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Naufragio Cutro, consulente Procura: ritardi nei soccorsi ed errori sui radar
Emergenze sottovalutate, radar gestiti in modo inadeguato e un fatale ritardo nelle operazioni di mare. È un quadro drammatico quello tracciato dall’ammiraglio Salvatore Carannante. “Anche se era un’operazione di polizia, la Guardia di Finanza poteva chiedere la collaborazione della Capitaneria, che aveva i mezzi per portare a termine l’attività di law enforcement, che sarebbe stata comunque coordinata dalla Guardia di Finanza”. È questo uno dei passaggi della lunga testimonianza dell’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura della Repubblica di Crotone nel processo legato al naufragio di Cutro sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love il cui naufragio, il 26 febbraio 2023, causò 94 morti tra i migranti partiti dalla Turchia. Sul banco degli imputati del processo ci sono quattro militari della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera, accusati di omicidio e naufragio colposo. Dopo una fase procedurale per l’acquisizione di documenti, l’ottava udienza del processo è iniziata con la segnalazione, da parte dell’avvocato Marilena Bonfiglio, difensore di Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio presso l’IMRCC di Roma, della presenza in aula del capitano della Guardia di Finanza Gaetano Barbera che, in qualità di comandante all’epoca della Sezione operativa navale di Crotone, è anche nell’elenco dei testimoni della Procura e quindi non poteva assistere all’udienza per non inficiare la genuinità della sua futura testimonianza. Il presidente del Tribunale, Alfonso Scibona, lo ha pregato di lasciare l’aula dalla quale continuano, invece, a restare fuori le telecamere delle tv che minerebbero la genuinità della prova. Naufragio Cutro: analisi tecnica sulle motovedette Quindi il pm Matteo Staccini ha iniziato l’esame del consulente tecnico Carannante, che ha esaminato lo scenario di quella notte tra il 25 e il 26 febbraio partendo dalla rotta del caicco affondato fino alle attività svolte da Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto. Le domande del pubblico ministero si sono incentrate subito sulle due unità della Guardia di Finanza: la motovedetta V5006 e il pattugliatore veloce Barbarisi. Due unità che, dopo la segnalazione da parte di Frontex di una barca con “possibili migranti a bordo” la sera del 25 febbraio, levarono l’ancora dal porto di Crotone alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare l’imbarcazione poi naufragata, in quella che era un’operazione di polizia, ma tornarono indietro per le brutte condizioni meteo. Dalle relazioni si apprende che quella notte il mare era forza 4 con vento forza 5: “In queste condizioni – ha detto Carannante – le onde diventano lunghe; sono valori che possono rendere difficile la navigazione, ma non pericolosa”. Il consulente, in base all’esame delle schede tecniche delle due unità, ha detto: “La motovedetta V5006 della Guardia di Finanza, con le condizioni di quella sera, poteva sostenere in sicurezza una velocità massima di circa 30 nodi. Quindi non è stato coerente aver dichiarato il rientro in porto per condizioni meteomarine avverse, a meno che il comandante dell’unità non avesse altre problematiche per cui riteneva che l’imbarcazione non potesse andare. Questa è una condizione che noi non conosciamo”. Diversa la situazione per il pattugliatore d’altura Barbarisi. “Poteva navigare al limite, ma a circa 15 nodi con mare forza 4. Può darsi che Il comandante del Barbarisi abbia valutato il mare superiore a forza 4 e deciso di tornare indietro, valutazione su cui non posso entrare nel merito. Io sarei andato avanti. Il Barbarisi era al limite perché la scheda tecnica prevede come massimo stato di navigazione mare 4. C’era una sorta di rischio. Il comandante non se l’è sentita. Le motovedette della Guardia Costiera, Cp 321 e 326, invece, erano in grado di affrontare il mare. Sono motovedette ognitempo, possono andare in mare in qualsiasi condizione”. Il nodo dei radar nel disastro del naufragio di Cutro L’ammiraglio Carannante è stato chiamato a spiegare al Tribunale anche la situazione dei radar del Roan della Guardia di Finanza sul versante ionico (Campolongo, Brancaleone e Punta Stilo). La situazione descritta dal consulente della Procura è stata drammatica: “Il radarista – ha detto – non ha operato per cambiare la scala di portata. Certo, più è lunga la portata meno