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Dati INVALSI, orgoglio italico
Anche quest’anno INVALSI ha rilasciato i suoi scientificissimi dati sulla qualità delle scuole d’Italia. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato i risultati raggiunti con parole semplici. Redazione ROARS si unisce esultante all’orgoglio patrio che, nell’Era del Merito, risorge vittorioso.  Alla soddisfazione per i risultati raggiunti, aggiungiamo un retroscena che nel clamore mediatico rischia di passare inosservato. Nel luglio 2022, Fratelli d’Italia attaccava INVALSI per bocca della senatrice Bucalo, responsabile Scuola del partito: “Scuola: Ministero sperpera denaro con prove Invalsi”. Oggi la senatrice su La Voce del Patriota condivide pienamente la soddisfazione della Presidente Meloni. Grazie a un testimone che ci ha chiesto di rimanere anonimo, siamo in grado di documentare il colloquio intercorso tra la presidente del Consiglio e la senatrice Bucalo che ha fatto cambiare linea al partito. La Verità non è statica, come la Nazione. Evolve. Matura. E i dati INVALSI sono lì a testimoniare l’efficacia per non dire la grandezza dell’opera del governo. Grazie INVALSI, grazie Presidente, grazie ITALIA! Anche quest’anno INVALSI ha rilasciato i suoi scientificissimi dati sulla qualità delle scuole d’Italia. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato con parole semplici i risultati raggiunti grazie all’opera del governo. Prima di unirci all’orgoglio patrio che risorge vittorioso grazie all’instancabile opera del Ministro del Merito, riportiamo un retroscena che nel clamore mediatico che accompagna gli esaltanti dati INVALSI non deve rimanere inosservato. Nel luglio 2022, Fratelli d’Italia attaccava INVALSI per bocca della senatrice Bucalo, responsabile Scuola del partito: “Scuola: Ministero sperpera denaro con prove Invalsi”. Grazie a un testimone che ci ha chiesto di rimanere anonimo, siamo in grado di docuementare il drammatico colloquio che si è svolto a Palazzo Chigi poco prima del rilascio delle dichiarazioni Della Presidente Giorgia Meloni. La senatrice Carmale Bucalo è stata convocata dalla premier per mettere a punto il comunicato stampa. Quando la Premier le ha spiegato il contenuto del comunicato che intendeva rilasciare, colmo di soddisfazione per i risultati raggiunti e certificati grazie al rigore scientifico e statistico di INVALSI, la senatrice Bucalo ha accennato timidamente > BUCALO: “Ma noi siamo contro INVALSI” La premier, severamente la blocca: > MELONI: “Eravamo, Eravamo. Lo vedi che sei sempre indietro!” per concludere assertiva, con una citazione forse apocrifa*, ma efficace: > MELONI: “Soltanto i muLi e i paracarri non cambiano idea” Convinta dalle parole della Presidente, la senatrice si precipita a condividere la soddisfazione della Premier su La Voce del Patriota.   A questo punto non resta che unire la voce di ROARS alla soddisfazione del governo.   -------------------------------------------------------------------------------- BOLLETTINO ROARS DELLA VITTORIA SCOLASTICA Lettori di Roars, italiani tutti! Il Fronte dell’Istruzione avanza. 520.000 giovani vite, che il nemico interno – la subdola dispersione, esplicita e implicita, la fragilità, l’ignoranza – tentava di sottrarre alla Nazione, anno dopo anno, sono state riconquistate. Non un numero: un trionfo. Non una statistica: un destino compiuto. L’abbandono scolastico, che fino a ieri minacciava l’onore della Patria, arretra: dall’11,5% al 7,3%, in una marcia che nemmeno l’Europa aveva osato immaginare per noi. Abbiamo anticipato la Storia. Là dove Spagna e Germania arrancano, l’Italia primeggia. Il dato non mente: il dato esalta. E se pure un tempo – in tempi bui, in tempi d’opposizione – qualche voce, financo tra le nostre fila, osò dubitare dei dati INVALSI, bollandolo “sperpero”, oggi quei dati, costruiti con maestria e dedizione dal Presidente Ricci e dai suoi collaboratori cui la Patria si inchina riconoscente, ci ricordano la Verità, testimoniando il successo dell’azione di governo promossa dalla devota dedizione all’esaltazione del merito del Ministro Valditara. E non si creda che il Nostro trionfo sia costato in rigore! Le eccellenze crescono, i diplomi si irrobustiscono: si vince senza cedere, si include senza indebolirsi. Docente tutor, Agenda Sud, Piano Estate, Decreto Caivano: non misure, ma armi della ricostruzione nazionale, forgiate per colmare il divario, per issare il Sud al livello che gli spetta. Restano, è vero, alcune fragilità. Ma a questo risponde già la Nuova Dottrina definita nella Indicazioni Nazionali: più lettura, più grammatica, più sintassi, la matematica rifondata, la penna e la carta restituite al loro posto d’onore e, insieme, le nuove sperimentazioni su soft skills e tutor digitali, perché la Nazione guarda avanti mentre torna indietro, e non c’è contraddizione dove c’è Fede nel Progresso e nel Dato. Il lavoro non è finito. Ma la Direzione è quella giusta, e la Direzione, si sa, non si discute: si segue. A chi ha pensato di arrendersi e non l’ha fatto: voi siete la prova vivente che i numeri prodotti da INVALSI non sono semplicemente scienza inconfutabile e rigorosa. Sono Patria. * Ecco la fonte della citazione della presidente Giorgia Meloni.
