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Zenita Group, la vertenza che interroga il futuro del lavoro qualificato a Napoli
Trasferimenti collettivi, smart working e tavoli istituzionali: la protesta dei lavoratori e la testimonianza di Paola Simeoni, rappresentante sindacale della sede napoletana. Quando si parla di una vertenza sindacale è facile fermarsi ai numeri: trasferimenti, sedi, organici, piani industriali. Più difficile è ricordare che dietro quei numeri ci sono persone, famiglie e comunità. È il caso di Zenita Group , azienda italiana attiva nei settori dell’Information & Communication Technology, della cybersecurity, della system Integration e dell’innovazione digitale, presente con numerosi sedi sul territorio nazionale. Nelle scorse settimane il gruppo ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il trasferimento collettivo di circa 135 lavoratrici e lavoratori appartenenti a diverse sedi italiane, tra cui Napoli, Torino, Padova, Palermo, Firenze e Modena, con destinazione principalmente Roma, Milano e Salerno. Secondo l’azienda, la riorganizzazione rientra in un piano industriale orientato alla crescita e alla razionalizzazione delle attività. Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm contestano invece il progetto, sostenendo che non sono state valutate adeguatamente soluzioni alternative e parlando di possibili “licenziamenti mascherati”, poiché molti lavoratori potrebbero non essere nelle condizioni di accettare un trasferimento. Da qui la proclamazione dello sciopero nazionale del 29 luglio. IL CASO DI NAPOLI Tra tutte le sedi interessate, quella di Napoli rappresenta uno dei casi più delicati. La sede del Centro Direzionale occupa circa 120 lavoratori. Il piano prevede il trasferimento della maggior parte del personale verso Roma e, in misura ridotta rispetto alle ipotesi iniziali, verso Salerno, dove dovrebbe nascere un polo dedicato anche alle attività legate all’intelligenza artificiale e all’innovazione. Secondo le organizzazioni sindacali, soltanto una parte del personale rimarrebbe nella sede napoletana. Il 29 luglio lavoratrici e lavoratori hanno dato vita a un presidio davanti alla Prefettura di Napoli. Al termine della manifestazione una delegazione è stata ricevuta dal Vice Prefetto, che si è impegnato a convocare un tavolo con l’azienda, le organizzazioni sindacali e la Regione Campania. Tra i temi posti dai sindacati vi è anche la richiesta di verificare gli eventuali obblighi connessi ai finanziamenti pubblici ottenuti dall’azienda nell’ambito di progetti di ricerca e sviluppo. UNA RIFLESSIONE CHE VA OLTRE LA SINGOLA VERTENZA Al di là della vicenda aziendale, la protesta apre interrogativi più ampi sul futuro del lavoro qualificato. Come si concilia un piano industriale orientato alla crescita con il ridimensionamento di sedi storiche? Qual è oggi il ruolo della presenza fisica in attività altamente digitalizzate? È ancora indispensabile concentrare i lavoratori nello stesso luogo oppure le competenze possono continuare a essere condivise anche attraverso modalità di lavoro ormai consolidate? Sono domande che riguardano non soltanto Zenita Group, ma l’intero mondo del lavoro, chiamato a ridefinire il rapporto tra organizzazione aziendale, innovazione tecnologica e qualità della vita delle persone. Per comprendere meglio questa vicenda abbiamo raccolto la testimonianza di una lavoratrice che la sta vivendo in prima persona. LA TESTIMONIANZA DI PAOLA SIMEONI Paola Simeoni, 61 anni, lavora nel settore informatico dal 1991. Nel 2015 è entrata nell’azienda che allora si chiamava Maticmind, oggi Zenita Group, a seguito della cessione di un ramo d’azienda da HP. Oggi è rappresentante sindacale della sede di Napoli e partecipa ai tavoli di confronto con azienda e istituzioni. Paola, può raccontarci il suo percorso in Zenita Group e cosa rappresenta per lei questa azienda dopo tutti questi anni di lavoro? Ho cominciato a lavorare nel settore informatico nel lontano 1991. Nel 2015 sono stata assunta, insieme ad altri circa 150 lavoratori, nell’azienda che oggi porta il nome di Zenita Group, allora Maticmind, a seguito di una cessione da parte di HP. Non vorrei sembrare retorica, ma tutti noi abbiamo vissuto l’azienda come una famiglia, la nostra famiglia, dove ci si rimboccava le maniche per raggiungere gli obiettivi, aiutando chi era in difficoltà e cercando sempre di dare il meglio. Quando avete capito che la situazione stava diventando davvero preoccupante? A giugno hanno cominciato a circolare voci sulla chiusura della sede di Napoli e sul trasferimento dei lavoratori a Roma e Milano. Poi, il 17 giugno, durante un incontro convocato dall’azienda presso l’Unione Industriali di Roma, quelle voci hanno trovato conferma. Quali motivazioni vi ha illustrato l’azienda per giustificare questa riorganizzazione e perché, secondo voi, non sono sufficienti? Hanno parlato, e continuano a parlare, di “osmosi” delle competenze. Secondo questo criterio, stare “gomito a gomito” garantirebbe la condivisione e la diffusione delle conoscenze professionali. In un lavoro come il nostro, però, stare vicini non garantisce l’apprendimento: lo garantiscono lo studio, la pratica e anche l’aiuto del collega che, è necessario dirlo, non deve avvenire necessariamente in presenza. Per quali ragioni vi opponete a questo piano di trasferimenti? Quali sono le vostre principali