precisa è la risposta, soprattutto se ci sono condizioni meteo avverse. Però, sapendo che ho un bersaglio segnalato da Frontex, dovevo scoprire quello che c’era con ogni mezzo. Il monitoraggio del bersaglio doveva dirigerlo l’OTC. L’operatore avrebbe dovuto eseguire l’ordine dell’OTC e cercare con ogni mezzo, operando sul radar, per individuare il bersaglio. Il radarista, al momento dell’escussione sul sito, ha detto che non era in grado di fare nulla, era un osservatore che guardava lo schermo. Non era in grado di fare monitoraggio e poi quel radar era impostato su una portata fino a 12 miglia, anche se aveva potenzialità più alta. Se non è in grado di manovrare il radar, non siamo capaci di scoprire il bersaglio, che non spunta come un fungo, bisogna cercarlo. La bravura sta nel superare le difficoltà delle condizioni meteo. Si fa operando sulle manopole di controllo del radar. Qualunque radarista ha competenze e conoscenze per ricercare e scoprire bersagli. Quella sera si poteva scoprire il bersaglio. La strumentazione del radar per eliminare gli eventi meteo, se io la vado ad attivare li esclude, ma se io non lo so fare, che ci sia o no questa strumentazione, per l’operatore non ha significato. L’apparizione del target sul radar è stata fortuita e non ricercata. Il bersaglio è uscito fuori all’improvviso”. La questione del radar ha aperto anche il tema sul monitoraggio occulto del caicco fino alle acque territoriali: “Si poteva fare con il radar, che era l’unico modo visto che le motovedette non sono andate, ma il radar non era settato oltre 12 miglia e la telecamera termica della Finanza al radar di Campolongo non funzionava. Al momento della segnalazione di Frontex non c’erano le condizioni per fare il monitoraggio occulto”. Le rotte e i ritardi fatali Carannante è stato poi interrogato sulla rotta del caicco ed ha spiegato che “i dati forniti da Frontex erano fuorvianti ed inattendibili perché, in base alla segnalazione ricevuta, i miei calcoli davano un punto di arrivo diverso da quello di approdo indicato da Frontex: loro dicevano Copanello, dai miei calcoli era Le Castella, poco distante da dove è avvenuto l’evento”. Il consulente ha riconosciuto che il Gruppo aeronavale di Taranto aveva ricalcolato la rotta, come si evince anche dalle conversazioni WhatsApp tra ufficiali. “La rotta stimata da Frontex non ha comunque influenzato l’intervento, perché la Finanza si è attardata a uscire visto che sapevano che il caicco sarebbe arrivato nei pressi di Le Castella”. Il pm ha poi chiesto al consulente se ritenesse che l’intervento da attivare fosse di law enforcement o SAR: “Era law enforcement perché l’imbarcazione, come descritta da Frontex, stava navigando in tranquillità. Stava navigando con mare di poppa, il che vuol dire che il timoniere era esperto perché navigava dritta. Aveva il pieno controllo. Insomma, la Guardia di Finanza era pienamente titolata a intervenire”. Il ritardo nella partenza delle unità della Finanza dal porto, secondo il consulente, è stato decisivo: “Se fossero partiti alle 00.17 come chiedeva Lippolis, sollecitando la partenza del Barbarisi, lo avrebbero intercettato a 6 miglia dal punto di arrivo, quindi prima della tragedia. Invece, quando sono usciti alle ore 2.30, anche proseguendo a una velocità di 10 nodi non sarebbero riusciti ad arrivare in tempo per evitare lo spiaggiamento”. L’esame di Carannante ha riguardato anche il ruolo della Capitaneria di Porto: “Le motovedette della Guardia Costiera non dovevano uscire se il caicco stava navigando. La centrale operativa di Reggio Calabria, dopo aver saputo che l’operazione la gestiva la Finanza in mare, non si è più interfacciata con il Roan per sapere se erano uscite le loro unità. Nania (in servizio al V MRSC della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria) prima di andare a dormire doveva chiedere se la GdF era uscita”. Stufette o migranti? Era una barca con migranti Nel corso della sua testimonianza, Carannante ha anche parlato delle valutazioni sull’origine del caicco fatte da Frontex: “La situazione era da investigare, il dubbio dei migranti ci stava anche per la telefonata verso la Turchia. C’era un rilievo termico dal boccaportello di prua, ma poteva essere qualche stufa. Però era un sospetto”. Sul punto l’avvocato di parte civile, Francesco Verri, riferendosi a un’annotazione della centrale operativa nazionale della Finanza che riportava sul giornale ‘barca con migranti alle 23.20’, ha chiesto a Carannante: “Il documento di Frontex è interpretato dalla GdF come barca con stufette o barca con migranti?”. “Barca con migranti”, ha risposto Carannante, che ha anche spiegato che dopo il rientro in porto delle unità navali “non ha chiesto l’intervento di un’altra forza o di altre navi nella zona”.   Redazione Italia
