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MESSINA- PROIEZIONE DI 181 GIORNI CONTRO IL 41-BIS. IN SOLIDARIETÀ CON LE PERSONE INQUISITE NELLE ULTIME OPERAZIONI REPRESSIVE.
Questo incontro è una risposta alla chiamata di solidarietà nelle giornate dal 10 al 12 luglio, in vista del riesame per le persone arrestate nell’operazione del16 giugno. Inquisite per i sabotaggi alle linee ferroviarie nel periodo delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina ed accusate di “associazione terroristica con finalità di eversione dell’ordine democratico” (art. 270-bis c.p.); […]
July 7, 2026
Stretto libertariA
2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: Riprendiamoci il Futuro!
Otto mostre, altrettanti spettacoli teatrali, diciassette presentazioni di libri, dodici forum e incontri pubblici, tre manifestazioni di piazza: quasi 50 gli appuntamenti con cui Genova si prepara a riflettere su cosa è stato e può ancora significare il G8 di 25 anni fa. Il programma completo, all’insegna dello slogan “Riprendiamoci il Futuro” è in rete da un paio di giorni nel sito curato da ARCI Genova, ed ecco il link https://g8genova.it. Programma enorme, espressione della più ampia quantità di soggetti e associazioni che “oggi come allora, sono impegnati nella costruzione di un modello di società fondato su giustizia, pace, diritti, cooperazione tra i popoli”. E dunque: congratulazioni vivissime al Comitato Piazza Carlo Giuliani, alla stessa amministrazione genovese che ha sostenuto un buon numero di iniziative, e alle tante realtà attive nel territorio (Emergency, Fair, CGIL, Music For People, Fondazione Gianni Minà e altre) che hanno reso possibile un simile evento diffuso in città, coinvolgendo così tanti spazi culturali e riattivando la mappa di alcuni luoghi simbolo del G8 2001. Come sempre Piazza Alimonda che il 20 luglio accoglierà come ogni anno l’evento “Per non dimentiCarlo”, naturalmente la scuola Diaz  per la tradizionale fiaccolata del 21 luglio, e significativamente anche il centralissimo Palazzo Ducale che nella Genova blindatissima del 2001 ospitò gli incontri del G8 e il 18 luglio di quest’anno diventerà “spazio di convergenza tra movimenti sociali, reti civiche e organizzazioni impegnate contro autoritarismo, guerre, disuguaglianze e concentrazione del potere” con l’Assemblea Nazionale No Kings, chapeau! Ma già da oggi (inaugurazione alle 18) negli spazi del Munizioniere di Palazzo Ducale verranno inaugurata le mostre più importanti in programma: sei diversi percorsi con fotografie, grafici, fumetti, per riattraversare le tematiche, ansietà, emergenze che animarono quelle giornate e che sarebbero più che mai urgenti oggi. Passiamole in rassegna. “Al lavoro! Tutto cambia, cambia tutto” Gianni Berengo Gardin Un corale fotoreportage per raccontare i cambiamenti (in peggio) del mondo del lavoro in Italia, nel tritacarne dei provvedimenti legislativi che hanno smantellato gran parte dei diritti conquistati in passato: dal lavoro in fabbrica degli anni Settanta, alle lotte dei braccianti agricoli, fino alle “nuove schiavitù”, la precarietà della new economy, la crisi dei salari, il caporalato. Accanto a firme storiche come Gianni Berengo Gardin, Lucio Cavicchioni, Francesco Cito, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Uliano Lucas, Fernando Moleres, Alberto Roveri, ci sono Elio Colavolpe, Claudia Corrent, Massimo Di Nonno, Michele Lapini, André Lihon, Diambra Mariani, Eros Mauroner, Samuele Pellecchia, Donatella Piccone, Alexey Pivovarov, Massimo Sciacca, e tanti altri che nell’arco dei decenni hanno documentato l’erosione di regole, protezioni, garanzie, retribuzioni: il nostro Paese risulta ormai tra gli ultimi in classifica in Europa per salari, condizioni contrattuali, prospettive di occupazione, sicurezza, salute. Inaugurata per la prima volta al Palazzo Ducale di Genova nel luglio 2008, già allestita in varie