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[Leverkusen – Germania] Doppio sabotaggio ferroviario
da Sans Nom, 10.07.26 L’11 luglio 2026 è uscito un cominicato del Commando Angry Birds rivendicante il sabotaggio che ha messo in tilt la linea Cologne-Düsseldorf, un asse ferroviario molto frequentato della Renania Settentrionale-Vestfalia, la regione più popolata della Germania. Concretamente, un primo dispositivo incendiario temporarizzato è stato depositato la notte tra giovedì e venerdi 10 luglio, in un tombino situato sul ponte che attraversa il fiume Wupper (affluente del Reno), a nord della citta di Leverkusen, e un secondo dispositivo è stato piazzato lungo i binari, qualche centinaia di metri più in la, a Langenfeld. Molti cavi di segnalazione in fibra ottica sono stati distrutti, provocando un’interruzione parziale del traffico e tanti ritardi. Ricordiamo che questo gruppo è attivo in quella zona dal 2023, pubblicando ogni volta i comunicati dei sabotaggi numerati (che possiamo trovare qui) e dei manuali tecnici per diffonderne la pratica. Quella che segue è una traduzione del loro comunicato n°8, che ha rivendicato questo sabotaggio, comparso su de.indymedia. Leverkusen (Germania), 10 luglio 2026. Il tombino che protegge i cavi bruciati, situato sul ponte ferroviario che attraversa il fiume Wupper. Sabotaggio ferroviario il 10 luglio Comunicato di rivendicazione n°8 Rivendichiamo il sabotaggio della linea ferroviaria a nord di Leverkusen. Degli ordigni incendiari sono stati piazzati in grande tombino di cavi situato all’angolo nord-est del pont che attraversa il fiume Wupper, così come a uno sguardo più attento, a metà cammino tra il passaggio sotteraneo sotto il ponte e l’antenna relé. Abbiamo utilizzato dei timer, che avevamo già presentato nell’opuscolo «move fast and break things» [qui la versione in tedesco], e un litro di accendi fuoco per ogni dispositivo. Ci dispiace che il fuoco si sia propagato leggermente al di fuori dei binari e ringraziamo i pompieri di averlo gestito. Per il futuro aspetteremo delle condizioni metereologiche più favorevoli. La copertura mediatica delle nostre azioni ha dato luogo a qualche menzogna giornalistica. Abbiamo già preso le nostre distanze, in una lettera precedente, di fronte alle ideologie dominanti della nostra epoca. Il fatto che anche i servizi di protezione costituzionale abbiano appena scalfito la superficie del testo dovrebbe dare da riflettere. In breve: Per la sinistra, gli esseri umani sono fondamentalmente uguali in termini di capacità e valori. Ne deriva che tutti dovrebbero avere un potere e uno statuto economico più o meno equivalente. La destra attribuisce maggiore importanza alle differenze tra individui. Esige che le posizioni di potere nella gerarchia sociale siano occupate dalle persone più competenti. Questo dibattito è importante e deve avere luogo in tutta la società. Tuttavia, l’entità di questo conflitto culturale nella mente delle persone ora ci impedisce di concentrarci sull’essenziale. Perché, ovviamente, per comodità, è sempre il campo opposto ad essere ritenuto responsabile. Siamo in piena estinzione di massa. Se non verrà fatto niente per fermarla, presto o tardi l’umanità soccomberà ad essa. La causa dell’estinzione di massa è l’avanzamento tecnologico. Quelli che ne ricavano profitto lo chiamano “progresso”. La causa dell’avanzamento tecnologico è la concorrenza. Come la concorrenza tra esseri viventi può certamente essere ridotta, ma non cancellata, l’eliminazione della tecnologia industriale è necessaria. Quando necessario, questa può essere operata da una piccola minoranza, per mezzo del sabotaggio. I governi e le grandi aziende non sono possono farlo a causa delle leggi sulla concorrenza, poichè ciò minerebbe la loro stessa base di potere. Langenfeld (Germania), 10 luglio 2026. Il canale che ospitava i cavi che erano stati incendiati, situato lungo i binari, in mezzo alla vegetazione secca. Una volta completamente distruitti è impossibile ricostruire l’insieme dei processi di produzione industriale. Piante, animali e molti esseri umani staranno subito meglio. Per gli abitanti delle metropoli, la transizione sarà difficile all’inizio, sconfortevole e pericolosa, ma ce la faremo. Con il tempo ne sapremo apprezzare i vantaggi. Il nostro movimento porta più nomi: siamo anti-industriali. Siamo il movimento anti-tecnologia. Siamo biocentrici. Siamo “verde scuro”. Siamo i nuovi spaccatori di macchinari. Questo movimento impedirà al pianeta di essere fatto a pezzi. Noi non chiediamo autorizzazione per questo.