April 8, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro: la Capitaneria negò ai carabinieri l’acquisizione diretta delle conversazioni
Il Comando generale delle Capitanerie di Porto non ha permesso ai carabinieri di Crotone l’acquisizione diretta delle conversazioni intercorse nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando sulla spiaggia di Steccato di Cutro naufragò il caicco Summer Love, causando la morte di 94 persone. Il dato è emerso nel corso della sesta udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla barca. Sul banco degli imputati figurano quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria di porto accusati di naufragio e omicidio colposo. Un dato fatto emergere dai difensori di due degli ufficiali della Guardia di finanza. Processo naufragio Cutro, testimoniano i carabinieri A dichiararlo, rispondendo alle domande dei legali, sono stati alcuni Carabinieri del Comando provinciale di Crotone che hanno svolto l’attività d’indagine su delega della Procura della Repubblica. In particolare, gli avvocati Tiziano Saporito (difensore di Antonino Lopresti, ufficiale in comando tattico della Guardia di Finanza) e Liborio Cataliotti (difensore di Alberto Lippolis, all’epoca comandante del ROAN di Vibo Valentia) hanno chiesto chiarimenti ai militari dell’Arma — che hanno eseguito l’accesso alla centrale dell’IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) di Roma — sulle modalità di ottenimento dei dati. Motivi di sicurezza, l’Imrcc riversò dati su un dvd “Per motivi di sicurezza non è stato consentito al consulente della Procura di acquisirle direttamente e ci hanno consegnato un DVD sul quale sono stati registrati i dati delle comunicazioni avvenute tra il 24 e il 27 febbraio 2023”, ha spiegato il maresciallo maggiore Salvatore Talerico del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Crotone. Alla domanda su chi avesse posto il diniego all’accesso diretto, il luogotenente Cosimo Minosa ha risposto: “Siamo stati ricevuti dal capitano Gianluca D’Agostino (all’epoca dei fatti capo dell’Imrcc) che ci ha illustrato il problema della sicurezza. Il Comando centrale della Capitaneria di Porto non ha consentito di inserire i nostri supporti informatici nei loro apparati, ma ha riversato i dati su un DVD vergine per evitare di ‘contagiare’ i sistemi con possibili spyware o malware. Accanto all’operatore che estraeva i dati richiesti c’erano il consulente della Procura, l’ingegnere Fausto Colosimo e noi”. Parti di audio mancanti Nel corso del controesame dei testimoni è emersa anche una discrepanza tra gli audio delle conversazioni estrapolate al Comando generale delle Capitanerie di Porto e quelli del V MRSC di Reggio Calabria. In pratica, nel file prelevato a Roma non si sente una parte di conversazione che invece è presente negli audio di Reggio Calabria, relativa allo scambio tra le sale operative del Comando regionale della Guardia Costiera e il ROAN della Finanza di Vibo. La frase pronunciata dall’operatore del V MRSC di Reggio Calabria, mancante nell’audio proveniente da Roma, è: “Al momento… noi… unità da far uscire… non”. Opposizione difese ad acquisire trasmissioni tv In apertura di udienza l’avvocato Alice Massara, difensore di Nicolino Vardaro (all’epoca comandante del Gruppo Aeronavale della Finanza di Taranto), si è opposta all’acquisizione nel fascicolo del dibattimento di alcune immagini del caicco Summer Love recuperate dai carabinieri da internet e di una puntata fatte dalla trasmissione il Cavallo e la Torre sul livello politico. Il pm Matteo Staccini si è opposto evidenziando che si trattava di acquisizioni fatte da fonti aperte. Il presidente del collegio penale, Alfonso Scibona, ha spiegato che “sono argomenti che entrano nel fascicolo a prescindere”. I fruscii sull’audio delle conversazioni della Gdf L’avvocato Marilena Bonfiglio, che difende Francesca Perfido, ufficiale della Guardia Costiera in servizio la notte del naufragio presso l’IMRCC, ha chiesto se fosse vero che in alcuni audio prelevati presso il Gran di Taranto della Guardia di Finanza c’erano dei fruscii: “Quando abbiamo aperto le conversazioni – ha detto il maresciallo maggiore Talerico – c’erano dei