sedi, la mostra si presenta oggi aggiornata da Progetto Comunicazione e “abitata” dalle sculture dell’artista Winfried Loeschburg, con una grande installazione dedicata ai morti sul lavoro ad hoc per gli spazi del Munizioniere, mentre un grande monitor trasmette le testimonianze dei riders raccolte in vari Paesi. Maurizio Landini, Vittorio Agnoletto e Monsignor Zuppi hanno contribuito ai testi. “Documenting life, death and resistance in Palestine” Activestills Frutto di una bella collaborazione tra due collettivi di fotografi, ecco che approda a Genova questa importante mostra che in 140 fotografie ci aggiorna circa le agghiaccianti condizioni di vita, morte e resistenza in Palestina. I collettivi in questione sono innanzitutto Activestills –  un gruppo di fotografi-attivisti palestinesi, internazionali e israeliani che dal 2005 documenta il genocidio e la pulizia etnica in corso in Palestina e ciò che resta dei villaggi che vennero spopolati con la Nakba – e il Prospekt Palestine Project che alcuni fotografi dell’agenzia Prospekt hanno inaugurato un anno fa con l’obiettivo di promuovere una narrazione il più possibile “interna” alla questione palestinese, e quindi sostenere il lavoro dei professionisti locali, nelle circostanze che sappiamo. Un progetto di solidarietà attiva che all’impegno di documentazione affianca momenti di formazione, in una prospettiva di ricerca a lungo termine. “Racconti dalla Piazza del Mondo” Un percorso fotografico che prova a raccontare quel magnifico teatro di umanità che è diventata la Piazza di Trieste e l’ormai famoso Silos, Kandwalla: fin dalla seconda metà del 1800 adibito allo stoccaggio di merci varie, mentre adesso è il rifugio dei migranti che vi approdano dopo aver percorso in condizioni disumane la rotta balcanica. L’attesa, la cura, la casa, il gioco, la memoria, la musica: sprazzi di luce che illuminano quel caleidoscopio di solidarietà che da anni continua nella Piazza del Mondo di Trieste, grazie all’impegno di Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi con l’Associazione Linea d’ombra da loro fondata. “Genova 2001: una ferita aperta” Ogni anno dal 2023, in occasione dell’anniversario del G8 di Genova del 2001, il fotoreporter Giulio Di Meo organizza un laboratorio di fotografia dedicato alla memoria di quei giorni segnati dall’uccisione di Carlo Giuliani e dalle violenze: nelle strade, alla scuola Diaz, nella caserma di Bolzaneto. Non solo workshop, ma percorso di riflessione che a 25 anni di distanza interroga il passato di alcuni luoghi-simbolo alla luce del presente. La fotografia dunque come esercizio di memoria: ogni immagine è frammento di una storia collettiva e contribuisce alla riscoperta del passato nel segno del confronto e dell’impegno verso il futuro. “Essere protesta” Screenshot La protesta come bisogno collettivo: per sentirsi comunità, nelle sue componenti più fisicamente percepibili, come folla, gruppo, insieme di corpi, messaggi gridati, talvolta repressi, di nuovo ribaditi. L’autore Antony Risi ha realizzato un percorso di immagini da proteste diverse, mettendo a fuoco soprattutto i dettagli, le emozioni. Sostenuta da Amnesty International, questa mostra ribadisce il valore del dissenso come pilastro di ogni società che voglia definirsi libera: per denunciare le ingiustizie, difendere i diritti, immaginare futuri diversi. Oggi più che mai, mentre cresce la repressione e si “riscopre” il reato d’opinione, è fondamentale difendere il diritto di protestare: non come disturbo da contenere, ma respiro collettivo, anelito di cambiamento. “Quella notte alla Diaz – una testimonianza a fumetti” Nel luglio 2001 Christian Mirra aveva 24 anni e si trovava nella scuola Diaz quando la polizia fece irruzione durante il G8 di Genova. Dopo il pestaggio si risvegliò in stato di fermo in ospedale, accusato di appartenere al Black Bloc e con la prospettiva di quindici anni di