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Riconoscimento facciale? Rischi del controllo AI in uso per l’identificazione
La polizia potrà usare i dati biometrici per identificare chi va in piazza anche nei giorni prima di una manifestazione? Che sia proibito o meno, al Governo importa poco; essi rispetteranno le norme comunitarie, ma nel frattempo stanno spianando la strada a nuove norme repressive. Il casus belli è rappresentato dalle manifestazioni a Bologna e in Val di Susa con incidenti e numerosi feriti. Da tempo Fratelli d’Italia mira a istituire il reato di terrorismo di piazza per dare vita a una lunga sequela di nuove pene, accusando i manifestanti di reati associativi. Il Governo ha fretta di chiudere due capitoli: il primo riguarda l’ordine pubblico, ossessione delle destre al pari dell’immigrazione. Si tratta di inserire tra le priorità dei cittadini la sicurezza e non la salvaguardia della salute e del potere di acquisto. In un colpo solo si allontana l’attenzione mediatica dai problemi reali del Paese, alimentando un clima di insicurezza percepita, che poi sarà utile anche per giustificare l’aumento delle spese militari, i processi di militarizzazione dei territori, la stretta repressiva e l’economia di guerra. Il secondo obiettivo è alzare una cortina di fumo che impedisca di prendere atto del reale stato dell’economia italiana, facendo i conti con le decisioni assunte, come quelle di finanziare con i soldi pubblici gli aumenti contrattuali attraverso la riduzione delle tasse sul lavoro. Si tratta di una decisione infelice che favorisce solo le imprese e al contempo indebolisce il welfare, impoverisce sanità e istruzione. Il riconoscimento facciale presto potrà essere introdotto all’ingresso delle scuole per trasformarle da luoghi della conoscenza a palestre securitarie. Il Governo, insomma, ha bisogno di alimentare paura e allarmismo, di andare in deroga alle norme vigenti per far passare in fretta e furia delle norme care alla maggioranza, ad esempio, l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia e di responsabilità penale e civile. E sempre che non intervenga la UE, il Governo persegue nel frattempo il suo obiettivo ossia consentire il riconoscimento facciale in tempo reale, il trionfo della società della sorveglianza sulla quale tanta ironia è stata spesa, bollando come complottisti chi criticava i sistemi di controllo. Il Governo vuol permettere alla polizia l’uso dei dati biometrici raccolti con l’AI e integrati con i sistemi di videosorveglianza presenti nelle città: basterà una semplice comunicazione, neanche scritta, al Pubblico ministero e, senza autorizzazione del Giudice, potranno ricorrere alla AI per i controlli facciali. Tuttavia, non ci si accontenterà dei controlli in tempo reale: l’uso di questi strumenti deve essere prolungato e preventivo. Ad esempio, si potrà registrare e schedare chiunque sia passato da una piazza nei giorni precedenti ad una manifestazione conclusasi con incidenti. Tutto questo permette delle immani schedature di massa, ledendo le prerogative democratiche fino ad oggi esistenti. L’uso della AI è un argomento di estrema rilevanza avendo impatti sul lavoro e sulla ricerca. In Italia l’approccio alla AI, sul modello israeliano, è funzionale a logiche di ordine pubblico e a costruire un modello sociale dispotico e securitario, un sistema di controllo sociale che militarizza il corpo sociale. Non sfugga che l’uso della AI potrà essere usato per reati di piazza, per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, per manifestazioni senza preavviso e non autorizzate, per reati ormai considerati di assoluta gravità, addirittura più pericolosi del terrorismo, della mafia e delle azioni portate avanti dalla criminalità organizzata. Ogni intervento legislativo del Governo inizia e finisce con norme securitarie e repressive, la costruzione del nemico rappresentato dai movimenti sociali porta a disegnare un quadro di interventi improntati solo alla repressione (clicca qui). Il riconoscimento facciale basato sull’intelligenza ha permesso ad Israele di realizzare enormi schedature dei civili palestinesi e questo strumento lo ritroviamo particolarmente diffuso, ad esempio, nei controlli agli aeroporti fino a tutti i sistemi della videosorveglianza oggi utilizzati in ambito civile. Il dibattito pubblico sulla AI non si interroga sulla pericolosità sociale e sulla democrazia dei sistemi di sorveglianza con uso della AI e dei dati biometrici. Per chi poi non conoscesse l’argomento sia sufficiente ricordare che una telecamera cattura dei dati e li