fruscii, ma non abbiamo fatto accertamenti tecnici si questo: dovete chiedere al consulente”. Fissate le prossime udienze: cambia il calendario Il collegio penale ha modificato il calendario delle udienze annullando quella del 31 marzo per l’impedimento di alcuni avvocati degli imputati. Il nuovo calendario prevede udienze fissate al 24 marzo ore 14.30 con le testimonianze tre le altre dei consulenti della Procura che hanno estratto gli audio (Colosimo ed Indaimo); il 7 aprile alle 14.30 l’udienza sarà dedicata all’esame del consulente tecnico della Procura, ammiraglio Maurizio Carannante; altra udienza il 17 aprile, alle ore 9, per sentire il tecnico del radar della società Almaviva, i pescatori che erano sulla spiaggia la mattina del 26 febbraio 2023, il medico legale  Massimo Rizzo; infine il 28 aprile alle ore 9 previsto il controesame di Carannante. Redazione Italia
March 11, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro: le comunicazioni tra Guardia di Finanza e Guardia Costiera
Analisi delle conversazioni tra sale operative di Guardia di Finanza e Capitanerie di Porto. La Guardia di Finanza aveva consapevolezza dello scenario in mare e la Guardia Costiera ha fatto affidamento su quello che le veniva comunicato dalla Finanza. Sono questi i due “cluster” che caratterizzano quanto accaduto la notte tra il 25 ed il 26 febbraio 2023 nelle sale operative di chi doveva attivarsi per intercettare e soccorrere il caicco Summer Love, che quella notte naufragò a Cutro causando la morte di 94 persone. Queste parole, “consapevolezza” e “affidamento”, hanno caratterizzato il 17 febbraio la lunga e particolareggiata testimonianza davanti al collegio penale del Tribunale di Crotone del maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, nel corso della terza udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi alla barca schiantatasi sulla spiaggia di Steccato di Cutro. Sul banco degli imputati figurano quattro militari della Guardia di Finanza e due delle Capitaneria di porto. Processo naufragio Cutro, time line degli eventi L’ufficiale dei carabinieri, che ha condotto le indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Crotone, ha proseguito nella ricostruzione di quanto accaduto nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, iniziata nella precedente udienza. Una ricostruzione, quella contenuta nell’informativa dei carabinieri, dalla quale emerge la timeline degli avvenimenti: dalla ricezione dell’allarme – alle 23.36 del 25 febbraio – alla partenza delle motovedette della Guardia di Finanza dal porto di Crotone, avvenuta alle 2.30 del 26 febbraio per intercettare il caicco Summer Love. Operazione poi non riuscita per via delle condizioni meteo, a causa delle quali le unità delle Fiamme Gialle hanno dovuto fare rientro nel porto di Crotone. La consapevolezza meteo e la presenza di migranti Durante la sua deposizione al processo sul naufragio di Cutro – che ha riguardato principalmente per ora gli assetti della Guardia di Finanza – il maggiore dei carabinieri ha ribadito che dalle relazioni di servizio e dagli scambi di messaggi si evince la consapevolezza delle condizioni meteo – Mare 4, vento 6 – e il fatto che su quella barca naufragata a Cutro ci fossero dei migranti. Sottolineando che la ricostruzione cronologica dei fatti visti dalla Guardia di Finanza è stata basata esclusivamente su relazioni di servizio perché “al ROAN (Reparto Operativo Aeronavale) di Vibo Valentia non c’era la registrazione delle telefonate”, il maggiore Roberto Nicola Cara ha riportato alcuni dei messaggi scambiati tra ufficiali della Guardia di Finanza, dai quali emergeva la consapevolezza delle condizioni meteo e della natura dell’imbarcazione. “Tra le 23.20 e le 23.32 – ha raccontato Cara – il tenente colonnello Lippolis (che è tra gli imputati) scriveva che si trattava di un natante con migranti a bordo avvistato da Eagle one di Frontex. Il tenente colonnello scrive ‘so migranti’. La replica del maggiore Caiazza (non indagato) è che in realtà non si è visto nessuno, ma è una barca tipica. Poi Lippolis evidenzia che ‘sotto il flier è nero’ riferito alle frequenze infrarosse: significa che c’è presenza termica”. Le chiamate tra ROAN e Guardia Costiera Dagli atti di indagine, inoltre, emerge che alle 23:45 del 25 febbraio il ROAN di Vibo Valentia aveva contattato la Guardia Costiera la quale, pur informata, non aveva ravvisato nell’immediato elementi di criticità tali da avviare un evento SAR, pur dando disponibilità