Spegnere il dominio
> Da Anathema, volume IX numero 1, Aprile 2023 Negli ultimi mesi, gli attacchi alle sottostazioni elettriche in Florida, Washington, Oregon, Carolina del Sud e Carolina del Nord hanno fatto notizia. I media, pur riconoscendo che nessuno ha rivendicato questi atti di sabotaggio e che potrebbero essere stati compiuti da diversi gruppi “estremisti”, hanno puntato il dito contro l’estrema destra. Gli articoli hanno collegato questi recenti atti alla letteratura accelerazionista fascista e all’attività sui social media che promuove tali attacchi e fornisce istruzioni su come metterli in atto, citando altri casi in cui esponenti dell’estrema destra sono stati arrestati per aver cospirato per attaccare la rete elettrica. Non solo nessuno ha rivendicato queste recenti azioni, ma, secondo le stesse aziende elettriche, esse sono ben lungi dall’essere gli unici atti di sabotaggio perpetrati contro la rete elettrica. A quanto pare, azioni simili sono piuttosto comuni, ma vengono raramente rese pubbliche per scoraggiare eventuali emulatori. Che questi attacchi specifici siano stati compiuti o meno da reazionari (è degno di nota il fatto che il blackout molto pubblicizzato avvenuto in North Carolina a dicembre abbia coinciso con uno spettacolo di drag queen nella regione), gli anarchici non dovrebbero permettere la costruzione di una narrazione secondo cui interrompere l’energia che alimenta la civiltà industriale potrebbe servire solo al fascismo. Infatti, gli stessi articoli dei media mainstream proseguono paragonando i recenti eventi a un attacco a una sottostazione in California di quasi un decennio fa che «avrebbe potuto mettere fuori uso tutta la Silicon Valley» e causare 15 milioni di dollari di danni, dimostrando che il sabotaggio delle sottostazioni è una tattica in grado di infliggere un duro colpo al dominio tecnologico. A dicembre, Unicorn Riot ha pubblicato un articolo intitolato «Il fascino della rete elettrica statunitense per l’estrema destra», in cui viene illustrato un pericoloso ragionamento che ormai è da considerare senso comune tra gli anarchici di sinistra. Dopo aver riportato la notizia dell’attacco alla sottostazione della Carolina del Nord, l’articolo mette insieme frammenti provenienti dal Dipartimento della Sicurezza Interna e da altri organi del governo federale sulla minaccia della violenza dei suprematisti bianchi alla sicurezza nazionale, lamentando al contempo l’incapacità dello Stato di adottare “misure adeguate per combattere il terrorismo interno di estrema destra”. Gli autori proseguono delineando l’ideologia dell’accelerazionismo e citano casi di individui di estrema destra che promuovono attacchi contro la rete elettrica e altre infrastrutture su Discord, Telegram ecc. Concludono l’articolo con un elenco di sei recenti attacchi alle sottostazioni sotto il titolo “Pacific Northwest: un focolaio di estrema destra”, sottintendendo che tutti e sei fossero innegabilmente motivati da obiettivi di supremazia bianca/accelerazionisti senza nemmeno tentare di sostenere questa affermazione. Quindi, persone sconosciute stanno attaccando la rete elettrica e lo Stato ha ritenuto che ciò costituisca una minaccia alla sicurezza nazionale. Lo Stato ha anche considerato i nazisti una minaccia alla sicurezza nazionale; i nazisti hanno promosso e sono stati arrestati per aver pianificato di attaccare la rete elettrica; ci sono molti nazisti nel Nord-Ovest, pertanto qualsiasi attacco alla rete elettrica in quella regione deve necessariamente essere opera dei nazisti. Questo nonostante il fatto che nel 2022 siano stati segnalati più di 120 incidenti (attacchi diretti, sabotaggi, atti di vandalismo), il che suggerisce che attaccare la rete elettrica non sia l’esclusiva di una minoranza reazionaria organizzata, ma una pratica relativamente comune. Mark Christie della Commissione Federale per la Regolamentazione dell’Energia (FERC) ha persino affermato che ci sono “molti incidenti” in cui “un ubriaco qualsiasi con una pistola e la propensione giusta” attacca dei trasformatori di potenza. Dopo una serie di attacchi a sottostazioni elettriche avvenuti quest’inverno a Washington e nell’Oregon, due persone sono state arrestate e accusate di aver colpito quattro sottostazioni il giorno di Natale, dopo che uno dei loro cellulari era stato utilizzato per collegarli alle rispettive località. Dopo l’arresto, uno dei due uomini ha dichiarato alla polizia che stava cercando di interrompere l’erogazione di energia elettrica per rapinare un negozio. La sua compagna ha poi rilasciato una dichiarazione ai media affermando che lui non faceva assolutamente parte dell’estrema destra e che era semplicemente a corto di soldi. Nel maggio 2020 tre sedicenti Boogaloo Boys sono stati arrestati con l’accusa di aver cospirato per attaccare una sottostazione elettrica di Las Vegas come parte di un tentativo di fomentare disordini durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter in città. Nel frattempo, i mass media hanno concentrato un’attenzione sproporzionata sulla partecipazione di una manciata di Boogaloo Boys alle rivolte di Minneapolis. I commentatori liberali hanno continuato a ripetere a pappagallo la narrazione secondo cui le rivolte erano state istigate da accelerazionisti suprematisti bianchi per scatenare una guerra razziale. Le masse di rivoltosi e saccheggiatori neri non solo non erano le vere protagoniste, ma erano in realtà secondo loro esagerate, forse persino inventate, dai media di destra come mezzo per screditare le proteste “legittime” e non violente guidate dai neri. In questa illusione liberale, i rivoltosi sono ridotti a pedine che alimentano inconsapevolmente le fiamme della guerra civile desiderata dai suprematisti bianchi. Naturalmente, queste due situazioni – una