richieste? La motivazione addotta, cioè che la vicinanza favorisca la condivisione delle competenze, ci sembra pretestuosa. Inoltre lavoriamo in smart working quattro giorni su cinque, e questo rende ancora meno convincente la motivazione indicata dall’azienda. Dall’inizio della mobilitazione sindacale a oggi, ritenete di aver ottenuto qualche apertura da parte dell’azienda o delle istituzioni, oppure le posizioni restano ancora molto distanti? L’azienda si è dimostrata ferma nei suoi propositi, nonostante la convocazione al tavolo della Regione Campania che, non ritenendo convincenti le motivazioni aziendali, ha richiesto al MIMIT un tavolo congiunto per discutere della questione. Che cosa significa, concretamente, per un lavoratore affrontare ogni giorno una trasferta verso Roma oppure dover trasferire la propria vita in un’altra città? Oltre alla questione economica, che pure non è trascurabile, sradicarsi dalla propria città comporterebbe, come è facile intuire, grandissime difficoltà per tutti i lavoratori. Ognuno di noi ha una famiglia, figli e spesso genitori anziani da accudire. Stravolgere l’organizzazione della propria vita sarebbe difficilissimo ed estremamente oneroso. Che cosa vi aspettate dai prossimi tavoli di confronto con l’azienda e con le istituzioni? Stamattina abbiamo avuto, come organizzazioni sindacali e RSU, un incontro con il Vice Prefetto, che si è dimostrato particolarmente attento alle problematiche esposte e si è impegnato a convocare l’azienda nei prossimi giorni. Noi lavoratori riponiamo grande fiducia nell’intervento delle istituzioni, che ci aiuta a dimostrare l’inutilità dei trasferimenti. Se potessi rivolgere un messaggio all’azienda, alle istituzioni e ai cittadini che leggeranno questa intervista, quale sarebbe? Più che un messaggio vorrei lasciare una domanda: davvero crediamo che, nel 2026, per svolgere un lavoro come quello degli informatici sia indispensabile “stare vicini”? Dopo la pandemia lo smart working è diventato una modalità di lavoro consolidata e, proprio negli ultimi anni, si è registrato anche un significativo incremento della produttività. È una riflessione che, forse, merita di essere condivisa. UNA VERGENZA ANCORA APERTA La vicenda di Zenita Group è tutt’altro che conclusa. Nei prossimi giorni saranno i tavoli convocati dalle istituzioni a chiarire se esistono margini per rivedere il piano di riorganizzazione o individuare soluzioni alternative ai trasferimenti. Nel frattempo resta una domanda che supera i confini della singola azienda: quale modello di lavoro vogliamo costruire nell’era della trasformazione digitale? La tecnologia consente oggi di collaborare a distanza come mai era stato possibile in passato. Per questo la vertenza Zenita non riguarda soltanto il destino di oltre cento lavoratrici e lavoratori, ma richiama imprese, istituzioni e società a interrogarsi sul rapporto tra innovazione, organizzazione del lavoro e qualità della vita delle persone. FONTI * Zenita Group – Chi siamo * Gruppo Zenita – Sito ufficiale * Intervista a Paola Simeoni , rappresentante sindacale Zenita Group (raccolta dall’autrice). Lucia Montanaro
July 29, 2026
Pressenza
VERTENZA ELECTROLUX: RESTA SUL TAVOLO L’OPZIONE DEI 1700 LICENZIAMENTI E LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO MARCHIGIANO
Dopo l’incontro con i sindacati e le istituzioni al Mimit è stato deciso di riprendere il negoziato in settembre, con una nuova serie di incontri tecnici “sui singoli aspetti della vertenza”, per arrivare al tavolo in plenaria a ottobre. Le prime date in agenda sono il 3 e il 4 settembre. I sindacati conservano però la sensazione che la multinazionale svedese degli elettrodomestici intenda lasciare intatta buona parte del suo piano industriale lacrime e sangue, che prevede oltre 1.700 licenziamenti, la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi, produzioni spostate in Polonia e un sostanziale disimpegno dalla penisola. La vertenza Electrolux si inserisce in un contesto di profonda crisi del settore dell’elettrodomestico in Europa. Negli ultimi sei anni, come emerso ieri al Mimit, sono già stati chiusi 25 stabilimenti dell’elettrodomestico in Europa. Sentiamo Barbara Tibaldi, della segreteria nazionale della Fiom Cgil  Ascolta o scarica 
July 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Electrolux, Usb al Mimit: piano inaccettabile
Il governo non trasformi il tavolo in un pozzo dei desideri dell’azienda. Si è tenuto oggi al MIMIT il tavolo ministeriale su Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle Regioni, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. USB ha espresso un giudizio netto: il piano presentato da Electrolux è inaccettabile e irricevibile. […] L'articolo Electrolux, Usb al Mimit: piano inaccettabile su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
Il 15 settembre al Mimit per difendere l’ occupazione e il futuro in STMicroelectronics
Nella giornata dell’11 settembre, USB Lavoro Privato di Catania ha organizzato un volantinaggio davanti alla sede della ST per denunciare il tentativo di esclusione della nostra organizzazione sindacale dalle prossime elezioni RSU, messo in atto da Fiom, Fismic e Uglm. Tali sigle, con le dimissioni dei loro delegati avvenute all’inizio […] L'articolo Il 15 settembre al Mimit per difendere l’ occupazione e il futuro in STMicroelectronics su Contropiano.
September 14, 2025
Contropiano