July 17, 2026
ROARS
Rifondazione: contro golpe elettorale indispensabile fronte costituzionale
Il comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista, riunitosi nel fine settimana, ha confermato la proposta di fronte costituzionale, democratico e antifascista avanzata dal segretario Maurizio Acerbo. Nel documento approvato al termine dei lavori si legge: “Rifondazione Comunista denuncia il carattere eversivo e anticostituzionale della nuova legge elettorale imposta da Giorgia Meloni che rappresenta un attacco definitivo a quel che resta della democrazia costituzionale. E’ un vero e proprio golpe istituzionale ad opera degli eredi del fascismo e della P2. Surrettiziamente si introduce di fatto il premierato senza formalmente modificare la Costituzione e quindi sottraendo al popolo il diritto di esprimersi in un referendum confermativo. La repubblica parlamentare, voluta da padri e madri costituenti, viene definitivamente cancellata e lo si fa con una legge che distorce la rappresentanza e senza i contrappesi propri normalmente dei sistemi presidenzialisti. Avremo un Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo che potrà godere contemporaneamente di una forte maggioranza in parlamento e scegliersi il prossimo Presidente della Repubblica. Il tutto senza aver ottenuto la maggioranza dei voti. Impossibile minimizzare il pericolo fascista e autoritario insito in questa legge elettorale.” Di fronte a una legge elettorale che consegnerebbe alla destra un potere pressoché assoluto si conferma la necessità di un fronte per la Costituzione. Per difendere quel che resta della democrazia costituzionale e la stessa unità della Repubblica minacciata dall’autonomia differenziata bisogna mandare a casa questo governo nel 2027.” Il documento completo sul sito del partito. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
July 1, 2026
Pressenza
Le storture del Melonellum
Dopo il Mattarellum, il Porcellum, l’Italicum, il Rosatellum… ci mancava il Melonellum. Stiamo parlando della nuova legge elettorale sostenuta a viso aperto dall’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. Ci sono molti aspetti di merito contraddittori e/o negativi nel disegno di legge elettorale in discussione in Parlamento, ma qui ci limitiamo a sottolineare alcune questioni di principio. 1. Il Codice di buona condotta in materia elettorale (Code of Good Practice in Electoral Matters) è un documento chiave adottato nel 2002 dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. Il codice stabilisce il rispetto di condizioni precise prima, durante e dopo la votazione. Infatti la Commissione di Venezia ritiene, innanzitutto, che il diritto elettorale debba «beneficiare di una certa stabilità al fine di non apparire come oggetto di manipolazioni partitiche». Di conseguenza, «gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione». 2. Le condizioni poste dalla Commissione di Venezia sono logiche. Il filosofo e giurista americano John Rawls sostiene che ogni decisore dovrebbe scegliere sotto un ‘velo di ignoranza’. Ad esempio per evitare di prevedere con certezza la propria posizione nel nuovo gioco elettorale. Ed è evidente che l’opacità del velo di ignoranza diminuisce man mano che ci si avvicina al momento del voto. Le proiezioni e i sondaggi si fanno sempre più affidabili, e i dati a disposizione del soggetto decidente (la coalizione politica di maggioranza) per prevedere la sua posizione nel futuro “gioco” parlamentare rendono il ‘velo di ignoranza’ sempre meno coprente ed efficace. 3. Le forze politiche che sostengono l’attuale Governo, per giustificare la nuova legge elettorale, ripetono spesso e volentieri una frase retorica: “la sera dopo il voto dobbiamo sapere chi ha vinto le elezioni e chi deve governare!”. Fanno finta di non sapere che con il voto si eleggono i parlamentari in rappresentanza del popolo sovrano e non i governanti. In questa prospettiva è persino fuorviante ritenere che ci sia qualcuno che vinca o che perda le elezioni, poiché «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (Costituzione, art. 67). La vera questione è che questi rappresentanti – a causa delle riforme elettorali dal 1993 ad oggi – di fatto sono stati nominati dai partiti e non scelti dagli elettori. 