rivolta e una serie disorganica di attacchi – differiscono per molti aspetti significativi. Il punto rilevante è che gli attori di estrema destra tenteranno di scatenare disordini per i propri fini, ma ciò non dovrebbe indurci a cadere in questa trappola e a difendere lo status quo. I media “radicali”, facendo eco alle prospettive di sinistra in generale, spesso riproducono le narrazioni dei media statali o privati, limitandosi a ribadirne le argomentazioni senza modificare l’analisi o mettere in discussione i presupposti di fondo. Il DHS ritiene che alcuni attacchi alla rete elettrica possano essere compiuti da estremisti motivati da ragioni razziali; noi faremo di meglio e diremo che TUTTI questi attacchi DEVONO essere compiuti da nazisti organizzati! Parlare della recente ondata di attacchi come se fossero senza dubbio opera dei nazisti aiuta involontariamente i media capitalisti e lo Stato a giustificare misure repressive che inevitabilmente verranno utilizzate contro i dissidenti di ogni tipo. I liberali hanno gioito quando gli eventi del 6 gennaio sono stati etichettati come «terrorismo interno»; è così difficile immaginare che il successo di quell’etichetta possa avere qualcosa a che fare con il fatto che ora i difensori della foresta di Atlanta siano accusati dello stesso reato? Dopo le interruzioni di corrente in North Carolina, le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza, con tanto di coprifuoco in tutta la contea. Il successo dei media nel fomentare la paura riguardo a una rete elettrica vulnerabile sotto attacco da parte di nemici fascisti dello Stato getta le basi per misure repressive simili ogni volta che lo Stato si sente minacciato. Nel frattempo, la rete elettrica si trova già di per sé in una situazione critica. I catastrofici blackout del 2021, che hanno causato almeno 246 vittime in Texas, hanno dimostrato che la rete attualmente non dispone della ridondanza necessaria per resistere a gravi eventi meteorologici, per non parlare dell’aumento della domanda di elettricità previsto tra il 40 e il 60 per cento entro il 2050 a causa della diffusione di auto elettriche, elettrodomestici, infrastrutture, ecc. Mentre lo Stato si precipita verso il suo “futuro senza emissioni di carbonio”, i settori eolico, solare e nucleare sono in crescita, ma le infrastrutture necessarie per immagazzinare, trasformare e trasportare tutta questa energia rischiano di non stare al passo. Le attuali 7.300 centrali elettriche, 55.000 sottostazioni di trasmissione e 160.000 miglia di linee elettriche ad alta tensione non sono neanche lontanamente sufficienti. Bill Gates, uno dei principali protagonisti di questa espansione energetica, sta costruendo una nuova centrale nucleare da 4 miliardi di dollari, la prima di diverse previste dalla sua società TerraPower, nel Wyoming, sul sito di una ex centrale a carbone. Che poesia. Sta inoltre sostenendo la costruzione di ulteriori linee di trasmissione ad alta tensione interregionali per spianare la strada al futuro senza combustibili fossili (e radioattivo!) che sarebbe, a quanto pare, la nostra unica speranza. Man mano che le infrastrutture elettriche si espandono, cresce anche la nostra dipendenza da esse. È ovvio che innumerevoli persone dipendono dall’elettricità per sopravvivere, e questo non è un caso, ma un aspetto fondamentale del dominio e del colonialismo. Rubare la terra delle persone e con essa i loro mezzi di sussistenza, avvelenarla con miniere e oleodotti per produrre energia, e poi costringerle a lavorare per ricomprare l’elettricità succhiata da quella stessa terra rubata o morire congelate: queste sono le regole del gioco che ci tiene tutti in ostaggio. Mentre l’estrazione supera nuove frontiere, sia esternamente in termini di trivellazioni in acque profonde, sia internamente in termini di scavo sempre più profondo nelle nostre menti e nei nostri spiriti per estrarre la materia prima che alimenta i loro algoritmi, ci troviamo di fronte a una scelta: recidere i legami che alimentano la società industriale o permettere loro di continuare ad alimentare senza ostacoli il ciclo di dipendenza sempre più invasivo. Il romanzo “Almanacco dei morti” descrive un’insurrezione indigena negli Stati Uniti scatenata dal sabotaggio della rete elettrica nazionale. A livello internazionale, gli anarchici hanno sabotato le reti elettriche fin dai tempi di Caraquemada, e questo è stato anche uno degli impulsi iniziali durante sconvolgimenti insurrezionali come la rivolta di Amburgo del 1923. Durante gli anni ’70, quando gli anarchici in Italia svilupparono per la prima volta una prospettiva insurrezionale, centinaia di tralicci furono abbattuti e la rivista Insurrection pubblicò successivamente delle istruzioni su come riprodurre queste azioni. Proprio l’anno scorso, gli anarchici in Francia hanno bruciato un trasformatore per staccare l’elettricità a un comune che ospitava la più grande fabbrica di semiconduttori del paese, mentre in Cile gli anarchici hanno fatto saltare in aria dei tralicci dell’alta tensione. Se sia i rivoluzionari reazionari che quelli libertari riconoscono che il controllo sociale dipende in larga misura dall’elettricità, è importante allora non accettare la versione statale di «sicurezza» contro un comune nemico fascista nelle nostre discussioni su questi temi. Come possiamo vedere dalle lotte storiche e attuali in altre parti del mondo, è possibile per gli anarchici applicare metodi e obiettivi libertari a questo tipo di rotture del controllo sociale, opponendosi al contempo a quelli reazionari. Un metodo anarchico implica necessariamente prendere sul serio le considerazioni etiche: i possibili impatti dei blackout per le persone la cui vita dipende dall’elettricità non dovrebbero essere minimizzati o ignorati. Né, tuttavia, dovrebbe