carcere. Anni dopo trasformò quella esperienza nel graphic novel Quella notte alla Diaz, pubblicato da Ugo Guanda nel 2010 e oggi disponibile gratuitamente su christianmirra.com/diaz-project. La mostra presenta una selezione di tavole tratte da quell’opera: l’assalto alla scuola, il ricovero, le vicende giudiziarie, un racconto in prima persona che si intreccia con reperti e sentenze. Quella che fu una terribile esperienza individuale diventa così un’occasione di riflessione collettiva sul rapporto tra diritti fondamentali e responsabilità istituzionali. Tutte le mostre che oggi si inaugurano a Palazzo Ducale rimarranno aperte al pubblico a partire da domani 4 luglio fino al 21 luglio (dalle 11 alle 19, lunedì chiuso, ingresso gratuito). Segnaliamo anche gli appuntamenti nel weekend: il primo al CAP (Circolo Autorità Portuale, Via Albertazzi 3, dalle 10 fino alle 19 con pausa-pranzo alle 13.30) per la pubblica assemblea Dal Mito della Globalizzazione alla Terza Guerra Mondiale, con interventi di varie realtà, comitati, reti e organizzazioni anche da fuori-Genova, in preparazione del Corteo Nazionale del 19 luglio (per adesioni: info@inognicasonessunrimorso.org). Il secondo è il film Ragazze, che dopo vari incontri nelle scuole in dialogo con studenti e studentesse, il regista Antonio Carletti ha realizzato sull’inquietante fenomeno del Revenge Porn e Cyber Bullismo (domenica h 21, al Comitato PerPré, Piazzetta Vittime di tutte le Mafie). (7 – continua)       Centro Sereno Regis
July 3, 2026
Pressenza
Nessuna legittimità dall’Europa a chi massacra i diritti delle donne e delle bambine afghane
Le dichiarazioni di principio sono una cosa, gli interessi politici un’altra, anche per l’Unione Europea. Il Parlamento Europeo ha fin dall’inizio condannato i Talebani e le loro politiche fondamentaliste contro i diritti umani, negando sempre il riconoscimento del governo talebano de facto. In questo modo, l’Unione Europea si è presentata come paladina dei valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, coerentemente con la propria storia e identità politica. Una crescente distanza tra principi e pratiche politiche Tuttavia, questa attenzione dichiarata alla difesa dei diritti delle donne e del popolo afghano appare sempre meno coerente con alcune scelte politiche concrete adottate in questa fase sia dagli Stati membri sia dalle istituzioni europee. Infatti, osservando provvedimenti, dichiarazioni e iniziative rivolte ai migranti afghani, emerge una direzione diversa: accanto alle prese di posizione ufficiali, si sono sviluppati contatti e colloqui con i rappresentanti del governo talebano finalizzati a facilitare i rimpatri degli afghani ritenuti “indesiderati”, anziché esercitare una reale pressione per l’allentamento delle loro politiche repressive. In questo quadro, la crescente pressione dell’opinione pubblica europea a favore di un contenimento dei flussi migratori ha contribuito a trasformare il rifiuto formale del riconoscimento del governo talebano in un dialogo sempre più pratico e operativo. Ne è un esempio la progressiva normalizzazione dei contatti tecnici, che hanno finito per sostituire il negato riconoscimento politico con relazioni di fatto con delegati talebani e con l’accettazione di ambasciatori designati da Kabul. Si arriva così all’annuncio dell’invito della Commissione Europea a rappresentanti talebani per un incontro “tecnico” a Bruxelles, previsto per giugno, volto a discutere la possibilità di espulsione di cittadini afghani presenti in Europa. Secondo il portavoce Markus Lammert, si tratterebbe di un “incontro di follow-up”, successivo ai colloqui già svolti in Afghanistan, nell’ambito del dialogo operativo sui rimpatri. Il rischio di legittimazione politica Un incontro, tuttavia, fortemente contestato. Il Relatore speciale sui diritti umani in Afghanistan per le Nazioni Unite, Bennett, ha espresso preoccupazione