Maicol & Mirco / A che ora è la fine del mondo?
Robert Crumb, Lise & Talami, Shintaro Kago, Zerocalcare, Manuele Fior, Bruno
Bozzetto, Zuzu, Alice Socal, Blu. Questi sono solo alcuni nomi del nutrito cast
stellare di un progetto curato da Maicol & Mirco per “Il Manifesto”, una rivista
popolare di fumetto intitolata “La fine del mondo”, un progetto antologico
mensile che raccoglie un numero ingente di storie brevi realizzate da alcune
delle figure di spicco, emergenti e veterani, del fumetto italiano e mondiale
contemporaneo. Perché rivista popolare di fumetto e non rivista di fumetto
popolare? La sfumatura può sembrare di poco conto ma, al contrario, definisce
nettamente la proposta di Maicol & Mirco che, in linea con le idee dell’editore
della rivista, confezionano un prodotto accessibile dal punto di vista
economico, certo non si tratta di una pubblicazione di lusso ma quattro euro non
sono molti specie se si vogliono considerare i prezzi dei fumetti al giorno
d’oggi, il cui contenuto non ha molto a che vedere con il fumetto popolare. Quel
che non c’è è l’accessibilità nella lettura, non ci sono generi come l’avventura
e il giallo, non c’è l’intrattenimento puro e avvincente tipico del fumetto
popolare. Non che questo sia un difetto, solo una tacita dichiarazione d’intenti
e la constatazione di cosa, leggendo “La fine del mondo”, ci si trova davanti.
La linea editoriale della rivista è infatti colta, rivolta a un pubblico
tutt’altro che casuale che i fumetti li legge e non semplicemente per passare il
tempo ma perché il medium lo capisce, lo apprezza e in esso compie una ricerca
che lo porta ad apprezzare la sperimentazione. “La fine del mondo” non propone
storie di genere avventurose e di facile leggibilità, ma una lunga serie di
esempi, complice il numero esiguo di pagine dedicato a ogni frammento di storia
che continua di numero in numero, di dove la ricerca possa portare un autore di
fumetti. Una caratteristica che fa da punto debole e punto di forza allo stesso
tempo è la varietà fisiologica che caratterizza i progetti antologici, che se da
un certo punto di vista offre una panoramica ad ampio respiro su un mondo e una
certa trasversalità di base, dall’altra il rischio di scontentare qualcuno è
inevitabile. Con storie tanto diverse l’una dall’altra è più che comprensibile
trovarne qualcuna che per istinto si salterebbe, anche se la brevità giustifica
di ognuna giustifica una lettura integrale della rivista, ma se la lettura non è
dettata dal puro piacere, e ha senso che in casi come questo non lo sia, ma da
una voglia di tenersi aggiornati e restare sul pezzo, allora il difetto rimane
di certo più sopportabile, complice la qualità del cast della rivista.
Ci sono nomi storici come Robert Crumb, uno dei padri del fumetto underground
mondiale, e Bruno Bozzetto, veterano dell’epoca d’oro dell’animazione italiana e
padre di capolavori come Allegro ma non troppo, Vip – mio fratello super uomo e
del personaggio del Signor Rossi. C’è Blu, autore di murales che qui dimostra
tutta la sua capacità di sintesi con tavole singole che raccontano tanto con una
sola illustrazione. C’è Shintaro Kago, che solo a vederlo nell’elenco degli
autori c’è da farsi scoppiare la testa e ci sono una serie di autori italiani
molto bravi più e meno conosciuti, tra cui uno Zerocalcare particolarmente in
forma.
“La fine del mondo” è un prodotto d’altri tempi, una rivista credibile, di
livello internazionale, che interroga una scena con profondità e cognizione di
causa. Certo, gli anni di “1984″, “L’Eternauta”, “Bhang” et similia sono
lontani, il mondo è cambiato ed è cambiato il fumetto, questo è lampante per i
lettori più esperti che il medium lo frequentano da qualche decennio, e forse
proprio per questo non è una cattiva idea un’antologia mensile che aiuti un
lettore che di certo non ha un patrimonio a disposizione, perché negli anni è
cambiata anche la situazione economica, a orientarsi in un mercato di libri
costosi che possono certamente riservare grandi soddisfazioni, ma anche grandi
delusioni.
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