esserlo la violenza insita nella rete elettrica e nell’ordine che essa alimenta, sebbene sia solitamente naturalizzata e resa invisibile. Un comunicato che rivendica uno dei numerosi attacchi sferrati quest’anno contro una sottostazione elettrica in Francia offre un’importante analisi della violenza insita in questa dipendenza dalle infrastrutture statali, definendola «il ricatto ideologico a cui l’avanzata del mondo tecno-industriale ci sottopone»: “È curioso che la morale occidentale contemporanea, pur non avendo mai smesso di fondarsi su una serie di omicidi di massa e di asservimenti di individui (schiavitù, colonizzazione), pur avendo trattato intere popolazioni come cavie nucleari (Polinesia, Algeria,… ), mentre organizza la servitù per la maggioranza delle persone, a malapena mascherata dal consumo, mentre sa senza battere ciglio che il suo intero tenore di vita è il frutto della schiavitù di esseri viventi e di altri esseri umani lontani dalla vista, tratti come terroristi qualsiasi individuo che metta in discussione il livello generale di dipendenza dalle infrastrutture[…] Staccare la spina a questo mondo elettrico è un tentativo di creare una reazione a catena, che colpisca tutte le infrastrutture e le cose che funzionano grazie all’elettricità (telecomunicazioni, sistema bancario, Stato, reti industriali e commerciali, infrastrutture militari e di polizia, ecc.).” Questo tipo di tattica non è quindi appannaggio esclusivo dei nostri avversari, e la questione diventa quindi come colpire le infrastrutture elettriche per portare avanti la guerra sociale contro il dominio, piuttosto che la guerra civile auspicata dagli accelerazionisti. Lo scorso febbraio, due nazisti, tra cui il fondatore della Atomwaffen Division Brandon Russell, sono stati arrestati dall’FBI per aver progettato un attacco contro una rete di sottostazioni elettriche intorno alla città di Baltimora con l’intento di «distruggere completamente l’intera città», proprio a causa della sua popolazione a maggioranza nera. Cosa distingue un’azione che spinge verso la guerra civile da una che spinge verso la guerra sociale, oltre alle intenzioni e alle motivazioni dei responsabili? La scelta dell’obiettivo e la tempistica sembrano essere gli aspetti più rilevanti da prendere in considerazione. Potrebbe trattarsi di operazioni molto semplici, come colpire l’impianto elettrico che alimenta un carcere prima di un’esecuzione programmata, oppure la sottostazione che rifornisce un polo di produzione militare, come quella colpita in un sobborgo belga nel 2020. Tornando a Baltimora, se, ipoteticamente, nella città scoppiassero rivolte contro la polizia come è successo nel 2020 e prima ancora in risposta all’omicidio di Freddie Gray nel 2015, e individui sconosciuti decidessero di interrompere l’alimentazione elettrica, non avrebbe senso presumere che l’azione sia stata sicuramente compiuta da suprematisti bianchi solo per via di una qualche somiglianza con il complotto sventato di cui sopra. Si tratterebbe di uno scenario possibile, ma altrettanto plausibile sarebbe l’ipotesi di un anonimo ribelle intenzionato a disattivare le telecamere a circuito chiuso, a creare maggiori opportunità di saccheggio o forse semplicemente a sfogare il proprio odio contro il sistema. Speculare non fa altro che smorzare il potenziale insurrezionale, alimentare il fervore liberale per la non violenza e dare una mano alle indagini dello Stato. In assenza di un coinvolgimento innegabile dell’estrema destra, un’azione deve essere giudicata nei suoi termini specifici: cosa è stato attaccato, come e quali sono stati gli impatti? Puntare alla rete elettrica stessa in modo meno mirato potrebbe rivelarsi un intervento molto efficace in determinati momenti; l’apparato repressivo (e letteralmente tutte le infrastrutture del dominio) semplicemente non può funzionare senza elettricità, e se gli insorti sono già nelle strade a mettere a soqquadro una città, un blackout del genere sarebbe un dono prezioso e inestimabile. Ciò non significa, tuttavia, che gli attacchi debbano limitarsi ai momenti di rivolta. Questi momenti di tumulto, che hanno il potenziale di innescare una rottura insurrezionale, offrono una finestra temporale molto ristretta. Gli eventi della prima notte spesso determinano se la rivolta si spegnerà o si estenderà. Una minoranza attiva e insurrezionale non ha quasi nessuna possibilità di danneggiare la rete in modo sostanziale in un momento come questo se non ha sperimentato in precedenza quali tattiche funzionano e il coordinamento informale che ne consente l’espansione. Riflettere su come gli obiettivi e la tempistica possano influenzare l’impatto di un’azione è un processo sfumato e complesso, mai bianco o nero. Tuttavia, se vogliamo portare avanti la guerra sociale ed evitare di difendere inconsapevolmente l’apparato dell’ordine che tiene insieme questo incubo, le domande più difficili sono anche le più importanti. I media e l’autorità che rappresentano, suggerendo che dobbiamo difendere l’apparato del potere o difendere i fascisti, creano un costrutto che manipola le persone affinché si identifichino con lo Stato contro un nemico comune. Dobbiamo invece lavorare per impedire ai fascisti e ad altre strutture di potere autoritarie parastatali di approfittare della disintegrazione sociale per i propri fini, senza fare un passo indietro nella nostra lotta per distruggere questo mondo. Per concludere, vorremmo condividere alcune belle parole di solidarietà da parte dei compagni francesi che hanno rivendicato l’attacco incendiario a di un traliccio dell’ANDRA legato alla costruzione di un impianto di stoccaggio di scorie nucleari nei pressi di Bure, firmate «Comitato Autonomo di Vendetta Tortuguita»: uniti e in modo informale siamo più forti!