per il rischio che qualsiasi forma di rimpatrio possa violare il principio di non respingimento, alla luce delle diffuse violazioni dei diritti umani. Anche la diaspora afghana e numerose organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato l’iniziativa come un tradimento dei diritti fondamentali. Sul piano politico, la maggior parte delle forze europee ha sottolineato come non esistano incontri realmente “tecnici”, poiché ogni contatto rischia di contribuire a una normalizzazione del regime talebano e a conferirgli una legittimità indiretta. Riconoscere anche solo indirettamente una qualche legittimità ad attori che violano sistematicamente i principi dell’Unione Europea finisce per indebolirne l’autorevolezza morale e la credibilità come garante dei diritti fondamentali. Anche Cecilia Strada – nel video che pubblichiamo – ha esortato a non fare alcun compromesso con i Talebani e invitato la Commissione a desistere dai colloqui. Una diplomazia silenziosa di avvicinamento di fatto Le contestazioni hanno portato il 21 maggio il Parlamento Europeo a esprimere una posizione contraria all’iniziativa, nell’ambito della delibera che condanna il Codice giuridico adottato dai Talebani e, più in generale, contro il riconoscimento del loro governo e per un impegno a riconoscere l’Apartheid di genere come crimine contro l’umanità. Tuttavia, l’invito non è stato ritirato. L’iniziativa si inserisce infatti in un processo di avvicinamento graduale, spesso definito “tecnico” o “pragmatico”, che si traduce in una diplomazia silenziosa fatta di piccoli passi e contatti informali. Dietro la definizione di “dialogo tecnico” si nasconde l’ambiguità della attuale fase politica europea: il difficile tentativo di mantenere l’equilibrio tra il rifiuto formale di legittimare i Talebani e la volontà di interagire con loro su questioni operative come i rimpatri.   CISDA - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane
May 31, 2026
Pressenza
Il Diritto di asilo alla prova del patto europeo
VENERDÌ 22 MAGGIO 2026, LA RETE NAZIONALE EUROPASILO – A CUI ADERISCONO ALCUNI DEI PIÙ CONSOLIDATI PROGETTI DELLO SAI (SISTEMA ACCOGLIENZA INTEGRAZIONE) – PROMUOVE A BOLOGNA IL CONVEGNO NAZIONALE CON RACCOLTA ESPERTI, OPERATORI E ISTITUZIONI PER ANALIZZARE LE NUOVE NORME EUROPEE E COSTRUIRE RISPOSTE COMUNI NEI TERRITORI. “IL NUOVO PATTO EUROPEO SULLA MIGRAZIONE E L’ASILO È UNA REALTÀ: QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE CONCRETE SUI TERRITORI? IL CUORE DEL NOSTRO CONVEGNO SARANNO LE COMUNITÀ DI PRATICA, SPAZI DI LAVORO COLLETTIVO PER NON FARSI TROVARE IMPREPARATI…”. I TEMI DEI 4 TAVOLI DI LAVORO DEL POMERIGGIO -------------------------------------------------------------------------------- Il Nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo è una realtà: quali saranno le conseguenze concrete sui territori? A Bologna non staremo solo a guardare. Il cuore del nostro convegno saranno le Comunità di pratica, spazi di lavoro collettivo per non farsi trovare impreparati. Ecco i 4 tavoli di lavoro del pomeriggio: MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI: Analisi degli impatti delle nuove norme e costruzione di alternative possibili per la tutela dei più vulnerabili. NUOVI DIRITTI: Contro la tentazione di creare “servizi separati”, lavoriamo per un welfare universale che includa i rifugiati nelle comunità locali. LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE: Quali impatti avranno le restrizioni ai movimenti in UE sui progetti di vita delle persone e sui nostri sistemi di accoglienza? PROCEDURA ACCELERATA E TRATTENIMENTO: Strategie per garantire il diritto alla difesa e alla tutela legale nonostante l’estensione delle procedure rapide. Informazioni e iscrizioni (posti limitati per i tavoli) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il Diritto di asilo alla prova del patto europeo proviene da Comune-info.
May 17, 2026
Comune-info
Incontri sulla violenza di genere con la Polizia all’IC “Ungaretti” di Teverola (CE)
La lettura della circolare interna della Dirigente Scolastica dell’IC “Giuseppe Ungaretti” di Teverola, in provincia di Caserta, concernente un incontro con la Polizia di Stato sulle violenze di genere, inviata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui), mi invita ad aprire il sito dell’Istituto. Come sempre, fatto in serie, ovvero identico nell’impostazione a qualsiasi altro sito istituzionale: il logo di Futura campeggia evocando le misure economico-politiche, soprattutto culturali, della Missione 4 del PNRR, il richiamo ai PON (Europa docet!) e comunicazioni di servizio. L’autonomia scolastica sembra una coperta assai stretta, si sta ben dentro ai margini dettati dall’alto, anche per le iniziative progettuali intorno al tema della legalità  (clicca qui). “Questo non è amore” il titolo degli incontri con i poliziotti. Lo spirito e l’intento sono ammirevoli, si tratta di distinguere l’amore fra i sessi (quali? quelli convenzionalmente legati ai ruoli uomo-donna, visto che il problema è sempre e ancora la violenza maschile, come da cronaca), distinguendolo dai legami perversi, irrispettosi, illegali. Non sappiamo cosa effettivamente è stato raccontato ai preadolescenti della secondaria di primo grado, quindi torno al sito, alla settimana 16/20 marzo 2026 fitta di iniziative, conferenze, laboratori, ecc. Per cambiare “l’intera società” (sic!) effettivamente nulla di più appropriato di una scuola, anche se forse i termini andrebbero invertiti: modi, stili educativi, formazione, istruzione e conoscenze sono legati ai rapporti sociali, da esplorare in un contesto violento, suprematista, povero fino alla miseria materiale prima che morale, come quello in cui viviamo. Per suffragare i miei dubbi senza farne una retorica del contrario, torno alla circolare sulla settimana di marzo. Per le creature più piccole, quelle che frequentano il grado della scuola d’infanzia e i primi anni delle elementari (la primaria) nulla di meglio che colorare bandiere (anche questo già visto in altre scuole come “lavoretto molto coinvolgente”), dell’ascolto e del canto collettivo dell’inno nazionale. I fratelli d’Italia inneggianti al destarsi della patria con l’elmo di Publio Scipione l’Africano, per carità di patria (!) li lasciamo al Mameli repubblicano. Lo derubrichiamo come fatto storico, in fondo, Goffredo era un repubblicano della Repubblica Romana, con la sua utopica carta costituzionale. Per contro, non possiamo tralasciare che queste attività scendono dritte-dritte dalle Linee Guida sull’Educazione Civica (clicca qui). Divise, come ormai da dettato europeo e dal conformismo italico, per sezioni dedicate alle otto competenze, fra i traguardi, i descrittori gli obiettivi troviamo un insistente appello alla Patria e ai suoi valori. Trasversalmente un richiamo al rispetto delle diversità, incidentalmente anche un accenno al rapporto uomo-donna. La stessa solfa si ritrova nelle Indicazioni Nazionali per il Primo Ciclo. I talenti richiamati nei due testi, non a caso prodotti dal genio dello staff di Giuseppe Valditara che ha introdotto “merito” nella denominazione del Ministero, sono quelli che rientrano nei parametri del rispetto della legge, diventata un insieme di performance, di obbedienza, sposata però con l’auto-promozione. La legge, non le sfumature della legittimità costruita/decostruita passo-passo nel cuore delle comunità e dei consorzi umani, è il riferimento per talentuosi individualisti. Conforta, ma bisognerebbe sapere come è stato declinato e da chi, l’omaggio a un sacerdote, Peppe Diana, ucciso dalla camorra. Camorra che, tipica organizzazione di questa zona del paese, migrata al nord dove stanno i soldi, è di nuovo un problema che va ben al di là di una questione legale, ma tant’è. Mi sposto nuovamente sul sito della scuola. Trovo altri suggerimenti, così insistenti, da esser ben altro che semplici schede didattiche, semmai imposizioni di stili e metodi. Un esempio sono le schede su come si insegna l’italiano e la sua grammatica (clicca