all’impiego di unità in caso di necessità. In questo ambito il maggiore Cara ha riportato la registrazione telefonica acquisita presso la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria tra un operatore ROAN e un operatore della Guardia Costiera, nella quale il militare delle Fiamme Gialle dice: “Diciamo che per il momento è attività di polizia che gestiamo noi, eventualmente abbiano necessità vi contattiamo.” L’avvistamento radar non comunicato Nel corso dell’udienza del processo sul naufragio di Cutro, l’ufficiale dell’Arma ha anche segnalato che “alle 3.50 del 26 febbraio l’operatore radar del ROAN segnalava la presenza del target a due miglia da Capo Rizzuto, ma in effetti l’orario corretto è quello delle 3.34 secondo l’acquisizione tecnica fatta presso il radar: il dato è importante perché parliamo di un quarto d’ora, ma è anche vero che allo stesso orario c’è comunicazione con Capitaneria di porto nella quale si dice che non viene battuto nulla al radar”. Sul punto il maggiore ha poi fatto riferimento a una conversazione delle 3.48 registrata presso il V MRSC di Reggio Calabria. Nella conversazione tra l’operatore del ROAN, Giuseppe Grillo (indagato), e quello della Capitaneria reggina “non viene comunicato che 14 minuti prima il radar di Campolongo ha localizzato il natante. L’operatore Roan ammette che l’ultima informazione era delle 21, ma in effetti alle 3.34 il caicco viene visto dal radar di Campolongo e i radaristi sono nella stessa sala accanto all’operatore. È chiaro che dalla lettura delle conversazioni emerge che l’operatore del ROAN, Grillo, che è insieme al radarista nella sala operativa, non comunica la posizione del target conosciuta dalle 3.34. Il ROAN comunica alla Guardia Costiera che le loro unità navali stanno tornando. Da tenere presente che la Guardia Costiera sapeva che in mare c’era solo la motovedetta V5600 e non il pattugliatore Barbarisi”. Inoltre, ha evidenziato il maggiore, solo in questo momento viene chiesto se la Guardia Costiera avesse qualche mezzo in caso di situazione critica. Le comunicazioni della Capitaneria e il rinvio Nella parte finale dell’udienza del processo, il maggiore Cara ha iniziato poi a ricostruire la timeline degli eventi che hanno portato al naufragio di Cutro vista dalla parte della Capitaneria di Porto, sottolineando l’affidamento da parte della Guardia Costiera alle informazioni che arrivavano dalla Guardia di Finanza su condizioni meteo e assetti navali in mare. “In questo caso – ha detto l’ufficiale – oltre alle acquisizioni documentali abbiamo anche il supporto delle registrazioni delle telefonate avvenute sia tra i vari uffici della Capitaneria che di quelle tra Capitaneria e ROAN”. Dall’indagine viene fuori un primo momento di comunicazioni interne ed esterne tra le 23:36 del 25 febbraio (quando il ROAN chiama il comando marittimo di Reggio Calabria per dire che si trattava di un’operazione di polizia) e la mezzanotte del 26 febbraio (con una serie di telefonate tra vari comandi delle Capitanerie di porto per segnalare la situazione e tenersi pronti nel caso di necessità); poi le comunicazioni si interrompono fino alla chiamata delle 3.48 con il ROAN. Udienza processo naufragio Cutro, il 24 superstiti in aula L’udienza del processo sul naufragio di Cutro è stata rinviata al prossimo 24 febbraio, quando in aula dovrebbero essere presenti anche alcuni superstiti e parenti delle vittime. Due giorni dopo, infatti ci saranno le iniziative di commemorazione del terzo anniversario del naufragio. Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
MIGRANTI: “MILITARI LIBICI COLLABORATORI DEL GOVERNO ITALIANO TRAFFICANO ESSERI UMANI”, LA DENUNCIA DI MEDITERRANEA
Mediterranea Saving Humans ha presentato un esposto alla Procura di Trapani e alla Corte Penale Internazionale, con allegate foto e video, per dimostrare il coinvolgimento nel traffico di esseri umani della milizia di Abdul Salam Al-Zoubi, sottosegretario alla Difesa nel governo di Dbeibah, appena ricevuto dal Ministro degli Interni italiano Piantedosi. Associazioni per i diritti umani e Nazioni Unite denunciano da anni che dietro il traffico di esseri umani in Libia ci siano le milizie legate al governo di Tripoli. Le stesse milizie che, nelle vesti della cosiddetta guardia costiera libica, l’Unione Europea e l’Italia addestrano e finanziano. Il commento di Luca Casarini dell’organizzazione non governativa Mediterranea Saving Humans. Ascolta o scarica
September 16, 2025
Radio Onda d`Urto