[Rotterdam, Paesi Bassi]: Contro la loro guerra. Contro il silenzio: sabotaggio
> Da Act for freedom now!, 31.05.26 Tra febbraio e aprile 2026, i cavi situati accanto alla linea ferroviaria di Kralingse Bos, nel porto di Rotterdam, nei Paesi Bassi, sono stati incendiati due volte. Dato che i media non hanno riportato questi sabotaggi, abbiamo deciso di diffondere queste informazioni nella speranza che altri possano trarre ispirazione da queste azioni. Sono già state scritte troppe parole sul genocidio in corso, sulla guerra, sul militarismo e sulla devastazione del pianeta. Le merci che rendono possibili la guerra, il genocidio e l’ecocidio transitano attraverso questo porto. È responsabilità di tutti noi porre fine a tutto questo. Con rabbia contro coloro che portano morte e devastazione. E con amore per la vita e per chi cammina dolcemente su questa terra.
[Verona, Italia]: Sabotaggio della linea ferroviaria del Brennero in concomitanza con la manifestazione che ha bloccato il valico autostradale
> Da l’Espresso, 30.05.26 Riportiamo di seguito degli estratti dalla stampa di regime. BRENNERO BLOCCATO TRA PROTESTA E SABOTAGGIO: AUTOSTRADA CHIUSA E TRENI NEL CAOS Doppio stop al valico: cinquecento ambientalisti occupano l’A13 in Tirolo contro il traffico pesante mentre nella notte un rogo doloso ha danneggiato la linea ferroviaria a nord di Verona: gli investigatori seguono la pista anarchica ed eco-radicale Doppio stop al Brennero. Per una protesta programmata e per un sabotaggio ora indagato come possibile gesto legato all’ambientalismo radicale o all’area anarco-insurrezionalista. Alle 10.30 è scattato il blocco totale del valico sul versante austriaco, organizzato dagli ambientalisti di Gries am Brenner per denunciare l’impatto del traffico pesantelungo uno dei principali corridoi europei di collegamento tra Nord e Sud del continente. Fino alle 20 il traffico sarà interrotto completamente: chiusa l’autostrada A13 e la statale B182 in Austria, mentre sul lato italiano l’A22 è stata bloccata in direzione nord a partire dal casello di Vipiteno. […] Le autorità avevano invitato gli automobilisti a evitare la direttrice del Brennero e a utilizzare i mezzi pubblici. Ma proprio mentre il traffico stradale veniva fermato dalla protesta, anche la linea ferroviaria ha subito un pesante stop. All’alba un incendio ha danneggiato due centraline elettriche nei pressi della stazione di Domegliara, a nord di Verona, causando forti rallentamenti sulla linea ferroviaria del Brennero tra Peri e Dolcé. Trenitalia ha parlato esplicitamente di “atto doloso da parte di ignoti”. Le conseguenze sul traffico ferroviario sono state immediate: treni Alta Velocità, Intercity e Regionali hanno accumulato ritardi fino a 100 minuti, mentre diversi convogli regionali hanno subito cancellazioni o limitazioni di percorso. Attivati anche bus sostitutivi. Gli investigatori stanno ora cercando di capire se il sabotaggio sia collegato alla mobilitazione ambientalista che aveva paralizzato il valico poche ore dopo. L’ipotesi privilegiata, secondo quanto emerge dalle indagini, è quella di un gesto riconducibile ad ambienti dell’ecologismo radicale o dell’orbita anarco-insurrezionalista. […] -------------------------------------------------------------------------------- GLI «ECO-ANAR­CHICI» INCEN­DIANO IL BREN­NERO > Da La Verità, 31.05.26 Una pic­cola cabina tec­nica anne­rita dal fuoco, le pareti defor­mate dal calore, il tetto pie­gato come un foglio di lamiera. Dai basa­menti esce ancora del fumo bian­ca­stro. Intorno, cavi car­bo­niz­zati e mate­riale elet­trico ridotto a una massa indi­stinta. All’interno, ciò che resta degli impianti appare come un ammasso nero, sciolto dalle tem­pe­ra­ture svi­lup­pate dall’incen­dio inne­scato, valu­tano gli inve­sti­ga­tori, da «liquido infiam­ma­bile». È la scena lasciata dal rogo che la scorsa notte ha col­pito due cen­tra­line elet­tri­che lungo la linea fer­ro­via­ria Bren­nero-Verona Porta Nuova, nel tratto com­preso tra Peri e Dolcè, al con­fine tra le pro­vince di Verona e Trento. Un incen­dio che i tec­nici hanno subito defi­nito come «di ori­gine dolosa» e che ha para­liz­zato la cir­co­la­zione fer­ro­via­ria. Per que­sto motivo il gesto, fino a ieri sera non riven­di­cato, viene letto dagli inve­sti­ga­tori come un pos­si­bile tas­sello di una gior­nata molto più ampia di mobi­li­ta­zione sull’asse del Bren­nero. Le