qui). Pregrafismo, ortografia, lezioni di dizione per dimenticare il dialetto, sintassi del buon italiano a seconda delle diverse età degli alunni sono un corpo legale, di regole. Infatti, si specifica, saranno oggetto di verifica secondo “le indicazioni ministeriali”. Ovvero, prove parallele per classi in preparazione della valutazione seria, quella di INVALSI. E qui mi viene in mente un bel libro. Vi si racconta come la grammatica con la G maiuscola sia un insieme instabile di convenzioni a cui ci richiamano proprio i dubbi, gli errori dei bambini, guarda caso soprattutto degli “stranieri”. «La scuola tende ad essere identificata con una casa di correzione […]. Così la grammatica, la lingua, il suo insegnamento diventano per un verso forme di sperimentazione di rapporti di potere […] metafore di una società che si vuole conforme al modello di una caserma» (G. Faso, Le regole non piovono dal cielo. Grammatiche immaginarie, Pungitopo, 2026, p. 13). Ancora, per stare al tema della segnalazione, un’ultima considerazione. La violenza scollata dal rapporto con l’aggressività che tutti ci caratterizza, come forma primordiale di difesa da accogliere e indirizzare attraverso l’educazione, soprattutto nel piccolo gruppo sociale ed epistemico (costruttore di saperi comuni) una classe, una sezione di scuola dei piccoli, diventa un problema di polizia, di reati, di prevenzione, di paura che non trova forma di mettersi in parole. Le famose soft skills le educano i poliziotti, i carabinieri, gli aviatori e gli ammiragli. Gli insegnanti dove sono finiti? Se ancora sono reperibili come educatori, e non come animatori-sorveglianti, provo a dar loro una voce: «Non ne posso più di stare murato/Nel desiderio senza amore/Una traccia mostraci di giustizia/La tua legge qual è?/Fulmina le mie povere emozioni, liberami dall’inquietudine/Sono stanco di urlare senza voce» (G. Ungaretti, La pietà, 1928). Del resto, la scuola è intitolata al poeta! Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Nuestra América Convoy, incontri di solidarietà a Cuba
Gli attivisti europei giunti a Cuba come parte della campagna Let Cuba Breathe hanno visitato l’Instituto Finlay de Vacunas per conoscere i progetti di ricerca e produzione di vaccini che hanno dato a Cuba un ruolo di rilievo nell’ambito scientifico internazionale. “Grazie per la speranza e la certezza che ci state dando: Cuba non è sola!” ha dichiarato il direttore aggiunto dell’istituto, sottolineando il valore simbolico della solidarietà internazionale. Solidarietà e aiuto concreto sono giunti anche dagli Stati Uniti, con una delegazione composta da medici, avvocati, sindacalisti, professori e attivisti organizzata dal gruppo pacifista CodePink in collaborazione con l’Internazionale Progressista e Cuban Americans for Cuba. La delegazione ha portato a Cuba farmaci e forniture mediche per gli ospedali e le strutture sanitarie. Nell’Incontro di solidarietà che si è tenuto al Palazzo delle Convenzioni all’Avana con la presenza del presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Medea Benjamín, cofondatrice di CodePink, ha dichiarato: “Provo orrore vedendo quello che il nostro governo sta facendo contro il popolo di Cuba. Per questo è importante essere qui come cittadini degli Stati Uniti e affermare che Trump non si prenderà Cuba per farne quello che vuole.” Foto: Enrique González (Enro)/ Cubadebate. Medea Benjamin aveva già condannato senza mezzi termini l’embargo americano. “Ci rifiutiamo di stare in silenzio mentre il nostro governo porta avanti una spregevole campagna di guerra economica, privando un Paese di carburante, medicine e beni essenziali per la vita.” Fonti: https://www.codepink.org/ http://www.cubadebate.cu/ Pressenza IPA
March 21, 2026
Pressenza
CHE NON CI MANCHINO LE PAROLE NEANCHE NELLA GUERRA
[MESSINA] DUE GIORNI A FIANCO DELLX IMPUTATX DEL CARNEVALE NO PONTE ED OPERAZIONE IPOGEO: 16/12 ORE 16:30: PIAZZA CASA PIA, chiacchiere ed aggiornamenti/ Vinbrulè benefit 17/12 ORE 9.00: PRESENZA SOLIDALE AL TRIBUNALE DI MESSINA Mercoledì 17 si terrà la prima udienza del processo contro il Carnevale No Ponte per il quale Andre, Gui e Bak […]
December 9, 2025
