La vera faccia dell’intelligenza artificiale: il motore del riarmo. Seconda parte
La prima parte dell’articolo si può leggere al seguente link.
Direttrice politica: lo scarso margine d’azione dell’attivismo
Le lotte contro la violenza ambientale hanno dimostrato che i grandi investitori
agiscono consapevolmente su comunità già fragili: se le comunità colpite devono
impiegare le loro energie nella sopravvivenza quotidiana, avranno poco margine
d’azione da dedicare alla mobilitazione politica. Il risultato è un circolo
vizioso: risorse primarie ridotte si traducono in bassa capacità di resistenza;
la resistenza indebolita permette agli attori responsabili della scarsità di
ridurre ulteriormente le risorse disponibili per le comunità. È la
privatizzazione della crisi. In questo meccanismo, la dipendenza dalle risorse
controllate da terzi diventa ricatto politico, e l’autonomia politica svanisce
insieme all’indipendenza materiale, privando le comunità colpite di leve di
negoziazione concrete.
Queste tendenze non vengono meno nel contesto dell’espansione dell’IA: secondo
un rapporto di Bloomberg (2025), quasi due terzi dei nuovi data center di IA
degli Stati Uniti, costruiti o in fase di sviluppo dal 2022, si trovano in aree
con elevati livelli di stress idrico. Lo stesso rapporto mette in luce la stessa
tendenza anche in altre regioni aride come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi
Uniti.
Un’analisi su circa 700 data center statunitensi conferma che quasi la metà si
trova in aree con un carico ambientale sopra la media, molte delle quali sono
localizzate in zone con indicatori di vulnerabilità sociale, come povertà e
bassi livelli di istruzione (World Resources Institute, 2026). Le proiezioni
prevedono che questa dinamica interesserà porzioni sempre più ampie del
pianeta, e quando la competizione per le risorse essenziali diventerà
strutturale su scala globale assisteremo a una ristrutturazione planetaria del
potere: l’erosione sistematica della nostra capacità collettiva di resistere
materialmente e politicamente.
Smantellare l’intreccio del riarmo: una piattaforma comune di azione collettiva.
La finestra di tempo per cambiare traiettoria si sta restringendo e la
differenza che possiamo fare dipende da quanto rapidamente riusciremo a
organizzare la pressione necessaria prima che l’intreccio sinergico delle
quattro direttrici diventi irreversibile.
Movimenti antisistemici, per la giustizia climatica o per la democrazia digitale
esistono già, ma non operano in sinergia pur condividendo lo stesso avversario:
la concentrazione patrimoniale senza limiti, ovvero il comune denominatore di
tutte e quattro le direttrici del riarmo. La via più rapida per indebolire
questo circuito è ridurre l’accumulazione estrema di ricchezza, ad esempio
attraverso l’istituzione di un tetto patrimoniale progressivo che, riducendo uno
dei canali di finanziamento di capitale privato disponibile per startup
defence-tech, rallenterebbe l’innovazione bellica fuori dal controllo
parlamentare, limiterebbe il possesso da parte di singoli individui di
infrastrutture critiche con rilevanza strategica internazionale e indebolirebbe
la pressione a destinare risorse pubbliche al riarmo anziché alla transizione
ecologica. Una misura di questo tipo, da sola, non risolve i limiti strutturali
del problema — le corporazioni possono sostituire i miliardari come centri di
capitale concentrato e il rischio di fuga di capitali verso giurisdizioni più
permissive è reale.
Ha senso solo se accompagnata da riforme complementari: trasparenza sui
beneficiari effettivi, limiti al lobbying, armonizzazione fiscale a livello
europeo, trasparenza sui finanziamenti politici e democratizzazione dei media.
Si tratta di misure già dibattute nelle opportune sedi: gli strumenti
teoricamente esistono, così come la loro fattibilità tecnica, ma manca la forza
politica necessaria a implementarli. Un movimento omogeneo e coerente capace di
connettere le quattro direttrici del riarmo in un’unica cornice di
rivendicazione democratica potrebbe generare quella forza. Ed è proprio questo
lo scopo del presente articolo: cominciare a fare luce su questo collegamento e
contribuire a tessere quella rete di consapevolezza che può trasformare
rivendicazioni isolate in una piattaforma comune di azione collettiva.
Fonti
AI Investment Will Hit 2% Of US GDP This Year, Analyst Says—Nearing Defense
Spending Levels
Unicorn Startups: AI and Robotics Post Record-Breaking Valuations in 2026 –
BestBrokers.com
Piano di riarmo europeo: industria bellica, finanza, università e intelligenza
artificiale | La Riscossa
The rise of the military-technology complex – Bulletin of the Atomic Scientists
War Data Platform integration plans under scrutiny as DOD hustles to weaponize
AI | DefenseScoop
https://collections.unu.edu/eserv/UNU:10647/UNU-INWEH-Report-The_Env_Cost_of_AI-20
26.pdf
AI Is Draining Water From Areas That Need It Most
From Energy Use to Air Quality, the Many Ways Data Centers Affect US Communities
Letture di approfondimento
[Elenco di materiale consultato ma non citato direttamente, da cui sono nate
alcune idee del pezzo]
How Data Centers Are Deepening the Water Crisis – Business Insider
Intelligenza artificiale militare: applicazioni operative, architetture
data-centriche e nuovi attori della defence-tech | Ce.S.I. Centro Studi
Internazionali
Defence tech e spacetech: il venture capital accelera sugli unicorni della
sicurezza
Artificial Intelligence in Defense and Security Global Research Report 2025:
Market to Reach $22.75 Billion by 2029 – Long-term Forecast to 2034
https://www.researchandmarkets.com/reports/6215084/artificial-intelligence-in-defense-security
https://www.ceres.org/resources/reports/drained-by-data-the-cumulative-impact-of-data-centers-on-regional-water-stress
Data Center Boom Risks Health of Already Vulnerable Communities |
TechPolicy.Press
https://www.corriere.it/buone-notizie/civil-week/26_febbraio_22/data-center-costi-e-consumise-con-20-domande-a-chatcpt-si-prosciuga-un-acquedotto-1593f8bd-663a-41c5-bc92-e5e5a
0583xlk.shtml?refresh_ce
The Intersection of Data Center Development, Water Availability, and
Environmental Justice in California
Redazione Italia