SI CHIUDE IL VERTICE NATO IN TURCHIA: ARMI, ARMI E ANCORA ARMI. L’ITALIA CONFERMA LA SPESA BELLICA DEL 5% DEL PILAd Ankara, Turchia, si è concluso il Vertice Nato. Nelle stesse ore in cui Trump
ordinava i nuovi bombardamenti sull’Iran, il segretario dell’Alleanza Atlantica
Rutte annuiva pedissequamente a ogni mossa statunitense, che ha parlato di
“risposta necessaria” all’Iran. Trump intanto ha confermato stizzito di voler
mantenere gli Usa nella Nato, in occasione dell’incontro a porte chiuse dei
leader.
Dalla dichiarazione finale del vertice si legge che la Russia “rappresenta una
minaccia a lungo termine per la Nato”; che l’Ucraina “contribuisce alla
sicurezza transatlantica e gli alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno
a Kiev”. Tutto questo si traduce in decine e decine di miliardi di euro in armi
promesse dai vari Stati, compresa la licenza statunitense a produrre Patriot per
l’Ucraina, durante il vertice dell’Alleanza Atlantica, in occasione del quale il
sultano Erdogan prova a rimuovere le sanzioni imposte alla Turchia dalla prima
amministrazione Trump, consentendo la vendita di componenti di F-35 ad Ankara.
Un terremoto diplomatico e militare che scuote Israele. Qui il segretario alla
Difesa Usa Pete Hegseth ha cancellato una visita in programma per oggi.
All’inizio di questa settimana, il genocida Netanyahu aveva avvertito che
fornire l’aereo stealth avanzato ad Ankara avrebbe “distrutto gli equilibri di
potere in Medio Oriente” erodendo il vantaggio militare di Israele. Un vantaggio
militare che è quello dell’occupazione illegale, che ha impedito al nuovo
segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, di incontrare oggi a Ramallah
il presidente palestinese Abu Mazen. Qui le autorità occupanti israeliane gli
hanno negato l’autorizzazione.
Nel frattempo nella capitale turca, per il terzo giorno consecutivo, migliaia in
piazza contro il vertice Nato. Corteo anche a Istanbul, organizzato dai
principali partiti di opposizione al sultano Erdogan. I partecipanti hanno
contestato le politiche dell’Alleanza, il ruolo della Turchia in perpetua crisi
economica, e la presenza statunitense.
E poi c’è l’Italia. In questo calderone di affari bellici sulla pelle di milioni
di persone, Meloni conferma l’obiettivo del 5% del pil dedicato al riarmo
sigliato anche da Roma nel precedente summit Nato all’Aia, così come l’adesione
al programma europeo Safe. L’obiettivo di far salire le spese militari al 5%
entro il 2035 costerebbe all’Italia 500 miliardi di euro, denuncia oggi
pomeriggio l’Osservatorio Milex. Intanto sono 19 i miliardi annunciati da
Crosetto nella prossima manovra, da investire – ancora una volta – in armi.
Soldi che vengono prelevati dallo stato sociale, defraudato da anni di politiche
di privatizzazione e tagli, come conferma oggi il nuovo rapporto Ocse per i
salari europei: i redditi reali italiani sono tra i peggiori dei 27 paesi
dell’Ue, ancora sotto di oltre 6 punti percentuale rispetto al 2021, mentre la
media dei Paesi Ocse è tornata sopra quei livelli. La stessa Organizzazione di
studi economici prevede poi un’ulteriore contrazione entro fine anno, -1%, a
fronte di un’inflazione al 3%, a un tasso d’occupazione del 9% sotto la media
Ocse, in particolare per le difficoltà a trovare un lavoro degno e pagato di
giovani e donne.
Il commento, su Radio Onda d’Urto, di Fulvio Scaglione, giornalista e direttore
di InsideOver. Ascolta o scarica.