inda­gini, dopo i rilievi della poli­zia scien­ti­fica, sono state affi­date alla Digos della Que­stura di Verona. La pista pri­vi­le­giata porta verso gli ambienti dell’ambien­ta­li­smo radi­cale o dell’orbita anarco-insur­re­zio­na­li­sta (che in pas­sato sulla linea del Bren­nero ha col­pito più volte). L’ele­mento che orienta gli inve­sti­ga­tori è soprat­tutto la coin­ci­denza tem­po­rale. Il sabo­tag­gio è stato infatti com­piuto poche ore prima della mani­fe­sta­zione ambien­ta­li­sta orga­niz­zata in Austria con­tro il traf­fico pesante e il tran­sito dei tir attra­verso il cor­ri­doio del Bren­nero (un valico stra­te­gico per il com­mer­cio). Una pro­te­sta annun­ciata da tempo e cul­mi­nata con il blocco dell’auto­strada del Bren­nero sul ver­sante tiro­lese. Secondo la rico­stru­zione degli inve­sti­ga­tori, il rogo avrebbe col­pito pro­prio l’unico sistema di col­le­ga­mento nei tra­sporti rima­sto ope­ra­tivo men­tre l’atten­zione era con­cen­trata sulla pro­te­sta stra­dale. Dal punto di vista inve­sti­ga­tivo, quindi, la tem­pi­stica sem­bra rap­pre­sen­tare al momento uno degli ele­menti più signi­fi­ca­tivi. Chi ha agito cono­sceva con pre­ci­sione il calen­da­rio della pro­te­sta e ha scelto una fine­stra tem­po­rale in grado di ampli­fi­care l’impatto dell’azione. Un secondo ele­mento che gli inve­sti­ga­tori sta­reb­bero valu­tando riguarda la scelta dell’obiet­tivo. Le cen­tra­line elet­tri­che non sono un ber­sa­glio scelto a caso: col­pire strut­ture essen­ziali con­sente di inter­rom­pere la cir­co­la­zione senza inter­ve­nire diret­ta­mente sui binari. Una moda­lità che pre­sup­pone la cono­scenza del fun­zio­na­mento della linea fer­ro­via­ria e dei suoi punti più vul­ne­ra­bili. E infatti il risul­tato è stato imme­diato. La cir­co­la­zione dei treni è stata subito inter­rotta, con ritardi e can­cel­la­zioni che si sono tra­sci­nati per ore. […]
[Mühldorf, germania]: sabotaggio della ferrovia monaco-freilassing
> Da Act for freedom now!, 14.05.2026 Martedì pomeriggio, alcuni sconosciuti hanno appiccato il fuoco a dei cavi in diversi punti della linea ferroviaria che collega Mühldorf a Freilassing. Il traffico ferroviario sulla linea è stato quindi sospeso. La polizia ritiene che l’atto abbia motivazioni politiche e sta cercando possibili collegamenti con altri casi di incendio doloso. Sospesi i treni passeggeri tra Mühldorf e Freilassing Secondo la questura della Bassa Baviera meridionale, inizialmente era stato rilevato un guasto elettrico. Quando la polizia federale ha controllato l’impianto di segnalamento, ha scoperto cavi bruciati e fusi all’interno dei canali di scolo lungo vari punti del tracciato ferroviario. Il danno era stato chiaramente causato intenzionalmente. A seguito dell’incendio doloso, gli impianti di segnalamento avevano smesso di funzionare. Tutti i treni passeggeri tra Mühldorf e Freilassing sono stati quindi sospesi. Il servizio dovrebbe essere ripristinato rapidamente Secondo un portavoce delle ferrovie, la polizia giudiziaria ha concluso le indagini sul posto. I lavori di riparazione stanno per iniziare. I cavi di ricambio sono già stati procurati. Le ferrovie prevedono che il servizio possa riprendere completamente questa sera. Al momento la linea Mühldorf-Burghausen è ancora fuori servizio. È stato istituito un servizio di emergenza con autobus e treni. Si registrano ritardi anche sulle linee Mühldorf-Freilassing e Mühldorf-Traunstein. Non sono ancora disponibili informazioni sull’entità dei danni. Il commissario di polizia dello Stato, competente per i reati di natura presumibilmente politica, assumerà la direzione delle indagini. Esiste un collegamento con altri attacchi incendiari alle ferrovie? La polizia sta indagando anche su possibili collegamenti con altri attacchi incendiari alle ferrovie. Nel mese di ottobre 2023 sono stati appiccati incendi ai cavi lungo la linea ferroviaria Tüßling-Mühldorf. Contemporaneamente, in un cantiere per la realizzazione di un impianto geotermico nella vicina Polling, sono state bruciate diverse macchine edili. All’epoca, il danno era stato stimato in circa 2,5 milioni di euro. Poco dopo, le indagini sono state affidate all’Ufficio centrale bavarese per la lotta all’estremismo e al terrorismo (ZET) sotto l’autorità del procuratore generale di Monaco e al gruppo investigativo “Raute” della questura di Monaco. Finora non sono stati identificati sospetti.