elabora, tirando fuori una sorta di impronta digitale del volto. La AI è molto più precisa dei primi software. La discussione, dunque, non potrà limitarsi alle obiezioni sulla privacy e sui tempi necessari per il trattenimento dei dati; l’immane schedatura a tutela dell’ordine pubblico rappresenta un salto di qualità nella costruzione di una nuova società dispotica (clicca qui per un saggio di Renata Puleo su Agorasofia). Il regolamento europeo sulla AI permette il riconoscimento facciale a posteriori e solo per ricerche mirate su soggetti già identificati e oggetto di indagini, nulla a che vedere con raccolte di dati preventive e generalizzate. Nel frattempo, il Garante ha invocato il divieto esplicito di utilizzo di banche dati biometriche costituite tramite raccolta di immagini dal web. Ecco che assistiamo, increduli, ad un autentico corto circuito tra la tutela dei diritti fondamentali e le esigenze di ordine pubblico. In Europa esiste maggiore consapevolezza sui rischi della Intelligenza artificiale, specie se utilizzata per l’ordine pubblico, invece in Italia la tentazione di cedere alla AI per una repressione preventiva rappresenta una autentica suggestione e per questo non sorgono dubbi di sorta sull’inaffidabilità tecnica degli algoritmi e sugli utilizzi impropri del sistema di sorveglianza. È bene ricordare che i missili di ultima generazione si avvalgono della AI per individuare e colpire gli obiettivi e lo fanno, tuttavia, con un elevato numero di vittime innocenti, di civili, il cui unico torto è quello di trovarsi nelle vicinanze di un obiettivo militare da colpire e neutralizzare. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
August 11, 2026
Pressenza
Il Grande Fratello di Stato
di Federico Giusti Dalle manifestazioni di Bologna e della Val di Susa al progetto di introdurre il riconoscimento biometrico preventivo: il governo punta a rafforzare il controllo sociale attraverso l’intelligenza …
Roma: assemblea contro la militarizzazione e il controllo al Corviale
Assemblea pubblica domenica 10 maggio alle 16 all'arena del Corviale. Ne parliamo con una compagna del Collettivo Suburbia. segue il comunicato:  Da qualche mese è impossibile entrare o uscire da Corviale senza essere videosoregliati. Le telecamere che hanno invaso il quartiere sono arrivate, senza troppe spiegazioni, qualificandosi come un elemento di progresso, volto a rendere il quartiere più “Smart”, all’interno di un più ampio progetto centrato sull’installazione di una rete 5g (senza la quale non potrebbero funzionare queste telecamere). Sappiamo che sono prodotte dalla Leonardo spa (nota azienda di guerra e morte, che produce anche le armi usate per il genocidio in Palestina) e che sono potenziate dall’intelligenza artificiale. Le poche notizie ufficiali ci dicono che serviranno a osservare comportamenti “sospetti”, ma sospetti per chi? per cosa? Non ci è dato sapere. Pensiamo davvero che il controllo dei nostri movimenti, di chi esce e di chi entra, la messa a profitto della nostra quotidianità, sia da considerarsi sicurezza? I progetti che finanziano le telecamere a Corviale sono costati 97milioni di euro e nascondono l’obiettivo di un controllo esteso su tutto il territorio romano: dal centro (per difendere i turisti), ai mezzi pubblici, alle periferie che abitiamo, nuovamente rappresentate soltanto come uno spaccato di degrado e criminalità Chiamiamo un’assemblea pubblica per parlare di Corviale ma non solo: riteniamo che oggi Corviale, e la periferia in generale, sia una zona di sacrificio dove sperimentare nuove tecniche per estendere sempre di più questo nuovo modello di “sicurezza” e controllo dei territori e delle persone che li abitano. Non accetteremo passivamente che questo accada, e ci rifiutiamo di far sembrare il controllo totale di un territorio un qualcosa di neutrale e di routine. CI INCONTRIAMO IL 10 MAGGIO ALLE 16:00 ALL’ARENA DI CORVIALE (DIETRO IL TERZO LOTTO) per fare rete, discutere e condividere azioni di controllo su territori simili al nostro, per immaginare una risposta concreta e per condividere pratiche affini e comuni È UNA PROMESSA, QUESTO MONDO BRUCERÀ
May 8, 2026
Radio Onda Rossa
Il senso dell’impunità da controlli nella città in vendita
“Stiamo aspettando la risposta, ma siamo in regola”. Così uno degli esercenti di cui scrive Leonardo Lani (qui) ha risposto lunedì 4 agosto ad un giornalista che ha partecipato alla conferenza stampa all’Arco di San Pierino a Firenze.… Leggi tutto L'articolo Il senso dell’impunità da controlli nella città in vendita sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.