4. Giorgia Meloni sostiene che una nuova legge elettorale sia necessaria per garantire la stabilità del Governo. Ipotesi evidentemente paradossale, visto che l’attuale Governo è stabilmente in carica dall’inizio della legislatura (quasi 4 anni). Inoltre, per quale ragione il Governo si preoccupa della legge elettorale? Si tratta di una competenza del Parlamento, rispetto alla quale il Governo dovrebbe dimostrarsi neutrale. 5. La Commissione di Venezia per evitare le forzature in vista delle scadenze elettorali raccomanda che «gli elementi fondamentali del diritto elettorale … dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria». In sostanza, la legge elettorale non è una norma qualsiasi, ma è così rilevante che non dovrebbe essere a disposizione della maggioranza del momento, con la possibilità di modificarla a piacimento. Nonostante queste e altre storture, il cammino della nuova legge elettorale sembra inarrestabile. Forse il commento più adeguato è quello del comico Corrado Guzzanti: “Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori”. La nuova legge elettorale serve anche a questo… Rocco Artifoni
June 30, 2026
Pressenza
“Patentino antifascista”, un’aberrazione illusoria della cancel culture
Questa riflessione è frutto di giorni desolanti sul livello culturale che il nostro Paese sta attraversando. Mai, e dico mai, avrei pensato di dover scrivere su una banalità del genere, anche se credo che oggi più che mai è necessario esprimersi chiaramente su queste vicende per evitare di cadere in un baratro più profondo. Tutto nasce in seno alla Fiera della piccola e media editoria Più libri Più Liberi, kermesse organizzata dall’associazione italiana editori (Aie) in programma alla Nuvola dell’Eur, dal 4 all’8 dicembre 2026. Fino all’anno scorso il regolamento generale della manifestazione faceva riferimento, più genericamente, a tutti i “valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani”. La polemica è scoppiato dopo che è stato reso pubblico che, quest’anno, gli editori dovranno sottoscrivere un allegato  – in più dichiarando tra l’altro, sotto la propria responsabilità – in cui vengono riconosciuti e condivisi “i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”. Fin qui nulla di male, apparentemente: qualunque antifascista non avrebbe problemi a sottoscriverlo. Questa situazione si è subito tramutata nell’ennesima occasione per Giorgia Meloni di innescare la polemica sui social: “La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra. Si chiama, banalmente, censura”. Un’accusa rispedita al mittente dalla Fiera che motiva la scelta con “l’esigenza di chiarezza e unità”. Detto ciò, “per rispetto istituzionale”, ci sarà “un ulteriore attento approfondimento”. L’annuncio di Più libri Più Liberi è stato accolto con favore dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che confida che “le ragionevoli parole dell’Aie rappresentino l’inizio della fine d’un clamoroso equivoco suscettibile di brutali strumentalizzazioni”. Anche se la presidente Annamaria Malato si dice convinta della bontà della scelta compiuta e coglie l’occasione per invitare la premier a far visita alla manifestazione. Ad aver innescato il corto circuito surreale è stato il comitato d’indirizzo della fiera, ovvero Paolo Di Paolo: una iniziativa di un uomo in carriera, vincitore del Premio Viareggio, che ha pensato di passare alla storia con questa alzata d’ingegno. Questa idea della dichiarazione per le case editrici, aiutata dai media nel renderlo un caso virale, è a tutti gli effetti un regalo alla destra postfascista. La premier ha postato sui social il suo disappunto nelle stesse ore in cui Roberto Vannacci chiude la sua assemblea costituente all’auditorium della Conciliazione di Roma. E il generale, che pungola la maggioranza sostenendo di essere lui la “vera destra”, plaude: “Meloni ha perfettamente ragione. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra”. La comunanza di vedute tra i leader di FdI e Futuro Nazionale non sfugge alle opposizioni, che sono partite all’attacco, dando – come sempre in questi casi – eccessiva visibilità e sovraesposizione mediatica alla querelle e facendo uscire “vincitrice” Giorgia Meloni, ancora una volta, nella figura della “vittima immolata”. Ma questo è solo un appendice alla gravità del fatto in sè. Il filosofo Massimo Cacciari, dopo aver appreso la notizia ha definito la scelta degli organizzatori dell’evento come «un delirio e una follia». Poi ha aggiunto: «Penso si siano bevuti il cervello, chiedono di firmare una dichiarazione come quella in cui dichiari di non essere mafioso». Insomma, «una dichiarazione di questo genere supera ogni limite, tra poco dovremo firmare le dichiarazioni per dire che si è contro Putin o contro Trump». Il 16 giugno 2026, a Otto e mezzo, il filosofo Massimo Cacciari ha commentato con parole durissime la polemica sul “patentino antifascista” legata alla fiera Più Libri Più Liberi: “La mia posizione è che è ridicola la posizione della Meloni, esattamente come è ridicola la richiesta del patentino antifascista. Non è antifascista chi firma patentini: lo è per quello che fa e per quello che ha fatto. Pochi sono antifascisti in questo senso in questo Paese e in questa Europa. Essere antifascisti vuol dire condannare esplicitamente le politiche di Israele (…); essere antifascisti vuol dire esprimere posizioni nette nei confronti di posizioni razzistiche, se non peggio, come quelle che emergono direttamente all’interno dei vertici del governo americano. Quello è essere antifascisti, non firmare patentini. Croce si rifiutava di firmare patentini. Se mi chiedono di firmare un patentino per andare al festival di Roma, non ci vado. (…) Se Adelphi firma il patentino, io non solo non vado a Roma, ma cesso di pubblicare con Adelphi. Ma scherziamo? Ma che scandalosa idiozia è? Il patentino? Mamma mia, fa senso soltanto parlarne.” Sul “patentino antifascista” richiesto dagli organizzatori della fiera, si sono scatenati anche gli intellettuali di sinistra. Su Radio24, Paolo Mieli ha commentato la scelta degli organizzatori della fiera, sottolineando che si tratta di una una «decisione assurda e stravagante». Il filosofo Simone Regazzoni ha criticato: «La cultura è lo spazio libero, aperto, dinamico del confronto e del conflitto delle idee, tutte le idee. Solo in uno Stato etico o totalitario si possono chiedere agli operatori culturali dichiarazioni di fede politica o di altro tipo». E ancora: «Sono piccoli ricatti morali che avviliscono la cultura e creano pericolosi precedenti. Se in Italia esistono ancora intellettuali liberi, bene questo è il momento di farsi sentire». Vale lo stesso per il sociologo Luca Ricolfi, che in un’intervista a Il Giornale ha citato l’Articolo 21 della Costituzione, per la tutela della libertà di manifestazione del pensiero in tutte le sue forme. «È il principio di dover firmare una dichiarazione sui propri convincimenti che è sbagliato, perché profondamente illiberale– ha sottolineato –. In una società libera puoi chiedere al cittadino di certificare dei fatti, ma è folle chiedergli di certificare il possesso di determinati convincimenti, quali che essi siano. I convincimenti di una persona sono insindacabili, esigere che siano di un tipo piuttosto che di un altro è una inammissibile intrusione nel suo mondo interiore». Sicuramente il più lapidario è stato il grande storico Luciano Canfora. Icona del pensiero critico contemporaneo e come sempre illuminante e controcorrente, il Professore di Lettere Antiche a La Sapienza di Roma e professore emerito dell’Università di Bari ha schernito la scelta da probiviri: «È una cosa che fa ridere, gli editori non sono partiti politici. Il problema è molto semplice. Io ritengo l’antifascismo un valore positivo, ma c’è anche un grande storico come il mio amico Franco Cardini che quando gli chiesero in una trasmissione televisiva se fosse antifascista rispose: lo diventerò». Poi ha ribadito che «la dichiarazione di antifascismo è una decisione dissennata che si espone a critiche di ogni tipo. L’editore non è un funzionario pubblico che deve giurare sulla Costituzione, ma una figura che fa impresa e può fare quello che gli pare». Canfora, come ha dichiarato