DI TRALICCI E ORO NERO
> Da Brughiere, 17.04.2026 «Risulta chiaro il concetto che ha determinato la nuova dislocazione dei reparti: ricerca del nemico per batterlo nei suoi punti più delicati» (Diario storico del Comando divisione Garibaldi Carnia, 1945) E così, solo ora abbiamo potuto sapere che a fine marzo l’abbattimento di un solo traliccio in Italia avrebbe bloccato per alcuni giorni il rifornimento di petrolio nell’Europa centrale. L’oro nero infatti, una volta arrivato nel porto di Trieste, viene immesso nell’Oleodotto Transalpino (TAL) il quale pare soddisfi nientemeno che il 40% del fabbisogno petrolifero della Germania, il 90% di quello dell’Austria e oltre il 50% di quello della Repubblica Ceca. Ma tutto quel petrolio greggio non scorre sottoterra lungo migliaia di chilometri per grazia ricevuta, per sola forza d’inerzia. Avendo bisogno d’essere pompato, necessita di energia, tanta energia, proveniente da strutture installate un po’ dappertutto sulla terra. Il traliccio abbattuto, ad esempio, che porta il numero 416 ed è stato posizionato da Terna, è situato a Terzo, un paese piccolino di trecento abitanti sulla strada fra Tolmezzo e Paluzza. Incredibilmente, la notizia del sabotaggio è stata data soltanto dalla stampa tedesca, mentre qui in Italia veniva smentita dal Gruppo TAL (che gestisce l’oleodotto), il quale l’ha definita «notizia destituita di fondamento», preferendo definire l’accaduto «un rallentamento tecnico delle attività»: versione tuttavia smentita a sua volta dalla stessa Terna, la quale viceversa attribuisce a mani «ignote» il danneggiamento della propria linea elettrica. E in effetti le immagini diffuse sono inequivocabili, mostrando alcuni montanti del traliccio tranciati di netto. Quanto ai responsabili dell’azione, avvenuta proprio in un periodo in cui il petrolio scarseggia in tutto il mondo a seguito della guerra scatenata da Stati Uniti d’America ed Israele contro l’Iran, le indagini sono ancora in corso. C’è chi ci vede lo zampino di qualche 007 straniero più o meno deviato, e chi la mano di qualche ribelle nostrano più o meno anarchico. Due ipotesi entrambe comprensibili. La prima, perché il modo migliore per dissuadere il dilagare di cattivi esempi è quello di attribuirli a trame di Stato e giochi di potere. La seconda, perché ad evocarla è il luogo stesso in cui è avvenuto il sabotaggio. Perché la Carnia è terra di resistenza e di anarchia. È qui, in mezzo a queste montagne, che si è formata la prima brigata partigiana d’Italia, è qui che fu creata la prima Zona libera dal nazifascismo (esperienza che durò due mesi, nell’estate del 1944, prima di venir repressa nel sangue), è qui che gli anarchici erano talmente radicati da dare vita a interi paesi. Laddove le forze d’occupazione presidiavano strade e villaggi, i partigiani si muovevano nei boschi, appoggiandosi a malghe e stavoli. Non sarebbe in fondo tanto strano se oggi gli eredi di Aso ripercorressero quegli stessi sentieri di montagna per andare alla ricerca del nemico e batterlo nei suoi punti più delicati.