Stretto libertariA
A Bruxelles iniziativa per Gaza organizzata da WILPF Spagna e Donne in nero Spagna
Dal 10 al 18 ottobre 2025 si è svolta a Bruxelles un’iniziativa di sensibilizzazione sulla disastrosa situazione a Gaza rivolta principalmente alle istituzioni europee, in particolare per: * garantire un aiuto umanitario costante, adeguato e gestito dall’ONU alla popolazione di Gaza, secondo i dettami del diritto internazionale umanitario; * impegnarsi a costringere Israele ad un cessate il fuoco definitivo, dopo l’avvenuta consegna degli ostaggi; * sospendere l’accordo di associazione con Israele a causa delle ripetute violazioni della clausola sul rispetto dei diritti umani, presente nell’accordo stesso; * instaurare immediatamente un embargo sull’acquisto e la vendita di materiale bellico a Israele Il fulcro dell’azione è stata la realizzazione di un “campo” di donne essenzialmente simbolico ed assolutamente nonviolento. La prima settimana è stata dedicata soprattutto all’organizzazione delle attività del campo e ai contatti con le istituzioni europee per incontri e manifestazioni presso il Parlamento Europeo e l’U.E. Mercoledì 15 ottobre si è tenuto un interessante incontro principalmente con europarlamentari di sinistra spagnoli e di altri Paesi, che hanno manifestato grande interesse per l’iniziativa. Il 16 ottobre la vice primo ministro spagnola Yolanda Diaz ha fatto visita al campo, dando così grande visibilità al progetto e ha annunciato che la Spagna ha intenzione di organizzare una conferenza di pace sotto egida ONU per la Palestina. Si è poi tenuto un incontro con la vice presidente della Commissione Europea Teresa Ribera, che ha sottolineato la necessità in questo momento per l’Unione di fornire aiuti umanitari e riabilitare ospedali ed infrastrutture fondamentali a Gaza. Ha auspicato che l’iniziativa di Macron per la liberazione di Barghouti vada a buon fine e che vengano consolidati i rapporti con l’ANP per agevolare la ricostruzione ed il risanamento ambientale della Striscia di Gaza. La stessa richiesta dovrà essere fatta allo Stato di Israele, anche se non si hanno prospettive ottimistiche di un riscontro positivo. E’ stato molto intenso un incontro con dibattito tra due donne,  la palestinese Reem e l’israeliana Sahar, sull’impegno di entrambe per arrivare alla liberazione della Palestina dall’occupazione israeliana. In seguito sono stati realizzati dei cartelli e dei bigliettini, poi distribuiti durante la manifestazione di fronte agli uffici U.E., unitamente alla settimanale presenza in piazza degli impiegati U.E. Per la Palestina. Il programma è terminato con un interessantissimo incontro con le donne magistrate spagnole riunite in associazione e avvocate, professoresse universitarie ecc, che si occupano di esaminare le violazioni dei diritti civili ed umanitari internazionali. Per quanto riguarda il cosiddetto accordo di pace con Israele si sottolineano 12 punti: * Hamas ha accettato sotto la minaccia di continuare la guerra; * Terminare il genocidio ha una valenza internazionale; * Israele è un Paese occupante; * Non c’è accordo di pace senza disarmo di ambedue le parti. Il territorio di Gaza deve essere aperto; * Non vi sono garanzie serie per i gazawi che la guerra non continui; * Il ritorno della popolazione di Gaza non è garantito; * Non viene menzionato in alcun modo il ruolo della Cisgiordania; * Non vi sono meccanismi chiari in merito alla responsabilità del genocidio; * Non è prevista giustizia riparativa; * Non ci sono meccanismi di follow up; * Le proposte non sono state accolte dall’ONU; * Non c’è alcuna partecipazione delle donne.   WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
October 23, 2025
Pressenza
PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO 28 GIUGNO H.16.00
DIFFONDIAMO DA SICILIANOBORDER: PRESIDIO AL CPR DI TRAPANI-MILO 28 GIUGNO H.16.00 Il CPR di Trapani è un luogo di detenzione amministrativa, dove lo Stato rinchiude in gabbia le persone che non hanno il giusto pezzo di carta, per poi tentare di deportarle. Come tutti i CPR è un luogo dove il regime dello Stato e […]
June 6, 2025
Stretto libertariA