in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno: «Il giuramento si faceva al re d’Italia, o alla Repubblica quando si assume un pubblico impiego, ma un editore non deve giurare su nulla». Il “patentino antifascista” non è e non può essere una decisione di sinistra. Il “patentino antifascista” è un’aberrazione immonda se si guardano alle regole-base di qualunque democrazia. Il “patentino antifascista” è un aborto del pensiero delle menti abiette: una trovata di bassissimo livello culturale e politico, come lo fu anche il Green Pass durante la crisi sindemica da Covid-19. Il “patentino antifascista” ha nella sua nomenclatura una contraddizione di senso frutto dell’irrazionalità che governa la ragione moderna, scalfita nell’intimo da un nichilismo avanzante. E’ vergognoso di per sè che sia stato usato l’aggettivo “antifascista” per accompagnare la parola “patentino”, dal momento che l’antifascismo nasce dall’abominio profondo per qualunque pass che pretenda di abilitare qualcuno alla vita socio-culturale del nostro Paese. La tessera del Partito Nazionale Fascista (PNF) non era solo un documento di appartenenza politica, ma un requisito fondamentale per partecipare alla vita pubblica e lavorativa. Dal 1932, l’iscrizione divenne una condizione obbligatoria per lavorare, e dal 1940 divenne addirittura necessaria per i dipendenti pubblici ai fini dell’avanzamento di carriera. Possederla permetteva l’assunzione e la progressione professionale, specialmente nella Pubblica Amministrazione; offriva corsie preferenziali o l’accesso a determinati benefici assistenziali e ricreativi gestiti dal regime; ed era vista come prova di fedeltà e sottomissione al sistema, senza la quale si veniva esclusi dalla società civile o perseguitati. Oggi, che viviamo in una società dove tirano venti di estrema destra e dove il postfascismo è ormai al governo in Italia con i personaggi più squallidi, richiedere la “dichiarazione di antifascismo” per partecipare alla presentazione di libri – oltre ad essere assurdo – significa vivere un anatema senza contesto storico e senza la minima consapevolezza di cosa stiamo vivendo. Ricordiamoci che l’antifascismo in Italia si oppose alla tessera del Partito Nazionale Fascista come prerogativa per poter vivere la vita pubblica, sociale, culturale, politica e lavorativa; ricordiamo che il movimento “antifascista” di liberazione nazionale del Sudafrica dall’apartheid, guidato dal grande Nelson Mandela, si oppose alle pass law (leggi sui passaporti interni) che normavano il sistema dell’apartheid progettato per segregare la popolazione nera, limitare la libertà di movimento dei cittadini neri e controllare la manodopera. Queste leggi imponevano a chi non era bianco di portare sempre con sé un documento speciale (il passbook o dompas) per poter circolare, lavorare o risiedere in aree designate. Ecco dunque che anche solo pensare concettualmente ad un “patentino antifascista” oggi fa venire i brividi, portando a pensare: “come può essere possibile che una cosa così stupida, morbidamente violenta ed assurda può essere pensata oggi nello stesso tempo?” Approvare, anche in buona fede, una “dichiarazione di antifascismo” non significherebbe lasciar fuori i fascisti, ma significherebbe aprire a tutte le sue strumentalizzazioni possibili, e forse inaugurare – in questa Italietta di “galli nel pollaio” – una corsa ad ostacoli “a chi è più antifascista di qualcun altro”. Ed ecco qui che si inserisce la logica, prettamente neoliberale della cancel culture. Secondo questa logica perversa dovremmo eliminare una quantità enorme di personaggi che sono stati simbolo della letteratura e della cultura italiana. Non dovremmo più leggere autori che il fascismo storico e reale l’hanno vissuto e appoggiato: Ungaretti, Luigi Pirandello, Alberto Moravia, Eugenio Scalfari, Norberto Bobbio, Ettore Sottsass e Indro Montanelli. Non dovremmo leggere Mircea Eliade, il più grande storico e sociologo delle religioni; non potremmo più consultare i libri di grandi filosofi come Heidegger; non potremmo più citare Nietzsche solo perchè sua sorella lo fece passare alla storia come “filosofo nazista”; non si potrebbe leggere Céline, il più antisemita del mondo, ma grande pezzo da novanta della Adelphi; e, secondo questa logica, non si potrebbero leggere le poesie di Ezra Pound o i libri di Giovanni Gentile, filosofo del fascismo, pubblicati da Laterza. Se l’obiettivo è fare il gioco delle destre significa ancora una volta non aver capito nulla in questi 81 anni di “Italia democratica”; significa non aver capito che gli unici strumenti dell’antifascismo stanno nella cultura, nel fare cultura nell’alzare il livello culturale e, come direbbe Gramsci, abbattere il senso comune reazionario. Tutto questo non può minimamente avvenire facendo il gioco del fascismo stesso od inseguendo le vergognose logiche infantilizzanti di chi “la spara più grossa”. Il nostro obiettivi, da antifascisti, è anche decostruire, smontare e riconoscere il microfascismo (1), ovvero l’insieme delle manifestazioni quotidiane, capillari e frammentate dell’autoritarismo che a differenza dei regimi storici – non si impone dall’alto, ma penetra nelle relazioni interpersonali, nei comportamenti e nelle micro-gerarchie di tutti i giorni, radicandosi spesso nella paura e nell’insicurezza. In “Introduzione alla vita non-fascista” in prefazione a L’Anti-Edipo di Gilles Deleuze, Michel Foucault specifica che non vuole opporsi solo al fascismo storico e ai suoi richiami nostalgici, ma anche al “fascismo che è in noi, che possiede i nostri spiriti e le nostre condotte quotidiane, il fascismo che ci fa amare il potere, desiderare proprio la cosa che ci domina e ci sfrutta”. L’anti-fascismo di oggi si deve riorganizzare a partire dalla sua identità politica e deve diventare “anti-edipico”, decostruendo il fascista che è in noi e pensare un modo di agire che sia antifascista e che rifiuti ogni tipo di fascismo che sia neofascismo nostalgico, fascismo istituzionale o microfascismo. La “dichiarazione di antifascismo” è la vanificazione totale dei valori dell’antifascismo ad opera della cosiddetta “sinistra neoliberale” (che non c’entra nulla con la storia politica della sinistra) e delle due distorsioni false, falsate, illusorie ed antidemocratiche. Il “patentino antifascista” è semplicemente un’espressione della cancel culture di stampo neoliberale che nulla a che fare con l’antifascismo e con la cultura della sinistra. Oggi più che mai la missione degli intellettuali di sinistra – oltre che “armare” il pensiero critico contro l’avanzata delle destre plurali sostenute da ricchi miliardari e portatrici di ideologie disumanizzanti – hanno la missione di difendere il pensiero di sinistra dalle incursioni devianti, assurde e perverse del neoliberalismo e di difendere l’antifascismo da ogni sua banalizzazione nichilistica.   (1) Microfascismo è un concetto filosofico e sociologico introdotto originariamente dai filosofi Gilles Deleuze e Félix Guattari (in particolare nell’opera L’Anti-Edipo) ed è tornato al centro del dibattito contemporaneo grazie ad autori come Jack Z. Bratich.   Fonti: https://www.anpicremona.it/wp-content/uploads/2015/05/Azzoni-La-tessera-del-fascio-Gussola.pdf Clara Silvia Roero, Regime e Dissenso 1931. I professori che rifiutarono il giuramento fascista, Rivista di Storia dell’Università di Torino Michel Foucault, Introduzione alla vita non-fascista, Prefazione a L’Antiedipo di Deleuze e Guattari Lorenzo Poli
June 22, 2026
Pressenza
Sardegna ed Etiopia: memorie del sottosuolo
Dall’oblio alla memoria: i discendenti dei deportati etiopi all’Asinara si incontrano in Sardegna per il secondo anno consecutivo. di Marcella Catignani Appena sono arrivata ad Addis Abeba, dove ho vissuto per nove anni, da subito ho sentito una forte affinità con l’Etiopia, mi sono sentita a casa. L’Etiopia e la Sardegna si assomigliano, a cominciare da alcuni paesaggi e per
Extinction Rebellion tappezza Roma con manifesti di Meloni in manganello. “L’Unica Sicurezza è questo Clima di Merda”