[Bourges, Francia]: Attacchi incendiari coordinati contro la rete elettrica del distretto militare
> Da Attaque, 07.04.26 Aggiornamento dell’8 aprile: è uscita la rivendicazione (a seguire, estratti degli articoli della stampa di regime) DI FRONTE ALLE GUERRE TRA STATI: INSUBORDINAZIONE E SABOTAGGIO! da Indymedia Lille, 08.04.26 Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, abbiamo sabotato la rete elettrica che alimenta la “roccaforte della difesa terrestre nazionale” di Bourges e dintorni, dove scuole militari, la Direzione Generale dell’Armamento Tecnico Terrestre e centri di formazione tecnica convivono con il “primo polo di concentrazione di industriali della difesa in Europa”: l’azienda produttrice di missili MBDA, quella produttrice di cannoni KNDS (Nexter), i fornitori di equipaggiamenti Roxel, Michelin, Mécachrome, Auxitrol, Weston, ASB Aerospatiale e le loro decine di subappaltatori. Le guerre sono l’atto di nascita degli Stati, i loro arsenali e i loro eserciti sono la loro carta d’identità e il loro biglietto da visita. Per gli Stati, la corsa al potere militare è una questione di sopravvivenza, in cui attacco e difesa si confondono, e dove sono sempre le popolazioni a pagarne il prezzo. Le armi non vengono prodotte per le parate del 14 luglio, ma per essere vendute e utilizzate. Questo paese di merda è comunque il secondo esportatore mondiale di tecnologie di morte che fornisce a una sessantina di Stati. Questa militarizzazione genera ovunque obbedienza, conquiste, massacri, stupri, reclusioni e distruzioni. Guerra e Pace sono le false alternative di una strategia di continuità di tutti i poteri: asservire e appropriarsi di tutto ciò che possono ridurre a risorse. Questa cruda realtà viene quotidianamente velata da una propaganda tanto sottile quanto grossolana. Ogni campo manipola gli stessi fili: “l’altro è una minaccia”, “l’altro è un mostro”, “i nostri valori e la nostra causa sono gli unici giusti”, “stiamo solo rispondendo a un’aggressione”. Noi siamo tra coloro che vogliono smantellare i miti che legano gli oppressi ai loro oppressori. Dal fronte alle retrovie, lo sforzo bellico si basa sulla nostra adesione e sulla nostra mobilitazione di massa, proprio come in questo complesso militare-industriale. Qui e altrove, ognuno, attivamente o passivamente, ha la propria parte di responsabilità nel fatto che questa macchina da guerra continui a funzionare. Eppure, lontani dalle gerarchie virili e dal loro fetore disciplinare, cosa ci impedisce di lanciarci, un bel mattino, in una lotta di logoramento contro tutte le guerre e le loro cause, le dominazioni? Opporsi ai fautori di guerra è sempre possibile e assolutamente necessario, quindi disertiamo tutti i ranghi e avanziamo! -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da Ici (ex France Bleu) / martedì 7 aprile 2026 […] Un’azione coordinata che, a quanto pare, mirava all’industria della difesa, molto presente a Bourges. Tre siti sono stati colpiti da questi incendi intorno alle 4 del mattino. Si tratta di una stazione di trasformazione a La Chapelle Saint-Ursin, a poche centinaia di metri dal produttore di munizioni KNDS, di un trasformatore a Saint-Florent sur Cher, non lontano da Subdray, dove ha sede il costruttore di missili MBDA, e di un traliccio a Bourges, vicino all’altro stabilimento MBDA. È lì che è stata scoperta la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- Estratto da France Info, martedì 7 aprile 2026 «Fatti coordinati e di particolare gravità». Rimane l’incomprensione [mah? Più chiaro di così… NdAtt.] nel dipartimento del Cher, questo martedì 7 aprile, dopo la scoperta di danni molto ingenti alle infrastrutture elettriche. Durante la notte, diversi incendi hanno colpito le infrastrutture a Bourges, La Chapelle-Saint-Ursin e Saint-Florent-sur-Cher, come riferito dalla prefettura in un comunicato. A La Chapelle-Saint-Ursin è stata incendiata una sottostazione dell’alta tensione, un sito strategico poiché alimenta le fabbriche dell’industria degli armamenti situate nelle vicinanze. Secondo una fonte della polizia citata dall’AFP, su uno dei siti vandalizzati è stato ritrovato uno striscione con la scritta “Azioni contro la guerra”. […] -------------------------------------------------------------------------------- L’éveil de la Haute-Loire, martedì 7 aprile 2026 Martedì 7 aprile 2026, diversi incendi dolosi hanno colpito impianti elettrici a Bourges, in Chemin de Villeneuve, e a La Chapelle-Saint-Ursin, in Avenue de l’Europe. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe di trasformatori elettrici. Diversi testimoni hanno riferito di aver notato «archi elettrici» intorno alle 4 di martedì mattina. È stata rinvenuta una scritta: “Azioni contro la guerra”. Da notare che gli stabilimenti delle aziende produttrici di missili KNDS (ex Nexter Munitions) e MBDA si trovano nelle vicinanze. Secondo quanto comunicato martedì mattina dalla prefettura del Cher, il costo dei danni ammonterebbe a diversi milioni di euro. La durata prevista dei lavori di ripristino «potrebbe essere di diversi mesi». […] Si stima che 3.000 abitazioni hanno subito interruzioni di corrente in diversi comuni, in particolare a Bourges, Trouy, Marmagne e La Chapelle-Saint-Ursin. Enedis ha ripristinato provvisoriamente l’alimentazione. […]
Un’azione di sabotaggio danneggia una azienda che lavora per Israele nella Repubblica Ceca
Con una rivendicazione sul web, il gruppo che si definisce “Earthquake Faction” ha rivendicato una azione di sabotaggio dello stabilimento della LPP Holding a Pardubice, a 80 km da Praga nella Repubblica Ceca, una azienda che collabora con la fabbrica di armamenti israeliana Elbit Systems. “Hanno collaborato con Elbit Systems […] L'articolo Un’azione di sabotaggio danneggia una azienda che lavora per Israele nella Repubblica Ceca su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano