Un caso italiano è quello della Fiat, quando la casa automobilistica governava a maglie strette la vita economica, culturale e politica della sua città, Torino. A Natale, nello stabilimento Mirafiori, si radunavano i figli dei dipendenti, della sede centrale, del Lingotto, di Fiat-Ferriere, del vasto indotto. Spesso gli auguri li faceva il padrun Agnelli (Giovanni, il nonno fondatore e poi il nipote, in arte l’Avvocato) fra gli applausi della claque, il dono di un giocattolo, un panettone, una bottiglia di spumante Gancia. Poi tutti a casa contenti, grati per il lavoro e per le due stanzette nelle case-Fiat.   RadioKids piace ovviamente al foglio torinese La stampa – da sempre al fianco degli Agnelli – che commenta entusiasta i successi del formato, da 70 anni sulla breccia (clicca qui per la notizia). Una breccia che nel gergo militare è un avanzamento di truppe, l’apertura di un varco in un muro fortificato, con facile metafora mediatica un esempio vincente di opinionismo servile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di un minimo salariale,
MILANO – CORTINA 2026: RAISPORT SULLE BARRICATE CONTRO LA FIGURACCIA IN MONDOVISIONE DEL DIRETTORE PETRECCA, UOMO DI FRATELLI D’ITALIA
Olimpiadi invernali Milano – Cortina 2026, Rai e dintorni. L’ambito sportivo dell’emittente pubblica è da anni uno dei settori in cui la destra – oggi al governo – ha investito maggiormente, piazzando sulle poltrone di comando persone vicinissime in particolare a Fratelli d’Italia. Un’occupazione che ha portato a ripetute proteste da parte di giornalisti-e del servizio pubblico e delle loro organizzazioni, dall’UsigRai alla Fnsi. L’ultima vicenda è quella – diventata globale – della figuraccia avvenuta durante la cerimonia inaugurale di Milano – Cortina 2026, all’interno di uno stadio, quello di San Siro, nemmeno sold out, nonostante i biglietti scontati all’ultimo dalla Fondazione organizzatrice dei Giochi. Sulla tv di Stato è andata in scena l’imbarazzante performance, in mondovisione, del direttore di Rai Sport, Paolo Petrecca, vicinissimo a Fratelli d’Italia (e personalmente alla stessa Meloni), arrivato a dirigere il ramo sportivo della Rai dopo essere stato cacciato da RaiNews, a seguito della ripetuta sfiducia nei suoi confronti da parte dell’assemblea di redazione. Il 6 febbraio Petrecca si è autonominato telecronista della cerimonia d’apertura di San Siro, al posto del giornalista designato, Auro Bulbarelli, e infilando una serie di castronerie, imprecisioni, veri e propri strafalcioni sportivi, conditi da espressioni discutibili e cliché coloniali sull’abbigliamento e i (presunti) usi e costumi di alcune delegazioni (ovviamente, tutte non bianche e occidentali). Da qui la dura presa di posizione dell’UsigRai, prima con un comunicato sindacale – mai pubblicato dalla stessa Rai – e poi con la proclamazione di alcune misure di lotta: “fino alla fine dei Giochi – scrive il sindacato interno di giornaliste-i – ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache, in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Raisport ha recato ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento. Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Chiediamo nuovamente la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg Olimpici e nelle trasmissioni mattina Olimpica e notti Olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo inoltre il mandato di 3 giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore”, cioè lo stesso Petrecca. Su Radio Onda d’Urto l’intervista ad Antonella Bellutti, ciclista, due volte campionessa olimpica – nell’inseguimento ad Atlanta 1996 e nella corsa a punti a Sydney 2000 – e oggi della redazione sportiva del quotidiano Il Domani.  Ascolta o scarica
February 10, 2026
Radio Onda d`Urto