Durante la notte Extinction Rebellion ha incollato su muri e bacheche di diversi quartieri di Roma manifesti raffiguranti Giorgia Meloni nel mezzo di un’alluvione munita di manganello con la scritta “L’Unica Sicurezza è questo Clima di Merda”. Tra questi, anche uno alto più di due metri, incollato in via Guendalina Borghese a Garbatella, a pochi metri dalla sede di Fratelli d’Italia dove è partita la carriera politica della premier. Con questo ultimo messaggio, il movimento conclude la settimana di proteste nella Capitale, iniziata con un’ondata di calore anomala e conclusa con trombe d’aria che ieri notte hanno fatto cadere diversi alberi in città. La settimana di manifestazioni preavvisate e azioni dirette lanciata per esigere politiche climatiche serie e radicali in vista delle prossime elezioni, e che ha visto l’inasprimento di misure repressive come conseguenza diretta dei decreti sicurezza promossi ed approvati dal governo Meloni. Dopo quello che è successo martedì – con il sequestro per oltre 7 ore di 6 persone che stavano provando ad appendere uno striscione nel giorno della Festa della Repubblica – abbiamo deciso di lasciare un ultimo messaggio alla città” commenta Extinction Rebellion.“Se non è più possibile manifestare nelle piazze in nome della sicurezza pubblica, faremo in modo che siano i muri a parlare: l’unica sicurezza di cui dovrebbe importarci è questo clima di merda, e le temperature e i temporali di questa settimana ne sono un esempio”. Il riferimento è alle pesantissime misure repressive disposte dalla Questura di Roma nei confronti del movimento nei giorni precedenti. Dalle restrizioni sull’occupazione in tenda di piazza del Viminale costretta ad essere spostata in piazza dell’Esquilino senza motivazioni, alle denunce – a cui probabilmente seguiranno multe per migliaia di euro – per una performance di 20 minuti sotto palazzo Venezia, fino al sequestro di 6 persone per oltre 7 ore impedendogli di dare notizie ai loro legali. “Hanno raccontato per mesi che il decreto sicurezza serviva ad arginare la violenza nelle piazze. Questo è il risultato: persone non violente trattate come criminali e con migliaia di euro di multa da pagare”. Nello specifico, il nuovo Decreto Sicurezza, approvato dal governo e definito dagli esperti dell’ONU “il più grave attacco alla libertà di protesta degli ultimi decenni”, introduce nuovi reati, aggravanti e sanzioni amministrative, in particolare legati a manifestazioni e proteste. Nel frattempo, nel corso della settimana la città è stata colpita da due diversi eventi climatici estremi: un’ondata di calore eccezionale e violenti temporali che hanno causato danni diffusi. “Due eventi climatici estremi nell’arco di una sola settimana ci ricordano quanto la crisi climatica sia ormai diventata un problema sociale e sanitario”, dichiara Extinction Rebellion. “Mentre il governo continua a parlare di sicurezza pubblica in relazione all’inasprimento delle pene nei confronti delle manifestazioni, le persone continuano a morire e a pagare i danni causati da ondate di calore estreme, incendi e alluvioni”. L’ondata di calore sull’Europa centrale e occidentale che ha raggiunto il suo picco la scorsa settimana ha visto raggiungere i 38 gradi in diverse città italiane, e temperature fino a 16 gradi sopra la media del periodo nelle zone europee più colpite. Sulle Alpi lo zero termico ha superato i 4000 metri, una quota superiore alla maggior parte delle vette, che, esponendo i nevai montani a uno scioglimento precoce, riduce le riserve idriche alpine e aumenta il rischio di siccità nei periodi estivi, specialmente quando questi eventi si verificano così presto nella stagione. In Italia, come nel resto del mondo, gli eventi estremi si verificano con sempre più frequenza a causa della crisi climatica, con perdite e danni che affliggono la popolazione: si stima che negli ultimi 30 anni siano morte 38.000 persone in Italia a causa di eventi climatici estremi, e che in dieci anni si siano accumulati 19 miliardi di euro di danni derivanti da frane e alluvioni. Le azioni di questi giorni sono state un piccolo campanello d’allarme e l’inizio di una lunga ondata di agitazione che crescerà fino alle prossime elezioni, affinché sia un monito per tutte le forze politiche, dalla maggioranza all’opposizione” conclude Extinction Rebellion. “Perché le uniche sicurezze da garantire sono quella sociale, sanitaria, lavorativa e climatica”. Extinction Rebellion
June 4, 2026
Pressenza